Home / ComeDonChisciotte / COSA CI INSEGNA LA CRISI DELLA GRECIA ?

COSA CI INSEGNA LA CRISI DELLA GRECIA ?

DI PAUL KRUGMAN

nytimes.com

La crisi debitoria greca si avvicina al punto di non ritorno. Mentre paiono sfumare definitivamente le prospettive di un piano di salvataggio – in buona parte per la caparbia inflessibilità della Germania – gli investitori sempre più nervosi hanno portato i tassi di interesse sui bond del governo greco alle stelle, facendo aumentare sensibilmente i costi di finanziamento del Paese. Tutto ciò farà sprofondare ancor più nei debiti la Grecia, minandone ulteriormente la fiducia. A questo punto è proprio difficile immaginare in che modo questa nazione riuscirà a tirarsi fuori dalla funesta spirale dell’ inadempienza. Si tratta di un evento tragico, e naturalmente il resto di noi deve poterne trarre un valido insegnamento. Ma da che punto di vista, precisamente? È vero, la Grecia paga in questi termini il prezzo della sua irresponsabilità fiscale degli anni passati. È anche vero, però, che questa non è tutta la verità. Il disastro greco illustra altrettanto bene l’ enorme pericolo costituito da una politica monetaria deflazionaria. E c’ è solo da augurarsi che i policy maker americani facciano davvero tesoro di questa lezione. L’ aspetto fondamentale che è necessario tenere bene a mente in relazione all’ attuale situazione della Greciaè che essa non è semplicemente imputabile a un eccessivo indebitamento. Il debito pubblico greco, con il suo 113 per cento del Pil, è indubbiamente alto, ma altri Paesi hanno già avuto a che fare con simili livelli di indebitamento senza con ciò precipitare in una crisi.

Per esempio, nel 1946 gli Stati Uniti – appena usciti dalla Seconda guerra mondiale – avevano un debito federale pari al 122 per cento del loro Pil. Gli investitori, nondimeno, rimasero tranquilli, e a ragione: nel decennio successivo il rapporto tra indebitamento Usa e Pil fu quasi dimezzato, alleggerendo tutte le preoccupazioni che la gente aveva potuto nutrire circa le nostre effettive capacità di riuscire a restituire quanto dovevamo. Nei decenni seguenti in rapporto al Pil l’ indebitamento continuò a diminuire, toccando un minimo storico nel 1981 con il 33 per cento. Come fece il governo degli Stati Uniti a ripagare i propri debiti contratti in tempo di guerra? In realtà non lo fece. Alla fine del 1946 il governo federale era indebitato per 271 miliardi di dollari. Alla fine del 1956 tale cifra era salita di poco, arrivando a 274 miliardi di dollari. Il rapporto indebitamento/Pil diminuì non perché fosse sceso il primo, ma perché fu il secondo ad aumentare, arrivando quasi a raddoppiare in dollari nel corso di un solo decennio. L’ aumento del Pil in dollari fu dovuto in misura pressoché uguale alla crescita economica e all’ inflazione, e al fatto che sia il Pil reale sia i livelli dei prezzi in genere salirono tra il 1946 e il 1956 del 40 per cento circa.

Purtroppo, la Grecia non può aspettarsi niente di simile. Perché? A causa dell’ euro. Fino a tempi relativamente recenti, essere membro della zona euro sembrava vantaggioso per la Grecia, in quanto le garantiva prestiti a basso prezzo e sostanziosi afflussi di capitale. Ma gli afflussi di capitale hanno portato anche all’ inflazione e quando la musica si è fermata, la Grecia si è ritrovata con spese e costi non più in linea con quelli delle economie più forti dell’ Europa. Col passare del tempo, i prezzi in Grecia dovranno pur scendere e ciò significa che, a differenza dell’ America del Dopoguerra – dove l’ inflazione dissolse parte del suo debito – la Grecia vedrà il proprio debito impennarsi a causa della deflazione. Ma c’ è di più: la deflazione è un processo doloroso, che invariabilmente impone uno scotto alla crescita e all’ occupazione. E di conseguenza la Grecia non si libererà del suo indebitamento. Anzi, dovrà occuparsene nel bel mezzo di un’ economia che nel migliore dei casi sarà stagnante. Di conseguenza, l’ unico modo che la Grecia ha a disposizione per attenuare il proprio problema debitorio è con drastici tagli alla spesa pubblica e con ingenti aumenti fiscali, provvedimenti che aggraveranno automaticamente il tasso di disoccupazione. Non stupisce affatto, quindi, che i mercati dei bond stiano perdendo fiducia e spingendo la situazione sull’ orlo dell’ abisso.

