CONTROPROPOSTA A POLETTI: ALLUNGARE A 3 MESI ANCHE LE VACANZE DEGLI ADULTI

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poletti

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

La dichiarazione del ministro Giuliano Poletti in merito al tema delle vacanze scolastiche da ridurre per permettere dei corsi di formazione al lavoro è passata quasi inosservata, il commento più pertinente può essere segnalato in quello che ha detto il comico Maurizio Crozza, ieri sera, durante la trasmissione Ballarò, e il che è tutto dire. Eppure le parole del ministro bastano, da sole, anche a comprendere in che razza di mondo ci siamo ficcati e come, proprio il governo Renzi del quale Poletti fa parte, intende indirizzare la società italiana.

Secondo Poletti, come accennato, «non c’è l’obbligo di fare tre mesi di vacanza» per gli studenti (evidentemente delle scuole medie superiori, e speriamo intendesse almeno solo quelle) e, anzi, ne andrebbe bene «solo uno». Non solo, uno di questi tre mesi, secondo il ministro, «potrebbe essere passato a fare formazione».

Ora, lasciamo anche da parte l’arroganza di un ministro che si permette di indagare e sentenziare su aspetti prettamente pedagogici e sociali della vita privata degli studenti, con quale criterio e legittimità non è dato sapere, sino ad affermare che di mesi di vacanza ne basterebbe solo uno, ma è evidente che non si possa evitare di ragionare, invece, sull’altro aspetto, cioè sull’idea - mediante precettazione? - di imporre ai ragazzi di passare un mese, tra quelli estivi, a “fare formazione”.

Intanto dovremmo interrogarci sul ruolo della “formazione”, sulla sua bontà a tutti i costi, e a questo punto a tutte le età, persino quelle in cui ragazzi e ragazze sono già ampiamente impegnati nella scoperta dello studio e nella scoperta di sé. Quindi dovremmo interrogarci sul tema stesso della sosta estiva degli studenti, e della sua profonda motivazione. E infine, ovviamente, sull’aspetto prettamente prescrittivo, come indirizzo generale proprio dal punto di vista sociale, che vuole nello sbocco inevitabile al lavoro il futuro di qualunque essere vivente. Destino al quale evidentemente il governo pensa di dover contribuire sin dall’indirizzo in giovane età.

Di passaggio, viene da chiedersi, c’è la questione relativa a un aspetto niente male - visto il governo dal quale proviene tale proposta, cioè quello del Jobs Act… - che riguarda l’inquadramento del giovane in questione il quale, durante l’estate, invece di farsi i fatti suoi andrebbe a fare “formazione”, presumibilmente senza alcun gettone economico in cambio, presso aziende che proprio nel periodo estivo hanno il problema delle sostituzioni dei lavoratori in ferie. Già, il Pil aumenterebbe un tot, vero? E a costo zero, per giunta. Diavolo d’un Poletti…

Supposizioni maligne a parte, torniamo ai temi più importanti. E allora, per iniziare: chi l’ha detto che un ragazzo di 15 o 16 anni, magari senza alcuna idea in mente su cosa fare da grande, acquisirebbe un bagaglio positivo da un mese di formazione estiva obbligatoria?

La cosa è molto più sottile di quanto appaia, e proprio dal punto di vista psicologico e pedagogico. Quegli anni lì, per tutti, sono sì gli anni dello studio, ma sono, e probabilmente in modo ancora più istruttivo, gli anni della scoperta, dell’indagine personale su di sé, sugli altri, sul mondo, e in modo ancora più chiaro, su tutto ciò che non attiene al dovere (di andare a scuola, di studiare) ma al piacere, nel senso più ampio del termine. Sono anni in cui ogni scampolo di tempo libero è indispensabile a fare, consciamente o inconsciamente, tutta quella serie di esperienze e di riflessioni che poi si sedimentano e formano, appunto, la propria personalità, il proprio modo di stare al mondo e di relazionarsi. Sono gli anni delle scoperte, anche in questo caso, nel senso più ampio del termine. Sono gli anni in cui è non solo utile, ma indispensabile anche perdersi, proprio per poter trovare ciò che è negato dai percorsi già segnati, certi, inquadrati: se non ci perdessimo un po’, ogni tanto, non potremmo scoprire nulla di inaspettato. È così anche in una semplice vacanza da adulti. Figuriamoci per dei ragazzi in età evolutiva.

