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DATEGLI CORDA E SI IMPICCHERANNO DA SE’

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Nella Gran Bretagna della seconda metà del XIX secolo, nel corso della seconda rivoluzione industriale, l’establishment oligarchico (aristocrazia + finanza) dovette gestire l’azione sempre più energica e organizzata, sindacalmente e politicamente, delle classi lavoratrici duramente sfruttate, che si mettevano a lottare, con grandi scioperi ed energici moti di piazza, per migliori condizioni di vita, per una meno iniqua redistribuzione del reddito, per condizioni di lavoro più sicure, per orari meno massacranti, contro lo sfruttamento dei bambini, etc.

Per gestire questo problema, l’establishment adottò una strategia “fabiana” – da Quinto Fabio Massimo, il generale romano che, nel corso della II Guerra Punica, dopo la disastrosa sconfitta presso il lago Trasimeno, scelse di non affrontare in battaglie frontali il potente esercito invasore cartaginese, ma di lavorarlo ai fianchi, colpire le sue linee di rifornimento, fargli terra bruciata davanti. Una strategia temporeggiatrice (da qui il soprannome Cunctator), che lasciò che i cartaginesi arrivassero nella pingue Campania, dove si diedero all’ozio e ai piaceri, al vino e al cibo fino a perdere l’attitudine e la capacità combattive che li avevano portati di vittoria in vittoria. Dopo di ciò, Roma poté affrontarli e batterli, e vinse la guerra.La strategia fabiana venne presa a modello per la gestione della protesta e della rivendicazione sociale, dapprima in Gran Bretagna, poi negli USA e in altri paesi industrializzati. Alle masse fu lasciata una controllata libertà sindacale, politica, di sciopero, di parola – però avendo cura di spuntarne (con la repressione, con la cooptazione, con campagne di informazione) le forme e gli esponenti più efficaci, più intelligenti. Furono fatte concessioni nei salari, nella sicurezza, nell’assistenza, nella previdenza, così da produrre un progressivo, e tendenzialmente schiacciante, indebitamento pubblico. Fu concessa anche una rappresentanza parlamentare, formale più che sostanziale. Fu concessa alle classi inferiori la possibilità di studiare, ma la scuola pubblica fu organizzata in modo da dare una formazione non critica, non creativa, non libera, bensì conformista. Furono impiantate le mode e i piaceri consumistici, così da incoraggiare la spesa facile, e il progressivo indebitamento privato. Mediante questa strategia di lungo termine, le classi subalterne sono state rese incapaci di ribellarsi, sono state portate a una condizione dapprima di integrazione nel sistema capitalistico, di perdita della loro rappresentanza politica e sindacale (cooptata nella casta di regime) e ora di passività, che consente all’oligarchia di toglier loro, gradualmente, con la loro stessa collaborazione, la coscienza di classe, la specificità politico-sindacale, i “diritti” precedentemente concessi, le “conquiste del lavoro”: gli stessi lavoratori firmano e votano le rinunce ai loro diritti salariali e normativi, nonché al welfare, perché “vedono” che, altrimenti, l’industria andrebbe fuori mercato e la finanza pubblica violerebbe i vincoli di bilancio. La strategia fabiana di contenimento e fiaccamento progressivo sta vincendo ancora una volta.

Soprattutto, questa vittoria brilla in Italia. In Italia ai lavoratori si è concesso, in questa strategia, tutto, ma in modo tale che finissero intrappolati dai loro stessi apparenti successi. Dategli corda, e si impiccheranno da sè – insegna un fabianissimo proverbio inglese.

Gli si è concesso il posto fisso, il diritto di non rendere, la facoltà di fingersi malati, i posti di lavoro inutili, la quasi non licenziabilità, la scala mobile, la cassa integrazione, il pensionamento da giovani, livelli pensionistici non coperti dai contributi, le finte invalidità, etc. – ed il risultato, a qualche decennio, è la disoccupazione e la precarietà giovanili, le enormi ritenute previdenziali, la disoccupazione e sottooccupazione, la recessione – quindi la necessità di accettare condizioni di lavoro e di vita sempre più grame, e redditi in declino.

