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COME SI INVENTANO I NEMICI

DI MANUEL VALENZUELA

Prima Parte

Soltanto negli Stati Uniti d’America

Nei prossimi anni, come già avviene oggi ed è avvenuto in passato, si assisterà ad un continuo rigurgito di propaganda inventata e destinata a manipolare le paure, le ostilità, la xenofobia e le tendenze nazionalistiche della gente. In questi anni successivi all’11 settembre i corporativisti che mirano a dirottare il paese sono riusciti con successo a dominare le masse e controllare la nazione, grazie al terrore e all’odio scaturiti da quegli orribili eventi. Dopo pochi giorni da quella triste data, i corporativisti hanno scatenato su di noi una massiccia guerra psicologica, che continua ad avere effetto sulla mente di milioni di persone. Improvvisamente coloro che erano al potere sono diventati i nostri burattinai, liberi di manovrarci a loro piacimento, traumatizzando la nostra psiche fragile e danneggiata, cosicché la nostra capacità razionale, la mente umana, è stata sostituita dai nostri più primitivi istinti e comportamenti animaleschi di mammiferi. Un’intera nazione ha ceduto sopraffatta dinnanzi al potere della televisione che ha mandato in onda ininterrottamente giorno e notte immagini ed emozioni che nessuno aveva mai visto e provato prima. Ha avuto inizio la costruzione del nuovo nemico dell’America.
La produzione, il marketing e la divulgazione di mostruosi nemici, sia reali che inventati, è da tanto tempo endemica nella società americana, e ha sempre funzionato alla perfezione, divenendo la forza d’inerzia usata per controllare la popolazione. Tutto ciò serve a mantenere l’economia americana in permanente stato di guerra. La creazione di orchi invisibili che diventano esseri malvagi dai poteri soprannaturali calza a pennello con il modo in cui è stato plasmato il popolo americano, sottoposto al lavaggio del cervello per anni dai film hollywoodiani e dalla televisione, in cui ricorrono costantemente i temi del bene contro il male, dell’immaginazione fantastica e del sensazionalismo e, ovviamente, l’obbligatorio lieto fine, che vede l’eroe buono trionfare sempre sul malvagio.

La lotta contro il nemico dell’America, opportunisticamente scelto e studiato per corrispondere alle politiche e agli obiettivi di chi è al potere, viene di proposito impostata come una lotta tra eroi buoni e malvagi di un tipico film hollywoodiano, in cui l’America viene vista come la forza del bene che affronta il male che affligge il mondo, l’eroe che alla fine sempre trionferà, in un lieto fine che invece raramente, se non mai, si verifica nella realtà.

Eppure, le continue invenzioni ed alterazioni della realtà che ci vengono bombardate in testa dai film e dalle sit-coms hanno riprogrammato la mente del cittadino americano medio, reinstallato il nostro concetto di vita reale, riconfigurate le nostre onde cerebrali: la battaglia tra il supereroe e il malvagio deve continuare, perché l’America non può sbagliare, l’America che è il faro luminoso sulla collina, il salvatore dell’umanità, incapace di commettere del male, combatte contro le forze che intendono distruggere la nostra nazione. Inevitabilmente, nella nostra mente distorta il bene trionfa sempre sul male, l’eroe riesce sempre a salvare la ragazza e alla fine tutto torna alla normalità.

Affermare che le fantasie raccontate in televisione non abbiano alcun fondamento reale è dir poco. Eppure questi inganni funzionano come una magia, grazie alla blitzkrieg [ndt. guerra lampo] della propaganda, messa in atto sui canali televisivi, e la guerra dominata dalla fiction sfiora il pensiero della gente come un’effimera illusione, più intangibile che visibile, influenzando a malapena la vita quotidiana della maggior parte di noi. In un certo senso, la cosiddetta guerra contro il nemico dell’America diventa un prodotto di Hollywood, che esiste nelle coscienze delle persone ma non viene mai sentita davvero, perché i suoi burattinai nascondono la realtà e la verità, i guardiani delle porte filtrano ciò che va mostrato e ciò che non si può vedere. In pratica, la nostra realtà è quello che ci vogliono far credere.

La guerra contro il nostro nuovo nemico, proclamata a gran voce dagli opinion makers [fornitori di opinioni], pagati dall’America, ma lontana dai nostri occhi, è come se esistesse in un vuoto, eppure i cittadini la ingoiano come un fast food, divorando ciò che gli viene imboccato, credendo, come è stato loro insegnato fin dalla nascita, che questo film hollywoodiano sarà pure una spaventosa realtà, ma alla fine, come sempre, immancabilmente il bene sconfiggerà il male, e l’America ucciderà il nostro nemico. Non importa se è più probabile che ci colpisca un fulmine piuttosto che cadiamo vittime di una bomba o di un atto terroristico.

Tale è il potere dei film, della televisione e dei telegiornali da far passare un esiguo gruppo di terroristi, per lo più intenti a cacciare dalle loro terre l’America e a rovesciare i despoti appoggiati dagli Americani, in un gigante malefico. Così pure i guerriglieri per la libertà di cui in passato ci siamo serviti sono stati trasformati nei terribili terroristi di oggi, i nostri amici in nemici dotati di forze e poteri sovrumani, che sembrano morire ma poi risorgono, in grado di distruggere la più potente nazione che il mondo abbia mai conosciuto.

Tali invenzioni, ovviamente, sono inganni belli e buoni, ma nella mente dell’americano medio rappresentano la minaccia più concreta e seria che l’America abbia mai dovuto fronteggiare. Questo è proprio ciò che il sistema voleva che accadesse, sapendo che l’avere dei nemici significa avere nelle mani più potere, maggiore capacità di dominio e vaste somme di denaro, tutto ciò a spese delle masse che possono facilmente essere manovrate a piacimento. La società americana nel corso dell’ultimo secolo è stata condizionata a vivere in uno stato di ansia e paura, non a causa di fattori interni, i quali sono molto più pericolosi, ma a causa di nemici esterni che sembrano risorgere come la fenice dalle ceneri di quelli di un tempo ora eliminati, ed essendo venuta meno la loro utilità, ecco resuscitati i nuovi barbari alle porte.

