Come ti vendo la distopia

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Meraviglia e incredulità sono le reazioni che provano le persone quando vedono pagare il signor Patrick Paumen, guardia di sicurezza dei Paesi Bassi, con un semplice gesto della mano. È più o meno così che inizia l’articolo della BBC in fonte. “Le reazioni che ricevo dai cassieri non hanno prezzo!” commenta Paumen, spiegando che “la procedura fa male quanto quando qualcuno ti pizzica la pelle”.

Se ancora non avete capito di che stiamo parlando, ve lo dico io: il chip sotto pelle. Una teoria del “gombloddo” per tutti gli scettici che in questi anni si sono scagliati contro chi li metteva in guarda dai mostruosi progressi verso cui la scienza stava andando, e che oggi è un’abominevole realtà.

Tra i leader di questa tecnologia l’azienda anglo-polacca Walletmor che afferma di essere diventata lo scorso anno la prima azienda al mondo ad aver messo in vendita i microchip

“L’impianto può essere utilizzato per pagare un drink sulla spiaggia di Rio, un caffè a New York, un taglio di capelli a Parigi o al negozio di alimentari locale”, afferma il fondatore e amministratore delegato Wojtek Paprota. “Può essere utilizzato ovunque siano accettati pagamenti contactless.”

Che bello, sono sulla spiaggia di Rio e non devo utilizzare quegli sporchi contanti che diffondono virus. Ecco, è così che si vende la distopia, accostandola a belle immagini e sensazioni piacevoli.

Riguardo al suo funzionamento, Paprota, da buon venditore, aggiunge alle sensazioni piacevoli la familiarità, spiegando come “gli impianti di chip contengono lo stesso tipo di tecnologia che le persone usano quotidianamente. Dai telecomandi per aprire le porte alle carte di trasporto pubblico come la London Oyster card”, tutto è già sperimentato ed esistente, devi solo diventare anche tu, caro consumatore, un device umano, tutto qui.

Tra rischi inoltre che molti ignorano o fanno finta di ignorare, la questione dati e privacy. Sono molte le domande infatti che in questo ambito non trovano risposte. Con l’attuale tecnologia, ad esempio, quali dati sono contenuti in questi chip? Chi accumula questi dati? Le aziende che li creano e te li innestano?…probabilmente si. Sappiamo che le informazioni private sono una delle merci di cui il capitalismo della sorveglianza è più ghiotto, e gli impianti sotto cutanei non faranno altro che ingrassarlo.

Per il momento, fortunatamente, la questione privacy resta una delle motivazioni principali che spinge le persone a diffidare di questa tecnologia anche se, come riporta un un sondaggio del 2021 su oltre 4.000 persone nel Regno Unito e nell’Unione Europea, la metà degli intervistati si è detta disposta a prendere in considerazione la tecnologia. Siamo siamo sicuri che questa percentuale del 50% è già salita e continuerà a farlo, finchè non ci avranno abituati che tutto ciò non solo è utile, ma anche normale, proiettandoci definitivamente nel panottico digitale di cui parla Shoshana Zuboff.

D’altronde se la procedura fa male quanto un pizzico sulla pelle, cosa vuoi che sia questo piccolo dolore paragonato al drink a Rio e al taglio di capelli a Parigi?!

Massimo A. Cascone, 12.04.2022

Fonte: https://www.bbc.com/news/business-61008730

 

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