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COSA RESTA AL CITTADINO BEFFATO ?

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Nel 1998 pubblicai un libro, Denaro. Sterco del demonio, in cui prevedevo il tracollo del sistema del denaro e quindi del modello di sviluppo che su di esso si basa. Perché le due cose sono strettissimamente legate, il capitalismo finanziario non è solo la logica e
inevitabile conseguenza di quello industriale – e quindi chi si meraviglia dei suoi cosiddetti eccessi è come uno che avendo inventato la pallottola si meravigli che si sia arrivati al missile – ma ne è anche la precondizione, senza il capitale non sono possibili gli investimenti.

Quella previsione era basata su un calcolo molto semplice: fatto 100 il denaro circolante nel mondo nelle sue proteiformi incarnazioni, soprattutto quelle del credito e del debito che sono denaro nella sua forma più pura e astratta – quando il barista segna quanto gli devo crea denaro – con l’un per cento di quel cento si potevano comprare tutti i beni e i servizi del mondo. Che cos’era il resto? Non era ricchezza , non era nulla o, per essere più precisi, era una scommessa sul futuro che però, data l’enorme massa in gioco, lo ipotecava fino a epoche così sideralmente lontane da renderlo, di fatto, inesistente. E concludevo così: “Questo futuro… dilatato a dimensioni mostruose dalla nostra fantasia e dalla nostra follia, un giorno ci ricadrà addosso come drammatico presente. Quel giorno il denaro non ci sarà più. Perché non avremo più futuro, nemmeno da immaginare, ce lo saremo divorato”.

Quel giorno è già qui. O ci siamo molto vicini. Mi rifiuto di credere che le leadership mondiali, i loro staff, gli economisti, i commentatori a vario titolo non fossero consapevoli di quello che avevo intuito io che economista non sono.

Han solo fatto finta di non vedere. E hanno continuato a far finta anche dopo la crisi dei “subprime” del 2008. Si sono limitati a immettere nel sistema altro denaro inesistente, drogando così il cavallo già dopato nella speranza che faccia ancora qualche passo (la truffa della “crescita” quando è a tutti evidente che la follia delle crescite all’infinito è giunta al suo capolinea). La cosa può durare per un po’, ma alla fine l’overdose mortale è certa.

Gli scenari che si aprono sono sostanzialmente due. Il modello di sviluppo basato sulle crescite esponenziali si disfa gradualmente e altrettanto gradualmente azzera i nostri risparmi, le pensioni, le modeste ricchezze accumulate in decenni di lavoro. E in un certo senso è giusto che sia così perché i risparmiatori sono i fessi istituzionali del sistema, e non per nulla vengono sempre portati in palmo di mano, poiché sono dei creditori e c’è una legge dell’economia che dice “alla lunga i debiti non vengono pagati”.

Il secondo scenario è ancor più apocalittico ma, in un certo senso, più interessante. Il mondo del denaro crolla di colpo e, con esso, il sottostante modello di sviluppo industriale, la cosiddetta “economia reale”. Avete presente quando guardate un film su una vecchia cassetta? All’andata il nastro procede regolarmente, ma arrivato alla fine si riavvolge in pochi secondi. Anche per il sistema denaro-industria sarà una questione rapidissima, di settimane, forse di giorni. Allora la gente delle città rendendosi conto che non può mangiare l’asfalto né bere il petrolio si riverserà, alla ricerca di cibo, nelle campagne dove troverà i contadini pronti a riceverla con i forconi. Sarà un’apocalisse sanguinosa e lunga, al termine della quale si ricostituirà, come dopo il crollo dell’Impero romano, il feudo, comunità di piccole dimensioni, chiuse, autosufficienti, difese da armigeri. Ma en attandant Godot c’è una questione più impellente.

Il cittadino schiuma di rabbia impotente perché non sa con chi prendersela. Se c’è una dittatura si può fucilare il dittatore, se c’è un’autocrazia si può processare l’autocrate. Dal punto di vista politico non serve a nulla perché quello che viene dopo è quasi sempre peggio. Però è almeno uno sfogo salutare, se non altro per le coronarie. Ma in democrazia?

