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COME SI ABBATTONO I REGIMI

DI GIULIETTO CHIESA
megachip.info

Raramente scrivo recensioni. In genere, quando non sono costretto a farlo da ragioni di convenienza, o per soddisfare le pretese di autori molto insistenti, scrivo di libri che mi piacciono, o che intendo proporre ad altri lettori perchè li ritengo utili, o perchè offrono angoli visuali originali.
In questo caso il libro in questione non mi è piaciuto per niente. Anzi l’ho trovato irritante. Il suo autore è sostanzialmente un poveraccio (intellettualmente parlando s’intende), che esce come un pulcino inzuppato di ideologia – intesa come falsa coscienza – dalla lavatrice del pensiero unico. Un esegeta, dunque, della Matrix in cui ha vissuto, del tutto incapace di vedere i suoi confini. Una specie di protagonista da “Truman show”, ma privato di ogni possibilità di redenzione.

Nella foto: Gene Sharp

Perchè ne scrivo, dunque? Perchè – come avrebbe detto Leonardo Sciascia – il contesto che rappresenta è straordinariamente interessante, ricco di informazioni su come si pensa, cosa si pensa, come si agisce nei centri della sovversione, quei posti dove vengono elaborate le vere strategie e tattiche rivoluzionarie dei tempi moderni. Tempi in cui, per essere precisi, le rivoluzioni le fa il Potere, non i rivoluzionari d’un tempo, non i mitici anarchici, non i popoli, non i partiti, non i soviet, o comunque si siano chiamati in passato, fino al secolo XX incluso.

E qui è subito opportuna una serie di notazioni non a margine. Forse utile per quei lettori che ancora pensano, appunto, con le categorie dei tempi andati; di quelli che, non essendosi aggiornati, non avendo fatto alcuno sforzo per capire quali cambiamenti sono intervenuti nei rapporti di forza, nelle dinamiche economiche e sociali, nei sistemi di informazione e comunicazione, nelle tecnologie della manipolazione, continuano ad applicare le teorie rivoluzionarie dell’epoca delle lotte di classe così come fu descritta, e creata, a partire dalla rivoluzione francese.
Ma queste note a margine, che sono la ragione vera per cui scrivo queste righe, potrebbero forse servire anche per coloro che rivoluzionari non sono, e non intendono essere, ma che semplicemente non hanno mai provato a cimentarsi intellettualmente con il problema del Potere. E, essendo totalmente impreparati a farlo, non sono capaci di capire come il Potere agisce per mantenere se stesso. Con quale ferocia, un Potere – ferocia tanto più grande quanto più grande è questo potere – usa gli strumenti dei quali dispone. Il Potere non è mai “dilettante”. E’ un mestiere. E agisce sempre per la vita o per la morte.

Ora gl’intellettuali sono spesso inclini a ragionare proiettando sugli altri la loro visione del mondo. Quando lo fanno sulle persone prive di potere commettono sempre dei guai, ma talvolta questi guai sono di secondaria importanza, perchè le persone normali non hanno potere. Ma quando questa proiezione si esercita nei confronti del Potere, essa può divenire esiziale, sia per chi la fa (cioè per gl’intellettuali stessi), sia per chi ci crede, cioè per i lettori dei loro libri, dei loro scritti, dei loro articoli, delle loro conferenze.

Se dunque tu cercherai di descrivere una lotta politica del Potere contro i suoi antagonisti come se fosse una partita di scopone, probabilmente finirai male (soprattutto se sei dalla parte degli oppositori al Potere). Il quale non gioca a carte, se si sente in pericolo: liquida, squalifica, esclude, se necessario uccide. Questo dettaglio sfugge alla gran parte degl’intellettuali e a quasi tutti i giornalisti. Quelli, tra questi ultimi, cui non sfugge, di regola si mettono dalla parte del Potere e così smettono di giocare a carte anche loro. Gli altri, i maggiormente stupidi, continuano a giocare a carte, essendo spesso utili a impedire a tutti gli altri di capire cosa fa il Potere. Questo spiega perfettamente perchè il libro di Gene Sharp è stato scritto: per loro.

