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COMMOZIONE INDOTTA

DI MASSIMO FINI
antefatto.ilcannocchiale.it

Un paio di anni fa, a Roma, nel popoloso quartiere di Porta Pia, un portinaio che stava pulendo delle vetrate al quarto piano di un palazzo perse l’equilibrio e precipitò sul selciato, morto. La gente che passava aggirava il cadavere oppure disinvoltamente lo scavalcava, badando bene a non inzaccherarsi le scarpe. La settimana scorsa passavo per via Fabio Filzi, a Milano, una strada piena di negozi e di gente. Un uomo era riverso per terra, la testa fra il basello del marciapiede e la strada. La gente passava, guardava e tirava dritto. Lo feci anch’io. Avevo fretta. Ma dopo cinquanta metri mi bloccai. “Ma sono diventato pazzo, indifferente a tutto, disumano, solo perché potrei mancare un appuntamento che mi preme?”. Ritornai sui miei passi e mi chinai sull’uomo. Era un ubriaco in coma etilico.
Poiché era caduto proprio davanti a un grande magazzino, una Upim mi pare, chiesi alla guardia giurata che vi stazionava davanti se aveva chiamato l’ambulanza. “No” rispose. “La chiami”. “Non è affar mio”. “Come non è affar suo? È affare di tutti”. “È solo ubriaco”. “Ma non vede che sta male?”. Intanto poiché io mi ero fermato ed ero chino sull’uomo si era formata una piccola folla di curiosi. Ma non faceva nulla, era lì solo per godersi lo spettacolino fuori ordinanza.

Quando succedono tragedie come quella dell’Aquila o di Haiti gli italiani sono prontissimi a metter mano al portafoglio. Vespa raccontava l’altra sera che solo attraverso il suo programma aveva raccolto quattro milioni di euro. E anche questa volta, per la ben più lontana Haiti, gli italiani si sono mossi con rapida generosità. C’è un legame fra questi comportamenti apparentemente così contraddittori? Sì. L’uomo ha una capacità limitata di emozionarsi, di soffrire per gli altri, di solidarizzare. Non può farlo per il mondo intero. Invece la Tv globalizzata lo costringe a questo esercizio. Un tempo, poiché non vedevamo nulla, ci importava assai poco di un terremoto ad Haiti, per quanto terrificante.

In una bella commedia anni ’50, “Buonanotte Bettina”, Walter Chiari si chiedeva: “Se schiaccio un bottone e muore un cinese in Cina ho veramente ucciso qualcuno?”. La distanza contava. Oggi la Tv ha abolito questa distanza. Ma a noi di un terremoto ad Haiti continua a non importarci nulla. Però, poiché, diversamente da Walter Chiari, che non vedeva il cinese ucciso in Cina, ci sentiamo in colpa per questa indifferenza, ci precipitiamo a mandare denaro. Ma questa mitridatizzazione delle emozioni, cui ci costringe la continua sollecitazione dei media, finisce per colpire anche il nostro vicino, colui che potremmo veramente e concretamente aiutare o per il quale potremmo provare un’autentica compassione. Ho vissuto per una decina di anni fra Italia e Svizzera (avevo una fidanzata che abitava a Lugano) e ho potuto notare che gli svizzeri sono instancabili, ancor più degli italiani, nello staccare assegni per qualsiasi calamità che capiti in qualsiasi posto del mondo.

Nel periodo in cui ero lì un immigrato italiano, un giorno, prese un kalashnikov e fece fuori, d’un colpo, sei svizzeri (con la sotterranea soddisfazione della comunità italiana di Lugano). Quale il movente? Viveva da vent’anni nella Confederazione e non era riuscito a farsi un solo amico svizzero. La Modernità ha abolito le distanze. Noi siamo in contatto, via Tv o Internet, con il mondo intero. Con tutti e con nessuno. Conosciamo tutti ma non il vicino della porta accanto. Spargiamo la nostra emotività per tutto l’orbe terracqueo ma, al momento del dunque, non siamo in grado di riservarla al vicino, al vero “prossimo”, che è colui che possiamo toccare e che, come nota lo psicologo junghiano Luigi Zoja in uno splendido libro, è scomparso dalla nostra vita (“La morte del prossimo”, Einaudi).

