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DEBITO USA: THERE WAS NO WAY

DI EUGENIO BENETAZZO
cadoinpiedi.it

Adesso il rischio è il downgrade del titolo di Stato. Nessuno si augura un nuovo conflitto militare, ma sappiamo che questa è una delle strade solitamente percorse dal governo per rilanciare l’economia. Obama ha dimostrato di essere una pedina sacrificabile agli interessi delle lobby.

Raggiunto negli Usa l’accordo per l’innalzamento del tetto del debito. Un’intesa che allontana, almeno per il momento, il rischio default degli Usa, ma che non sembra placare i mercati, sui quali anche oggi si registrano importanti perdite. Per analizzare la situazione, abbiamo rivolto alcune domande all’economista Eugenio Benetazzo.

“Quello che è accaduto nella giornata di ieri per alcuni aspetti non è nulla di sorprendente in quanto nella storia degli Stati Uniti si sono già ripetuti in altri occasioni episodi similari in cui il tetto del debito rapportato al deficit è stato innalzato.
La domanda che ci dobbiamo fare è perché ancora una volta si decide di intraprendere questa strada, quella cioè di consentire un aumento dell’indebitamento per la confederazione degli Stati. La risposta è abbastanza ovvia, nel senso che non c’era altra via d’uscita, there was no way come dicono loro, nel senso che un mancato recepimento del nuovo tetto di indebitamento avrebbe prodotto una situazione di default degli Stati Uniti con conseguenze disastrose a livello planetario, al cui confronto la Lehman Brothers sarebbe stata un piccolo ricordo del passato.
Come molti di voi leggono e sanno il debito pubblico statunitense è detenuto in questo momento da vari interlocutori istituzionali che hanno un peso non irrilevante sullo scenario planetario, come la stessa Cina che è arrivata a contendersi il primato insieme al Giappone.
Pariteticamente a questo disegno si affianca anche la minaccia o il monito ricevuto dall’agenzia di rating Standard & Poor’s alcuni mesi fa circa una possibile revisione dell’outlook economico per gli Stati Uniti e soprattutto di un’emissione di un downgrade del titolo di Stato e questo forse è l’aspetto più problematico che interessa direttamente il piccolo risparmiatore e investitore. Cosa significa la revisione del downgrade? Che l’obbligazione di Stato americana passerà dalla tripla A ad una doppia A, quindi perderà il primato di titolo più solido, uno tra i più solidi al mondo, sempre per chi crede in questo tipo di rendicontazione e garanzia legata alla capacità di rimettere un debito di un determinato soggetto. Quello che sta emergendo a livello planetario è che quello che 3 anni fa doveva essere sano e tutto sommato credibile nel medio e lungo termine, si sta dimostrando marcio, e sostanzialmente quasi tutto il mondo occidentale sta subendo una profonda rivisitazione della propria credibilità finanziaria e poi della stessa solidità. Paradossalmente invece in Oriente quelle che erano un tempo le aree considerate in via di sviluppo o paesi del terzo mondo hanno una qualità del credito e soprattutto un grado di indebitamento che è notevolmente inferiore rispetto alla media europea o a quella statunitense.”

Cosa comporta questo accordo? Chi ne farà le spese?

