CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ (e mie proposte)

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI PAOLO BARNARD

Voglio essere chiaro. E’ osceno che gli insegnanti italiani, o parte di essi, trovino oggi questa energia per difendere la scuola contemporanea, e non per farla a pezzi. Questa scuola è erede di un sistema che è responsabile nella Storia di crimini contro l’umanità, avendo coscientemente devastato l’anima e il futuro di infinite generazioni di esseri umani innocenti, per il solo fine di defogliarne, chemioterapizzarne l’indipendenza di pensiero, l’autostima e dunque qualsiasi futura capacità di essere cittadini attivi. I mandanti di questa catastrofe sono da sempre i sistemi Stato. Le sofferenze che da ciò sono derivate sono incalcolabili, così come la violenza sociale che ne è stata un prodotto secondario. Gli insegnanti di ogni epoca, inclusa quella moderna, sono complici di questo orrore, complici di crimini contro l’umanità. Molti direttamente e attivamente, altri come comparse silenti, ma non per questo meno colpevoli.L'unica cosa morale che essi dovrebbero fare oggi è chiedere perdono, fare una lunga autocritica e distruggere questa scuola del tutto.

Per le ragioni sopraccitate lo spettacolo dell’alleanza fra insegnanti e alunni di questi giorni è uno scandalo. Gente che partecipa ai Killing Fields della scuola tutto l’anno (volenterosamente o comparse silenti), per alcune settimane si parano pubblicamente come i difensori del futuro degli alunni. George Orwell aveva visto lontano.

Eppure i mezzi per vedere ci sono, la letteratura per illuminarsi c’è. A nulla sono valsi decenni di articolata critica a questo scempio da parte di diverse correnti pedagogiche antagoniste; la scuola continua imperterrita in tale funzione.



Certamente anche la famiglia, con l’estrema povertà di mezzi relazionali che distingue la genitorialità media (dove trovano preminenza il ricatto, la violenza e l’umiliazione come ordinari strumenti educativi), non è estranea a ciò, ma le infinite variabili dei suoi modelli e dei suoi percorsi esistenziali non ci permette di quantificare il danno che essa arreca all’autostima del bambino con la stessa scientificità dell’osservazione, verifica e replicabilità del fenomeno che sono possibili nel setting scolastico.

Questa la critica. Ora le proposte. Primo, un intervento di storica portata, una vera e propria rivoluzione culturale, a livello scolastico, dove l’istituzione scuola si prefigga come prima ragion d’essere non più l’insegnamento di una lista di materie, ma l’istillare nell’individuo il senso della sacralità, unicità e dignità del suo valore in quanto essere umano di per sé, indipendentemente da qualsiasi altra cosa, a prescindere dalla sua provenienza, cultura, o capacità individuale. Qualsiasi valutazione basata sulla sua abilità nel macinare nozioni e nel ripresentarle ben confezionate deve essere secondaria, e gli insegnanti coltiveranno negli alunni il principio secondo cui mai un fallimento in queste secondarie valutazioni va tradotto in una ferita al valore personale, ovvero in perdita di autostima, che è perdita di amore per sé stessi. Oggi queste sciagure sono la regola.

Le priorità del sapere nella ‘nuova’ scuola dovranno porre al primo posto il valore dell’esistenza collettiva come unica possibilità razionale di sopravvivenza e come imprescindibile atto di intelligenza oltre che di buon senso. In parole semplici: insegnare che il massimo impegno per l’altro è un investimento che ti esce dalla porta per rientrarti con gli interessi dalla finestra, e questo conviene a tutti (da qui il senso civico e l’etica del lavoro). Dunque essa sarà la prima materia d’insegnamento come importanza, a scalare poi verso le altre materie che tuttavia dovranno essere riformulate a seconda delle reali priorità del bambino, dell’adolescente e dell’adulto contemporanei. Per questi due ultimi gruppi fornisco alcuni esempi: insegnare l’economia, come strumento di propria sopravvivenza e come strumento per l’equilibrio fra i popoli, cioè come strada per la fine della sperequazione della ricchezza; la globalizzazione dei conflitti, le ripercussioni sulla nostra vita e cosa possiamo fare per fermarli; l’intercultura nell’era delle grandi migrazioni, come convivere, come essere cittadini globali; l’uso dell’energia nella quotidianità, le sue fonti rinnovabili e non nell’economia del pianeta; il rapporto fra i generi, la conoscenza e il rispetto delle differenze maschio femmina; le spiritualità, e il rapporto con la morte; l’educazione alla salute, igiene personale, cibi e organismo umano, chimica dell’ambiente, prevenzione ecc., che si tradurrebbe in un risparmio per la Sanità di centinaia di milioni. Poi matematica, italiano, Storia e il resto, bilanciando le ore disponibili fra le varie materie, eliminando quelle ormai obsolete o meno prioritarie nel terzo millennio, ovvero riducendo i carichi di alcune materie a favore delle nuove.



Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=50

2.11.08

Commenti (40)

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    1. geopardy 6 novembre 2008

      Non è che sia proprio digiuno circa la filosofia alla base delle scuole steineriane, ma in questo momento, dato che l'articolo di Barnard esprimeva giudizi sulle manifestazioni ed occupazioni, in merito a ciò ho risposto.
      Sono ben cosciente che una scuola che esalti il potenziale individuale sarebbe di gran lunga migiore di quella esistente e bisognerebbe approfondire ed aprire dei tavoli di confronto.
      Attualmente, però, non intravedo alcun passo a livello istituzionale verso questa direzione, anzi, si vorrebbe massificare ulteriormente il modello di sottomissione dello scolaro-studente, secondo me, alle mere esignze occupazionali, trasformando la scuola in senso lato, in una scuola semplicemente di tipo professionale.
      Neanche questo sono in grado di fare a quanto vedo, però.
      Il fatto che una scuola steineriana debba costare molto e sarebbe, quindi, proibitiva per i più, non lo ritengo un fatto molto positivo.
      Se essa è valida, come sembra essere, dovrebbe entrare in maniera fondante ed a pieno titolo, nel sistema pubblico (o al limite privato con finanziamenti pubblici preponderanti).
      Naturlamente, non so se dietro queste scuole ci sia una filosofia esistenziale accettabile da chiunque in questo momento, bisogna essere anche realisti, naturalmente quello che sto dicendo lascia il tempo che trova, non conoscendo approfonditamente la questione steineriana (assumo come impegno personale l'approfondimento di ciò).
      Lei capisce che in un momento meramente economicista come questo, non è facile far entrare in testa della gente, che il danaro non debba essere il proposito di un qualsiasi approfondimento delle proprie capacità, bensì, eventualmente un risvolto probabile.
      Quindi, pur essendo d'accordo, sono steineriano per indole, con un discorso del genere, nell'impellenza della questione, non vedo, fatta una valutazione generale dell'andamento delle cose, un'altra possibilità di far funzionare meglio ciò che esiste già, quindi è un discorso meramente congiunturale.
      Naturalmente, poter preparare sin da ora una transizione concettuale, da una scuola mono-didattica, nel senso che utilizza uno standard didattico unico, ad una molto più flessibile ed includente una vastità di gran lunga superiore di metodologie possibili, volte allo sviluppo della personalità nella maniera che più si avvicini alla completezza.
      Una cosa, secondo me, non possiamo pretendere, che sia la scuola a risolvere i nostri problemi esistenziali, per questo c'è tutto il resto della vita da poterci dedicare.
      salve

