COSTUMI ESTIVI

COSTUMI ESTIVI

FONTE: ROSSLAND (BLOG)

La signora della foto è Annette Kellerman.

Campionessa di nuoto dei suoi tempi (tentò più volte la traversata della Manica), sua fu l'idea del primo costume intero, quello che vedete, per poter meglio nuotare. All'epoca, 1907, la genialata le costò una denuncia per "indecenza" che la portò quasi in carcere.

Fino ad allora infatti, al mare si andava con abiti lunghi fino alle caviglie, con maniche fino ai polsi, mani protette da guanti e ombrellino parasole. A nessuna donna di fine ottocento sarebbe mai venuto in mente di andare al mare per la tintarella: la pelle scura era considerata roba da miserabili, da povera gente costretta a lavorare sotto il sole per guadagnarsi da vivere.Una vera signora proteggeva la propria pelle con velette, ombrellini, guanti e abiti accollati, così da mantenerla di un apprezzatissimo bianco latte; e al mare, tutti, ci si andava per fare talasso-terapia, cioè per respirare l'aria di mare e, al più (ma solo se convenientemente nascosti da opportuni tendoni), a fare le allora modernissime sabbiature. Niente bagno: ci si immergeva fino alle caviglie se donne, e a nuotare andavano solo i maschi, a scopo salute ed esibizione di virilità.

Ecco le vere sciùre al mare a fine '800.

Ed ecco invece come le donne più audaci osavano entrare in acqua negli anni '20/30 del secolo scorso: Braccia e polpacci scoperti, già uno scandalo.

La polemica scatenata dal divieto di burkini in alcune spiagge della Costa Azzurra (divieto che pare abbia scatenato mega risse in Corsica), credo non abbia nulla a che vedere con l’ingresso alle spiagge comunali in "...una tenuta corretta, rispettosa dei buoni costumi". Come pretende il sindaco che per primo ha emesso l'ordinanza.
Questo perché, a dettare legge sugli usi e costumi corretti, è da sempre l'élite; il popolame segue a distanza, imitando l'élite e implicitamente accettando l'indottrinamento ai valori che l'élite conia e diffonde con la trappola della moda.

Se ancora negli anni '20/'30 ad andare al mare (a fare talasso-terapia, come si diceva), era solo la classe agiata, ovviamente contornata da stuoli di servi e camerieri, oggi che al mare ci vanno tutti le élites si riservano zone per uso esclusivo con il mezzo più efficace: i costi esclusivi.
E se pensate che all'epoca era il riccume a stabilire come ci si vestiva "adeguatamente" nei luoghi di villeggiatura per una questione di segni di appartenenza ai circoli che contavano, oggi è esattamente ancora così: è sempre il riccume dei "nostri costumi civili e occidentali da difendere", a stabilire come ci si debba addobbare per fare un bagno e quali spiagge si possano frequentare in burkini (va bene solo nelle spiagge esotiche, dove si va per pochi giorni e già fa un po' schifo ma pazienza).

Il burkini in Costa Azzurra non viene vietato perché sconcio né perché "anti-igienico" (una delle tante scemenze lette sul caso in questione), ma perché l'islamica burkinata che ha osato avventurarsi su spiagge frequentate da chi detta legge sulle "tenute corrette" e sui "buoni costumi" ha sconfinato su due fronti: quello della moda, che oggi in occidente impone il bikini e non più l'abito alla caviglia; e quello territoriale, andando a fare i bagni in Costa Azzurra anziché in Costa Brava o a Sestri Levante, spiagge per marmaglia che si può mescolare senza danno d'immagine.

Non di questione di libertà della donna o di questione di religione si tratta, come impazzano i commentatori d'oltralpe, ma di questione di addomesticamento culturale:il riccume non si distingue dal poverume se non per i feticci di cui si adorna e per i luoghi dei quali decreta il valore recintandoli intorno a sé, per sé. Da sempre il riccume fa dell'abito il simbolo che indica in modo chiaro al resto del mondo quali sono i valori correnti a cui ogni altro è fatto obbligo di attenersi per dirsi "corretto".

La moda non è mai stata priva di conseguenze, né sul piano morale né su quello sociale. Per fare un esempio, intorno alla metà dell' '800 la moda imponeva che gli abiti delle donne rispecchiassero i valori allora ritenuti "adeguati" al loro ruolo nella società.
Essendo la donna allora considerata "l'angelo del focolare", nel senso che la casa era il suo regno e il suo carcere a vita, gli abiti che indossava dovevano trasmettere un'idea di pace domestica, di ineccepibile moralità, di vita vissuta in funzione della futura salvezza spirituale sua e della famiglia, di prudenza nel comportamento e dallo sguardo dolce e timido.