“Comporta un ulteriore innalzamento della possibilità per la confederazione di aumentare il proprio livello di debito in questo momento accorpato da anni e anni di esercizio, le spese sono a carico della fiscalità diffusa, in quanto presuppongono un aumento degli oneri finanziari per l’aumento l’indebitamento dal punto di vista quantitativo e quindi si rifletteranno ahimè o con un aumento della tassazione o con una diminuzione della spesa pubblica. Purtroppo la strada che stanno percorrendo tantissimi paesi occidentali è sullo stesso binario, questo purtroppo è un problema di natura strutturale. Ad oggi forse ci dovrebbe essere un governo un po’ più coraggioso che, anche a costo di minare il consenso dell’elettorato, avanzi proposte che facciano capire che per l’Occidente è arrivata la medicina amara o la pillola rossa come qualcuno l’ha definita, nel senso che non è più possibile continuare a mantenere in piedi il meccanismo di tutela e protezionismo e garantismo sociale che vige negli Stati Uniti come in Europa e andare a ridimensionare, drasticamente la spesa pubblica. Uno dei primi step operativi da mettere in piedi anche in Italia è la legge sul deficit di bilancio, non deve essere possibile per qualsiasi governo chiudere l’esercizio ogni anno fiscale con un deficit perché se noi continuiamo ad avere una macchina che drena costantemente risorse all’apparato statale è chiaro che nel medio e lungo termine non saremo mai in grado di assorbire il peso dell’indebitamento che si è andato a creare.
L’unica exit strategy che in questo momento viene paventata anche da interessanti, prestigiosi contenitori mediatici internazionali e dalla stampa di settore sembra sia il ricorso all’inflazione. Oggi per chi governa in Occidente un’inflazione non dico galoppante ma comunque accentuata, quasi al 10% dal punto di vista reale potrebbe essere la soluzione per ridimensionare il peso del debito nei primi 3 o 4 anni, storicamente è quello che è accaduto soprattutto negli Stati Uniti. Quindi l’idea che circola è quella di inflazionare il mercato, aumentando ulteriormente il tetto del debito e della spesa, sapendo che da qui a 3 anni con i tassi di interesse ridotti a zero e un’inflazione che potrebbe viaggiare al 7, 8, 9% riuscirebbero a ridimensionare significativamente il peso del debito e quindi la crisi del debito sovrano che in questo momento, come abbiamo potuto vedere ha colpito tutto il mondo occidentale, facendo presagire che la strada più plausibile anche viste le politiche monetarie delle banche centrali, sia improntata a questo tipo di percorso.”

Dopo l’11 Settembre gli Usa hanno incrementato i propri investimenti in armi sino a 500 miliardi di dollari all’anno, un terzo della spesa mondiale. Perché continuano a comprare armi malgrado la crisi? C’è il rischio che vogliano risollevarsi aprendo un nuovo fronte di guerra?

“L’economia statunitense ha come principale traino gli appalti alla difesa del dipartimento di Stato, quindi non è una novità il fatto che il paese per correre, per continuare a essere la locomotiva del pianeta ha bisogno di poter finanziare un conflitto in qualche parte del globo terrestre.
Adesso cominciano a emergere problematiche che sono strutturalmente ben diverse da quelle a cui erano abituati gli statunitensi, a cominciare dall’affiancamento di un player planetario, di cui avevano forse conteggiato male il potenziale, non tanto la Cina, ma proprio la “Cindonesia”, questa macroarea geografica fatta da Cina e India e tutto il complesso indonesiano. Nessuno si augura l’aspettativa di un conflitto militare, ma sappiamo che questa è una delle strade solitamente percorse dal governo per non dico risanare, ma trainare, rilanciare l’economia interna. Non dimentichiamo quello che sta accadendo al Presidente sinora più osannato in assoluto, Obama, adesso probabilmente uno dei peggiori per sentiment popolare, peggiore addirittura di George Bush prima degli attentati dell’11 settembre.
L’aspettativa che in questo momento sta emergendo nei confronti di Obama è che qualora si dovesse ripresentare, difficilmente sarà in grado di essere rieletto perché ha disatteso profondamente sia il programma politico che aveva presentato e soprattutto dimostrato che anche lui ahimè è una pedina sacrificabile che ha dovuto mettersi al servizio delle potenti lobby bancarie statunitensi e delle lobby militari che si occupano degli approvvigionamenti alla difesa.”

Il default è stato davvero scongiurato o solo rinviato?