Un domani l’America dovrà confrontarsi con quelle stesse tecniche di marketing di Madison Avenue [Ndt: Madison Avenue è una via di New York; qui il nome è usato come metafora ed emblema dell’industria pubblicitaria], che ormai da lungo tempo inducono la popolazione, in preda alla paura di nemici sia reali che fittizi, alla sottomissione. Affinché le corporazioni e l’élite possano conservare nelle loro mani il potere, le ricchezze e il controllo della nazione, la popolazione deve sempre venire condizionata dalla paura di nemici spaventosi e dalla minaccia della violenza. Alle masse si deve far credere che nemici esterni, stranieri e clandestini, siano una minaccia in grado di distruggere la loro vita e i cardini veri e propri del Paese in cui vivono.

Sono la paura, l’ansia e l’insicurezza dell’uomo che accecano le capacità razionali, generando un atteggiamento di sottomissione nei confronti dei potenti, facendo di noi dei semplici esseri primati dediti alla mera ricerca di comfort e della protezione garantita dai nostri padroni. La paura fa sì che noi ci lasciamo dominare dal nostro istinto di sopravvivenza, e facciamo attecchire il senso di appartenenza a una tribù e la xenofobia, e ci facciamo pervadere dal bisogno di riporre la nostra fiducia nelle classi dirigenti. Perciò, se si può creare artificiosamente un duro nemico dai poteri soprannaturali, tale da terrorizzare la popolazione e quindi ridurla alla sottomissione, facendola rinunciare ai propri diritti e alle proprie libertà, al proprio sangue e alle proprie ricchezze, convincendola che la sua stessa sopravvivenza dipenda dalla protezione dei suoi sovrani, allora un’intera nazione può venire messa in ginocchio, resa impotente e incapace di ribellarsi per cambiare la situazione. La popolazione si inginocchia di sua volontà in sottomissione, consentendo così alle corporazioni, versione odierna dei totalitaristi del passato, di esercitare il loro dominio.

Con l’aumentare delle nostre paure cresce e si espande il potere del regime. Quei nemici che vengono creati e a cui viene dato rilievo possono attirare la mente di centinaia di milioni di persone e indurle a sottomettersi agli ordini dei potenti. C’è da meravigliarsi allora che per decenni, e, secondo alcuni, per un paio di secoli, l’America abbia avuto così tanti nemici, che continuano a ossessionare la nostra psiche ancora oggi? Questi nemici, considerati gravi minacce per il nostro sistema di vita, sono morti e poi risorti, trasformati e adattati al momento, ma sempre lì a detestarci per il nostro stile di vita, per le nostre libertà e per la nostra democrazia. Eppure in qualche modo gli Americani sono sempre riusciti a prosperare, a condurre esistenze in totale comfort e ingordigia, e la nostra nazione raramente, se non mai, è stata attaccata e la nostra gente raramente uccisa.

Dagli Indiani ai Messicani agli Spagnoli ai Filippini ai Tedeschi ai Sovietici ai Comunisti ai Vietnamiti agli Arabi musulmani ai futuri Cinesi, c’è sempre stato un nemico esterno a minacciarci, una spina nel fianco, apparentemente comparso dal nulla, plasmato dalle mani di personaggi drogati di avidità, da guerrafondai, da capitalisti criminali e corporativisti autoritari, creato per nascondere chi fosse il vero e ben più pericoloso nemico.

Nella nostra realtà i nemici esterni sono sempre esistiti perché sono uno strumento di inestimabile valore per coloro che aspirano a controllare la gente e le risorse del pianeta. Che cosa è stata la Guerra Fredda se non una messinscena usata per assumere il controllo e il dominio delle nazioni meridionali, ricche di risorse naturali e forza lavoro a buon mercato e per dominare la loro popolazione e quindi le loro economie, sia con il colonialismo commerciale che con l’uso di censori? E che cos’è la cosiddetta Lotta contro il Terrorismo se non una messinscena per una corsa geo-strategica intrapresa per assumere il controllo dei pozzi di petrolio del Medioriente e dell’Asia centrale, sapendo che il petrolio non è infinito e che la nazione che controllerà il petrolio, sicuramente avrà il controllo sul mondo intero?

La nascita dei nemici in Medioriente

Nascosti dietro angoli bui, sotto il letto, orchi fantasiosi più o meno noti sono stati trasformati in demoni che tormentano i profondi e fragili recessi della nostra mente da parte degli esperti di marketing e di propaganda che conoscono bene la psicologia umana. Esseri umani noti e ignoti, estranei per cultura e lingua, mascherati in sembianze e colori stranieri vengono facilmente trasformati in creature malvagie e degenerate, in minacce per la cosiddetta libertà e democrazia. Infatti l’ignoranza inevitabilmente genera paura di ciò che è sconosciuto e, se viene condotta un’efficace propaganda, un’intera popolazione può venire facilmente manipolata e lasciarsi dominare e sfruttare dal regime. L’ancestrale istinto che abbiamo in noi radicato, in quanto mammiferi che ricercano la protezione di sé e dei propri figli, può venire facilmente sfruttato dalle corporazioni, e soprattutto, può essere manipolato per farci sentire sicuri soltanto acquistando i prodotti delle corporazioni e accettando le misure draconiane imposte dallo stato.

Attraverso i media televisivi, il tentativo di diffondere una disposizione di continua paura nella gente non è stato mai così facile da realizzare prima d’ora. Il cittadino americano, facilmente ricettivo, può venire bombardato da mattina a sera in modo incessante con immagini, suoni e opinioni, essendo ormai molti di loro diventati intontite patate lesse i cui pensieri vengono diretti dallo schermo da cui sono dipendenti. Grazie alla manipolazione delle immagini e dei suoni televisivi, i “dottori” della propaganda possono ipnotizzare e dominare le menti degli americani, usando tutti gli strumenti a loro disposizione per creare incubi perfetti.

I malvagi su cui ricade l’attenzione della mente delle masse, traumatizzata dalla paura, sono creati ad hoc per servire gli interessi del regime, per manovrare la popolazione nella direzione che arrechi maggiori benefici all’élite e, al tempo stesso, per smobilitare i milioni necessari a supportare le attività e le illegalità che alla fine risulteranno dannose per la popolazione stessa.