Massimo Fini
Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it
Link; http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2419910&yy=2010&mm=01&dd=16&title=la_stecca_di_indro
16.01.2010

da Il Fatto Quotidiano del 16 gennaio 2010

Pubblicato da Davide

  • myone

    Leggendo, mi e’ stato impossibile non rientrare e rispondere.
    Forse, il cosi detto prossimo della porta accanto e’ prorpio come te Fini,
    mosso da coscienza solo perche’ forse le cose le si sono lette e scritte,
    ritornando sui tuoi passi dopo 50 metri, chiedendo a chi rappresenta seppur in forma ridotta,
    ” l’ ordine la sicurezza la legge”, e vorresti farmi credere, vista la stazza da impegnato e colto,
    che non avevi un misero cellulare in tasca per attemperare a tutto questo,
    e che la marea di gente che si e’ fatta attorno, era li solamente per lo spettacolo dell’ “azione”, e tutti pirla,
    nessuno ha preso il cellulare in mano?
    Forse siamo arrivati a capire che il vicino e’ come “te”, e quindi non merita attenzione, sopratutto se ubriaco, ma ubriaco di che?
    Ubriaco di pensieri e di etica, ma solo a pensarla e a scriverla, poi a farla, ne passa di acqua sotto i ponti.
    E cosi lasciamo gli haitiani alla loro sorte “naturale”, ed e’ gisuto cosi,
    perche’ a pensare cosi, i terremoti si creano da soli con i nostri pensieri,
    e se ci si manda soldi, non ci si e’ con il cuore ma con la moneta,
    se ci vanno gli americani, hanno distrutto prima e distruggeranno poi, incrementando il bisness,
    ed e’ il pietismo che fa’ da padrone ipocrita.
    Meno male che rimane almeno quello.
    A dire a tutti i livelli, ci si rimena l’ IO e basta, e IO rimane come un I-O ragliante.
    Ma dove si crede di andare a questo modo? Aria, e’ tutta semplice Aria. E nemmeno pulita, volendola usare sullo sporco che si crede di soffiare.
    (per strada ho perso cose e ne ho dette male altre.)
    riesco, cosi respiro aria pulita, sicuramente.
    (nessuna parolaccia, quindi sicuro che si leggera’) . Saluti.

  • Niko

    A me è piaciuto l’articolo…e purtroppo credo sia evidente come ci avviciniamo sempre più ad una mancanza di umanità..

  • Mari

    Fini ti rispondo con un altro articolo/caso … “Rovigo, giovane morta in discoteca
    Ma la musica non si è fermata” — http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/16/news/morta_in_discoteca-1975411/

    Chissa’ cosa siamo diventati.

  • Mari

    Concordo.

  • Freeanimals

    E’ un problema antico, che mi si presenta ogni giorno. Almeno da quando sono in Madagascar e cammino per le strade circondato da miserabili. Non si sa quanto essi siano “professionisti” e quanti veramente nel bisogno. Poiché la regola dice “Nel dubbio astieniti”, a costo di risultare spietato e cinico, non faccio elemosina a nessuno, né bambini, né vecchi, né storpi. Se dovessi cambiare registro, ovvero cominciare a elargire denaro ai mendicanti, nel giro di un paio di giorni, diventerei un mendicante anch’io e siccome sono bianco di pelle, diventerei anche ridicolo: un mendicante di razza caucasica, in mezzo a popolazioni negroidi. Un maledetto da Dio, da tenere alla larga, dedicandogli al massimo uno sguaiato sghignazzo. E dunque, i miei complimenti a Massimo Fini, per aver scritto questo articolo, se non altro per ricordarci il Paradiso Perduto, ovvero come dovrebbe essere il mondo (solidale), invece di come è nella realtà (disumano).
    Ma io andrei anche oltre, oltre la specie, e individuerei la causa di tale situazione in una specie di…peccato originale. Cioè, abbiamo cominciato a diventare spietati verso il nostro simile, nel momento in cui abbiamo cominciato a diventare spietati verso il nostro dissimile: l’animale. Dalla caccia è nata la guerra; dall’allevamento del bestiame sono nate le pulizie etniche e dall’indifferenza verso l’animale scannato è nata e rinasce continuamente l’indifferenza verso il barbone in coma etilico. Forse bisognerebbe ricominciare tutto da capo, una specie di rifondazione etica, e cominciare a pensare che l’animale, in primis, è il nostro prossimo, con tutte le conseguenze del caso: fine delle macellazioni e del carnivorismo, oltre a ogni altra forma di sfruttamento. E’ una rivoluzione culturale e mentale, lo so, ma credo che solo qui ci sia la salvezza e la redenzione per la nostra specie, se veramente le vogliamo.