Che fare? La speranza era che gli altri Paesi europei giungessero a un’ intesa, a garanzia del debito greco in cambio di un solenne impegno a una rigorosa e severa austerità fiscale. Tale strategia avrebbe anche potuto dare i suoi frutti, ma senza il sostegno della Germania questa intesa non si raggiungerà. La Grecia potrebbe alleggerire parte dei propri problemi abbandonando l’ euro e procedendo a una svalutazione. Ma è davvero difficile capire come ciò sia attuabile senza innescare una situazione catastrofica per il suo sistema bancario. In realtà, i correntisti più preoccupati hanno già iniziato a prelevare il contante che possono dalle banche greche. Non c’ è una risposta positiva a questo interrogativi. Di fatto, non ce n’ è una che non sia terribile. Quale dunque l’ insegnamento che l’ America deve tener caro? Sicuramente, dovremmo essere responsabili dal punto di vista fiscale. Quello che ciò significa, comunque, è che dobbiamo occuparci delle grandi problematiche a lungo termine, innanzitutto delle spese sanitarie, e non ostentare chissà che o fare i taccagni per le spese a breve termine finalizzate ad aiutare un’ economia depressa. Altrettanto importante, in ogni caso, è tenerci alla larga dalla deflazione, ma anche da un’ inflazione eccessivamente bassa. A differenza della Grecia, non siamo legati a nessun altro per la nostra valuta.

Come il Giappone ha dimostrato, però, anche i Paesi che hanno una propria valuta possono restare impantanati in una trappola deflazionaria. Dell’ attuale situazione statunitense a preoccuparmi più di ogni altra cosa è il chiasso sempre più crescente che fanno i falchi dell’ inflazione, che vorrebbero che la Fed alzasse i tassi (e il governo federale si ritirasse dal piano di stimoli), anche se soltanto da poco l’ occupazione ha iniziato appena appena a riprendersi. Se i falchi dell’ inflazione avranno la meglio, renderanno perpetua la disoccupazione di massa. Ma non è tutto: il debito pubblico americano sarà gestibile soltanto se alla fine torneremo a una crescita vigorosa e a un’ inflazione moderata. Se prevarranno invece i gufi della stretta monetaria, ciò non accadrà. E a quel punto si apriranno le scommesse.

Versione originale:

Paul Krugman
Fonte: www.nytimes.com
Link: http://www.nytimes.com/2010/04/09/opinion/09krugman.html
9.04.2010

Versione italiana:

Fonte: www.repubblica.it/
Link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/04/10/cosa-ci-insegna-la-crisi-della-grecia.html
10.04.2010

Traduzione a cura di ANNA BISSANTI

Pubblicato da Davide

  • snypex

    Credo che semplicemende avverra questo:

    IL GOVERNO GRECO VENDERA’ ALL’ASTA LA GRECIA E LA SUA POPOLAZIONE AL MIGLIORE CARCERIERE FINANZIARIO.

    Non e’ una semplice battuta, io lo credo verosimile.

  • Bai

    Penso che il rischio di fallimento per l’immediato sia stato evitato. Mi risulta da notizia ANSA di oggi 11 aprile riportata da RaiNews24 che ora a disposizione della Grecia ci sono 30 miliardi dell’Eurogruppo per il primo anno:
    “E’ la decisione presa nel corso della teleconferenza tra i ministri delle Finanze dei 16 Paesi di Eurolandia. A questa quota si aggiungerà poi il contributo del Fondo monetario…”
    Che ne pensate?
    L’intesa c’è stata …

  • Tonguessy

    La crisi debitoria greca si avvicina al punto di non ritorno.
    Gli economisti invece quel punto l’hanno già passato da un pezzo.

