COVID-19: DOMANDE AGLI ESPERTI. Ma se Covid-19 diventa un raffreddore, perché perseverare con il vaccino? Ma se il virus Sars-CoV2 muta più veloce di una lepre, come fa la tartaruga vaccino ad acchiapparlo?

DI MARINELLA CORREGGIA

emigrazione-notizie.org

Domandine agli esperti. Ma se la malattia Covid-19 diventa un raffreddore, perché perseverare con il vaccino? Ma se il virus Sars-CoV2 muta più veloce di una lepre, come farà la tartaruga vaccino ad acchiapparlo? E qualche piccolo passo nella storia recente.

Se lo dicono loro, i virologi in coro, non dovremmo crederlo, noi profani? Ecco qua.

1. Coro virale dei virologi: «Il Covid19 diventa un raffreddore»

A Piazzapulita (La7), Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri rassicura: «Io vedo questi malati che non sono più quelli di prima. Le persone contagiate oggi stanno decisamente meglio rispetto a quelle infettate due mesi fa.(…) Adesso stiamo facendo degli studi, e non troviamo gli ammalati per fare gli studi, è una cosa bellissima (…) sembra di essere di fronte a una malattia molto diversa da quella che ha messo in crisi le nostre strutture».

Idem con patate per il virologo Massimo Clementi, direttore del laboratorio di virologia del San Raffaele di Milano. Intervistato dal Corriere della Sera afferma:«L’infezione non sfocia più nella fase gravissima, la cosiddetta “tempesta di citochine (…) sono in forte calo i pazienti che hanno bisogno di ospedalizzazione, l’epidemia c’è ancora ma dal punto di vista clinico si sta svuotando. La malattia si è modificata o si sta modificando». E anche: «Il coronavirus ha perso la sua potenza. (…) Ci aspettiamo che questo nuovo coronavirus possa pian piano diventare innocuo, come i suoi ‘cugini’ responsabili del raffreddore». Del resto, «conosciamo altri 6 coronavirus umani, 4 ci infettano da sempre”. Quello con cui abbiamo a che fare da qualche mese “potrebbe, se continua così, modificare il suo profilo clinico di rischio e adattarsi all’ospite, cambiando geneticamente».

Un altro Massimo, Ciccozzi, responsabile dell’unità di statistica medica ed epidemiologica dell’Università Campus biomedico di Roma, ha affermato durante un’audizione a Senato: «Stiamo osservando che il virus perde potenza; evolve, ma perde contagiosità e, probabilmente, letalità».

E anche Matteo Bassetti, direttore del reparto Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, spiega (lo riporta ilmeteo.it): «A marzo questo virus era uno tsunami, ora è diventato un’ondina. Forse è perché ha già colpito i soggetti più fragili, facendo una “selezione naturale”, o forse si è depotenziato. È un’iniezione di fiducia per la fase 2, ma per giudicare se gli italiani si saranno comportati bene ci vorranno 2-3 settimane».

 

2. Vaccini antinfluenzali di ieri, il caso H1N1

Nondimeno, con una totale mancanza di logica, alla domanda se pensa che il virus scomparirà prima del vaccino, l’esperto Remuzzi – di cui all’inizio – risponde: «Ci sarà il vaccino, ma probabilmente quando arriverà io mi auguro, se le cose andranno come vanno adesso, il virus non ci sarà più». Però «servirà per la prossima volta o per altri virus».

Ma il ragionamento dov’è? Servirà per altri virus? Ma i vaccini per le influenze (più che discutibili visto i loro risultati) non vengono cambiati ogni anno sennò non vanno più bene perché i virus influenzali mutano (a differenza di altri)?

A questo punto facciamo un piccolo passo indietro, nella storia recentissima, ma dimenticata. Del resto, «la storia è un’ottima maestra. Ma non ha allievi»: Antonio Gramsci. Che avesse ragione, lo abbiamo visto tante volte, nei ripetitivi meccanismi che hanno portato alle guerre di aggressione delle quali si è macchiata l’Italia fino all’altro ieri.

E dunque andiamo al 2009. Virus influenzale A/H1N1, sottotipo del virus dell’influenza A che fu quell’anno il più comune. Spiegava all’epoca il sito Epicentro dell’Istituto superiore di sanità (https://www.epicentro.iss.it/focus/h1n1/faqEcdc ): «L’attuale virus epidemico influenzale A/H1N1 è un nuovo sottotipo di virus di influenza umana che contiene geni di virus aviari, suini e umani in una combinazione che non era mai stata osservata prima, in nessuna area del mondo. I nuovi virus sono spesso il risultato di un riassortimento di geni provenienti da altri virus (scambio di geni). Questo virus A/H1N1 è il risultato di una combinazione di due virus dell’influenza suina che contenevano geni di origine aviaria e umana. Non c’è alcuna prova che questo riassortimento sia avvenuto in Messico».

