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CON L' F-35, L'ITALIA SI METTE NELLE MANI DI WASHINGTON ?

A COLLOQUIO CON GIANANDREA GAIANI

DI DANIELE SCALEA
geopolitica-rivista.org

L’Italia ha deciso che nei prossimi anni acquisterà 90 cacciabombardieri F-35 anziché 131 come programmato inizialmente, con un risparmio di circa 5 miliardi di euro. Lo ha annunciato stamani il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola in un’audizione al Senato. (Fonte: Reuters)

Mentre in Italia infuria il dibattito sull’acquisto dei cacciabombardieri F-35, in India l’appalto per 126 caccia multiruolo è vinto dalla francese Dassault col suo Rafale. Questi eventi spostano l’attenzione sul panorama dei cosiddetti caccia di “quinta generazione” e di “quarta generazione e mezza”. Dell’argomento abbiamo discusso con Gianandrea Gaiani, analista militare, direttore di “Analisi Difesa” e collaboratore di “Panorama” e de “Il Sole 24 Ore”.

«L’F-35 è presentato come un caccia multiruolo» spiega il dott. Gaiani «ma di fatto brilla soprattutto per le sue capacità d’attacco, come cacciabombardiere». Non a caso, Gran Bretagna e Italia hanno scelto d’abbinarlo al Eurofighter Typhoon, usando quest’ultimo come caccia difensivo. La Germania ha invece optato per il solo Typhoon come aereo multiruolo, sia d’attacco sia di difesa.

Lo Eurofighter TyphoonIl dott. Gaiani illustra vantaggi e svantaggi della scelta tedesca di privilegiare il Typhoon: «Non si ha la tecnologia del F-35», che a differenza dei rivali è ancora in corso di sviluppo, ma quando entrerà in servizio sarà l’aereo più avanzato al mondo; «però la spesa da sostenere è inferiore, ed inoltre si dà lavoro all’industria nazionale». Il consorzio Eurofighter è infatti composto dalla tedesca EADS Deutschland, dalla spagnola EADS CASA, dalla britannica BAE e dall’italiana Alenia; il motore EJ200 è stato sviluppato dalla Eurojet, consorzio con la britannica Rolls-Royce, la tedesca MTU, l’italiana Avio e la spagnola ITP. Rispetto al programma F-35 le industrie europee, tra cui quella italiana, figurano solo come fornitrici o sub-fornitrici di quella statunitense, lavorando unicamente alla produzione di talune componenti.

Malgrado il Typhoon sia stato venduto in alcuni paesi arabi e il Rafale abbia recentemente vinto la commessa indiana, il dott. Gaiani non crede che, fra dieci anni, esisteranno in Occidente altri velivoli da combattimento in produzione al di fuori dello statunitense F-35. «Il Rafale è stato acquisito in 200 Il Dassault Rafaleesemplari dalla Francia, ma non ha avuto altri successi nell’esportazione a parte il recente caso indiano. Qui ha beneficiato di tre fattori. Il primo è la tradizione d’impiego d’aerei francesi da parte dell’aviazione indiana. Il secondo è il prezzo ridotto cui è stato offerto a Nuova Delhi (pare meno di 100 milioni ad esemplare, contro i 120 circa del prezzo normale). Il terzo è la “pubblicità” che si è fatto partecipando ai bombardamenti sulla Libia». Guerra in Libia che, tra le altre cose, è servita proprio come vetrina promozionale del caccia della Dassault (operativo pure in Afghanistan), tant’è vero che ai francesi potrebbero ora aprirsi pure i mercati del Brasile e della Svizzera. In ogni caso l’F-35, pur uscendo in ritardo ed essendo più costoso, avrà un paio di vantaggi significativi: sarà più avanzato tecnologicamente, e verrà acquistato in tutto l’Occidente. In particolare, le sue maggiori peculiarità tecniche saranno la dislocazione delle armi nella stiva anziché sotto le ali (cosa che ne incrementerà l’invisibilità ai radar) e la capacità d’interfacciarsi con altre piattaforme, scambiando rapidamente immagini e dati con altri velivoli e truppe a terra, integrandosi in un sistema a rete secondo i dettami della “guerra netcentrica”.