  • Peperoncino

    Krugman ha dato una risposta più verosimile: la grecia esce dall’euro.

  • wiki

    possibile che l’economista nel confronto tra la Grecia attuale e l?ameroca di 60 anni fà no si renda conto della moltitudine di differenze, tanto per dirne una dei danni di guerra che fin dalla fine della 1a guerra mondiale gli USA percepivano dalla Germania che a tempo era una delle maggiori potenze economiche mondiali ???

  • francesco67

    …ancora un articolo di Repubblica postato…
    se continuate cosi vi tolgo tra i preferiti e metto direttamente “la Repubblica” …bleahhh

  • amensa

    la trappola della deflazione è una trappola solo per chi NON ha intenzione di onorare i propri debiti, e punta sulla svalutazione per diminuire il valore reale del debito stesso.
    come gentilmente fecero gli USA alla fine della 2°ww.
    per cosa riguarda il debito greco, la cosa più assurda è il fatto che buona parte dei titoli greci siano in mano a banche tedesche, olandesi, francesi.
    un default del debito sovrano greco, trasformerebbe tutti quei titoli in carta straccia, innescando un secondo tsunami finanziario a partire proprio dalle banche di quei paesi.
    forse l’intenzione della Merkel è proprio quello di salvare risorse, non concedendole direttamente alla grecia, per salvare poi le banche tedesche, e , se così fosse, almeno il tutto risponderebbe ad una strategia, pur sapendo benissimo che quando si gioca col fuoco, è estremamennte facile perderne il controllo.
    se ciò avvenisse, addio euro .
    il buffo di tutta la questione è che a far rischiare un casino così grosso, è poi un’inezia (visto che la grecia vale il 3% dell’area euro), se riferita al complesso dell’area euro.
    maqui evidentemente, non sono in ballo solo ed esclusivamente ragioni tecniche e razionali, qui ci sta sotto altri interessi politici.

  • vic

    Oggi e’ dura. Ci tocca intervistare un economista, di quelli senza peli sulla lingua. Piu’ che altro c’interessa sentire in che tipo di ragionamento ci trascina. Sentiamo cosa dice, senza aspettarci un gran che. Agli economisti noi preferiamo i giocolieri, anche i matematici giocolieri. A che servono? E a che servono gli economisti, di grazia? Ok ok, ascoltiamone uno.

