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CRISI ECONOMICA: L’ UNGHERIA SFIDA IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

DI JEROME DUVAL
mondialisation.ca

L’Ungheria, che dal 1° gennaio 2011 assumerà per sei mesi la presidenza dell’UE, subisce pesantemente le conseguenze di una crisi finanziaria che sembra non finire. Pur non essendo così distante dai parametri di Maastricht in materia di deficit pubblico (3,8% nel 2008), l’Ungheria è il primo paese dell’Unione europea ad aver ottenuto il sostegno finanziario della Troika costituita da: Fondo Monetario Internazionale, UE (Unione Europea) e BM (Banca Mondiale).

Nel mese di ottobre 2008 è stato concordato un piano di finanziamento di 20 miliardi di euro: 12,3 miliardi messi a disposizione dal FMI, 6,5 dall’Unione europea e uno dalla Banca Mondiale. Lo stock del debito è cresciuto in maniera automatica: oltre alla perdita secca dovuta al pagamento degli interessi, che aggrava il deficit, alla popolazione sono state imposte pesanti condizioni, l’aumento di 5 punti percentuali di IVA, attualmente al 25%, l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni, il congelamento per due anni dello stipendio dei funzionari, la soppressione della tredicesima per i pensionati, la riduzione degli aiuti pubblici all’agricoltura e al trasporto …

L’estrema destra entra in Parlamento

In passato l’Ungheria, governata dai socialdemocratici, era riuscita a tenere in piedi un sistema di relative garanzie sociali, ma l’attuazione delle misure di austerità imposte dal FMI, ha scontentato la popolazione e giovato alla destra conservatrice, che nell’aprile 2010 ha vinto le elezioni legislative. La vittoria del nuovo primo ministro conservatore, Viktor Orban, è stata accolta con favore dall’agenzia Fitch Ratings secondo la quale il partito di Orban, Fidesz, che ha ottenuto la maggioranza necessaria per modificare la Costituzione “rappresenta un’opportunità per introdurre riforme strutturali”. (1) I socialdemocratici hanno riportato una sconfitta storica aprendo la strada all’estrema destra (Jobbik) che per la prima volta è entrata in parlamento con la percentuale del 16,6% .

Non appena insediatosi, il governo ha diffuso dichiarazioni allarmistiche sulla situazione finanziaria del paese, chiamando in causa una sottostima dei conti da parte del precedente esecutivo che, in realtà, avrebbe portato al 7,5 % il rapporto tra il deficit e il PIL, ben al di sopra quindi del 3,8% previsto dal Fondo monetario internazionale. Bluff o falsificazione dei conti? In seguito a queste dichiarazioni, il 5 giugno 2010, il panico fa crollare le Borse di Londra, Parigi, Budapest … e l’euro si deprezza nel timore di una crisi simile a quella della Grecia. Il governo sotto pressione, nel tentativo di recuperare, diffonde comunicati per tentare di calmare gli speculatori.

Tassazione del capitale o del lavoro ?

Per contenere il deficit al 3,8% del PIL nel 2010, come concordato con il Fondo monetario internazionale e l’UE, il governo sta lavorando all’approvazione di una tassa straordinaria sull’intero settore finanziario, che permetterebbe di prelevare lo 0,45% dell’attivo dichiarato dalle banche (calcolato non sul profitto, ma sul fatturato), di tassare fino al 5,2% le entrate delle compagnie assicurative e fino al 5,6% quelle degli altri istituti finanziari (borse, agenti finanziari, gestori di fondi d’investimento …). L’Ungheria supera così Obama che ha annunciato una tassa sulle banche dello 0,15% solamente. Ma questo provvedimento, che dovrebbe garantire un gettito di 650 milioni di euro l’anno per due anni (2010 e 2011), circa lo 0,8% del PIL secondo le stime del governo, non piace alle banche che fanno pressione minacciando di ritirare gli investimenti in Ungheria. Il Fondo monetario ha dal canto suo sospeso i negoziati avvertendo che chiuderà il rubinetto del credito concesso nel 2008, e questo nonostante che il piano di finanziamento, con scadenza inizialmente prevista a marzo 2010, fosse stato prorogato a ottobre dello stesso anno.