Hanno voluto la scuola non discriminante, non selettiva, democratica, diritto a tutto senza sforzo, e gliela si è data molto volentieri: tutti promossi, ventisette politico, interrogazioni di gruppo – e insegnanti sempre meno preparati, spesso nominati senza concorso. E ora abbiamo una scuola che non consente più ai capaci e meritevoli di elevarsi socialmente, che non qualifica più per il mercato del lavoro, che è a livelli di terzo mondo. Una scuola tale che, se si vuole dare ai propri figli una preparazione competitiva, bisogna mandarli all’estero. Una scuola, insomma, che fa esattamente ciò che voleva il potere, e l’opposto di ciò che intendevano le “sinistre”: garantisce e irrigidisce la separazione di classe, il blocco della mobilità verticale.

Hanno voluto la sanità e il welfare a spesa facile, glielo si è concesso, e così si è prodotto un indebitamento pubblico tale, che lo Stato ora deve obbedire ai dettami del cartello bancario internazionale per non fare default, cui ha ceduto la sovranità finanziaria ed economica, quindi pure delle scelte politiche di fondo. Così, anche se il popolo elegge maggioranze parlamentari di “sinistra”, queste hanno le mani legate e devono seguire le direttive della BCE e del FMI.

Hanno voluto libertà e divertimenti, ed è stata data loro una serie di cose utili a fiaccarle nella mente, nel corpo, nei rapporti umani: televisione di rimbecillimento, droga, un certo tipo di musica, promiscuità, sesso facile, nessun dovere o sacrificio – il tutto veicolato dalla cultura del piacere per il piacere e dello sballo, soprattutto attraverso la rivoluzione morale del 1968.

Hanno voluto credito facile, al consumo, e glielo si è dato, persino per le vacanze; hanno voluto i mutui al 120% del valore della casa, e glielo si è dato; così li si è indebitati per bene, e ora sono costretti a erodere i loro risparmi, mentre vedono le loro case andare all’asta per pochi soldi, oppure le devono cedere alla banca che gliele ha finanziate, restando dentro come inquilini.

Si sono fregate e inertizzate le classi lavoratrici semplicemente assecondandole, accontentandole nelle loro richieste miopi, spingendole a sentirsi borghesi e a coltivare bisogni, gusti e aspirazioni borghesi. Le si è accontentate nelle rivendicazioni di vantaggi particolari e immediati, ben contenti che dimenticassero quelle di classe, di sistema e di lungo termine. L’operaio, l’impiegato, vedono e vogliono i benefici immediati, e non considerano le loro conseguenze, non problematizzano la loro sostenibilità nei decenni, le ricadute sui loro figli delle apparenti conquiste di oggi. Non considerano gli interessi e i bisogni delle generazioni future, e scaricano su di esse il debito e le distorsioni strutturali comportate dal soddisfare oggi le aspirazioni della loro generazione. Il sindacalista e il politico ragionano e decidono nella logica del breve termine e del particolare delle loro elezioni e nomine, quindi neanch’essi si curano dell’insieme e del lungo termine. Inoltre, invariabilmente tendono verso la parte che ha i soldi, finiscono per sentirsi parte di essa, offrendo, in cambio della loro cooptazione in casta, di procurare la compliance delle classi che loro si affidano. Analogo discorso vale per gli intellettuali, i giornalisti e i pubblici funzionari. E anche se così il sistema in futuro si guasterà, saranno sempre loro a cavalcarlo e ad arricchirsi gestendo i sacrifici che si renderanno necessari allora.

