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CONSIDERAZIONI SULLA GUERRA DI LIBIA E SULLA COSIDETTA PRIMAVERA ARABA


DI COSTANZO PREVE
cpeurasia.eu

1. Ho recentemente aderito ad una manifestazione e ho firmato un appello per la richiesta di dimissioni di Napolitano, Berlusconi, La Russa e Frattini per violazione della Costituzione a causa del nostro intervento in Libia. So perfettamente che si tratta di un atto simbolico perfettamente inutile. Come ha scritto Brecht, “anche l’ira contro l’ingiustizia rende roca la voce”. Sarebbe facile insolentire l’unanimità guerresca che ha unito sinistra e destra, estrema sinistra ed estrema destra, ex comunisti ed ex fascisti (qui la coppia Napolitano/La Russa è assolutamente impagabile, per chi studiasse il cosiddetto “trasformismo” fuori dai libri di scuola). Cerco di non farmi sopraffare dall’indignazione e mi limito ad offrire qualche spunto per la riflessione.
2. Troppe cose non sono ancora note e si sapranno forse solo nei prossimi anni. Quanto è durata e quando è cominciata la preparazione dei servizi segreti francesi e inglesi in Cirenaica e nella zona berbera della Tripolitania? Quanto è contata la collaborazione fra la strega sionista Hillary Clinton ed il seppellitore del gaullismo Nicolas Sarkozy per spingere il (forse) riluttante Obama a dare il semaforo verde all’intervento armato? Come è stato possibile ingannare Russia e Cina all’ONU per dare via libera all’ipocrita no fly-zone, o quanto invece c’è stata sporca connivenza? Che nel caso ci fosse veramente stata, farebbe cadere tutte le speranze sul BRICS e sulla politica eurasiatista? Vorrei saperne di più, ed invece non lo so.

3. Dal momento che sono uno studioso esperto di storia della filosofia, non cesso di stupirmi per la facilità con cui la legittimazione della guerra è passata dalla dottrina della “guerra giusta” alla dottrina del cosiddetto “intervento umanitario”. Risparmio al lettore possibili dotte ricostruzioni di questa storia. Inizialmente, la guerra giusta era la guerra giustificata dalla necessità di esportare il cristianesimo, ed era pertanto una guerra di “crociata”. Poi la guerra giusta diventò la guerra in difesa della patria invasa (in latino pro aris et focis), ma è chiaro che in questo modo l’attacco preventivo può essere fatto ipocritamente passare per guerra di difesa.

L’apparente successo del pacifismo nell’ultimo cinquantennio non deve trarre in inganno. Esso è sempre stato una protesta contro lo “sterminismo nucleare”, per cui, se si poteva fare una guerra senza l’uso di bombe nucleari, la guerra era rilegittimata (Norberto Bobbio per Iraq 1991 e Jugoslavia 1999). I riti pecoreschi e ipocriti delle cosiddette Marce della Pace di Assisi sono sempre e solo stati cerimonie istituzionali, in cui al belare rituale si accompagnava sempre l’esecrazione per i dittatori e la possibilità di esportare i diritti umani.

Nella storia dell’umanità, è raro che si siano condotte guerre sulla base delle carte fornite dallo stato maggiore nemico. Invece gli ultimi trent’anni ci hanno fatto assistere a questo kafkiano paradosso. I pacifisti belavano richieste ritmate di sostituire alle armi i diritti umani, proprio quando gli stessi produttori di armi scrivevano sui loro missili “peace is our profession”, e i contingenti di invasori venivano ribattezzati “contingenti di pace”.

Tutto questo, ovviamente, è ampiamente noto. Bisogna però chiedersi, al di fuori di tutti gli identitarismi di partito o di schieramento, come sia stato possibile nell’arco di pochi decenni il passaggio della Grande Menzogna, dalla guerra giusta all’intervento umanitario, reso più facile anche dal passaggio dalla leva militare obbligatoria (che richiedeva motivazioni di manipolazione ideologica allargata) al mestiere di professionista delle armi (con donne comprese), che è compatibile con strategie ideologiche meno sofisticate (si pensi alla trasmissione di Sky-tv denominata Herat-Italia, senza dimenticare chi è Murdoch, il miliardario sionista padrone di Sky).

4. Secondo il modello mediatico pubblicitario americano, oggi le guerre vengono “vendute” alla cosiddetta “opinione pubblica” in forma personalizzata, attraverso la personalizzazione diabolica e demonizzante del “Sanguinario Dittatore”. Qui il copione si ripete. Nel 1999 il sanguinario dittatore era il serbo Milosevic (ribattezzato Hitlerovic in una oscena copertina de “l’Espresso”, la nave ammiraglia del gruppo Scalfari-De Benedetti), nel 2003 Saddam Hussein, ed ora nel 2011 il sanguinario dittatore è Gheddafi. Questo ritorno personalizzato del sanguinario dittatore deve far riflettere. Tutto questo è certamente legato al medium televisivo che richiede icone facilmente riconoscibili, ma non basta.