  • Tonguessy

    E’ l’indifferenza, questo spesso pelo sullo stomaco, a rendere
    possibile
    tutto questo. L’indifferenza(zione) politica, ad esempio, passa
    attraverso la connivenza tra la cosiddetta destra e la cosiddetta
    sinistra (in realtà il grande centro, finto bipolarismo made in usa)
    dove i contendenti dagli angoli opposti del ring urlano gli stessi
    slogan. Sono gli impresentabili di tutti gli schieramenti (do you
    remember Bassolino?) a far crescere quel pelo ispido.
    Liberarsi di queste mentalità significa prendersi carico di
    sottolineare
    SEMPRE le differenze tra i vari comportamenti, creare e perseguire
    un’educazione nuova che sappia distinguere tra uso e abuso, tra
    pubblico
    e privato, tra speculazione ed abnegazione, che sappia riportare in
    luce
    il senso del potere inteso come servizio reso alla comunità invece che
    tornaconto personale. Fintanto che l’educazione è centrata sullo
    sgambetto, sulla sgomitata, sulla prevaricazione per arrivare primi,
    lasciando marcire chi ha problemi
    questi episodi non potranno che crescere di intensità e frequenza.

    “Per mio conto io non so concepire che cosa è il bene, se prescindo
    dai
    piaceri del gusto, dai piaceri d’amore, dai piaceri dell’udito, da
    quelli che derivano dalle belle immagini percepite dagli occhi e in
    generale da tutti i piaceri che gli uomini hanno dai sensi.
    Non è vero che solo la gioia della mente è un bene”
    Epicuro
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=683

  • Tonguessy

    “un mendicante di razza caucasica, in mezzo a popolazioni negroidi”.

    Il razzismo parte proprio dalla convinzione che la specie umana sia suddivisa in razze biologicamente distinte e caratterizzate da diversi tratti somatici e diverse capacità intellettive. Peccato Cavalli-Sforza abbia ampiamente dimostrato che esiste UNA SOLA RAZZA UMANA.
    Non esiste quindi NESSUNA razza caucasica se non nelle menti ancorate alle matrici razziste del secolo scorso (do you remember Lombroso?).
    Parlare poi di negroidi…..semplicemente INACCETTABILE!!!!
    Per quello che vale porto la mia esperienza di Sri Lanka. Una guida (che pubblicava regolarmente su National Geographics) mi diceva che non voleva che il suo popolo diventasse accattone, come in India. Le persone veramente bisognose sono quelle che non hanno possibilita’ di lavorare: storpi e vecchi. Ai bambini invece non bisogna dare l’educazione alla dipendenza ne’ ai soldi regalati.
    Just my 2c….

  • ranxerox

    I malgasci sono poveri, grazie anche all’interessamento occidentale. I miserabili sono altri, provi a guardarsi allo specchio.

  • albertgast

    Che emerita sciocchezza. Ho conosciuto gente che si è mobilitata in tutti i modi, con fior di denunce, per portare aiuto ad un cagnolino, il cui padrone era in ospedale, nonostante ci fosse qualcuno addetto a dargli cibo e acqua tutti i giorni. Aveva a disposizione un intero appartamento, con tanto di terrazzo, ma non poteva fare la sua passeggiata quotidiana.
    Quando però, nella stessa famiglia, entrambi i coniugi sono stati ricoverati all’ospedale, lasciando due bimbe piccolissime abbandonate, solo la mia famiglia se ne è fatto carico e non senza sacrifici le ha accudite fino al ritorno della madre.
    Le anime belle che tanto avevano fatto per il cagnolino ci dicevano che eravamo fessi e che avremmo dovuto portarle in qualche orfanotrofio, mentre la madre disperata ci telefonava dall’ospedale di non abbandonare le sue figlie.
    Mi fanno abbastanza schifo quelli che difendono gli animali innanzi tutto e poi voltano le spalle agli umani, grandi o bimbi che siano.
    Come dappertutto un equilibrio non guasterebbe.