Dagli anni ’90 la suddescritta fase, la fase delle concessioni mirate al popolo, è finita in tutto il mondo occidentale od occidentalizzato: le condizioni delle classe subalterne e delle finanze pubbliche hanno preso a peggiorare, mentre migliorano quelle delle classi privilegiate (i redditi si concentrano sempre più nelle mani di pochi), ed aumentano gli strumenti di controllo del potere sulla società, tecnologici e giuridici, e vengono tagliati i diritti civili e le garanzie del cittadino rispetto al fisco, alla polizia e al potere giudiziario, soprattutto negli USA. La fase “generosa”, di benessere e di libertà, in cui la vita era abbastanza buona per molti, è finita, perché ha raggiunto il suo scopo, ossia di domare le classi subalterne e di predisporle a una radicale sottomissione e sfruttabilità, con perdita dell’illusione di borghesia, di consumismo, di welfare, di garantismo. Poiché non serve più trattare bene la gente, poiché è stato raggiunto lo scopo strategico, la gente, la popolazione generale, continuerà ad esser trattata male, sempre peggio, comunque voti e chiunque sia al governo, e anche se insorgerà nelle piazze, anche se voterà plebisciti contro alcune privatizzazioni, perché i limiti sono esterni, sono nei palazzi del cartello bancario, ben protetti da trattati internazionali che escludono qualsiasi controllo sia politico che giudiziario, e qualsiasi responsabilità: BCE, BIS, WB, IMF. E così anche quando questi poteri causano disastri socio-economici, non è che possano venir sostituiti come si sostituirebbe un cattivo amministratore, perché essi gestiscono il sistema e la società da fuori e da sopra di essi. I popoli colpiti non hanno un mezzo politico per sostituirli. Non hanno nemmeno una possibilità di farlo attraverso una rivoluzione, perché non vi è qualcosa di fisico, di circoscritto, da attaccare. Soprattutto non hanno la possibilità di agire su questi poteri esterni perché non hanno nemmeno la nozione di essi, o, se la hanno, credono che si tratti di organismi utili, sani, garanti del libero mercato e della buona economia. Ma anche quando aprono gli occhi, che cosa possono fare? Che cosa possono fare i cittadini greci, se non gridare e tirar sassi, mentre il Pireo viene venduto al capitale cinese, il loro reddito tagliato, il loro fisco rilevato dai burocrati dell’UE? I centri del potere sono al di fuori della loro portata, a Basilea, Londra, New York, Brussel, Francoforte. Ma, soprattutto, sono centri immateriali, informatici.

Per essere più chiari, per dire ciò che gli ignoranti od opportunisti intellettuali della sinistra non hanno mai spiegato alle classi che li consideravano maestri, diciamo che in un mondo di mercati finanziariamente e monetariamente interdipendenti, domina il cartello che gestisce la finanza e la moneta, quindi non c’è tutela delle classi lavoratrici se non c’è trasparenza e controllo sull’ordinamento finanziario e monetario globale (e non ci sarà mai). Diciamo che il potere finanziario, oramai globalizzato, possiede e usa strumenti che governano dall’esterno le varie nazioni, e contro i quali non vi è possibilità di resistenza, sia perché non è prevista giuridicamente, sia perché se un paese si ribella gli viene tagliato il rating del debito pubblico, e quel paese va a rotoli, perché la sua moneta crolla, perché non riesce più a collocare i titoli del suo debito pubblico, o perché i capitali escono da esso. Questi strumenti esterni sono la regolazione del money supply (ossia della quantità di denaro e credito disponibile nel mercato), la fissazione del tasso di sconto e dei criteri di merito creditizio, la imposizione di vincoli di bilancio, il rating dei bond di Stato e privati, la regolazione dei dazi. Con i primi due strumenti si più mettere a secco l’economia, e comperarne poi gli assets sottocosto. Col terzo e col quarto si può costringere una nazione a tagli di welfare e di investimenti, a privatizzazioni, a inasprimenti fiscali – quindi alla recessione, alla soppressione de facto delle classi intermedie, e a una svolta liberista in politica. Col quinto si può impedire a un paese di difendere un proprio settore produttivo, nascente o già consolidato, e i diritti dei suoi lavoratori, col semplice togliergli i dazi sulle importazioni così da esporlo alla concorrenza sleale di paesi che sfruttano senza limiti il lavoro e l’ambiente, come la Cina; mentre si può impedire che quel paese sviluppi il suo potenziale produttivo di determinate merci col semplice consentire ai paesi acquirenti di quelle merci di porre barriere doganali alla loro importazione (così si è schiacciata l’agricoltura argentina consentendo a USA, UE e Giappone di porre barriere doganali ai prodotti argentini, e di sovvenzionare le proprie produzioni interne).