    1. NerOscuro 5 novembre 2008

      Parto dalla tua citazione di Einstein e ti dico subito che Einstein non metteva sullo stesso piano religione e scienza, quindi è una bufala molto ben tramandata. Siccome è tipico di tutti i potentati il mettere il cappello sopra ad un grande, questo è quanto è capitato anche ad Einstein che non ha mai inteso dire una cosa del genere. Mi ricollegherò anche a questo aforisma più tardi.
      Abbandonati i toni precedenti, ho potuto leggere dal tuo ultimo intervento che anche tu ritieni che debba essere insegnata un'altra Filosofia e un'ora di Religioni al posto dell'ora di Religione cattolica. È quello che ho scritto nel mio primo intervento. Io ho posto l'accento sulla necessità di studiare di più le materie scientifiche perché sono quelle che uniscono astrazione e applicazione. Sono quelle che ti fanno riflettere, ma ti aiutano a risolvere anche un problema pratico nella vita quotidiana. Altrimenti ai ragazzi manca di comprendere il perché imparano certe cose: perché serve a loro in prima istanza.
      Naturalmente per parlare di scienza è necessario un linguaggio strutturato e per questo non ho mai pensato di abolire l'Italiano. Sono convinto però che una riduzione delle ore d'Italiano e di alcuni passaggi dello studio della letteratura Italiana che sono retaggio del Risorgimento, potrebbe fare molto bene.
      Il fatto che la scuola sposi una visione "scientista" mi spaventa di meno di quello che è attualmente la scuola: cioè il mettere tutto sullo stesso piano come se non ci fosse un criterio per stabilire almeno una porzione di verità. Questo è stagnazione del pensiero che fa comodo a molti, ma non agli studenti. E qui mi ricollego ad Einstein che non intendeva mettere la religione al paio con la scienza perché, utilizzando un aforisma di Wittgenstein: su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. Einstein era agnostico ma per lui bisognava avere una sorta di fede per studiare il mondo scientificamente, tutto qui. La scienza parla di fatti sperimentali, ripetibili. Nelle condizioni opportune succede quello che è previsto da una legge fisica e non altro. Invece le religioni sono lo spazio delle opinioni, a volte espresse in modo violento, dove non si può effettivamente discutere. Ci provano, ma tendono inevitabilmente all'assolutismo. La scienza non si può quindi far guidare dalla religione, perché sono in antitesi e finiscono sempre col pestarsi i piedi. Quindi tornando su cosa è centrale insegnare nelle scuole, io ritengo che sia lo stabilire che c'è una sfera di discussione aperta mentre il resto entra nelle tradizioni e/o nelle preferenze personali (il famoso de gustibus). Questo aiuterebbe moltissimo i ragazzi a capire chi sono e cosa vogliono e a tollerare le differenze proprie e altrui.

    1. NerOscuro 5 novembre 2008

      Parto dalla tua citazione di Einstein e ti dico subito che Einstein non metteva sullo stesso piano religione e scienza, quindi è una bufala molto ben tramandata. Siccome è tipico di tutti i potentati il mettere il cappello sopra ad un grande, questo è quanto è capitato anche ad Einstein che non ha mai inteso dire una cosa del genere. Mi ricollegherò anche a questo aforisma più tardi.
      Abbandonati i toni precedenti, ho potuto leggere dal tuo ultimo intervento che anche tu ritieni che debba essere insegnata un'altra Filosofia e un'ora di Religioni al posto dell'ora di Religione cattolica. È quello che ho scritto nel mio primo intervento. Io ho posto l'accento sulla necessità di studiare di più le materie scientifiche perché sono quelle che uniscono astrazione e applicazione. Sono quelle che ti fanno riflettere, ma ti aiutano a risolvere anche un problema pratico nella vita quotidiana. Altrimenti ai ragazzi manca di comprendere il perché imparano certe cose: perché serve a loro in prima istanza.
      Naturalmente per parlare di scienza è necessario un linguaggio strutturato e per questo non ho mai pensato di abolire l'Italiano. Sono convinto però che una riduzione delle ore d'Italiano e di alcuni passaggi dello studio della letteratura Italiana che sono retaggio del Risorgimento, potrebbe fare molto bene.
      Il fatto che la scuola sposi una visione "scientista" mi spaventa di meno di quello che è attualmente la scuola: cioè il mettere tutto sullo stesso piano come se non ci fosse un criterio per stabilire almeno una porzione di verità. Questo è stagnazione del pensiero che fa comodo a molti, ma non agli studenti. E qui mi ricollego ad Einstein che non intendeva mettere la religione al paio con la scienza perché, utilizzando un aforisma di Wittgenstein: su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. Einstein era agnostico ma per lui bisognava avere una sorta di fede per studiare il mondo scientificamente, tutto qui. La scienza parla di fatti sperimentali, ripetibili. Nelle condizioni opportune succede quello che è previsto da una legge fisica e non altro. Invece le religioni sono lo spazio delle opinioni, a volte espresse in modo violento, dove non si può effettivamente discutere. Ci provano, ma tendono inevitabilmente all'assolutismo. La scienza non si può quindi far guidare dalla religione, perché sono in antitesi e finiscono sempre col pestarsi i piedi. Quindi tornando su cosa è centrale insegnare nelle scuole, io ritengo che sia lo stabilire che c'è una sfera di discussione aperta mentre il resto entra nelle tradizioni e/o nelle preferenze personali (il famoso de gustibus). Questo aiuterebbe moltissimo i ragazzi a capire chi sono e cosa vogliono e a tollerare le differenze proprie e altrui.

