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CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ (e mie proposte)

DI PAOLO BARNARD

Voglio essere chiaro. E’ osceno che gli insegnanti italiani, o parte di essi, trovino oggi questa energia per difendere la scuola contemporanea, e non per farla a pezzi. Questa scuola è erede di un sistema che è responsabile nella Storia di crimini contro l’umanità, avendo coscientemente devastato l’anima e il futuro di infinite generazioni di esseri umani innocenti, per il solo fine di defogliarne, chemioterapizzarne l’indipendenza di pensiero, l’autostima e dunque qualsiasi futura capacità di essere cittadini attivi. I mandanti di questa catastrofe sono da sempre i sistemi Stato. Le sofferenze che da ciò sono derivate sono incalcolabili, così come la violenza sociale che ne è stata un prodotto secondario. Gli insegnanti di ogni epoca, inclusa quella moderna, sono complici di questo orrore, complici di crimini contro l’umanità. Molti direttamente e attivamente, altri come comparse silenti, ma non per questo meno colpevoli.L’unica cosa morale che essi dovrebbero fare oggi è chiedere perdono, fare una lunga autocritica e distruggere questa scuola del tutto.

Per le ragioni sopraccitate lo spettacolo dell’alleanza fra insegnanti e alunni di questi giorni è uno scandalo. Gente che partecipa ai Killing Fields della scuola tutto l’anno (volenterosamente o comparse silenti), per alcune settimane si parano pubblicamente come i difensori del futuro degli alunni. George Orwell aveva visto lontano.

Eppure i mezzi per vedere ci sono, la letteratura per illuminarsi c’è. A nulla sono valsi decenni di articolata critica a questo scempio da parte di diverse correnti pedagogiche antagoniste; la scuola continua imperterrita in tale funzione.

Certamente anche la famiglia, con l’estrema povertà di mezzi relazionali che distingue la genitorialità media (dove trovano preminenza il ricatto, la violenza e l’umiliazione come ordinari strumenti educativi), non è estranea a ciò, ma le infinite variabili dei suoi modelli e dei suoi percorsi esistenziali non ci permette di quantificare il danno che essa arreca all’autostima del bambino con la stessa scientificità dell’osservazione, verifica e replicabilità del fenomeno che sono possibili nel setting scolastico.

Questa la critica. Ora le proposte. Primo, un intervento di storica portata, una vera e propria rivoluzione culturale, a livello scolastico, dove l’istituzione scuola si prefigga come prima ragion d’essere non più l’insegnamento di una lista di materie, ma l’istillare nell’individuo il senso della sacralità, unicità e dignità del suo valore in quanto essere umano di per sé, indipendentemente da qualsiasi altra cosa, a prescindere dalla sua provenienza, cultura, o capacità individuale. Qualsiasi valutazione basata sulla sua abilità nel macinare nozioni e nel ripresentarle ben confezionate deve essere secondaria, e gli insegnanti coltiveranno negli alunni il principio secondo cui mai un fallimento in queste secondarie valutazioni va tradotto in una ferita al valore personale, ovvero in perdita di autostima, che è perdita di amore per sé stessi. Oggi queste sciagure sono la regola.

Le priorità del sapere nella ‘nuova’ scuola dovranno porre al primo posto il valore dell’esistenza collettiva come unica possibilità razionale di sopravvivenza e come imprescindibile atto di intelligenza oltre che di buon senso. In parole semplici: insegnare che il massimo impegno per l’altro è un investimento che ti esce dalla porta per rientrarti con gli interessi dalla finestra, e questo conviene a tutti (da qui il senso civico e l’etica del lavoro). Dunque essa sarà la prima materia d’insegnamento come importanza, a scalare poi verso le altre materie che tuttavia dovranno essere riformulate a seconda delle reali priorità del bambino, dell’adolescente e dell’adulto contemporanei. Per questi due ultimi gruppi fornisco alcuni esempi: insegnare l’economia, come strumento di propria sopravvivenza e come strumento per l’equilibrio fra i popoli, cioè come strada per la fine della sperequazione della ricchezza; la globalizzazione dei conflitti, le ripercussioni sulla nostra vita e cosa possiamo fare per fermarli; l’intercultura nell’era delle grandi migrazioni, come convivere, come essere cittadini globali; l’uso dell’energia nella quotidianità, le sue fonti rinnovabili e non nell’economia del pianeta; il rapporto fra i generi, la conoscenza e il rispetto delle differenze maschio femmina; le spiritualità, e il rapporto con la morte; l’educazione alla salute, igiene personale, cibi e organismo umano, chimica dell’ambiente, prevenzione ecc., che si tradurrebbe in un risparmio per la Sanità di centinaia di milioni. Poi matematica, italiano, Storia e il resto, bilanciando le ore disponibili fra le varie materie, eliminando quelle ormai obsolete o meno prioritarie nel terzo millennio, ovvero riducendo i carichi di alcune materie a favore delle nuove.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=50
2.11.08

Pubblicato da Davide

  • marco03

    Per attuare il piano Barnard dovremmo , tutti, a partire dagli insegnanti fare per lo meno 5 anni di psicanalisi individuale in modo da risolvere i problemi e le paure instillate dalla società e in primis dalle nostre famiglie.Devo essere sincero le tue riflessioni sono giuste ma il tuo sparare su tutti lo trovo devastante,altro che Grillo. Se ci mettiamo a discutere su tutto cercando di trovare la purezza più cristallina nell’ anima dell’ uomo infiliamo il pianeta dentro un water e tiriamo lo sciaquone, quello è il posto idoneo per tutti, visto che qualche scheletro neel’ armadio ce lo abbiamo tutti,.Per quanto mi riguarda dico viva questo movimento studentesco, via Grillo e viva chiunque voglia ribellarsi al sistema con tutte le differenze ideologoche che ognuno di noi è portatore.Viva anche Barnard ma basta con questa guerra dei poveri il tutti contro tutti è il miglior sistema per far capitolare quel poco di libertà che ci è rimasta ciao!!