Quando si hanno questi controlli esterni sui vari paesi, al loro interno si può concedere alle classi popolari tutto ciò che reclamano, ogni illusione di democrazia, di diritti inalienabili, di conquiste del lavoro, di eguaglianza, di progresso. Le classi popolari, con l’aiuto dei loro politici e sindacalisti, si impiccheranno da sole, e poi imploreranno in ginocchio di poter lavorare per un pezzo di pane.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/?p=520
16.06.2011

Pubblicato da Davide

  • Tetris1917

    1) La strategia “fabiana” fu adottata dopo Canne e non dopo il Trasimeno.
    2) Gli ozi di Capua, erano perche’ Annibale aspettava i rinforzi e la sollevazione dei locali, perche’ Roma non la si poteva sconfiggere comunque visti i sistemi di difesa che aveva intorno alla citta’ e i vari alleati ancora fedeli.
    3) Annibale fu sconfitto in patria, ma molti anni dopo gli ozi di Capua. Fu determinante la classe “borghese” di allora cartaginese che l’abbandono’, e i rifornimenti non dati in Italia; in piu’ aveva perso la Spagna grazie al suo grande ammiratore-nemico: Scipione l’africano.

    “Per essere più chiari, per dire ciò che gli ignoranti od opportunisti intellettuali della sinistra non hanno mai spiegato alle classi che li consideravano maestri, diciamo che in un mondo di mercati finanziariamente e monetariamente interdipendenti, domina il cartello che gestisce la finanza e la moneta, quindi non c’è tutela delle classi lavoratrici se non c’è trasparenza e controllo sull’ordinamento finanziario e monetario globale (e non ci sarà mai). “. Ecco un altro mentore della moneta sovrana, e della moralizzazione del mercato!

  • orckrist

    Tra l’altro, giusto per fare i pignoli, il Temporeggiatore non riuscì a portare a termine la sua tattica di logoramento poichè non fu riconfermato dittatore dal Senato, affamato di vittorie gloriose e politicamente spendibili.

  • AlbertoConti

    Non è “il mercato” che si deve moralizzare. Ma di cosa stiamo parlando! Sono i players del mercato che devono svegliarsi e cambiare le regole “immorali”, nel senso che rendono il gioco un imbroglio, un gioco dove pochi bari (i “legislatori” o peggio i tecnocrati anonimi) vincono sempre su tutti gli altri, soprattutto se pesci piccoli o piccolissimi. Ma senza plancton non ci sono pesci grossi. La cosa curiosa è che il numero di neuroni del più modesto pesciolino è lo stesso del grande squalo, nella vasca della “finanza” che domina i “mercati”. Siamo al punto che la rapina dei bari è tanto grande da spingere le masse alla disperazione, preludio del “non ci gioco più”. L’Islanda è solo un piccolo test iniziale.
    Ma Della Luna non ci crede, è troppo “realista”. Peccato, non si godrà la festa prossima ventura.

  • buran

    Ecco, mi sembrava anche a me che non fosse stato riconfermato. Fra l’altro, in concreto, più che finalizzata a vincere, almeno nell’immediato quella tattica ( giusta) era tesa a non subire ulteriori sconfitte disastrose in campo aperto.

