COSA SAPETE DELLA PRODUTTIVITA’ ?

COSA SAPETE DELLA PRODUTTIVITA’ ?

DI ALBERTO BAGNAI

Goofynomics

Volevo ripartire da un’osservazione di contessaelvira: “grazie alle lezioni di Goofy ora è estremamente chiaro il modo in cui la competitività del mercato tedesco, che è forse il più importante per noi, sia stata esiziale per l'Italia.” Elvira è gentile e posso solo sperare che abbia ragione. Spero cioè di essere riuscito a far capire quanto centrale sia la dinamica dell’inflazione nella spiegazione di quello che ci sta succedendo. Dell’inflazione non si parlava da un decennio, convinti come si era che il problema fosse risolto, visto che finalmente l’inflazione era bassa, e quindi la convergenza “nominale” si fosse realizzata. Sì, molti erano convinti che moneta unica significasse di per sé inflazione unica. Una convinzione totalmente idiota, fondata su una teoria economica ampiamente screditata, la teoria quantitativa della moneta, secondo la quale è la moneta a “causare” l’inflazione. Quindi se la moneta è una, l’inflazione deve essere una. E allora perché in Italia, dove la moneta è una da 150 anni ancora non c’è ancora stata piena convergenza dei prezzi?La “teoria” quantitativa è un parto di Irving Fisher, un economista americano degli anni ’20. Un genio dell’economia, pare, visto che 90 anni dopo ancora dobbiamo spiegare le sue teorie agli studenti. Ma non esattamente un genio della finanza, a giudicare da quello che racconta John Kenneth Galbraith in The Great Crash. Traduco passim la sua descrizione della parabola di Fisher dall’edizione francese (due euro spesi molto bene dal bouquiniste della place du Vieux Marché):

Il 15 ottobre 1929 il professor Irving Fisher di Yale (che era consulente di una importante finanziaria del Michigan) pronunciò il suo giudizio immortale: ‘il prezzo delle azioni ha raggiunto quello che sembra essere un altopiano permanente’ e aggiunse: ‘conto di vedere fra qualche mese il mercato ben più in alto di quanto non sia oggi’. In effetti, la sola cosa inquietante, in quelle giornate d’ottobre, era la discesa abbastanza regolare del mercato.... Prima della fine dell’anno il professore diede prova di sé in un libro, The Stock Market Crashand After. Affermava, e a ragione dati i tempi, che i prezzi delle azioni, per quanto scesi rispetto a prima, erano ancora ai massimi, che la catastrofe era un serio incidente, ma che il mercato era cresciuto ‘soprattutto a causa di solide e giustificate aspettative di guadagno’. Concludeva che ‘almeno per l’avvenire immediato le prospettive sono brillanti’. Questo libro ebbe poco eco. Il problema dei profeti è che quando hanno torto si trovano privi di pubblico, proprio nel momento in cui ne avrebbero il massimo bisogno per potersi giustificare. Irving Fisher era il più originale fra gli economisti americani. Per fortuna ha fatto cose migliori (la sua teoria monetaria), per le quali ci ricorderemo di lui.”

Bello, no? C’è tutto: la hybris, la cecità a fronte dell’evidenza più palmare, la capacità di spiegare perfettamente domani perché quello che si era previsto ieri non si è verificato oggi. Il tutto espresso in una prosa (quella di Galbraith, voglio dire) efficace e piacevole. Mi permetto di aggiungere solo un avverbio in fondo all’ultima frase: “ci ricorderemo di lui, purtroppo”. Perché l’idea formalizzata da Fisher che la moneta “causi” i prezzi è alla base della fallimentare costruzione ideologica dell’eurozona (quindi sarebbe stato meglio dimenticarselo, il geniale Fisher), ed è anche alla base dell’abbaglio ideologico che ha portato a trascurare il fatto che i differenziali di inflazione fra i paesi dell’eurozona non si erano annullati, tutt’altro! E il motivo è che l’inflazione non è “causata” semplicisticamente dalla moneta, ma dipende in modo molto più cogente dalle condizioni del mercato del lavoro, profondamente segmentato fra i paesi dell’eurozona (perché nulla è stato fatto per renderlo omogeneo).

