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DALLA RUSSIA CON IL TALLIO

DI MIRUMIR

Ma ci sembra possibile?

Ma ci sembra possibile che io possa tacere a proposito di una storia pittoresca come quella dell’ex colonnello dei servizi russi (nella foto) avvelenato a Londra? Tenete conto che questo post è stato scritto ventiquattr’ore fa, e per tutto questo tempo io mi sono chiesta se fosse tecnicamente possibile stare zitta. Risposta: no. Di conseguenza, a causa delle ventiquattr’ore cautelative, alcune notizie potrebbero essere leggermente datate. Per esempio, sono apparse delle foto, l’italiano ha parlato, la vittima continua a peggiorare e ci si chiede se oltre al tallio potesse esserci qualcos’altro.

Comunque per ora baderò a ricostruire la storia dalla sua nascita mediatica.

Polonio il morto che parla (Maurizio Blondet; Effedieffe);Rewind

Riassumendo, ecco la notizia così come è stata data sui quotidiani italiani (che si rifanno per lo più a fonti inglesi, con semplificazioni, aggiunte e piccoli deragliamenti): Aleksandr Litvinenko, 43 anni, ex colonnello dell’FSB, lotta tra la vita e la morte in un ospedale di Londra. L’ex colonnello si è sentito male un paio d’ore dopo aver pranzato con Mario Scaramella, un “contatto” italiano, in un ristorante giapponese nella zona di Piccadilly. L’italiano gli avrebbe consegnato un documento di quattro pagine (un’e-mail, pare) che conteneva una lista di nomi, tra cui alcuni funzionari dell’FSB, che sarebbero coinvolti nell’omicidio di Anna Politkovskaja. Qualche ora dopo l’incontro Livtinenko ha cominciato ad accusare i primi malori. Tre giorni dopo, il ricovero al Barnet Hospital e, poi, al London’s University College Hospital. Una serie di esami tossicologici ha indicato all’origine dell’avvelenamento il tallio.

Il bandito

Boris Berezovskij, (nella foto sopra) l’oligarca che ora risiede a Londra dopo essere fuggito dalla Russia, ha commentato, riferendosi a Putin: “È difficile credere che un leader del G8 che si atteggia a democratico possa ordinare qualcosa di simile. Ma la gente deve capire che è un bandito”.

Dunque, siamo al solito Putin che fa ammazzare la gente in giro, e al solito Berezovskij che lo accusa. Un Berezovskij che però è sempre stranamente legato alle presunte vittime del feroce presidente.
Comunque, quel che conta è che sulla stampa italiana la notizia può essere così sintetizzata: “Avvelenato l’ex 007 che indagava sull’assassino della Politkovskaja. Si è sentito male dopo una cena con un contatto italiano”.

Del contatto italiano, Mario Scaramella, ci viene raccontato che è un un “accademico dell’università di Napoli e consulente della commissione Mitrokhin istituita dal Parlamento italiano per indagare sulle attività del Kgb in Italia durante la Guerra Fredda”.

Bene.

Questo articolo di Repubblica è rappresentativo di quanto ho riassunto finora.

Gli inglesi e i russi

A questo punto ho controllato i giornali inglesi: hanno cominciato a diffondere la notizia dell’avvelenamento il 19 novembre, e da allora le hanno dato molto rilievo (la stessa cosa ha fatto la BBC, con collegamenti da Scotland Yard). I media russi avevano dato la notizia qualche giorno prima. Se c’è una costante in questo tipo di vicende è che alcuni mezzi di informazione russi sembrano seguirle molto più di altri. In questo caso, l’avvelenamento di Litvinenko viene seguito soprattutto dalla stazione radiofonica Echo Moskvy, l’Eco di Mosca, di proprietà della Gazprom. L’emittente viene considerata da alcuni il mezzo di informazione più indipendente e libero che ci sia in Russia, da altri invece è vista con grande sospetto (qui devo essere sintetica, ma tendo a concordare con i sospettosi; fornisco esempi a richiesta).