Il Suchoj PAK FAAl di fuori della NATO, spiega il dott. Gaiani, esistono altri caccia di ultima generazione: si tratta dei russi Suchoj Su-30 e Su-35 e soprattutto del PAK FA in fase di sviluppo, e del cinese J-20. Ma hanno alcuni svantaggi rispetto all’omologo statunitense. I russi, per quanto capaci di progettare aeroplani tecnologicamente molto avanzati, pagano le ristrettezze del loro bilancio militare, che non permettono a Mosca di commissionarne un gran numero per se stessa. La Cina, invece, è ancora tecnologicamente arretrata – rispetto ai velivoli da guerra – di circa un ventennio. Ecco perché l’F-35 potrebbe fare la differenza, quando entrerà in servizio. Ma rimane pur sempre un’incognita: adottare le tecnologie più avanzate richiede tempi di sviluppo più lunghi; ed in questo lasso di tempo è probabile che le tecnologie anti-aereo (come i radar) facciano a loro volta progressi, vanificando in parte le aspettative per il velivolo d’attacco.

Fatta chiarezza su questi punti, torniamo all’Italia ed alle polemiche nostrane sull’acquisizione degli F-35. Secondo Gaiani, la questione andrebbe valutata, prima ancora che militarmente, nell’ottica degli affari. Obama, assurto alla presidenza degli USA, ha cancellato tutte le commesse che il Pentagono aveva accordato a produttori italiani (Agusta e Finmeccanica) ed il programma relativo al C-27J della Alenia. Si trattava spesso di commesse concesse da Washington anche per ricompensare Roma dell’impegno prestato in Afghanistan e Iraq. Secondo una logica di reciprocità, il dott. Gaiani ritiene che l’Italia avrebbe dovuto per lo meno chiedere, in cambio della conferma dell’acquisto degli F-35 nordamericani, la selezione del M-346 Master della Alenia Aermacchi nell’imminente gara per il nuovo aereo da addestramento statunitense. Ma nessun elemento oggi lascia pensare che sia stato stretto un simile accordo.

Il Lockheed Martin F-35L’alternativa all’acquisto degli F-35, spiega il direttore di “Analisi Difesa”, sarebbe stata l’adozione del Typhoon anche come aereo d’attacco, sulla scorta dell’esempio tedesco. Ciò avrebbe significato maggiori posti di lavoro in Italia: del consorzio Eurofighter fa infatti parte Finmeccanica tramite la controllata Alenia. Il generale De Bertolis ha previsto che degli 11.000 addetti attuali impiegati in Italia per la produzione di Typhoon, 10.000 saranno assorbiti dalle forniture legate al F-35. «Malgrado ammetta che vi sarà una perdita di 1000 posti di lavoro, mi pare comunque una valutazione ottimista» confessa il dott. Gaiani, ricordando che attualmente sono solo 1500 i lavoratori italiani impegnati nel programma F-35.

A volere con forza l’F-35 sono state l’Aeronautica e la Marina italiane. Esse desiderano un caccia più moderno, che per giunta sarà adottato anche da USA e GB, gli alleati principali, col quale sarà dunque più facile integrarsi. C’è una ragione ulteriore per cui la Marina desidera avere l’F-35: «La portaerei Cavour impiega gli Harrier – spiega il dott. Gaiani – che fra 10 o 15 anni dovranno essere sostituiti; e dei velivoli in ballo, solo la variante F-35B ha la necessaria capacità di decollo ed atterraggio verticale». Si tratta comunque di 20 aerei, mentre l’ordine complessivo, anche dopo il taglio recentemente annunciato per ridurre le spese, ammonterà comunque a 90 o 100 F-35. Il dott. Gaiani ha sostenuto in un articolo la possibilità di acquisire in leasing i 20 F-35B necessari alla Marina, fra 10 o 15 anni.