Durante la cosiddetta Guerra Fredda, ad esempio, il nemico inventato era il terribile comunista sovietico, generato per incutere il terrore all’americano medio. A quel tempo, il complesso degli interessi industriali e militari americani, insieme all’onnipresente mondo delle corporazioni, si rese conto che una nazione perennemente sul piede di guerra poteva essere più facilmente dominata e la sua popolazione asservita agli interessi del regime. Usando un cocktail di sciovinismo, nazionalismo, xenofobia, paura e odio, i propagandisti sono riusciti con successo a diffondere l’ostilità per qualunque cosa fosse connessa con la Russia sovietica, compresi i suoi innocenti cittadini. Attraverso il controllo delle masse, manipolate in modo che accettino e addirittura domandino di trovarsi in perenne stato di guerra, i profitti delle corporazioni sono diventati enormi, il potere sul governo è diventato concreto così come il controllo sulla linea seguita dall’America.

La popolazione è stata intorpidita dalla paura e dall’odio, dominata dal fascino del nazionalismo e da sensazionalistiche manifestazioni di grandezza, la sua mente occupata dalla ricerca rabbiosa della sconfitta dei Sovietici, e il dominio delle corporazioni sull’America, così come sul Terzo Mondo, ha trionfato, dando vita ad una partita a scacchi di livello geo-politico per il controllo sulle terre, sulle risorse e sui popoli del mondo sottosviluppato. Questo gioco, una lotta per il profitto, per il potere e per l’egemonia, ha avuto come risultato una situazione di assoluta povertà, di malattia, di sotto-istruzione, di sfruttamento e la morte di milioni di esseri umani, per generazioni intere, tanto che ora il destino di quei Paesi consiste in una stato di povertà endemica, con la distruzione di talenti e di vite che si trovano in un perenne limbo, e quelle terre e quelle economie ancora oggi sono lungi dal riprendersi dalla devastazione provocata dalla Guerra Fredda.

L’élite delle corporazioni è stata in grado di prendere il controllo delle masse, conquistare le risorse, le terre e i popoli del sud, e si è in tal modo arricchita oltre misura, manipolando le paure e gli odi indottrinati dalla Guerra Fredda per mettere a tacere, frenare e rendere indifferenti le masse, ricorrendo ai media per lasciare la nazione nell’ignoranza. Analogamente oggi in Medioriente e in Asia Centrale, di nuovo, essa vede una lauta posta in palio: un ulteriore potenziamento del suo controllo su noi e sui restanti pozzi di petrolio del mondo. Ancora una volta un nemico è stato creato artificiosamente dalle stanze oscure dei focus groups [Ndr: gruppo ristretto di persone (riunito da esperti di sociologia) che elabora un determinato argomento] di Madison Avenue per corrispondere perfettamente ai piani delle corporazioni e dei neoconservatori al potere.

Giovando agli interessi delle corporazioni, i fondamentalisti islamici, di cui soltanto una esigua minoranza è disposta a commettere atti di violenza, rappresentano un forte nemico capace di ipnotizzare la popolazione: sconosciuto, straniero, di cultura e lingua diversa, che vive nei paesi che rientrano nelle mire delle corporazioni, dalla pelle scura, invisibile, violento e forse, cosa più importante, appartenente ad un credo che è in contrasto con l’ortodossia del fondamentalismo cristiano oggi dominante in America.

Il marketing sistematico di Musulmani e Arabi e Persiani come minacce esterne in grado di distruggere il nostro sistema di vita, le nostre norme religiose e l’amata pretesa di libertà e di democrazia è quindi un’arma perfetta lanciata contro le masse, perché naturalmente noi attribuiamo le azioni di una esigua frangia impazzita a tutti i Musulmani, permettendo che il terrore di alcuni scellerati possa penetrare la nostre fragile psiche e il nostro ancor più fragile sistema di valori.

Attraverso il sistematico lavaggio del cervello, impiegato da Hollywood e dai media delle corporazioni, l’Arabo/Persiano è trasformato in un demone furioso che vuole gettare la morte sul futuro dei nostri figli, sempre pronto a farsi saltare in aria, a commettere atroci atti barbarici, uccidendo, bombardando e imperversando, perché è un terrorista, il discendente dei Sovietici, la nuova versione del nemico degli Americani, il nuovo ritrovato commerciale che le corporazioni sfruttano per incantare le nostre menti e controllare le nostre vite.

L’Arabo/Persiano come nemico serve a militarizzare la mente della gente, a distrarci da minacce interne più pericolose, a controllare e a fare il lavaggio del cervello dei più deboli tra noi, creando un esercito in marcia di “buoni Tedeschi.” Serve a portare il Paese perennemente sul piede di guerra, funzionando come pretesto per intraprendere le guerre, per aumentare i profitti, il benessere e il potere delle corporazioni, e per condurre ulteriormente l’America giù verso la via del fascismo. Grazie alla guerra, il complesso degli interessi militari, energetici ed industriali ed il mondo delle corporazioni possono ingozzarsi ulteriormente, usando l’energia e i salari delle masse per la costruzione delle loro armi di morte e di sofferenza. Grazie alla guerra essi possono rivendicare le risorse del Medioriente, un’importantissima ancora di salvezza da cui dipende la continuità del loro dominio economico.

L’usare gli Arabi e/o i Persiani – cui semplicemente è capitato d’essere i popoli che abitano il Medioriente, quelle stesse terre piene dei pozzi di petrolio che il complesso degli interessi militari, energetici ed industriali tanto brama – come nuovo nemico degli Americani dà al nostro governo corporativista la perfetta scusa per invadere, occupare e devastare le terre desiderate e di imporvi il capitalismo americano. Affibbiatogli il ruolo del potente malvagio, stereotipato ed emarginato attraverso la lente della fiction, l’Arabo/Persiano, diverso e complicato, uno sconosciuto per le persone sotto-istruite, funziona come una chiave per superare la storica riluttanza del popolo americano a combattere guerre immorali e guerre scelte.

Se si riesce a demonizzare gli Arabi/Persiani al punto di farli odiare e temere da una popolazione cui è stato fatto il lavaggio del cervello con l’ipnotica luce della televisione, la nazione sarà più facile da militarizzare, i suoi figli saranno più facili da arruolare come carne da macello e le politiche interne della nazione molto più facili da controllare e manipolare.

La prolungata militarizzazione della nazione – e qualcuno direbbe l’appropriazione indebita in corso dei beni della gente da parte delle corporazioni – voluta dai corporativisti al potere dipende dal fatto che gli Arabi e i Persiani e i Musulmani rimangano nella mente delle masse per sempre dei nemici, per sempre dei demoni, e che la loro reputazione continui ad essere abbastanza forte per farne dei potenti avversari, capaci di dirottare aeroplani, distruggere grattacieli e minacciare di diffondere la paura nella popolazione, per l’odio che provano verso il nostro sistema di vita.