In democrazia, che è un sistema proteiforme, come il denaro, sgusciante, amorfo non c’è mai un responsabile ben individuabile. Per restare in Italia a chi andiamo a chieder conto? All’“esule” di Hammamet, all’ectoplasma di Andreotti, a Forlani che non si sa bene se sia ancora vivo o morto, a Giuliano Amato, a Ciampi, a Berlusconi e ai suoi scherani, ai Della Loggia, ai Panebianco, agli Ostellini che lo hanno sostenuto, a D’Alema, a Veltroni “l’amerikano”, a una sinistra ameboide ? Una rivoluzione allora? Le rivoluzioni sono sempre andate in culo alla povera gente. La rivoluzione contro lo zarismo, una autocrazia paternalista, all’acqua di rose (dieci fucilati in tutto) ha partorito lo stalinismo, vale a dire 20 milioni di kulaki e di contadini sterminati.

Quella francese non eliminò la nobiltà, ma spremette a sangue i contadini come l’aristocrazia, sciamannata, pochissimo attenta a sfruttare le sue rendite, non aveva mai fatto. Eloquente è una lettera che un proprietario dell’Indre, Gabriel Alamore, scrive al proprio affittuario, Pierre Henry: “Quello che deve approfittare dell’abolizione dei diritti feudali sono io, il proprietario, non tu, l’affittuario”. L’aristocrazia era arrogante, ma non aveva sulle proprie rendite l’attenzione micragnosa, burocratica, arida dei borghesi. Lo stesso Adam Smith si meraviglia che su grandi appezzamenti di terra dati in possesso ai contadini i nobili si accontentassero, come remunerazione, di un paio di galline e di qualche corvée. Il fascismo nacque anche sulla spinta dei fanti-contadini reduci dalla guerra, cui era stato promesso, in cambio, il riscatto delle terre. Ma Italo Balbo preferì l’alleanza con gli agrari e i contadini rimasero in braghe di tela. Le sole rivolte realmente popolari di cui si abbia conoscenza in Europa, quelle di Stenka Razin e di Pugacev in Russia, furono soffocate nel sangue.

Con le rivoluzioni, quindi, è meglio lasciar perdere se oltre ai danni non si vogliono subire anche le beffe. Del resto, le democrazie hanno provveduto a mettersi al sicuro. Nate su bagni di sangue non accettano, nemmeno concettualmente, che possa esser loro resa la pariglia. Se in Italia dai un onesto cazzotto a Daniele Capezzone insorge tutto l’arco costituzionale, e non, gridando all’eversione. In Italia si può rubare, taglieggiare, imporre tangenti, farsi regalare mezze case, vacanze, viaggi, corrompere testimoni, promuovere troie a cariche pubbliche, ma se ti azzardi a fare uno sgambetto a uno stronzo questa è la cosa veramente intollerabile. E allora cosa resta al cittadino beffato, ingannato, depredato? Nulla. Se non, forse, nel proprio piccolo, alzare steccati.

Con certi mascalzoni non si parla, non si interloquisce, non si polemizza nemmeno. Si lascia che affondino nella loro merda. Non è granché, poiché ci sguazzano a meraviglia, ma in fondo è pur sempre una punizione dantesca.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattquotidiano.it
7.07.2012

Pubblicato da Davide

14 Commenti

  1. Si chiama “nemesi”. Non credo ci si sia mai allontanati da un modello oligarchico, la genialità é consistita nell’invenzione del suffragio universale che ha permesso di allontanare la responsabilitá dai detentori del potere (di ogni natura) e caricarla sulle spalle dei sempliciotti che eleggendo persone che non potranno mai conoscere (e che si autocandidano) credono di esercitarlo: geniale! Il liberismo, poi, non é altro che lo stato etilico di una sedicente borghesia colta che, da sempre, teme che i comunisti le portino via qualcosa e guarda estasiata a questi che le porteranno via tutto!