L'abitacolo del F-35Infatti, il rovescio della medaglia è il possibile colpo di grazia che potrebbe essere dato alla nostra industria militare. Questa dovrebbe essere una valutazione strategica da fare a monte. Nessuno vi ha pensato, chiediamo al dott. Gaiani? «In realtà questa valutazione è stata fatta senz’altro, fin dagli anni ’90, da tutti i governi di destra e sinistra che, da allora, hanno deciso e poi confermato l’acquisto degli F-35». Ed il problema va ben oltre la nostra industria della Difesa, come spiega l’editorialista di “Panorama” e del “Sole 24 Ore”: «Con l’F-35 saremo totalmente nelle mani di Washington. Acquisiremo sì alcune tecnologie, ma non l’hardware. Poniamo per assurdo che tra vent’anni decidessimo d’usare questi aerei, non dico contro gli USA, ma contro un paese alleato degli USA o comunque in una missione sgradita a Washington. Il sistema computerizzato dell’aereo, il suo cuore elettronico, è accessibile esclusivamente agli statunitensi». L’F-35 molto probabilmente potrà essere usato solo al fianco degli USA. Rischia insomma di rivelarsi una scelta sbagliata se, come ritiene probabile il dott. Gaiani, tra qualche anno potremmo non essere più alleati di Washington, perché i rispettivi interessi nazionali si stanno differenziando in maniera sempre più evidente già oggi.

Proprio pochi giorni fa, l’8 febbraio, il Consiglio Supremo di Difesa italiano ha ribadito la “ineludibile necessità” d’integrare i sistemi difensivi dell’Unione Europea.«Si parla tanto d’integrazione europea – commenta amaro il dott. Gaiani – ma poi ci si mette completamente nelle mani degli USA».

Daniele Scalea è condirettore di “Geopolitica”, segretario scientifico dell’IsAG (Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie)

Fonte: www.geopolitica-rivista.org
Link: http://www.geopolitica-rivista.org/16382/con-lf-35-litalia-si-mette-nella-mani-di-washington-a-colloquio-con-g-gaiani/
14.02.2012

Pubblicato da Davide

  • MartinV

    In quanto colonia USA siamo completamente integrati nel loro sistema militare… le nostre truppe funzionano da truppe coloniali… quegli aerei li comperiamo, ma saranno gli USA a dirci quando e dove usarli… come nel caso della Libia, la guerra contro i nostri interessi nazionali a cui abbiamo partecipato…

  • ericvonmaan

    E’ ovvio che all’Italia invece degli F-35 farebbero più comodo un po’ di elicotteri da carico utili in caso di calamità naturali… ma è solo buon senso, e qua di buon senso non ce ne è per nulla.

  • marcopa

    LETTERA APERTA ALLA CGIL, ALLA TAVOLA DELLA PACE ED ALLE ASSOCIAZIONI CHE ADERISCONO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 19 FEBBRAIO INDETTA DAL CNS…………………………………

    Con questa lettera aperta intendiamo dissociarci nettamente dalla manifestazione indetta dal CNS a Roma per il 19 febbraio e non possiamo condividere le ragioni di quanti aderiscono a quella piattaforma………………………….

    Ciò perché non vogliamo assolutamente un’altra guerra “umanitaria” che, come è avvenuto in Libia, sotto la pretesa di proteggere i civili ha scatenato invece la ferocia dei bombardamenti e dell’intervento NATO ed ha aggiunto alla guerra civile, in corso sul terreno, un altro bagno di sangue molto, molto più grande. Crediamo perciò che grazie al veto di Russia e Cina la minaccia di un “intervento umanitario” solo per il momento sia stata scongiurata…………………………

    Pensiamo però che sia necessaria una piattaforma di pace alternativa che ,a partire dalla cessazione delle violenze da entrambe le parti (governo e bande armate della cosiddetta opposizione), rivendichi un vero negoziato di pace. Ciò perché il massacro dei civili in corso sul terreno in Siria è frutto di una guerra civile tra due entità armate, come ha dimostrato il rapporto degli osservatori della Lega Araba-censurato dal Qatar- e come dimostrano numerose violenze sui civili, gli attentati terroristici, il cecchinaggio e numerose efferatezze compiute proprio dall’Esercito Siriano di Liberazione di cui è alleato il CNS…………………