Quale migliore capro espiatorio del popolo arabo/persiano se si vogliono conquistare le risorse del Medioriente e dell’Asia centrale? Quale migliore tattica di marketing potrebbe venire inventata per far apparire come nemici gli stessi popoli di cui si vogliono accaparrare le risorse?

E con la lotta al terrorismo che agisce come un circolo vizioso, diventando una profezia che si auto-realizza, con la violenza che genera nuova violenza, con un sempre crescente numero di arabi che si infuocano d’ira dinnanzi alle azioni dell’America, pronti ad arruolarsi nella jihad, laddove prima c’erano soltanto pochi estremisti, (Al-Qaeda è diventata un movimento di massa, legittimato e rivendicato da molti ribelli, la maggior parte dei quali non hanno mai incontrato un vero membro del gruppo), creando quindi un numero sempre maggiore di nemici non fittizi, il complesso degli interessi militari, energetici e industriali ha la possibilità e la volontà di continuare la guerra in modo permanente, usando la rabbia che infuria per le strade abitate dai musulmani, insieme alla paura e all’odio degli americani, per fare i propri interessi, sfruttando sia i musulmani che gli americani, aizzando gli uni contro gli altri, creando conflitti fittizi laddove non esistono, trasformando in nemici due popoli le cui affinità in quanto esseri umani superano le differenze culturali.

Infatti, una popolazione cui viene inculcata la paura per persone straniere di cui si sa poco, una popolazione le cui vene sono iniettate di odio e xenofobia, programmata dai “guardiani delle porte” in modo tale che pretenda sangue e morte, può, se si premono certi tasti psicologici, venire smobilitata in una frenesia di guerra dove il cervello umano e le sue capacità di riflessione analitica e logica vengono messe da parte e sostituite da un cervello primitivo di mammiferi, da comportamenti e da emozioni primordiali. Una volta trasformata la coscienza collettiva della popolazione secondo i piani dei burattinai, può avere inizio la marcia verso la guerra, l’invasione e l’occupazione.

Seconda parte

Il mito del nemico dai poteri sovrumani

C’è uno scopo nell’avere dei nemici, perché la loro esistenza è la spina dorsale che sorregge le corporazioni e i liberisti. Infatti c’è tutta una metodologia sottesa a questa follia. Avere nemici significa avere il controllo sulla paura e sull’odio delle persone, e avere in pugno le masse in preda ad emozioni animalesche. Premendo semplicemente alcuni tasti, si può manipolare la psiche di una nazione e mandarla in guerra, giusto il tempo impiegato da due grattacieli per implodere. Il nazionalismo e la xenofobia accecano l’intelletto; l’ignoranza rende sordi alla voce della ragionevolezza.

L’uso di nemici serve a distrarre la mente delle persone dai loro problemi quotidiani, incatenando la verità nelle prigioni dei liberisti e dei neoconservatori. L’ombra del nemico aiuta a preparare eserciti di invasione e di occupazione, agevola la mobilitazione dell’economia nazionale in modo tale che sia sempre pronta alla guerra perpetua, e impedisce alla gente di accorgersi che i suoi beni vengono dilapidati, mentre le si chiede di avere pazienza anche dinnanzi al disastro completo.

L’illusione creata di un nemico invisibile costringe i suoi diffusori e i suoi propagandisti a dare un volto ai malvagi nascosti. Personificare e dare un’impressione di realtà ad una guerra di fiction è una tecnica usata dai guardiani delle porte, per renderlo più verosimile e rafforzare l’impressione agli occhi delle masse che sia veramente in atto una guerra contro un male concreto. Si deve dare l’impressione che il nemico esista davvero e sia un essere umano le cui azioni malvagie debbano essere fermate a qualunque costo.

Eppure, anche se i volti sono reali, i misfatti e le azioni della mente del nemico non sono altro che roba da film hollywoodiano, visto che semplici mortali si trasformano in demoni dai poteri soprannaturali e sovrumani, apparentemente immortali, che guidano i loro eserciti con un’intelligenza divina e con la capacità carismatica degna di generali. Questi malvagi, presenti in molteplici teatri di azione, riescono sempre a sfuggire in modo straordinario alla loro cattura, evitando la morte e le ferite, pur continuando a infliggere danni ai nostri soldati. Nemmeno la taglia di 25 milioni di dollari americani posta sulla loro testa è stata d’aiuto ai soldati e ai mercenari degli Stati Uniti d’America.

Gli Osama e i Zarqawi della cosiddetta guerra contro il terrore vengono trasformati in esseri immortali dai propagandisti e dagli esperti di marketing. E’ come se questi terroristi avessero i loro destini scritti dagli sceneggiatori di Hollywood, visto che la loro abilità sembra non avere simili e va aldilà della comprensione umana. Ma i loro volti e i loro nomi devono essere ricordati e raffigurati sui poster, la loro fama deve risuonare per tutti gli Stati Uniti d’America, perché essi sono i simboli del nemico che stiamo combattendo laggiù e quindi noi dobbiamo metterci a combatterli quaggiù. La loro fama inventata, un’altra illusione creata dalla guerra psicologica perpetrata ai nostri danni, deve essere percepita come riprovevole e maledetta, degna di persone folli e di psicopatici, perché più sono pericolosi i terroristi, più è importante continuare la guerra al terrore.

Con la scomparsa improvvisa di Osama come “poster child” [n.d.t. letteralmente “bambino immagine”, ossia volto immagine della propaganda], la creatura del nemico doveva assumere nuove sembianze. Così è nato l’impenetrabile Zarqawi, perché il suo nome e la sua fama collegano Al-Qaeda direttamente all’Iraq, permettendo così alle corporazioni e ai liberisti di manipolare la guerra contro il terrore, dando l’impressione che i nostri soldati siano in Iraq perché anche lì esiste un covo del nemico. L’illusione del nemico Zarqawi permette al governo di affermare che l’Iraq sia infestato da terroristi, che tutti gli attacchi contro le nostre forze siano da attribuire direttamente ad Al-Qaeda. Per coloro che fabbricano queste alterazioni della realtà, la resistenza irachena non esiste e gli iracheni non stanno insorgendo e lottando contro l’occupazione oppressiva delle loro terre.