  • IVANOE

    Sono d’accordo.
    Infatti i prof che manifestano, manifestano ( almeno la maggiio parte )solo per salvare la pagnotta.
    Quanti di noi sono entrati sia da studenti che da genitori di studenti nelle scuole italiane ? Penso in molti.
    Prime fra tutte le strutture scolastiche decrepite con servizi quali la palestra totalmente assenti e poi insegnano educazione fisica.
    Oppure le mense dove obbligano i ragazzini a mangiare quello che passa il convento mentre sulle loro nostre teste accordi truffaldini si spartivano i contratti di appalto del servizio ?
    Dov’erano gli insegnanti ? Che facevano ?
    Oppure gli studenti escono impreparati dalle scuole soprattutto quelle tecniche, dove chi esce da tali scuole, dovrebbe oltre la teoria fare pratica.
    Cosa nè è stato ? Nulla di tutto questo. Si continuano a sfornare migliaia e migliaia di ragazzi impreparati al lavoro e pronti solo all’immenso parcheggio squallido dell’università.
    Cosa facevano i nostri prof. all’epoca ? Perchè non scioperavano o prendevano iniziative visto che sono l’elite acculturata di questa nostra deficitaria italia ?
    Adesso invece scendono in piazza contro i tagli. E ti credo la loro paura è quella di vedere aumentare le ore d’insegnamento che a molti potrebbe pregiudicare la doppia attività.
    Per noi italiani è un pò come la crisi economica.
    La crisi non c’è per tutti. C’è solo per quei poveri disgraziati che non hanno fatto entrare nella poderosa orgia delle spartizioni di denaro pubblico sperperato negli anni 80 e 90.
    Vogliamo parlare dei soldi a fondo perduto elargiti in sardegna, friuli, lazio campania ecc. ecc. Dove interi ceti sociali dagli statali alle grandi aziende parastatali si sono sistemati ricevendo in regalo lussuosi appartamenti a vita con canoni di affitto ridicoli ( e oggi non pagano il mutuo a tasso variabile ) alla nascita di micro e medie aziende sia turiste che edili natr con risorse a fondo perduto date in mano a percorari o contadini iscritti al partito. Eccp per queste categorie e per moltie altre la crisi gli fa un baffo perchè ancora godono dei benefici prodotti dall’immane debito pubblico che ora anche i disgraziati pagano illudendoli di una vita migliore fessacchiotti che fanno i conti a fine mese e non tornano mai.
    Ecco e allora di cosa vogliamo parlare ?
    Come si potranno risolvere tutti assieme i problemi di questo sciagurato paese quando c’è tanto rancore e cosa grave non manifestato apertamente, ma subdolo che si nasconde dietro il non rispetto delle regole quando ad esempio non si rispettano le strisce pedonali o si parcheggia la macchina sul marcipiede o ci si imbottisce di alcool o pillole prima di salire in macchina ( e poi uccidendosi o uccidendo altre persone ) quando si leggono le tristi cronache familiari fatti di suicidi, omicidi e quant’altro e così via all’infinito…
    Non sò quale soluzione ci possa essere… solo una parola se utlizzata bene RISTABILIRE IL SENSO DI GIUSTIZIA A TUTTI I LIVELLI.
    Ma per fare questo servono giudici imparziali gente onesta, ma in italia dove la troviamo nei posti che contano ?

  • marco76

    Però da qualcosa dovremmo pur incominciare. La scuola riveste un ruolo importantissimo secondo (a volte no) solo all’educazione che si riceve in famiglia…
    E giusto quindi che si faccia di tutto per migliorarla, e il progetto di barnard mi sembra ottimo…
    Sicuramente c’e da lavorare e molto in questo senso, però basta lamentarsi e non fare mai nulla…
    Saluti
    Sepultribe76

  • Truman

    Raramente ho visto un cumulo di castronerie così ben concentrate.

    1) L’astuto Barnard vuole fare la rivoluzione senza cambiare chi sta al potere. Marx questo errore non l’avrebbe mai fatto. La scuola si può cambiare solo se si imposta una politica degna. Sotto il regime di Berlusconi si può scegliere di resistere o aiutare Berlusconi a distruggere il sistema scolastico pubblico per finanziare le scuole private. Barnard è oggettivamente alleato di Berlusconi in questa distruzione.

    2) George Orwell aveva ammonito severamente ma non aveva capito un cazzo di quello che stava succedendo. Per lui il Grande Fratello era il simbolo dello stato totalitario, quello che opprime tutti i cittadini e li sorveglia. Oggi il Grande Fratello è un format televisivo di successo, ed i giovani assistono volontariamente a questo spettacolo, assimilando comportamenti che non verrebbero forniti nè dai genitori né dalla scuola.

    3) A volte bisogna essere chiari: Orwell descrisse il passato facendo finta di prevedere il futuro. La sua è una buona descrizione dell’URSS di un secolo fa, è un monito severo sui meccanismi del potere, ma non è una profezia. Chi aveva capito il sistema attuale e lo descrisse nel 1967 fu Debord.

    4) A conferma che Barnard non ha capito come funziona la scuola c’è il suo citare tante materie sparse di attualità, quelle materie che frammentano il sapere in nozioni la cui utilità evapora prima di poterle mettere in pratica, mentre cita appena la Storia (chissà se ha letto Gramsci) e vorrebbe eliminare le lingue antiche. Le migliori materie sono le lingue morte (latino e greco, ma andrebbero bene anche sanscrito ed aramaico) nel momento in cui bisogna tradurle. La traduzione da una lingua morta costringe a fare il lavoro dell’investigatore: analisi, sintesi, prova, e ripetizione fino ad arrivare alla soluzione. A volte tocca lasciare a metà, in modo da dar tempo ai dubbi di sedimentare e creare qualcosa di nuovo.

    Il meglio della scuola sta nelle lingue morte e questo lo intuiscono bene i genitori che sempre più vogliono iscrivere i figli alle scuole una volta riservate ai ricchi.

  • marco76

    1) Non mi pare sia scritto “fare la rivoluzione con chi sta la potere”

    2) Potrebbe forse riferirsi alla Fattoria degli animali dove chi guida la rivoluzione diventa poi peggio di chi con la rivoluzione e stato destituito

    4) Credo che le “materie nuove” considerate da Barnard siano invece importanti per preparare una persona alla vita adulta…Tra l’altro mi pare dica di accompagnare queste a le materie classiche….

    Saluti
    Sepultribe76

  • 6463

    Il partito radicale propone la sua politica per la scuola!

    Fuffa e aria fritta purché privata.

  • idea3online

    Le faccio i complimenti.

    Grazie per l’articolo.

  • reza

    Non credo che mischiare il tutto o vedere solamente i lati negativi possa giovare a qualcuno.

    Ho fatto anche io l’università e ho visto anche io propormi un misero 23 dopo 58 minuti di interrogatorio, ma passare la bella gnocca davanti a me e restare per 10 secondi di orogligio , prendere 30, e mentre andava via il prof che le facceva; mi saluti tanto il papà!

    Poi però devo rendermi conto che ho avuto anche dei prof dai quali ho imparato, prof che sono andati oltre la didattica e che mi hanno aiutato, etc, etc.

    Ho avuto poi l’occasione di ricominciare dalla base, quando mio figlio ha cominciato la scuola, si, vabbene, quella cretina dell’asilo non aveva capito che è mancino e lo aveva costretto a lavorare coi forbici che si trovavano sotto la mano , senza fare attenzione che i suoi sono queli adatti ai mancini, quella cretina ha scoperto(o ha fatto finta!?!) da me che esistevano forbici per i mancini e poi ha chiesto scusa, ma poi si è lamentata che mio figlio – quando lei chiedeva al classe di disegnare una casa, un fiume, il prato e il sole, “faceva cose incomprensibili invece di disegnare, come fanno tutti, la casa, il fiume, il prato e il sole”! La cretina se né accorta di essersi sbagliata quando degli ispettori del ministero in classe hanno visto il dsegno di mio filgio al muro, chiedendo di chi fosse; “Sig. Reza, lei non ha idea! hanno detto : ma lei ha un piccolo Picasso in classe e hanno voltuo conoscere suo filgio” le avrei dato un schiaffo e se la sarebbe meritata, ma ho avuto pazienza, quando tra 500 disengi hanno scelto quello di mio filgio per un libro di favola per i bambini, credo che la cretina ha preso lo schiaffo più forte della sua vita, ma anche mio filgio , ora che fa il 4° ginnasio, si ricorda della sua maestra delle elementari che tuttora va a trovare, si ricorda di qulcuno dei prf delle medie che va trovare ancora e della sua scuola, malgrado la cretina dell’asilo (una donna di 60 anni messa li a lavorare coi bimbi di 4 anni).