In altre parole, quell’ozio estivo, non è solo un recupero fisico e psichico, ma un vero e proprio otium, alla latina, che è indispensabile per poter scoprire da sé - e vogliamo sottolinearlo ancora: da sé, senza l’ausilio di ulteriori percorsi o esperienze guidate sino anche a essere obbligatorie - tutte le strade che poi ci apparterranno, per sempre o per un tratto della vita. Sono quelle esperienze, sì, formative, che devono però essere percorse in autonomia.

Ecco la parola chiave: autonomia. Esattamente ciò che manca alla nostra società eterodiretta, nella quale anche la cultura, il divertimento, il tempo libero, diviene in realtà irregimentato, veicolato, promosso e reso possibile, sino a essere obbligato, da cose, istituzioni, creatori di immaginario collettivo e mode che sono al di fuori di noi. Noi che, invece, dovremmo essere dominatori assoluti proprio di quel tempo.

E allora, la direttrice cui questa proposta di Poletti si ascrive è chiara: Gaber cantava “polli da batteria”. Esattamente: qui si vuole prendere i pulcini per insegnargli subito a diventare i polli di domani. Come dire: il tuo futuro sarà quello di uno schiavo, ed è bene che impari da subito a reprimere qualsiasi possibilità di scelta personale.

Ognuno di noi, ci auguriamo, ricorda in quegli anni il tempo indefinito che si apriva a metà giugno, alla fine della scuola. Indefinito proprio perché si trattava (e per fortuna ancora si tratta) di un tempo lungo il giusto per poter essere vissuto senza l’ansia dell’immediato ritorno alla vita di routine. È una ansia che attanaglia tutti gli altri, in età lavorativa, che pur andando in ferie sanno già di dover rientrare, vedono già la fine di quelle due o al massimo tre settimane di vacanza. Che sono il tempo minimo, invece, per decomprimere un anno di sforzi lavorativi: invece non appena si inizia nuovamente a respirare si avverte e si soffre già il momento del ritorno.

Da ragazzi era diverso, tre mesi erano tanti, tantissimi. Il necessario per potersi perdere nei bagni di sole, nei pomeriggi infiniti, nelle storie e nelle conquiste estive, nelle passeggiate in bicicletta in pineta. Nel tempo finalmente sospeso in cui tutto era potenzialmente possibile. E qualche cosa da possibile diventava anche reale. Accadeva sul serio. E lasciava scoprire parti di noi che nel susseguirsi dei giorni dei mesi di scuola era invece difficile da far emergere. A settembre capitava anche di avere persino la voglia di tornare a scuola, di incontrare i compagni lasciati tanti mesi addietro. Ciò che mancava era insomma la scadenza dell’imminente ritorno, il che permetteva di concentrarsi sul momento e di goderlo fino in fondo senza altri pensieri.

Quella finestra di spazio, tanto ampia da perderne quasi di vista i confini, quasi come il cielo e il mare, è un aspetto irrinunciabile di crescita. È un aspetto che manca terribilmente anche nella vita degli adulti, perché momenti di sospensione servono a ogni età. Alzi la mano chi non ne sente la mancanza, chi non vorrebbe fermare il treno e scendere, per un po’, per il tempo indefinito il giusto che serve a riordinare le idee, a riscoprire passioni lasciate in disparte e tanto compresse da farle diventare anemiche, atrofizzate. A pensare che forse, sì, un altro modo di vivere, un altro giro di giostra, sarebbe non olo salutare, ma possibile. E invece no, tutti a testa bassa per 330 giorni l’anno attendendo le tre o quattro settimane d’aria, sempre ben compresse dal cielo grigio del rientro imminente.