    1. Tonguessy 5 novembre 2008

      Il Darwinismo sociale made in Italy dice che il "fittest to survive" è quello che occupa il posto più alto nella gerarchia sociale, gode di maggiori benefit e sguazza nell'abbondanza. Il modello proposto da Barnard è in realtà cosa comune alle popolazioni dei cacciatori-raccoglitori. Che, la storia ci insegna, sono state quasi tutte sterminate da orde di genti al soldo o comandate dal "fittest to survive", rendendolo così ancora più fittest. Insomma: chi ha rispetto di sè e dell'ambiente ha vinto solo nei millenni passati la sfida di sapere coesistere pacificamente con Madre Natura. Il più grande genocidio mai perpetrato fu a seguito della conquista delle americhe: le stime parlano di cifre oscillanti dai 50 ai 200 milioni di individui su un totale di 250. Quei piccoli, a detta dei cronisti dell'epoca, erano esattamente come piace a Barnard. Ci consoliamo così?

    1. sultano96 5 novembre 2008

      Mi permetta di consigliarle il confronto con le strutture da me già indicatele e il suo atteggiamento, espresso nel commento, muterà radicalmente. La scuola Waldorf è in essere da prima di quella fascista e non è mai stata modificata, finora, di una virgola, ma è privata. E' stata frequentata anche dalla prole dei fratelli Berlusconi che l'hanno preferita a qualsiasi altra anche tra le più blasonate straniere. Non basta, le posso presentare tantissimi salariati che a prezzo di notevoli sacrifici economici fanno frequentare ai loro figli la scuola in questione, mi è difficile capire come possano con i loro stipendi mensili da 1.200€, quando sento che i loro consimili faticano a sbarcare il lunario! Almeno questo è quello che sostiene l'idem sentire.

    1. geopardy 4 novembre 2008

      Noto che a qualcosa è servito il sorpassato sistema scolastico, se non altro hai notato gli errori (scherzo, naturalmente).
      Le battute sull'universalità erano, appunto, tali e ispirate alla tua interpretazione solo pratica della scuola, erano solo esagerazioni, ma poi, chissà?
      Sai in un mondo in cui tutto sarebbe finalizzato all'utile-produttività - lavoro , come quello che si evince dalle tue proposte, ci si può aspettare di tutto.
      Sembra scritto da Friedman in persona.
      In un mondo dominato dal concetto di scuola che proponi, sarebbe tutto talmente alienante, che potrei ipotizzare anche un uso massiccio individuale di psicofarmaci e droghe come conseguenza sociale, molto più di adesso.
      Bando alle battute.
      L'evoluzione moderna (e non solo), dell'uomo, è derivata dalla riscoperta di qualcosa che prima di arrivare al Rinascimento è passata dalla riscoperta dell'Umanesimo.
      Negare la consequenzialità di questi eventi non renderebbe giustizia alla storia.
      Entriamo nel concreto, innanzitutto bisognerebbe delineare una volta per tutte una cosa:
      “A cosa dovrebbe servire la scuola?
      A che età una persona è in grado di poter canalizzare il proprio relativo fine studio-lavoro”?
      Se non diamo risposta a queste domande basilari, ci troveremmo agli odierni “Carrier Day” dell’università, in cui interloquisci solo, praticamente, con le grosse organizzazioni del lavoro interinale (cominciando magari dalle scuole inferiori).
      Le materie che tu citi sono di estrema importanza, ma non bisogna sostituirle, secondo me, ad altre, poiché, daremmo, temo, a queste materie un’indiscutibilità quasi di tipo religioso, degna delle scuole coraniche di talebana memoria.
      Bisognerebbe soltanto renderle più interessanti ed interattive.
      Per le religioni ci vorrebbe un capitolo a parte ed è connesso direttamente alla definizione di cosa si proponga la scuola.
      Casomai fosse, immetterei una materia in grado di trattarle un po’ tutte al posto dell’attuale ora di religione (cattolica).
      Una scuola scientista, farebbe credere agli studenti che si valuti solo l’empirismo e secondo me non va bene.
      Sarebbe come dire, credete in ciò che vi pare, ma questa è l’unica realtà (come una religione assolutista), quando, invece, essendo empirica ha bisogno di conferme continue e si pone il problema del come e non del perché.
      Sicuramente non avrai inteso dire queste cose e la battuta sulla filosofia, solo perché a te è stata insegnata superficialmente, appunto, era solo una battuta.
      Non si muoverebbe di un passo l’uomo senza di essa, ti dirò d più, dato che citi il linguaggio universale della matematica di Galilei, ora ti citerò un altro grandissimo scienziato Einstein, il quale disse:
      “La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è orba”.
      Le grandi menti delle religioni erano prima ancora grandi filosofi, così i grandi della scienza.
      Una materia che, giustamente, non andrebbe insegnata nozionisticamente (il correttore ortografico di word me la sottolinea come sbagliata).
      Italiano (era una battuta relativa al fatto che non aprirebbe tanti mercati di lavoro) e scrittura non sono inscindibili, comunque, perché oggi, volendo, potresti imparare a leggere in inglese (sempre per le prospettive di lavoro) e non affatto a scrivere, dato l’uso del computer, proprio come i carabinieri delle barzellette (senza quello che sappia scrivere, però).
      Ciao