E’ evidente che il piano di tassazione delle banche, vero pomo della discordia tra l’Ungheria e Fmi, costituisce l’ostacolo al proseguimento del prestito. Il Fondo ritiene che il paese dovrebbe adottare misure in linea con il dogma corrente neoliberista: col che s’intende tassare i poveri prima delle banche. Certamente i poveri hanno pochi soldi… ma ce ne sono tanti!… A qualcuno sfugge il cinismo?

Inoltre, la previsione di un tetto agli stipendi dei dipendenti pubblici, compreso il governatore della banca centrale, è in netto contrasto con le raccomandazioni del Fondo che preferisce un livellamento “dal basso” attraverso la riduzione o il congelamento dei salari, com’è avvenuto in Grecia o in Romania. Attenzione a non farsi illusioni su un partito di governo che già nel 1990 aveva favorito l’ingresso del neoliberismo…

« O la tassa sulle banche, o l’austerità»

Christoph Rosenberg, capo della delegazione del Fmi in Ungheria, riporta la richiesta di maggiori dettagli sul bilancio del prossimo anno da parte dell’organizzazione internazionale: “Quando torneremo, sempre che non sia la settimana prossima, il governo avrà proseguito nella definizione del bilancio 2011 e sarà un bilancio molto importante” (2).
Ancora una volta il Fondo monetario internazionale si appresta a riesaminare la copia del governo e interviene direttamente nella definizione del bilancio ungherese a dispetto dalla sua sovranità. Nell’attesa, il FMI stima che il paese dovrà prendere “misure supplementari” di austerità per raggiungere gli obiettivi di disavanzo che si è dato. Dal canto suo il ministro dell’Economia, Gyorgy Matolcsy ha dichiarato in un’intervista che: “Abbiamo detto (ai nostri partner N.d.T.) che non c’è modo di aggiungere ulteriori misure di rigore a quelle già prese […]: da cinque anni stiamo applicando un piano di austerità, e quindi è fuori questione”.

“Applicheremo la tassa sulle banche, sappiamo che si tratta di un fardello pesante, ma sappiamo anche che possiamo raggiungere (l’obiettivo), del 3,8% di disavanzo”. “O la tassa sulle banche, o l’austerità”
Ha anche aggiunto (3). Per contenere un’estrema destra in continua ascesa, la destra conservatrice al potere vuole evitare misure impopolari in vista delle prossime elezioni comunali previste per ottobre e respinge qualsiasi ulteriore negoziato con il Fondo.

Rottura delle trattative tra Ungheria e FMI ?

Il 17 luglio il FMI ha sospeso le trattative e, di conseguenza, l’utilizzo della parte residua del credito. La reazione dei mercati non si è fatta attendere, e il fiorino, la moneta nazionale, ha perso circa il circa il 2,4% in apertura, mentre la Borsa ha subito una perdita di oltre il 4%. Il primo ministro, Viktor Orban, ringraziando il FMI per il suo “aiuto durante i tre anni” ha indicato che “l’accordo sul prestito è scaduto nel mese di ottobre, e quindi non c’era niente da sospendere.”

“Le banche sono all’origine della crisi mondiale, è normale che contribuiscano a ripristinare la stabilità”, ha sottolineato (4).

Il 22 luglio la nuova legge della tassa sulle banche, che prevede inoltre la riduzione del prelievo fiscale sulle piccole e medie imprese (PMI) dal 16 al 10 %, è stata approvata con una larga maggioranza (301 voti a favore e 12 contrari) dal Parlamento guidato dal Fidesz di Orban. Non sorprende che il giorno dopo, le agenzie di rating Moody’s e Standard and Poor’s abbiano messo sotto osservazione l’Ungheria per un possibile declassamento del rating. Il ruolo di queste agenzie, giudici e parti di un sistema speculativo strangolatore, è presto detto: si alza il rating del governo conservatore salito al potere che aderisce al programma di austerità capitalista, si abbassa quando ci si rende conto che le misure non sono in linea con il dogma neoliberista.

Il quotidiano “Le Monde” sostiene i creditori

Diversamente da quanto sostiene il quotidiano francese Le Monde (5) nella sua edizione del 20 luglio, occorre appoggiare l’insubordinazione manifesta del governo ungherese al FMI, e sostenere l’idea che anzi deve fare lo stesso con l’altro suo creditore, l’Unione europea. Prendere le distanze da tali creditori non è un torto al popolo ungherese, per il quale pagare un debito alle condizioni imposte dal FMI e dalla UE è già un pesante fardello.