Abbiamo visto in questo post cosa c’è “a valle” dei persistenti differenziali di inflazione della periferia a vantaggio della Germania: squilibri commerciali e indebitamento estero. Abbiamo anche visto quello che non c’è, ma ci dovrebbe normalmente essere: una dinamica dei prezzi che riequilibra naturalmente gli sbilanci. Nel paese i cui beni sono più domandati (il paese esportatore netto, quindi la Germania) i prezzi dovrebbero salire, per ovvi motivi (legge della domanda e dell’offerta), e questo dovrebbe ristabilire un equilibrio. Ma in Germania ciò non accade per un complesso di cause interrelate: una politica di crescita che comprime la domanda interna, una politica dei redditi fortemente punitiva verso i salariati (con buona pace di chi pensa il contrario), e un bel po’ di disoccupazione nascosta. La Germania, come abbiamo più volte mostrato, interferisce così con le leggi del mercato, in un modo che, per quanto lecito (io non sono contro la sovranità nazionale!), è ovviamente non cooperativo rispetto ai propri partner europei. Di questo atteggiamento non cooperativo la Storia le chiederà prima o poi il conto, come ha già fatto due volte nello scorso secolo.


Commenti (16)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 16 caricati
    1. pippo74 28 marzo 2012

      OT, ma ricbo non ha nulla da dire?

    1. pippo74 28 marzo 2012

      Ti rispondo, anche se non posso dire tu abbia fatto altrettanto; anch'io ti ho fatto una domanda, a cui non hai risposto, se non con tre domande; ma sei sempre in tempo se vuoi.

      Ad ogni modo, non voglio sfuggire. Ovviamente non ho una ricetta miracolosa, forse nemmeno un Leonardo Da Vinci del 21° secolo ce l'avrebbe. Tuttavia, quello che farei, anzi sto già facendo, l'ho spiegato nel commento precedente che ti invito a rileggere.
      Voglio qui semplicemente aggiungere che quando provo a parlare di queste cose nell'ambito lavorativo, familiare e nella cerchia di amicizie, sorprendentemente le persone sono disposte ad ascoltare, e quando usi argomenti marcoeconomici all'apparenza complicati, quali il tasso di cambio reale e nominale, differenziale d'inflazione, defalzione salariale, bilancia dei pagamenti, bilancia commerciale, debito pubblico e sua relazione con il debito privato estero di uno stato ecc. con degli esempi concreti, bhè, vedo che i miei interlocutori dopo alcuni momenti di smarrimento (sai, non è semplice a livello psicologico vedersi smontare l'ideale di grande Germania bella e brava, in contrapposizione all'Italietta brutta e incapace, inculcata quotidianamente, dai megafoni di regime tanto di destra che di sinistra, nei cervelli degli italiani), dicevo dopo alcuni momenti di smarrimento iniziano a porsi dubbi, farsi domande, riflettere e infine a capire. E alla fine capiscono perchè si rendono conto sulla propria pelle che l'euro ci sta rovinando e ci rovinerà definitivamente.
      Che fare? Fosse per me farei la rivoluzione!!!! Ma realisticamente io credo che il cambiamento per avvenire veramente deve avvenire attraverso la consapevolezza collettiva delle persone. Potrà sembrarti un pò retorico, ma non lo è affatto, perchè altre strade non ci sono, non esistono scorciatoie praticabili che possano aggirare la necessità di crescere collettivamente per ottenere risultati. Questo non significa che non vivremo abbastanza per vedere dei risultati positivi, come qualcuno ci ha ottimisticamente anticipato, salvo poi aver trovato la ricetta magica per la risoluzione immediata di tutti i problemi, sic!.
      Pensa al movimento per l'acqua pubblica, nato al di fuori dei partiti, tra lo scetticismo generale, cosa è stato capace di fare. Perchè tale movimento civile non dovrebbe poter essere replicato per il diritto sacrosanto alla sovranità monetaria? E' un argomento trasversale, di enorme impatto psicologico. Il problema potenziale di un simile movimento civile, cioè di essere tacciato come nazionalista, antieuropeista, complottista, che guarda al passato, e altre peggio cose, dovrebbe poter essere neutralizzato dalla solidità degli argomenti che si usano per spiegare alla gente comune tutta la fallacità della costruzione dell'euro.
      Ad ognuno la sua parte; non vedo perchè un prof. universitario debba porsi alla testa di un movimento politico o essere attaccato perchè non lo fa. Io veramente questo non lo capisco.

