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COSTA CONCORDIA – IL FANTASMA DELLA P3 (SECONDA PARTE)

DI RITA PENNAROLA
lavocedellevoci.it

SILENZIO. PARLA JESUS

Alle circostanze indicate dalla Voce nell’inchiesta “La pista russa” sono arrivate alcune sbalorditive conferme. Che convergono intorno ad una sola ipotesi, dai contorni sempre piu’ definiti: poteri malavitosi utilizzano da tempo navi da crociera per i loro traffici. E lo sbarco “al volo” di materiali o persone lungo certe determinate coste risulta tutt’altro che casuale.
Partiamo da un avvocato spagnolo, originario delle isole Canarie, viaggiatore abituale in navi da crociera di diverse compagnie. Si chiama Jesus Bethencourt.Sentite cosa dichiara sulla sciagura del 13 gennaio. «Quello che e’ successo di fronte all’isola del Giglio potrebbe avere avuto me come protagonista involontario, nell’agosto del 2010, quando ho navigato con mia moglie e mia figlia lungo lo stesso itinerario nel Mediterraneo». Proprio a bordo del Costa Concordia. Capitanato anche in quell’occasione dal comandante Schettino.

Pare che il Giglio, per chi conosce certe rotte, non sia un posto qualsiasi. «La testimonianza di Bethencourt e di sua moglie – spiega Bernardo Sagastume, corrispondente alle Canarie del periodico ABC – riguarda non solo l’accostamento al Giglio da parte di Schettino, che lui stesso visse in prima persona durante quel viaggio del 2010, ma anche il fatto che, in tale occasione, il personale di bordo fece in modo da liberare tutte le cabine passeggeri che affacciavano sulla costa isolana».

Abbiamo capito bene? Anche due anni fa qualcuno, al comando del gigante marino, avrebbe prescelto l’orario di cene e ricevimenti, quando tutti gli ospiti si ritrovano nei saloni centrali, per effettuare l’accostamento forzato al Giglio, evitando cosi’ che durante le manovre vi fossero occhi indiscreti sul lato della nave rivolto verso l’isola. L’avvocato e sua moglie avevano il numero di cabina 8300, una suite con balcone affacciato sul Giglio. Ma quella sera Nayra, la moglie dell’avvocato, rimane piu’ a lungo sotto la doccia. E cosi’, mentre tutti gli altri passeggeri sono gia’ nei saloni delle feste, i coniugi restano ancora in cabina. Jesus, in particolare, decide di uscire sulla balconata e riprendere con la telecamera le immagini della costa isolana. Giusto una decina di minuti, mentre aspetta che la moglie completi i suoi preparativi per il ricevimento a bordo. «Insomma alle 21 e 30 (orario “topico”, a quanto pare, ndr), mentre tutti i passeggeri erano nei saloni centrali per la festa, io mi trovavo sul balconcino della cabina a filmare il Giglio. Una cabina che probabilmente il personale di bordo riteneva vuota, visto che avevamo acquistato il biglietto all’ultimo momento».
Cosa vede e cosa filma Jesus Bethencourt in quei minuti? Lo racconta lui stesso: «Mi rendo conto subito che la nave Concordia viaggiava in strettissima prossimita’ della costa, particolare che non poteva sfuggire a me, abituato come sono a vedere tutti i giorni navi da crociera intorno alle Canarie, ma sempre a distanze di sicurezza. Poi a un certo punto dal buio di una grotta, in un tratto della costa gigliese che pareva disabitato, spuntano le luci di una torcia elettrica». Era come se qualcuno stesse facendo segnali convenzionali. «Io filmo tutto e dico scherzando a mia moglie: “guarda, Cosa Nostra, la Mafia, stanno facendo il contrabbando”».

