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CONTRASTARE L’IRAN, “PROTEGGERE ISRAELE”: LA VERA RAGIONE DELLA GUERRA AMERICANA

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
globalresearch.ca

Il Segretario di Stato Hillary Clinton sollecita un intervento militare umanitario R2P in Siria per contenere le atrocità ordinate dal governo del presidente Bashar Al Assad. Con una logica perversa Clinton riconosce che mentre le “forze d’opposizione” sono integrate con i terroristi affiliati ad Al Qaeda, qui è il governo che viene ritenuto responsabile degli attuali massacri dei civili, ma senza traccia di una prova certa.

E’ largamente documentato che queste atroci uccisioni sono commesse da mercenari e miliziani stranieri sostenuti e armati dall’alleanza militare occidentale.

Le uccisioni fanno deliberatamente parte di un diabolico piano segreto. Si dà la colpa al nemico per i massacri che ne derivano. L’obiettivo è di giustificare un piano militare su basi umanitarie.

In gergo militare statunitense, viene definito un “evento produttore di massacri significativi”, le cui origini storiche risalgono all’ “Operazione Northwoods”, un infame piano del Pentagono del 1962 che provocò uccisioni di civili nella comunità cubana di Miami, allo scopo di giustificare una guerra in Cuba. (vedi Michel Chosudovski, SYRIA: uccisioni di civili innocenti come parte di un’operazione segreta USA che mobiliti il sostegno internazionale per una Guerra R2P contro la Siria, Global Research, 30 Maggio 2012).

Chiamata in codice Operazione Northwoods, i piani prevedevano l’ uccisione di emigrati cubani, l’affondamento di navi di rifugiati cubani in alto mare, il dirottamento di aerei, l’esplosione di una nave statunitense e persino l’organizzazione di violenti atti di terrorismo in città americane.

Tali piani furono messi a punto per “confondere l’opinione pubblica degli americani e quella della comunità internazionale per promuovere una guerra per destituire il leader comunista cubano di quei tempi, Fidel Castro.”(I militari statunitensi volevano provocare la guerra con Cuba – Abc News). Questo documento segreto del Pentagono è stato declassato e può essere liberamente consultato (vedi Operation Northwoods, vedi anche National Security Archive, 30 aprile 2011).

Nella logica dell’Operazione Northwoods, le uccisioni in Siria vengono compiute per “creare un’utile ondata d’indignazione da parte dell’opinione pubblica e favorire un’operazione militare USA-Nato R2P contro la Siria. “La comunità internazionale non starà lì ferma a guardare” ha detto il Segretario di Stato Hillary Clinton.

Dietro questo slancio d’interesse umanitario da parte della “comunità internazionale” cosa si cela? C’e’ l’America che viene a salvare il popolo siriano? Qual è il vero motivo della guerra americana in Siria?

Questa domanda viene posta in un editoriale di James P. Rubin, un capo editore di Bloomberg ed ex funzionario del dipartimento di Stato dell’Amministrazione Clinton. L’articolo appare nel mensile Foreign Policy Magazine di giugno con un titolo piuttosto diretto: “Il vero motivo per intervenire in Siria” .

Stranamente, la “risposta alla domanda”, cioè “la vera ragione”, è data dal sottotitolo dell’articolo: “Tagliare i collegamenti dell’Iran con il Mar Mediterraneo è una conquista strategica che vale il rischio”.

Il sottotitolo dovrebbe far svanire – agli occhi del lettore – l’illusione che la politica estera statunitense abbia un “mandato umanitario” sottinteso. Documenti del Pentagono e del dipartimento di Stato statunitensi e altri rapporti indipendenti confermano che l’azione militare contro la Siria viene caldeggiata da Washington e Tel Aviv da più di vent’anni.

Colpire l’Iran, “proteggere Israele”

Secondo James P. Rubin, i piani di Guerra in Siria sono strettamente legati a quelli in Iran. Sono parte della stessa agenda militare Stati-Uniti / Israele che prevede d’indebolire l’Iran allo scopo di proteggere Israele. Quest’ultimo obiettivo dovrebbe essere raggiunto attraverso un attacco preventivo contro l’Iran: “Non ci limiteremo a un attacco israeliano all’Iran” dice James P. Rubin.