Il dittatore sanguinario è anche un’estrema metamorfosi degenerativa dell’immaginario antifascista della seconda guerra mondiale. L’immaginario antifascista partiva bensì dalla triade diabolica personalizzata dei tre grandi dittatori (nell’ordine di malvagità, Hitler, Mussolini e Franco), ma non si limitava certamente a quest’ultima, perché si aggiungeva il socialismo, il comunismo, la lotta al colonialismo, al razzismo, all’imperialismo, eccetera. Dopo la catastrofe del triennio 1989-1991 e la vittoria tennistica nei circoli universitari del paradigma del Totalitarismo di Hannah Arendt, tutti questi elementi sono stati spazzati via, ed è rimasto soltanto lo stereotipo del sanguinario dittatore, se possibile con le sue ville con i rubinetti d’oro e le vasche Jacuzzi rivestite di pelle umana.

Questo potrebbe in parte spiegare la totale resa della cultura di “sinistra” al modello del sanguinario dittatore. Perfino Samir Amin (Cfr. “il manifesto”, 31 agosto 2011), pur condannando l’intervento NATO e diagnosticando con precisione le ragioni “imperialistiche” della guerra di Libia, sente il bisogno di infierire sullo sconfitto qualificando Gheddafi come “buffone”. Sono contrario a infierire sul vinto, magari con motivazioni pseudo-marxiste. Non mi interessa correggere con la matita blu le ingenuità del Libro Verde o sanzionare gli indubbi elementi kitsch del suo comportamento. Gheddafi è stato ed è un grande patriota ed un combattente antimperialista, panarabo e panafricanista, mille volte superiore ai cani e ai porci che linciano i neri e che hanno vinto esclusivamente per i bombardamenti NATO.

5. La vergogna della cultura di sinistra a proposito della guerra di Libia è stata tale da essere quasi difficile da descrivere. Tutti si sono fatti babbionare dalla retorica sulla “primavera araba” sponsorizzata dall’emiro del Qatar e da Al Jazeera. Il fatto è che questa “cultura di sinistra” (esemplare è il giornale “il manifesto”, di cui “Liberazione” è soltanto una variante sindacalistica) è ormai soltanto una variante radicale dell’individualismo di sinistra post-sessantottino, indubbiamente post-borghese, ma anche e soprattutto ultra-capitalistica.

In questa vergogna si è particolarmente distinto il trotzkismo, in tutte le sue varianti, da Sinistra Critica al Partito Comunista dei Lavoratori (Ferrando) al Partito di Alternativa Comunista (Ricci). Tutti costoro hanno inneggiato alla stupenda rivolta delle masse libiche, che essendo però prive di un buon partito rivoluzionario trotzkista, hanno visto “scippata” la loro magnifica vittoria dall’intervento NATO.

Qui la coglionaggine dottrinaria ha celebrato in solitudine il suo massimo trionfo. I residui dogmatici del trotzkismo vogliono sempre una rivoluzione “pura”, anzi purissima, perché se non è pura è sempre bonapartista, burocratica, “campista” (Castro, Chavez, eccetera). Questi sventurati mi ricordano un frustrato che, non potendo sposare la donna più bella del mondo, la sola che avrebbe voluto sposare, si rinchiude in bagno a masturbarsi sognando questa Venere ideale. Miserabili! La NATO, i sionisti e gli USA massacrano un combattente antimperialista, e questi sciocchi inneggiano alla caduta del dittatore sanguinario!

6. Non ce l’ho assolutamente con Napolitano e gli ex PCI. Si sono riciclati bene, nel 1956 erano con l’URSS ed oggi nel 2011 sono con gli USA. Dal momento che non li ho mai stimati in precedenza, non mi hanno neppure deluso. I soli che hanno mantenuto un atteggiamento onesto sono stati i collaboratori de “l’Ernesto” (oggi Marx XXI), ma costoro sono gli stessi che per anti-berlusconismo vogliono allearsi con Bersani e Napolitano, cioè con i bombardatori della Libia. Lo spieghino ai loro militanti, e se riescono a farlo bisogna concludere che i loro militanti non sono militanti, ma militonti.