Disclaimer Politkovskaja

Piccola premessa necessaria: penso che Anna Politkovskaja fosse una brava giornalista, una persona onesta, e che avesse materialmente aiutato moltissime persone. D’altra parte, come ho fatto spesso notare nei commenti, la valutazione del suo lavoro in Russia non è unanimamente né completamente positiva: pesa indubbiamente la sua associazione almeno iniziale con Berezovskij, considerato a ragione un vero e proprio gangster, ricercato dalla giustizia russa. Quindi i detrattori ci sono, e sono anche molti. Non mancano le sfumature, ovviamente: c’è chi ancora oggi la considera “un nemico” ma anche chi – pur non avendo alcuna simpatia per lei – è disposto a riconoscere che dopo essersi occupata di affari interni si era dedicata con passione a salvare molte vittime della guerra cecena, denunciando le torture e le violazioni dei diritti umani.

La premessa è necessaria perché capiterà che il nome di Anna Politkovskaja appaia negli estratti che citerò, e a volte in termini critici che non mi trovano d’accordo. Però serve a capire il contesto, e il contesto è complesso.

Serve anche a far capire una cosa che sta diventando sempre più chiara: la sua morte è oggetto di una strumentalizzazione. Forse il caso Litvinenko aiuta a comprendere in che senso.

Il tallio!

E ora prima di tutto un sensato post che ho trovato ieri nella comunità livejournal dedicata alla politica russa:

“Di certo non sono stati i servizi segreti ad avvelenare Litvinenko. Nessun serio servizio segreto toglierebbe di mezzo un traditore utilizzando sali di tallio, o diossina o quasiasi veleno a lenta azione la cui presenza possa essere facilmente determinata. Esistono dei veleni che agiscono in fretta, disintegrando velocemente l’organismo. Sarebbe anche logico usare un tipo di veleno che possa far pensare a un avvelenamento naturale: per esempio il ferro carbonile provoca sintomi simili a quelli dell’intossicazione da ossido di carbonio (è così che è stato ucciso Zurab Žvanija quando è diventato scomodo per Saakašvili e i suoi). Ma non il tallio. Sarebbe stupido come usare l’arsenico.

Inoltre, secondo la poco chiara versione dei ‘liberali’ [qui si riferisce al partito Russia Liberale, che ha come presidente proprio l’oligarca Berezovskij], Litvinenko sarebbe stato avvelenato per fermare le sue indagini sull’assassinio di Anna Politkovskaja. Notevole. Bisogna pensare però che a Mosca Litvinenko aveva una vasta e potente rete spionistica. Anna Politkovskaja non destava certo le mie simpatie, ma lei aveva davvero aiutato delle persone che soffrivano. E non mi piacciono neanche la guerra cecena e le sue conseguenze. Non bisogna essere dei geni per indovinare chi avrebbe fatto uccidere la Politkovskaja secondo l’indagine indipendente di Litvinenko. Di certo gli stessi responsabili dell’ondata di attentati del 1999 sempre secondo la tesi di Litvinenko: i servizi segreti, l’FSB.

E a proposito, per quanto riguarda il fallito attentato di Rjazan’ (anch’esso organizzato dai servizi, secondo la versione fornita da Litvinenko nel suo bestseller Blowing up Russia) risulta più affidabile la versione di Victor Toporov, secondo il quale i cekisti avevano messo l’esplosivo (o semplicemente dei sacchi di zucchero) per poi fingere di trovarlo e di sventare l’attentato, con l’intento di recuperare un po’ di prestigio. Una sgangherata trovata propagandistica, insomma.

È evidente che come vittime Litvinenko e la Politkovskaya diventano dei fattori ben più utili nell’influenzare la situazione in Russia di quanto lo fossero in precedenza. Non so se vi ricordate di Ivan Rybkin, anche lui associato a Berezovskij; fece in tempo ad scappare a Kiev, trasformandosi in un cadavere politico ma avendo salva la vita. Non a tutti riesce di visitare la bella Kiev nel momento del bisogno.
E comunque, tutto ciò è abbastanza scontato”.

Link

L’agente di Putin sotto il letto

Nel suo blog Kirill Pankratovsegnala che Fox News ha ripreso la notizia dell’avvelenamento comunicando che finora sono “ameno 13 i giornalisti uccisi da Putin” e “molti di questi con lo stesso metodo, cioè il tallio”. Commento divertito del blogger: “La sera bisogna guardare tutti sotto il letto, non si sa mai che ci sia un agente di Putin con una fiala di tallio pronta all’uso”.

