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DALLA LIBIA CON AMOREFURORE

DI FULVIO GRIMALDI
fulviogrimaldi.blogspot.com

Tra Gheddafi e Mladic, l’onore di Tripoli, il disonore del “manifesto”

Torno da Tripoli, Libia, con nelle orecchie ancora lo schianto delle bombe che hanno incenerito, secondo la Nato, “otto navi da guerra di Gheddafi che sparavano sui civili di Misurata” che poi, quanto a quelle che ho visto esplodere e incenerirsi nel porto commerciale di Tripoli, erano due motoscafi della Guardia Costiera, fermi lì causa blocco navale Nato fin da quando li vedevo dal vicino albergo a metà aprile, e un cargo da trasporto pieno di rifornimenti per un popolo che si vuole gaza-izzare. Basta vedere le file chilometriche delle auto ai distributori di benzina, nel paese più ricco di petrolio di tutta l’Africa, per capire che paralisi e agonia tipo Gaza o Iraq è nei piani di chi dall’ONU era stato autorizzato soltanto a inibire voli e uccisione di civili. Le raffinerie erano già poche e ora sono in massima parte sotto controllo dei mercenari Nato di Bengasi. Si incomincia a non riuscire più a raggiungere la scuola, l’ospedale, il mercato, gli uffici, i parenti, il lavoro. E da fuori la grande armata Nato, che fa affogare i migranti in fuga dalla Libia perché l’aggressione gli ha fatto perdere lavoro, casa, scuola, sanità, dignità, blocca perfino la benzina per i trasporti privati (i mezzi armati corrono su nafta), come anche farmaci e soccorsi di ogni genere. Hanno imparato dall’assedio di Gerusalemme. Poi Goffredo da Buglione è entrato e ha ammazzato i morti di fame e di sete. Tutti.

E pensare che Gheddafi stava realizzando l’Ottava Meraviglia del Mondo, come la chiamavano i tecnici, pescando dal mare fossile sotterraneo di acqua dolce, con seimila chilometri di acquedotti a ragnatela su tutto il territorio, acqua d’irrigazione e potabile per sei milioni di libici e per mille anni. Già, sei milioni da decimare alla maniera di Graziani che, a forza di veleni nelle acque e iprite in testa, fece fuori un terzo della popolazione libica. Da decimare oggi quasi tutti, giacchè cinque milioni insistono a riconoscersi nel governo sovrano della Jamahiriya, repubblica popolare socialista delle masse, mentre solo un milione è sotto dominio dei tagliagole monarco-integralisti bengasiani che ogni due per tre, non avanzando di un metro causa deficienza di consenso popolare, invocano più bombe Nato sul proprio popolo. E di questo milione vai a sapere quanti di cuore e cervello e non per terrore da pogrom sostengono i vendipatria assoldati dai predatori planetari. Se è vero, come nessun organo d’informazione si è peritato di riportare, ma come abbiamo visto alla tv libica (voce da sopprimere), che a Bengasi è in corso una rivolta contro i “giovani rivoluzionari” del “manifesto” e che in tanti quartieri risventolano le bandiere verdi della libertà. Non è bastato, agli sgherri di Sarkozy e ai fantocci di Obama far fuggire 70mila persone dalla città, eliminare centinaia di famiglie che non condividevano una “rivoluzione” nel nome della Sharìa e di Bill Gates e sgozzare tutti i lavoratori neri incontrati per strada.