  • Tonguessy

    Non e’ impossibile che il riferimento animalista sia questo

    http://www.centopercentoanimalisti.com/

    Il fondatore e presidente Paolo Mocavero ha
    un trascorso esemplare in questo senso: candidato sindaco per la lista
    “Destra Veneta – Stop immigrazione per una Forza Nuova” alle elezioni
    comunali di Padova del 13 giugno 1999, è stato uno degli uomini chiave
    del partito fondato dall’ex membro di Terza Posizione Roberto Fiore”.
    Dal sito si legge
    “la causa della liberazione animale è una guerra che intendiamo
    vincere….si è pronti a morire per vincere questa guerra.”
    Succede che nelle guerre le vite umane valgano abbastanza poco, al punto che molti uomini (e donne e bambini) la perdono.
    Quindi se ne puo’ concludere che per questi animalisti la vita di un animale vale molto di piu’ della vita di molti uomini.
    Il tuo racconto conferma la tesi.

  • illupodeicieli

    E’ vero ciò che scrive Massimo Fini, ma occorre ricordare che siamo abituati a vedere l’indifferenza verso alcune situazioni e, guarda caso proprio verso quelle che ci sono vicine. Tuttavia mentre per chi è in difficoltà non c’è il becco di un quattrino, mentre per discutere o affrontare situazioni di casa nostra “non c’è volontà (o capacità?)” e si “aggiorna tutto alla prima riunione del consiglio dei ministri ” e si rassicura il “popolo” che “la cosa è degna di nota, che il governo farà la sua parte, che nessuno verrà dimenticato”, intanto il tempo passa e i fondi da inviare lontano dai nostri occhi e gli aiuti, quelli vengono stanziati e (si spera) inviati. Quanto a ciò che ognuno fa o può fare per il prossimo, debbo constatare che il menefreghismo e il cane mangia cane è presente ,martellante, in ogni angolo del pianeta: se uno può ti frega ma, sopratutto, non c’è più comunione di intenti, programmi comuni che portino a uno sviluppo o un ben-essere per tutti o per il maggior numero di persone. Da dire che anche il voler aiutare il prossimo, per alcuni, è una vera e propria industria, una macchina per fare e gestire soldi: gli aiuti raccolti quì in Sardegna per i sopravvissuti allo Tsunami di alcuni anni fa (mi pare fosse il 2006), sono ancora fermi e chiusi in un capannone; ergo se ciò che dono (ma che non è denaro) rimane fermo e dimenticato qui o altrove, non dò più niente volentieri o comunque preferisco,travisando forse le parole del vangelo, aiutare il vicino (in senso lato) di casa.

  • VittorioMD

    molto, molto ben detto complimenti Freeanimals

  • VittorioMD

    Per Alberto riguardo al post di Freeanimals
    Possiamo essere d’accordo che non bisogna tralasciare gli umani per gli animali. Non dimentichiamoci pero che , per ogni caso di piu attenzione agli animali che a umani come quello riportato, ce ne sono miliardi nell’altro senso.

  • Altrove

    E tu lo vai a chiedere alla guardia giurata della upim?! magari era 20 minuti che lo guardava e “non guardava”. Non si può stare a far pensare chi ancora non ha questa capacità. Stupire facendolo in prima persona. Prendi il tuo cellulare e chiama. Questo è un problema: Lo farei, ma dovrebbero farlo gli altri… Freghiamocene di queste cose, non dobbiamo cercare l’approvazione di qualcuno. Penso a mio padre che si reca nelle isole ecologiche dove i cittadini per bene gettano via qualsiasi cosa, prende qualcosa di rotto, lo aggiusta e lo regala a quelle famiglie di amici e conoscenti in difficoltà. Un computer, un armadio, un ventilatore, qualsiasi cosa. Eppure è un ateo incazzoso pseudo stalinista. Abbiamo paura di dare senza ricevere niente in cambio. Infine mi viene in mente quelle volte che da ragazzo mi sono preso delle botte mentre un sacco di gente in cerchio stava li a guardare. La prossima volta faccio pagare il biglietto, tanto è questo ciò che vogliamo: Uno spettacolo da guardare senza farsi male per poi gridare “E’ UN INGIUSTIZIA!”.
    Già, come no, se facevi qualcosa poteva non esserlo… Scusate lo sfogo, ma piuttosto dei libri in questo caso guardo alla mia esperienza… Saluti a tutti

