DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com
Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar. Chi non l'ha sentita canticchiare almeno una volta nel corso della sua vita, un motivetto canoro ormai di vecchia data che ricorda un'epoca ormai passata in cui chi era giovane sognava di andaresene via dall'Italia per trovare un posto di lavoro. Forse l'anno venturo qualche rapper italiano (confido in Fabbri Fibra) proporrà un rifacimento musicale all'industria discografica per lo scenario italiano, magari qualcosa del tipo "Mamma mia dammi 1000 euro che all'estero me ne voglio andar". L'Italia è stata assogettata al dictat delle privatizzazioni e della concorrenza sleale: si è fatto l'impossibile per distruggere quello che è stato costruito dal dopoguerra ad oggi, soprattutto il cosidetto vantaggio competitivo italiano non esiste più. Interi distretti industriali messi in ginocchio e decimati per aver abbracciato il pensiero globalizzante.
Mi fanno ridere queste farse politiche (rosse, nere, azzurre e verdi) che ora lanciano moniti sui livelli occupazionali in Italia, mi sembra di vedere una banda di piromani che grida "al fuoco, al fuoco". Nessuno di loro è più attendibile o credibile, spero che presto uno tsunami elettorale (http://www.youtube.com/watch?v=2lOrwLu8sjA) li spazzi via nel dimenticatoio per sempre, assieme a tutte le loro beghe di partito e le deliranti notizie di gossip. Ho intervistato in questi giorni alcuni imprenditori dei distretti conciari italiani, Arzignano (Vicenza) e Santa Croce sull'Arno (Pisa): ormai non hanno più lacrime per piangere. Migliaia di imprese non esistono più, cancellate anagraficamente come i database colpiti da un virus informatico. Siamo forse l'unico paese al mondo che non si difende, che consente l'ingresso indiscriminato tanto di lavoratori quanto di merci (alimentari e non) che compromettono sia i postii di lavoro italiani e sia i prodotti tipici italiani. Chi si approvigionava del prodotto finito italiano adesso si rivolge altrove per prodotti meno costosi realizzati in Oriente, con inquietanti interrogativi sullo sfruttamento degli allevamenti intensivi e sull'inquinamento ambientale. A questo bisogna inoltre aggiungere tutti gli imprenditori conciari che continuano a fare "resistenza" confidando nella vocina interiore che suggerisce loro di resistere perchè la cosidetta "crisi" presto finirà. Per resistere sono disposti a iniettare a fondo perduto denari e risparmi che avevano accantonato negli anni prima ritenendo che in un prossimo futuro lo scenario migliorerà. Certo che muterà, ma in peggio. Purtroppo anche loro finiranno male nonostante le loro buone intenzioni.
In Italia si è verificato proprio questo: fino a quando la torta era grande, c'era spazio e successo per tutti, mentre ora che siamo passati da un mercato concorrenziale ad uno competitivo, si è vista la differenza tra chi sa fare impresa e chi è imprenditore improvvisato. Ormai le cronache imprenditoriali si sprecano: anche il distretto della concia verrà sacrificato e centinaia di migliaia di posti (tra diretto ed indotto) saranno polverizzati. Purtroppo non si recupereranno mai più. A questo punto vorrei sapere come si dovranno riciclare o reinserire le persone che si troveranno senza occupazione. Alcuni giorni fa rincasando in treno, ascoltavo di nascosto le conversazioni di un gruppo di studenti universitari di Milano, che idealizzavano sul loro radioso futuro (secondo le loro aspettative) e sulla loro futura professione (e remunerazione). Poveri illusi. MI sembrava di ascoltare le esternazioni ed i sogni plagiati dei partecipanti di "Amici" condotto da Maria De Filippi. Inutile arrabbiarsi con queste generazioni di ragazzi, poco più che ventenni. La colpa non è loro, ma eventualmente dei loro stessi genitori, che hanno appoggiato ed osannato tanto a destra quanto a sinistra falsi profeti (da Prodi a Berlusconi), i quali hanno svenduto il futuro di questo paese e compromesso il benessere delle future generazioni.
Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link:http://www.eugeniobenetazzo.com/cuoi_e_buoi.htm
6.12.2009
oldhunter 7 dicembre 2009
Caro stefanoandrea,
ho amato la sinistra – e, ti sembrerà contraddittorio, anche una certa destra rivoluzionaria – che difendeva il popolo contro ogni interesse di parte e che combatteva per la giustizia sociale, per la salvaguardia dei deboli, per quella libertà che porta alla parità dei diritti e alla fratellanza. L’ho amata per anni quella sinistra ideale, combattendo anche in prima linea. Per scoprire, alla fine, che siamo stati tutti (sinistra e destra) ingannati, usati, portati al macello per l’interesse di pochissimi. La storia la scrive l’élite occulta, quella che vince ogni partita da almeno due secoli, che ci racconta favole a cui abbiamo creduto. Quando poi si scopre la prima verità, poi si cercano le altre. Come quella illuminante che sinistra e destra sono state ambedue sostenute per anni da banche americane e inglesi. O che le rivoluzioni ottocentesche delle massonerie nazionali (tutte di obbedienza anglosassone!) erano parte del piano che passava per la distruzione degli Imperi Centrali. Era forse una lotta di libertà? Tutt’altro. Il Risorgimento è una balla deamicisiana di cui ci resta solo il nostro squallido “Fratelli (massoni) d’Italia…” e un sud spogliato, avvilito e sempre più misero! Due secoli per giungere a questa Europa che di democratico non ha neppure il nome e al Trattato di Lisbona che statuisce la nostra eterna schiavitù. Oggi l’élite è uscita in parte allo scoperto (e per questo, se lo si vuole, la possiamo identificare) perché domina ogni fazione (le due esistenti sono solo facce di una stessa medaglia, qui da noi come altrove) e possiede tutti i principali mezzi di informazione (sarebbe meglio definirli di ‘formazione’ senza rispetto dell’individualità, come è per il vasaio incurante della creta) e soprattutto conosce a menadito i mezzi più sottili ed efficaci di signoria delle menti (Bernays docet) per cui certo non teme qualche voce dissonante su internet. Anzi, questa serve al suo gioco. Potrà infatti dire “vedete, siete liberi perfino di parlar male”. Ma quella voce dissonante è, comunque, sotto il controllo più completo del sistema (vedi Echelon e nostri servizi). In realtà, siamo tutti controllati e di te e di me, come di qualsiasi altro, sanno tutto e di certo, se diventassimo veramente pericolosi, interverrebbero prontamente. È il Grande Fratello di questa nuova ed orwelliana ”democrazia autoritaria” che impera ormai indiscussa. Credo proprio che non si tratti di sostituire i politici attuali con altri a noi più graditi. Questi sono solo esecutori, lacchè, marionette in un teatrino di cui tutti noi, ciechi, non sappiamo vedere il burattinaio.
Un caro saluto.