    V: Buon giorno professor Azzo, grazie di concederci un’intervista.
    prof. Cavlo Azzo (parlando con la evve moscia): Pvego pvego.
    V: Ci parli del problema greco.
    prof C. Azzo: E’ un pvoblema stvuttuvale quello gveco, visalente fino ai tempi di Atene, anzi ancova piu’ indietvo.
    V: Se permette (estraggo il mio gomitolo preferito di lana caprina), comincio a svolgere il gomitolo. Sa’, lo uso per non perdermi nei labirinti. Continui prof., prego.
    prof. C. Azzo: Gia’ Cveta ne soffviva. E’ tutta colpa del mave.
    V: Meglio tre monti di un mare allora?
    prof. C. Azzo (mi prende in disparte, parla sottovoce): Vede amico, se si facesse attenzione alle stvuttuve sottostanti, cevte cose non dovvebbevo succedeve.
    V: Io mi sento strutturalmente sano, e’ grave?
    prof. C. Azzo: Abita su un’isola?
    V: Ah, vuole rifilarmi un’isola Greca forse?
    prof. C. Azzo: Segua con gvande attenzione il mio vagionamento. Cosa c’e’ attovno a buona pavte della Gvecia?
    V: Non saprei, un branco di squali?
    prof. C. Azzo: Quasi ci siano. Vifletta bene, dove vivono gli squali?
    V: Nel mare, vivono nel mare Gnamgnam, intendevo nel mare Magnum.
    prof. C. Azzo: Ecco il pvoblema stvuttuvale.
    V: Prosciugare il mare?
    prof C. Azzo: Ci stiamo studiando, vipassi fva qualche annetto.
    V: E allora?
    prof. C. Azzo: Allova bisogna stave alla lavga dal mave se non si vuole affondave!
    V: Conosco una tipa che e’ affondata nelle sabbie mobili.
    prof. C. Azzo: Vabbe’, vabbe’, si sava’ insabbiata.
    V: Allora che si fa con la Grecia?
    prof. C. Azzo: Occovve assolutamente allontanavla dal mave.
    V: !!
    prof. C. Azzo: Sava’ duva.
    V: Immagino, spingere la Grecia sul monte Olimpo ..
    prof. C. Azzo: .. bisogna aveve fiducia negli dei onnipotenti.
    V: Va bene avere fiducia nelle dee onnipotenti?
    prof. C. Azzo: Cevtamente. Abbia fiducia nella Dea Economia e nel Dio Mevcato.
    V: Uhm, uhm.
    prof. C. Azzo: Abbia fiducia nella Dea Computazionale, guavdi che bei gvafici!
    V: Belle curve, mi piacciono le curve.
    prof. C. Azzo: Lei deve aveve piu’ fiducia in noi economisti di punta.
    V: Appunto, non mi fido delle puntine, evito sempre di camminarci sopra.
    prof. C. Azzo: Studi i devivati, la nuova teovia delle opzioni con tviplo salto movtale e doppio avvitamento.
    V: Non sono tagliato in finanza artistica, solo un po’ nel salto in lungo.
    prof. C. Azzo: Non si scovaggi, non tutti nascono geni come me.
    V: No che non mi scovaggio. Sa che faccio? Vado a vedermi Caravaggio.
    prof. C. Azzo: Oh, Cavavaggio! Intevessante. Lui sa metteve in luce anche l’ombva.
    V: Grazie per l’intervista, esimio prof. Tanti auguri di buon lavoro.
    prof. C. Azzo: S’immagini, si figuvi. Auguvi a lei.

  • Kerkyreo

    Cosa ci insegna la crisi in Grecia? La crisi in Grecia non ci insegna niente!
    Non c’e’ niente da imparare!
    Ma voi veramente pensate che le cose possano cambiare?
    In Grecia il settore pubblico viene gestito come in Italia, infatti, il posto fisso ce l’hanno gli incompetenti, i corrotti, i mafiosi, i nipoti, amici, figli e tutto il paretado!
    Ma cosi funziona ovunque!
    Non venite a dirmi che i politici tedeschi o i funzionari francesi non cercano di piazzare amici e parenti nelle istituzioni! Oppure che i politici Spagnoli e Inglesi sono onesti e non sono collusi con la mafia! Dappertutto e’ cosi’!
    QUI in Grecia le cose funzionano come in qualsiasi altro stato suddito e schiavo degli ANGLOSASSONI e dei COWBOYS, o degli ZAR. Parlo di stati ai quali non viene concessa la possibilita’ di emergere, di avere una politica economica indipendente, di avere gente onesta al potere, parlo di stati in mano alla mafia. Questo per il semplice fatto che vogliono mantenere il controllo delle loro colonie, non territorialmente ,ma politicamente ed economicamente.
    Hanno creato una moneta, l’Euro, e hanno inculato tutti i cittadini europei!!
    Non sentite chi dice che l’euro ha avuto un impatto negativo SOLO in Italia! Questa moneta ovunque si sia insediata a portato debito a tutti i ceti medi bassi di tutta europa! Qui in Grecia 1 euro equivale a 340 drakme, cio’ significa che ,per automatica conversione fatta dal mercato merdoso, tutto cio’ che costava 100 drakme ora costa 1 euro,quindi, e’ tutto triplicato!!! Stessa cosa vale per la Spagna, per L’Italia e per tutti gli altri paesi della zona Euro!!! Ragazzi i debiti sono raddoppiati nell’arco di 8 anni!!!! Hanno costretto la popolazione a subire uno shock economico-monetario senza precedenti!!! Ci sarebbero tante altre cose da dire.ma concludo dicendo non possiamo imparare niente dalla Grecia perche’ cio’ che dobbiamo realmente imparare e’ di rinnegare la corsa al denaro e al potere! La vera arma di distruzione di massa e’ la moneta, perche’ logora l’uomo dall’interno!!!