Viaggio verso casa e mi circondano gli spettri dei 19 morti ammazzati nel sonno la sera dopo il glorioso assalto alle barchette. “Colpito il compound di Gheddafi” con 15 incursioni in mezz’ora. Sarà. In quel caso hanno massacrato qualcuno delle migliaia di ragazzi, donne, patrioti, che ogni notte stanno lì a cantare e a sfidare nei luoghi-simbolo del loro leader, dove ovviamente non c’è più alcun bunker (quelli stanno tutti a Washington) e che è già stato sbriciolato ripetutamente, alla faccia di quegli impertinenti scudi umani. Ma, visto che il famoso compound, già bombardato dal pirata Reagan nel 1986, sta in mezzo alla città, magari hanno mirato proprio all’attraente agglomerato di case e di vite civili che lo circondano. Me lo fa immaginare, e nemmeno tanto a pene di segugio, quel palazzo polverizzato tra le cui macerie e disegni di bambini per terra e sugli alberi, tra le ultime mura sbrecciate ancora perpendicolari, avevo incontrato i resistenti Ali Mohamed Mansur, Nuri Ben Otman e Leila Salah Ashur. Il primo presidente del’Associazione di Amicizia Libia-Palestina, il secondo segretario dell’Associazione di Amicizia Italia-Libia (!), la terza presidente dell’Associazione delle Donne Libiche (“Con Gheddafi le donne di Libia sono diventate donne vere, da fantasmi che erano, sono diventate la componente di maggior peso della società”).

Già, quell’edificio, a due passi dal mio albergo, sulla passeggiata del lungoporto e in pieno nuovo quartiere residenziale, scaturito dal piano “650mila nuove case popolari” del governo Gheddafi, ora interrotto dalla missione umanitaria “protezione dei civili”, era frequentato da gente così. Era il palazzo che ospitava alcune delle organizzazioni che da noi si chiamano della “società civile”. Ovvio obiettivo per chi punta a “strutture militari e governative”. Bersaglio da privilegiare per quel gaglioffo britannico, comandante in capo, che annuncia “e ora diamoci dentro contro le infrastrutture di Gheddafi”. Quali infrastrutture più strategiche che dei bambini, magari orfani, magari down, magari disabili? C’erano quelli della Palestina (e si capisce l’accanimento della Nato, braccio armato anche di Sion), quelli delle amicizie con altri paesi (compresi i paesi che gli stanno infilando pugnalate nella schiena a protezione degli amici in zona che tagliano gole), quelle delle donne, quelli degli orfani, disabili e down da assistere e istruire. Ho una ripresa che fa la panoramica dall’insegna “Istituto per l’avanzamento dei bambini con sindrome down” al fondo del corridoio nel quale si rovesciano le macerie dei tetti sfondati e dal quale si intravvede il giardino dei giochi, ora frequentato da palme spezzate e ferraglia contorta. Civili da salvare. Sento dire: “I nostri bambini non sono più qui, si sono dispersi, chissà come faranno ora. Ma noi restiamo qui, tra mobili sfasciati e mura pericolanti, nelle polvere delle macerie. Siamo legati a questo posto, non diamo a nessuno la soddisfazione di lasciarlo, anche se ci scagliano altre bombe in testa. I bambini presto o tardi torneranno”. Così si parla dalla parte di Gheddafi.

Appunto, c’è società civile e società civile. Quella nostrana è melma collaborazionista, quella loro sono 2000 capitribù, in rappresentanza di tutte le tribù libiche, che a Tripoli hanno confermato la loro fedeltà al governo legittimo, smascherato l’ipocrisia dei salvatori di civili, denunciato gli ascari del nuovo colonialismo. Quella loro sono le migliaia di donne riunite in assemblea per respingere ricatti e divisioni, resistere in difesa del loro paese e delle conquiste realizzate, e che poi sono marciate sul fortino della sparuta stampa internazionale presente (stanno tutti a Bengasi), l’Hotel Rixos, per esigere che la si smetta con le menzogne, le falsità, gli occultamenti. Rintanati tra i cristalli e gli stucchi del loro dorato e ben protetto rifugio, i peripatetici dell’informazione a la carte colonialista, non hanno scritto un rigo o emesso un fiato. In testa alla marcia delle donne libiche un’intemerata italiana, Tiziana Gamannossi, unica imprenditrice che non si è fatta coniglio, o traffichina vorace alle porte di Bengasi. Uno straccetto di bandiera italiana da non sfregiare.

