COSA STA SUCCEDENDO IN AFGHANISTAN ?

DI MCSILVAN
Rekombinant

La discussione in atto in Italia sul significato da dare al voto sul ddl sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan si dà, come da tradizione delle culture politiche in campo, su un piano morale, su uno legalitario e su uno politicistico. Quando quest’ultimo, immancabilmente rappresentato dal “non vorrete mica fare il gioco di Berlusconi” non riesce a contenere gli altri due la discussione si sposta sul fatto se siano applicati o meno i principi etici o della legalità internazionale. Nessuna di queste argomentazioni assume visioni strategiche: non a caso l’argomento meno dibattuto è quello su cosa stia accadendo in Afghanistan, quali siano le forze in campo e quali le dinamiche globali. Questo ci mostra che l’eticismo della sinistra radicale si concretizza con un approccio minimalistico alle questioni strategiche viste come immutabili alle quali applicare la logica della “riduzione del danno” secondo la quale anche una sottomissione volontaria alle strategie in atto rappresenta un passo in avanti, una “mediazione”.

AGGIORNAMENTO: A seguito, Il voto sulla guerra visto dal fronte (Vauro Senesi; Peace Reporter); Il vero volto della sinistra (G. Amodio; Ripensare Marx) – Un commento sul rifinanziamento delle missioni italiane all´estero appena votatoPer capire quali strategie di resistenza adottare alla guerra per l’egemonia sulle risorse apertasi dopo
l’11 settembre risulta quindi importante ritornare sul campo.
Partiamo quindi da un articolo di David Rudd del Canadian Institute of Strategic Studies che riporta una
serie di impressioni di ritorno proprio dall’Afghanistan.

Il Canada è uno dei paesi che compone la forza multinazionale, militare e di costruzione di uno stato
filoccidentale, di Enduring Freedom. Il suo è un punto di vista doppiamente interno: all’Afghanistan,
come ricercatore sul campo, e alla coalizione. Ebbene un mese fa Ruud, oltre ad affermare come “poche crisi siano complesse come quella afghana” (e quindi ben più complessa di una decisione politica basata sugli equilibri dell’Unione o sul rispetto dello spirito delle istituzioni internazionali), rileva come gli americani supportati dalla coalizione si stiano ritirando dal sud per preparare un’offensiva ai confini del Pakistan. La prima domanda che sorge spontanea è quale riduzione del danno da sinistra ci sia in un rifinanziamento a truppe che fanno, nel migliore dei casi, parte di un logistico a supporto dell’offensiva americana ai confini tra Afghanistan e Pakistan.

Ma del reportage di Ruud emerge un aspetto strutturale niente affatto tranquillizzante rispetto agli
obiettivi della “ricostruzione civile”, formula a doppio taglio dove convergono gli interessi della
occidentalizzazione dell’Afghanistan e quelli delle ONG. Tutti i piani di occidentalizzazione della
vita civile afghana si imbattono infatti su due potenti, ed intrecciate, contraddizioni: la prima è che
la struttura sociale dei signori della guerra, una volta a contatto con le istituzioni occidentalizzate, tende a determinarne
il funzionamento generando il paradosso per cui le risorse delle istituzioni occidentalizzate nutrono
il nemico che gli fa la guerra. La seconda è che la federazione informale di narcostati che forma la
struttura materiale dell’Afghanistan, e che nutre lo strato sociale legato ai signori della guerra, è
la vera infrastruttura dell’economia sociale dell’area legata alla coltivazione del papavero. E
questo fenomeno completa una notevole serie di contraddizioni: l’occidente finanzia
l’occidentalizzazione delle istituzioni afghane che a sua volta sostiene i signori della guerra in
conflitto con il governo filoamericano e, infine, da una parte prepara i piani di distruzione della
coltivazione del papavero mentre sul piano informale ne è l’esclusivo consumatore.
Siamo di fronte a strategie militari che poggiano quindi su una base sociale sul terreno perlomeno
scivolosa e infida. Questa discussione non appartiene alla sfera politica ma a quella degli istituti di
ricerca. Motivo semplice: la politica non è pubblicamente in grado di affrontare questi temi.

E’ quindi da menzionare il report, dopo un viaggio sul campo, di Teresita Schaffer del Center for Strategic and International Studies.