Naturalmente occorre andare oltre una semplice rottura diplomatica, proponendo, ad esempio, un fronte dei paesi a favore della cancellazione del debito, perché, come ha detto giustamente Sankara, ex presidente del Burkina Faso, pochi mesi prima di essere assassinato: “Il debito non può essere rimborsato innanzitutto perché, se non paghiamo, i nostri creditori non moriranno, stiamone pur certi. Mentre, se paghiamo, siamo noi che moriremo. E anche di questo possiamo essere certi…(… ) Se solo il Burkina Faso si rifiuta di pagare il debito, non sarò qui alla prossima conferenza. Ma, con il sostegno di tutti, di cui ho bisogno (applausi), con il sostegno di tutti possiamo evitare di pagare. Ed evitando di pagare potremo impiegare le nostre scarse risorse per il nostro sviluppo.” (6)
Solo una mobilitazione popolare che pretenda la verità sulla destinazione del denaro preso in prestito così come anche la soddisfazione delle richieste in termini di salari, occupazione o garanzie sociali, potrà ottenere che i veri responsabili della crisi ne paghino il costo.

Perciò è di vitale importanza per i popoli d’Europa e altrove, contestare questi debiti macchiati d’illegalità e rifiutarne il pagamento. E’ un primo passo verso la sovranità che permetterebbe di dirottare gli enormi fondi dedicati al rimborso del debito verso i bisogni reali della popolazione, la salute, l’istruzione, le pensioni, e (permetterebbe) di tutelare il servizio pubblico e non delegarlo ad aziende private.

Jerome Duval
Fonte: www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=20450
3.08.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RAFFAELLA SELMI

 

Note

 
[1] « Hongrie : Fitch salue le résultat électoral », Le Figaro, 26 avril 2010
 
[2] « L’UE et le FMI suspendent les consultations avec la Hongrie », par Krisztina Than et Marton Dunai, Reuters, 18 juillet 2010.
 
[3] « La Hongrie exclut de nouvelles mesures d’austérité », par Gergely Szakacs et Krisztina Than, Reuters, 19 juillet 2010.
 
[4] « Hongrie : la taxe sur les banques est “juste et nécessaire” selon le Premier ministre », AFP, 22 juillet 2010.
 
[5] « En Hongrie, les curieuses manières de M. Orban », éditorial du Monde, 19 juillet 2010.
 
[6] Discours de Thomas Sankara à Addis-Abeba, le 29 Juillet 1987, quelques mois avant sa mort.

VEDI ANCHE: LA RIVOLTA D’UNGHERIA

Pubblicato da Davide

  • ascanio

    Ci riusciranno gli scellerati “kapò” che “governano” gli altri stati nostro compreso a prendere lo stesso esempio, d’altissimo livello, Ungherese, e a staccarsi dal “vampiro”??
    Non sarebbe difficile la mossa. Tutti assieme coalizzati il “vampiro” nulla può…Rimarranno fantasie….

  • marcopa

    Credo di aver trovato notizie di questo atteggiamento dell’ Ungheria verso la politica economica imposta da FMI e UE solo su CDC. In genere la politica economica imposta da FMI e UE viene presentata come l’ unica possibile, non una scelta. Che siano possibili politiche alternative, diverse e’ gia’ un disturbo, un fastidio, per chi impone da decenni la politica neoliberista. Invito tutti quindi a seguire e cercare notizie su questo argomento e a farle sapere. Invito anche a divulgare quel poco che e’ uscito finora. La politica dell’ UE sotto i riflettori dopo la crisi greca e’ sparita un po’ dalle pagine dei giornali, ma e’ questione sempre presente e che tornera’ anche sui media. In questi mesi che vedranno probabilmente una campagna elettorale diversa dalle altre proviamo a non far scomparire dal dibattito politico, economico e generale i temi concreti che incidono sulla nostra vita.