Perciò la guerra in Iraq non viene spacciata come la lotta di guerriglieri nazionalistici che combattono in nome della libertà contro gli invasori oppressivi e che vogliono cacciare le forze statunitensi, come in effetti è, ma come una opportuna messinscena che vede le forze statunitensi contrastare il nostro nemico, ossia i terroristi della jihad appartenenti ad Al-Qaeda (in realtà, meno del 6 per cento di tutti gli arresti eseguiti dalle forze statunitensi sono di stranieri, secondo la ricerca condotta dal Dipartimento di Guerra). La resistenza interna irachena, così come il loro appoggio da parte di oltre l’80 per cento della popolazione, non viene mai resa nota alle masse, perché ciò manderebbe in frantumi lo specchio nero che mantiene viva la chimera della guerra in Iraq da tre anni.

L’inganno che vuole che gli Stati Uniti stiano combattendo contro i terroristi, opportunamente accusati per i fatti dell’11/9, facendo leva sulla sofferenza provocata da quel giorno infausto, è servito ad ottenere l’appoggio per una guerra illegale e immorale basata sulle menzogne. Dopo tutto, noi stiamo combattendo il nemico lì e così non dobbiamo combatterlo qui in casa. In realtà, la guerriglia in corso trova il sostegno della gran parte della popolazione irachena la cui vita è diventata un inferno a causa dell’invasione e dell’occupazione perpetrata dagli Stati Uniti d’America.

Per coloro che gestiscono la propaganda, in questo film hollywoodiano, noi non appariamo mai come le forze del male, ma nella realtà i malvagi siamo noi, siamo noi quelli che uccidono, opprimono, mutilano, bombardano, torturano, disumanizzano e sventrano completamente un’intera popolazione e un’intera civiltà. E poi si dice che noi combattiamo contro i terroristi, e non contro i guerriglieri della libertà, che noi lottiamo per difendere la libertà e la democrazia e non per il petrolio e per interessi geo-politici, e che abbiamo invaso per rovesciare un dittatore, e non importa se la tirannia che c’è oggi è peggiore di quella di prima.

Arriverà il giorno in cui il nome di Zarqawi cesserà di avere l’effetto desiderato sulla popolazione statunitense, come un prodotto scaduto. Quando arriverà quel momento, allora una nuova forza del male apparirà per prendere il posto della propaganda creata dai liberisti al potere, e il suo arrivo verrà lanciato come un nuovo prodotto sul mercato: pronto, desideroso e capace di spargere il terrore nel mondo, di distruggere gli Stati Uniti, per il suo odio verso la nostra libertà e la nostra democrazia.

Come Osama e Zarqawi prima di lui, questo nuovo nemico malvagio vedrà crescere la propria fama in modo esponenziale, le sue parole e le sue azioni verranno disseminate a nostro uso e consumo e per la manipolazione del nostro cervello. Ci verrà fatto credere che occorre temerlo e noi chiederemo che venga ucciso dopo ogni singolo atto di barbarie a lui attribuito che ci verrà comunicato. Un centinaio dei suoi secondi e terzi comandanti in capo verrà ucciso in combattimento, i nomi dei suoi luogotenenti riecheggeranno nelle notizie che ci vengono date, ma tutte le volte lui sarà riuscito a sfuggire alla sua imminente cattura.

Il nemico orchestrerà bombardamenti, morte e atroci atti terroristici, la sua faccia sarà raffigurata sui poster perché le masse lo vedano e lo ricordino. Per qualche anno sarà uno strumento estremamente utile per gli autori di questa guerra psicologica condotta ai danni della gente; diventerà una miniera d’oro per la propaganda e la distrazione [delle masse], la sua fama crescerà ad ogni nuova notizia trasmessa dai media dominati dalle corporazioni. Il suo nome verrà pronunciato ripetutamente, bombardato nella nostra mente, e diventerà così, grazie allo spazio garantitogli sui media, il malvagio, il terrorista, il nuovo nemico degli Stati Uniti. Il nuovo “poster child” della guerra perpetua per il profitto perpetuo conquisterà la mente di milioni di persone, cui verrà ordinato di temere attacchi contro la loro città e i loro figli.

La sua leggenda inventata vivrà d’infamia, dando sempre nuovo ossigeno alla guerra contro il terrore, ravvivando una campagna di marketing affievolita. I misfatti e le azioni attribuitegli renderanno più potente il regime, garantendo l’appoggio per la sua continua appropriazione di miliardi di dollari provenienti dai soldi dei contribuenti fiscali. I nostri beni si dissiperanno andando a finire diritto nelle casse delle corporazioni e dei capitalisti che riceveranno l’ordine di assemblare e costruire gli strumenti di morte e di distruzione di cui il complesso militare-industriale avrà bisogno per i prossimi cinquant’anni. I nostri figli verranno spediti in terre straniere a morire o a restare mutilati con il pretesto che occorra uccidere [il nemico], inventando una bugia dopo l’altra. Mai catturato, mai trovato, come un fantasma che vive in mezzo a noi, il più potente esercito che il mondo abbia mai conosciuto fallirà nei suoi tentativi di portarlo alla giustizia, perché fin quando egli sarà in libertà, l’illusione creata dalle corporazioni può continuare, così come la guerra psicologica ai nostri danni, la loro più proficua guerra al terrore.

In una guerra di fiction, senza una nazione da condannare, deve essere dato un volto al mistero e all’ambiguità, per far sì che le masse continuino a vivere nell’illusione di essere in guerra contro il terrore, in lotta contro un nemico che possiede l’audacia dei film hollywoodiani. E’ un conflitto contro gli Arabi, i Persiani e i Musulmani il cui unico crimine è quello di vivere da millenni sopra una risorsa che induce alla dipendenza e che è al tempo stesso essenziale per mantenere questi nostri standard di vita insostenibili ed eccessivi.