Qualcuno è sfuggito all’operazione “Civili da salvare” lanciata dalla risoluzione ONU 1973. Li incontro nel modernissimo ospedale “Al Khadra”, anch’esso in pieno centro: c’è un giovane con le gambe tagliate al ginocchio, la foto di Gheddafi sopra il letto e le dita degli arti residui levati a V; una bambina, Leila, di due anni, intubata e rotta dallo stomaco alla gola, un ragazzo in coma, più bende che pelle, attaccato a una macchina che fa bip-bip lentamente. E proprio allora un altro schianto, vicino, un altro ancora, corriamo sul balcone, filmo a mezzo chilometro, tra case e alberi una gigantesca nuvola di fumo nero. Altri missili a difesa dei civili. Accanto a me infermiere e pazienti, come sempre, inesorabilmente, sparano al cielo il grido della Libia: “Allah, Muammar, Libya u bas”. Dio, Muammar, Libia e nient’altro. Così è. Così sarà, che al “manifesto” dei “giovani rivoluzionari di Bengasi” piaccia o no.

Torno da Tripoli, dopo aver visitato alcune delle 70mila famiglie fuggite ai mercenari Nato e ora sistemate alla meglio nelle case degli operai stranieri fuggiti dopo la chiusura delle loro imprese. Ne hoincontrato uno, Nasser Ali Sajer Attagag, 29 anni, da Misurata, catturato il 18 marzo della forze lealiste del “Popolo in armi”. Dead man walking, è un morto che cammina, ce l’ho ancora in pancia con la sua faccia spenta e i suoi racconti dell’orrore, dei soldati libici sgozzati, tagliati a fette, appesi davanti al palazzo di giustizia, chiusi nel congelatore di una macelleria, delle famiglie pro-Gheddafi pestate a morte, delle loro figlie sequestrate, consegnate ai “giovani rivoluzionari”, violentate, i seni tagliati, morte dissanguate nel corso della “festa della rivoluzione. Ascolterete tutto, vedrete i documenti, nel prossimo documentario “Maledetta primavera – rivoluzioni, controrivoluzioni e guerre Nato nel mondo arabo”. Un omaggio particolare a Rossana Rossanda e affini.

Torno da Tripoli e, non potendo fare a meno di leggere di Fincantieri e oscenità berlusconiane, scivolo sulla pagina-vomito del “manifesto”, redatta tutta da Tommaso de Francesco, a celebrazione della cattura di Radko Mladic, con tanto di box dedicato all’escort di Clinton e parca manidiforbice di Milosevic e della Serbia, Carla del Ponte, magistrato integerrimo del Tribunale Nato dell’Aja. Mladic e ancora l’infame balla di Sebrenica, a dispetto di tutte le prove che la smentiscono, a dispetto delle migliaia di ricomparsi dei presunti 8mila trucidati. Un soffietto di questo presunto difensore della Serbia a coloro che l’hanno sbranata, un gradino della scala al patibolo (lo faranno morire in carcere come Milosevic, incapaci di provare alcunché) per colui che, a differenza dei fascisti croati e bosniaci, cari alla marmaglia democratica sinistra-destra occidentale, non sterminava per accaparrarsi terre e beni altrui, ma difendeva l’unica vera autodeterminazione dei popoli di tutta la vicenda jugoslava. Mancano la parole. Se non per dire che tout se tien, le brigate internazionali invocate da Rossanda a sostegno degli sgherri Nato bengasiani, gli orgasmi sulla vendetta colonialista contro i patrioti della Jugoslavia socialista e sovrana, Vendola, il Forum Palestina, l’intera cloaca finto-pacifista e finto-dirittoumanista e le grasse risate della cupola necrocrata sul capolavoro finale del nostro taffazzismo.

Fulvio Grimaldi
Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.com
Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2011/05/dalla-libia-con-amorefurore.html
28.05.2011

Pubblicato da Davide

19 Commenti

  1. Diciamo pure le cose come stanno: anche Strada ha preso parte alle manifestazioni dei pacifinti, e ho sentito con le mie orecchie un esponente di Emergency fare la solita filippica a favore dei bombardamenti umanitari. Ma non si salva proprio nessuno?