    1. helios 4 novembre 2008

      ...correggo: La scuola privata prende dallo stato dei bei soldoni...

    1. helios 4 novembre 2008

      L'ordine dei problemi sarà senza dubbio più a monte. Resta il fatto che la scuola pubbblica prende dallo stato dei bei soldoni e non intende andare in questa maniera contro lo stato. Pertanto non farà mai nulla per inimicarselo.
      Resta solo l'insegnanete pubblico che potrebbe far qualcosa ma è chiaro che non lo può fare visto il misero stipendio, e in questo periodo poi...
      Ci sarà sperequazione fra pubblico e privato ma mi chiedo chi ha fatto questa sperequazione....La scuola pubblica è finanziata da tutti, la scuola privata dovrebbe essere finanziata solo da quelli che la frequentano, perchè così vuole un certo ceto sociale. E allora perchè chiedere anche i soldi di tutti gli altri che non si possono permettere queste scuole con rette da capogiro..!? E proprio i figli degli indigenti allora, oltre che a pagare con le tasse la scuola pubblica, se la ritrova svuotata e riempita solo dagli estracomunitari perchè, nemmeno loro, possono permettersi di pagare la SCUOLA DELL'OBBLIGO in altra maniera.
      Mi pare di capire che non è la scuola che non va.Gli studenti sono obbligati a da andarci (come sempre) e gli insegnanti vengono pagati dallo stato poco come sempre. Il privato fa quello che je pare (con i soldi di tutti).
      Noto comunque, una certa schizofrenia nei parlamentari.
      Vogliono riformare la scuola (per tutti) e mandano i figli alle private (paghiamo i parlamentari e anche le private dei figli)!

    1. NerOscuro 4 novembre 2008

      Non me la prendo per la battuta sul mio nickname solo perché ci vuole della faccia tosta a fare battute chiamandosi geopardy. Ed io apprezzo la facce toste :-D (questo smile l'ho imparato in un corso universitario LOL!)

    1. NerOscuro 4 novembre 2008

      Itaiano e scrittura... Deve essere successo qualcosa alla tua grammatica ben prima di ogni possibile riforma ispirata da me. Perché vuoi emigrare in un altro paese se il tuo desiderio è che tuo figlio parli la lingua itaiana? Meglio restare in Itaia. No?! Mi sembra illogico. Nello scrivere non ti è evidentemente d'aiuto il correttore ortografico comunemente integrato nei browser e nei word processor, cito ancora: celta, poichè, megschip. Devi averlo disabilitato perché il suo utilizzo sarebbe stato troppo moderno. In compenso le idee che nutri riguardo a ciò che è universale sono decisamente raccapriccianti, quasi post-moderne. Non che io abbia qualcosa contro le droghe e il loro uso ricreativo, ma io ho altre priorità e soprattutto non ho mai menzionato cose del genere. Solo tu sai che "passaggi" logici bisogna fare per arrivare dall'insegnamento delle scienze allo spaccio delle droghe; io non mi voglio sforzare. La mia domanda per te è se anche leggere attentamente prima di rispondere è diventata un'attività troppo moderna. Ciao.