E certamente avrebbero continuato, se quella notte del 2 agosto 2010 non si fosse trovata in zona una pattuglia della Guardia costiera. «Con un segnale da tre squilli fermano l’accostamento del Concordia all’isola. La polizia – continua Bethencourt – costringe la nave a ruotare di 180 gradi e tornare a Palermo». «Dopo poco – aggiunge Nayra – dagli altoparlanti arriva un annuncio: si va a Palermo perche’ e’ la citta’ di Schettino, dove hanno preparato una festa per lui. Mi domandai perche’ dovessimo tornare in quella citta’…». Quando la famiglia arriva nei saloni, ecco un’altra sorpresa: membri del personale sequestrano la fotocamera di Jesus. Il giorno dopo l’apparecchio viene restituito: video e foto di quella sera erano stati cancellati. Ma l’avvocato aveva fatto in tempo a sfilare, prima del sequestro, la scheda removibile. Tanto che oggi pezzi di quelle immagini sono visibili sul sito del settimanale spagnolo ABC.

Scarsi poi, a detta dei Bethencourt, anche i dispositivi di sicurezza generale, «solo istruzioni e salvagente in camera ma, soprattutto, passeggeri delle cabine “per ricchi”, come noi, esentati dall’esercitazione obbligatoria per ordine di Schettino». «Non abbiamo alcuna intenzione di essere protagonisti in questa vicenda – dicono Nayra e Jesus – ma abbiamo negli occhi la tragedia, le immagini della bambina che non si e’ riusciti a salvare. E vorremmo contribuire a far in modo che tutto questo non accada mai piu’».

LE VOCI DI DENTRO

Prima solo sussurri, mezze frasi isolate. Poi, man mano che girava l’inchiesta della Voce sulla “Pista russa” (compresa la nostra partecipazione a Uno Mattina, condotta da Franco Di Mare), sono cominciate ad arrivare sorprendenti segnalazioni alla nostra redazione e ai siti che avevano rilanciato l’articolo della Voce. Cominciamo da un blogger che scrive a Comedonchisciotte.net e si firma Matteo Gigli. Perche’ lui ricorda «un’altra, singolare coincidenza». Quella del 6 maggio del 2011, quando cade in mare per cause «da accertare» un turista trentatreenne di nazionalita’ russa, che viaggiava a bordo del Costa Concordia. L’uomo e’ precipitato in acque francesi poco dopo la mezzanotte, incidente confermato dalla stessa compagnia Costa. L’equipaggio e’ stato avvertito da un amico del turista (secondo altre fonti, la fidanzata), che viaggiava insieme a lui. Sono scattate tutte le procedure d’emergenza, ma il corpo dell’uomo non e’ stato ritrovato.
La nave Concordia stava effettuando il rituale tour del Mediterraneo, lo stesso di quella maledetta notte del 13 gennaio 2012. Partita da Savona, era diretta a Barcellona nel momento della caduta in mare. Alle 6 del mattino, dopo vane ricerche del disperso, la nave e’ ripartita alla volta della Spagna. Lanciata dall’Ansa, poi dal Secolo XIX e da numerose testate online, la notizia non e’ stata seguita da particolari successivi. Il ritrovamento non c’e’ mai stato. E il mare ha sepolto, con il giovane russo, le ragioni della sua caduta in mare.

«Una ventina d’anni fa – scrive intanto alla Voce un lettore – conobbi a Barcellona un marittimo della Costa che mi vendette dell’hashish. Ne aveva una quantita’ enorme e mi disse che per loro era facilissimo imbarcarla, pare lo prendessero durante gli sbarchi in Marocco. Evidentemente – conclude – in vent’anni non e’ cambiato niente».
E poi c’e’ Radio Ies, l’emittente romana numero uno che, nella “Ouverture” quotidiana condotta da Davide Gramiccioli ed Elena Parisi, propone spesso l’altra faccia della notizia. Sull’affondamento del Concordia, arriva in radio il racconto della blogger Sofia Riccaboni. «Da numerosi elementi raccolti – spiega – il 13 gennaio a bordo del Concordia poteva essere in atto una “riunione” segreta cui partecipavano esponenti della mafia russa e di cosche nostrane. Argomento: traffico di rifiuti tossici ad alto rischio». Qualcuno avrebbe fatto affondare la nave per sabotare il summit e le sue finalita’. Non meno sospetta la questione dei “clandestini” a bordo, ammessa come ipotesi fin dai primi giorni dallo stesso commissario per l’emergenza Franco Gabrielli.