  • AlbertoConti

    Di destra o di sinistra o del nulla ideologico (che è l’ipotesi più realisticamente attuale), qualunque governo a leggittimazione popolare dovrebbe mandare a farsi in culo il FMI e la BM, seguite a ruota da BCE e FED. Questa mostruosa sovrastruttura carcerario-finanziaria ha fatto il suo tempo, è ora semplicemente di scioglierla, dalla sera alla mattina, per svegliarsi finalmente liberi dall’incubo del debito a favore di ladri e criminali dell’economia e della politica. E’ l’ora che ogni popolo si rimbocchi le maniche, e pensi ad aiutarsi da solo, che il ciel l’aiuta, basandosi sulle uniche ricchezze di cui dispone: lavoro, buona volontà e soprattutto libertà d’azione. Solo dopo la realizzazione di queste precondizioni avrà un senso parlare di aiuti reciproci, altrimenti continueranno ad essere predazioni a senso unico, dei più forti verso i più deboli. E il “mercato”? Affanculo il mercato globale dei superricchi e libertà d’azione ai mercati locali, che vuol dire niente più mafie, cartelli, mega-organizzazioni distributive che “fanno i prezzi”. Riprendiamoci la nostra vita, sotto lo scudo di politiche protettive dalla finanza.

  • Ricky

    Sono pessimista: lasceremo da sola l’Ungheria come giá é successo con la Grecia.
    I debiti non vanno pagati, ma per arrivare a rendere reale questa semplice frase ci vorrebbe una Unione che ora non c’è.

  • sovranidade

    Concordo pienamente e mi unisco ai tuoi sacrosanti vaffanculo in direzione dei vari FMI BM BCE FED e compagnia cantante.
    E’ urgente che TUTTI i Popoli del pianeta si decidano a fare qualcosa di concreto per riprendersi la perduta (grezie alla feccia dei politici traditori) SOVRANITA’ MONETARIA.
    Oppure temo che sia finita per tutti.

    Grazie Alberto, ti saluto.

    Lucio Sanna (alias sovranidade)

  • ulrichrudel

    Leggendo l’articolo attentamente ,risalta come primo pensiero l’atteggiamento delle Società di prestito, che tramite galoppini e perfino con spot su giornali e tv private, sembra che siano pronte a sostenerti in caso di necessità.PRESTITI a tutti.Chi cede alle lusinghe è perduto.Cadere nelle mani degli usurai deve essere tremendo,almeno dalle descrizioni giornalistiche.
    Con il FMI siamo al peggio,qui si fanno accordi sulla testa della popolazone ignara,che dovrebbe dopo pagarne le conseguenze.Ben vengano queste figure forti ed oneste che spezzano l’alterigia di questa genia.In Italia intravedete personaggi simili?

  • maristaurru

    Questo mi sembra il giusto modo di veder le cose. Quando una pedata nel sedere va data, va data senza stare a vedere a chi appartiene il sacro dididetro: se stanno lì in attesa di pedata, un motivo c’è, altrimenti sarebbero qui con noi a sognare di darle le pedate.

  • cavalea

    Inutile sperare, se sono kapò, faranno puntualmente il loro mestiere.

  • ABencze

    “Invito tutti quindi a seguire e cercare notizie su questo argomento e a farle sapere. Invito anche a divulgare quel poco che e’ uscito finora.”

    Mi associo all’invito e al contempo mi permetto di segnalare a chi fosse interessato alcuni scritti relativi all’argomento, un po’ da archivio, ma a mio avviso utili per capire lo sfondo degli eventi attuali:

    http://estjournal.wordpress.com/2010/06/10/ungheria-non-siamo-la-grecia-lausterity-secondo-viktor-orban/

    http://estjournal.wordpress.com/2010/04/26/ungheria-la-storia-si-e-conclusa-l11-aprile-chi-ha-perso-dopo-il-voto/

    http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=49111&titolo=Perche%27%20gli%20Ungheresi%20non%20amano%20il%20capitalismo?&imm=0

    http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=26627&titolo=2009:%20anno%20nero%20per%20l%27Ungheria?&imm=0

    http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=22173&titolo=Ungheria:%20The%20Big%20Sellout&imm=0

  • ABencze

    “Invito tutti quindi a seguire e cercare notizie su questo argomento e a farle sapere. Invito anche a divulgare quel poco che e’ uscito finora.”