    1. ericvonmaan 28 marzo 2012

      Mi devi spiegare con quali poteri e con quali leggi hai intenzione di far fare a questi signori quello che vorresti. Se non sbaglio è da più di 20 anni che in silenzio il nostro parlamento mette firme su contratti che regalano la sovranità a poteri privati, non eletti e non cotrollabili,, incluso ovviamente quello monetario. Allora? Pensi che basti sedersi attorno a un tavolo e parlare? Non hai capito che se non nasce un movimento politico che RISCRIVA DA ZERO LE REGOLE non si può fare nulla?

    1. pippo74 28 marzo 2012

      Gentile ericvonmaan capisco il tuo punto di vista, vorrei però invitarti a ragionare. Prima di tutto nella vita bisogna tenere presente il contesto in cui si opera e agire per priorità rispetto alle condizioni date.

      Detto questo ti domando: ammesso e non concesso che i tuoi ragionamenti in merito alla questione monetaria siano corretti (emissione di moneta senza debito di esclusiva competenza dello stato, giusto?), ha senso porsi oggi le domandi che tu giustamenti ti poni, oppure come io credo (e come giustamente fa notare Bagnai) è prioritario allargare la base di conoscenze in merito all'assurdità dell'euro? Il terreno di una messa in discussione dell'euro è a mio avviso già fecondo, perchè a livello epidermico molti milioni di Italiani avvertono la sensazione di essere stati fregati. Solo che per avere successo, tale strategia necessita di una massa critica di persone che abbiano compreso i meccanismi macroeconomici che stanno alla base del fallimento dell'euro e del perchè la sua introduzione ci ha resi più poveri.
      Tu stesso asserisci "Perchè a quelli che hanno in mano il monopolio della moneta ADESSO, delle analisi di Bagnai non gliene frega nulla!"; bene, su questo siamo d'accordo; quindi credo che sarai d'accordo con me che se non glie ne frega niente delle analisi di Bagnai, figurarsi come saranno preoccupati dai discorsi della moneta debito.
      Io rimango dell'avviso che la priorità in questo momento sia quella di aprire un dibattito sull'euro, perchè per arrivare a mettere seriamente in discussione la moneta unica bisognerà pur iniziare a dibatterne, e in Italia, a differenza della Francia per esempio, questo argomento è tabù. Dopo tutto prima dell'introduzione dell'euro (e ancora di più prima dell'entrata nello SME) l'Italia era un paese che cresceva economicamente al pari o quasi degli altri paesi europei; il debito pubblico, seppure enorme, non era a rischio default, eppure già all'epoca la moneta veniva emessa "a debito", come dici tu.
      Vorrei concludere con una metafora: poniamo che un uomo ceco ad un occhio dalla nascita sia costretto ad indossare una benda che gli copre anche l'occhio sano (l'euro), benda di cui non avrebbe assolutamente bisogno; quale sarebbe la priorità di quest'uomo non appena ne avesse la possiblità (raggiungimento di una massa critica per la messa in discussione dell'euro) se non quella di togliersi la benda il prima possibile per ricominciare a vedere la luce? Dopo e solo dopo essersi tolto questa zavorra inutile potrà tornare ad occuparsi del suo problema di cecità con cui ha convissuto dalla nascita. Saluti.

    1. ericvonmaan 28 marzo 2012

      Con tutto il rispetto per un accademico come il prof. Bagnai, quello che manca in queste analisi e disquisizioni tecniche è una posizione politica, un corpo di regole di base dalle quali iniziare a "scrivere i trattati". Perchè slogan come "stare nell'euro" o "uscire dall'euro" non significano nulla se poi le regole non cambiano! Chi deve emettere il denaro, fisico e virtuale, e con quali meccanismi? A debito o non a debito? Chi deve gestirlo? Gestione segreta o sottoposta a pubblico giudizio? Finalità delle poltiche monetarie? Indipendenza dal governo o collaborazione? Io ho le mie idee precise. Mi sembra chiaro che se non si chiariscono, una volta per tutte, queste regole, parlare e analizzare quello che è successo non porta a nessun cambiamento. Perchè a quelli che hanno in mano il monopolio della moneta ADESSO, delle analisi di Bagnai non gliene frega nulla! LORO fanno quello che vogliono.