    Questo ultimo attribuisce le violenze solo all’esercito governativo e invoca nel volantino del 19 febbraio (e nella piattaforma su cui chiede le adesioni ) “le dimissioni di Assad e del suo staff” e inoltre “la difesa internazionale dei civili secondo lo Statuto dell’ONU”, il che equivale a chiedere nei fatti il cambio di regime a mano armata e nuovamente quell’intervento militare internazionale che è stato momentaneamente fermato dal veto in Consiglio di sicurezza dell’ONU. Questa strada porta direttamente alla guerra”umanitaria” della NATO contro la Siria ed a legittimare l’intervento militare già in atto in Siria con truppe della Turchia, del Qatar, della Libia, dell’Arabia Saudita e di tutte le petrolmonarchie del Golfo che stanno da tempo fomentando la guerra, appoggiando con mezzi militari e mediatici l’opposizione armata in Siria………………

    L’esperienza delle cosiddette guerre umanitarie dell’ultimo quindicennio ci ha insegnato che nessuna retorica dei diritti umani o di “contingenti necessità” può mascherare la realtà della guerra con i suoi lutti e le sue devastazioni senza fine. L’unica strada per fermare il massacro di civili è quella di fermare le violenze, non di amplificarle invocando l’intervento occidentale……………..

    Invitiamo pertanto tutte le associazioni che ripudiano la guerra a dissociarsi apertamente dal CNS e dalla sua piattaforma…………..

    Alleghiamo alla presente lettera la piattaforma di pace da noi proposta, il rapporto degli osservatori della Lega Araba e una scheda sul CNS. ……………………………………………………………………………………………………………

    FIRME:
    RETE NOWAR, PEACELINK, WILPFITALIA, UNPONTEPER, STATUNITENSI CONTRO LA GUERRA FIRENZE, U.S. CITIZENS FOR PEACE AND JUSTICE, RETE DISARMIAMOLI, CONTROPIANO, ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA circolo di Roma, ASSOCIAZIONE AMICI DELLA MEZZALUNA ROSSA PALESTINESE

  • terzaposizione

    Perchè non citano nell’articolo il rifiuto recentissimo della Turchia all’acquisto di F-35, rifiuto motivato dall’esclusione nella fornitura dei “codici sorgente”
    del software di comando del caccia, in parole povere l’F-35 può essere comandato come un Drone da operatori esterni, quindi in teoria potrebbe attaccare la stessa Turchia qualora la NATO la ritenesse troppo vicina all’Iran,all’Islam,alla Russia,alla Cina, ai GRIGI,etc..

  • black_ops

    Per manovrare un F35, il pilota “comunica” con la macchina tramite un sofisticatissimo casco che si pone come interfaccia tra il pilota e l’aereo. Questo casco, permette al pilota di tenere sotto controllo tutta l’avionica dell’aereo e di gestire i sistemi d’arma attraverso il proprio visore. Si tratta di un sistema molto avanzato che riduce notevolmente i tempi di reazione del pilota e lo proietta su campo di battaglia integrandosi con altri sistemi terrestri o aero navali. Peccato che tale sofisticatissimo e costosissimo casco (necessario per pilotare) venga costruito “su misura” del pilota o meglio, viene costruito basandosi sui parametri fisioniomici del pilota tipo ad esempio la distanza tra le pupille, etc, etc. E’ accaduto infatti che in fase di test, hanno dovuto per esempio rimandare una importante sessione di volo perchè il pilota a cui era abbinato il casco aveva l’influenza !

  • Brus

    Se si mettesse tutta questa tecnologia e risorse finanziarie a disposizione della pace e del benessere anzichè della guerra, sarebbe un mondo migliore.
    E’ inaccettabile che governino persone che investono sulla guerra anzichè la pace, che potenziano ed incrementano strumenti di distruzione anzichè favorire il benessere.

    Non esiste nessuna giustificazione per finanziare strumenti di distruzione, a chi ha tale visione della società e del mondo non dovrebbe essere consentito di gestire la cosa pubblica.

  • puntoaccapo

    Puoi dare qualche riferimento ?

  • Tao

    Mezzo passo in avanti e due indietro, così si potrebbero commentare le dichiarazioni del ministro-ammiraglio Di Paola alle commissioni Difesa di camera e senato. Il mezzo passo in avanti è l’annuncio della riduzione delle Forze Armate di 30mila unità (dalle attuali 183mila). Ma con calma, ci vorranno 10 anni, ha detto il ministro- ammiraglio. Per mandare a casa gli operai della Irisbus e della Thyssen bastano poche ore, per ridurre il numero di generali e militari, due lustri.