  2. singolare che Fulvio Grimaldi, che è stato scortato notte e giorno dai funzionari governativi affermi che in Libia ci sia libertà e che i giornalisti del rixos dicano balle dal loro ‘rifugio dorato’. Perchè il più grosso propugnatore di menzogne è chi non vuole vedere la verità. E come si fa a conoscerla se si fanno due capatine in un paese pretendendo poi di conoscerlo a menadito? Ma vediamo alcune delle fanfaronate sparate: 1) La storiella delle navi della guardia costiera definite da Grimaldi motoscafi. E qui o ci è o ci fa. Le navi, sei, erano: due pattugliatori (sotto i 50 metri), due corvette (fino a 50 metri) e una fregata (fino a 100 metri). Le navi saranno state anche della Guardia Costiera Libica, ma non risulta a nessuna marina che si impieghino fregate (navi oltre i 100 metri), e pattugliatori debitamente armati di lanciamissili e cannoni Otomelara per fermare i clandestini. Il punto non è che siano state usate o meno per arrivare ad attaccare Misurata, il punto è che erano obbiettivi militari e come tali sono stati colpiti.
    2) la questione dei capitribù. Intanto non erano duemila, come non erano migliaia le donne arrivate davanti all’Hotel rixos ma meno di 100 (a essere buoni 50), tra le quali le solite attiviste che regolarmente vengono a far casino fuori dall’hotel. La verità anche qui viene travisata e non c’era nessuna televisione (e non è vero perchè tre troupe stavano riprendendo, compreso una della rai) perchè la manifestazione era ciclica e una notizia quando è data una volta non è più una notizia. Grimaldi, che ha lav9orato in Rai, dovrebbe saperlo ma fa orecchie damercante. L’eroe Grimaldi che non è andato da nessuna parte senon accompagnato dagli sgjerri di regime invece di denunciare l’impossibilità di lavorare fa dei panegirici al sistema di controllo poliziesco che controlla i media. Grimaldi che non sanulla dei riformisti nel paese perchè non li ha mai incontrati (per intenderci quelli di Libya al Ghad, di Seif al Islam).
    4) la panzana di bengasi non è mai stata fatta vedere nessuna manifestazione di bengasi in televisione

  3. Vedo dagli interventi che si è ormai vicini a dare come veritiere le menzogne del nano demente Sarkozy, del decerebrato Cameron e del serial killer nonché premio Nobel per la pace “abbronzato”.
    Come mai questi tre avanzi di galera sono concordi e decisi nel dire che Gheddafi se ne deve andare, omettendo chiaramente di specificare, all’altro mondo?
    Come mai ogni tentativo di risoluzione politica prospettata da varie entità è affossato da questi gaglioffi criminali?
    Ci ricordiamo cosa disse il rappresentante russo all’ONU riguardo alla risoluzione 1973.
    Chissà perché questa tragedia mi fa venire mi mente la favola di Fedro “Lupus et Agnus”.
    Quanto manca all’arrivo del cacciatore alla ricerca della pelle di lupo da utilizzare come scendiletto?!

  4. Cacchio, non sapevo che anche alle navi venisse applicata la “no fly zone”… vai a fare propaganda da un’altra parte, venduto agli sterminatori di cittadini inermi che non sei altro. Accompagnato o no dagli sgherri del regime, la domanda è: ma le bombe della NATO hanno effettivamente ucciso e mutilato civili oppure sono menzogne anche queste? Rispondi se hai il coraggio.