    1. NerOscuro 4 novembre 2008

      Prova post

    1. geopardy 4 novembre 2008

      Scusami per non aver notato, che il tuo nome è NerOscuro, avrebbe ancor meglio espresso il concetto.
      Di nuovo

    1. geopardy 4 novembre 2008

      Caro NeroScuro,
      un tipo di scuola come la proponi tu mi costringerebbe ad emigrare per il bene formativo di mio figlio.
      Dato che c'eri potevi eliminare: itaiano e scrittura, tanto c'è la tastiera che è universale e la trovi ovunque.
      Si potrebbe istituire una materia che parli esclusivamente del corretto uso delle droghe, anche quelle sono universali e posto che vai qualità che trovi (sarebbe l'insegnamento guida della disciplina), lo spacciatore, ad esempio, è una professione, praticamente, universale, più adattabili degli ingegneri e con numero di richiesta crescente, il titolo potrebbe essere:
      "Compendio per il corretto utilizzo delle droghe e per l'avviamento di una concreta prospettiva economica":
      Si potrebbe istituire una materia riguardante la simbologia universale, a cosa dovrebbe servire la lingua, basta insegnare:" Scelta o creazione di nuovi emoticon esplicativi attraverso il tuo palmare".
      Un'altra materia interessantissima è :"Lettura del codice a barre", ormai è ovunque e tante volte si dovesse inceppare qualche registratore di cassa...., naturalmente sarebbe un complementare di propria celta durante le scuole di formazione lavoro e futuro (si spera), poichè soltanto tali sarebbero.
      Elimineremmo una miriade di sprechi nel settore umanistico ed artistico (non ci sarebbero più).
      In ultimo, proprio per venire incontro anche a Barnard, ci metterei un'utima materia pertinente allo sviluppo dello spirito critico:
      "MOTIVI E METODOLOGIE DEL PERCHE' CI SIAMO RIDOTTI COSì".
      Nei megschip innestati nel nostro cervello, in cui ci sarà scritto, il mondo è nato nel 2010 (faccio un'ipotesi di datazione della tua riforma), il libro inizierà così:
      "In principio era la luce, poi, non si sa cosa successe, ma diventò tutto neroscuro.
      Non volermene, ma mi sembra che hai in mente una scuola un po' troppo monotematica.
      Ciao

    1. marzian 4 novembre 2008

      Caro Paolo, forse è più una questione di forma.

      Con il mio commento mi premeva solo sottolineare un punto: non penso dovrebbe esserci un Noi - ossia gli Adulti, qualunque cosa voglia dire questo termine - che determina cosa è giusto che un bambino o (tantomeno!!) un ragazzo acquisisca, anche per quanto riguarda i valori. Sarà lui a deciderlo, basta dargli gli strumenti giusti.

    1. NerOscuro 4 novembre 2008

      La lista fatta da Barnard di materie da insegnare per rifondare la scuola. sembra compilata su misura di quello che è o sta per diventare attualità nel paese e nel mondo, con una strizzatina d'occhio a sinistra. Con questa logica, se entriamo in un altra guerra, cosa insegniamo ai bambini e agli adolescenti? Evito di entrare nel paradossale, ma la lista di sopra ha una impostazione che potrebbe essere completamente capovolta seguendone comunque il filo. Basta cambiare i gusti e si otterrebbe una lista di materie "leghista". Meglio non pensarci... Invece ai bambini e ai ragazzi, al di là dell'avere stima di sé, dovrebbe essere insegnato come criticare ciò che accade e ad usare la propria testa, nel contempo fornirgli strumenti tecnici per lo scopo. È una triade di cose necessarie, la cui conseguenza è l'indipendenza intellettuale e quindi la stima di sé. L'autostima non ti viene da un insegnante che ti adula (certamente non dal suo disprezzo), ma dallo scoprire d'avere la capacità di interagire con l'ambiente efficacemente. Un cosa che ti fa sentire veramente realizzato. A questo scopo, faccio un esempio, al giorno d'oggi non vedo nessuna utilità nell'insegnare Filosofia come è stata insegnata a me al liceo: una lunga sequenza di lotte tra metafisici e altre corbellerie che rischia di farti scambiare la realtà con la fantasia. Forse andrebbe rivista in chiave moderna, come tentativo primitivo di spiegare il mondo quando non ci sono mezzi scientifici per conoscerlo. Religione è un'altra materia che per gli stessi motivi pongo nel mucchio di quelle che scarterei. Giustamente gli studenti avveduti possono già farne a meno, ma gli altri dovrebbero almeno usufruire di un insegnamento imparziale di tutte le religioni. Di converso matematica, informatica e scienze andrebbero insegnate a tutto spiano come materie di base del sapere. Un sapere pratico, sempre attuale, che si può spendere in ogni parte del globo perché non soffre i limiti della cultura di provenienza, della lingua e di preconcetti tipicamente obsoleti. È il vero linguaggio universale come ha detto già Galileo prima di me.
      Per i motivi suddetti, sono pienamente d'accordo con quanti vogliono una scuola pubblica moderna ed efficiente, che guarda alle necessità del sapere di oggi senza dimenticare di formare degli uomini, non degli ingranaggi. Disinvestire o azzerare la scuola significa solo perdere altro tempo prezioso e generazioni di giovani. Non ce lo possiamo permettere. I giovani non se lo possono permettere e per questo protestano. Forse hanno abbastanza stima di sé da capire che stanno per essere fottuti.