Epicentro, poi, nell’aprile 2009 (https://www.epicentro.iss.it/focus/h1n1/FaqVaccinoCe ) precisava in una serie di domande e risposte: «Al momento non è disponibile alcun vaccino contro la nuova influenza A(H1N1). Gli unici vaccini attualmente disponibili sono quelli contro i ceppi dell’influenza stagionale 2008/2009». Proseguendo: «Il vaccino contro l’influenza stagionale umana è efficace contro il nuovo virus influenzale A(H1N1)? Non è ancora stato stabilito con certezza se i vaccini contro il virus dell’influenza stagionale 2008/2009 proteggano contro il virus A(H1N1). Dal momento che questo nuovo virus dell’influenza evolve molto rapidamente, è importante sviluppare un vaccino contro il ceppo virale che sta causando epidemie in Messico e in altri Paesi, così da garantire la massima protezione. Tra i virus della normale influenza umana H1N1 (coperta dai vaccini stagionali) e il nuovo virus influenzale A(H1N1) ci sono alcune caratteristiche comuni: non è quindi possibile escludere che si abbia una protezione crociata ma, se si avesse, sarebbe probabilmente solo parziale».

L’11 giugno 2009, l’Oms dichiara lo stato di «pandemia» per il nuovo ceppo di origine suina H1N1. La prima pandemia globale dopo quella dell’influenza di Hong-Kong del 1968. Il 10 agosto 2010, la stessa Oms revoca la pandemia: l’attività dell’influenza a livello mondiale è tornata ai tipici ritmi stagionali (https://www.cidrap.umn.edu/news-perspective/2010/08/who-says-h1n1-pandemic-over). I morti ci furono, ma quanti? I decessi confermati della pandemia fra aprile 2009 e agosto 2010 furono 18.500. Secondo Lancet (https://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(12)70121-4/fulltext ) «quel numero è probabilmente solo una frazione del numero totale di morti associate alla pandemia influenzale A H1N1». La stima della rivista medica arrivava a 201.200 decessi per cause respiratorie (il range andando da 105.700 a 395.600) più aggiuntivi 83.300 decessi per ragioni cardiovascolari (range fra 46.000 e 179.900). Insomma, un’inflazione di numeri.

Ma dunque cosa accadde all’epoca del virus H1N1 sul lato del vaccino? Prendiamo un articolo, chiaro fin dal titolo («Ecco quanto ci è costato il flop del vaccino», di Elena Dosi) del gennaio 2010, sul quotidiano mainstream Repubblica (https://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/16/news/vaccino_virus_a-1966773/): «La pandemia fugge. I costi dei vaccini restano. Ventiquattro milioni di dosi acquistate dall’Italia contro il virus H1N1 al prezzo di 184 milioni di euro, 10 milioni di dosi ritirate dalle fabbriche e distribuite alle Asl, 865mila effettivamente inoculate. La stragrande maggioranza delle confezioni resta stoccata nelle farmacie delle Asl, nei centri vaccinali dei distretti o negli studi dei medici di famiglia. Un viaggio tra le aziende sanitarie italiane parla di frigoriferi pieni (i vaccini vanno conservati a 4 gradi pena la loro degradazione) e di scetticismo fra i cittadini al centro della campagna di immunizzazione. Oltre 20 milioni di persone rientrano tra la “popolazione eleggibile” da vaccinare secondo il ministero, ma solo 827mila hanno porto il braccio alla siringa, con una proporzione del 3,99%. E se l’Italia ha già deciso di donare il 10% delle proprie dosi (2,4 milioni) all’Oms perché le distribuisca ai paesi poveri, la gran parte delle boccette sembra avviata alla scadenza, prevista 12 mesi dopo la data di produzione e quindi a scaglioni tra settembre e dicembre 2010. A quel punto, non resterà altro da fare che buttarle. Dalle università alcuni virologi provano a spiegarci cosa è successo, e il perché di tanta sproporzione. “L’influenza mette sempre in difficoltà chi deve fare previsioni. I modelli possono saltare, i virus ci sorprendono spesso” fa notare Pietro Crovari, professore emerito di igiene e medicina preventiva all’università di Genova». .

E ancora una volta: dove sta la logica? Continua l’articolo: «Ma per la Novartis che ha stipulato il contratto con il Ministero della Salute l’incasso sarà pieno lo stesso. I 184 milioni pattuiti nel contratto del 21 agosto 2009 (quando la pandemia colpiva soprattutto le Americhe e non aveva ancora raggiunto l’Italia) saranno versati in toto anche se i vaccini consegnati sono meno della metà di quelli concordati. Nel contratto infatti non esiste una clausola di riduzione a favore del ministero. E se ieri il Codacons ha annunciato una class action a nome dei 60 milioni di utenti del sistema sanitario italiano, anche la Corte dei Conti ha avviato una procedura di controllo sul “decreto direttoriale del 27 agosto 2009 concernente l’approvazione del contratto di fornitura di dosi di vaccini antinfluenzale A(H1N1) stipulato tra il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e la Novartis Vaccines and Diagnostics s. r. l.2. Il Codacons chiede la risoluzione del contratto con l’industria farmaceutica (“Uno spreco immane vista la scarsa adesione alla vaccinazione”) e il rimborso ai cittadini dei 184 milioni di euro spesi.»

