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DE RERUM NATURA

DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

Durante i primi anni di liceo in cui volente o nolente dovetti scontrarmi con lo studio e l’osticità della lingua latina ricordo che l’insegnante di lettere italiane di allora aveva una particolare predilezione per un poeta romano, Lucrezio,  e per la sua opera letteraria più nota ovvero il “De Rerum Natura” (in italiano significa “Sulla natura delle cose”), un poema a sfondo filosofico che richiama alla responsabilità personale e incita il genere umano affinché prenda coscienza della realtà, nella quale gli uomini sin dalla nascita sono vittime di passioni che non riescono a comprendere. Mai come adesso questo componimento letterario scritto oltre duemila anni fa è attuale ed in sintonia con quello che sta accadendo a popolazioni di intere nazioni agonizzanti per precedenti ed infelici scelte di politica macroeconomica. L’austerity imposta senza tante riflessioni, osannata dalla stampa finanziaria di settore sembra infatti l’unica medicina da ingerire per una lenta e faticosa guarigione. Talk show ripetono sino alla nausea austerity e solo austerity come scelta passionale, tuttavia necessaria.

Lucrezio oggi se fosse vivo inciterebbe a guardare al “De rerum natura” ovvero alla natura delle cose per comprendere quello che sta accadendo ed eventualmente poterlo contrastare. Partiamo quindi con un assunto fondamentale tratto dalla teoria dell’instabilità finanziaria di Hyman Minsky, economista statunitense neokeynesiano vissuto anche in Italia sino alla sua morte nel 1966. Egli sosteneva che ogni espansione economica era supportata dal credito ed alimentata dall’euforia sin tanto che ad un certo momento (il cosidetto Momento di Minsky) ci si rende conto che l’espansione economica e il rialzo dei prezzi sono ormai terminati, ed inizia pertanto la corsa alla vendita, che può portare al panico sui mercati, e ad effetti negativi anche sull’economia reale. Questo induce inevitabilmente chi presta denaro a coprirsi dei rischi e a rientrare quanto prima dal  prestito e chi ha contratto debiti a ridurli o restituirli quanto prima. Questi fenomeni congiunti portano a diminuire la domanda aggregata, che a sua volta mette in crisi i fatturati delle aziende, gli investimenti, l’occupazione ed il gettito fiscale.

La storia ci ha insegnato, Minsky & Company ugualmente, che in passato depressioni e recessioni economiche si sono superate ricorrendo all’intervento pubblico. Sostanzialmente in un momento di mercato in cui il governo sottrae moneta dalla circolazione a seguito di un inasprimento del carico fiscale (causa politiche di austerity) e i consumi sono stagnanti o peggio in declino, è impensabile che si possano creare le premesse per una fase espansiva necessaria ad aumentare i livelli di occupazione. Per questo deve intervenire lo stato attraverso un aumento della spesa pubblica con grandi opere ed infrastrutture. Il debito di un paese anche se molto ingente non deve far paura infatti se il tasso di interesse che grava su questo debito è inferiore alla somma tra il tasso di crescita ed il tasso di inflazione, il bubbone del debito pubblico sarà destinato a sgonfiarsi da solo in pochi anni senza creare lo stato di agonia finanziaria ed economica che conosciamo oggi, purtroppo destinato a perdurare per anni.

Ma se sappiamo che in passato si è fatto con successo così, per quale motivo non viene implementata una strategia analoga ? Semplice, perchè le due medicine proposte, aumento della spesa pubblica o politica di austerity, fanno gli interessi di due soggetti tra di loro in contrapposizione. La prima, aumentando la base monetaria, produce di riflesso una modesta ma salutare inflazione che consente al debitore (lo stato) di snellire in pochi anni il peso del debito pregresso e di contro danneggia il creditore (chi detiene il debito). La seconda produce l’effetto esattamente opposto, tutela il detentore del credito e danneggia il debitore. Adesso proprio come menzionava Lucrezio nel De Rerum Natura dovete iniziare a prendere coscienza della realtà circostante e comprendere come l’intera nomenclatura politica europea sia ormai asservita a una potente establishment finanziaria che getterà l’economia europea in una grande depressione pur di non subire perdite in termini reali sulla mole di prestiti precedentemente concessi: “Ergo vivida vis animi pervicit, et extra  processit longe flammantia moenia mundi atque omne immensum peragravit mente animoque, unde refert nobis victor quid possit oriri, quid nequeat, finita potestas denique cuique quanam sit ratione atque alte terminus haerens”.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/momento-di-minsky.htm
25.10.2012