    Mi associo all’invito e al contempo mi permetto di segnalare a chi fosse interessato alcuni scritti relativi all’argomento, un po’ da archivio, ma a mio avviso utili per capire lo sfondo degli eventi attuali:

    http://estjournal.wordpress.com/2010/06/10/ungheria-non-siamo-la-grecia-lausterity-secondo-viktor-orban/

  • ABencze
  • ABencze
  • ABencze
  • ABencze
  • ABencze

    Ulteriori letture potranno essere utili anche per l’autore dell’articolo… Per esempio chi parla di “un’estrema destra in continua ascesa” per quanto riguarda l’Ungheria, rivela di non aver seguito le notizie di questo paese da maggio: infatti, secondo tutti i sondaggi fatti dal cambio di governo (fine maggio) risulta che il partitino di estrema destra Jobbik sta perdendo terreno nei confronti dei partiti governativi che diventano sempre piu’ popolari.

  • backtime

    Ottimo articolo a parer mio

    inoltre bisogna constatare, che il mondo ha URGENTEMENTE BISOGNO dell’estinzione di due RAZZE ANIMALI e queste sono BANCHIERI e PETROLIERI, animali che hanno con le loro nefandezze avvelenato la società umana senza farne parte.

    Ora se gli uomini sono veramente quello che dicono di essere, è arrivato il momento giusto come dicono i creistiani, di essere fatti a immagine e somiglianza di Dio.

    Su belli miei è ora di dimostrarlo o farvi da parte per sempre!!!

    La CACCIA E’ APERTA.

    SI ACCETTANO SOLO ARMI E MUNIZIONI CHE NON LASCINO SCAMPO.

  • backtime

    pensi che i link che hai rimesso, non entrassero all’unisonodentro un solo commento?

    Io dico di si!

  • gnorans

    La razza e’ una sola: quella degli straricchi.

  • vic

    Nel DNA ungherese c’e’ la forza di ribellarsi all’oppressione moscovita del 1956. Niente di simile in Italia, anzi in Italia ci fu il Migliore di tutti, che applaudi’ ai panzer sovietici.

  • AlbertoConti

    Già, e il solo modo di NON essere razzisti è quello di farla scomparire, per sempre: es. art. 1 della Costituzione Mondiale – In qualunque angolo di mondo chiunque abbia accumulato ricchezze smodate (aggettivo da definire meglio, scientificamente) dovrà cederne la metà ogni anno alla collettività (sostantivo da definire meglio, scientificamente). – art. 2 – E’ abolita universalmente l’ereditarietà dei grandi patrimoni, sia alla morte del titolare, sia in vita tramite donazioni agli eredi designati.

  • dana74

    questo governo sa ome difendere i cittadini.
    E’ già nella lista degli stati canaglia da eliminare?

    Non è ancora stato definito dittatore sanguinario e tutti gli epiteti che gli uffici cia di solito elaborano?

  • ABencze

    Come no! Se non gli uffici CIA, ci stanno lavorando i giornalisti legati al governo ungherese precedente, sconfitto ad aprile. Basta leggere i commenti di FT, The Economist, Frankfurter Allgemeine Zeitung, oltre 2 o 3 grandi quotidiani nazionali della stessa Ungheria.

  • ABencze

    Chiedo scusa! Ho poca pratica con questo sito. Non riuscivo a metterli in righe separate, percio’ ho preferito fare cosí per maggiore chiarezza.

  • Tao

    DALL’ UNGHERIA UN VENTO DI CRISI PER L’EUROPA E L’ITALIA

    DI MAURO BOTTARELLI
    ilsussidiario.net

    La scorsa settimana mettevo in guardia dall’ottimismo della Bce e del suo capo, Jean-Claude Trichet, riguardo lo stato di salute dell’eurozona ponendo l’accento, oltre al carico di debito sovrano lungi dall’essere risolto, sui rischi che potrebbero giungere dai cosiddetti paesi “pre-ins”, ovvero coloro che pur non essendo nell’eurozona operano come stati membri ponendo le proprie liabilities come aggregati di rischio per l’Ue.

    In particolar modo, a preoccupare è l’Ungheria per una serie di motivi, il primo dei quali è puramente politico e sta tutto in questo motto: la crescita dell’economia conta più della capacità di tenere in ordine i conti pubblici. È questa, infatti, la scommessa del premier ungherese, Viktor Orban, il quale ha sacrificato 20 miliardi di dollari di finanziamenti da Unione europea e Fondo monetario internazionale sull’altare del suo ambizioso piano di rilancio dell’economia che prevede, tra l’altro, un’aliquota unica sui redditi al 16%, sostegno alle piccole imprese e forti tasse sulle banche e le assicurazioni.

