DI MASSIMO FINI
Il gazzettino
Quando, nel 1998, pubblicai per Marsilio «Il denaro "Sterco del demonio"», che Mondadori, di cui ero allora un autore, aveva rifiutato ritenendolo eccessivamente pessimista, il mondo occidentale, nonostante alcuni sordi scricchiolii, ben percepibili da chi avesse avuto orecchie per intendere, era ancora pieno di fiducia in se stesso, nel modello di sviluppo che aveva impetuosamente abbracciato a partire dalla metà del XVIII secolo, con la Rivoluzione industriale, basato sull'Economia, la Tecnologia e il Denaro che, come scrive Simmel, "è la tecnica che unisce tutte le tecniche" rendendole possibili.
Sono passati solo dieci anni e il panorama è completamente mutato. Tutto il mondo industrializzato, dagli Stati Uniti all'Europa, è attraversato da una profondissima crisi economica di cui, a dispetto degli ottimismi di facciata e di convenienza delle sue leadership, non si vede lo sbocco. E ciò è particolarmente inquietante e grave per un sistema come il nostro che ha puntato tutto sull'economia e ha fatto del denaro l'unico valore realmente condiviso: il "Dio Quattrino". Se infatti questo Dio fallisce non resta più niente non rimane che il deserto (altri mondi, quei pochi che non siamo ancora riusciti ad omologare del tutto, come l'Islam, possono almeno difendersi aggrappandosi al fanatismo religioso).
La globalizzazione, partita in sordina agli albori della Rivoluzione industriale, acceleratasi vertiginosamente nei due secoli successivi è arrivata infine, alla sua piena maturazione con l'adesione al nostro modello economico di Paesi come la Russia, l'India e la Cina, enfatizza e dilata infatti a dismisura le devastanti potenzialità del denaro che, essendo immateriale, astratto, concettuale, non conosce confini, barriere, ostacoli e là dove arriva ad imperare indisturbato divora l'uomo così come nei baracconi di una volta il boa divorava il coniglio tremante, braccato nell'angolo, di cui, una volta inghiottito, si intravvedeva ancora per qualche tempo, al di là del vetro, l'intera silhouette nella gola mostruosamente enflata del rettile. Noi siamo già nelle condizioni del coniglio, non più uomini ma silhouette di uomini, stilizzazioni, tragiche parodie, degradati a consumatori, a tubi digerenti, a lavandini, a water in cui deve passare nel più breve tempo possibile ciò che altrettanto rapidamente produciamo per compiacere e sfamare l'onnipotente Moloch che ci sovrasta. Non siamo più i padroni del meccanismo, che pur noi stessi abbiamo creato, ma i suoi servitori sempre più docili. Perchè il denaro non distrugge solo, oltre a quelle del cosiddetto Terzo Mondo, le nostre economie - il che è solo in apparenza un paradosso - ma disgrega l'uomo dall'interno, nei suoi nuclei costitutivi, antropologicamente, esistenziali, etici, rendendolo sempre più debole.
Il fatto è che il denaro, nella sua estrema essenza, è futuro, proiezione del futuro, rappresentazione del futuro, immaginazione del futuro, aspettativa nel futuro. E noi ne abbiamo immesso nel sistema una quantità così colossale, immaginaria (la moneta, che è anch'essa un'astrazione ma ha quantomeno una sua consistenza fisica, non esiste quasi più) da ipotecare questo futuro fino a epoche così sideralmente lontane da renderlo di fatto inesistente. E questo futuro orgiastico, che ci viene continuamente fatto balenare come la Terra Promessa, arretra costantemente davanti ai nostri occhi con la stessa inesorabilità dell'orizzonte davanti a chi, correndo a pazza corsa, abbia la pretesa di raggiungerlo.
Questo scherzetto atroce va avanti da troppo tempo per poter durare ancora a lungo. Dieci anni fa concludevo così il mio libro: in ogni caso questo futuro inesistente "dilatato a dimensioni mostruose dalla nostra fantasia e dalla nostra follia, un giorno ci ricadrà addosso come drammatico presente. Quel giorno il denaro non ci sarà più. Perchè non avremo più futuro, nemmeno da immaginare. Ce lo saremo divorato".
Quel giorno è già qui.
Massimo Fini
Fonte: www.gazzettino.it/
19.09.08
d
reza 22 settembre 2008
Chiunque si butta nell'acqua per salvare questo naufrago che è l'America, annegherà insieme ad esso, poiché il crollo previsto per l'America è il risultato della stupidità degli avidi e criminali che gestiscono questo paese.
Non meritano nessun aiuto e il più saggio sarà chi si tiene i danni che comunque arrivano per la stupidità degli americani, senza sperperarné altri per salvare quei criminali.
Questo non è una gara di solidarietà, l'America dell'era di Bush&Co ha distrutto il concetto di solidarietà.
Questa non è una crisi economica o di mercati, ad essere in crisi è, piuttosto, l'idea stessa di civiltà, Bush&Co hanno preso la tecnologia per la civiltà quindi, hanno usato la tecnologia per ingannare tutti, ivi compreso quei bigotti di americani che si fanno governare da questa banda di criminali, l'hanno usato per uccidere esseri umani innocenti, l'hanno usato per disinformare e l'hanno usato per arricchirsi con le guerre.
Complici della banda dei criminali di Bush&Co sono gran parte dei politici europei e quelli in molti altri paesi.
In occasione dell'attacco all'Afghanistan, il 92% del parlamento italiano ha votato per la guerra cioé, contro la costituzione del proprio paese ed oggi che i cittadini di quel paese stanno pagando un prezzo enorme per gli errori dei propri governanti, i politicanti europei vogliono tradire ancora una volta i propri popoli sprecando il denaro di questi popoli per andare ad aiutare chi ha corrotto i politici portandoli a tradire i propri valori.
Andate pure, aiutate quelli che hanno seppellito il diritto internazionale e le convenzioni sui diriti umani, aiutate gli invasori dell'Afghanistan e dell'Iraq e i creatori del Guantanamo che per sempre sarà la vergogna dell'occidente.
Essere contrari all'America di oggi è un imperativo morale per tutte le persone per bene che abitano il pianeta e chi li corre in aiuto è un traditore dell'umanità.