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    Ogni tanto anche Benetazzo scrive cose condivisibili. Mi chiedo se anche questa sia propaganda USZion purissima e se paragonare “la gestione finanziaria di allora alla situazione economica di oggi” nella proposta di Benetazzo ed altri sia un crimine logico.

  • Truman

    Una possibile traduzione della frase latina finale:

    Dunque prevalse la sua vivida forza d’animo e lontano si spinse al di là delle ardenti barriere del mondo e percorse l’universo immenso con la mente e col cuore, da dove ci riferisce trionfatore che cosa possa nascere, che cosa non possa, per quale ragione vi sia per ogni
    cosa un potere delimitato e un termine assolutamente fisso.

  • mavin

    Purtroppo mi rattrista leggere in questo stimato sito articoli di certe autori…

  • mariomonti

    Prima il nostro B. si premura di tradurre il titolo del “poema a sfondo filosofico” poi però alla fine ci lascia con tre righe di citazione in latino. eh sì signor B. il latino è proprio una lingua ostica!

  • vaisarger

    Io non capisco perchè si abbia l’inconcludente abitudine di etichettare la persona che esprime una riflessione anzichè di prendere in esame primariamente la riflessione stessa…

    In ogni caso. Il post di Benettazzo è assolutamente condivisibile, anche se necessariamente limitato nell’analisi economica (p.es. non si parla della frammentazione dei sistemi economici europei ancorchè incapsulati nella stessa valuta capestro).

    Anzi, direi, è talmente semplice il concetto, che come tutte le cose tremendamente “alla luce del sole”, sta passando inosservato.

    E’ anche vero che il 90% del popolo italiano non sa nemmeno cosa sia il “Debito Pubblico” e quanto sia limitante -in negativo- il meccanismo dell’Euro.

    A parte le citazioni un pò istrioniche in latino, il post è realistico e illuminante nella sua semplicità.

    Spiega cosa dovrebbe fare lo Stato ora (che non fa) e perchè, e infine perchè non l’abbia ancora fatto (e non farà mai fino a quando dovrà implodere).

  • LeoneVerde

    ma che carino Benetazzo…si è messo a studiare…siamo tutti felici! ovviamente il nome Minsky l’ha letto la prima volta sul foglietto di un bacio Perugina…un pò come Byoblu che ha scoperto Crisis of democracy dalle patatine…e i post-keynesiani o eterodossi che improvvisamente scoprono di avere radici comuni con la MMT e la possibilità di una visibilità insperata grazie a questo nuovo volano in Italia…anzi, la MMT è roba vecchia, aggiornati mago Zurlì…e mi raccomando, basta regalare cioccolatini e patatine, non ti dicono neanche grazie.

  • Notturno

    Semplice la soluzione: da oggi leggi soltanto.

    😉

  • Tanita

    Che funzionale al Potere é l’abitudine di “attaccare il messaggero” invece di analizzare il messaggio!
    La stupiditá umana non ha limiti. Quando impareremo a meditare invece di sparlacchiare senza far uso del cervello! Eppure mio padre era italiano e ci insegnava fin da piccoli: “prima di parlare pensateci tre volte e poi, fate silenzio…”

  • Fedeledellacroce

    Linguaccia!

  • Jor-el

    Be’, la fa un po’ semplice, non menziona l’Euro (che è come non notare l’elefante rosa in mezzo al salotto), ma non è male.

  • Pai

    Come spesso accade, Benetazzo non dice il vero. M3 è crescita a dismisura, ma non ha creato inflazione e non l’ha fatto perché finchè quel denaro non si redistribuisce, nessuno lo potrà spendere e quindi i prezzi non cresceranno.