  • illupodeicieli

    Come altri post di questi giorni riprende concetti e osservazioni che , tempo addietro, sono state oggetto di discussione presso il blog di “etleboro” e alcune volte anche nella teleconferenza serale della red zone: lì come soluzione o invito a “fare” c’era la “tela” e un modo di operare “orizzontale” e non “piramidale”. Invece ,e non per svilire questo post o altri simili, come quelli di Barnard ad esempio, qui c’è una serie di osservazioni, riflessioni e fatti , che però poi quando si arriva al dunque, al sodo, c’è come uno stop. Non viene, a mio avviso, proposto qualcosa per cambiare la realtà. Nel mio caso, nel mio blog attivo dal 2005, ho denunciato la situazione dei falliti, le difficoltà (di cui tutti oggi parlano, mentre allora si parlava quasi soltanto di Saddam, Iraq e torri gemelle eccetera) ad arrivare a fine mese, di ritrovare lavoro dopo i 40 e i 50 anni: non avendo ricevuto da quasi nessuno segnali di condivisione di questi problemi, di idee per cercare di risolvere qualcosa, ho fatto l’unica cosa che si deve cercare di fare in casi simili. Ovvero mangiare almeno una volta al giorno, evitare di farsi staccare le utenze, cercare di lavorare, anche se in nero, perchè le scarpe vanno risuolate se non si possono comprare nuove e i vestiti si consumano a furia di usarli. Purtroppo in decine di post o articoli non c’è quasi traccia di queste problematiche, come se fossero peculirità di poci sfigati come me: in ogni caso se qualcuno lo desiderasse potrei presentare qualcuna di queste persone: non vanno in giro con cartelli o con scritte in fronte che attestino la loro situazione di disagio,sopratutto interiore, e nella sfiga possono ancora contare su qualche aiuto che non è quello della Caritas o degli assistenti sociali; ma non se la passano bene. Il rischio, per loro come per altri è la frustrazione, verificare che non ci sarà futuro per loro e per le loro idee, che i loro sogni non potranno realizzarsi e nemmeno in piccola parte. Certo per alcuni è meglio dissertare di referendum, raccogliere firme per altri esseri umani, magari lontani: per il proprio vicino, per gli altri connazionali invece niente di niente. Stesso stile del governo, dello stato in senso lato, che raccoglie o manda fondi all’estero per le altre emergenze, ma in casa propria non guarda e non fa niente: beh a volte manda la polizia a bastonare la gente e impedisce che le notizie ,magari di suicidi o di persone che spariscono e scappano via dalle proprie famiglie, che chiudono bottega, arrivino con troppa frequenza e impatto nelle teste degli italiani.

  • ottavino

    “Si sono fregate e inertizzate le classi lavoratrici semplicemente assecondandole, accontentandole nelle loro richieste miopi, spingendole a sentirsi borghesi e a coltivare bisogni, gusti e aspirazioni borghesi. Le si è accontentate nelle rivendicazioni di vantaggi particolari e immediati, ben contenti che dimenticassero quelle di classe, di sistema e di lungo termine. L’operaio, l’impiegato, vedono e vogliono i benefici immediati, e non considerano le loro conseguenze, non problematizzano la loro sostenibilità nei decenni, le ricadute sui loro figli delle apparenti conquiste di oggi. Non considerano gli interessi e i bisogni delle generazioni future, e scaricano su di esse il debito e le distorsioni strutturali comportate dal soddisfare oggi le aspirazioni della loro generazione.”
    Mi sembra che Marco della Luna faccia delle giuste considerazioni.
    D’altra parte il vicolo è cieco: se la ruota si ferma, siamo rovinati, se la ruota continua a girare, siamo rovinati. L’unica utilità di tutto questo qual’è?. Imparare la lezione di qual’è il nostro VERO interesse come umani su questo pianeta. Cioè consumare il meno possibile.

  • maristaurru

    Mi sembra un post confezionato per portare all’immobiilismo rassegnato le pecore( Noi). Se ho ragione , unico motivo è quello solito: chi ha investito nei mercati, avendo mezzi e avendo ricevuto qualche dritta, non vuole che il programma di progressivo arricchimento dei più forti alla faccia e sulla pelle dei più deboli, subisca il benchè minimo intoppo.