Molto interessante: Pankratov si ricordava di Mario Scaramella, il bizzarro contatto italiano, sul quale aveva scritto perfino un post in passato. Non so se qualche giornale italiano ne abbia parlato in questi giorni, ma ricordate la storia secondo la quale l’Unione Sovietica, volendo invadere l’Italia, avrebbe depositato armi nucleari sul fondo del Mediterraneo tramite la sua flotta sottomarina? Armi nucleari attivabili tramite un’antenna sul Vesuvio, ricordate? A consegnare il dossier segreto era stato il consulente della commissione parlamentare Mitrochin [mi rifiuto di translitterarlo con la k], Mario Scaramella. Per approfondire, leggete questo articolo, soprattutto l’ultima parte.

Poi il blogger russo mette un link al film di Bruno Bozzetto dedicato a coloro che pensano che gli italiani si comportino come gli altri europei. Ehm :-).

Ok, fine della prima parte. Nella seconda potrebbero esserci delle sorprese, però mi è necessario un po’ di feedback.

Minisondaggio:

a) pensavo che il vocativo ucraino fosse il limite; doniamola alla scienza.
b) continua, stupiscimi, adoro il rutilante mondo di mirumir!
c) perché non ti iscrivi a una palestra, donnino?
d) ibernazione, è la risposta; tallio, l’alternativa.

Mirumir
Fonte: http://mirumir.blogspot.com/
Link: http://mirumir.blogspot.com/2006/11/dalla-russia-con-il-tallio-prima-parte.html
21.11.2006

DALLA RUSSIA CON IL TALLIO – SECONDA PARTE

Personaggi

Annotiamoci questi tre:

Aleksandr Litvinenko, l’ex dei servizi avvelenato a Londra.

Boris Berezovskij, oligarca fuggito a Londra, dove ha cambiato il proprio nome in Platon Elenin (Platon come Platone ma anche come il protagonista di un film sulla sua vita, e Elenin dal nome della moglie); la procura generale russa lo accusa di crimini fiscali e di corruzione e ne ha chiesto l’estradizione, finora rifiutata dalle autorità britanniche. I russi lo considerano un vero e proprio gangster, l’oligarca più corrotto che ci sia, parzialmente responsabile del collasso economico del paese. Su di lui Paul Klebnikov, giornalista dell’edizione russa di Forbes Magazine, aveva scritto un libro, Godfather of the Kremlin (Il Padrino del Cremlino), pubblicato nel 2002, in cui lo descriveva come un boss mafioso abituato a commissionare la morte dei propri rivali. Klebnikov, si ricorderà, è stato ucciso nel 2004.

Aleksandr Gol’dfarb, amico di Litvinenko (lo aiutò a fuggire a Londra sei anni fa), dirige il Fondo per le Libertà Civili di Berezovskij, del quale è considerato il braccio destro. In questi giorni è la voce dal capezzale di Litvinenko.

L’onesto cekista

Due giorni fa ho trovato un articolo molto interessante di Sergej Sokolov, pubblicato sul blog di solomin. Lo riassumo e ne cito degli estratti.

“Chi ha avvelenato Aleksandr Litvinenko? Anzi, a chi ha fatto comodo avvelenare l’ex-colonnello dei servizi o almeno diffondere informazioni su questro strano episodio?

Innanzitutto è interessante osservare che queste notizie un po’ ‘urlate’ sono state diffuse soprattutto da mass media russi che è difficile sospettare di antipatie nei confronti dell’oligarca fuggiasco Boris Berezovskij.

Secondo quanto ha dichiarato Aleksandr Gol’dfarb il 15 novembre 2006, i poveri dottori inglesi si dibattevano negli stessi dubbi che avevano tormentato i medici di Jušenko all’epoca del suo avvelenamento. Si chiedevano disperati se si trattasse dell’effetto di forti radiazioni oppure di un avvelenamento da metalli pesanti o ancora di una reazione allergica. Nei servizi diffusi dai mass media russi il 17 novembre i dottori hanno poi dichiarato che Litvinenko era stato avvelenato con il tallio.
Strano che Gol’dfarb in quel momento non abbia tirato fuori il tentato avvelenamento di Boris Berezovskij da parte degli agenti dei servizi russi nella primavera del 2003 a Londra.