Qui si riconosce come la strategia occidentale sia quella di integrare intervento militare e umanitario.
Una sorta di occidentalizzazione sulla canna del fucile della vita sociale afghana dove ogni intervento “umanitario” è integrato nell’istituzione del PRT che è l’applicazione sul campo di questa integrazione di militare e ONG. E’ politicamente censurabile che la discussione sull’Afghanistan ben impantanata sui principi, per confinarsi della propaganda, si sia presto sganciata dal merito di questi PRT che sono il dispositivo istituzionale e militare dell’intervento occidentale in Afghanistan. Ma, nonostante questo, la logica dei PRT secondo la Schaffer lascia il passo di fronte al vero determinante della vita sociale afghana: coltivazione e circolazione dei narcoprodotti. Niente affatto curioso che questo tema strategico, per spiegare l’Afghanistan, sia scomparso dal dibattito politico: significa che questa dimensione fenomenica ha una complessità non affrontabile dalle tecnologie politiche in campo.
Infine una notizia più strettamente militare. In queste ore le truppe americane, alle quali gli italiani sono alleati, hanno lanciato un’offensiva militare in Afghanistan contro i talebani. 10.000 effettivi tra occidentali e truppe lealiste all’occidente.

Alla vigilia del voto sull’Afghanistan questa notizia importante per capire lo scenario che si sta sviluppando non solo non la troverete nei Tg ma nemmeno su L’Unità, su Liberazione o sul Manifesto. Troverete tante discussioni sulle mozioni, l’unico piano sostenibile dalla sinistra “radicale”. Fausto Bertinotti sul Corriere di oggi ha detto che chi non vota la posizione della maggioranza sull’Afghanistan è fuori dalla politica. Con quel che sta avvenendo in Afghanistan c’è da chiedersi quando e se Fausto Bertinotti tornerà mai nel mondo reale.

Mcs
Fonte: http://www.rekombinant.org
Link: http://liste.rekombinant.org/wws/subrequest/rekombinant
16.07.2006

2 Commenti
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Tao
Tao
18 Luglio 2006 14:19

Ascoltate qui da Lashkargah, Helmand, le notizie che arrivano dall’Italia sul cosiddetto dibattito riguardo alla permanenza delle nostre truppe in Afghanistan risultano da un lato surreali e dall’altro confermano la miopia e la pochezza morale di quasi tutta la classe politica italiana. Surreali, perché qui all’ospedale di Emergency arrivano di continuo uomini, donne, bambini dilaniati dai missili della Coalizione, travolti dai blindati Usa che hanno ricevuto l’ordine di non fermarsi per «motivi di sicurezza». Nel giorno in cui sto scrivendo queste righe è morto Sardar, 24 anni. Era stato portato in ospedale ieri, praticamente spappolato. Il suo bambino di quattro anni ha perso la gamba sinistra, sua moglie un seno e una mano. Colpiti da un missile Usa a caccia di talebani. Ho fatto un nome, potrei farne cento, mille. Chi, nel nostro paese, gioca con la parola pace e ricerca in realtà aggettivi «accettabili» per la parola guerra non ha idea della nausea che ti afferra quando ogni giorno sei costretto a vedere persone ridotte a pezzi di carne ferita e bruciata. Quale presenza di pace è quella che si mostra solo chiusa in carri armati o elicotteri che bombardano villaggi di pastori? Qui il volto dell’occidente è solo… Leggi tutto »

Tao
Tao
20 Luglio 2006 5:31

Il vero volto della sinistra Ancora una volta gli appartenenti alla “sinistra radicale” ( che ormai è tale solo per i mass media dominanti!) hanno messo in scena il tradizionale e consueto psicodramma collettivo: è da oltre un mese che le coscienze dei “compagni della base” si laceravano affrontando estenuanti dibattiti sul pacifismo, mentre i parlamentari rappresentanti del popolo (di sinistra, ovviamente!) più volte minacciavano il dissenso ed il voto negativo nei riguardi del disegno di legge governativo avente per oggetto il rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero. L’esito finale di tutto questo? La solita sceneggiata comunista all’italiana! Al dunque, cioè in occasione del voto parlamentare (ad oggi quello della camera), i presunti pacifisti – quelli che preferiscono impugnare la bandiera color arcobaleno, piuttosto che quella rossa – hanno espresso parere favorevole al provvedimento governativo che stanzia ben 488 milioni di euro per la copertura finanziaria dell’operato internazionale dei militi italici. Che faccia tosta questi sinistri! In tal modo hanno addirittura negato le loro precedenti votazioni contrarie (ben 8, se non ricordiamo male!) a decreti con contenuto similare presentati dal centro destra. Due sole posizioni degne di nota: l’annunciata dimissione dal seggio di deputato del rifondarolo Paolo Cacciari, il quale,… Leggi tutto »