  • Freeanimals

    Cari amici vicini e lontani! Non cominciamo, per favore, queste contrapposizioni tra animalisti e antianimalisti, perché non se ne esce! E poi perché siamo tutti dotati di senso etico che ci fa capire cosa è bene e cosa è male. Oltretutto, e mi rivolgo a Tonguessy, c’è anche un problema di lessico. Ovvero di interpretazione lessicale. Se io uso la parola “negroide”, è solo per farvi capire da che genere di tipo umano sono al momento circondato. Non c’è nessuna connotazione razzista da parte mia nell’uso di tale parola. Vale la pena considerare che ogni giorno, in questo mio settimo viaggio in Madagascar, come in quelli precedenti, vengo fatto oggetto del loro razzismo nei miei confronti, nonostante il fatto che siamo tutti della stessa specie Homo sapiens. Loro, i malgasci, non hanno mai sentito parlare di Cavalli Sforza, né di Lombroso, pero’ razzisti con me lo sono lo stesso. E ci riescono benissimo.
    In più bisogna considerare l’aspetto culturale. Per esempio, con la minoranza araba vado d’accordo, piuttosto che con i negroidi, perché gli arabi sono più emancipati culturalmente del resto della popolazione e capiscono il senso di “protezione e rispetto per l’animale”. Viceversa, le etnie negroidi, per la loro storia culturale, semplicemente non concepiscono come si possa mostrare rispetto per un cane, un pollo o uno zebu’. Per loro, come per tutti gli africani, è solo carne. Voi capite, a questo punto, che se in patria ho difficoltà a farmi intendere con persone normalmente speciste come molti di voi, per un problema linguistico (dovrei infatti spiegarvi cosa significa “specismo”), qui ho anche un problema di logica, una logica ferrea che non permette alcun sentimento di compassione verso gli altri animali.
    Gli amici mi chiedono perché continuo a venire in quest’inferno. Forse perché ho l’anima del missionario e ci sono dei cagnetti randagi che mi aspettano anno dopo anno (quelli che riescono a sopravvivere) e che mi riconoscono: veri amici!

  • Nellibus1985

    Condivido in pieno la tesi di Fini e mi permetto di consigliare a tutti il saggio “La morte del prossimo” di Luigi Zoja (assieme a “Contro Ismene”, dello stesso autore), davvero un grande lettura. Saluti.

  • Carmignano

    Sono d’accordissimo… e poi c’è ancora oggi chi dice che la TV non condiziona la gente.

  • francescafederici

    complimenti per l’articolo.In alcuni bar sono comparse le cassettine per la raccolta di fondi pro-Haiti,peccato che negli stessi bar entrano dei senzatetto e al posto di offrire un bicchiere di latte caldo vengono scacciati!Come diceva qualcuno”più conosco gli esseri umani,più amo il mio cane”….

  • nicus

    Prendi il tuo cellulare e chiama.
    è esattamente quello che ho pensato io leggendo.

    suggerisco a Fini di cambiare il titolo dell’articolo in “la scoperta dell’acqua calda”.

  • Eli

    Epicuro, grande maestro…La sua “Lettera sulla felicità” dovrebbe essere distribuita nelle scuole di ogni ordine e grado, e se lui fosse vivo, meriterebbe il Premio Nobel per la Pace, altro che Obama!

  • Tonguessy

    ” Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi di apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte”.
    Epicuro- Lettera sulla felicità.

    No, non è così che funziona qui. L’accumulo è la nostra prassi quotidiana, l’indifferenza il metodo attraverso cui si accumula. Se fossimo educati all’indifferenza verso le merci avremmo sicuramente meno indifferenza verso quella Natura di cui noi stesso siamo parte. Invece questa nostra educazione all’accumulo ci fa focalizzare sulle merci e dimenticare tutto il resto. Dimentichiamo chi siamo, la nostra umanità, il senso di solidarietà. Semplicemente non c’è spazio per solidarietà e accumulo nella nostra vita: i due concetti fanno a cazzotti, uno dei due se ne deve andare in esilio. Siamo quotidianamente educati a mettere in cima alla lista delle “necessità” l’autovettura o lo scooter ultimo modello, la marca di pasta (sennò non è casa…), il caffè di origine divina, la telefonia più simpatica che c’è, insomma l’acquisto compulsivo, condito com’è dai messaggi neanche troppo subliminali dei piacioni, delle piacione e delle hit di turno.
    E’ tutto un ammiccamento non verso l’epicureo accontentarsi ma verso la ricchezza (irrilevante il modo con cui è stata acquisita). Nessuna filosofia della sobrietà ma troppi chiari messaggi volti a valorizzare i furbetti di quartiere, quelli che a seguito di sgomitate e scorrettezze si sono fatti una posizione.
    Se la competizione è un caposaldo della nostra cultura (mercantile), come possiamo pretendere che la solidarietà (ovvero il contrario della competizione) sia ancora un valore?