    1. Truman 4 novembre 2008

      Apro i giornali e trovo pieno di proposte di risparmio energetico: lampadine a basso consumo invece che lampadine ad incandescenza, automobili che fanno 30 km con un litro al posto di quelle attuali, elettrodomestici a basso consumo e così via.


      Non è difficile capire, per chi conosce i media, che oggi il risparmio energetico è un altro business. Spingono a risparmiare pochi chilowattora sulle lampadine, ma in un'ottica commerciale in cui i consumi elettrici crescono in continuazione. In altre parole le persone comprano le lampadine a basso consumo insieme ai condizionatori con inverter ed alla fine dell'anno la bolletta elettrica è salita. Allo stesso modo si rottamano automobili valide (con un costo sociale altissimo) per sostituirle con auto più moderne.



      Il risparmio energetico non serve a niente insegnarlo a persone drogate dal consumo. E' molto più utile insegnare a ragionare. Ma il ragionamento non è qualcosa di facile da insegnare. Ci vuole fatica da parte di chi apprende. Ecco perchè io raccomanderei di far leggere a tutti gli studenti Le guerre del Peloponneso in lingua originale. Ma forse anche l'epopea di Gilgamesh andrebbe bene (sempre in originale).
      La dura fatica della traduzione qualcosa insegna.



      Altrimenti faremo molte chiacchiere sui discorsi di attualità, ma la gente rimarrà sempre uguale.


      Ciò che è stato sarà

      e ciò che si è fatto si rifarà;

      non c'è niente di nuovo sotto il sole.

      Qohélet

    1. Tao 4 novembre 2008

      Sulla scuola mi ha scritto una persona di immenso coraggio. Le sue parole non posso commentare, le rovinerei. Barnard

      "Gentile Sig. Barnard,

      grazie per le sue parole. Lei è l’unico che nel dibattito pubblico sulla scuola ha toccato il tema dell’autostima.

      Ci ho messo vent’anni per uscire dall’ottica di un sistema scolastico che fin dalla più tenera età mi opprimeva e che mi rese ben presto, data la mia eccessiva sensibilitá e il mio perfezionismo, un adolescente iper-insicuro, patologicamente timido, autocritico fino al parossismo, timoroso del giudizio degli altri come di una questione di vita o di morte.

      Quando lei dice “mai un fallimento in queste secondarie valutazioni va tradotto in una ferita al valore personale, ovvero in perdita di autostima, che è perdita di amore per sé stessi”, vedo me stesso davanti alle porte del liceo, con il chiodo fisso del suicidio per una probabile bocciatura. La ferita era enorme signor Barnard, non so come mi salvai.

      Ma oggi so che non era colpa mia, NON ERA TUTTA COLPA MIA. Oggi so che c’é una logica in questo sistema educativo, ed è proprio quella di “sterilizzare” le persone più sensibili, quelle che vogliono studiare per crescere, per crearsi una personalità, per pensare criticamente.

      Pasolini trent’anni fa propose di abolire la scuola dell’obbligo. Se in futuro avrò dei figli, farò di tutto per educarli a casa.