L'abito era quindi chiuso attorno al collo, aveva maniche lunghe e spalle cadenti mentre le linee del corpo, strette in vita fino a far mancare il respiro se fanciulle da marito, diventavano tondeggianti a indicare l'avvenuta maternità. Tutto simboleggiava i valori femminili imperanti quali fragilità, dolcezza e arrendevolezza della donna, idealmente destinata a essere madre, sposa e decoro della casa.
Non dissimili dai valori cui si ispira oggi l'islamica in burkini che osa bagnarsi, accollata e coperta come nell'ottocento, nelle stesse acque della riccastra di nuovo conio.
La quale oggi detta la moda dell'aspetto volitivo e affamato stile Birkenau, esibisce una pelle biscottata e raggrinzita da lunghe ore sul lettino e in barca (o, dipende dall'età, difana e magra al limite della trasparenza), bocca, tette e vagina rifatte per rimpolpare ciò che la fame atavica assottiglia, veste abiti scollacciati e al mare, quando lo indossa, veste bikini invisibili.
Il modello che ne risulta è un mix fra campo di concentramento e postribolo al tempo della guerra: il riccastro oggi fa la fame per moda e si sveste per dichiararsi libero di dettare le sue leggi su come ci si veste per dirsi "corretti".
E tutti sono invitati a imitarlo, compresa la burkinata islamica fine ottocento.
Capalbio è una buona metafora di come un luogo e una classe sociale siano più di se stessi grazie ai valori che impongono.
Dice Chicco Testa, intervistato da Il Corriere: "... capisco chi, a Capalbio, esprime perplessità nell’accogliere gente che magari sta a soggiornare senza riuscire a fare niente".
E' solo la vecchia regola del padrone e del servo; e non è questione di chi ha i soldi e chi no, è soprattutto questione di segnare distanze fisiche, sociali e "culturali" fra chi comanda (vuoi per denaro, vuoi per appartenenza politica), e chi esegue.
I profughi a Capalbio vanno bene purché lavorino. Chicco Testa a Capalbio ci passa le vacanze ed è infastidito dal fatto che gli giri intorno gente che non fa niente, proprio come lui, però grazie a lui (alle politiche del suo partito).
Il servo d'importazione deve servire e restare invisibile. Alla tavola ci può arrivare solo se adeguatamente vestito da cameriere o sparire nelle cucine come sguattero.

Quelli che nel secolo scorso andavano al mare vestiti in lungo, con guanti e ombrellino, erano parimenti attorniati da personale di servizio, spesso di colore, sempre in lungo, che per ovvie ragioni pratiche non portavano il parasole ma indossavano guanti per servire in tavola: erano "inferiori", dopotutto, e se si abbronzavano il viso, tanto meglio: diveniva evidente a colpo d'occhio a quale classe appartenevano; ma le mani rozze rovinate dal bucato o dai campi, dovevano scomparire dentro ai guanti quando servivano in tavola, ché ti passa l'appetito al pensiero che per sbaglio quelle dita tocchino il cibo che loro hanno coltivato e tu mangi.

Nessuno, né in Costa Azzurra né a Capalbio, avrebbe nulla oggi da ridire se a immergersi, vestite di tutto punto, fossero le mogli dei politici che lì soggiornano: farebbero anzi tendenza e, visto il doppiopesismo imperante, sarebbero molto politically correct.

Né avrebbero nulla da ridire in Costa Azzurra se a fare il bagno in burkini fossero le numerose mogli di qualche sceicco arabo, ché i villeggianti le troverebbero forse perfino esotiche ed affascinanti, nei loro burkini vedo/non vedo alla moda i quali, una volta bagnati, le fasciano modellando il sensualissimo corpo senza mai scoprirlo.
Non è detto anzi che di qui a non molto, pur di segnare sempre e ancora la differenza di classe valendosi dei simboli feticcio della moda, le sciùre de Capalbio o quelle della Costa Azzurra non si inventino, man mano che l'islamica migrante si libererà dai sottanoni dell' '800 per adottare costumi da mare occidentali seminudi, di lanciare la moda di entrare loro in acqua in modaiolissimi burkini firmati, così da segnare sempre quel punto in più che serve per dire chi comanda in base al costume più alla moda che indossa.
Come nell'ottocento, il problema burkini può essere poi facilmente risolto stabilendo zone di mare solo per le islamiche: sembrerà a tutti il riconoscimento di un diritto e nessuno vi vedrebbe invece la riedizione della vecchia distinzione fra i bagni dove si immerge la padrona e quelli dove si può (per gentile concessione), immergere la serva.
Ma solo nelle ore in cui non è di servizio, ché il diritto a non fare un cazzo in costume da bagno eppur a dettar legge, si acquisisce ereditando un capitale o sposandone uno.