  • EmmeDiErre

    Come dice amensa, la crisi greca è inspiegabile, o meglio è spiegabile soltanto con il desiderio di arricchimento facile e immediato sulle spalle di un Paese, in un momento in cui le occasioni di arrichimento non sono molte. E infatti anche questa festa aveva una data di scadenza: se la Grecia lo chiederà, l’Europa presterà 30 miliardi di euro a tasso al 5 per cento. Gli investitori che hanno acquistato bond greci sono salvi, i greci forse un po’ meno, ma è anche vero che la crisi potrebbe essere un’occasione. La crisi greca ci insegna che:
    1. gli economisti svolgono analisi basate sul concetto “se mio nonno avesse le ruote sarebbe un camion” (purtroppo però altri economisti ci credono e da qui nascono i crac).
    2. c’è bisogno di più Europa, non di meno Europa. Un’Europa coesa economicamente e politicamente, capace di superare la sindrome dello Stato-nazione. Il mondo appartiene e sempre più apparterrà a giganti come India, Cina, Russia, Messico, Brasile. L’Europa rischia il declino. La crisi greca passerà, ma l’Europa non ha dato buona prova di sé e credo che ne esca indebolita.

  • anonimomatremendo

    La Grecia è ovunque

    Sopravvivenza drogata o estrema unzione? Gli Stati cercano di salvare il capitalismo attraverso la creazione di credito. Rischi ed effetti collaterali devono essere messi nel conto.

    Il fondo non si è ancora toccato: secondo rapporti recenti, il disavanzo del bilancio greco potrebbe essere persino superiore a quello previsto – e quello di Atene non è il solo. Alla fine dello scorso anno, il neo-eletto governo greco ha dovuto ammettere che i dati precedenti erano stati manipolati. Con il -12,7 per cento annuo del prodotto interno lordo la perdita è doppia rispetto a quella dichiarata dal deposto governo conservatore a Bruxelles. Il debito totale del paese è ora pari al 125 per cento del PIL annuo. Le agenzie di rating hanno risposto alla truffa finanziaria con il declassamento del merito di credito del paese. Martedì la Commissione UE ha detto che il deficit del bilancio greco potrebbe essere ancora maggiore “di quanto inizialmente previsto”. L’ufficio statistico di Atene lavorerebbe “in modo inefficace” e sarebbe “vulnerabile alle interferenze politiche”.

    Record del debito

    Mai prima nella storia del capitalismo gli Stati si sono indebitati in misura così grande in un periodo così breve di tempo come quello trascorso dallo scoppio della crisi economica mondiale del 2007. Nella UE, Spagna, Gran Bretagna e Irlanda hanno un deficit altrettanto grande quanto quello dei greci. Il debito degli Stati Uniti è enorme. La Germania sembra quasi solida, ma il governo federale, le regioni e i comuni nei primi tre trimestri del 2009 hanno fatto nuovi prestiti per un valore di quasi 100 miliardi di euro, aumentando il deficit di sei volte rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Le cause di questa crescita del debito sono molto simili ovunque, almeno nei centri del sistema capitalistico mondiale. La recessione ha portato alla riduzione del gettito fiscale, mentre l’azione frenetica fatta per stabilizzare il settore finanziario e i programmi congiunturali di risanamento ha determinato una esplosione le spese. Solo negli Stati Uniti è stato registrata nell’ottobre-novembre 2009 una riduzione del gettito fiscale di quasi 300 miliardi di dollari. Il deficit del precedente esercizio finanziario 2008/2009 è stato pari a circa 1400 miliardi di dollari – e fino ad ora il debito record del paese era stato di circa 400 miliardi.