  5. piano piano ci arrivate…. vi parlavo di Strada DUE anni fa in questi termini… 😉

  6. Sofia, la moglie di Muammar Gheddafi che ha perso un figlio in uno dei raid della Nato in Libia, ha accusato le forze dell’Alleanza Atlantica di avere commesso “crimini di guerra”. Intervistata per telefono dalla Cnn, la moglie del raìs ha detto di non essere stata presente al momento dell’attacco. Secondo la donna la coalizione guidata dalla Nato viola il mandato dell’ONU che parla soltanto della protezione dei civili.

    Su quest’ultimo punto credo che siano tutti d’accordo.

    E sostanzialmente approvo l’articolo di Fulvio Grimaldi

  7. Io sarei piu’ per Plauto o Hobbes nella versione moderna:”Homo homini lupus”…Gli uomini hanno ormai abbandonato ogni spirito di amore fraterno…Il denaro illusorio regna sovrano…ed ogni spirito di umanità suona il suo requiem…

  8. Mi sembra chiaro e lampante come l’acqua che vogliono privatizzare…quand’è che le persone cercheranno di ottenere una vera vita?quand’é che smetteranno di sopportare questo sistema marcio e guerrafondaio…che ci sta portando e ci porterà nell’abisso piu’ nero del nero?Dare una risposta a questa domanda è arduo tanto quanto credere in un Dio che muore nel cuore degli uomini…

  9. Vi invito a leggere questo articolo a firma di Lucetta Scaraffia apparso (calma ragazzi !) sull’ Osservatore Romano. Ci sono notizie di “prima mano” raccolte in tempi non sospetti (l’articolo è del 6 giugno 2008),
    provenienti da un testimone non sospetto (Mons. Giovanni Martinelli), che gettano luce sulla questione libica proprio lì dove i Sarkò, i Cameron e gli Obama di turno, assititi da”pifferai” di parte, come il sionista Bernard-Henry Levy o come il “nostro” Ministro Frattini, gettano ombre.

    http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/interviste/2008/131q07a1.html

  10. se il vaticano e’ meno schierato di emergency e vendola siamo proprio messi bene…..

  11. CI ARRIVATE? Chi sarebbero costoro?

  12. Gino Strada è un imperialista. Qualcuno lo vede? di Paolo Barnard

    Re: GINO STRADA E’ UN IMPERIALISTA. QUALCUNO LO VEDE ? (Voto: 1)

    di Tonguessy il Lunedì, 19 aprile @ 01:27:18 CDT
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    Credo si tratti di demenza senile. O forse sono gli ultimi stadi della sifilide.

    Re: GINO STRADA E’ UN IMPERIALISTA. QUALCUNO LO VEDE ? (Voto: 1)
    di Tonguessy il Lunedì, 19 aprile @ 02:09:57 CDT
    (Info Utente | Invia un Messaggio)

    Più che meningi di Barnard credo si tratti di meningite acuta. O, come ho
    scritto sopra, di demenza senile. O forse ancora di sifilide, con tutte
    quelle donne che gliela danno, sai com’è…..

    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6965

  13. Sul serio. E’ una, purtroppo, constatazione, davvero agghiacciante.

  14. ho risposto e il mio commento è stato cancellato. non sono credibile? rimani con le tue povere verità preconfezionate. tra te e i propugnatori di democrazia targata nato non ci sono differenze. l’unica differenza tra me e te è che io almeno qui a tripoli ci sono.

  15. fulvio grimaldi ha girato documentari che andrebbero trasmessi a scuola per mettere in guardia le nuove generazioni sulle superballe mediatiche trasmesse da tv e giornali. incredibilmente pure nell’estrema sinistra esistono persone che condannano le analisi del buon fulvio. ci mancherà poco che verrà tacciato per fascista solo perchè tende a difendere a spada tratta l’indipendenza e i nazionalismi di stati sovrani a rischio di invasione armata da parte dei cosiddetti paesi democratici.