Il vero problema è quello di fare ipotesi sulle cosiddette “primavere arabe”. Come ha detto argutamente Zygmunt Bauman in una intervista a La Stampa, la cosa interessante sarà l’estate araba, perché la primavera è già passata. Per ora siamo nel campo delle ipotesi. Credo che in un certo senso il 2011 arabo sia, venti anni dopo, il corrispondente del 1991 sovietico. Il 1991 sovietico chiudeva il ciclo delle rivoluzioni comuniste novecentesche nel loro aspetto di rivoluzioni operaie e proletarie (burocraticamente degenerate o meno, questa è un’altra storia), attraverso una maestosa controrivoluzione restauratrice delle nuove classi medie cresciute all’interno dello stesso apparato formalmente “comunista”. Il 2011 arabo chiude il ciclo delle rivoluzioni nazionaliste arabe a partire dal 1945 (nasserismo egiziano, gheddafismo libico, baathismo iracheno e siriano, eccetera), in cui le nuove classi borghesi favorite dallo stesso dispotismo partitico-militare precedente si sono ora autonomizzate, e cercano un rapporto diretto e non militarmente mediato con la grande globalizzazione finanziaria capitalistica.

Mi sbaglio? Sono troppo pessimista? Il futuro ce lo dirà presto.

Costanzo Preve
Fonte: www.cpeurasia.eu
Link: http://www.cpeurasia.eu/1638/considerazioni-sulla-guerra-di-libia-e-sulla-cosiddetta-primavera-araba
3.09.2011

Pubblicato da Davide

  • MartinV

    Le primavere hanno avuto origine e cause molto diverse… In Tunisia e Egitto si è trattato di rivolte del pane, ossia di moti indotti ed alimentati dalla crisi economica che impoverisce tutta la popolazione. Lo stesso tipo di tensioni sociali sono state invece controllate per tempo in Algeria, dove la casta militare è molto forte, e in Marocco. In realtà anche in Egitto è stato solo fatto saltare il fusibile Moubarak e il potere è rimasto nelle mani della stessa classe dirigente. In Tunisia la cosa è più fluida, ma difficilmente porterà a cambiamenti politici sostanziali (che probabilmente neppure interessano alla popolazione).

    In altri paesi si è trattato di rivolte etniche, con tribù o gruppi religiosi opposti a quelli dominanti che hanno cercato di abbattere i regimi esistenti. In questo caso, le rivolte sono state domate (nel silenzio dei mezzi di comunicazione di massa) nei paesi fedeli alle potenze occidentali e amplificate nei paesi non allineati (come Siria e Libia). In Libia si è arrivati perfino a supportare pesantemente il rovesciamento del regime, senza peraltro avere a disposizione che un ridotto numero di Quisling con poco legame con le popolazioni… In effetti, visto che non c’è una classe dirigente alternativa a quella del regime, le potenze occidentali si appoggiano ora sui dirigenti del vecchio regime. Anche qui i mezzi di comunicazione di massa occidentali intervengono demonizzando il supercattivo responsabile di tutti i mali del mondo e sorvolando sulle responsabilità delle seconde file del regime che sostituiscono il potere.

    In conlusione, di tutto si puo’ parlare tranne che di rivoluzioni…

  • stefanodandrea

    Tutto giusto… salvo che non hanno vinto. Non hanno vinto Preve. Non hanno vinto. Loro non potranno vincere. La NATO dovrà scendere dai cieli. E la guerra durerà anni.

  • Truman

    Evidenzio:

    il passaggio della Grande Menzogna, dalla guerra giusta all’intervento umanitario, reso più facile anche dal passaggio dalla leva militare obbligatoria (che richiedeva motivazioni di manipolazione ideologica allargata) al mestiere di professionista delle armi (con donne comprese), che è compatibile con strategie ideologiche meno sofisticate

  • Giancarlo54

    Si, durerà anni, su questo non ci sono dubbi.

  • geopardy

    Quando i processi si innescano per necessità, come sta avvenendo in mezzo mondo ed a questi si vogliono correlare situazioni differenti come quella libica, sulle cui evoluzioni aleggia, inoltre, un immenso alone di propaganda, si rischia di fare una figura meneghina oppure di dire un giorno, avevo ragione, ma dare oggi per scontate conclusioni contingenti, sarebbe come puntare alla roulette.

    Non credo siamo in una situazione in cui si possano trarre conclusioni definitive.

    In fondo all’articolo dà, secondo il mio modesto parere, pienamente, anche se indirettamente, ragione alle analisi in merito di Saimir Amin.
    Un esperto di filosofia, come Preve sostiene di essere, dovrebbe scavare un po’ più a fondo, secondo me.

    Ciao

    Geo

  • Tonguessy

    Preve se la prende, giustamente, con la vergogna della cultura di sinistra, denunciando l’orrore in cui è caduta. Ma si può definire di sinistra tale cultura abbracciata da sciocchi [che] inneggiano alla caduta del dittatore sanguinario, ovvero militonti, cioè persone dai riti pecoreschi e ipocriti delle cosiddette Marce della Pace di Assisi, o tale mentalità indubbiamente post-borghese, ma anche e soprattutto ultra-capitalistica?
    La Sinistra è uscita dalla Storia, questo è il fatto, per precipitare nel delirio postmoderno ed abbracciarne la crisi di orizzonti. Fino agli anni ’70 la Sinistra si batteva per i lavoratori, per conquistare pezzo dopo pezzo quel welfare che oggi il Partito Unico sta smantellando, questo è ciò che la Storia ci ha consegnato. Uscire dalla Storia per entrare nel Partito Unico passando per il Via, come se si stesse giocando a Monopoli, questo è stato l’errore. Consegnare il patrimonio di lotte e conquiste al neoliberismo (post-borghese ed ultra-capitalistico come correttamente denuncia Preve), questo il crimine. Ma se tale crimine tipicamente di Destra è stato perpetrato, si può ancora parlare di Sinistra?