 

3. La poco simpatica storia del Tamiflu contro l’incubo dell’aviaria A(H5N1)

E vogliamo parlare anche del farmaco inutile Tamiflu (Roche) contro l’influenza aviaria A(H5N1)? Cominciamo però dai morti che fece fra il 2003 e il 2014. Ecco i dati ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) (consultabili qui: http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1560712.pdf). La tabella Cumulative number of confirmed human cases for avian influenza A(H5N1) reported to WHO, 2003-2014 riporta… 650 casi con 386 morti (concentrati in 16 paesi (ma soprattutto Indonesia, Vietnam, Cina, Cambogia, Egitto).

Ingentissime furono le spese per un farmaco inutile. Sul sito del Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica Sivemp Veneto (https://www.sivempveneto.it/il-farmaco-inutile-contro-laviaria-pagato-dai-governi-oltre-tre-miliardi-ricerca-indipendente-qsmontaq-il-tamiflu-inefficace/), nel 2014 Corrado Zunino scriveva: «Il costoso farmaco Tamiflu che ci avrebbe salvato dall’aviaria, che avrebbe impedito il passaggio dell’influenza dai polli all’uomo su scala mondiale e combattuto un’epidemia che nei grafici clinici avrebbe potuto fare 150mila morti soltanto in Italia, non è servito a niente. Solo a gonfiare i bilanci della Roche spa, multinazionale svizzera che grazie alle ondate di panico collettivo ha venduto nel mondo, solo nel 2009, confezioni per 2,64 miliardi di euro. Due miliardi e sei per un solo farmaco che, si calcola, a quella data è stato utilizzato da 50 milioni di persone. Inutilmente. Già. Un gruppo di scienziati indipendenti – Cochrane collaboration – ha ripreso in questi giorni un suo studio realizzato nel 2009 sul rapporto tra l’antivirale Tamiflu e l’influenza suina (seimila casi mortali nel mondo). E se allora l’organizzazione medica no profit sosteneva che non c’erano prove a sostegno dell’utilità del medicinale per la suina, ora si spinge oltre e lo stampa sul British medical journal: per l’influenza aviaria (62 morti accertati, fino al 2006) l’antivirale della Roche è stato inutile. Lo si certifica adesso, ma per dieci anni una teoria di stati nel mondo, sull’onda della speculazione emotiva, ha accumulato milioni di confezioni, buttato valanghe di denaro pubblico e, dopo cinque stagioni, buttato anche le confezioni scadute. Secondo la controricerca il Tamiflu (dai 35 ai 70 euro a scatola, secondo richiesta e Paese) contrappone alle influenze gli stessi effetti del più conosciuto Paracetamolo. Non ha prevenuto la diffusione della pandemia, né ha ridotto il rischio di complicazioni letali. Ha attenuato solo, nei primi quattro giorni del contagio, alcuni sintomi. Una tachipirina, non certo la panacea per epidemie da kolossal. Ecco servito un nuovo caso di inganno Big Pharma, segnalato da ricercatori che hanno rilevato errori e mancanze in ogni stadio del processo: la produzione, le agenzie di controllo, le istituzioni di governo. (…) il Tamiflu passerà alla storia della farmaceutica contemporanea come il medicinale più gonfiato e redditizio».

 

4. Le idee dei virologi cambiano veloci come i virus influenzali

Gira sui ceppi accesi di whatsapp una collezione di ipsi dixerunt: dieci faccione di virologi e per ognuna una dichiarazione risalente al mese di febbraio a proposito del CoVid19. All’epoca, il virus Sars-CoV-2 aveva già dispiegato i propri effetti sanitari e politici in Cina.

Roberto Burioni: «In Italia siamo tranquilli, il virus non c’è. Il rischio è zero, preoccupatevi dei fulmini». Massimo Galli: «L’avanzata a livello globale è molto bassa. In Italia il virus non si diffonderà». Filippo Luciani: «Il Coronavirus è meno letale dell’influenza». Fabrizio Pulvirenti: «L’epidemia influenzale è ben più grave e diffusibile (sic) rispetto al Coronavirus». Matteo Bassetti: «Non bisogna fare nulla (per difendersi dal virus). Certo non serve mettersi le mascherine». Ilaria Capua: «Questo virus è molto meno aggressivo di tante infezioni che conosciamo». Giovanni Di Perri: «Quello che stiamo affrontando è un fenomeno infettivo simile all’influenza: frequente e banale».

Di lì a poco, i virologi avrebbero virato di 180 gradi (en douce, come dicono i francesi: di soppiatto) trasformandosi in produttori industriali di panico.

Ora a quanto pare sono tornati al punto di partenza e il giro di 360 gradi è compiuto. Mentre nel frattempo errori su errori hanno provocato morti su morti.

Una storia che gli esperti studieranno.

Forse.

Marinella Correggia

Fonte: https://emigrazione-notizie.org

Link: https://emigrazione-notizie.org/?p=31567

10.05.2020

Pubblicato da Davide

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