    Mi ricordo di una accessa discussione con un amico (il figlio è il compagno e amico di cuore del mio) sulla scuola, lui diceva che quando il figlio lo manda a scuola vuole che sia la scuola a garantire lo sviluppo dell’apprendimento del figlio cioé, che il figlio sia bravo nelle materie è compito della scuola, ma io dicevo a lui che se mio figlio è più bravo dei suoi compagni il merito non è solo della scuola, sono io che mi faccio un mazzo per colmare le lacune che, inevitabilmente e trattandosi di scuola pubblica, ci sono.

    Con tutta sincerità , avendo avuto la carriera universitaria io e mia moglie in Italia e seguendo la scuola di mio figlio, dall’asilo fino alle medie (il superiore lo ha appena cominciato perciò è ancora presto che mi pronuncio anche su questo)avrei solamente delle idee che comprendono quelle di maggior parte degli studenti del movimento di protesta, ma non demolirei niente, come non taglierei niente e credo che la pazzia sull’istruzione sia ormai una pazzia generale , tipico delle masse che sono perse o azzerate culturalmente , ma solo per quanto riguarda il governo, l’opposizione, i giornalisti, gli intellettuali, i preti e quanti altri fanncazzisti che ci mettono bocca sull’argomento , mentre non ci arrivano nemmeno alle caviglie della generazione dei ragazzini di età di mio filgio che orgogliosamente DIFENDONO LA SCUOLA E VOGLIONO MIGLIORARLA con idee meravigliose che hanno.

  • Affus

    l’unica cosa che farei per cambiare la scuola sarebbe l’eliminazione di parecchie materie inutili lì insegnate per togliere dalla strada tanti disoccupati .
    tra queste materie includo anche l’ora di religione che sostituirei con una materia centrale attorno al cui asse metterei tutte le altre . Introdurrei fin dalle elementari le regole del buon comportamento , cioè “morale ” nei vari stadi di questa materia e nei vari gradi della scuola .
    Si verrebbe incontro anche a quanto dice l’articolista ma nello stesso tempo si taglierebbero i legami con la curia e si renderebbe più autonoma la scuola .
    Ma mi rendo conto che par fare questa rivoluzione oggi nella scuola , bisogna prima mandare al macero questa scuola ” criminale ” , anzi prima ancora questo sistema politico mafioso .

  • marzian

    Sotto il regime di Berlusconi si può scegliere di resistere o aiutare Berlusconi a distruggere il sistema scolastico pubblico per finanziare le scuole private.

    Resta il fatto che siamo l’unico paese europeo in cui ancora non esistono scuole democratico-libertarie. E’ evidente che dipende proprio dalla scarsa libertà di cui dispongono le scuole private (e dalla casta degli insegnanti, attivamente impegnata a preservare lo status quo della propria smisurata autorità). Se ci fosse un piano serio di liberalizzazione delle istituzioni educative, non potrei far altro che sostenerlo.

    Oggi il Grande Fratello è un format televisivo di successo, ed i giovani assistono volontariamente a questo spettacolo, assimilando comportamenti che non verrebbero forniti nè dai genitori né dalla scuola.

    Ho sempre visto scuola e TV come mezzi complementari. La scuola insegna a chinare sempre la testa ed obbedire, mentre la TV ci propone dei modelli di svago che fanno da valvola di sfogo per le inibizioni in cui si dovrebbe vivere: il calcio, il sesso…

    Il meglio della scuola sta nelle lingue morte e questo lo intuiscono bene i genitori che sempre più vogliono iscrivere i figli alle scuole una volta riservate ai ricchi.

    Questo è proprio la questione prima, la più fondamentale di tutte. Posso chiederti che diritto hai tu (o qualunque genitore) di decidere cosa una persona giovane dovrebbe fare della sua vita? E’ questo il nucleo fondamentale di oltre un secolo di studi sulla pedagogia non-autoritaria.

  • marzian

    Porgo i miei più sentiti ringraziamenti a Barnard. Da quanto mi risulta, è l’unico giornalista italiano (al di fuori del movimento anarco-libertario) a parlare delle pedagogie non-repressive. Grazie.

  • Hassan

    Ma come, adesso anche tu non ti inchini al nuovo Profeta, Barnard ?
    Mo’ li senti i suoi seguaci! (vedo che son già scattati sull’attenti!)

    L’unico e puro dell’AntiSistema, l’unico, investito da non si sa bene chi (se stesso ?), che decide CHI fa parte del vero AntiSistema (tutti quelli che la pensano rigorosamente come lui e gli baciano i piedi) e chi NON ne fa parte (chi ha ANCHE qualche opinione diversa dalle sue).

    Ah! Mi sa allora che rimarrà solo con quei quattro gatti di seguaci, e non potrà creare un nuovo “Grillismo AntiSistema”… il Barnardismo ?

    Peccato perchè se ne sentiva davvero la mancanza di “nuovi guru”…

  • Cornelia

    Che palle santiddio.
    A sentire Barnard, chi protesta per qualcosa è sempre un povero stronxo perché “i problemi sono altri”.

    Va bene, Barnard, non protestiamo più, contento?
    E’ proprio vero che si nasce incendiari e si crepa pompieri…