Secondo Clifford D. May, presidente della Fondazione per la Difesa delle Democrazie (“un istituto di politica concentrato su terrorismo e Islamismo”), l’interesse umanitario non è l’obiettivo principale ma piuttosto uno strumento per un altro scopo: “Se la Lega Araba non si mobilita dopo I massacri di donne e bambini siriani (essendo il loro sguardo rabbioso concentrato da sempre solo su Israele) e se l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica se ne frega se I musulmani uccidono altri musulmani, perché noi Americani dovremmo spendere una sola goccia di sudore?” …Perché la Siria, sotto la dittatura di Assad, è il più importante alleato e la principale ricchezza dell’Iran. E l’Iran è l’unica più importante minaccia strategica per gli Stati Uniti – giù le mani.” (Vedi National Review , 30 Maggio 2012). 

Il tracciato militare che porta a Teheran passa per Damasco. L’obiettivo nascosto dell’ingerenza sponsorizzata USA-Nato-Israele in Siria mira a destabilizzare la Siria come stato-nazione e minare l’influenza dell’Iran nell’area (incluso il suo sostegno al movimento per la liberazione della Palestina e agli Hezbollah). Altro obiettivo nascosto è di eliminare qualsiasi forma di resistenza allo Stato Sionista.

Ecco dove entra in gioco la Siria, dice James P, Rubin. E’ il collegamento strategico tra la Repubblica Islamica e il regime di Assad che permette all’Iran di minacciare la sicurezza d’Israele. Nel corso di tre decenni di ostilità tra Iran e Israele non è mai avvenuto uno scontro militare diretto – ma attraverso gli Hezbollah, appoggiati e addestrati dall’Iran attraverso la Siria – la Repubblica Islamica ha dimostrato di poter minacciare seriamente gli interessi di sicurezza dell’Israele.

Il crollo del regime di Assad minerebbe le basi di questa pericolosa alleanza. Il Ministro della Difesa Ehud Barak, il personaggio politico israeliano che ha più voce in capitolo in questa materia, ha detto recentemente a Christiane Amanpour di CNN che la caduta del regime di Assad sarà un colpo definitivo all’asse radicale, un colpo definitivo all’Iran …è l’unico avamposto dell’influenza iraniana nel mondo arabo….e indebolirà fortemente sia gli Hezbollah in Libano e Hamas e la Jihad islamica a Gaza.” ( The Real Reason to Intervene in Syria – di James P. Rubin – di Politica Estera, 2 Giugno 2012).

I piani di Guerra USA-Israele in Siria

Rubin espone candidamente il progetto d’intervento militare USA in Siria che verrà eseguito in stretta connessione con Israele. Una soluzione diplomatica non funzionerebbe né tantomeno semplici sanzioni economiche: “solo la minaccia dell’uso della forza potrà cambiare le posizioni di Assad” dice Rubin.

“L’amministrazione statunitense del Presidente Obama è stata comprensibilmente accorta nel non intraprendere operazioni aeree in Siria (come invece ha fatto in Libia) per tre principali motivi. Diversamente dalle forze d’opposizione in Libia, i ribelli siriani non sono uniti e non hanno controllo su un determinato territorio. La Lega Araba non ha chiesto per la Siria un intervento militare esterno come invece è avvenuto per la Libia. E i Russi, protettori di vecchia data del regime di Assad, ne sono fortemente contrari. (Ibid).

Il primo passo di Washington – secondo James P. Rubin – dovrebbe essere quello di operare insieme ai “suoi alleati”, gli emirati arabi Qatar, Arabia Saudita e Turchia, per organizzare, addestrare e armare i ribelli siriani.

Questo “primo passo” è stato già compiuto. E’ avvenuto proprio ai primi scoppi insurrezionisti nel Marzo 2012. Gli USA e I suoi alleati hanno attivamente sostenuto per più di un anno i terroristi del FSA (Esercito Siriano Indipendente). L’organizzazione e l’addestramento consistevano nello spiegamento di terroristi affiliati Salafist e Al Qaeda, in parallelo con incursioni in Siria da parte di forze speciali di Francia, U.K., Qatar e Turchia. I mercenari sponsorizzati da USA-Nato vengono reclutati e addestrati in Arabia Saudita e in Qatar.

Un percorso alternativo alle Nazioni Unite

Il “secondo passo” suggerito da Rubin è quello di “assicurare il sostegno internazionale per un’azione aerea coalizzata” al di fuori del mandato ONU. “La Russia non sosterrà mai un’azione simile, quindi non c’e’ alcun motivo nell’operare attraverso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Dice Rubin. L’operazione aerea contemplata da Rubin è un vero e proprio scenario di guerra aperta, simile ai raid aerei della Nato in Libia.