Inoltre va notato che nella logica dei giornalisti russi che seguono il caso Litvinenko c’è un’evidente assurdità.

I media mostrano Litvinenko come un eroico e impavido uomo dei servizi che negli anni Novanta sarebbe riuscito a sventare un attentato contro Berezovskij preparato (orribile a pensarsi) proprio nel ventre della Lubjanka. E chi se non Litvinenko avrebbe sventato un attentato alla vita di Putin, che avrebbe dovuto avvenire durante un viaggio in una nazione europea e che sarebbe stato preparato ancora una volta dei servizi?

E sempre questo generoso cekista al soldo di un oligarca avrebbe regolarmente smascherato i presunti crimini dei servizi federali compiuti sul territorio russo o all’estero per togliere di mezzo gli oppositori del regime di Putin”.

La penna avvelenata, ve la ricordate?

“Ma Gol’dfarb e i media democratici per qualche motivo hanno tralasciato di nominare un crimine eclatante dei servizi segreti russi, e cioè il presunto tentativo di uccidere Berezovksij con una penna avvelenata mentre si trovava all’interno del tribunale di Londra nel 2003. Fu proprio quel presunto tentato omicidio a influenzare la decisione delle autorità inglesi di rifiutare l’estradizione dell’oligarca”. [ se ne parla in questo articolo]

E qua abbiamo un piccolo colpo di scena: testimone e organizzatore di quell’inganno fu proprio Aleksandr Litvinenko.

Sokolov fa notare una cosa importante: la notizia del presunto avvelenamento di Berezovskij nel tribunale di Londra era apparsa prima sul Sunday Times e solo dopo era stata ripresa dai media russi. L’autore del pezzo era un certo David Leppard [il pezzo è qui].

Nell’ottobre del 2003 sul Sunday Times apparve un articolo dello stesso giornalista su un presunto attentato contro Putin sventato da Berezovskij. Autore dell’articolo, sempre David Leppard. La fonte: una dichiarazione di Aleksandr Litvinenko [eccolo]

Invece nel reale caso di avvelenamento di Litvinenko è accaduto l’esatto contrario. A partire dall’11 novembre la notizia è stata diffusa dai media russi, soprattutto l’Eco di Mosca. La storia è apparsa sul Sunday Times il 19 novembre, ma senza riferimenti alle fonti russe. L’autore dell’articolo è ancora lo stesso giornalista. Poi la BBC, a partire dall’una del mattino, ha dedicato moltissimo spazio alla vicenda con collegamenti diretti da Scotland Yard, facendola apparire come una notizia importantissima. A commentare e a diffondere la notizia è ancora Aleksandr Gol’dfarb, come ai tempi del presunto avvelenamento di Berezovskij e del presunto attentato contro Putin.

(Ve l’avevo detto di segnarvi quei tre personaggi, gira e rigira sembra un romanzo di Agatha Christie)

Di questo invece non si parla

Nei giorni passati è stata data notizia (non in Italia, mi sembra) di un memorandum di intesa tra le autorità russe e quelle britanniche per permettere finalmente l’estradizione di persone sospettate di reati finanziari e fuggite a Londra. È la prima volta che le due parti pongono le basi per una collaborazione.

Le autorità russe sono decise a ottenere l’estradizione di persone accusate di gravi crimini fiscali e di riciclaggio di denaro attraverso compagnie offshore: in cima alla lista ci sono Berezovskij e Ahmed Zakajev, (ex ministro ceceno del governo di Aslan Maškadov), entrambi a Londra. Ci sono poi 16 uomini d’affari, per lo più ex dirigenti della Yukos.

La notizia è qui.

E veniamo ai legami

L’omicidio di Anna Politkovskaja il 7 ottobre scorso appare legato agli accadimenti che circondano la figura di Litvinenko e che forse non a caso si sono svolti alla vigilia della visita del vice procuratore generale russo in Inghilterra.