La guerra psicologica

L’invenzione della guerra al terrore – insieme alla sistematica stigmatizzazione degli Arabi e dei Persiani come nemici degli Stati Uniti – ha coinciso perfettamente con la corsa ad assicurarsi i restanti pozzi di una risorsa nota come l’escremento del diavolo, il sangue nero necessario per far funzionare le macchine degli esseri umani, in una partita a scacchi di livello geo-politico. Se ci fosse stato un vasto numero di pozzi di petrolio, invece che nel Medioriente e in Asia Centrale, in America Latina, allora la guerra al terrore si svolgerebbe in Brasile o in Ecuador o in Venezuela, e gli Ispanici sarebbero i mostri di oggi. Invece gli Stati Uniti hanno mentito a se stessi e ingannato la propria gente, cercando di trovare giustificazioni per occupare e prendere il controllo dei restanti pozzi di petrolio, scatenando una guerra psicologica per poter meglio manipolare la popolazione e usando il terrore come un pretesto per invadere e occupare una meta molto importante dal punto di vista geo-politico e geo-strategico, l’Iraq.

Come risultato, l’occupazione dell’Iraq ha aperto la via verso il resto del Medioriente divenendo una porta sull’Asia Centrale e le sue vaste quantità di petrolio. A sua volta, l’Afghanistan, adesso nelle mani degli statunitensi, è diventato un premio geo-politico di grande importanza strategica, utilizzato per le condutture del petrolio e del gas e per le basi militari permanenti, oltre che per garantire la presenza necessaria a contenere i prossimi nemici degli Stati Uniti, cioè l’Iran, la Cina e la Russia. Con l’Iraq e l’Afghanistan, ora colonie statunitensi a disposizione per tutti i fini pratici necessari, e le forze militari saldamente trincerate all’interno di basi permanenti destinate a proteggere e controllare il flusso del petrolio, esiste un’alta probabilità che si attui un’ulteriore azione di intervento in Iran e/o in Asia Centrale.

La guerra al terrore, nata l’11/9, è un strumento di controllo perfetto per i liberisti al potere, dato che i suoi meccanismi hanno permesso l’invasione preventiva e la conseguente occupazione dell’Iraq, così come fornito la scusa perfetta per mantenere una salda roccaforte in Afghanistan. Se la fervida resistenza irachena non avesse provocato il collasso cui ora stiamo assistendo, intrappolando le forze statunitensi in un pantano e in una carneficina, questa messinscena della guerra al terrore si sarebbe inevitabilmente estesa portando all’invasione dell’Iran e della Siria fino all’ Asia Centrale.

Nei corridoi frequentati dagli avvoltoi neoconservatori e liberisti, l’idea era che l’11/9 sarebbe stata la nuova Pearl Harbor necessaria per smobilitare la popolazione, sfruttando la sua fragile psiche, portandoci costantemente sul piede di guerra. Inoltre, l’invasione dell’Afghanistan sarebbe stata giustificata e molto facile da realizzare, l’Iraq sarebbe stata una passeggiata e, alla blitzkrieg [n.d.t. guerra lampo] degli Stati Uniti nel Medioriente, sarebbe ben presto seguita l’invasione dell’Iran e della Siria.

Dopodiché, gli Stati Uniti avrebbero dettato le proprie condizioni a tutte le altre nazioni del Medioriente, controllando i loro leader ma soprattutto i loro pozzi di petrolio, le loro condutture, i loro porti, le loro vie d’acqua e le loro infrastrutture, decidendo di vendere il petrolio dai mercati americani e britannici, in dollari, non in euro. Dopo avere assunto il controllo del Medioriente, sarebbe stata solo una questione di tempo e poi l’Asia Centrale si sarebbe offerta di sua spontanea volontà agli Stati Uniti, assicurandosi le proprie condizioni, i propri prezzi e i barili di petrolio in modo favorevole, prendendo la decisione considerata meno pericolosa, ossia farsi amica la super-potenza piuttosto che i giganti asiatici.

L’11/9 è stato l’elemento catalizzatore della guerra al terrore, la molla che ha dato il via ai sogni orgasmici imperialistici dei liberisti e dei neoconservatori. Si è trattato di un momento che ha segnato la storia, anche se ha colpito alcuni isolati del centro di New York City, e che ha mandato scosse di paura e di odio, seguite immediatamente da invocazioni di ira e vendetta, per tutto il paese. Come se una bomba nucleare di una guerra psicologica fosse stata lanciata nella nostra atmosfera, trasformandoci in animali irrazionali, sprigionando il nostro inconscio e le nostre emozioni di esseri primati ai danni della nostra razionalità umana.

Abbiamo visto ripetutamente le immagini televisive dell’orrore e del male propagatosi quel giorno; quella carneficina e quella devastazione ci sono state mostrate da ogni angolo, l’immediata propaganda dei giornalisti-giullari è penetrata fin dentro i nostri pori, e gli stenografi del potere hanno iniettato dentro di noi il loro veleno. Così alla fine ci siamo trasformati in un esercito di robot, che non prestano ascolto alla ragione né seguono esempi di umanità, che non riescono a controllare le proprie emozioni, insomma in un branco di pecore che possono essere facilmente indotte a eseguire pedissequamente gli ordini delle corporazioni.

Siamo diventati, per il nostro sciovinismo, per il nostro nazionalismo, per il nostro patriottismo e per la militarizzazione in stile nazista della nazione, un popolo sull’orlo di una psicosi di massa, pronto a bombardare e uccidere intere nazioni, pronto a perdere ogni senso morale pur di ottenere la vendetta che il nostro cervello di animali mammiferi chiedeva.

Subito dopo la distruzione delle Torri Gemelle, abbiamo ceduto al volere dei nostri padroni, lasciandoci plasmare come argilla fresca, diventando esattamente ciò che l’Establishment voleva farci diventare. L’odio da noi provato è stato manipolato e diretto a focalizzare la nostra attenzione sulle persone dalla pelle scura e dalla religione a noi estranea del Medioriente. La nostra paura è stata sfruttata, la nostra fragile psiche abusata, e siamo giunti così alla guerra contro gli Arabi e i Persiani e i Musulmani, per motivi segreti che non volevamo né sapere né capire.

