Danni a lungo termine, soprattutto nei giovani

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Uno studio americano di follow-up su bambini affetti da miocardite infiammatoria del muscolo cardiaco dopo aver ricevuto la seconda dose del vaccino mRNA Pfizer, pubblicato lo scorso 25 marzo sul Journal of Pediatrics, ha dimostrato che i danni della vaccinazione non svaniscono con il tempo ma rischiano invece di protrarsi nel lungo termine, senza che ciò venga preso minimamente in considerazione dalla maggior parte della comunità scientifica.

Lo studio condotto presso il Seattle Children’s Hospital, ha esaminato 16 maschi, con un’età media di 15 anni, per studiare l’evoluzione dell’infiammazione del muscolo cardiaco dai tre agli agli otto mesi dopo la vaccinazione. Parliamo quindi di soggetti per i quali già di base si accerta la diagnosi di miocardite poco dopo la vaccinazione. Lo scopo della ricerca è capire se questa infiammazione al muscolo cardiaco con il tempo va a scemare, fino a scomparire, oppure no.

Ebbene, la ricerca – condotta attraverso l’utilizzo di elettrocardiogrammi (ECG) e scansioni di risonanza magnetica cardiaca (CMR) per esaminare anomalie nel cuore come cicatrici miocardiche, fibrosi, stiramento e ridotta estensione dei muscoli ventricolari – mostra come dopo otto mesi dall’inizio della sintomatologia, essa continua a persistere sotto forme diverse, confermando che la vaccinazione possa protrarre nel tempo il danno creatosi.

“Sebbene i sintomi iniziali (come dolore toracico e intolleranza all’esercizio) fossero transitori e la maggior parte dei pazienti sembrasse rispondere al trattamento (solo con FANS – farmaci antinfiammatori non steroidei – come l’ibuprofene), abbiamo dimostrato la persistenza di risultati anormali su CMR al follow-up (da tre a otto mesi) nella maggior parte dei pazienti” affermano i ricercatori.

Indicatore principale della persistenza del danno l’LGE, acronimo indicante la capacità del cuore di pompare in modo efficiente.

La presenza di LGE è un indicatore di danno cardiaco e fibrosi ed è stata fortemente associata a una prognosi peggiore nei pazienti con miocardite acuta classica. Una meta-analisi comprendente otto studi ha rilevato che la presenza di LGE è un predittore di morte per tutte le cause, morte cardiovascolare, trapianto cardiaco, riospedalizzazione, miocardite acuta ricorrente e necessità di supporto circolatorio meccanico.

Una sentenza, o quasi, che dovrebbe mettere in guardia le tantissime persone che dopo la vaccinazione hanno accusato dolori al petto o affaticamento, ora scomparsi. I danni non solo ci sono stati ma continuano a esserci in forma diversa, meno sintomatica ma molto più pericolosa.

Per i ricercatori quindi “le segnalazioni persistenti di eventi cardiaci nelle settimane e nei mesi successivi alla vaccinazione con mRNA tra persone apparentemente in forma e sane di tutte le età e generi, ma soprattutto uomini, non possono più essere ignorate o liquidate come non correlate”. I possibili effetti a lungo termine possono includere infatti cancro, malattie renali ed epatiche e condizioni neurodegenerative, oltre chiaramente ai problemi cardiaci.

Il tutto ovviamente nel totale silenzio dei media e degli stessi medici, i quali in più occasioni hanno rimandato a casa i pazienti che presentavano la sintomatologia sopra descritta, prescrivendo semplicemente degli antinfiammatori, senza indagare le conseguenze che un’infiammazione cardiaca può avere nel lungo periodo.

Il risultato è sotto i nostri occhi, persone sane e in giovane età, in particolar modo atleti, stramazzano a terra ogni giorno, e tutti si ostinano a fare finta di niente.

Massimo A. Cascone, 13.04.2022

Fonte: https://www.conservativewoman.co.uk/vaccine-is-linked-to-long-term-child-heart-problems-but-still-the-jabbing-goes-on/

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