    I programmi congiunturali, stimati dal Kiel Institute for World Economics (IFW) pari a poco più di 3000 miliardi di dollari (circa il 4,7 per cento del reddito mondiale), hanno almeno temporaneamente impedito un declino economico. La domanda statale creata ha però ha determinato nuove passività di pari importo. Il risultato è la necessità di programmi ancora più grandi di salvataggio e di supporto per i mercati finanziari. Solo negli Stati Uniti hanno un volume di 23.700 miliardi di dollari. Una volta che scoppia questa nuova bolla, scadranno gran parte di queste garanzie per il settore finanziario, includendo la bancarotta dello Stato. Anche il governo tedesco ha pagato un costo di euro 480 miliardi per dar vita a un “sistema di salvataggio” in forma di garanzie statali per il settore finanziario nazionale.

    Alla periferia dell’Europa si possono già vedere alcune economie di fronte ad un fallimento imminente: Ucraina, Lettonia, Ungheria, Romania, Serbia e Bielorussia sono state per ora salvate dal Fondo monetario internazionale (FMI), dalla Banca Mondiale e dalla Commissione europea che con miliardi di dollari di prestito d’emergenza le hanno protette dalla minaccia di insolvenza. Ma come mostra la Grecia, la crisi sta procedendo rapidamente.

    Fallimento degli Stati.

    Adesso stanno tremando anche paesi che sono membri della UE da decenni. Così la Spagna, che ha subito una retrocessione in termini di affidabilità creditizia. Secondo l’economista americano Kenneth Rogoff anche la superstabile Austria è in una situazione preoccupante, indicando che la Repubblica delle Alpi potrebbero essere in pericolo di fallimento. Le banche locali avevano effettuato pesanti prestiti in Europa orientale, e questo denaro sarà rimborsato solo parzialmente nel prossimo futuro, o non rimborsato del tutto. Con un ulteriore peggioramento della crisi sarebbe perciò Vienna a dover fare da garante. Anche il Giappone sembra ormai dover soffocare sotto il suo gigantesco debito. Il debito della seconda economia più grande del mondo raggiungerà quest’anno il 227 per cento del PIL, di cui i primi creditori sono i propri cittadini. Nel frattempo, il tasso di risparmio della popolazione è sceso dal 14 per cento del PIL nel 1990 ad appena il due per cento. La possibilità che ci sia ancora qualcuno disposto a prestare soldi allo Stato è sempre più remota.

    Allo stesso tempo, nuovi programmi economici congiunturali internazionali sono necessari. L’attuale livello raggiunto di recupero non è stato “sufficiente”, osservava l’Istituto tedesco per la politica macroeconomica e per la ricerca sulle tendenze economiche ai primi di gennaio. Anche nel più alto organo della U. S. Federal Reserve durante la sua ultima riunione a dicembre sono state articolate richieste di ulteriori misure correttive per l’economia degli Stati Uniti.

    Ciò chiarifica anche le cause dell’orgia di debito pubblico. Gli Stati si sono infilati nel ruolo dei mercati finanziari e in quello dei consumatori statunitensi, nel frattempo diventati alquanto parsimoniosi. Questi avevano alimentato a lungo la domanda tramite il credito. Ora si cerca di alimentare il boom sulla base del credito con i soldi dei contribuenti. Così si mantiene per ora una economia globale sofferente da decenni di una crisi sistemica di sovrapproduzione. Senza indebitamento il capitalismo semplicemente non può funzionare. Che possa restare nell’attuale situazione però è tutto da vedere, dal momento che la Grecia è ovunque.

    Link:http://www.krisis.org/2010/la-grecia-e-ovunque

  • sandrez

    e se ne esce una poi nessun altro paese vorrà entrare.
    e poi ci saranno altre uscite (visti i “piccoli” problemi in corso)

    sempre meglio

  • Cippala

    Cosa ci insegna la crisi?che le crisi monetarie non vanno accettate.

  • AlbertoConti

    “La vera arma di distruzione di massa e’ la moneta, perche’ logora l’uomo dall’interno!!!” No, per il resto concordo. No per il semplice fatto che la moneta è ineliminabile oggi e per un altro bel pezzettone della storia umana. No moneta, no economia. No economia, no civiltà. No civiltà, sì giungla, che estingue le specie “inadatte” alle nuove e sempre mutevoli condizioni ambientali. Ma senza addentrarci troppo sulla necessità della moneta, basta riconoscere la differenza tra una gestione “onesta” e una “truffaldina” dello stesso gioco. I capibranchi umani hanno difeso i loro privilegi con la truffa, trasformando la civiltà umana in civiltà nel segno della truffa, cioè pochi beneficiari e molte vittime, tutto qui.