Per assicurare il controllo sul petrolio e la continuità dell’espansione economica, è stata dichiarata una guerra psicologica a 300 milioni di statunitensi, e i meccanismi del corporativismo hanno agito all’unisono per fare di noi un esercito di automi irrazionali in marcia, disposti a rinunciare ai nostri diritti e alle nostre libertà, a sacrificare i nostri figli, le nostre figlie e i nostri beni per il nostro desiderio di vendetta e la nostra sete di sangue. Come effetto del turbamento indotto dalla guerra [n.d.t. psicologica] condotta contro di noi, ci siamo sottomessi al miope controllo dei potenti. I nostri istinti animaleschi hanno preso il sopravvento; il nostro intelletto umano è scomparso dietro le nubi create dall’11/9, per tornare solo alcuni anni dopo a reclamare il suo posto insieme alla ragione e alla logica. Il potere della guerra psicologica sulla popolazione è davvero così grande e altrettanto elevato è il livello di perfidia dei liberisti che curano gli interessi delle corporazioni e dei neoconservatori.

Alla fine, noi abbiamo permesso al corporativismo di avanzare rapidamente nel tempo, saldando fermamente le sue tenaglie sul nostro Paese; abbiamo permesso che crescesse progressivamente di dimensioni, aumentando il proprio potere. E i suoi strumenti si sono radicati nella società, erodendo lentamente i nostri diritti e le nostre libertà. La sua ascesa alla ribalta adesso sembra inevitabile, dato che questa fase del capitalismo statunitense lo alimenta e lo sostiene, grazie anche alla nostra acquiescenza e apatia. Con un altro attacco, reale o artefatto, gli Stati Uniti entreranno nell’epoca dell’autoritarismo. Forse proprio questo è stato da sempre il piano dei potenti della Terra.

Siamo scivolati in un’epoca orwelliana e, quando le corporazioni non vedranno più alcuna utilità nell’usare i terroristi arabi/persiani come nemici, ne verrà creato uno nuovo, appena in tempo per corrispondere ai piani e agli obiettivi ambiziosi di chi è al potere, e ancora una volta sarà un nemico plasmato per intrattenerci e distrarci, arrivato dal lontano Oriente per modificarci e dominarci.

Nemico perpetuo, controllo perpetuo

Studiato come un prodotto di marketing per sfruttare le nostre paure e il nostro odio, costruito apposta per smobilitare le nostre forze verso azioni immorali, il nuovo nemico si evolverà, rinascendo dalle carcasse di quelli che lo hanno preceduto, uscendo dal suo bozzolo, attraverso un processo di metamorfosi che lo renderà capace di assumere sembianze diverse, pronto a terrorizzarci e a indurci per paura a obbedire. Ancora una volta funzionerà come una magia che cattura la nostra mente, manipola la nostra psiche, porta la società nella direzione voluta dalle corporazioni. Chi è al potere trasformerà un intero popolo in barbari, producendo creature sub-umane che vogliono distruggerci per la nostra libertà e democrazia.

Il nuovo nemico degli Stati Uniti funzionerà come un incantesimo, come sempre, costantemente pronto a perseguire gli interessi di pochi, a demonizzare gli innocenti e incantare gli ignoranti.

Sì, un nuovo nemico si può scorgere all’orizzonte. Nel giro di pochi anni la rivalità con la Cina crescerà e si intensificherà, perché questo mondo non può sostenere sia gli Stati Uniti che una nazione di 1,4 miliardi di persone la cui economia supererà la nostra nel giro di una decade o due. Quindi seguirà una nuova Guerra Fredda, verranno delineati nuovi nemici e si evolveranno nuove forme di condizionamento. A due popoli verrà insegnato ad odiarsi reciprocamente, con un lavaggio del cervello che li indurrà a vedere nell’altro il male, perché la corsa a quel che rimane delle risorse naturali è iniziata e il mondo sta esaurendo l’acqua, il petrolio e lo spazio.

Come i Sovietici e i terroristi arabi/persiani musulmani prima di lui, il nemico cinese sarà propagandato in modo subdolo, le sue gesta e i suoi misfatti narrati e rinarrati, il suo odio per il nostro sistema di vita verrà fatto apparire come eterno. Le nostre menti verranno programmate per credere non alla realtà ma a ciò che le corporazioni vogliono. Noi verremo manipolati per inseguire la vittoria contro la minaccia rossa della Cina, ci verrà detto di sacrificare il nostro sangue, il nostro sudore e le nostre lacrime per questa causa, per la salvezza degli Stati Uniti, e quella delle corporazioni. Saremo costretti a sudare fatica nelle aziende e nelle catene di montaggio del complesso militare-energetico, e il nostro governo liberista si ingozzerà conquistando terre e risorse, mentre i nostri salari verranno dati alle corporazioni che ci possiedono.

Col passare del tempo il terrorista arabo/persiano musulmano nel ruolo di nemico degli Stati Uniti scomparirà dalle nostre coscienze, magari tornando ad essere nella mente degli statunitensi il guerrigliero che lotta per la libertà come veniva propagandato un tempo, andando così a chiudere il cerchio. Magari si unirà a noi nella nuova Guerra Fredda, pronto a combattere contro i cinesi, diventando nostro amico e alleato. Ma la Cina, antica civiltà saggia e paziente, aspetta di spiccare in volo, facendo passi da gigante. La Cina è un crescente colosso di cui noi ora sentiamo i tamburi, e che sta agendo metodicamente in modo tale che il suo futuro rivale si dissangui fino alla morte, lasciando che gli Stati Uniti si auto-distruggano.

Col passare del tempo ancora una volta ci verrà permesso di vedere la bellezza e lo splendore della cultura araba e persiana, dal Marocco all’Iraq e all’Iran, liberi di esplorare incantevoli terre straniere, aliene quanto affascinanti per la loro architettura, la loro moda, le loro arti decorative, il loro design, la loro musica, le loro idee e il loro pensiero.
Magari ingloberemo alcuni tratti della loro cultura nella nostra, perché ciò che non è mai stato visto dagli occhi umani appare come bellissimo, e, ben presto desiderato, viene poi imitato. Con il passare del tempo noi saremo in grado di apprendere dai nostri amici arabi e persiani, che la loro è un’antica civiltà, per molti aspetti diversa dalla nostra, ma per altri versi anche simile, e che ha, come ogni cultura, lati positivi e negativi.

Col passare del tempo capiremo che la messinscena in cui viviamo dalla metà del 2001 ha degradato la nostra civiltà, rendendoci dei torturatori e degli invasori e degli occupatori e degli assassini e degli usurpatori di diritti umani, nella nostra azione di distruzione della storia, della cultura e di civiltà millenarie. Capiremo che gli Stati Uniti stanno crollando sotto il peso della loro ipocrisia e della loro immoralità, dato che le loro fondamenta sono state seriamente danneggiate dai loro crimini contro il pianeta e l’umanità. Forse riusciremo persino a comprendere i nostri errori, la follia da cui ci siamo lasciati sopraffare e la strage di innocenti che abbiamo perpetrato con il nostro potere e il nostro benessere.

