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CONVINTI DI AVER VINTO

DI GIULIETTO CHIESA

Ha vinto, l’Impero, la battaglia d’Irak, o ha perso? Dipende dai punti di vista. Se ci mettiamo da quello delle storia, ha perduto. In tutti i sensi: politico, culturale, in termini di vite umane, in termini di egemonia, perfino sul piano strettamente militare. Chi vuole aggiunga. Ma se ci mettiamo dal punto di vista della cronaca – che è quello con cui l’Impero misura gli eventi, l’unico che conosce e rispetta – allora ha vinto…
Sul terreno ci sono, e intendono rimanerci, e le ricchezze che volevano prendere le hanno prese. Un governo, seppure fantoccio, lo hanno messo in piedi. Un parlamento, sebbene messo in piedi poggiando sui settori più arretrati e feudali della società irachena, l’hanno insediato. Le elezioni, per quanto condotte in violazione di tutte le norme riconosciute, le hanno fatte fare. Per giunta riuscendo a convincere perfino Piero Fassino. La Grande Fabbrica dei Sogni e della Menzogna ha funzionato così bene che tutto il “mondo civilizzato” è ormai convinto che l’Irak è avviato finalmente sulla via del progresso, dopo avere raggiunto e superato la fase democratica, consistente (questa è la nuova filosofia mondiale dei diritti umani) nel votare. Non importa come.

In pochi giorni l’Impero ha inferto un uno-due pugilistico all’Europa con l’ottimamente organizzato viaggio dell’Imperatore a Bruxelles, dal quale è emerso che i dissensi sono terminati, la concordia transatlantica è tornata a regnare.

L’Imperatore non ha concesso niente, in sostanza, ma la guerra irachena, anche grazie alle elezioni democratiche, è stata messa alle spalle. Vero? Neanche per sogno, naturalmente, ma è quello che tutte le tv e tutti i giornali “indipendenti” (dalla verità) hanno detto e scritto, cioè è quello che milioni e milioni pensano.

Sono morti almeno centomila civili, secondo analisi assai attendibili. Ma quanti lo sanno? E, in ogni caso, che importa? Ai fini della vittoria assolutamente nulla. Perché – direbbe ancora Fassino – i principi valgono più di ogni altra cosa. E, visto che è arrivata la democrazia, il fine ha giustificato i mezzi.

Naturalmente il fine non era affatto quello, ma tutti i nostri raffinati commentatori, sempre assai attenti a spiegarci le “vere” ragioni dei potenti, in questo caso sono diventati afasici e ci hanno spiegato solo i principi supremi che muoverebbero l’Imperatore.

Sono morti anche 1500 soldati americani. In realtà – sempre secondo analisi assai accurate – ne sono morti più del doppio. Il numero dei feriti supera i venticinquemila. Molti di loro lesionati per sempre. Ma – a parte il fatto che queste cifre sono state dimezzate, nascoste, corrette, seppellite – che importanza ha per l’Impero? Assolutamente nessuna. Salvo quella che apparirebbe se l’opinione pubblica fosse in grado di misurare la portata della tragedia americana. Ma che ci starebbe a fare la Grande Fabbrica dei Sogni e della Menzogna se non per impedire alla gente di conoscere le cose?

Per altro, a parte il diverso peso specifico del morto americano, che ci fa raggiungere il pareggio mettendo su un piatto della bilancia centomila morti iracheni e sull’altro piatto i 3000 americani, gli uni e gli altri non sono poi così differenti. Poveracci gli uni e gli altri. Gli uni e gli altri sudditi dello stesso Impero che canta la propria vittoria e che si guarda allo specchio orgoglioso di sé.

E’ bene tenere presente queste due diverse prospettive. Per ragioni essenzialmente pratiche. Se pensiamo che loro pensano di avere perduto, o di essere nei guai, rischiamo di sottovalutare il grado del loro avventurismo. Se, invece, ci rendiamo conto che loro sono convinti di avere vinto, allora saremo in grado di prepararci meglio a quello che ci stanno preparando. E quello che ci stanno preparando è un’altra guerra.

Giulietto Chiesa
Fonnte:www.giuliettochiesa.it
da “Il Manifesto” del 10.04.05

Pubblicato da Davide