La loro presenza, se mai vi fu, ben difficilmente ormai potra’ venire a galla.

L’AMICA IRINA

Ancora, eccoci alla storia di Irina Nazarova, ufficialmente animatrice di bordo ma soprattutto amica della moldava Domnica Cemortan. Tanto somiglianti fra loro, le due ragazze, da essere frequentemente scambiate. Irina, che faceva parte dell’equipaggio durante la crociera maledetta, e’ nata in Russia, a Samara, il 31 agosto del 1986. E’ la stessa Domnica a fare il suo nome, nel lungo verbale della testimonianza resa alla Procura di Grosseto il 1 febbraio scorso. «Appena arrivata a bordo – dice – ho lasciato il bagaglio nella cabina della mia amica Irina Nazarova». Il verbale, in lingua moldava, e’ stato pubblicato integralmente dal sito locale www.protv.md. Dinanzi ai magistrati, inoltre, la moldava afferma che il suo compito sulle navi era quello di effettuare le traduzioni in russo.

Chi sono davvero Domnica e Irina? E che ruolo hanno avuto in quello che veramente e’ accaduto quella notte?

UN RAPPORTO ONORATO

Se sui suoi rapporti con Irina rilascia solo quelle scarne affermazioni, Domnica invece, durante la lunga testimonianza, si sofferma piu’ volte sul nome di Ciro Onorato, altro rilevante personaggio di tutta la vicenda. Ciro, intanto, e’ lo stesso uomo col quale Domnica dice di aver messo in salvo molte persone. Con lui a notte fonda lascia la nave, ormai prossima all’affondamento, a bordo di una delle ultime scialuppe partite per il Giglio. L’ordine, racconta la giovane ai pm, le viene dato dal comandante: «scendete, andate a mettervi in salvo».

Le cronache ci hanno raccontato che Ciro Onorato, manager della ristorazione a bordo del Concordia, quella fatale sera era a cena con il comandante Schettino e con il direttore Manrico Giampedroni. A loro si uni’, per un dessert, Domnica. Poi, ha spiegato la donna, il comandante invito’ tutti loro a salire in plancia. Siamo a pochi minuti prima del tragico accostamento al Giglio. Cosa si dissero a tavola, durante la lunga cena, Schettino e Onorato? Racconta Domnica al settimanale “Oggi”, nel numero di meta’ marzo: «Non so di cosa parlassero i miei superiori. Nominavano il Giglio, ma lo facevano alla svelta, con accento napoletano. Non ci capivo nulla».

Tanto Schettino quanto Onorato sono originari della costiera vesuviana: sorrentino il primo, nato nella vicina Torre del Greco, il secondo. Zone del napoletano in cui sono ancora in tanti a comunicare fra loro in stretto dialetto. Tanto stretto che ben difficilmente avrebbero potuto interpretarne il significato non solo la ragazza, ma nemmeno lo spezzino Giampedroni.

Imbarcato da numerosi anni sulle navi Costa, Ciro Onorato viene menzionato su molti blog dei crocieristi per la sua simpatia e cordialita’. Memorabili, a quanto pare, le sue performances gastronomiche sulla Costa Mediterranea. Ricorda un passeggero, Vincent Finelli, nel suo diario di bordo: «Le nostre serate sono state deliziose. Siamo stati inoltre molto felici di rivedere il nostro amico maitre Ciro Onorato, che e’ salito a Tenerife».