Rubin non sta esprimendo un’opinione personale sul ruolo delle Nazioni Unite. L’opzione di scavalcare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è già stata appoggiata da Washington. La violazione delle leggi internazionali non sembra essere un problema. L’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite Susan Rice ha confermato nel Maggio scorso e senza mezzi termini che “il peggiore e purtroppo probabile scenario in Siria è l’opzione di “agire al di fuori dell’autorità del Consiglio di Sicurezza dell’ONU”.

“In assenza di entrambe queste due ipotesi, mi sembra che ci sia un’unica alternativa ed è lo scenario peggiore e anche quello più probabile: l’escalation di violenza, la diffusione e l’intensificazione del conflitto, il raggiungimento di un più alto grado di allerta…L’unità del Consiglio si spaccherebbe, il piano di Annan sarebbe finito e i membri di questo Consiglio e della comunità internazionale verrebbero lasciati senza altre opzioni se non quella di scegliere se agire o no al di fuori del piano di Annan e dell’autorità di questo Consiglio.” Actions outside UN Security Council Likely in Syria – Rice | World | RIA Novosti , 31 maggio 2012

Rubin sottolinea inoltre la “riluttanza di alcuni stati Europei a partecipare a un’operazione aerea contro la Siria”. “Quest’azione militare dovrà essere una perfetta combinazione di paesi occidentali e mediorientali. Considerando l’estremo isolamento della Siria all’interno della Lega Araba, sarà possibile ottenere un grande appoggio da parte di molti stati Arabi, capeggiati da Arabia Saudita e Turchia. La leadership da parte degli Stati Uniti è indispensabile, poiché la maggior parte dei paesi chiave parteciperà solo a condizione che gli Stati Uniti conducano il gioco.

L’articolo parla di un continuo rifornimento di armi al FSA (Esercito Siriano Indipendente) e dell’esecuzione di raid aerei contro la Siria. Non si parla di azioni di terra, la campagna aerea verrebbe usata – come per la Libia – per sostenere l’esercito terrestre del FSA integrati da mercenari e brigate affiliate ad Al Qaeda.

“Se si debba creare soltanto una zona di spazio aereo interdetto che tenga a terra gli aerei e gli elicotteri del regime o effettuare veri e propri attacchi aria-terra sui carrarmati e sull’artiglieria siriana, è una cosa da pianificare militarmente al più presto…”

Il punto centrale è che finché Washington resta ferma nell’intenzione di non utilizzare truppe di terra statunitensi, come in Kosovo e in Libia, il prezzo per gli Stati Uniti sarà molto limitato. Forse la vittoria non giungerà così rapidamente o facilmente, ma verrà. E il premio sarà non indifferente. L’Iran verrebbe strategicamente isolato, incapace di esercitare più alcuna influenza nel Medio Oriente. Il regime in Siria a quel punto sarebbe costretto a guardare a Washington come a un amico, più che a un nemico. Gli Stati Uniti guadagnerebbero un ulteriore forte riconoscimento come difensori del popolo nel mondo arabo, al contrario dei regimi corrotti.” (Rubin).

Mentre la partecipazione d’Israele nelle operazioni militari non è menzionata, il fervore delle parole di Rubin fa trasparire un’attiva cooperazione tra Washington e Tel Aviv per le questioni militari e d’ intelligence, compresa la conduzione di operazioni segrete di supporto ai ribelli. Questo coordinamento avverrebbe anche nel contesto dell’accordo di cooperazione bilaterale militare/intelligence tra Israele e Turchia.

“Soccorrere la gente della Siria” sotto un falso mandato umanitario R2P mira a destabilizzare la Siria, indebolire l’Iran e permettere a Israele di esercitare un maggiore controllo politico sui paesi Arabi confinanti, inclusi Libano e Siria.