    E poi in realtà, bisognerebbe ridurre almeno il doppio di quanto previsto da Di Paola. Le nostre Forze Armate potrebbero benissimo fare a meno di 60mila ufficiali e soldati, senza venir meno agli obblighi costituzionali (la «difesa della patria») e agli impegni internazionali nelle missioni «di pace» (tra cui quella «di guerra» dell’Afghanistan). Tutto questo sarà accompagnato da una «legge delega» alquanto discutibile, perché – su un tema così importante – riduce i poteri del Parlamento dando al governo il compito di dettagliare norme molto delicate e sensibili.

    I due passi indietro sono il mantenimento del programma di produzione e acquisizione dei cacciabombardieri F35 (parzialmente ridotti di numero, da 131 a 90) e di un bilancio della difesa a livelli altissimi (cioè 21 miliardi di euro). I soldi risparmiati per il personale saranno investiti nel miglioramento dell’«efficienza» delle Forze Armate, cioè in nuovi sistemi d’arma sempre più costosi e inutili. E per gli F35 – se fossero 90 invece di 131 – alla fine sempre più di 10 miliardi andremmo a spendere. In realtà quelle avanzate da Di Paola sono delle finte riduzioni: anche con questo numero più contenuto di F35 (e con la ventennale riduzione di un po’ di militari), le spese militari aumenterebbero – in termini reali – mediamente del 5-6% ogni anno, se includiamo tutte le spese, e in particolare quelle per i sistemi d’arma e per le missioni all’estero che non sono contabilizzate nel bilancio della difesa.

    Anche per questo è ormai patetica la lamentosa propaganda del ministro della difesa di turno (questa è la volta di Di Paola ) di un bilancio della difesa ridotto allo 0,9% del Pil (perché non vengono considerate le spese che vengono sostenute da altri ministeri come quello dello sviluppo economico), quando dalla Nato al Sipri (il prestigioso istituto svedese per il disarmo) ci dicono che le spese militari del nostro paese rappresentano l’1,4% del Pil, sostanzialmente in linea con la media europea.

    C’è poi chi – come il generale Tricarico, Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica – afferma che dagli F35 ci saranno benefici economici per oltre 13 miliardi di euro. Ma quando, dove? Parole e numeri in libertà. Magari – con sprezzo del ridicolo – Tricarico potrebbe proporre di costruire qualche altro centinaio di F35 in più per uscire dalla recessione e rilanciare l’economia. Generali e ammiragli sembrano in realtà avere a cuore solo il loro interesse corporativo e particolare.

    L’interesse generale del paese è invece un altro: ridurre la spesa militare per investire nel rilancio dell’economia; risparmiare 10 miliardi di euro degli F35 per potenziare gli ammortizzatori sociali per i disoccupati, per i precari e per salvaguardare i redditi delle pensioni minime e dei salari più bassi. Il paese non si salverà con i dottor Stranamore – che al massimo ci condurranno in qualche nuova avventura bellica – ma con le persone di buon senso (e speriamo che nel governo Monti qualcuna ancora ce ne sia) che sappiano usare bene la spesa pubblica contro questa crisi così drammatica.

    È anche per questo che è importante rilanciare la campagna contro gli F35 promossa da Sbilanciamoci, Rete Disarmo, Tavola per la pace, Unimondo con il costante e convinto sostegno del manifesto e promuovere il prossimo 25 febbraio in tutte le città d’Italia, manifestazioni e iniziative per chiedere lo stop agli F35 (per info: http://www.sbilanciamoci.org e http://www.disarmo.org).

    Quei 10 miliardi di euro si possono risparmiare e si può ridurre il debito pubblico, oppure con lo stesso importo si possono creare migliaia di posti di lavoro in imprese che si dedicano al riassetto idrogeologico del territorio, alla messa in sicurezza delle oltre 12mila scuole che non rispettano la 626, alla creazione di 4mila nuovi asilo nido pubblici.

    Si può rischiare il default per tanti motivi, ma non certo per dei cacciabombardieri e per far contenta la casta dei generali.

    Giulio Marcon
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    16.02.2012