Ne ha fatta tanta, Ciro, di gavetta, dai vicoli del centro storico torrese ai fasti delle navi da crociera dove, si sa, un bravo maitre diventa sempre una star delle serate. Ma ancor piu’ strabiliante e’ stata la carriera di suo fratello, Gianni Onorato. Gia’, perche’ il manager dall’aplomb britannico di Costa Crociere spa, l’uomo di punta del board catapultato la mattina del 14 gennaio al Giglio, per rilasciare impossibili spiegazioni del disastro ai cronisti, non e’ solo omonimo dello chef che era a tavola con Schettino e Domnica. E’ suo fratello.

La rivelazione, che era stata fatta alla Voce da un anziano marittimo di Torre del Greco, trova peraltro conferma in alcuni blog, primo fra tutti proprio quello dei crocieristi Costa, amministrato da un’addetta alle pubbliche relazioni della Compagnia, Flora. La quale, in un post di maggio 2009, ricorda: «Ciro e Gianni Onorato sono fratelli. La loro e’ una famiglia che ha sempre lavorato a bordo. Quando l’ho conosciuto tanto tempo fa, a meta’ anni ’90, il dott. Onorato (Gianni, ndr) si occupava, a terra, del settore enogastronomico delle navi Costa. Sono passati gli anni e ora Gianni e’ direttore generale». Laureato in lingue all’Universita’ Orientale di Napoli, Gianni Onorato e’ direttore generale di Costa dal 2004. «Ha iniziato la sua attivita’ nel 1986 – si legge nel profilo del top manager sul sito della statunitense Carnival, cui fa capo il Gruppo Costa – nel settore alberghiero della societa’. Nel 1998 e’ stato nominato vicepresidente. Durante il suo mandato da direttore generale ha introdotto innovazioni nel prodotto Costa».
Di Torre del Greco, infine, e’ anche Ciro Ambrosio, secondo ufficiale e vice di Schettino sul Concordia.

Ambrosio, che come Ciro Onorato ed altri membri dell’equipaggio era in plancia al momento dell’impatto, e’ indagato dalla Procura di Grosseto. Per lui l’accusa e’ di cooperazione col comandante in omicidio plurimo colposo e naufragio.

FINE

Rita Pennarola
Fonte: www.lavocedellevoci.it/
Link: http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=500
4.04.2012

COSTA CONCORDIA – IL FANTASMA DELLA P3 (PRIMA PARTE)

QUELLO CHE NON VI HANNO DETTO SULL’AFFONDAMENTO DEL CONCORDIA – LA PISTA RUSSA

Pubblicato da Davide

  • ProjectCivilization

    Quando 20 anni fa cercavo lavoro come croupier sulle navi da crociera , mi piazzai a Miami e presi a investigare l’ambiente . Arrivai subito alla conclusione che la Costa non era quella azienda genovese di cui avevo sentito parlare da bambino , ma la mafia .
    Finii solla Carnival ,in cui prevaleva una cultura piu’ spumeggiante e apparentemente meno losca . Ma mi scontrai subito con la casta degli ufficiali , tutti Italiani , che mi guardavano con preoccupazione ( solitamente solo gli ufficiali erano Italiani ) e cercarono , riuscendoci , di togliermi di torno . Intui che questi ufficiali , ( la nave operava nei Caraibi ) che non erano solo Italiani , ma palesemente di cultura popolar-malavitosa , si occupavano di traffici . Il capitano , pure Italiano , era un uomo debole in tutti i sensi , e si capiva che il suo ruolo era solo quello di mettere la faccia ai traffici degli ufficiali .
    Ma la chiave di tutto e’ la proprieta’ della Carnival .
    Date un occhiata al modo di investire della Carnival ( oggi proprietaria della Costa ) e al titolare .

  • Affus

    INSOMMA E’ TUTTA QUESTIONE DI DROGA

  • Don-Kisciotte

    Sinceramente mene fotto altamente!