    E’ lo stesso motivo che porta Benetazzo a scriver fesserie oblique, mezze verità. Non credo di sbagliare di molto.

    Che fare ? Certo non ascoltare certe sirene, se si vuole che noi si stia buoni e zitti, vuol dire che NON DOBBIAMO FARLO ASSOLUTAMENTE , che è venuto il momento di usare l’unica forza che abbiamo: il numero.

  • LightBlue

    Il punto è sempre quello… Che qua voglia o no va sempre tutto in merda e c’è ben poco da fare. Sperare in qualcuno che faccia qualcosa. E vi chiederete chi? Un Borghezio o un Nigel Farage? L’importante è che ci sia la possibilità di arrivare alla stanza dei bottoni, la quale è troppo in alto per arrivare. Un movimento tutto nuovo che parta magari da qiu con basi e valori solidi…

  • ottavino

    E no cara, questo tuo modo di fare e di dire è vecchio e stupido. E’ proprio quello che conduce all’immobilismo ed è quello che Marco della Luna stigmatizza. Ora tu per correttezza e per completezza devi dire cosa chiedere, perchè chiedere, a chi chiedere, quale percorso seguire e quale è il fine. Altrimenti sarebbe meglio tacere….questo atteggiamento da vecchio sindacalista brontolone che chiama a raccolta gli accoliti è disgustoso.

  • antsr

    Non voglio polemizzare, ma ricordare che si dimentica l’autore che, ad esempio i lavoratori nel privato mettono migliaia di soldi durante tutto l’arco lavorativo in Inps per avere poi una misera pensione rispetto a quanto versato e che ancora oggi molti in industrie come siderurgia, chimica, edilizia, ecc escono in orizzontale oppure mutilati anche nell’animo (vedi mobbing) per sempre come dopo una battaglia durata lunga anni (minimo 35) per ottenere oggi anche misere pensioni. Quindi questo essere stati bene dov’è? Anche se bisogna dire che oggi esiste una realtà ancora più tragica, che è quella dei precari maggiormente sfruttata. Ma per molti lavoratori e simili è stato fin troppo chiaro negl’anni tutto ciò, non penso che siamo tutti dei pecoroni analfabeti con occhi totalmente chiusi per una vita buoni solo a guardare tv ed altro di alienante.

  • paulo

    Marco della Luna mi sembra depresso. Il “potere esterno” è andato all’esterno perché non poteva più ingannare dall’interno dei singoli paesi. Ci voleva qualcosa più lontana per dominare la gente. Bene, anche il mondo diventa più unito, basta vedere lo sforzo per tenere le nazioni divise tramite le guerre, il finto terrorismo e quant’altro. Non tutti hanno la stessa coscienza, ma tutti sentono dolore e la difficoltà della vita da “schiavo”. Il “potere esterno” ha già molto da fare per rimanere tale. Strauss-Kahn (FMI) è stato fatto fuori per ragioni monetarie (SDR contro Dollaro), WTO non è fatto da un singolo pezzo e mostra le sue divisioni.
    Non credo nella invincibilità di questi gruppi di potere, sono fallibili e hanno il difetto di essere formati da persone malate di avidità e sete di potere. Insomma, sono squilibrati in quanto cercano sempre gli stessi obiettivi (soldi e potere). I sistemi che non cambiano obiettivi secondo le condizioni dell’ambiente finiscono per non adattarsi e si distruggono.

    La società è fatta di individui, se un numero abbastanza grande di persone perde fiducia nei soldi, nel lavoro come si presenta oggi, nelle banche e istituzioni, il “potere esterno” avrà molti problemi per catturare l’attenzione di questa gente. Gente che cercherà nuovi modi per vivere, cambiando i loro obiettivi, disprezzando le promesse ingannevole del potere.