  • geopardy

    ECCO UNO DEI RISCHI PIU’ GROSSI DELLA SOCIETA’ PIGRA E TELEVISIVA, TUTTI GIUDICANO SENZA APPARTENERE ALLA CATEGORIA GIUDICATA.
    PROPRIO VERO, SIAMO TUTTI IN UN GRANDE TALK SHOW.
    Si propongono cose che scuoterebbero dalle fondamenta l’intera galassia formativa e della percezione del mondo, senza darsi la capacità dei tempi, modi e contesti in cui esse dovrebbero essere attuate.
    Facile dire, difficile proporre delle metodologie effettive per la realizzazione di ciò che si è detto.
    Per fare la riforma di Barnard, con cui nei principi potrei senz’altro concordare, anche se le parole spesso enunciate nel principio generale, poi, in fase di realizzazione potrebbero prendere, come spesso accade, altri significati, bisognerebbe lavorarci decenni ed impostare una società completamente diversa sia per fini politici che economici.
    Le prime baronie da scardinare sono quelle che ritroveremmo anche nel settore privato dell’istruzione, essendo economico-finanziarie e politiche.
    Non credo sia alla base dello spirito della cosiddetta riforma Gelmini affrontare tali questioni.
    Quelli in occupazione e piazza, criticavano questo provvedimento, ritenuto, a torto o a ragione, peggiorativo rispetto all’esistente, non credo che nella contingenza della situazione ci fosse spazio per altro momentaneamente.
    Quando la politica attuale, intendo un po’ tutta quella rappresentata, va a mettere le mani su di un sistema che ha circa 80 anni, credo lo debba fare dopo anni di valutazioni fatte ad ampio raggio.
    La situazione evolutiva del sapere, in certe materie, è assai veloce, sono d’accordo sull’autostima, ma anche sull’imparare a ragionare correttamente sulle materie già disciplinate sarebbe assai importante.
    Ora che si apra un dibattito in merito anche alle cose accennate da Barnard è auspicabile, ma i risultati sarebbero condizionati da una miriade di variabili ora esistenti.
    Non può, inoltre, ogni governo proporre la sua, senza aver trovato convergenza sia in parlamento che nella società sui fini da proporsi e dopo aver consultato chi ha vera esperienza nel settore; il risultato è quello che abbiamo davanti agli occhi, tu fai una cosa ed io l’opposto.
    Dite un po’ ,ad un qualsivoglia politico, di azzardarsi a fare una riforma dell’industria senza sentire gli industriali?
    Se c’erano tante persone che difendevano il loro posto di lavoro e lo credo, non è che possiamo idealmente lapidarle, l’onestà loro sarebbe, semmai, palese in un momento postumo di discussione seria sulla scuola, non ora, ritengo.
    Il capire la complessità di questi processi, non me l’ha data la scuola, ma una certa analisi sull’esperienza di vita; ma l’ho, comunque, fatto, indipendentemente dal sistema scolastico che ho frequentato fino alla laurea.
    Ho imparato a fatica ad ascoltare, prima di esprimermi, anche se a volte l’impeto caratteriale mi fa fare degli errori di comportamento in merito.
    Ho, quindi, fatto un discreto lavoro su me stesso e continuo a farlo, ho criticamente abbandonato modelli fermi di giudizio senza prima averne analizzato i contesti, per poi, magari, riscoprirne una certa validità o inadeguatezza.
    Facile scagliarsi contro, in una situazione di grave contingenza (secondo me, in certa qual maniera, creata ad arte), ai comportamenti degli attori in gioco, chiaro, se si ragionasse per il bene comune realmente, sarebbe, sicuramente, molto più difficile giungere a situazioni da scialuppa di salvataggio.
    Certo, sono convinto anch’io che, se realmente all’esistenza di ogni uomo come atomo costitutivo dell’immenso aggregato umano, si desse la giusta dignità e centralità in relazione al solo fatto che esista, si vivrebbe in un mondo completamente diverso.
    Bisognerebbe, però, spiegare a tutti quei ragazzi, che, comunque, aldilà della loro libera preparazione e nel rispetto massimo delle loro esigenze, un giorno una parte di loro dovrà andare in un qualche ufficio a fare l’impiegato ed in qualche fabbrica, ne rimarrà pur qualcuna, a fare l’operaio in un’alienante catena di montaggio (esperienza del mio vissuto).
    Non si può pretendere che sia solo la scuola a risolvere i problemi del rapportarsi alla società in cui si vive, c’è tutto il resto di essa che è ampiamente didattico in merito.
    Una cosa rivoluzionaria sarebbe già dotare i giovani di spirito critico, questo la scuola potrebbe contribuire a farlo, ma con tutti quei baroni nella società in cui viviamo………., chi lo fa sa quanto è costoso in termini di rapporti con i cosiddetti (figura sempre più manageriale) “direttori didattici”, che rispondono, generalmente, ad equilibri esterni alla scuola.
    La scuola dovrebbe favorire l’incontro interculturale, la Gelmini vorrebbe separare gli immigrati dagli italiani di nascita.
    In conclusione, secondo me, va bene protestare, ma bisogerebbe iniziare una seria discussione in merito alla scuola.
    Ciao

  • Mishra91

    Inviterei Bernard a farsi le seghe mentali su qualcos’altro…
    Come sarebbe a dire? Siccome la scuola italiana nasce dal fascismo (ed io sono antifascista) dobbiamo distruggerla del tutto e ripartire poi da zero?
    Ma a che livello di cazzate siamo!
    Anche io sono contro la scuola strutturata così, ma non mi pare che per cambiare le cose ci sia bisogno PER FORZA che svariate generazioni restino nell’analfabetismo.
    Ci sono problemi più importanti è vero, ma allora parla di quelli e non rompere solo agli studenti che dopo 30+ anni di sonno si sono svegliati.
    QUESTA NON E’ UNA BUFFONATA (lo potrebbe diventare) MA UN OCCASIONE, UN OPPORTUNITA’ PER PARLARE DEGLI ALTRI PROBLEMI CHE CITI ANCHE TU!
    Non c’è una ltro modo per avvicinare quelli della mia generazione ad una comprensione della realtà migliore di quella televisiva!

  • hammurabi

    Mi piacciono le proposte di Barnard per la scuola del futuro.
    Praticamente non verranno più insegnate materie, né nozioni, ma solo vacue stronzate politicamente corrette che ci renderanno tutti più buoni (e deficienti). Domanda: ma se poi qualcuno quei valori non riuscisse proprio ad assimilarli, nonostante i tentativi di lavaggio del cervello effettuati, che ne facciamo? lo gassiamo?

  • BarnardP

    Sono Paolo Barnard. Mi prendo il tempo per rileggere con attenzione i commenti, e risponderò a breve. Grazie. B.

  • helios

    Qui si dice: distruggere questa scuola del tutto.
    Penso che si parli proprio di scuola pubblica perchè della privata nessuno ne dice nulla e pare che nessuno ne sappia nulla, quando invece proprio i politici che fanno le riforme della scuola (pubblica) mandano i figli nelle private.
    Quindi dire che occorre distruggere questa scuola equivale a non incominciare nemmeno ad entrare nell’ordine del problema che l’italia si trasciana da anni: alla scuola privata danno i soldi che tolgono a quella pubblica; ne consegue che togliendono continuamente alla pubblica la privata va molto ma molto meglio.

  • BarnardP

    Sono Paolo Barnard. Risposte ai commenti e una conclusione.

    Per helios: l’ordine dei problemi è molto più a monte della sperequazione fra pubbliche e private. L’ho descritto nel mio pezzo, che parla di scuola come istituzione tutta. E’ proprio la scuola che non va.

    Per marzian: mi sorprende il tuo commento. Ho scritto esattamente e con enfasi cosa la nuova scuola dovrebbe istillare: la sacralità dell’individuo a prescindere da cultura, classe, o performance nella vita. Il senso dei propri Diritti (da cui deriva il senso del Dovere, pensaci). Poi conoscenza.

    Per cornelia: il problema E’ che i problemi sono altri. Sto tentando di far comprendere che il Sistema è molto ma molto più scaltro di quanto si creda, fino appunto a convincere le opposizioni di ogni sorta che degli spaventapasseri sono in realtà i problemi da combattere. E le opposizioni ci cascano sempre in Italia. Ed ecco che abbiamo Grillo e i V-day, ed ecco che ci mobilitiamo in masse furenti per l’anti Gelmini, l’anti Casta, l’anti premier, mentre il Sistema beato e indisturbato ci fotte la vita a tutti. O ci svegliamo e vediamo oltre quelli che sono i veri problemi per cui si gioca la nostra esistenza oppure è finita. Se per te questa è roba da “che palle”, mi spiace per te.

    Per geopardy: ottima idea quella di insegnare lo spirito critico. Aggiungerò al mio articolo (versione sito) questa materia fondamentale.

    Per Anfuss: in effetti la mia riforma della scuola sarebbe impossibile senza una parallela riforma del vivere sociale e politico. Infatti io aveva già articolato un programma di riscatto civile, che naturalmente non ha trovato grandi adesioni (Per Un Mondo Migliore su http://www.paolobarnard.it).

    Per reza: felice che abbiate idee meravigliose per cambiare la scuola. Datevi da fare, divulgatele.

    Per Truman: lei ha delle pretese un po’ esagerate. Non posso in un articolo sulla scuola divulgare anche tutto il mio pensiero sugli asssetti del potere e sull’eventuale rivoluzione. L’articolo era sulla scuola, non altro. La sua logica sulla mia alleanza con Berlusconi è fallata, e molto. Invertendo i segni, è la stessa famigerata logica del ‘o stai con Bush o sei coi terroristi’. Sul resto: mi spiegherà Truman l’inutilità dell’imparare il risparmio energetico, e l’utilità del declinare l’aramaico… quando saremo al freddo col petrolio a 500 dollari al barile.