    1. pippo74 27 marzo 2012

      senti, sai che ti dico: l'euro tienitelo tu, se prorpio insisti, io ne faccio volentieri a meno. fin quando non usciamo dall'euro, come evidenziato in maniera chiara dal prof. Bagnai in diversi post nel suo blog, non risolveremo i nostri problemi di mancata crescita, vero spauracchio a cui ci stiamo condannando; e il calo della ricchezza nazionale comporterà, inevitabilmente un forte aumento della disoccupazione, avvitandoci in una spirale deflattiva devastante.

      questo come premessa, giusto per chiarire qual è il mio pensiero in merito. dopo di che, devo purtroppo anche aggiungere che sei un gran maleducato, per il modo con il quale ti sei rivolto ad uno dei pochi professori universitari che si sta spendendo veramente tanto per far capire, anche ai non economisti (certo ci vuole un minimo di disponibiltà, di umiltà e una grande voglia di comprendere, cose che a te purtoppo difettano, mi dispiace), i meccanismi macroeconomici che stanno alla base della crisi economica in atto.
      Bagnai ha aperto un blog con lo scopo di mettere a disposizione di tutti un'opera di divulgazione dal basso, che cerca di rendere accessibili ai più alcuni concetti fondamentali di macroeconomia; questo percorso non inizia certo con questo articolo, oh scusa con questo pippone, ci sono molti altri pipponi che precedono questo, te ne consiglio la luttura. molto istruttiva ti assicuro.
      poi posso capire che uno non abbia voglia di leggere un articolo lungo e faticoso, che presuppone di aver assimilato altri concetti discussi in post precedenti, lo accetto; ma che tu ti possa permettere di esprimere giudizi senza aver capito un h, e senza fare una critica di merito, mi sembra molto superficiale e presuntuoso, per non dire altro.
      il percorso scelto da Bagnai, per attaccare questo sistema economico e monetario che ci sta distruggendo come sistema paese, è quello dell'uso di spiegazioni razionali, lui le chiama ortodosse, cioè main stream, senza bisogno di complotti (e perciò molto più pericolose per il potere di certi metodi usati da personaggi del tutto screditati).
      infine, al contrario di quello che scrivi, credo che stia rischiando molto, anche per la sua futura carriera professionale; all'interno di un mondo accademico dominato dal pensiero unico ultraliberista, esporsi come lui sta facendo non depone a favore di una folgorante carriera.
      spendersi in qualche modo per gli altri, scegliendo la propria strada, in un mondo plasmato dall'egoismo credo non sia poco, sicuramente non è mancanza di coraggio.
      p.s.: un consiglio spassionato: studia

    1. RicBo 27 marzo 2012

      tutto questo pippone illeggibile per dire che quella che stiamo vivendo è una crisi di sovraproduzione e che l'euro è una moneta criminogena perchè favorisce gli interessi mercantilisti di pochi schiavizzando molti.

      come dice Barnard: urlatelo per le strade e mettete la vostra firma su un manifesto che chiede l'incriminazione di Draghi poi ne riparliamo. Ma a professori come Bagnai gli manca il coraggio, preferiscono elucubrare sui grafici al sicuro delle loro aule universitarie. Bagnai, ormai l'euro ce lo dobbiamo tenere, perchè non proviamo a cambiarlo, magari insieme alla UE?
      come dice un commentatore qui sopra:

      Finchè non scriviamo le regole di base non possiamo fare nulla: parlare di argomenti tecnici è solo, purtroppo, inutile salotto tra intellettuali.

      Straquoto

    1. Truman 27 marzo 2012

      @giovina: la prima frase si riferisce al fatto che nell'area considerata un lavoratore, a parità di prestazione svolta, viene pagato in modo diverso (tipicamente mi risulta che in Germania gli stipendi siano più alti).

      Il modello fallimentare a cui fa riferimento nella seconda frase è (cito) "una teoria economica ampiamente screditata, la teoria quantitativa della moneta, secondo la quale è la moneta a “causare” l’inflazione. Quindi se la moneta è una, l’inflazione deve essere una."



      E allora si ritorna sempre a discorsi noti: una moneta unica avrebbe potuto funzionare se ci fosse stata un'omogeneità nel mercato del lavoro, cioè se le condizioni lavorative fossero state uguali in tutta l'area, e qui entrano anche tasse, servizi e norme, perchè se l'Italia è meno efficiente l'azienda non può pagare gli stessi stipendi della Germania.

      A parte questo, l'idea di appiattire tutti su un modello unico, che non è stata realizzata, sarebbe comunque stata uno spreco, perchè si sarebbero persa la ricchezza della diversità.