    La natura del mondo sembra tale che, quando qualcosa si spinge al dominio totale, lo stesso dominare causa le condizioni per un ritorno e una perdita di dominio. Dominare tramite il debito implica in avere un debito sempre più grande che diventa impagabile causando il collasso del sistema. Dominare per mezzo della paura porta ad una assuefazione e al ritrovamento di un coraggio che può essere usato per combattere chi spaventa. Dominare tramite la forza porta alla fatica di chi deve rincorrere e a momenti di rilassamento che possono essere apertura a attacchi di chi è sottomesso.

  • bstrnt

    Credo che focalizzarsi su determinati effetti, per quanto generati dai soliti figli di puttana, sia controproducente.
    La manovra a tenaglia contro le classi medio basse ha delle ragioni precise :
    1 – siamo in 7 miliardi e consumiamo decine di volte più risorse di quando si era poco più di un miliardo.
    2 – stiamo consumando oltre un pianeta e mezzo ogni anno.
    3 – Nel “superclan” buona parte sono di certo psicopatici, ma ancora di più dimostrano mediocre intelligenza; non riescono proprio rallentare il treno sparato verso il baratro; si incontrano spesso nei tanto famigerati simposi del “superclan” (Bilderberg, Trilaterale, G7, G8, G20 ….) ma non riescono a cavare un ragno dal buco … appunto perché bassa intelligenza mista a spropositata supponenza impedisce di disfare le tanto demenziali cazzate tipo libero mercato sdoganato (malissimo) da una perversa “democrazia” rappresentativa e sorretto da una muscolosa entità militare dall’encefalogramma piatto.
    inutile poi meravigliarci dell’istruzione e della scuola: “se vuoi sottomettere un popolo, educane i figli”.
    Ma la corda (che ti hanno messo al collo), per quanto grossa, può tendersi fino a un certo punto, poi cede di schianto e fa danni in proporzione alla sua grossezza.
    Magari qualche avvisaglia la stiamo vedendo ora (Islanda, Grecia … e chissà quante altre se ne aggiungeranno (effetto domino) ….
    Di soluzioni non ce ne sono molte: togliere le armi dalle mani degli psicopatici (tradotto : nessuna banca deve essere più banca privata), indispensabile poi un certo riordino dei valori completamente insulso almeno nei paesi occidentali e questo chiaramente richiede cultura e un minimo di raziocinio.
    Non credo possano esserci scorciatoie o escamotage, è in ballo la sopravvivenza della specie e per i mentecatti non c’è più spazio.
    Converrebbe rileggersi i 5 livelli del collasso, così ben descritti da Elizabeth Kubler-Ross, tanto per aver un termometro di dove siamo e verso dove stiamo parando.

  • Eli

    Non tutto è da buttare in questo articolo, tuttavia mi sembra che Marco della Luna abbia omesso un piccolo particolare. E cioè che dall’Ottocento ad oggi
    i capitalisti assatanati di potere e profitti sono aumentati di numero, e col
    numero sono aumentati i loro appetiti da sciacalli.

  • martiusmarcus

    articolo realistico, perciò deprimente, nel senso letterale del termine. non sottolinea abbastanza il meccanismo mentale ed economico di fondo che determina la quasi inattaccabilità del potere: la collusione fra i “fondamentalmente oppressi” e i “fondamentalmente oppressori”. tale collusione si basa sul comune interesse all’aumento di produzione delle merci. ma altri marchingegni rendono sempre meno facile il distinguere gli uni dagli altri, le azioni in borsa ne sono un esempio lampante, ma basta avere un conto corrente in banca per non potersi tirar fuori del tutto dalla categoria degli oppressori. l’enorme e ramificata catena di santantonio dell’economia globale rende l’attuale sistema – a meno di una guerra mondiale – INATTACCABILE. farsene una ragione e continuare a vivere.

  • Giancarlo54

    Articolo certamente pessimista ma realista. Mi sembra che a qualcuno faccia paura la realtà per non apparire troppo pessimista. Ma la realtà è esattamente quella presentata da Della Luna. Centratissima la rappresentazione della “classe oppressa” e dei suoi supposti rappresentanti, sindacalisti e politici di sx.