    P.S. – Pugagev fu tradito dai suoi per avere esagerato con le promesse.

  2. “Sarà un’apocalisse sanguinosa e lunga, al termine della quale si ricostituirà, come dopo il crollo dell’Impero romano, il feudo, comunità di piccole dimensioni, chiuse, autosufficienti, difese da armigeri.”

    Ragionare così è non tener conto della possibilità che ha il potenziale di telecomunicazioni che abbiamo, il quale non permetterà un restringimento territoriale eccessivo e potrebbe addirittura portare ad una riorganizzazione ben più ampia degli scambi economici, qualsiasi fosse la loro natura, possibilità totalmente inesistente ai tempi della caduta dell’Impero Romano.

    Finalmente potrebbe cadere una volta per tutte l’assiomna delle caste privilegiate, che hanno governato il mondo in tutti i tempi storici.

    Fin dagli antichi egizi, dagli assiro-babilonesi, dagli indiolatini e dagli antichi imperi asiatici abbiamo assistito costantemente alla formazione di una classe privilegiata in espansione numerica rispetto alla fase precedente, ora assistiamo, almeno nei paesi Nato, al restringimento del loro numero, quindi, ci stiamo avvicinando ad una nuova svolta epocale, che inizia a farsi spazio nella testa di un numero crescente di persone, che potrebbe non tollerare più un ritorno al passato conosciuto.

    L’unico modo per impedire una tale svolta è restringere ai minimi termini il livello cultutale della gente, tentando di prevenire la formazione di uno spirito critico, cosa già in atto attrverso le varie “riforme scolastiche” assommate al tam tam mediatico, ma attenzione al web, a meno che non riescano ad eliminarlo e se si è in possesso di strumenti minimi adeguati di ragionamento, potrebbe limitare o impedire adirittura una tale deriva delle menti.

    La coscienza di non sprecare territorio per opere di dubbia utilità si sta incremementando sempre più.p>
    Il concetto di risparmio energetico e di decrescita stanno diventando una necesità improrogabile.

    Il Pil sta cedendo terreno al Bes (Benessere Eco Sostenibile).

    Molta acqua sotto i ponti prima di poter gettare la spugna.

    I capitani di sventura sono come un albero che cade e fa tanto rumore, mentre la foresta che cresce lo fa in silenzio e perpetua il mantenimento della vita.

    Ciao

    Geo

  3. A parte le stupidaggini sulle rivoluzioni russa e francese ed altre amenità ed elusioni, per una volta nella conclusione concordo con Fini.
    Ci si scorda sempre però che il fattore economico è sempre legato a quello energetico. L’era di una energia illimitata e a buon mercato sta finendo e questo darà il colpo di grazia alla società come la conosciamo ora e neanche fra troppi decenni, direi 3 o 4 al massimo.

  4. Il pessimismo fine a se stesso, quintessenza di qualunquismo portasfiga, è lo sterco del demonio.
    Se non c’è soluzione che non sia aspettare que qualcuno sprofondi da solo (chi? noi per primi) nella propria merda, allora il primo steccato va alzato verso gli opinionisti che senza la perpetuazione della sfiga muoiono di fame.

  5. Mi fa piacere che i commenti prendano le distanze sia dalle banalita’ che dai pessimismi di tali giornalisti.

  6. Non sarà il wi-fi a mancare, ma i beni materiali di consumo primari (acqua, cibo, materiali, vestiti) e l’energia. Le città contemporanee (in Italia meno che altrove fortunatamente) sono immensi aggregati di popolazioni dediti esclusivamente alla produzione di quello che un tempo si definiva “settore terziario”, moda, divani, lampadari, avvocati, fruppi finanziari, ecc…. aggregati di popolazione interamente dipendenti dalla produzione esterna, e dal trasporto quotidiano di milioni di tonnellate di merci dalle campagne o addirittura da altre regioni, per la loro sussistenza. Quando tutto questo si bloccherà, la voglia di informazione e l’ottimismo saranno travolti dalla lotta per la sopravvivenza. Tutto dipenderà come dice l’articolo, dalle modalità del crollo, se sarà graduale o improvviso… E tutto fa pensare alla seconda ipotesi.