“Il default non se lo augura nessuno, perché un default degli Stati Uniti significherebbe azzerare, non ho idea di quanti trilioni di dollari di ricchezza sul pianeta. Certo, sarebbe un’operazione colpo di spugna che consentirebbe forse di ripartire con un’economia americana un po’ più sgravata da incombenze e peso debitorio. E’ plausibile aspettarsi anche per loro nei prossimi anni una ristrutturazione del debito a fronte in ogni caso di un downgrade, quindi una perdita di appeal, una perdita di solidità e credibilità finanziaria che oltretutto è già stata recentemente accennata.
Quindi gli Stati Uniti hanno, per fortuna o per loro sorte, la capacità di poter intervenire per drenare le risorse finanziarie attraverso la fiscalità diffusa, molto più facilmente di come potrebbe avvenire nei paesi europei, Italia compresa. Un fallimento rappresenterebbe uno shock finanziario senza precedenti, perché metteremmo in discussione la prima economia del pianeta che a quel punto farebbe da esempio anche a altre, si potrebbe instaurare un meccanismo a catena con effetto domino di successive crisi a cascata. Non è nell’interesse di nessuno far fallire un paese, a meno che com’è capitato in passato, il paese nello specifico non riesca a dimostrare una propria capacità di reazione e non abbia soprattutto il peso, l’onere del debito pubblico che ha detenuto per la stragrande maggioranza da investitori istituzionali ed esteri, e così facendo crea il malcontento al di fuori dei confini nazionali e non quelli interni. Però prima di arrivare a una situazione di in questa portata ne dobbiamo vedere ancora di peggioramenti e di scenari, ricordiamo sempre comunque che gli Stati Uniti detengono la prima riserva aurea al mondo, oltre 12 mila tonnellate di oro che danno ancora una notevole credibilità alla confederazioni di stati, anche a fronte dello scenario che sta caratterizzando il prezzo del metallo giallo, costantemente in salita negli ultimi 5 anni.”

Fonte: www.cadoinpiedi.it
Link: http://www.cadoinpiedi.it/2011/08/02/debito_usa_there_was_no_way.html#anchor
2.08.2011

Pubblicato da Davide

  • amensa

    no, caro Benetazzo, tagliare le spese dello stato, non è L’UNICA soluzione.
    nemmeno l’inflazione che è una tassa molto iniqua sui redditi fissi e da lavoro.
    un’altra soluzione è quella di tassare i PATRIMONI, con una tassazione fortemente progressiva che arrivi anche al 90-95%.
    vogliamo provarci una vota tanto, anzicchè andare a vuotare le tasche sempre degli stessi ?

  • Jack-Ben

    IL Signor Benetazzo ha perso lo smalto iniziale mi sembra quasi … quasi destroso… comunque e’ solo leggera sensazione. Fra un pochino se va avanti di questo passo smettero’ di leggerlo

  • aNOnymo

    No Benetazzo, risposta troppo facile,anzi troppo politically correct, anzi no veramente Tremontiana. Sono d’accordo che un default degli States significa 3 guerra mondiale, ma le soluzioni che ci proponi sono le stesse vie logore e schiaviste che ci propongono i banchieri. Hai l’occasione di essere intervistato e di dire realmente come potrebbero aggiustarsi le cose ed invece te ne vieni con una risposta che dire “scontata, banale” e’ quasi un complimento. Se ad una persona che ha una dichiarazione dei redditi di 30 milioni di euro ne tolgo 15 , questa sicuramente potra vivere degnamente con gli altri quindici milioni, non trovi? Tassazione pesante per i patrimoni ed i redditi elevati. Basta! Prendere i soldi da chi se li e’ rubati, iper tassare le aziende che vanno a produrre in Ciaina e poi riportano la merce in Europa. Ma ce ne sono tante altre di soluzioni che pero’ non fa comodo dirlo! D’altronde tu amministri grossi portafogli, cosa direbbero i tutoi clienti se ti sentissero parlare di queste cose? C u man!!

  • AlbertoConti

    Hai voluto il libero mercato? E adesso pedala! L’ideologia iperliberista è sinonimo di competitività, saper produrre meglio a costi più bassi. E così le corporations hanno esternalizzato i costi, hanno esternalizzato le produzioni alla ricerca della manodopera più conveniente, hanno esternalizzato la raccolta dei capitali. Risultato, la finanziarizzazione dell’economia trainante, che in altre parole si chiama parassitismo delle economie altrui in varie forme, compresa l’esportazione dell’inflazione, la più becera delle forme di signoraggio bancario (vantaggio dell’emittente). Una megafurbata galattica che alla lunga distrugge il furbo, lo rende incapace di quel minimo di autonomia, basata sulle proprie forze reali, alle quali aggrapparsi quando il sistema stesso ti crolla addosso. L’impronta ecologica dell’americano medio si sostiene ormai con la sola forza dell’inganno (intelligence) e delle armi (pentagono), che sono poi un tutt’uno con la corruzione dell’apparato “politico”, a regia wall-street. Il guaio è che questa malattia, la furbite acuta, si è rivelata una pandemia, di cui noi europei siamo rimasti vittime. L’ascesa dei BRICS, l’esaurimento delle risorse, l’insostenibilità dello schema di Ponzi sulla moneta e sull’economia finanziaria, portano tutte ad un unico traguardo, l’implosione del capitalismo a base monetaria, di fronte al quale ognuno è solo con se stesso e le proprie risorse fisiche e morali. Sarà una festa per gli ultimi e un armagheddon per i “signori” dell’ancien regime.