Ma se questo è vero per gli adulti - e lo è - ebbene è soprattutto ai ragazzi che quell’aspetto serve come l’aria che respirano. Commetteremmo un crimine, quasi un sacrilegio, noi adulti, se lasciassimo fare tabula rasa di quelle lunghe vacanze estive degli adolescenti. Per obbligarli ad andare a fare formazione, poi.

Ecco, la proposta di Poletti deve essere rigettata con sdegno e forza, perché è compito proprio delle generazioni più mature, cioè le nostre, salvare e preservare tutto il salvabile e il preservabile delle vite dei ragazzi, futuri adulti di domani.

Valerio Lo Monaco

Fonte: www.ilribelle.com

Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2015/3/25/controproposta-a-poletti-allungare-a-3-mesi-anche-le-vacanze.html

25.03.2015

Commenti (27)

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Nascondi area commenti 7 caricati
    1. yago 25 marzo 2015

      Se ci sono ragazzi che fanno formazione c'è anche chi deve formarli e guarda caso questi vanno retribuiti. Naturalmente i docenti dei corsi sono di nomina politica.

    1. Tao 25 marzo 2015

      Le cassette della frutta del ministro Poletti

      E il babbo del Jobs Act disse: 'Studenti, un mese di vacanza va bene, ma non c'è obbligo di farne tre'. Quale ideologia si nasconde dietro la frase? Vediamo in dettaglio
      Redazione

      mercoledì 25 marzo 2015 10:38
      infoaut.org [infoaut.org]
      Commenta [megachip.globalist.it]


      Giuliano Poletti ha trovato finalmente la priorità su cui il Ministro del lavoro del paese con uno dei più alti tassi di disoccupazione d'Europa dovrebbe concentrarsi. Durante un incontro "sul futuro dei giovani" organizzato dalla regione Toscana ha dichiarato, udite, udite, che gli studenti italiani fanno troppe vacanze: "un mese di vacanza va bene, ma non c'è obbligo di farne tre" ha dichiarato ad una folla in visibilio.

      Potrebbe sembrare l'ennesima boutade di un classe politica che non smette mai di ascrivere la crisi a una questione di giovani pigri e bamboccioni troppo choosy per cogliere le innumerevoli opportunità che si presentono loro come frutti maturi. D'altra parte, poi, è davvero troppo pretendere, da parte di un ministro che prende fior di quattrini e fa la lezioncina ai giovani, di sapere che il tempo di presenza in classe nelle scuole secondarie italiane è tra i più alti d'Europa con 990 ore di presenza obbligatoria l'anno a fronte di una media UE di 882 ore [www.oecd.org]...

      Ma, l'avevamo già segnalato [www.infoaut.org], il sottosegretariato alla supercazzola è sempre l'ufficio più importante di ogni ministero del governo renziano.

      Poletti, comunque, ha le idee chiare di cosa fare dei mesi sottratti all'ozio giovanile: "magari, uno potrebbe essere passato a fare formazione". Insomma, diciamo noi, magari leggere un libro, addirittura formarsi una coscienza critica e autonoma al di fuori dei programmi scolastici può essere formativo e complementare all'attività didattica. Ma, suvvia, non è tempo di fare gli schizzinosi, la competizione è spietata non è certo il momento di leggere libri con tutte le skills da acquisire che ci sono.

      Ma il ministro chiarisce subito a che tipo di formazione estiva si riferisce, quella che dice di aver riservato ai suoi pargoli: "i miei figli d'estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse". En passant, è sempre impressionante constatare che i rampolli del paese del nepotismo da giovani sono tutti a scaricare frutta ma poi, chissà come, si ritrovano anche loro a comandare. Comunque, il succo del discorso papà jobs act lo chiarisce lui stesso: "Dobbiamo affrontare questa questione culturale ed educativa del rapporto dei ragazzi con il mondo del lavoro, e non spostarlo sempre più avanti".