      A me sembra che il discorso sia strettamente economico, prescindendo da concetti come la dignità dei lavoratori, ma un'economia onesta mostra come le scelte praticate dai nostri governanti all'interno dell'Europa siano state balorde e disastrose dal punto di vista economico.

      Comunque puoi provare a chiedere direttamente a Bagnai sul suo blog, però fai attenzione che spesso è caustico nei suoi commenti e la sua risposta può bruciare.

    1. xl_alfo_lx 27 marzo 2012

      Hai dimostrato una lettura troppo affrettata. Ma come? E pure Il prof. Bagnai dopo aver esposto i dati, si aspettava analisi come le tue e si è rivolto proprio a te. Aridaje! E' proprio una malattia cronica. Ah beh! Certo è tutta colpa de Berluscò e del dominio fascio-padanaro.

    1. Giovina 27 marzo 2012

      Non ho capito bene quella che a me risulta essere, almeno apparentemente, una contraddizione, cito Bagnai:

      "sto solo dicendo che il dimensionamento di un’area valutaria deve essere fondato su criteri razionali, e il primo di questi criteri, da Mundell in giù, è l’omogeneità del mercato del lavoro, che è quello dal quale dipende il tasso di inflazione, e quindi la sostenibilità di tutta la baracca"


      " Non sto dicendo che i tedeschi sono la feccia dell’umanità e che in quanto tali meritano di essere consegnati alla pattumiera della Storia: sto solo dicendo che il modello non cooperativo praticato dalla loro leadership sta chiaramente mostrando la corda, e che il futuro dell’Europa è nella valorizzazione della sua ricchezza e quindi diversità culturale, non nell’appiattimento di tutti su un modello fallimentare a medio (e forse ormai a breve) termine."


      Michiedo cioe' cosa intenda Bagnai per "omogeneita' del mercato del lavoro". Perche' se intende rispetto e dignita' dei lavoratori da tutelare, valori dai quali non si puo' prescindere per raggiungere determinati scopi globali, non credo che sia stato tanto originale.
      (Che poi dignificare un lavoratore, perche' uomo, significa eliminare la sua suscettibilita' di essere considerato risorsa umana, e quindi prezzabile come un fattore economico. L'uomo non ha prezzo, bensi' ha un Valore, prezzo e' quello che puo' avere invece il prodotto del lavoro umano, e sebbene qualcuno, molti, considerino l'economia una alta scienza, il fatto che il termine di valore sia ambiguamente e sordidamente usato per definire qualitativamente e quantitativamente indifferentemente l'uomo e qualsiasi altra merce e fattore economico che da lui si differenzia e' la causa prima del fallimento di questa scienza, errore di cui nemmeno Marx mai si e' accorto, pur mettendo in primo piano, deificandolo, il proletario: la piu' grande astrazione e il piu' grande condizionamento che dell'uomo siano mai stati fatti)


      Per quanto riguarda la sua critica alla ipocrisia della sinistra, anche qui, nulla da eccepire su quel meccanismo generale che vuole, una volta che ci si schiavizza nei confronti di una codifica ideologica, religiosa, sociale che dir si voglia, farci tradire da noi stessi medesimi quando andiamo a mettere in secondo piano l'essere dell'uomo in se' rispetto all'astrazione di quest'ultimo, innescando il pericoloso boomerang continuo generato dal fine che giustifica i mezzi. L'ideale che diventa ideologia e' il virus piu' pericoloso e comune che ci sia.

      Direi che demonizzare questo o quel partito politico, questo o quel sistema economico, e' aleatorio e infantile nella stessa misura in cui vogliamo incolpare o difendere Berlusconi, Prodi, Craxi e company dello sfacelo attuale.


      Se la massa deve capire qualcosa, questo significa che attualmente e' confusa e soffre di qualche malattia, sicuramente come soffre di una malattia simile anche la parte dell'umanita' che e' deputata a schiavizzare la restante, se quest'ultima fosse SANA non sfrutterebbe ne' desidererebbe di schiavizzare il suo prossimo.


      Quindi ben vengano tutti i lumi che da piu' parti si accendono per aiutare l'espansione della visione, ma costringere in qualche categoria sociale, o politica, o economica, o di razza, una qualche responsabilita' dimenticando la responsabilita' e potenzialita' di crescita evolutiva umana personale di ognuno, significa fare lo stesso gioco di quella ignoranza che vuole dare al concetto astratto di globalizzazione attualmente perorato dai poteri in auge, piu' realta' e consistenza di quante ne abbia l'uomo stesso in primis, e peggio ancora, significa tarparsi da soli le ali perche' si affida sempre a qualcosa e a qualcun altro la responsabilita' di fatti avvenuti e di azioni future, implicitamente decretando la propria incapacita' e non competenza ovverosia: impotenza.