Continua Sokolov:

“Gli uomini di Berezovskij si erano stranamente affrettati a reagire alle parole di Vladimir Putin. Com’è noto, il presidente russo poco dopo la morte della giornalista aveva dichiarato: ‘Possediamo delle informazioni affidabili riguardo al fatto che molte persone che si sottraggono alla giustizia russa hanno da molto tempo maturato la decisione di sacrificare qualcuno per creare un’ondata di sentimento antirusso nel mondo’.

Il presidente Putin non nominò Berezovskij, ma i suoi mercenari intesero queste parole come una chiamata all’azione. Come dice il proverbio, chi si scusa si accusa.

Chi può diventare la prossima vittima in questa strana catena di persone sempre in un modo o nell’altro legate a Berezovskij nel periodo della sua permanenza a Londra? Com’è noto, sono già morti tragicamente Vladimir Golovlev, Sergej Yušenkov, Jurij Ščekočichin e ora la nota giornalista Anna Politkovskaja. Tutti costoro, come pure Litvinenko, avevano rapporti con l’oligarca e fino a un certo punto gli erano serviti vivi.

[…]

Se la procura generale russa continuerà sulla strada della pista straniera per l’omicidio Politkovskaja si imbatterà di certo in questioni legate alla concessione dell’asilo politico a Berezovskij, a Iulij Dubov, ad Ahmed Zachaev, ad Aleksandr Temerko, a Natal’ja Černyševaja e a Dimitrij Maruev.

È difficile, in questo caso, che gli inquirenti possano ignorare che alla vigilia dell’omicidio della Politkovskaja su un giornale americano in lingua russa era stata impedita la pubblicazione di un articolo sensazionalistico di Petr Ivanov sull’omicidio di Paul Klebnikov e l’affare Yukos.

Gli investigatori dispongono di informazioni affidabili e della possibilità di interrogare testimoni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Russia per dimostrare che la mancata pubblicazione dell’articolo che avrebbe smascherato i dirigenti della Yukos e lo stesso oligarca è direttamente collegata a Berezovskij.

Dunque le polizie degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Federazione Russa potrebbero essere in grado di acquisire e confrontare i fatti relativi agli omicidi di Klebnikov e della Politkovskaja e all’avvelenamento di Litvinenko.

Ma allora chi ha avvelenato Litvinenko?

Scrive Sokolov: “Se la catena di tragici eventi collegati al nome di Berezovskij non si interromperà, la procura generale russa avrà le basi per indagare sui diversi casi criminali all’interno di uno schema unitario, che conduce a un unico personaggio noto”.

A questo punto

Considerando il memorandum di intesa, che è il primo tentativo riuscito di cooperazione tra Russia e Gran Bretagna, pare perfino sensata la dichiarazione fatta oggi da Sergej Ivanov, portavoce dei Servizi russi: “Litvinenko non è quel genere di persona per la quale valga la pena di oscurare delle relazioni bilaterali”.

Oggi Aleksandr Gol’dfarb ha rilasciato (sempre in qualità di “amico” della vittima) l’ennesimo comunicato: non ne abbiamo le prove dirette, ma Litvinenko è stato avvelenato da agenti russi per conto del regime, dice.

Tanto per non farci mancare nulla, secondo Lenta.ru (che a sua volta si rifà a fonti britanniche) Litvinenko quel giorno fatale si era incontrato anche con l’ex guardia del corpo di Berezovskij, Andrej Lugovoj. All’incontro era presente anche un uomo di nome Vladimir, che Litvinenko non conosceva (fonte Daily Telegraph). Secondo Oleg Gordievskij, famoso ex ufficiale del KBG (e agente doppio) fuggito nel Regno Unito nel 1985, Litvinenko aveva preso un tè in un hotel londinese con un uomo vicino a Berezovskij.

Sempre in giro, queste ex-spie, insensibili al detto “An Englishman’s home is his castle” (ancora meglio se provvisto di ponte levatoio).

