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DAL MASSACRO DI TIENANMEN ALLE PROTESTE DI LHASA


DI XIAOPING LI
Global Research

Mentre leggevo e guardavo la cronaca sui “contestatori” tibetani scatenare la loro rabbia “repressa” contro i civili Han a Lhasa il 14 marzo 2008, avvertivo un’opinione comprensiva dei giornalisti che descrivevano delle azioni violente come una “prova” della “stretta di Beijing” sul Tibet, mentre nella loro cronaca le vittime erano quasi invisibili.

Cronaca non imparziale, pensai. Osservai in rete e trovai resoconti di testimonianze oculari da parte di turisti occidentali. Descrivevano “folle in tumulto” “impazzite” in “sommosse” e mostravano video di civili inseguiti, lapidati e picchiati. Provai simpatia per le vittime.

Quindi, incontrai per caso un ritaglio video della CTV, una rete televisiva nazionale del Canada, che mostrava poliziotti nepalesi dal viso scuro picchiare dimostranti tibetani con randelli mentre un tibetano parlava dei cinesi che reprimevano le proteste. Mi resi conto che un simile innesto era una grossolana falsificazione.Non pareva essere un errore poiché trovai falsificazioni simili in altri quotidiani mainstream e programmi TV occidentali. Iniziai a chiedermi: Vi è una cospirazione occidentale per denigrare la Cina? Oppure questo è soltanto un riflesso del sentimento dell’occidente verso il problema del Tibet?

Ad ogni modo, la mia fiducia nell’imparzialità ed obiettività dei media occidentali iniziò a vacillare. Mi chiesi se ero stato ingannato dal loro resoconto del “Massacro di Tienanmen”.

Mentre ero uno studente all’Università di Toronto, coordinai, immediatamente dopo il “Massacro”, la campagna per inviare via fax rapporti con immagini degli uccisi da Beijing ad altre parti della Cina, per raccontare la verità alla gente.

I miei genitori in Cina mi avevano avvisato di non partecipare ad alcun movimento politico dal momento che durante la Rivoluzione Culturale mio padre era stato incarcerato per quattro anni senza un processo e tutti nella mia famiglia erano stati coinvolti.

Ma non ritornai in Cina. Ero stato sbattuto fuori dalla Cina dalla dichiarazione al mondo del governo che “in Cina non esistono omosessuali”.

Per i miei colleghi studenti “massacrati” in Piazza Tienanmen, dovevo fare la mia parte per diffondere i resoconti della verità dei media occidentali in altre parti della Cina, al sicuro dal Canada.

Uno dei destinatari dei nostri fax ci rispose via fax per ringraziarci di aver raccontato la verità. Quindi, ci dissero di smettere di inviare fax perché erano state stazionate guardie presso le macchine fax. Il governo cinese affermava che nessuno morì in Piazza Tienanmen.

Mi rifiutavo di crederci.

Ora, dopo essere stato testimone della cronaca distorta dei tumulti di Lhasa da parte dei media occidentali, non ero così certo se il “Massacro” che mi era stato raccontato fosse vero.

Ho svolto ricerche in rete e ho scoperto un documentario in 20 segmenti in cinese. Faceva la cronaca del movimento studentesco di Tienanmen con interviste ai capi degli studenti e ad altre personaggi di primo piano su Piazza Tienanmen. Sembrava credibile. Rivelava fatti che prima non conoscevo.

Alcuni che facevano sciopero della fame in realtà mangiavano. Avevo visto un video del governo cinese che mostrava alcuni che facevano sciopero della fame, compreso il leader degli studenti Wuer Kaixi, mangiare in un ristorante e lo accantonai, in parte perché non lo avevo visto nella cronaca dei media occidentali.

Non vi fu nessuna democrazia in Piazza Tienanmen. Chiunque controllava l’altoparlante parlava per conto di tutti. Fazioni di studenti combattevano per controllare l’altoparlante. Giornalmente vi erano circa tre-quattro colpi di mano.

Dopo che il governo aveva fatto una concessione dopo l’altra alle richieste degli studenti, il 27 maggio 1989 una coalizione di leader degli studenti e di lavoratori ed intellettuali sostenitori concordò che gli studenti avrebbero lasciato Piazza Tienanmen il 30 maggio, in modo che potessero, come da lungo sosteneva il leader studentesco Wang Dang, continuare a portare avanti la democrazia delle associazioni di base nelle città universitarie.

Ma i capi degli studenti radicali cambiarono idea e decisero di restare nella piazza. Uno di loro era il comandante in capo Chai Ling.

Chai Ling aveva confidato ad un giornalista americano: “ciò che in realtà speriamo è un massacro, il momento nel quale il governo non ha altra scelta che massacrare sfacciatamente la gente… Non posso dire tutto ciò ai miei colleghi studenti. Non posso dir loro chiaro e tondo che dobbiamo utilizzare il nostro sangue e le nostre vite per invitare il popolo ad insorgere”.

“Resterai nella piazza tu stesso”? chiese l’intervistatore.

“No, non resterò”.

“Perché”?

“… Voglio vivere”.

Questo spiegava perché, nelle ore del mattino del 4 giugno, quando le truppe entrarono dalla periferia di Beijing verso Tienanmen, sparando sui civili che bloccavano le strade lungo il percorso, Chai Ling insisteva perché gli studenti restassero nella piazza.