    Purtroppo la situazione è questa, mi differenzia un piccolo particolare dalla conclusione decisamente disperata di Della Luna e cioè nutro io ancora una poccola speranza di una Rivoluzione. Certo è piccola, ma c’è.

    Sicuramente sono da scartare tutte le altre soluzioni elettoralistiche, italiote e non.

  • geopardy

    Il “realismo” di questo articolo ci avrebbe lasciato al tempo dei Faraoni se non prima.
    Invece, ogni sistema ha un suo ciclo, tanto più se si pretende di applicarlo irrealisticamente a livello globale, in questo caso la dissoluzione (ed è il caso proprio attuale) ne risultgerebbe estremamente accelerata.
    Non esiste l’onnipotenza, almeno in questo mondo (lo dico per chi crede in Dio).
    La scala temporale è determinante per ogni cosa, figuriamoci per i costrutti umani.
    La presa di coscienza in continuo aumento è soltanto il primo seme; attendiamo la luna in fase crescente per veder sbocciare la futura pianta degli equilibri umani.
    Di questi nichilisti sociali ne abbonda il web.
    Ciao
    Geo

  • AlbertoConti

    ” … non vi è possibilità di resistenza, sia perché non è prevista giuridicamente, sia perché se un paese si ribella gli viene tagliato il rating del debito pubblico ….” Questo passaggio è cruciale: il debito pubblico. Della Luna è intelligente, ma non abbastanza coraggioso da denunciare che questo concetto è sbagliato, giuridicamente, politicamente, monetariamente, ecc. ecc. Il “debito pubblico” è semplicemente un ossimoro, un concetto privo di fondamento logico per un qualunque patto sociale che rispetti l’uomo, il componente basilare della società. Mi spiega il grande giurista cosa c’è di giusto nel nascere indebitati “pubblicamente”? Se non ci fosse una crisi imminente a dire basta a questa infamia intellettuale tra dieci generazioni i nascituri avrebbero da pagare un debito pubblico assurdo, di proporzioni non solo impagabili come interessi passivi (figuriamoci il capitale), ma impagabili a prescindere, cosa che neppure agli schiavi dell’impero romano veniva negata. Questo non è pessimismo (l’accettazione del paradigma corrente), è idiozia allo stato puro, e Della Luna lo sa, o perlomeno dovrebbe saperlo meglio di tanti altri. Certo che la battaglia sarà ugualmente durissima, ma non può essere persa contro una causa talmente evidente! L’Alternativa c’è!

  • ottavino

    Sì, L’Alternativa dei confusi….

  • AlbertoConti

    Confuso sarai tu, mi dispiace per te. Qui sopra ho solo espresso un concetto semplicissimo e lapalissiano, che non vi è una ragione al mondo perché un bambino nasca col “peccato originale” di un debito pubblico mostruoso, che pregiudicherà tutta la sua vita nel vano tentativo di risanarlo. E che i debiti pubblici in tutto il mondo siano in perenne cronico aumento è un fatto innegabile, e che questo fenomeno non dipende solo dalla qualità della gestione corrente è un altro fatto, meno evidente in generale, ma non da noi, dove il “bravo” tremonti non ne impedisce l’esplosione esponenziale, nonostante i “tagli lineari” che stanno asfissiando un paese già in difficoltà di suo. Confusi sono quelli che non vedono. Quelli che quando al TG si dice che il debito pubblico è aumentato, senza lo straccio di un commento (se non quello implicito che bisogna soffrire ancor di più) non s’incazzano, ma si bevono il vangelo mediatico di questo sistema bancocentrico che distorce la realtà. Quanto alle soluzioni non è certo la sede per parlarne, ma una media intelligenza già da questo le sa intravedere. Certo ci vuole un po’ di fatica, di sforzo neuronale per uscire dalla confusione. Provaci anche tu.