Ancora tutti convinti che in Russia e in Europa, come sostiene buona parte della nostra stampa e di quella inglese, si aggirino feroci agenti del sanguinario Putin armati di veleno a lenta azione? E che l’avvelenamento di Litvinenko non faccia parte di un quadro più complesso di manovre dirette a screditare il presidente russo (per quanto brutto, antipatico e cattivo egli sia)?

Sui blog russi, intanto, si scommette sul prossimo esule che si soffocherà con una salsiccia, ma loro sono fatti così.

Mirumir
Fonte: http://mirumir.blogspot.com/
Link: http://mirumir.blogspot.com/2006/11/dalla-russia-con-il-tallio-seconda.html
22.11.2006

Pubblicato da Davide

  • Tao

    E’ dunque col Polonio 210 che è stato ucciso a Londra l’ex agente del KGB Alexander Litvinenko.
    Quasi un miracolo, perchè questo isotopo ha caratteri poco maneggevoli.
    E’ molto instabile.
    Emette parecchio calore spontaneamente, tanto che è stato usato come riscaldatore nelle navicelle spaziali russe, perché non gelassero durante la «notte» lunare.
    E’ una fonte potente di radiazioni alfa, ma è innocuo a meno che non sia inghiottito o inalato.
    Si trova infatti del Polonio 210 nel fumo di sigarette, ed è ritenuto uno dei principali cancerogeni del fumo; ma non è il tabacco in sé a contenerlo, bensì i fertilizzanti usati per la concimazione, ricavati dalla apatite, una roccia di fosfato.
    Dunque è probabile che si trovi Polonio anche nell’insalata, ma su questo pericolo non veniamo adeguatamente allarmati.
    Era usato nelle prime bombe atomiche al plutonio perché, mescolato al berillo, diventava un potente emettitore di neutroni mortali.
    Ma non sembra sia stato usato in questo modo contro Litvinenko.
    Dunque, ricapitoliamo: il Polonio emette forte calore; aggiungiamo che a 55 gradi centigradi, metà della sua massa evapora nell’aria.
    Inoltra le sua emivita – ossia il periodo in cui metà della sua massa radioattiva degrada in una sostanza inerte e innocua – è di soli 138 giorni.
    Deve dunque essere trasportato in fretta dal reattore dove è creato alla sua vittima, perché altrimenti «va a male» per gli scopi omicidi previsti.
    E’ lo yoghurt delle armi letali: il prodotto va usato fresco.
    Ma nella vicenda di Londra, il Polonio non è l’unico ingrediente miracoloso.
    Forse si sarà notato che dal suo letto di morte, mentre avanzava nella terribile agonia, Alexander Litvinenko rilasciava un numero prodigioso di interviste.
    Prima di esalare l’ultimo respiro è stato addirittura in grado di scrivere una lettera – subito diffusa dai media – in cui accusa direttamente Vladimir Putin di averlo ammazzato.

    Straordinaria lucidità in un moribondo?
    Forse no.
    A leggere attentamente i giornali britannici, si scopre che a lasciare interviste in nome del malato è stato, in tutti questi giorni, un suo amico di nome ebraico: Alex Goldfarb.
    Non avendo i giornalisti accesso al capezzale del reparto rianimazione, è Goldfarb che li riceve e riporta i sussurri del gravissimo malato.
    Goldfarb è diventato l’addetto-stampa dell’agonizzante Litvinenko.
    Ora, per pura coincidenza, Goldfarb è anche il presidente di una «Foundation for Civil Liberties», benefico ente che denuncia le violazioni dei diritti umani perpetrati da Putin in Cecenia, e che risulta fondato e finanziato da Boris Berezovsky.
    Berezovsky è l’oligarca (mafia russo-ebraica) che nel 1999, grazie alle sue enormi ricchezze ricavate dalle privatizzazioni dell’era Eltsin, cercò di fare politicamente le scarpe a Putin e di prenderne il posto al Cremlino.
    A questo scopo si comprò un seggio alla Duma (nella quale comprò anche parecchi deputati), e cominciò una campagna forsennata anti-Putin attraverso le sue reti televisive.
    Il gioco ambiziosissimo non gli riuscì.
    Inseguito da indagini per corruzione, riciclaggio ed esportazione illegale di capitali, il mafioso si è sottratto alla condanna riparando in Inghilterra, dove ha prontamente ricevuto asilo politico e cittadinanza.
    Da lì, continua ad organizzare manovre contro il regime di Mosca.
    Fra l’altro, è il finanziatore del caporione ceceno Basayev (ex agente del GRU, lo spionaggio militare sovietico), ossia colui che ha rivendicato il massacro nella scuola di Beslan.
    Goldfarb è dunque un uomo di Berezovsky.
    Anche Litvinenko era nel libro-paga di Berezovsky: per lui raccoglieva informazioni diffamatorie contro Putin, e per lui ha scritto un libro in cui accusa Putin di essere né più né meno che il mandante dell’11 settembre, il pagatore di Al Qaeda, e l’autore vero di una serie di attentati di marca cecena avvenuti a Mosca nel 1999, l’anno in cui Berezovsky dovette fuggire all’estero.