      Cerchiamo di fare qualche considerazione, perché in queste poche parole si condensa una parte non indifferente del progetto di sviluppo economico che Matteo Renzi sta portando avanti a suon di verybello.

      Soprassedendo, per pure ragioni igieniche, su quale credibilità possa avere il faccendiere delle cooperative italiane e delle cene con Mafia Capitale [espresso.repubblica.it] quanto a questioni educative, dire che, nel paese dove chi ha una laurea si ritrova a lavorare nei call center, il problema è che i giovani non sono abbastanza formati è un'affermazione che rasenta il demenziale. Si potrebbe anche far notare che tra stage gratuiti, diplomi interminabili e contratti a progetto il problema non è certo di evitare di spostare il rapporto tra giovani e il mondo del lavoro "sempre più avanti" ma piuttosto di avvicinare il rapporto tra "i ragazzi" e un qualsiasi stipendio dignitoso.

      Ma queste incongruenze non sono certo delle grossolane disattenzioni perché nell'espressione "fare formazione" si cela la formula magica che il progetto renziano riserva ai giovani. È il ministro della scuola Giannini a chiarire più tardi nel pomeriggio cosa rappresentano le metaforiche cassette della frutta del ministro Poletti: nel DDL della "Buona scuola" sono già previsti stage, non pagati ça va sans dire, durante il periodo estivo.

      Diventano chiare le linee di tendenza della crescita nell'era renziana: delle forme di accumulazione che si baseranno sempre di più su operazioni puramente estrattive, su gigantesche macchine di lavoro gratuito e sulla devastazione dei territori. È in questo che l'Expo di Milano, con i suoi 17'000 volontari e le sue cattedrali nel deserto, rappresenta un vero modello per il futuro.

      La questione "culturale ed educativa" che vuole affrontare il ministro Poletti è quella di scollare attività lavorativa e retribuzione attraverso l'escamotage di un'eterna formazione che allunga interminabili quanto inutili curriculum.
      È il paradosso solo apparente di un paese in cui la disoccupazione la fa da padrona ma che ha fretta di mettere i suoi giovani a lavorare: perché la verità è che in Italia non manca il lavoro ma la volontà di pagarlo.

      Fonte: www.infoaut.org [www.infoaut.org]

      Link: http://www.infoaut.org/index.php/blog/editoriali/item/14235-le-cassette-della-frutta-del-ministro-poletti [www.infoaut.org]

      24.032.2015

    1. Hamelin 25 marzo 2015

      Io sceglierei le puttane ... altra categoria di alta qualità ben presente in questo per cosi' dire "governo "

    1. Kovacs 25 marzo 2015

      premettendo...che di scelta scelta, per questo governo di certo non si può parlare.....

    1. Servus 25 marzo 2015

      Fra ciarlatani, mentecatti e ladri non si sa chi scegliere in questo governo.

    1. Blackrose4400 25 marzo 2015

      Ti quoto porca miseria! Sentire certe cose dette da un fankazzista del genere prova solo disgusto. In parlamento lavorano (sic!!!) dal martedì pomeriggio al giovedì mattina e gli viene in mente di andare a rompere ai ragazzini che hanno a disposizione pochi anni di spensieratezza prima di precipitare nell'incubo quotidiano?

      Ma è mai possibile che a governare ci vadano solo i mentecatti come quello lì?

      Che tristezza....

    1. mago 25 marzo 2015

      Ministro Poletti con quel espressione un po cosi `detta alla conte mi fa scompisciare dal ridere,dal viso non si misura il quoziente intellettivo ma con lei ci si azzecca....faccia lavorare i suoi colleghi parlamentari almeno 5 giorni per settimana e per 7 ore al giorno poi riveda le loro vacanze che non mi sembrano tirate....certo che comprenda la mincXXXXta che ha sparato distintamente la saluto.

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