    Per Ivanoe: la gente onesta nei posti che contano dovrebbero essere i cittadini votanti, che protestano, che si mobilitano, in massa. Vanno formati i cittadini, non si deve aspettare che miracolosamente compaiano santi nei ministeri.

    Per marco03: vale quanto ho detto prima: non sparo su tutto, sparo con una mira precisa, che è di dire ‘basta agitarsi come fessi per falsi problemi e con metodi sbagliati mentre dietro la schiena ci rubano la vita’. Purtoppo, poiché il 99% delle iniziative di questo Paese corre dietro a falsi problemi (e ipocritamente a volte), allora tocca sparare sul 99%. Non è uno sport, e mi costa molto.

    Non rispondo ai 2 o 3 che hanno postato volgarità o battute di terz’ordine. Ringrazio chi mi ha apprezzato. B.

  • fefo

    Grande condivido in pieno.

  • RobertoG

    Quest’articolo è autentica aria fritta.

    1) Fino a prova contraria le leggi e le riforme vengono fatte in parlamento. Questo si trova attualmente occupato da una schiera di individui dove i migliori sono degli imbroglioni e i peggiori degli autentici farabutti.

    A costoro non frega assolutamente nulla avere un popolo consapevole ed istruito, gli basta che lo siano una ristretta minoranza per continuare la specie, per gli altri c’è la televisione.

    A meno che Barnard non proponga la rivoluzione.

    2) Si dice che gli insegnanti sono complici da sempre dell’orrore in cui versa l’attuale istruzione, mentre la genitorialità media è estremamente povera di mezzi relazionali. Se questo è vero non vedo come tutti costoro possano improvvisamente trasformarsi per dare vita ad un sistema educativo che punti ad “instillare nell’individuo il senso della sacralità, unicità e dignità del suo valore in quanto essere umano di per sè”.

    Oppure dato che sono dei tapini senza speranza si dovrebbe ricorrere a massicce importazioni di insegnanti e genitori da Marte eliminando i precedenti con metodi polpottiani.

    Tornando con i piedi per terra, il mondo dell’istruzione fa benissimo a ribellarsi. Poco importa se non l’ha fatto prima. Meglio tardi che mai.

    Cominciamo ad impedire il definitivo affossamento del nostro sistema scolastico ed il drenaggio di risorse che invece questi banditi di governo (e di opposizione) riservano con abbondanza in altri settori (guerre, centrali nucleari, Gheddafi, banche, ici elettorali, sprechi di casta ecc. ecc.) e poi con grande fatica ed umiltà si potrà cominciare a pensare come migliorare le cose, tenendo ben presente che, se laddove si fanno le leggi, non si riesce a far entrare qualche persona decente ci sarà ben poco da illudersi.

  • marco76

    l’intento di Barnard non e sicuramente quello di diventare nuovo guru o qualcosa di simile…e te lo assicuro.
    Sul fatto del puro, beh come non dargliene atto, non so quanti altri si sarebbero rovinati la carriera per dire quello che pensano…
    Quindi prima di criticare poniamoci la domanda di come avremmo reagito di fronte alle situazioni che sono capitate a Barnard…
    Infine si puo essere d’accordo o no su quello che scrive…
    Sicuramente vale il detto musicale “la verità ti fa male losai”….

  • Truman

    I genitori non hanno il diritto di indirizzare i figli, ma l’obbligo. Fino alla maggiore età dei figli hanno la responsabilità di ciò che essi fanno, ma anche dopo pagano se non riescono a renderli autonomi.

    Parlare di scuola privata vuol dire commercio della cultura, vuol dire far scegliere ai consumatori delle merci. Ma la libertà di scegliere tra due o più merci non è vera libertà. Lo spiegava molto bene Slavoj Zizek in “Né Pepsi né Coca” (lo trovi con google).

    L’istruzione è uno di quei settori che non funzionano se diventano merce. Lo stesso vale per la sanità e la giustizia.

    L’istruzione è anche strumento di controllo sociale. Lo è sempre stato. avevo cercato di spiegarlo nel mio “Dalla comunicazione al controllo sociale”. Ma l’istruzione statale di massa è il paradigma di un’era ormai superata. Oggi il controllo sociale viene raggiunto molto meglio con i mass-media.

    Ecco perchè i governi tendono a disinvestire dall’istruzione statale: oggi essa, in termini di controllo sociale, è meno redditizia di altre tecnologie.

    In contemporanea sta cambiando la stratificazione sociale: la classe media sta evaporando e ritornano una classe di poveri ed una di ricchi. E la politica adegua anche l’istruzione alla nuova composizione delle classi: scuole pubbliche per il popolo e scuole private per i ricchi. La mia sensazione è che non funzioneranno né quelle pubbliche, né quelle private.

  • Tao

    Sulla scuola mi ha scritto una persona di immenso coraggio. Le sue parole non posso commentare, le rovinerei. Barnard

    “Gentile Sig. Barnard,

    grazie per le sue parole. Lei è l’unico che nel dibattito pubblico sulla scuola ha toccato il tema dell’autostima.
    Ci ho messo vent’anni per uscire dall’ottica di un sistema scolastico che fin dalla più tenera età mi opprimeva e che mi rese ben presto, data la mia eccessiva sensibilitá e il mio perfezionismo, un adolescente iper-insicuro, patologicamente timido, autocritico fino al parossismo, timoroso del giudizio degli altri come di una questione di vita o di morte.
    Quando lei dice “mai un fallimento in queste secondarie valutazioni va tradotto in una ferita al valore personale, ovvero in perdita di autostima, che è perdita di amore per sé stessi”, vedo me stesso davanti alle porte del liceo, con il chiodo fisso del suicidio per una probabile bocciatura. La ferita era enorme signor Barnard, non so come mi salvai.
    Ma oggi so che non era colpa mia, NON ERA TUTTA COLPA MIA. Oggi so che c’é una logica in questo sistema educativo, ed è proprio quella di “sterilizzare” le persone più sensibili, quelle che vogliono studiare per crescere, per crearsi una personalità, per pensare criticamente.

    Pasolini trent’anni fa propose di abolire la scuola dell’obbligo. Se in futuro avrò dei figli, farò di tutto per educarli a casa.

    Chiudo citando un verso di Jeff Buckley: ” Throw off your shame or be a slave to the system”. (getta la tua vergogna, o rimani schiavo del Sistema)

    Paolo Barnard
    Fonte: http://www.paolobarnard.info
    Link;: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=51

    4.11.08

  • Truman

    Apro i giornali e trovo pieno di proposte di risparmio energetico: lampadine a basso consumo invece che lampadine ad incandescenza, automobili che fanno 30 km con un litro al posto di quelle attuali, elettrodomestici a basso consumo e così via.

    Non è difficile capire, per chi conosce i media, che oggi il risparmio energetico è un altro business. Spingono a risparmiare pochi chilowattora sulle lampadine, ma in un’ottica commerciale in cui i consumi elettrici crescono in continuazione. In altre parole le persone comprano le lampadine a basso consumo insieme ai condizionatori con inverter ed alla fine dell’anno la bolletta elettrica è salita. Allo stesso modo si rottamano automobili valide (con un costo sociale altissimo) per sostituirle con auto più moderne.