P.S.

La più bella è l'ultima: ... anche il primo ministro Manuel Valls si schiera contro l’uso dell’indumento, definito “incompatibile con i valori della Francia. Il burkini, dice Valls, non è un costume da bagno ma “l’espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna”.
Vero.

I "valori della Francia", per quanto riguarda mare e tintarella, li rivoluzionò Coco Chanel, francese, nata povera e diventata ricca vestendo i ricchi, nel 1920. Fu lei a decretare che l'abbronzatura non era più un tabù e che propose per prima i costumi da bagno aderenti, più sfiancati e corti, con una sorta di gonnellina a metà coscia, smanicati e leggermente scollati sia davanti che sul dorso. Le prime a indossarli, manco farlo apposta, furono le sciùre francesi che se li potevano permettere.

Intanto, dal 1946 e fino al 1958, gli Stati Uniti continuarono a fare esperimenti di detonazioni di bombe nucleari sulle Isole Marshall, dove si trova l'atollo Bikini.

Da lì in poi, al mare ci si va in bikini. Made U.S.A.
Ma essendo la France di De Gaulle tramontata e la Francia rientrata nella Nato, grazie a Sarkozy, oggi Manuel Valls può ben dire che non il burkini rappresenta i valori della Francia, ma il bikini.

I "valori della Francia di oggi, sono Made (by bombs) in Usa.

Statunitense!

Fonte: Rossland

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17.08.2016

Commenti (37)

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    1. PietroGE 18 agosto 2016

      Beh, se è così, il soggetto poteva essere esposto un po' più chiaramente, senza le foto d'epoca e la morale ottocentesca.

    1. rossland 18 agosto 2016

      O forse, a non capire che il costume da bagno non è reale il soggetto del post sei tu...

    1. rossland 18 agosto 2016

      Lo sto facendo anch'io: molto più produttivo leggere libri che seguire la trama farsesca dell'attuale surrealtà...

    1. PietroGE 18 agosto 2016

      Vedo con piacere che diversi commentatori hanno capito che il costume da bagno non c'entra niente con questa storia, cosa che non ha fatto l'autore dell'articolo.

    1. Emanuele_C 18 agosto 2016

      Già... beh, allora credo che così come ho fatto per la TV, seguirò la stessa linea anche per Internet e tornerò alla vecchia, cara biblioteca.

    1. rossland 18 agosto 2016

      Non rilassiamoci troppo però, ché finite le demenzialità sul burkini riprenderanno quelle sugli attentati programmati per la stagione autunnale, così che il "nemico" d'importazione sia sempre nei nostri pensieri...

    1. rossland 18 agosto 2016

      "...il burkino non sarebbe piu' una libera scelta, ma un obbligo..."

      Concordo, più o meno.
      Perché temo che poi, così come non è oggi una "libera scelta" l'indossarlo per le islamiche (tranne qualche rara eccezione, di solito fra le occidentali convertite all'islam), non è una libera scelta - a quanto pare - nemmeno l'uso del bikini per le donne occidentali, vista la multa francese alle islamiche che non indossavano il più "adeguato" bikini più consono "ai valori della Francia", che come abbiamo visto sono poi i valori occidental-statunitensi.
      "Libera scelta", è il poter decidere con la propria testa cosa indossare e cosa no, sia per andare al mare che per andare in qualunque altro luogo.
      Invece, la nostra occidentale "libera scelta", è ben delimitata da quanto richiede la convivenza/convenienza civile, per cui l'unica libertà di scelta che rimane è quella di indossare ciò che mi pare fra le mura domestiche. Quando esco, mi è richiesto di vestire l'abito "adatto", o l'abito "conveniente". Al più, posso far di testa mia e indossare al mare un prendisole (purché alla moda) e uscendo una minigonna, accettando però la possibile conseguenze di poter essere stuprata se malauguratamente incrocio l'assatanato che si ritene provocato e quindi gli scatta il diritto di apprezzare le mie grazie esibite.
      Insomma, la "libera scelta" è sempre all'interno di un reticolato culturale non deciso da me di cui sono vittima non meno dell'islamica costretta a indossare il burkini al mare e di togliersi il burka fra le mura domestiche...