  • reio

    benettazzo considera cameron il milgior primo ministro d’ europa

  • terzaposizione

    Benetazzo l’unica soluzione che uno psicolabile prepotente ben armato ha per non pagare il conto è di rovesciare il tavolo ed iniziare a sparare, quindi un bel conflitto globale rimane l’ipotesi più fattibile per risolvere il problema con la Cina,perchè questo è il competitor degli USA.Che poi sia l’unica igiene del Mondo, ancora meglio, 7miliardi di parassiti sono troppi.

  • Servus

    Sicuro che le 12mila tonnellate d’oro di Fort Knox ci siano ancora? Pare di no, pare che ci siano solo barre di tungsteno dorate:

    “A recent discovery — in October of 2009 — has been suppressed by the main stream media but has been circulating among the “big money” brokers and financial kingpins and is just now being revealed to the public. It involves the gold in Fort Knox — the US Treasury gold — that is the equity of our national wealth. In short, millions (with an “m”) of gold bars are fake!

    Who did this? Apparently our own government.”

    L’oro vero forse è andato in Cina, forse DSK l’hanno segato proprio perchè voleva rivelare questo picco imbroglio.

  • ral

    Concordo terzaposizione il resto sono tutte balle….. si allunga il brodo, l’agonia, senza costruire nulla … in effetti per poter costruire bisogna prima distruggere

  • Jack-Ben

    ormai si e’ bruciato… ha iniziato bene ma poi si e’ spento…. come neve al mare; oramai molti fanno quella fine

  • Kerkyreo

    Ma quante cagate!!! L’economia dell’occidente e morta e sepolta, o satura, o matura, o come vi pare e piace. E’ una corsa senza speranza. La verita’ e’ che l’economia funziona a cicli e noi stiamo vivendo la fine di un ciclo, la maturazione e il declino di tutti i mercati. Il mercato e’ saturo, le opportunita di guadagno si riducono sempre di piu, la crescita prima o poi si stabilizza, almeno questo e’ quello che ci insegnavano all’universita’. Ma casualmente nessuno ne parla, tutti parlano di cazzate, di debito, di bond, di spread, ma nessuno dice che questo ciclo economico e’ finito!!!!!. Ma veramente pensavate che l’economia potesse crescere all’infinito??????tutti sapevano questo da anni ma nessuno ha mai detto niente ed e’ per questo che tutte le aziende si sono spostate come delle sanguisughe in Cina piuttosto che in India. Sono dei parassiti che sfruttano solo le opportunita economiche al fine di massimizzare il loro profitto!!!!! Ragazzi questo e’ il capitalismo!!!! Cina ed India hanno margini di sviluppo inimmaginabili per noi, loro sono come eravamo noi 40 anni fa, loro hanno un mercato 5 volte piu vasto dell’Europa. E’ finita, il mercato e’ pieno!!!! stop!!!!Da ora in poi i profitti possono solo che scendere!!!! Probabilmente faranno la stessa cosa che hanno fatto nella seconda guerra mondiale,ossia, distruggeranno tutto, lasciando intatte la maggior parte delle aziende principali!!!! Non illudetevi che l’economia possa tornare a crescere perche’ non lo fara’!!!! Non illudetevi che l’occupazione possa crescere come in passato perche’ non lo fara’!!!! L’economia fa parte di questo mondo e quindi anch’essa fa parte di un ciclo che inizia e finisce!