  7. Guardate che il discorso di Massimo Fini non fa una piega. Il denaro che oggi è stampato da enti privati secondo esigenze e interessi privati, senza alcun corrispettivo aureo, altro non è che carta straccia, e collasserà nel momento in cui i cittadini ne prenderanno diffusamente coscienza, cioè molto presto. E collassando si trascinerà necessariamente dietro l’economia monetaria, e quindi la produzione di beni materiali. Sopravviveranno facilmente nelle campagne, ma nelle città totalmente dipendenti da flussi quotidiani di milioni di tonnellate di merci per mangiare, muoversi e lavorare, gli scenari saranno proprio quelli descritti dall’articolo. Se collassasse la moneta e l’economia di un singolo stato la crisi sarebbe superabile (vd Argentina), ma se collassa tutto insieme il sistema economico legato al dollaro e all’euro….

  8. Mi sembra che stia già succedendo. I colpi di coda, e di stato, del potere in questi tempi ne è il segno tangibile…………
    La conseguenza può essere “solo” che nella merda ci và l’unione di stati di oltreoceano che avranno come “solo” rimedio ……. guerre, guerre, guerre….
    mah….non ti sei accorto che siamo in guerra?………

  9. L’oro cos’è? In cosa sarebbe prezioso? Lo si può mangiare? Ci si può vestire con esso? Perché affidare il senso di ricchezza a qualcosa che si deve estrarre dalla terra per poi nasconderlo in una cassaforte? Se la ricchezza è la produzione di beni (il lavoro) e quel che serve per la sua diffusione, la moneta è tutto ciò di cui si ha bisogno. Si può discutere come creare questa moneta e se è legittimo arricchirsi gestendola, ma non si può oggi, nel 2012, chiedere di ritornare all’oro.

  10. Io ormai resto della mia idea di almeno 10 anni fa e resto convinto che ci siamo incamminati inesorabilmente verso una dittatura e una guerra civile: l’unica cosa di cui non son sicuro e’ IN CHE ORDINE ARRIVERANNO?

    d’altra parte la storia insegna…. ma noi non capiamo!!

  11. L’oro, in teoria, garantisce che il lavoro, la produzione dei beni che dici, mantenga il suo valore, in quanto limitato. Invece nel momento stesso in cui quello stesso valore (lavoro, beni) si trasforma in denaro, diventa il nulla, o quasi, non solo per meccanismi inflattivi, ma anche e sopratutto perchè il denaro che qualcuno ha, a causa dell’immissione senza fine di denaro, in quantità superiore, diventa lo strumento con il quale “l’investitore” assume più importanza del protagonista fondamentale (direi unico) della creazione di ricchezza e cioè il lavoratore.
    Se alla fine del mese fosse consegnato oro, o comunque un valore CERTO di ricchezza, ad un lavoratore e questi ne potesse disporre al presente, come in futuro (pensione) le masse sarebbero libere. Sì libere. Non mi sembra poco.

  12. Ti faccio un esempio.
    La maggior parte della dissipazione delle risorse energetiche è legata allo spostamento irrazionale delle merci ed alla sovrabbondanza di un medesimo prodotto con un’enormità di marchi volti a garantire la “competitività” e che in genere non hanno alcun legame produttivo con il terrirorio di vendita.

    Basterebbe una differente riorganizzazione in questo settore per porre un rimedio enorme alla dissipazione delle materie prime.

    Questo scambio a “chilometri zero” (in genere entro i 100 chilometri) rappresenterebbe già un’ enorme restrizione alla suddetta dissipazione, cosa che i “profeti di sventure” nostalgici di altri tempi non computano mai, mentre è sempre più tema attuale dibattuto, ma nanche applicato, in forme ancora embrionali e tutto ciò dovrà avvenire in maniera collettivistica o almeno consorziata.