    1. Emanuele_C 18 agosto 2016

      Per fortuna, l'estate volge al termine.

    1. cavalea 18 agosto 2016

      Mi pare che tutta sta menata del burkino si, burkino no, nasconda in realta' qualcosa di piu' pregnante del fatto del costume da bagno, e investe in modo diretto cio' che si verifichera' in futuro, qualora gli ospiti diventassero maggioranza.


      Bene, in quel malaugurato caso, il burkino non sarebbe piu' una libera scelta, ma un obbligo, cosa che ritengo in antitesi, con la fregola libertaria degli attuali apologeti della societa' multiculturale.


    1. rossland 18 agosto 2016

      Ma no, che dici? sono talmente ridicoli da chiedermi come non si rendano conto di essere vittime della moda (che innocente non è mai, come dicevo), proprio come lo sono le burkinate islamiche che vanno al mare coperte nonostante le temperature torride delle scorse settimane...

    1. rossland 18 agosto 2016

      La kippah? La croce?
      Ma non eravamo quelli che la diversità è ricchezza? Siamo multiculturali o monoculturali?
      Piercing estremo e tattuaggi: bravo, ecco un'altra moda d'importazione che esibiamo in spiaggia rivendicando i "nostri dirittti" e la "nostra libertà"...

      "i tratti somatici che distinguono i maschi dalle femmine alla fine sono solo tratti esteriori e non significano nulla"

      Eh no, significano tutto.
      Ma se non accetti le oggettive lampanti differenze fra maschi e femmine (di qualunque cultura e provenienza geografica siano), diventa difficile ragionare sulla diversità e sui modelli culturali di cui siamo tutti vittime, noi non merno di loro.





    1. sandman972 18 agosto 2016

      Mi ringrazi o mi maledici? Io certe immagini non riesco più a cancellarle dalla mente anche se lo vorrei! XD

    1. 1Al 18 agosto 2016

      Quello che penso della Francia e dei francesi lo lascio dire volentieri ad un francese doc, Luis Ferdinand Celine: "La più bella razza, quello che tu chiami così, è soltanto un'accozzaglia di poveracci del mio stampo, sfessati, pidocchiosi, scoglionati che sono finiti qui perseguitati dalla fame, la peste, i tumori e il freddo, venuti, vinti, dai quattro angoli della terra. Non potevano andar più oltre, ché c'era il mare. Questa è la Francia e questi sono i francesi.

    1. Vocenellanotte 18 agosto 2016

      Quindi il burkini si può indossare non essendo un segno di appartenenza religioso, ma solo un segno di sottomissione culturale. Un po' come il piercing estremo, o i tatuaggi. Anche i tratti somatici che distinguono i maschi dalle femmine alla fine sono solo tratti esteriori e non significano nulla. Ottimo.

      La kippah?

      La croce?


    1. rossland 18 agosto 2016

      Oh mamma! Ti ringrazio per la segnalazione...Certo che se questi sono esempi dei " nostri valori occidentali da salvare" non siamo messi bene...

    1. sandman972 18 agosto 2016

      Io però per par condicio vorrei che venissero proibiti anche questi costumi dalle spiagge:


      https://www.ciaksocial.com/moda-mare-per-luomo-tra-eleganza-e-cattivo-gusto/

      A me danno molto più fastidio di un burkini! :D
    1. olmo 18 agosto 2016

      Ti sei dimenticata però di mostrare i costumi da bagno degli uomini dell'epoca.
      Per quanto mi riguarda se non gli sta bene come ci si veste possono tornare da dove sono venuti con tutte le generazioni di seconda, terza e così via.
      Se vai in iran non entri senza il loro velo, se non ti sta bene aria e non mi sembrano peggiori di altri.
      Non capisco come per avere una opinione personale su come deve vestirsi la donna tu stia a guardare prima cosa pensa valles o "il riccone di turno" (un po' di invidia trapela non solo sul suo essere opinion leader! ).
      Oggi ci si abbronza perchè, dato che siamo tutti borghesi (soprattutto i compagni) mostrare l'abbronzatura significa aver fatto le ferie.
      A meno che il tuo prossimo sia solo il riccone di turno è degli altri che ti dovresti preoccupare!

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