    Il risparmio energetico non serve a niente insegnarlo a persone drogate dal consumo. E’ molto più utile insegnare a ragionare. Ma il ragionamento non è qualcosa di facile da insegnare. Ci vuole fatica da parte di chi apprende. Ecco perchè io raccomanderei di far leggere a tutti gli studenti Le guerre del Peloponneso in lingua originale. Ma forse anche l’epopea di Gilgamesh andrebbe bene (sempre in originale).
    La dura fatica della traduzione qualcosa insegna.

    Altrimenti faremo molte chiacchiere sui discorsi di attualità, ma la gente rimarrà sempre uguale.


    Ciò che è stato sarà
    e ciò che si è fatto si rifarà;
    non c’è niente di nuovo sotto il sole.

    Qohélet

  • NerOscuro

    La lista fatta da Barnard di materie da insegnare per rifondare la scuola. sembra compilata su misura di quello che è o sta per diventare attualità nel paese e nel mondo, con una strizzatina d’occhio a sinistra. Con questa logica, se entriamo in un altra guerra, cosa insegniamo ai bambini e agli adolescenti? Evito di entrare nel paradossale, ma la lista di sopra ha una impostazione che potrebbe essere completamente capovolta seguendone comunque il filo. Basta cambiare i gusti e si otterrebbe una lista di materie “leghista”. Meglio non pensarci… Invece ai bambini e ai ragazzi, al di là dell’avere stima di sé, dovrebbe essere insegnato come criticare ciò che accade e ad usare la propria testa, nel contempo fornirgli strumenti tecnici per lo scopo. È una triade di cose necessarie, la cui conseguenza è l’indipendenza intellettuale e quindi la stima di sé. L’autostima non ti viene da un insegnante che ti adula (certamente non dal suo disprezzo), ma dallo scoprire d’avere la capacità di interagire con l’ambiente efficacemente. Un cosa che ti fa sentire veramente realizzato. A questo scopo, faccio un esempio, al giorno d’oggi non vedo nessuna utilità nell’insegnare Filosofia come è stata insegnata a me al liceo: una lunga sequenza di lotte tra metafisici e altre corbellerie che rischia di farti scambiare la realtà con la fantasia. Forse andrebbe rivista in chiave moderna, come tentativo primitivo di spiegare il mondo quando non ci sono mezzi scientifici per conoscerlo. Religione è un’altra materia che per gli stessi motivi pongo nel mucchio di quelle che scarterei. Giustamente gli studenti avveduti possono già farne a meno, ma gli altri dovrebbero almeno usufruire di un insegnamento imparziale di tutte le religioni. Di converso matematica, informatica e scienze andrebbero insegnate a tutto spiano come materie di base del sapere. Un sapere pratico, sempre attuale, che si può spendere in ogni parte del globo perché non soffre i limiti della cultura di provenienza, della lingua e di preconcetti tipicamente obsoleti. È il vero linguaggio universale come ha detto già Galileo prima di me.
    Per i motivi suddetti, sono pienamente d’accordo con quanti vogliono una scuola pubblica moderna ed efficiente, che guarda alle necessità del sapere di oggi senza dimenticare di formare degli uomini, non degli ingranaggi. Disinvestire o azzerare la scuola significa solo perdere altro tempo prezioso e generazioni di giovani. Non ce lo possiamo permettere. I giovani non se lo possono permettere e per questo protestano. Forse hanno abbastanza stima di sé da capire che stanno per essere fottuti.

  • marzian

    Caro Paolo, forse è più una questione di forma.

    Con il mio commento mi premeva solo sottolineare un punto: non penso dovrebbe esserci un Noi – ossia gli Adulti, qualunque cosa voglia dire questo termine – che determina cosa è giusto che un bambino o (tantomeno!!) un ragazzo acquisisca, anche per quanto riguarda i valori. Sarà lui a deciderlo, basta dargli gli strumenti giusti.

  • geopardy

    Caro NeroScuro,
    un tipo di scuola come la proponi tu mi costringerebbe ad emigrare per il bene formativo di mio figlio.
    Dato che c’eri potevi eliminare: itaiano e scrittura, tanto c’è la tastiera che è universale e la trovi ovunque.
    Si potrebbe istituire una materia che parli esclusivamente del corretto uso delle droghe, anche quelle sono universali e posto che vai qualità che trovi (sarebbe l’insegnamento guida della disciplina), lo spacciatore, ad esempio, è una professione, praticamente, universale, più adattabili degli ingegneri e con numero di richiesta crescente, il titolo potrebbe essere:
    “Compendio per il corretto utilizzo delle droghe e per l’avviamento di una concreta prospettiva economica”:
    Si potrebbe istituire una materia riguardante la simbologia universale, a cosa dovrebbe servire la lingua, basta insegnare:” Scelta o creazione di nuovi emoticon esplicativi attraverso il tuo palmare”.
    Un’altra materia interessantissima è :”Lettura del codice a barre”, ormai è ovunque e tante volte si dovesse inceppare qualche registratore di cassa…., naturalmente sarebbe un complementare di propria celta durante le scuole di formazione lavoro e futuro (si spera), poichè soltanto tali sarebbero.
    Elimineremmo una miriade di sprechi nel settore umanistico ed artistico (non ci sarebbero più).
    In ultimo, proprio per venire incontro anche a Barnard, ci metterei un’utima materia pertinente allo sviluppo dello spirito critico:
    “MOTIVI E METODOLOGIE DEL PERCHE’ CI SIAMO RIDOTTI COSì”.
    Nei megschip innestati nel nostro cervello, in cui ci sarà scritto, il mondo è nato nel 2010 (faccio un’ipotesi di datazione della tua riforma), il libro inizierà così:
    “In principio era la luce, poi, non si sa cosa successe, ma diventò tutto neroscuro.
    Non volermene, ma mi sembra che hai in mente una scuola un po’ troppo monotematica.
    Ciao

  • geopardy

    Scusami per non aver notato, che il tuo nome è NerOscuro, avrebbe ancor meglio espresso il concetto.
    Di nuovo

  • NerOscuro

    Prova post

  • NerOscuro

    Itaiano e scrittura… Deve essere successo qualcosa alla tua grammatica ben prima di ogni possibile riforma ispirata da me. Perché vuoi emigrare in un altro paese se il tuo desiderio è che tuo figlio parli la lingua itaiana? Meglio restare in Itaia. No?! Mi sembra illogico. Nello scrivere non ti è evidentemente d’aiuto il correttore ortografico comunemente integrato nei browser e nei word processor, cito ancora: celta, poichè, megschip. Devi averlo disabilitato perché il suo utilizzo sarebbe stato troppo moderno. In compenso le idee che nutri riguardo a ciò che è universale sono decisamente raccapriccianti, quasi post-moderne. Non che io abbia qualcosa contro le droghe e il loro uso ricreativo, ma io ho altre priorità e soprattutto non ho mai menzionato cose del genere. Solo tu sai che “passaggi” logici bisogna fare per arrivare dall’insegnamento delle scienze allo spaccio delle droghe; io non mi voglio sforzare. La mia domanda per te è se anche leggere attentamente prima di rispondere è diventata un’attività troppo moderna. Ciao.

  • NerOscuro

    Non me la prendo per la battuta sul mio nickname solo perché ci vuole della faccia tosta a fare battute chiamandosi geopardy. Ed io apprezzo la facce toste 😀 (questo smile l’ho imparato in un corso universitario LOL!)