      In parole povere, questa dittatura che si appresta a diventare globale, non e' tale, essa e' nel nostro piu' profondo e inconsapevole volere, da noi stessi votata a maggioranza assoluta.

    1. ericvonmaan 27 marzo 2012

      E' qui che dimostri di avere capito veramente poco, caro Sheridan. I ladri e le mignotte ci sono state (e tutt'ora ci sono, più che mai), a vari livelli, purtroppo la tua vista miope ti consente di guardare solo ai livelli più bassi. Comprarsi degli occhiali???

    1. sheridan 27 marzo 2012

      I tuoi soldi sono stati per anni nelle mani di ladri e mignotte, se guardi i grafici di Bagnai lo capisci con precisione. Adesso il danno e' irreparabile, dovremo uscire dall'euro provocando un disastro nell'intera economia e finanza mondiale, ci saranno migliaia di morti (anche per fame), nessuno sa cosa potra' succedere ma una cosa e' certa, ci ritroveremo tutti col cul per terra e non certo per colpa dei banchieri cattivi, del signoraggio o della moneta poco sovrana. E' il popolo che paga le sue scelte scellerate e, a ben guardare, ben gli sta!

    1. ericvonmaan 27 marzo 2012

      Mi sembra di avere posto dei quesiti ben precisi ai quali, purtroppo, tutti coloro che scrivono di moneta non rispondono mai. E nemmeno tu, gran intelligentone, se è per questo. Io voglio solo sapere chi tiene in tasca il borsellino coi miei soldi e come lo usa.

    1. xl_alfo_lx 27 marzo 2012

      Ma come? Rimproveri le cazzate sparate dagli altri rifilando altre cazzate? Ovviamente a sostegno non produci nulla, dati, tabelle, nulla!

    1. sheridan 27 marzo 2012

      Ma come? L'autore cerca di spiegarti con tanto impegno come e' evoluta negli anni la produttivita' portandoti per mano come si fa con gli studenti un po' somari e tu te ne esci con le solite fesserie quali la moneta sovrana, il denaro creato dal nulla etc...? Purtroppo l'autore sembra affetto anche lui da una specie di sindrome Barnard. Il buon Paolo Barnard appena inizia un ragionamento ecco che tira dentro Travaglio, Santoro e Grillo, Bagnai invece con la stessa puntualita' tira dentro la sinistra e meno male ce non se la prende con i Comunisti o l'Unione Sovietica (bonta' sua). Che l'euro, cosi' come i rapporti di cambio imposti in passato dallo sme abbiano nuociuto all'Italia e' fuor di dubbio (i paesi un po' cialtroni hanno bisogno di svalutazioni periodiche) pero' dai dati riportati si nota che la produttivita' ha smesso di salire sopratutto nell'ultimo decennio in cui l'Italia e' caduta sotto il dominio forza-fascio-padanaro con la moltiplicazioone della corruzione e delle ruberie su larga scala. Anche questo non puo' essere casuale senza nulla togliere alle argomentazioni dell'ottimo autore dell'articolo.

    1. ericvonmaan 27 marzo 2012

      Articolo non facile, ma che spiega, in pratica, che la stessa moneta va usata su aree geografiche che siano simili. Non certo quello che è stato fatto con l'Euro. E che soprattutto la moneta (fisica o virtuale, includo ovviamente anche la moneta elettronica creata dal nulla dalle banche commerciali con la riserva frazionaria) deve essere gestita da istituzioni pubbliche che possano modularne rivalutazione e svalutazione, con finalità di benessere sociale (=lavoro). Non certo da una elites di banchieri privati che ne fanno quello che vogliono. Ancora una volta, e spero che il professor Bagnai sia d'accordo con me, bisogna parlare anche di SCELTE POLITICHE e una volta per tutte decidere DI CHI E' la moneta, CHI la deve gestire e CON QUALI FINALITA', IN CHE MODO essa vada emessa (secondo me deve essere SENZA DEBITO). Finchè non scriviamo le regole di base non possiamo fare nulla: parlare di argomenti tecnici è solo, purtroppo, inutile salotto tra intellettuali.

Visualizzati 16 di 16 commenti approvati.