  • ilsanto

    Giusto quello che succede è proprio che tutto si muove per garantire i creditori, è il trionfo della finanziarizazione, è la vittoria della rendita.

    Se avessimo una politica degna di questo nome sarebbe il contrario, al centro ci sarebbe la produzione, il lavoro, l’individuo non il capitale e la rendita.

    Invece i politici prezzolati proteggono la proprietà, il capitale, la rendita, la burocrazia, l’oligarchia, il potere, i privilegi e fanno leggi all’uopo anzi sono loro stessi funzionali alla nuova santa alleanza politico, oligarchica, finanziaria, contro tutti gli altri.

    Peccato che il 99% che non ne fa parte non lo capisca e non ha mezzi per contrastarli si illude che col voto risolva qualcosa, che esista una giustizia, crede a tutte le panzane che gli propinano.

    Peccato non capire che disoccupati, precari, pensionati, operai, impiegati, artigiani etc sono tutti insieme una sola classe di lavoratori sfruttati e derisi da una oligarchia vasta e ben organizzata.

  • nigel

    Mi sembra che Benetazzo stia attraversando diverse fasi: da una furia euroscettica e signoraggistica iniziale che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, si è stranamente convertito al politically correct finanziario (almeno a giudicare da alcuni articoli apparsi sul web). Ora il pendolo sembra invertire di nuovo la rotta…non lo capisco 😉

  • Giovina

    Da capire c’e’ che e’ un po’…..insicuro, ad esser buoni.
    Con lui e’ un po’ come andare dietro ai politici: “sono come tu mi vuoi”.

  • Ercole

    OK l,articolo ma si rimane al punto di partenza,resta il dilemma , e non pone la questione del che fare, riformare il capitalismo, o abbatterlo.anche perche come disse lo stesso KEYNES, sui tempi lunghi saremo tutti morti.

  • Georgejefferson

    Io lo attacco senza problemi il messaggero.Non importa se scrive cose giuste,non tollero i voltagabbana un giorno si e un altro pure…Dopo aver svolto per mesi la propaganda retorica piu schifosa anarco capitalista,quella del prendere fondi di verita e rigirarli funzionalmente per stimolare nell’inconscio collettivo l’odio verso tutto cio che sa di “pubblico”,ed ora fa il finto keynesiano

  • Georgejefferson

    Due calunnie usate per strumentalizzare le parole di keynes sono le classiche:meglio scavar buche che aver la gente a spasso….nel lungo termine siamo tutti morti….i detrattori falsari cosi interpretano:meglio avere lazzaroni che spendono….spendiamo stampiamo allegramente che delle prossime generazioni ce ne freghiamo tanto saremo morti…Falso..tutto falso,lo stesso keynes spiega dicendo in sintesi….si….e’un paradosso che chi non fa niente e stipendiato spende non bloccando il circuito del denaro,ma cio NON DEVE ESSERE INTESO COME REGOLA,dice :e’un crimine mantenere disoccupati in un mondo pieno di bisogni,c’e’pieno di lavori socialmente utili a tutti da eseguire nel settore pubblico,che l’impiegato lazzarone non voglia farlo e’compito dello stato forte risolvere,con l’ispettorato,con una giusta severita….per la seconda…lui spiega,siccome viviamo in perenne regime di incertezza,le paure di svantaggi nel lungo termine portano ideologicamente a creare disastri sociali a breve termine giustificando tragedie, per tali paure sul lungo termine…nel lungo periodo siamo tutti morti come provocazione,ed anche le generazioni future saranno private della vita stessa se si continua a distruggere le societa ora

  • Highlangher

    Benettazzo ha ragione, e’ proprio un bel momento di min…….sky !!!

  • karson

    condivido! e aggiungo che mi pare altrettanto semplice da intuire il perché in Italia non si fa quello che si è fatto in passato, cioè che in una fase di recessione lo stato interviene immettendo nel sistema liquidità attraverso nuove infrastrutture e opere pubbliche, il motivo è che abbiamo l’Euro come i tedeschi… e purtroppo sono loro che dettano la nostra agenda economica, per non parlare del fatto che a capo del governo abbiamo uno che con l’alta finanza è sempre stato a suo agio…