    Insomma, un azzardo potenzialmente mortale in una situazione di fragilità simile: un corpo sano reagisce in fretta a un’influenza, uno debilitato rischia di trasformare l’influenza in polmonite. Era la fine del 2008, il periodo del crack Lehman e del gran terremoto nelle Borse di tutto il mondo, quando il precedente governo socialista si trovò a corto di fondi per ripagare il debito in scadenza: gli vennero in aiuto il Fondo monetario internazionale e l’Unione europea che concordarono un piano di aiuto da 20 miliardi di dollari.

    Proprio nelle scorse settimane il nuovo governo di centrodestra avrebbe dovuto concordarne il rinnovo in scadenza a ottobre: così non è stato. «L’Ungheria vuole riguadagnare la propria sovranità nazionale», ha detto Orban, e per uscire dalla crisi può farcela da sola. Impossibile, non tanto perché tassare banche e assicurazioni non garantisce maggior gettito perché queste, già in sofferenza, rischiano il default o di scaricare i costi sui cittadini.

    Inoltre, un altro chiaro segnale di avventatezza è giunto un paio di mesi fa, quando proprio il buon Orban, attraverso il suo portavoce, per scaricare sui governi precedenti il disastro dei costi aveva detto a chiare lettere che «non è esagerato ipotizzare di essere a rischio di default», salvo poi fare immediatamente retromarcia. Detto fatto, i mercati andarono in allarme, con i credit default swap sul debito ungherese cresciuti di 100 punti base in un solo giorno.

    Orban, il cui unico scopo è quello di uscire vincitore dalle elezioni amministrative del 3 ottobre prossimo evitando tagli alla spesa pubblica, sa benissimo che il suo governo non riuscirà nell’obiettivo di tenere sotto controllo il deficit, tanto più che le agenzie di rating hanno già minacciato di tagliare ulteriormente il già poco esaltante giudizio sul debito di Budapest: Standard & Poor’s, che già gli assegna un poco lusinghiero BB-, ha detto che potrebbe bollare le obbligazioni ungheresi come «junk», spazzatura.

    Rifinanziare a quel punto sarebbe impossibile e in tanti, banche in testa, si troveranno con quegli assets inutili in pancia: dove e come potranno scaricarli? A quali prezzi, poi? A quel punto, solo l’intervento di Ue e Fmi potrà cercare di placare l’incendio. Che, però, sarà già divampato. Anche perché, in ossequi alla corsa alle obbligazioni e agli alti rendimenti, il tesoro ungherese due settimane fa è riuscito comunque a piazzare 57,5 miliardi di fiorini (263,8 milioni di dollari) di bond, peccato che per i decennali sia stato offerto un rendimento appena sopra il 7%. Alto ma comunque inferiore alla media per i titoli a lunga scadenza.

    Insomma, a ora la scommessa del governo di raccogliere credito sul mercato obbligazionario pare vincente, tanto che nei primi sei mesi dell’anno il Tesoro ha venduto bond per circa 340 miliardi di fiorini, esattamente il doppio di quanto aveva programmato di piazzare all’inizio dell’anno. Ma è sostenibile questo indebitamento?

    No. Tanto più che per gli analisti di Citigroup, se dovesse esserci un peggioramento della situazione, Budapest potrebbe aver difficoltà a reperire fondi nel 2011, anno i cui andranno in scadenza enormi quantità di obbligazioni sia pubbliche che bancarie in Europa: e l’Ungheria deve rimborsare 11 miliardi di dollari.

    Ma il problema più grave, dopo quello politico dato da un governo apertamente nazionalista, populista e non ultimo antisemita, è quello della bolla immobiliare che sta per esplodere in tutta la sua virulenza a causa dei tassi di cambio. La grandissima parte dei mutui stipulati in Ungheria, infatti, sono denominati in franchi svizzeri e i costi mensili per tantissimi proprietari di casa sono raddoppiati da quando il fiorino ungherese è crollato del 35% contro la valuta elvetica dal 2008 in poi. Il totale del valore di questi mutui era di 2,2 trilioni di fiorini (10,2 miliardi di dollari) a maggio scorso dai 133,8 miliardi di fiorini dell’inizio del 2005, questo stando a dati ufficiali della Banca centrale di Budapest.