Una guerra in Siria significherebbe guerra in Palestina: indebolirebbe il movimento di resistenza nei territori occupati, rafforzerebbe l’ambizione del governo Netanyahu di creare una “Grande Israele”, iniziando con l’annessione forzata dei territori palestinesi:


“Con la Repubblica Islamica privata del suo passaggio per il mondo arabo, diminuirebbe la necessità di un attacco a sorpresa da parte d’Israele sulle installazioni nucleari”. Un nuovo regime in Siria potrebbe addirittura far ripartire le trattative di pace da tempo congelate riguardanti le Alture del Golan. In Libano, gli Hezbollah verrebbero separati dal loro sponsor iraniano, poiché la Siria non sarebbe più un luogo di transito per l’addestramento, l’assistenza e i missili iraniani. Tutti questi benefici strategici uniti all’intento morale di salvare decine di migliaia di civili dal massacro da parte del regime Siriano…fanno dell’intervento in Siria un rischio calcolato, pur sempre un rischio ma che vale la pena correre”. (Rubin).

Guerre criminali nel nome dei diritti umani. Ciò di cui abbiamo bisogno veramente è di un “Cambio di Regime” negli Stati Uniti e…in Israele.  


Michel Chossudovsky
Fonte: www.globalresearch.ca
Link:
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=31320
8.06.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Pubblicato da Davide

14 Commenti

  1. C’e’ da chiedersi come mai un piccolo Stato come Isdraele condizioni, anzi detti la politica estera degli Usa…
    Tanto di guerra in guerra prima o poi qualcuno che gli spacca il kulo lo trovano…

  2. ‘Grande Kabbalah’…ne parlava anche Churchill nelle sue memorie di guerra…il modo di far si che gli avvenimenti ‘accadano’ nella direzione voluta. E’ stata la vera arma segreta durante le due guerre mondiali, è stata la chiave del dominio degli ebrei in questo dopoguerra, è stata la ragione per cui gli stati si piegano di fronte ai diktat di questo orribile piccolo mostro, per tema di ritorsioni distruttive o di cambiamenti di regime. Ogni stato ha un certo numero di rabbini kabbalisti comandati da Gerusalemme, con poteri direi quasi assoluti sulla politica effettiva. Consideri che oltretutto, per rendersi la vita ancor più facile ( e per converso, per rendercela impossibile a noi ), i capi politici occidentali sono quasi tutti ebrei, a partire dalla Merkel, a Sarkosy ( adesso Hollande, come il precedente ebreo e massone ), a Cameron, a Obama ed a Monti ( questi ultimi con qualche dubbio sulla ‘purezza’ della linea, indiscutibile invece ad esempio nel caso della Fornero…). Tutto parte da certi codici alfa-numerici che opportunamente interpolati e combinati possono agire nella realtà effettuale del ‘mondo’, inteso come aggregato numerico e matematico dotato di una propria realtà. Ad un livello inferiore, anche altri stati ne possiedono una conoscenza, sia pure di livello più basso: tra questi, gli Usa ed il Vaticano ( consideri quel che può significare ‘fratelli maggiori’…). Saluti

  3. Israele non condiziona proprio un cavolo! E la situazione in Siria lo dimostra. Gli USA hanno la loro agenda, e usano le loro pedine: Israele, Arabia Saudita, Turchia e ora anche Al Queada. Gli USA vogliono la fine dei regimi nazionalisti arabi perché ritengono che i regimi islamisti che li sostituiranno saranno loro più favorevoli, esattamente come l’Arabia Saudita, gli Emirati e la stessa Turchia. Inoltre, gli USA vogliono che l’intera area medio orientale sprofondi nel massimo caos possibile, per poter soggiogare le economie di quei paesi. E’ un gioco disperato e criminale, ma l’imperialismo americano funziona così.

  4. Ma via, se persino il capo assoluto Obama qualche tempo fa, dopo aver ammesso che la politica americana nel medio-oriente era per la risoluzione Onu del ’67, ha dovuto precipitosamente rimangiarsi questa dichiarazione dopo le stizzite ed inverosimili prese di posizione dei sionisti, in primis di quell’individuo menzognero ed infame che occupa la carica di primo ministro, tanto da far dire a Kissinger ( ebreo pure lui…) che non era ‘bene’ che un presidente si facesse trattare a quel modo. Sion comanda. Oggi. Ma non è detto che sia cosi’ per sempre. Eliminati quei pochi governi che ancora resistono al ricatto sionista, Siria ed Iran, è ben probabile che le cose cambieranno. Del resto, non è possibile che esistano due regimi che entrambi si dichiarino in possesso di una ‘missione’ messianico-redentrice per il mondo. Uno dei due dovrà soccombere.