    Rimane infatti pur sempre la questione che, pista russa o semplice cazzata di Skettino, sono morte 30 persone per il solo motivo di cercare di salvare la faccia e minimizzare il danno.
    Successivamente all’urto è infatti rimasto tempo sufficente per fare evaquare tutte le persone, e invece no, Skettino era al telefono sempre a parlare con l’armatore per vedere come si poteva insabbiare la cosa, minimizzarla, quali balle raccontare, o nella patetica speranza che arrivasse qualche potente mezzo che li trainasse (chi ci crede a sta cazzata?). C’è la superficialità di essersi avvicinati alla costa dell’isola o la criminosità nel caso si voglia credere alla pista russa. A questa prima superficialità si deve aggiungere la seconda (deleteria) che faceva indugiare il comandante nel mettere in pratica le procedure di sicurezza. E infine la ciliegina sulla torta tipica di chi ti vuole prendere per il culo fino alla fine (o almeno ci prova): “la nave era inclinata e, ops, sono scivolato sulla scialuppa dove per caso si trovavano tutti gli altri graduati”…………………………………………………………………………………………………… no comment

  • Tao

    COSTA CONCORDIA-L’INTERROGAZIONE DEL SENATORE ELIO LANNUTTI SULL’INCHIESTA DELLA VOCE DI APRILE

    Con atto di sindacato ispettivo numero 4-07230, il 3 aprile scorso Elio Lannutti,senatore IdV, si e’ rivolto al presidente del Consiglio Monti, al ministro della Giustizia Severino e al ministro dell’Interno Cancellieri. L’interrogazione scaturisce dalla necessita’ di chiarire le circostanze contenute nell’inchiesta della Voce di aprile sul caso Costa Concordia.

    Di seguito, il testo completo dell’interrogazione.

    * * *

    Pubblicato il 3 aprile 2012, nella seduta n. 704

    LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell’interno. –

    Premesso che:

    un’inchiesta della rivista “La Voce delle Voci” riporta in esclusiva come il nome di uno fra i principali investigatori di Grosseto sulla tragica vicenda della Costa “Concordia”, la nave da crociera naufragata nelle acque dell’isola del Giglio, sarebbe comparso nelle carte dell’inchiesta sulla P3, senza conseguenze per lui, ma con una serie di possibili imbarazzi;

    l’articolo parte dal convegno del settembre 2009 tenutosi a Forte Village, in Sardegna, sull’attuazione del federalismo fiscale dove «i governatori e i sindaci» che vi presero parte si trovarono coinvolti nell’«inchiesta sulla Cricca P3», visto che tra i partecipanti vi era, il «sottosegretario di Stato alla Giustizia nel governo Berlusconi, insieme a numerosi altri vip che sarebbero poi stati indagati, come il primo presidente di Cassazione»;

    si apprende dal citato articolo che, stando all’inchiesta, la vicenda relativa al convegno 2009 e quella relativa alla tragedia della Concordia, sarebbero «legate» dal nome del Sottosegretario di Stato per la giustizia pro tempore «perche’ ad organizzare la convention del “Forte” era stato il Centro Studi Giuridici per l’Integrazione Europea Diritti e Liberta’, che vede fra i suoi fondatori lo stesso» sottosegretario di allora. L’articolo prosegue: «E che nel 2009 era presieduto da un altro magistrato: il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio. Lo stesso pubblico ministero che oggi coordina le complesse e delicate attivita’ investigative sul naufragio dinanzi all’isola del Giglio. Il mondo e’ davvero piccolo. Piccolissimo, anzi, se solo si consideri che tanto il procuratore Verusio quanto l’ex sottosegretario in questione sono entrambi campani (…). Cosi’ come beneventano doc e’ il geometra ed ex giudice tributario considerato al vertice della P3, anche lui fra i promotori del convegno proprio in veste di segretario generale del Centro Studi presieduto all’epoca dal procuratore Verusio. Secondo le accuse, infatti, il Centro avrebbe svolto un ruolo strategico di collegamento fra il coordinatore nazionale» di un partito di maggioranza, il faccendiere sardo comune denominatore di quasi tutti i grandi misteri italiani degli ultimi 30 anni «e molti vertici della magistratura italiana, contatti finalizzati in quel caso alla realizzazione in Sardegna del Parco eolico finito al centro delle indagini. A settembre 2011, quando i carabinieri si recano nella sede romana del Centro Studi per sequestrare lo statuto, viene alla luce che tra i fondatori del sodalizio, autentico trait d’union per centinaia di magistrati italiani, c’erano stati anche altri vip. (…) Ma, soprattutto, i documenti confermano il ruolo centrale dello stesso» geometra-ex giudice tributario e del costruttore napoletano «indagato numero uno della P3» entrambi tratti in arresto a luglio 2010 nell’ambito delle prime indagini sul «sodalizio segreto P3»;