  • cardisem

    Non metto lingua. Pur avendo studiato economia all’università, ammetto di capirci poco o nulla. Ma poiché si tratta di problemi che ci toccano nel profondo, in quanto cittadini non è possibile non avere un’opinione e soprattutto una posizione. Non sono più disposto ad accettare l’idea di un’economia governata da leggi inflessibili come quelle del movimento degli astri. Ritengo che non la politica debba sottostare all’economia, ma viceversa l’economia alla politica. L’uomo con la sua capacità di lavoro a diversi livelli, con la sua diffusa ed universale capacità di apprendimento sorretta da una istruzione pubblica, è la principale, la più importante ed irrinunciabile delle risorse, più dell’oro, del petrolio e di ogni altra materia prima. Partendo dall’uomo è possibile governare e dirigere l’economia. Non è possibile e non è pensabile che oscuri finanzieri e speculatori che si mantengono accuratamente nell’ombra possano determinare il fallimento degli stati e la trasformazione degli uomini in “eccedenze” che possono essere mandati al macero come le eccedenze ortofrutticole che abbiamo visto increduli spesso distruggere mentre nel mondo vi era chi moriva di fame. No! La politica – ma non quella dei cialtroni che siedono nei parlamenti – deve tornare a governare gli uomini ed a “proteggerli”, dove “protezione” non significa difesa militare e poliziesca, ma garanzia delle condizioni civile di esistenza: lavoro, casa, salute, istruzione, affetti familiari non messi in crisi da povertà indotta. Su questa base tutti noi dobbiamo misurare la nostra volontà ed il nostro intelletto. La salvezza di tutti non può essere delegata ad uno solo o a una casta politica.

  • alvise

    Sono un attimo smarrito da questa frase di benetazzo: “ricordiamo sempre comunque che gli Stati Uniti detengono la prima riserva aurea al mondo, oltre 12 mila tonnellate di oro che danno ancora una notevole credibilità alla confederazioni”

    Ma è vero o no che il gold standard non esiste più?Allora che significa questa frase?

  • bstrnt

    Capire poco o nulla dell’economia?
    Non mi meraviglio, l’economia non è verità e solo propaganda!
    Sappiamo bene da chi è orchestrata questa propaganda!
    Se poi ci riempiamo la bocca con la parola democrazia, non si fa altro che far rigirare nella tomba il buon Pericle!

  • vainart

    Ma di questo oro di cui molto si narra nessuno ha notizia da almeno 30 anni. Non c’è accesso a controlli imparziali in quel di Fort Knox e pare che qualche fuga di Tungsteno si stata fatta risalire proprio da quel mitico posto che conserva, si dice, 8500 tonnellate (non 12000) di oro puro, rubato anche esso a quelle che furono le potenze di un tempo…
    Oro, oro, oro, quanto oro ti darei per averti così, distesa e pura…

  • terzaposizione

    Benetazzo è tutto scritto nel III protocollo, suvvia.

  • borat

    se vendono 12mila tonnellate di oro (ammesso che trovino un acquirente ) portano a casa diciamo 600miliardi di dollari: circa un ventesimo del loro debito

    briciole…

  • Truman

    Benetazzo è diventato un altro vate della religione economica, ripete mantra e recita esorcismi.

    Troppi i punti criticabili nel testo, vorrei almeno evidenziare l’errore presente nel titolo “there is no way” che l’autore traduce come “non c’era altra via d’uscita”. In realtà non c’era altra via all’interno della religione economica, costruita per mantenere il potere della casta dei banchieri sulle masse. Tutte le ipotesi più terribili per l’autore sarebbero invece quelle più favorevoli alla popolazione mondiale, dal default degli USA al fallimento delle principali banche.

    E qui vorrei tornare ad una parola ricorrente, la parola “crisi”, la quale deriva dal greco antico con il significato di “scelta”. Siamo in una perdurante crisi economica perchè insistiamo a non vedere che la scelta esiste, e così ci incamminiamo sul cammino dei lemming, quello che porta all’estinzione.

    Contrariamente a ciò che dice il guru Benetazzo, la via d’uscita passa per il default degli stati, seguito dalla capitolazione (fallimento) del sistema bancario, il quale è ormai diventato un sistema di strozzini.

    Da questo fallimento si potrà partire per un nuovo stile di vita dove l’economia torni ad essere ciò che era in origine, la scienza che si occupa di gestire nel modo migliore risorse limitate, allo scopo di soddisfare bisogni umani. E no, l’avidità illimitata non è un bisogno umano.
    In alternativa c’è solo la fine dei lemming.