Comunque, un popolare cantante di Taiwan, Hou Dejian, che dal 2 giugno era nella piazza in sciopero della fame per dimostrare solidarietà con gli studenti, circa alle 4.30 negoziò attraverso un comandante militare un accordo per permettere agli studenti di andarsene pacificamente.

“Corremmo fuori dalla piazza dall’angolo di sud est. Ero vicino alla fine della linea”, ha detto Liang Xiaoyan, un lettore dell’Università di Studi Stranieri di Beijing.

(IL giorno seguente, iniziai a coordinare la campagna di fax per raccontare alla gente in altre parti della Cina del “Massacro di Tienanmen”).

“Alcuni dissero che nella piazza erano morti in duecento ed altri affermarono che morirono in duemila. Vi erano anche storie di carri armati investire studenti che cercavano di andarsene”. In una intervista Hou Dejian disse: “Devo dire che non vidi nulla di questo. Non so dove l’abbiano visto quelle persone. Io stesso mi trovavo nella piazza fino alle sei e mezzo del mattino”.

“Continuavo a pensare”, continuò. “Utilizzeremo delle menzogne per attaccare un nemico che mente”?

Il Massacro di Tienanmen non è mai avvenuto! Il mio cuore scoppiava. Ho inviato in Cina fax di menzogne. No, questo non può essere vero. Questo documentario, in cinese, probabilmente è fatto dal governo cinese.

Alla fine del film, vidi i titoli di coda:

Prodotto e diretto da

Richard Gordon

Carma Hinton

Sentivo che avrei avuto a che fare con la mia coscienza per il resto della mia vita. Si, molte persone morirono a Beijing il 4 giugno. Un mio ex compagno di classe vide un uomo cadere dalla bicicletta dopo essere stato colpito quando scappavano tutti via da Piazza Tienanmen. Ma nella piazza non vi fu nessun massacro.

Cominciai a capire la saggezza nell’avvertimento dei miei genitori. Vero, in qualsiasi confronto politico, le parti opposte sarebbero invogliate ad utilizzare menzogne per ottenere giustizia e gli ingenui partecipanti verrebbero presi nel mezzo. Credere ciecamente ad una delle due parti sarebbe pericoloso.

Mi chiesi se i media occidentali avessero riferito del movimento studentesco di Tienanmen con occhio critico, invece che con indulgenza romanticizzata. Forse gli studenti cinesi di Piazza Tienanmen, che ammiravano tanto la democrazia occidentale da avere eretto la statua della “Dea della Libertà” in Piazza Tienanmen, potevano seguire i suggerimenti più concreti di Wang Dang e Hou Dejian di lasciare Piazza Tienanmen e continuare il loro movimento democratico a livello di base nelle università. Il 4 giugno lo spargimento di sangue nelle strade che portano a Piazza Tienanmen forse poteva essere evitato.

I media occidentali hanno una potente influenza su coloro che desiderano la democrazia. Questo è stato il caso nel 1989 a Tienanmen. I media mainstream sono potenti nell’influenzare chi ha la peggio nelle società occidentali. Anche questo è stato il caso nel 1989. Io, come molti studenti cinesi in occidente, sentimmo una spinta di auto-rispetto quando i media portavano la cronaca positiva alle nostre manifestazioni a sostegno degli studenti a Beijing. Non così molto tempo fa, ci sentivamo guardati dall’alto in basso per il nostro cibo puzzolente, l’inglese scarso e le sporche Chinatown. Improvvisamente, venivamo guardati con rispetto.

Non è troppo tardi per i media riferire sulle questioni del Tibet con occhio critico, che in definitiva beneficerà i tibetani, i cinesi Han, le Olimpiadi ed il mondo.

Versione originbale:

Xiaoping Li
Fonte: http://globalresearch.ca
Link: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=8635
10.04.2008

Versione italiana:

Fonte: http://freebooter.da.ru/
13.04.2008

Traduzione a cura di Freebooter

Pubblicato da Davide

2 Commenti

  1. Possibile che nessuno, e dico NESSUNO, si sia reso conto che i fatti qui riportati sono di un’irrilevanza colossale?
    Ma dove crede di vivere Xiaoping, nell’Isola che non c’è?

    A parte che mi piacerebbe sapere dove ha trovato questo fantomatico documento in cinese via web. Ma a parte questo…

    1) “Non vi fu nessuna democrazia a Tienanmen per il possesso dell’altoparlante.” Immagino Xiaoping non abbia mai partecipato ad una protesta dura, altrimenti credo che nemmeno si sognerebbe di pensare
    ad un possesso democratico dell’altoparlante

    2) L’utilizzo di martiri per la causa è pratica consolidata. Se ciò che si racconta è vero possiamo attribuire un giudizio morale negativo, ma in quanto a realismo politico niente da dire.
    Inoltre “farsi massacrare” è di gandhiana memoria e non giustifica in alcun modo il “massacratore”.
    Altrimenti Israele sarebbe giustificato a fare quello che gli pare, utilizzando lo stesso metro

    3) Dire che a Tienanmen non è morto nessuno è un insulto all’intelligenza.
    Perfino le fonti cinesi e sovietiche parlano di morti. Potranno essere numeri gonfiati quelli occidentali, ma questo non cambia il significato di quell’evento.

  2. Come hai ragione, Drachen: volevo farlo, poi ho ritenuto che fosse così insulso ed inconcludente che non meritasse nemmeno risposta. Visto che tu hai provveduto, mi associo in toto al tuo commento. Carlo Bertani