Ma proprio quando saremo pronti a perdonarci per ciò che abbiamo permesso che si compisse nel nostro nome e quando cercheremo di arrivare ad una conclusione chiedendo perdono al mondo intero e al popolo iracheno in particolare, un nuovo nemico verrà creato per distrarci e sedare la rabbia che adesso noi proviamo perché ci è stato mentito e perché siamo stati ingannati e manipolati. Man mano che la paura, l’odio, il nazionalismo e la xenofobia provocata dall’11/9 andranno svanendo per il passare del tempo e il venir meno della psicosi, una nuova versione di guerra psicologica ci verrà inflitta, per danneggiare la nostra mente e controllare la nostra vita.

Proprio quando finalmente saremo pronti a pretendere la giustizia negataci, pronti ad affrontare il vero nemico che vive tra noi, verrà ideata una nuova forma di terrore per farci tacere. Nuovi 11 settembre, forse portatori di maggiore distruzione e morte, ci accompagneranno nell’era futura dello stato autoritario statunitense, garantito ai liberisti dalla nostra stessa volontà manipolata. Proprio quando inizieremo a fare domande e a cercare la responsabilità finora elusa, una nuova minaccia sorgerà, un nuovo attacco avrà luogo in una delle nostre città, le cui immagini verranno opportunamente riprese dalla televisione, diffuse ampiamente dai media dominati dalle corporazioni desiderosi di ricreare il ciclo di propaganda scatenato dall’11/9. La sua ineluttabilità è un fatto scontato.

Ancora una volta cadremo nella stessa trappola, diventando le pedine delle corporazioni, l’esercito di “Tedeschi buoni.” Il terrore nuovo e reale arriverà appena in tempo per prendere possesso ancora una volta delle nostre menti, trasformandoci, ancora una volta, in animali irrazionali mossi dalla pura emozione e dall’istinto irrazionale, in un gregge di pecore facilmente controllate dai nostri padroni. Ancora una volta ci mobiliteremo, marciando allo squillo delle trombe della guerra e della violenza, divenendo lo strumento di cui le corporazioni hanno bisogno per raggiungere i propri obiettivi.

Un nemico verrà scelto, le sue terre saranno prese a bersaglio e coloro che assomigliano al nostro nemico saranno bombardati. Tutto ciò mentre a noi, comodamente seduti sul divano, a svilire la nostra esistenza davanti alla televisione, verrà detto cosa pensare e cosa credere. Il nostro cervello animalesco prenderà il sopravvento sulla nostra mente razionale, perché ci verrà detto che dobbiamo avere paura, anche se non ci sarà niente di cui avere paura. Ci verrà detto che dobbiamo provare odio, anche se non ci sarà niente da odiare. Ci verrà detto che la nostra sicurezza è in pericolo, anche se noi saremo al sicuro. Ci verrà detto che la nostra realtà è quella che si vede sullo schermo e non quella della nostra vita quotidiana.

Ci verrà detto che dobbiamo ubbidire agli ordini dei leader liberisti, riporre la nostra lealtà eterna e fiducia su di loro e che, benché sembri che essi stiano rubando i nostri beni e mandando i nostri figli incontro alla morte certa e distruggendo la nostra reputazione, portando la vergogna sul nostro Paese e conducendoci in una serie di disastri dovuti all’incompetenza, noi non possiamo mai fare domande, non possiamo mai protestare, non possiamo mai esprimere il nostro dissenso, ma dobbiamo diventare per sempre degli automi ignoranti che si slacciano la cintura dei pantaloni, per piegarsi agli ordini dei potenti e che permettono che la loro mente venga violentata e la loro esistenza sodomizzata.

Una volta che le menti di decine di milioni di persone sono tutte allineate, la loro capacità di pensare in modo indipendente cancellata dalla loro memoria, una volta che sono pronte, disposte e in grado di sacrificare i propri figli, i propri beni e i propri valori morali per quegli esperti burattinai, e diventare schiave del sistema, queste partite di scacchi a livello geo-politico e geo-strategico possono continuare e il potere dei nostri padroni liberal-corporativisti può espandersi.

Il nome di questo gioco è il controllo della nostra società, della nostra cultura, della nostra vita e del nostro futuro. Questo gioco del controllo ha come premio il dominio sul mondo, sulle sue risorse, i suoi popoli e i suoi territori. E’ come una grande sfida a scacchi in cui si sacrificano le pedine e si muovono i re. Per i potenti della Terra l’umanità non è che un gregge che va dominato e controllato, mentre le nostre vite e i nostri destini vengono stabiliti dalle realtà inventate e le decisioni prese da quei giocatori che occupano i posti del potere supremo. E’ la storia dell’umanità, di una corrosiva piramide gerarchica, di un sistema di caste, di chi è fortunato e di chi è segnato da un triste destino, di un meccanismo di controllo perpetuo.

La nostra civiltà è sempre la stessa da millenni e non cambia, con pochi individui al vertice, da sempre dotati del potere di controllo sulle masse, e le masse sempre facilmente manovrabili, che scelgono di rimanere schiave della situazione attuale e che temono di affrontare ciò che potrebbe portare il futuro. L’invenzione di nemici non è che una delle forme di controllo su di noi, e senza la cui creazione e marketing, il potere, il dominio e il benessere di coloro che se ne sono serviti non sarebbero potuti aumentare in modo esponenziale come hanno fatto.

Manuel Valenzuela è un critico e commentatore sociale, analista di affari internazionali e opinionista su internet. Si possono leggere i suoi articoli e il suo archivio sul blog: http://www.valenzuelasveritas.blogspot.com e sul sito http://www.informationclearinghouse.info così come su altri siti di notizie alternative in giro per il globo. Egli è anche autore di un romanzo di fiction intitolato Echoes in the Wind. Valenzuela apprezza i commenti e può essere contattato tramite l’indirizzo e-mail: [email protected]

Manuel Valenzuela
Fonte: http://www.informationclearinghouse.info/
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article11340.htm
19.12.2005

TRADOTTO DA CRISTINA PEZZOLESI (PIXEL) per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Truman