Covid, si cura col plasma iperimmune. Nessun morto. La terapia funziona ma…

Nessun morto se trattato. Ma non c’è mai stato piano per rifornire ospedali. Media e istituzioni citano studi sballati per smontarla. E sono finite le sacche

 

Antonio Amorosi

Affaritaliani.it

 

Dottor Franchini (Massimo Franchini è direttore di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del Carlo Poma di Mantova, ndr) oggi avete morti in chi è affetto da Covid e trattato col plasma iperimmune?

“No, non abbiamo deceduti”.

Funziona ancora per i malati di Covid, come lei e il dottor De Donno ci raccontaste ad aprile?

“Il plasma funziona, eccome se funziona. Il problema è che dovrebbe essere usato in tutti i pazienti all’inizio in terapia d’attacco insieme al cortisone e all’eparina. Se ne stanno accorgendo i medici e c’è un aumento esponenziale delle richieste. La gente si è finalmente svegliata. Evidentemente non credevano a Mantova che è un piccolo centro. Mah…”.

Mah…?

“Ma in questo momento siamo senza plasma, lo abbiamo fatto fuori tutto”.

Torniamo a parlare della cura del Covid con il plasma iperimmune. Lo facemmo ad aprile raccontando come al Carlo Poma di Mantova la terapia col plasma iperimmune, cioè con una grande quantità di anticorpi (160 unità minimo) si stesse dimostrando efficace nel curare i malati Covid. Non è la bacchetta magica ma funziona.

In più un recente studio randomizzato dell’Oms su 12.000 pazienti, Solidarity, ha accertato che i principali antivirali usati a livello mondiale (rendesivir, interferone, idrossiclorochina, ritonavir, lopinavir) non funzionano, hanno scorso o nullo effetto sul Covid.

Professore, quale è la terapia che chi è in prima linea usa in questo momento contro il Covid in tutto il mondo?

“La più efficace è fatta con cortisone, eparina e poi c’è il plasma iperimmune che viene usato specificamente come agente antivirale contro il virus”.

Ma non ci sono emoteche per la raccolta del sangue! Non è partita una campagna seria….

“Sì, è vero. Le spiego una cosa assurda, grottesca. In regione Lombardia con quasi 11 milioni di abitanti sono attivi solamente tre centri: Mantova, Niguarda, e Lecco”.

E come lo spiega? Perché dopo che in aprile abbiamo scritto sul fatto che il plasma iperimmune funzionava abbiamo avuto riscontro da altri medici in Italia che sostenevano la stessa cosa…

“Guardi queste cose non lo deve chiedere a me. Io le dico i numeri assurdi. Sono stati arruolati 21 pazienti in regione Lombardia di cui 12 a Mantova. Mantova, che ha meno del 5% degli abitanti della regione Lombardia, ha arruolato più della metà dei pazienti”.

Ma 21 pazienti è un numero ridicolo rispetto a quello che sta accadendo… cioè, non capisco…

“21 è numero ridicolo, concordo. Comunque noi siamo tra i centri che in Italia hanno arruolato di più”

Ma voi avete avuto un qualche tipo di contatto con il ministro Speranza o con il viceministro Sileri per incentivare questo tipo di intervento?

“Lo studio Tsunami (studio nazionale condotto in tutta Italia per dimostrare l’efficacia del plasma iperimmune) è promosso dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Aifa. Loro si occupano del comitato etico, fanno tutti gli incontri d’arruolamento. Se non si attiva questo iter qui non si può arruolare. Il problema sa qual è?”

Qual è?

“Alla fine tanti parlano di plasma iperimmune ma sono pochissimi i centri che lo producono secondo gli standard richiesti, altrimenti non è efficace”.

Che lo verificano… da quello che ho capito, giusto?

“Si e se non c’è la materia prima non può produrre plasma. La regione Toscana e la regione Veneto sono le uniche due regioni che hanno avviato un programma serio di raccolta del plasma iperimmune”.

Per il resto non c’è niente?

“Nel resto non c’è niente. Anche la Lombardia che ha avuto 320.000 positivi di Covid non ha avviato un programma di raccolta, assolutamente.”

Infatti mi sembra che il problema sia di tipo mediatico. Se il ministro o il vice ministro fossero andati in tv a invitare le persone a donare il sangue per provare a vedere se questa terapia funziona anche su larga scala la questione sarebbe stata diversa. Perché non lo hanno fatto?