    si legge ancora: «Per la cronaca, a gennaio 2012 la Procura di Roma (pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli) ha chiesto il rinvio a giudizio di 20 persone». In particolare secondo l’accusa il faccendiere sardo che appare in molte inchieste giudiziarie a partire dagli anni ottanta e nelle vicende piu’ oscure della storia italiana recente, il coordinatore del partito di maggioranza, ed un suo esponente avevano «costituito l’organizzazione segreta e, allo scopo di gestirne l’attivita’ e realizzarne gli scopi, sviluppavano una fitta rete di conoscenza nei settori della magistratura, della politica e dell’imprenditoria da sfruttare per i fini segreti del sodalizio e per il finanziamento di esso e dei suoi membri, e cio’ anche grazie all’attivita’ di promozione di convegni e incontri di studio realizzata per il tramite dell’associazione culturale denominata Centro studi giuridici per l’integrazione europea diritti e liberta’. Nell’udienza del 15 marzo scorso il gip Giovanni De Donato ha ordinato ai pm nuove indagini su un ex componente del Csm. Il giudice si e’ espresso inoltre sulla posizione dell’ex sottosegretario» per la giustizia, «artefice del Centro Studi presieduto da Francesco Verusio. Le condotte di questi sono state definite “al limite fra il penalmente rilevante e il deontologicamente censurabile”, dentro un “quadro probatorio che non appare sufficientemente idoneo a esercitare efficacemente l’azione penale nei suoi confronti”. (…) E ora possiamo tornare a Grosseto, dove il procuratore capo Verusio, che non e’ mai stato indagato per i fatti della P3, sta cercando faticosamente di mettere insieme le tessere di un puzzle infernale per arrivare ad una verita’ che, almeno sul piano giudiziario, possa dare pace alle 32 vittime del disastro, alcune delle quali forse resteranno a giacere per sempre su quei fondali marini. L’atroce, drammatico quesito che e’ alla base di tutto – e sul quale sicuramente stanno cercando ancora di fare luce il procuratore Verusio, con i sostituti Alessandro Leopizzi, Maria Navarro e Stefano Pizza – riguarda i motivi per cui un comandante di lungo corso con trent’anni di esperienza a bordo, come Francesco Schettino, decide di salire in plancia e sostituirsi al pilota automatico, la cui rotta sarebbe stata di tutta tranquillita’ per la nave e per i passeggeri. Poi si mette ai comandi, accelera il bisonte del mare fino a 16 nodi proprio mentre devia la rotta e, nel tentativo di passare radente alla costa, si schianta sugli arcinoti scogli delle Scole. Come la Voce aveva gia’ ricostruito nel numero di marzo, l’ipotesi che si sia trattato del famoso “inchino” fa letteralmente acqua da tutte le parti, essendo stata clamorosamente smentita dalle diverse fonti indicate dal comandante, senza contare il fatto che appare di per se’ illogica ed assurda, in una notte fredda e buia di gennaio, con l’isola deserta. Alle circostanze indicate dalla Voce nell’inchiesta “La pista russa” sono arrivate alcune sbalorditive conferme. Che convergono intorno ad una sola ipotesi, dai contorni sempre piu’ definiti: poteri malavitosi utilizzano da tempo navi da crociera per i loro traffici. E lo sbarco “al volo” di materiali o persone lungo certe determinate coste risulta tutt’altro che casuale. Partiamo da un avvocato spagnolo, originario delle isole Canarie, viaggiatore abituale in navi da crociera di diverse compagnie. Si chiama Jesus Bethencourt» e dichiara di avere gia’ viaggiato con la Concordia nell’agosto 2010, con il comandante Schettino;