  16. Grimaldi come sempre grida alla manipolazione e poi ne diventa l’attore principale. Non capisco perchè il fantomatico Nasser da lui incontrato debba essere credibile e chi denuncia le oscenità dell’esercito lealista dica solo menzogne. Non capisco il perchè di tutta questa propaganda menzognera a senso unico a favore di Gaddafi (le balle dei 2000 capi tribù e delle manifestazioni “spontanee” sono proprio grosse da digerire), questo embedded job fatto stando a Tripoli evitando di parlare con qualsiasi persona che sta ad est di Misurata come fossero tutti untori della peste CIA e NATO (tutti, badate bene, dal primo all’ultimo) questo negare qualsiasi opposizione civile e capace di pensiero proprio contro un regime di assassini che di socialista non ha NULLA (se si ascoltano bene i discorsi di Gaddafi si evince chiaramente che disprezza il concetto di democrazia perchè considera il suo popolo inadatto ad essa).
    Con questo non nego affatto la mostruosità dell’intervento occidentale, è che gente come Grimaldi non si rende conto di sostenere un potere dominante assassino solo perchè si dice anti imperialista.
    Ma la vera mostruosità viene nell’ultimo paragrafo che fa l’apologia di Ratko Mladic, un razzista omicida considerato un “patriota” (e qui Grimaldi si colloca a lato di un triste figuro come Borghezio) stigmatizzando sull’entità della strage di Srebrenica, mostrando una incredibile mancanza di “pietas” umana, come se a morire invece di 8 mila fossero stati 80 potesse cambiare la tragedia che è stata quella strage per le persone che l’hanno sofferta e le responsabilità di quel porco militare nazionalista.
    A Grimà, ripijate…

  17. Noto con piacere che hai un nitrito file contenente nomi, commenti e link su chi si è espresso in modo fortemente contrario al tuo idolo. Le trovo tecniche da STASI, se devo essere sincero. Per quello che vale, si legge solo una data, 18 Aprile, ma non appare l’anno.
    Non serve a nulla, l’ideologia rimane ideologia, tanto relativamente alla STASI che a Barnard. L’articolo in questione non ha nulla a che vedere con la Libia. L’afganistan è stata oggetto di due importanti invasioni che hanno causato 500.000 ORFANI CON AMPUTAZIONI, giusto per dire. Strada, nel bene e nel male, ha cercato di alleviare quelle terribili condizioni. Con la Libia la storia è totalmente diversa, ma su questo non serve ragionare, molto meglio tirare fuori la questione del callo pestato nel 2001, atteggiamenti tipici di chi oltre l’ideologia non sa offrire di meglio.
    Allega questa mia risposta al file in tuo possesso, e ritirala fuori tra qualche anno, in contesti assolutamente diversi. Ti piace fare così, no?

  18. il mio commento e’ basato su quello che tu pensi ora di Gino Strada riferendomi al tuo commento e quello che stavi dicendo all altro utente.
    Ho voluto rinfrescarti la memoria e ricordarti quando due anni fa Barnard diceva che Gino Strada e’ un servo dell’imperialismo e tu lo hai insultato pesantemente.
    Ho notato una grande discrepanza sul tuo commento attuale e quello di due anni fa .
    Come avrai sicuramente notato il link che ho messo si riferisce all’archivio storico di Comedonchisciotte controllabilissimo da tutti Aprile 2009.
    Il soggetto dell’argomento era Strada e non l’Affaganistan e gli insulti a Barnard erano su Strada e non sull’Afganista.
    Io stimo Barnard per la sua coerenza, tu invece non sai neanche cosa significa essere coerenti e questo tuo commento lo dimostra chiaramente.

  19. “tu invece non sai neanche cosa significa essere coerenti” lo dici a tua sorella e ai tuoi parenti. Nonchè al tuo guru, che diceva non avrebbe MAI PIU’ SCRITTO SU INTERNET. Coerenza, eh?

    Ripeto qui la mia analisi, ancora oggi: Strada in Afganistan ha aiutato i civili e ti sfido a dimostrare il contrario. In Libia vuole aiutare i rivoltosi, e fa una bella differenza. Sicuramente è inutile che te lo spieghi per la seconda volta, quindi passo e chiudo.