  • helios

    L’ordine dei problemi sarà senza dubbio più a monte. Resta il fatto che la scuola pubbblica prende dallo stato dei bei soldoni e non intende andare in questa maniera contro lo stato. Pertanto non farà mai nulla per inimicarselo.
    Resta solo l’insegnanete pubblico che potrebbe far qualcosa ma è chiaro che non lo può fare visto il misero stipendio, e in questo periodo poi…
    Ci sarà sperequazione fra pubblico e privato ma mi chiedo chi ha fatto questa sperequazione….La scuola pubblica è finanziata da tutti, la scuola privata dovrebbe essere finanziata solo da quelli che la frequentano, perchè così vuole un certo ceto sociale. E allora perchè chiedere anche i soldi di tutti gli altri che non si possono permettere queste scuole con rette da capogiro..!? E proprio i figli degli indigenti allora, oltre che a pagare con le tasse la scuola pubblica, se la ritrova svuotata e riempita solo dagli estracomunitari perchè, nemmeno loro, possono permettersi di pagare la SCUOLA DELL’OBBLIGO in altra maniera.
    Mi pare di capire che non è la scuola che non va.Gli studenti sono obbligati a da andarci (come sempre) e gli insegnanti vengono pagati dallo stato poco come sempre. Il privato fa quello che je pare (con i soldi di tutti).
    Noto comunque, una certa schizofrenia nei parlamentari.
    Vogliono riformare la scuola (per tutti) e mandano i figli alle private (paghiamo i parlamentari e anche le private dei figli)!

  • helios

    …correggo: La scuola privata prende dallo stato dei bei soldoni…

  • geopardy

    Noto che a qualcosa è servito il sorpassato sistema scolastico, se non altro hai notato gli errori (scherzo, naturalmente).
    Le battute sull’universalità erano, appunto, tali e ispirate alla tua interpretazione solo pratica della scuola, erano solo esagerazioni, ma poi, chissà?
    Sai in un mondo in cui tutto sarebbe finalizzato all’utile-produttività – lavoro , come quello che si evince dalle tue proposte, ci si può aspettare di tutto.
    Sembra scritto da Friedman in persona.
    In un mondo dominato dal concetto di scuola che proponi, sarebbe tutto talmente alienante, che potrei ipotizzare anche un uso massiccio individuale di psicofarmaci e droghe come conseguenza sociale, molto più di adesso.
    Bando alle battute.
    L’evoluzione moderna (e non solo), dell’uomo, è derivata dalla riscoperta di qualcosa che prima di arrivare al Rinascimento è passata dalla riscoperta dell’Umanesimo.
    Negare la consequenzialità di questi eventi non renderebbe giustizia alla storia.
    Entriamo nel concreto, innanzitutto bisognerebbe delineare una volta per tutte una cosa:
    “A cosa dovrebbe servire la scuola?
    A che età una persona è in grado di poter canalizzare il proprio relativo fine studio-lavoro”?
    Se non diamo risposta a queste domande basilari, ci troveremmo agli odierni “Carrier Day” dell’università, in cui interloquisci solo, praticamente, con le grosse organizzazioni del lavoro interinale (cominciando magari dalle scuole inferiori).
    Le materie che tu citi sono di estrema importanza, ma non bisogna sostituirle, secondo me, ad altre, poiché, daremmo, temo, a queste materie un’indiscutibilità quasi di tipo religioso, degna delle scuole coraniche di talebana memoria.
    Bisognerebbe soltanto renderle più interessanti ed interattive.
    Per le religioni ci vorrebbe un capitolo a parte ed è connesso direttamente alla definizione di cosa si proponga la scuola.
    Casomai fosse, immetterei una materia in grado di trattarle un po’ tutte al posto dell’attuale ora di religione (cattolica).
    Una scuola scientista, farebbe credere agli studenti che si valuti solo l’empirismo e secondo me non va bene.
    Sarebbe come dire, credete in ciò che vi pare, ma questa è l’unica realtà (come una religione assolutista), quando, invece, essendo empirica ha bisogno di conferme continue e si pone il problema del come e non del perché.
    Sicuramente non avrai inteso dire queste cose e la battuta sulla filosofia, solo perché a te è stata insegnata superficialmente, appunto, era solo una battuta.
    Non si muoverebbe di un passo l’uomo senza di essa, ti dirò d più, dato che citi il linguaggio universale della matematica di Galilei, ora ti citerò un altro grandissimo scienziato Einstein, il quale disse:
    “La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è orba”.
    Le grandi menti delle religioni erano prima ancora grandi filosofi, così i grandi della scienza.
    Una materia che, giustamente, non andrebbe insegnata nozionisticamente (il correttore ortografico di word me la sottolinea come sbagliata).
    Italiano (era una battuta relativa al fatto che non aprirebbe tanti mercati di lavoro) e scrittura non sono inscindibili, comunque, perché oggi, volendo, potresti imparare a leggere in inglese (sempre per le prospettive di lavoro) e non affatto a scrivere, dato l’uso del computer, proprio come i carabinieri delle barzellette (senza quello che sappia scrivere, però).
    Ciao

  • sultano96

    Mi permetta di consigliarle il confronto con le strutture da me già indicatele e il suo atteggiamento, espresso nel commento, muterà radicalmente. La scuola Waldorf è in essere da prima di quella fascista e non è mai stata modificata, finora, di una virgola, ma è privata. E’ stata frequentata anche dalla prole dei fratelli Berlusconi che l’hanno preferita a qualsiasi altra anche tra le più blasonate straniere. Non basta, le posso presentare tantissimi salariati che a prezzo di notevoli sacrifici economici fanno frequentare ai loro figli la scuola in questione, mi è difficile capire come possano con i loro stipendi mensili da 1.200€, quando sento che i loro consimili faticano a sbarcare il lunario! Almeno questo è quello che sostiene l’idem sentire.

  • Tonguessy

    Il Darwinismo sociale made in Italy dice che il “fittest to survive” è quello che occupa il posto più alto nella gerarchia sociale, gode di maggiori benefit e sguazza nell’abbondanza. Il modello proposto da Barnard è in realtà cosa comune alle popolazioni dei cacciatori-raccoglitori. Che, la storia ci insegna, sono state quasi tutte sterminate da orde di genti al soldo o comandate dal “fittest to survive”, rendendolo così ancora più fittest. Insomma: chi ha rispetto di sè e dell’ambiente ha vinto solo nei millenni passati la sfida di sapere coesistere pacificamente con Madre Natura. Il più grande genocidio mai perpetrato fu a seguito della conquista delle americhe: le stime parlano di cifre oscillanti dai 50 ai 200 milioni di individui su un totale di 250. Quei piccoli, a detta dei cronisti dell’epoca, erano esattamente come piace a Barnard. Ci consoliamo così?