  5. Israele non e’ l’epicentro del potere, e’ l’avamposto in Medio Oriente del potere sionista, che da Londra si e’ spostato a Washington. Non e’ una questione di Stati, ma di Poteri che ormai non sono piu’ nemmeno occulti.

  6. Che il popolo d’israele sia governato da fanatici è risaputo, ma credo piuttosto che “l’invasione” americana sia voluta per impiantare basi NATO in quelle zone strategiche che consentirebbero l’intero controllo dell’M.O. – L’Iran per questo risulta fondamentale nell’agenda dei nipoti dello zio sam.

  7. “Ciò di cui abbiamo bisogno veramente è di un “Cambio di Regime” negli Stati Uniti e…in Israele”. E questo cambiamento non puo’ che venire dai cittadini civili di questi paesi. …. In Europa invece c’e bisogno di una liberazione dal potere sionista, e anche questo non puo’ che venire dai cittadini comuni.

  8. Scusate, ritiro il post precedente. Israele è l’avamposto in MO del potere USA, non del potere sionista. Che poi molti miliardari e uomini di grande potere americani siano anche ebrei, è vero, ma quella gente di se ne frega altamente di Israele, staterello canagliesco “ebraico” fini a un certo punto, visto che gli israeliani che contano hanno già lasciato il paese da un pezzo, e ai cosiddetti “ebrei” che vi emigrano nessuno chiede il pedigree.

  9. No, no. E’ proprio a causa del fatto che i soldi della comunità ebraica statunitense (comunità in gran parte filo-sionista) hanno comprato la politica statunitense che gli USA vogliono fare la guerra in Siria e in Iran. Questo è il motivo primario, il resto è secondario cioè viene dopo.

  10. Non credo, Israele, per me, è l’utile idiota (almeno fino a quando l’etnia khazara governerà in Israele)!
    I fondamentalisti puritani (ovvero l’etnia che governa negli USA) utlizza Israele, governata da fondamentalisti sionisti, magari con patologie mentali analoghe, solo perché fa loro comodo.
    Israele sarebbe lasciata a suo destino solo se gli USA subodorassero che la difesa dei fondamentalisti sionisti fosse in qualche modo controproducente.
    Ciò non toglie che la cupola ai vertici negli USA sia prevalentemente formata da sionisti, ma, come si sa, la loro morale è del tutto particolare … tando da lasciare che si svolgesse tranquillamente l’olocausto (dove i poveri ebrei non furono certo i martiri più numerosi)… che poi è diventato un asset molto produttivo a tutto vantaggio dei sionisti stessi!

  11. Questa analisi è estremamente semplicistica.

    Per questo non raggiungono mai i loro obbiettivi.

    Ciao

    Geo

  12. Non è come dici. In base alle mie informazioni vi è un controllo patologico di israele sulla politica estera usa: il libro di Mearheimer e walt dice questo, anche se in forma abbastanza edulcorata. Quindi, il grande pericolo per la pace nel mondo è davvero Israele…
    che di quello che pensiamo noi, cioè la gente, se ne fotte altamente… Loro agiscono su quelli che contano e che ci comandano: li comprano, li corrompono e li mettono al loro servizio. Negli Usa questo fenomeno è ormai capillare…

  13. Del resto, ammettendo soldati gay nell’esercito già fanno i pompini…

    Devono fare solo il salto di qualità e gli apriranno pure il kulo! 😀

    A parte gli scherzi, il problema globale fondamentale è la fame di energia e di materie prime delle potenze emergenti BRICS, in particolare la Cina.

    I margini di manovra a livello globale si stanno riducendo e nessuno vuole rinsecchire vedendo gli altri crescere.

    Questi paesi mediorientali che galleggiano sul petrolio saranno solo luogo di scontro tra grandi potenze per ridisegnare i nuovi equilibri mondiali.
    Da 500 anni l’Occidente domina il mondo e qualcuno in Asia lo sta scalzando, ma non solo.

    In un film di fantascienza degli anni ’80, DUNE di David Linch, c’era la metafora di un pianeta desertico dove veniva raccolta una materia prima fondamentale. Era una metafora del Medio Oriente, dove i popoli che vivono in una zona arida attendono il Madi, che viene da una terra lontana, per salvarli.

    Tra messianesimo e Kabbalah, tra finzione cinematografica e realtà contingente siamo alla soglia di un nuovo cambiamento mondiale, purtroppo tragico.

    Siamo alla soglia di un nuovo 1914 o forse un nuovo 1939…