    l’avvocato racconta che in quell’occasione non solo assistette all’accostamento al Giglio da parte di Schettino, ma anche al fatto che, «in tale occasione, il personale di bordo fece in modo da liberare tutte le cabine passeggeri che affacciavano sulla costa isolana»;
    pertanto conviene l’articolo: «Anche due anni fa qualcuno, al comando del gigante marino, avrebbe prescelto l’orario di cene e ricevimenti, quando tutti gli ospiti si ritrovano nei saloni centrali, per effettuare l’accostamento forzato al Giglio, evitando cosi’ che durante le manovre vi fossero occhi indiscreti sul lato della nave rivolto verso l’isola»;

    Bethencourt racconta durante l’intervista «”Insomma alle 21 e 30 (orario “topico”, a quanto pare, ndr), mentre tutti i passeggeri erano nei saloni centrali per la festa, io mi trovavo sul balconcino della cabina a filmare il Giglio. Una cabina che probabilmente il personale di bordo riteneva vuota, visto che avevamo acquistato il biglietto all’ultimo momento. (…) Mi rendo conto subito che la nave Concordia viaggiava in strettissima prossimita’ della costa, particolare che non poteva sfuggire a me, abituato come sono a vedere tutti i giorni navi da crociera intorno alle Canarie, ma sempre a distanze di sicurezza. Poi a un certo punto dal buio di una grotta, in un tratto della costa gigliese che pareva disabitato, spuntano le luci di una torcia elettrica”. Era come se qualcuno stesse facendo segnali convenzionali. “Io filmo tutto e dico scherzando a mia moglie: “guarda, Cosa Nostra, la Mafia, stanno facendo il contrabbando”, E certamente avrebbero continuato, se quella notte del 2 agosto 2010 non si fosse trovata in zona una pattuglia della Guardia costiera. “Con un segnale da tre squilli fermano l’accostamento del Concordia all’isola. La polizia – continua Bethencourt – costringe la nave a ruotare di 180 gradi e tornare a Palermo”. “Dopo poco – aggiunge Nayra – dagli altoparlanti arriva un annuncio: si va a Palermo perche’ e’ la citta’ di Schettino, dove hanno preparato una festa per lui. Mi domandai perche’ dovessimo tornare in quella citta’…”. Quando la famiglia arriva nei saloni, ecco un’altra sorpresa: membri del personale sequestrano la fotocamera di Jesus. Il giorno dopo l’apparecchio viene restituito: video e foto di quella sera erano stati cancellati. Ma l’avvocato aveva fatto in tempo a sfilare, prima del sequestro, la scheda removibile. Tanto che oggi pezzi di quelle immagini sono visibili sul sito del settimanale spagnolo ABC»;