    Ebbene: è un uomo pagato da Berezovsky anche l’ultimo russo incontrato da Litvinenko prima di essere avvelenato: Andrei Lugovoi. (1)
    Anche lui agente dell’FSB (ex KGB), Lugovoi è fuggito da Mosca sotto l’accusa di aver organizzato l’evasione di Nikolai Glushkov, presidente dell’Aeroflot che approfittava della sua posizione per aiutare Berezovsky a portare i capitali all’estero.
    Insomma, tutti uomini di Berezovsky, in questa strana vicenda.
    Il che da qualche verosimiglianza alla replica del Cremlino, secondo cui l’assassinio di Litvinenko è stato un regolamento di conti interno alla cricca del gangster.
    Certo Putin non è il cavaliere bianco senza macchia, incapace di torcere un capello a chicchessia. Ma nemmeno Berezovsky, che se la fa coi peggiori criminali ceceni, è esente – ammettiamolo – da ogni sospetto.
    Perché abbia ricevuto la cittadinanza inglese è noto: sono i Rothshild di Londra ad aver prestato a lui e ad altri «oligarchi» (mafia ebraica) i primi soldi per acquistare a prezzi stracciati i patrimoni sovietici durante le «privatizzazioni».
    Ora il padrone rivuole non i soldi, ma le materie prime russe che aveva comprato per mezzo dei mafiosi a un millesimo del loro valore.
    Ecco perché la campagna contro Putin ha origine da Londra, e naturalmente viene ripresa dai neocon americani.

    Maurizio Blondet
    Fonte:www.effedieffe.com
    http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1605&parametro=esteri

    25/11/2006

    Note

    1) E’ invece uscito subito dall’inchiesta l’italiano con cui Litvinenko ha pranzato al ristorante Itsu di Piccadilly nel giorno fatale: Mario Scaramella. Questo individuo si presenta come «consulente della commissione Mitrokhin», ed è purtroppo vero, essendo stato assunto dal presidente della commissione stessa, ossia il giornalista-comico, e figlio di comici, senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti. Non a caso la Commissione Mitrokhin è finita come sappiamo, nel ridicolo. Scaramella, oltre che l’agente segreto del Guzzanti, è anche incaricato dell’ente parco del Vesuvio a Napoli per le costruzioni abusive che vi sorgono (anni fa fu coinvolto in una sparatoria con camorristi). Ha avuto guai giudiziari ormai superati, dice lui. Dice inoltre di essere docente universitario in due università: una in California e una (ahimè) in Colombia. Scaramella è una fonte inesauribile di rivelazioni e dossier esplosivi: tempo fa confidò all’Espresso che proprio davanti a Napoli (casa sua), in fondo al mare, giacevano bombe atomiche perdute decenni fa da un sommergibile sovietico. Il personaggio continua a godere la piena fiducia del senatore Guzzanti: il quale adesso sostiene di essere lui nel mirino di Putin, e chiede una scorta a spese del contribuente. Ci permettiamo di dubitare che il Cremlino abbia l’animo di intaccare le sue scorte di Polonio 210, così rare e rapidamente biodegradabili, per chiudere la bocca di Guzzanti. Se così non fosse, anche tutti gli altri comici sarebbero in pericolo, da Luciana Litizzetto a Gene Gnocchi.