    Per alcune banche locali come OTP Bank Nyrt, Erste Group Bank AG e Foldhitel es Jelzalogbank Nyrt, i cosiddetti “non-performing loans”, ovvero i prestiti che non andranno a buon fine, potrebbero salire al 10% del totale di quelli erogati entro la fine dell’anno. In tutto il paese ci sono 5,4 trilioni di fiorini denominati in moneta straniera, l’equivalente di due terzi del credito personale e l’82% di quella cifra è denominata in franchi svizzeri: la bolla sta per esplodere.

    Lo certifica Andras Simor, presidente della Banca centrale, secondo cui nel paese «non abbiamo ancora trovato un modo per far smettere la gente di comprare televisore Lcd attraverso il credito di moneta estera». Una bolla di falso benessere, insomma, figlia della logica del carry trade che ha riversato montagne di assets liquidi in paesi che ora si trovano costretti a fare i conti con i tassi di cambio e l’apprezzamento record del franco.

    I rimborsi del debito privato sono cresciuti in tutta l’Ungheria da quando il franco è salito al record di 219 sul fiorino lo scorso 1° luglio, a causa anche di una classe politica folle. Lajos Kosa, uno dei principali esponenti del partito do governo Fidesz, è riuscito a far perdere il 4% al fiorino lo scorso giugno, affermando che l’Ungheria «ha poche chances di evitare una crisi in stile greco».

    L’Associazione dei debitori in difficoltà a Budapest riceve oltre 15mila telefonate al mese, dieci volte tanto quelle che riceveva solo due anni fa. La presidentessa, Mariann Lenard, ha dichiarato a Bloomberg che «la classe media con salari decenti rappresenta la maggioranza delle persone che ci telefona. Ci sono 2-3 milioni di persone che non sanno letteralmente come far fronte al prossimo pagamento».

    Il governo per ora ha dato vita a una moratoria sulle ripossessione di immobili e sui pignoramenti fino al 15 aprile 2011 e il consiglio dei ministri sta studiando l’ipotesi di un’azienda per la gestione del patrimonio immobiliare che farebbe fronte ai bad loans e convertirebbe i debitori in affittuari con il governo come “padrone di casa”: con quali soldi occorrerebbe chiederlo al bravo Orban e alla sua ricetta folle. Alla fine di marzo, i prestiti privati in ritardo erano oltre due milioni e al loro interno si trovavano 100mila mutui. Il problema è che una simile politica di statalismo totale, potrebbe portare la gente a pensare di non dover più ripagare i debiti visto che il governo sta preparando la propria azione di copertura: a quel punto lo stato di salute delle banche, già poco sano e ora ulteriormente minato dalle tasse spropositate del governo, rischia di subire un colpo mortale.

    Per il Fmi, questa politica è rischiosissima: «Siamo d’accordo che alcune persone che hanno contratto prestiti abbiano bisogno di aiuto, ma questo deve essere fatto in modo diretto e trasparente». Le banche, oltretutto, stanno già ristrutturando i prestiti, estendendo i periodo di maturazione e usando tassi fissi per aiutare i clienti più i difficoltà: la FHB ha introdotto una tasso “scontato” con il franco a 205 fiorini per tre mesi a partire dal 6 luglio per abbattere l’onere nei confronti dei clienti con mutui denominati in valuta elvetica.

    OTP, tanto per dirvi come stanno le cose, ha passato gli stress tests europei con il secondo miglior risultato dopo la spagnola Banca March, ha già ristrutturato prestiti per 110 miliardi di fiorini a 41mila clienti, stando a quanto dichiarato il 28 luglio dall’amministratore delegato, Antal Pongracz. «La situazione attuale richiede misure straordinarie, non possiamo permetterci di sederci qui e aspettare che le cose si risolvano da sole», ha ammesso a Bloomberg, il vice-presidente di FHB Bank Nyrt, Laszlo Harmati. Ditelo a Viktor Orban…

    Mauro Bottarelli
    Fonte: http://www.ilsussidiario.net
    Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/8/12/FINANZA-2-Dall-Ungheria-un-vento-di-crisi-per-l-Europa-e-l-Italia/4/105655/
    12.08.2010