      Chiudo citando un verso di Jeff Buckley: ” Throw off your shame or be a slave to the system”. (getta la tua vergogna, o rimani schiavo del Sistema)

      Paolo Barnard

      Fonte: www.paolobarnard.info

      Link;: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=51

      4.11.08

    1. Truman 4 novembre 2008

      I genitori non hanno il diritto di indirizzare i figli, ma l'obbligo. Fino alla maggiore età dei figli hanno la responsabilità di ciò che essi fanno, ma anche dopo pagano se non riescono a renderli autonomi.



      Parlare di scuola privata vuol dire commercio della cultura, vuol dire far scegliere ai consumatori delle merci. Ma la libertà di scegliere tra due o più merci non è vera libertà. Lo spiegava molto bene Slavoj Zizek in "Né Pepsi né Coca" (lo trovi con google).



      L'istruzione è uno di quei settori che non funzionano se diventano merce. Lo stesso vale per la sanità e la giustizia.



      L'istruzione è anche strumento di controllo sociale. Lo è sempre stato. avevo cercato di spiegarlo nel mio "Dalla comunicazione al controllo sociale". Ma l'istruzione statale di massa è il paradigma di un'era ormai superata. Oggi il controllo sociale viene raggiunto molto meglio con i mass-media.


      Ecco perchè i governi tendono a disinvestire dall'istruzione statale: oggi essa, in termini di controllo sociale, è meno redditizia di altre tecnologie.


      In contemporanea sta cambiando la stratificazione sociale: la classe media sta evaporando e ritornano una classe di poveri ed una di ricchi. E la politica adegua anche l'istruzione alla nuova composizione delle classi: scuole pubbliche per il popolo e scuole private per i ricchi. La mia sensazione è che non funzioneranno né quelle pubbliche, né quelle private.

    1. marco76 4 novembre 2008

      l'intento di Barnard non e sicuramente quello di diventare nuovo guru o qualcosa di simile...e te lo assicuro.
      Sul fatto del puro, beh come non dargliene atto, non so quanti altri si sarebbero rovinati la carriera per dire quello che pensano...
      Quindi prima di criticare poniamoci la domanda di come avremmo reagito di fronte alle situazioni che sono capitate a Barnard...
      Infine si puo essere d'accordo o no su quello che scrive...
      Sicuramente vale il detto musicale "la verità ti fa male losai"....

    1. RobertoG 4 novembre 2008

      Quest'articolo è autentica aria fritta.



      1) Fino a prova contraria le leggi e le riforme vengono fatte in parlamento. Questo si trova attualmente occupato da una schiera di individui dove i migliori sono degli imbroglioni e i peggiori degli autentici farabutti.

      A costoro non frega assolutamente nulla avere un popolo consapevole ed istruito, gli basta che lo siano una ristretta minoranza per continuare la specie, per gli altri c'è la televisione.

      A meno che Barnard non proponga la rivoluzione.


      2) Si dice che gli insegnanti sono complici da sempre dell'orrore in cui versa l'attuale istruzione, mentre la genitorialità media è estremamente povera di mezzi relazionali. Se questo è vero non vedo come tutti costoro possano improvvisamente trasformarsi per dare vita ad un sistema educativo che punti ad "instillare nell’individuo il senso della sacralità, unicità e dignità del suo valore in quanto essere umano di per sè".

      Oppure dato che sono dei tapini senza speranza si dovrebbe ricorrere a massicce importazioni di insegnanti e genitori da Marte eliminando i precedenti con metodi polpottiani.


      Tornando con i piedi per terra, il mondo dell'istruzione fa benissimo a ribellarsi. Poco importa se non l'ha fatto prima. Meglio tardi che mai.

      Cominciamo ad impedire il definitivo affossamento del nostro sistema scolastico ed il drenaggio di risorse che invece questi banditi di governo (e di opposizione) riservano con abbondanza in altri settori (guerre, centrali nucleari, Gheddafi, banche, ici elettorali, sprechi di casta ecc. ecc.) e poi con grande fatica ed umiltà si potrà cominciare a pensare come migliorare le cose, tenendo ben presente che, se laddove si fanno le leggi, non si riesce a far entrare qualche persona decente ci sarà ben poco da illudersi.

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