  • ROE

    Costanzo Preve ha ragione. Spesso si sceglie il maggior male invece del minor male. È un errore, perché il minor male è quasi sempre, nella realtà, il maggior bene “possibile”.

  • bstrnt

    Plaudere ai “rivoluzionari” del CNT è idiozia pura non giustificata da incompetenza sull’argomento.
    Il discorso a mio avviso è ben un altro : cosa ci fanno i psicopatici occidentali con la loro organizzazione terroristica (NATO) in Libia?
    Come ha potuto l’ONU dar il via libera a dei serial killer a protezione della popolazione libica?
    Come mai nessun paese europeo si è dissociato apertamente contro l’aggressione di questi farabutti a uno stato sovrano?
    Cos’è questa storia di 1500 fanciulli libici fatti sparire da militari USA e UK (denuncia di quell’anima pia del gargoyle nano chiamato Sarkozy), magari per allietare i bunga bunga di qualche pervertito tipo George Bush Senior?
    Come mai i criminali di guerra targati NATO dopo aver disattivato le deboli difese libiche, si sono concentrati chirurgicamente sulla popolazione civile e sulle infrastrutture civili con le loro bombe “intelligenti” ?
    Che il tribunale dell’Aja spicchi mandato di cattura contro i veri responsabili di questa carneficina : Cameron, Sarkozy, Obama, Berlusconi … e i loro generali psicopatici!

  • MartinV

    Il tribunale dell’Aja non ha mandato contro i dirigenti delle potenze occidentali (altrimenti rei confessi come Bush e Blair con il loro seguito sarebbero già almeno sotto inchiesta)… ha solo funzione di liquidare i suoi avversari sconfitti, previa più o meno lunga umiliazione… il tutto sotto la parvenza di giustizia per il pubblico pagante e non…

  • geopardy

    Concordo sull’analisi dell’adesione della cosiddetta sinistra al “partito unico”, figlio del “modello unico” e generatore del “pensiero unico”.

    Questo nuovo monoteismo capitalista sta generando lo stesso tipo di problemi di potere e generante guerre nè e nè meno di quello che i monoteismi a base spirituale del passato hanno generato per secoli.

    Tutto ciò che crea differrenziazione armonizzata genera qualità, basti tenere in considerazione la musica in mono oppure in stereo, quest’ultima rende qualitativamente superiore l’ascolto della musica.

    Il mondo è così com’è, pieno di vita e di processi creativo-distruttori-rigenerativi, solo ed esclusivamente perchè il sistema terrestre è riuscito a tenere differenziate le fasi generatrici.

    Se ci fosse un unico modello a cui tutto il sistema mondo si sarebbe dovuto attenere, la terra sarebbe un pianeta morto da tempo immemore.

    Il mito della Torre di Babele di biblica memoria vuole dimostrare, secondo me, che l’eccessiva presunzione è, in genere, la fine di un ciclo evolutivo portato all’eccesso, in cui leggi cosmiche, su cui la terra basa la sua eccezionale creatività, intervengono per riportare nuovamente in equilibrio il tutto in base alle regole della differenziazione.

    Vedrete, anche ora succederanno cose che affievoliranno la grande presunzione, nonostante l’enorme potenziale comunicativo, di cui siamo in possesso, potrebbe far pensare diversamente.

    L’unico problema sarà l’entità del ciclo distruttivo-creativo-rigenerativo che ci toccherà subire.

    Ciao

    Geo

  • carloslage

    Dalla pagina Facebook di Costanzo Preve : “I menopeggisti che mantengono “un atteggiamento onesto” finiscono per tollerare lo status quo. Il peggio non giustifica il meno peggio quando il meno peggio ne è, più o meno direttamente, la radice. Allora alla fine forse i menopeggisti che mantengono “un atteggiamento onesto” non meritano di essere assegnati qualità come “onestà”… Il problema della politica italiana e non solo e’ proprio l'”estremismo di centro” stare al centro per non cambiare e quindi mantenere lo “Status Quo”,ovvero giustificare le guerre “umanitarie” in realta imperialiste,spietate e luciferine poiche’ perseguono non il bene di qualcuno ma gli interessi di “pochi” criminali che dominano il mondo.