    Quindi, per prima cosa dobbiamo impedire che prodotti reperibili in zona siano soggetti allo spostamento globale dissennato, inoltre, dobbiamo impedire lo spreco di zone agricole per qualsiasi altra destinazione, che ha sempre carattere speculativo (come vedi il problema è sempre e soltanto il tipo di economia vigente), mantenendole per la produzione agro-alimentare.

    Per gli altri tipi di prodotti non alimentari (elettronica in testa) occorre una razionalizzazione degli spostamenti ed una riorganizzazione produttiva non più legata ai meccansimi di minor costo del lavoro.

    A viaggiare dovranno essere principalmente le idee.

    Questo rappresenterebbe un primo passo verso un mondo sostenibile, il secondo passo sarebbe quello di liberare dai monopoli le conoscenze tecnologiche, vivremmo in un mondo totalmente diverso e con altri valori e modi di rapportarsi volti ad escludere o a limitare al minimo il mero vantaggio personale dalle categorie del pensiero umano.

    Lo so che non sarà facile, ma non vedo strade migliori di questa, altrimenti ci consumeremmo tra guerre (con spreco di risorse e relativo inquinamento abenorme) e carestie che porterebbero il genere umano prossimo all’estinzione.

    Ciao

    Geo

  13. Ti faccio un esempio. La maggior parte della dissipazione delle risorse energetiche è legata allo spostamento irrazionale delle merci ed alla sovrabbondanza di un medesimo prodotto con un’enormità di marchi volti a garantire la “competitività” e che in genere non hanno alcun legame produttivo con il terrirorio di vendita.

    Basterebbe una differente riorganizzazione in questo settore per porre un rimedio enorme alla dissipazione delle materie prime.

    Questo scambio a “chilometri zero” (in genere entro i 100 chilometri) rappresenterebbe già un’ enorme restrizione alla suddetta dissipazione, cosa che i “profeti di sventure” nostalgici di altri tempi non computano mai, mentre è sempre più tema attuale dibattuto, ma nanche applicato, in forme ancora embrionali e tutto ciò dovrà avvenire in maniera collettivistica o almeno consorziata.

    Quindi, per prima cosa dobbiamo impedire che prodotti reperibili in zona siano soggetti allo spostamento globale dissennato, inoltre, dobbiamo impedire lo spreco di zone agricole per qualsiasi altra destinazione, che ha sempre carattere speculativo (come vedi il problema è sempre e soltanto il tipo di economia vigente), mantenendole per la produzione agro-alimentare.

    Per gli altri tipi di prodotti non alimentari (elettronica in testa) occorre una razionalizzazione degli spostamenti ed una riorganizzazione produttiva non più legata ai meccansimi di minor costo del lavoro.

    A viaggiare dovranno essere principalmente le idee.

    Questo rappresenterebbe un primo passo verso un mondo sostenibile, il secondo passo sarebbe quello di liberare dai monopoli le conoscenze tecnologiche, vivremmo in un mondo totalmente diverso e con altri valori e modi di rapportarsi volti ad escludere o a limitare al minimo il mero vantaggio personale dalle categorie del pensiero umano.

    Lo so che non sarà facile, ma non vedo strade migliori di questa, altrimenti ci consumeremmo tra guerre (con spreco di risorse e relativo inquinamento abenorme) e carestie che porterebbero il genere umano prossimo all’estinzione.

    Ciao

    Geo

  14. Bravo! Ottimo ragionamento , finalmente qualcuno che ha capito che il FIAT Money è fondamentalmente un sistema iniquo che rende poche persone strapotenti ( senza alcun diritto / Non a caso Mayer Amschel Rotschild disse :”Datemi il controllo dell’offerta di moneta di una nazione e non mi interesserà chi è che scrive le sue leggi…” ) a dispetto dei moltissimi sottoposti che rasentano la schiavitu’.