  • NerOscuro

    Parto dalla tua citazione di Einstein e ti dico subito che Einstein non metteva sullo stesso piano religione e scienza, quindi è una bufala molto ben tramandata. Siccome è tipico di tutti i potentati il mettere il cappello sopra ad un grande, questo è quanto è capitato anche ad Einstein che non ha mai inteso dire una cosa del genere. Mi ricollegherò anche a questo aforisma più tardi.
    Abbandonati i toni precedenti, ho potuto leggere dal tuo ultimo intervento che anche tu ritieni che debba essere insegnata un’altra Filosofia e un’ora di Religioni al posto dell’ora di Religione cattolica. È quello che ho scritto nel mio primo intervento. Io ho posto l’accento sulla necessità di studiare di più le materie scientifiche perché sono quelle che uniscono astrazione e applicazione. Sono quelle che ti fanno riflettere, ma ti aiutano a risolvere anche un problema pratico nella vita quotidiana. Altrimenti ai ragazzi manca di comprendere il perché imparano certe cose: perché serve a loro in prima istanza.
    Naturalmente per parlare di scienza è necessario un linguaggio strutturato e per questo non ho mai pensato di abolire l’Italiano. Sono convinto però che una riduzione delle ore d’Italiano e di alcuni passaggi dello studio della letteratura Italiana che sono retaggio del Risorgimento, potrebbe fare molto bene.
    Il fatto che la scuola sposi una visione “scientista” mi spaventa di meno di quello che è attualmente la scuola: cioè il mettere tutto sullo stesso piano come se non ci fosse un criterio per stabilire almeno una porzione di verità. Questo è stagnazione del pensiero che fa comodo a molti, ma non agli studenti. E qui mi ricollego ad Einstein che non intendeva mettere la religione al paio con la scienza perché, utilizzando un aforisma di Wittgenstein: su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. Einstein era agnostico ma per lui bisognava avere una sorta di fede per studiare il mondo scientificamente, tutto qui. La scienza parla di fatti sperimentali, ripetibili. Nelle condizioni opportune succede quello che è previsto da una legge fisica e non altro. Invece le religioni sono lo spazio delle opinioni, a volte espresse in modo violento, dove non si può effettivamente discutere. Ci provano, ma tendono inevitabilmente all’assolutismo. La scienza non si può quindi far guidare dalla religione, perché sono in antitesi e finiscono sempre col pestarsi i piedi. Quindi tornando su cosa è centrale insegnare nelle scuole, io ritengo che sia lo stabilire che c’è una sfera di discussione aperta mentre il resto entra nelle tradizioni e/o nelle preferenze personali (il famoso de gustibus). Questo aiuterebbe moltissimo i ragazzi a capire chi sono e cosa vogliono e a tollerare le differenze proprie e altrui.

  • NerOscuro

    Parto dalla tua citazione di Einstein e ti dico subito che Einstein non metteva sullo stesso piano religione e scienza, quindi è una bufala molto ben tramandata. Siccome è tipico di tutti i potentati il mettere il cappello sopra ad un grande, questo è quanto è capitato anche ad Einstein che non ha mai inteso dire una cosa del genere. Mi ricollegherò anche a questo aforisma più tardi.
    Abbandonati i toni precedenti, ho potuto leggere dal tuo ultimo intervento che anche tu ritieni che debba essere insegnata un’altra Filosofia e un’ora di Religioni al posto dell’ora di Religione cattolica. È quello che ho scritto nel mio primo intervento. Io ho posto l’accento sulla necessità di studiare di più le materie scientifiche perché sono quelle che uniscono astrazione e applicazione. Sono quelle che ti fanno riflettere, ma ti aiutano a risolvere anche un problema pratico nella vita quotidiana. Altrimenti ai ragazzi manca di comprendere il perché imparano certe cose: perché serve a loro in prima istanza.
    Naturalmente per parlare di scienza è necessario un linguaggio strutturato e per questo non ho mai pensato di abolire l’Italiano. Sono convinto però che una riduzione delle ore d’Italiano e di alcuni passaggi dello studio della letteratura Italiana che sono retaggio del Risorgimento, potrebbe fare molto bene.
    Il fatto che la scuola sposi una visione “scientista” mi spaventa di meno di quello che è attualmente la scuola: cioè il mettere tutto sullo stesso piano come se non ci fosse un criterio per stabilire almeno una porzione di verità. Questo è stagnazione del pensiero che fa comodo a molti, ma non agli studenti. E qui mi ricollego ad Einstein che non intendeva mettere la religione al paio con la scienza perché, utilizzando un aforisma di Wittgenstein: su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. Einstein era agnostico ma per lui bisognava avere una sorta di fede per studiare il mondo scientificamente, tutto qui. La scienza parla di fatti sperimentali, ripetibili. Nelle condizioni opportune succede quello che è previsto da una legge fisica e non altro. Invece le religioni sono lo spazio delle opinioni, a volte espresse in modo violento, dove non si può effettivamente discutere. Ci provano, ma tendono inevitabilmente all’assolutismo. La scienza non si può quindi far guidare dalla religione, perché sono in antitesi e finiscono sempre col pestarsi i piedi. Quindi tornando su cosa è centrale insegnare nelle scuole, io ritengo che sia lo stabilire che c’è una sfera di discussione aperta mentre il resto entra nelle tradizioni e/o nelle preferenze personali (il famoso de gustibus). Questo aiuterebbe moltissimo i ragazzi a capire chi sono e cosa vogliono e a tollerare le differenze proprie e altrui.

  • geopardy

    Non è che sia proprio digiuno circa la filosofia alla base delle scuole steineriane, ma in questo momento, dato che l’articolo di Barnard esprimeva giudizi sulle manifestazioni ed occupazioni, in merito a ciò ho risposto.
    Sono ben cosciente che una scuola che esalti il potenziale individuale sarebbe di gran lunga migiore di quella esistente e bisognerebbe approfondire ed aprire dei tavoli di confronto.
    Attualmente, però, non intravedo alcun passo a livello istituzionale verso questa direzione, anzi, si vorrebbe massificare ulteriormente il modello di sottomissione dello scolaro-studente, secondo me, alle mere esignze occupazionali, trasformando la scuola in senso lato, in una scuola semplicemente di tipo professionale.
    Neanche questo sono in grado di fare a quanto vedo, però.
    Il fatto che una scuola steineriana debba costare molto e sarebbe, quindi, proibitiva per i più, non lo ritengo un fatto molto positivo.
    Se essa è valida, come sembra essere, dovrebbe entrare in maniera fondante ed a pieno titolo, nel sistema pubblico (o al limite privato con finanziamenti pubblici preponderanti).
    Naturlamente, non so se dietro queste scuole ci sia una filosofia esistenziale accettabile da chiunque in questo momento, bisogna essere anche realisti, naturalmente quello che sto dicendo lascia il tempo che trova, non conoscendo approfonditamente la questione steineriana (assumo come impegno personale l’approfondimento di ciò).
    Lei capisce che in un momento meramente economicista come questo, non è facile far entrare in testa della gente, che il danaro non debba essere il proposito di un qualsiasi approfondimento delle proprie capacità, bensì, eventualmente un risvolto probabile.
    Quindi, pur essendo d’accordo, sono steineriano per indole, con un discorso del genere, nell’impellenza della questione, non vedo, fatta una valutazione generale dell’andamento delle cose, un’altra possibilità di far funzionare meglio ciò che esiste già, quindi è un discorso meramente congiunturale.
    Naturalmente, poter preparare sin da ora una transizione concettuale, da una scuola mono-didattica, nel senso che utilizza uno standard didattico unico, ad una molto più flessibile ed includente una vastità di gran lunga superiore di metodologie possibili, volte allo sviluppo della personalità nella maniera che più si avvicini alla completezza.
    Una cosa, secondo me, non possiamo pretendere, che sia la scuola a risolvere i nostri problemi esistenziali, per questo c’è tutto il resto della vita da poterci dedicare.
    salve