“Non lo hanno fatto perché hanno detto che non ci sono evidenze scientifiche. In realtà le evidenze scientifiche arriveranno a fine pandemia e quindi cosa facciamo? Io temo che si scriverà questo sui giornali ‘però funzionava…’ E questa è davvero una cosa… ”

…drammatica…

“Sì drammatica è molto grave. Adesso si dice state tranquilli che arriva il vaccino. Benissimo. State tranquilli che arrivano gli anticorpi monoclonali. Ma come stiamo tranquilli? Cosa diamo oggi di terapia? Cosa c’è di terapia? Oggi ad un paziente a parte il cortisone e l’eparina che non sono antivirali ma tengono in vita il paziente agendo sugli effetti collaterali cosa do? Cosa usiamo per sconfiggere il virus? Cosa usiamo? Anche il rendesevir, a parte che un trattamento costa 2300 euro, che è tanto lodato e osannato ha degli studi, tra cui uno studio su 12.000 pazienti fatto dall’OMS che dice che non funziona così come ci sono altri studi che dicono che funziona. Ma come il plasma. Quindi non vedo perché bisogna osannare il rendesevir e il plasma si dice che non funziona.”

E le istituzioni?

“Il problema è che qualcuno delle istituzione dovrebbe darci delle soluzioni invece di nascondersi”.

Come mai?

“Le istituzione ripetono quello che dice il Comitato Tecnico Scientifico sull’argomento. Ma devono capire che se viene fuori che poi il plasma funzionava è un problema. Non è un farmaco che possiamo andare a prendere nelle emoteche. Il plasma oggi non c’è. Bisognava fare come hanno fatto in Veneto, solo che anche lì ora sono rimasti senza plasma. Bisogna raccogliere il plasma, stoccarlo e tenerlo lì a disposizione. Ma sa che in regione Lombardia se avessimo raccolto il plasma avremo almeno 30.000 sacche di plasma iperimmune. Avremo da dare plasma a tutta Italia, a tutta l’Europa e forse a tutti i Paesi in via di sviluppo. C’era da fare… potevamo coprire il pianeta se avessimo fatto un programma serio di raccolta”.

E adesso dottore come si può intervenire, per raccoglierlo intendo…

“Adesso c’è una corsa, si stanno attivando tutti i servizi trasfusionali in Italia. C’è una corsa abbastanza spasmodica verso la raccolta però uno che si ammala oggi può dare plasma tra un mese e la sacca è pronta tra 40 giorni. Abbiamo perso tempo prezioso. È da marzo che diciamo ‘usate il plasma!’. Cosa costa raccogliere il plasma? Tra l’altro il plasma se non venisse utilizzato poteva essere sempre usato per produrre plasma derivati e immunoglobuline iperimmuni antiCovid, quindi aveva un altro secondo utilizzo. Non era un utilizzo fine a sé stesso”.

Quindi che motivo c’è per non usarlo?

“È stata una presa di posizione proprio stolta contro questo prodotto e sono state dette un sacco di boiate, di fake news. Che è costoso quando costa un decimo del rendesevir come trattamento. Che è pericoloso e trasmette malattie infettive… Non è vero perché il rischio è su una sacca su 15 milioni di unità trasfuse. Che dà reazioni quando sono meno dell’1%. Sono state dette un sacco di fandonie. Addirittura è stato detto che dà trombosi, un medico dell’ospedale ha detto così. Quando da sempre il plasma viene utilizzato per curare le trombosi. Ma cosa stiamo dicendo? Qui ognuno spara la sua.”

C’è una gran confusione…

“Io non vado a dire qual è la terapia da fare oggi perché sono un ematologo trasfusionista ma quelli che non sono trasfusionisti sul plasma dovrebbero stare zitti, dovrebbero parlare del loro settore. Non possono dire cose che poi si ritorcono contro loro stessi perché fanno la figura degli scemi. Dicono cose che sono vecchie di quarant’anni. Le dicono anche persone di vertice delle istituzioni. Questo mi fa un po’ specie. Dovrebbero almeno essere aggiornati. È stato detto che il plasma trasmette malattie infettive ma questo succedeva negli anni 70, non oggi. Sono trent’anni che non c’è più una malattia infettiva con il plasma. O che non funziona perché c’è uno studio indiano che lo dimostra. Ma hanno usato, per loro stessa ammissione, plasma con un basso numero di anticorpi. Di cosa parliamo?”

Come funziona oggi? Nel senso… se vado a fare una trasfusione nel centro trasfusionale a Palermo, a Roma o a Milano e lì si accertano che nel mio plasma ci sono tanti anticorpi poi da Palermo e le altre città devono inviare la sacca a un centro trasfusionale centrale che verificherà se realmente ci sono questi anticorpi? Perché esistono pochi centri in grado di fare queste verifiche? Avviene così?

“Bravo, si certo. Ma è un problema relativo. Se ci fosse stata una rete potente all’inizio questo problema non ci sarebbe oggi”.

Certo. Quindi intanto chi si è curato dal Covid deve recarsi nei centri trasfusionali e donare e dobbiamo fare crescere la conoscenza di quanto accade. Ma se ci fosse stata una banca…

“E’ chiaro che se abbiamo una banca del plasma per regione il problema è molto relativo”.

 

Fonte: https://www.affaritaliani.it/cronache/covid-si-cura-col-plasma-iperimmune-nessun-morto-la-terapia-funziona-ma-706518.html?ref=ig