  • AlbertoConti

    Il vero argomento sollevato dall’autore non è la Grecia, ma il paradigma FED della moneta, riassumibile in poche righe:

    “… l’ enorme pericolo costituito da una politica monetaria deflazionaria…”
    “… i falchi dell’ inflazione, che vorrebbero che la Fed alzasse i tassi (e il governo federale si ritirasse dal piano di stimoli), anche se soltanto da poco l’ occupazione ha iniziato appena appena a riprendersi. Se i falchi dell’ inflazione avranno la meglio, renderanno perpetua la disoccupazione di massa. Ma non è tutto: il debito pubblico americano sarà gestibile soltanto se alla fine torneremo a una crescita vigorosa e a un’ inflazione moderata. Se prevarranno invece i gufi della stretta monetaria, ciò non accadrà…”

    Questo è il tipico argomentare di chi si sente l’ombelico del mondo, confondendo la propria peculiarità con la legge universale di natura. Ma non sbaglia di molto, nella misura in cui il proprio peculiare paradigma coinvolge e trascina nella stessa logica il resto di questo meschino pianeta.
    Questo paradigma consiste nella truffa sistemica dell’inflazione, nascosta e “bilanciata” dallo sviluppismo sfrenato, irresponsabile, suicida. La crescita del PIL è ormai riconosciuta come condizione universale di sopravvivenza economica, e questa semplice enorme cazzata da la misura della truffa intrinseca al “sistema” basato su questo paradigma monetario, basato sullo schema di Ponzi applicato alla moneta, e quindi all’intera economia. Un economia che a quel punto va per conto suo, si stacca dall’uomo che dovrebbe interpretarla a suo vantaggio, mentre ormai ne è semplicemente schiavo, semplicemente funzionale al suo compimento ovvio, l’esplosione della bolla implicita ad ogni schema di Ponzi, la più classica delle truffe di pochi sui molti.

  • Kerkyreo

    Sono d’accordo su tutti gli aspetti legati alla moneta come mezzo essenziale della nostra societa’, ma il vero significato della mia frase era un po provocatorio e voleva solamente evidenziare che la moneta, i soldi e la spasmodica corsa alla ricchezza logorano l’uomo ,il quale non si pone nessun limite di fronte a cio’.
    La moneta intesa come arma di distruzione di massa dove sempre piu’ persone si distruggono l’anima per lei!
    La moneta oggi non e’ usata solo come mezzo di scambio, ma viene soprattutto usato come mezzo di schiavitu’.
    C’e’ da dire ,pero’, che per ogni cosa l’uomo ha la possibilita’ di scegliere se usarla per il bene o per il male, cosi’ anche la moneta puo’ essere usata per il bene di tutti o per il male di molti.
    Sta all’uomo scegliere il modo!

  • Tonguessy

    No moneta, no economia. No economia, no civiltà.
    E questa secondo te sarebbe una brutta cosa? Fine dell’imperialismo, fine dello sfruttamento, fine dell’inquinamento, fine delle democrazie esportate, fine delle vacanze in luoghi incontaminati per ricordarsi com’era il mondo prima dell’avvento del “progresso” e così via…..
    Non c’è niente di peggio che continuare a cullarsi nell’idea che questo sistema sia fondamentalmente sano.

  • turrodan

    bah..KRUGMAN al solito non capisce una borsa e vede alla pari dei governi, l’inflazione come soluzione a tutti i problemi. se il rapporto debito /pil è sceso per raggiungere il minimo nel 1980 è ovviamente a causa dell’inflazione, ma non si pone minimante il problema da dove sono stati presi i soldi per ridurre il debito (da qualche parte devono arrivare). ma dai risparmi dei contribuenti ovviamente!
    Krugman e il ny times fanno il gioco del governo e sono per spendere sempre di più
    un articolo di risposta a krugman
    http://www.321gold.com/editorials/katz/katz112409.html