    l’articolo prosegue: «Man mano che girava l’inchiesta della Voce sulla “Pista russa”, (…) sono cominciate ad arrivare sorprendenti segnalazioni alla nostra redazione e ai siti che avevano rilanciato l’articolo della Voce. Cominciamo da un blogger che scrive a Comedonchisciotte.net e si firma Matteo Gigli. Perche’ lui ricorda “un’altra, singolare coincidenza”. Quella del 6 maggio del 2011, quando cade in mare per cause “da accertare” un turista trentatreenne di nazionalita’ russa, che viaggiava a bordo del Costa Concordia. L’uomo e’ precipitato in acque francesi poco dopo la mezzanotte, incidente confermato dalla stessa compagnia Costa. L’equipaggio e’ stato avvertito da un amico del turista (secondo altre fonti, la fidanzata), che viaggiava insieme a lui. Sono scattate tutte le procedure d’emergenza, ma il corpo dell’uomo non e’ stato ritrovato. La nave Concordia stava effettuando il rituale tour del Mediterraneo, lo stesso di quella maledetta notte del 13 gennaio 2012. Partita da Savona, era diretta a Barcellona nel momento della caduta in mare. Alle 6 del mattino, dopo vane ricerche del disperso, la nave e’ ripartita alla volta della Spagna. Lanciata dall’Ansa, poi dal Secolo XIX e da numerose testate online, la notizia non e’ stata seguita da particolari successivi. Il ritrovamento non c’e’ mai stato. E il mare ha sepolto, con il giovane russo, le ragioni della sua caduta in mare. “Una ventina d’anni fa – scrive intanto alla Voce un lettore – conobbi a Barcellona un marittimo della Costa che mi vendette dell’hashish. Ne aveva una quantita’ enorme e mi disse che per loro era facilissimo imbarcarla, pare lo prendessero durante gli sbarchi in Marocco. Evidentemente – conclude – in vent’anni non e’ cambiato niente”. E poi c’e’ Radio Ies, l’emittente romana numero uno che, nella “Ouverture” quotidiana condotta da Davide Gramiccioli ed Elena Parisi, propone spesso l’altra faccia della notizia.

    Sull’affondamento del Concordia, arriva in radio il racconto della blogger Sofia Riccaboni. “Da numerosi elementi raccolti – spiega – il 13 gennaio a bordo del Concordia poteva essere in atto una “riunione” segreta cui partecipavano esponenti della mafia russa e di cosche nostrane. Argomento: traffico di rifiuti tossici ad alto rischio”. Qualcuno avrebbe fatto affondare la nave per sabotare il summit e le sue finalita’. Non meno sospetta la questione dei “clandestini” a bordo, ammessa come ipotesi fin dai primi giorni dallo stesso commissario per l’emergenza Franco Gabrielli. La loro presenza, se mai vi fu, ben difficilmente ormai potra’ venire a galla»;

    considerato che:
    oggi la lotta contro la camorra napoletana e’ diventata un argomento centrale nelle cronache giudiziarie di Tenerife. A ottobre 2011 il quotidiano spagnolo “Diario de Avisos” lancia l’ennesimo allarme: almeno tre clan della camorra riciclano capitali a Tenerife. Segue la documentata inchiesta in cui il corrispondente dall’isola, Tinerfe Fumero, fornisce dettagli sulle indagini che tengono impegnati a tempo pieno il Corpo nazionale di Polizia e la Guardia civile.
    I tre calan sono quelli dei Nuvoletta, Abinante e Polverino. Di quest’ultimo viene descritta la piu’ recente propaggine riconducibile alla famiglia Simeoli di Marano, da tempo attiva anche sull’isola spagnola;

    Napoli non a caso e’ l’unica citta’ del sud Italia ad avere da tempo un volo di linea per Tenerife. E che non si tratti di solo turismo lo dimostrano le cronache giudiziarie. Polverino, che era nell’elenco dei latitanti piu’ pericolosi e capo del clan camorristico operante a Marano, Villaricca, Quarto, Qualiano e Pozzuoli, controlla un impero valutato in un miliardo di euro,
    si chiede di sapere:
    se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali siano le sue valutazioni a riguardo;
    se risulti corrispondente al vero quanto rivelato dall’inchiesta della rivista “La Voce delle Voci” e, in ogni caso, se il Governo non intenda assumere le opportune iniziative al fine di indagare su una possibile unione di rotta delle navi da crociera italiane con i traffici di sostanze stupefacenti gestiti dalla camorra.

    Fonte: http://www.lavocedellevoci.it
    Link: http://www.lavocedellevoci.it/news1.php?id=189
    4.04.2012

  • ProjectCivilization

    magari….e’ scivolato sulla PRIMA scialuppa quando gli altri aspettavabo che lui desse l’abbandono nave….che ha dato subito dopo !