Ovvio che con quelle categorie interpretative autoreferenti, non solo non si può vincere niente, ma non è più nemmeno possibile capire chi attacca e chi si difende, dov’è il campo di battaglia, chi sono i contendenti. Quando si discute con questi orfani della ragion politica non è difficile rendersi conto, per esempio, che questo vacuum quasi assoluto di analisi porta spesso costoro a pensare di essere all’offensiva su inesistenti tenzoni, mentre stanno subendo sconfitte clamorose nei campi reali dove la battaglia è in corso, ma dove loro non ci sono. Appunto perché sono altrove. I mulini a vento sono ciò che vedono questi Don Chisciotte modernissimi. La differenza tra loro e il loro prototipo consiste in un solo, enorme dettaglio. Quello della Mancia sognava per conto proprio. Questi sono stati ipnotizzati dal Potere, e vengono condotti per mano dove questo vuole.

Il libro è, in sostanza, la descrizione di come l’Impero, morente, diventa sovversivo per difendersi. E’ un manuale della “rivoluzione regressiva”: l’unica rivoluzione esistente, che segnerà gli ultimi decenni che precedono il crash finale di questo sistema. Il quale, non avendo più futuro, è costretto a pensare a ritroso. E lo fa utilizzando l’ultimo strumento che ha a disposizione: le tecnologie. E’ per questo che riesce ad apparire moderno agli occhi di milioni di giovani, che – immersi come sono nella Grande Piscina dei Sogni e delle Menzogne – non riescono a guardare “fuori” e a vedere la complessità della manipolazione cui sono soggetti.

L’autore si chiama Gene Sharp e non è un ragazzino, visto che è classe 1928. Come abbia vissuto fino ai giorni nostri è faccenda non misteriosa. Basta guardare su Wikipedia la sua modesta carriera di sovversivo.

In questa specialità emerge al termine di una lunga vita nell’ombra, pubblicando un libro il cui titolo originale – “From Dictatorship to Democracy” – richiama subito alla memoria Francis Fukuyama, quello della “fine della storia”. L’editore italiano è Chiarelettere, per altri aspetti benemerito, ma in questo caso completamente abbacinato anch’esso dall’ideologia imperiale.

I confini di Matrix, come sappiamo, sono vasti e appiccicosi. Nell’ultima di copertina l’editore italiano ci informa che Sharp “è ritenuto tra i principali ispiratori delle rivoluzioni che stanno sconvolgendo il mondo arabo”. Definizione riduttiva. In realtà Gene Sharp (diciamo la sua scuola di pensiero, sebbene chiamarla in questo modo faccia correre qualche brivido nella schiena) è l’ispiratore di tutte le esportazioni della democrazia americano-occidentale dell’ultimo trentennio. Di quelle innescate e vinte, come di quelle tentate e perse. E’ bene ricordarlo, perchè nonostante il Potere sia l’unico rivoluzionario esistente, non è detto che le rivoluzioni che tenta le vinca tutte. Qualche volta le perde. Comunque Sharp è il profeta, appunto, delle “rivoluzioni regressive”. Per questo merita tutta l’attenzione da parte nostra, di noi che siamo le sue vittime, i suoi bersagli.

Lui, di sè, dice: “Ero a Tien an men quando i carri armati ci sono venuti addosso” (La Repubblica, 17 febbraio 2011). Capito dove stava? Forse era lui quel giovanotto che fermò la colonna dei carri armati sotto l’Hotel Pechino. A quanto pare fu dappertutto. C’era lui dovunque sorgessero le rivoluzioni , come i funghi, specie dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Sicuramente Gene Sharp era anche quel rude picconatore che sgretolava a martellate il famoso Muro di Berlino. E’ stata la sua tavolozza a fornire i colori delle varie rivoluzioni del ventennio passato, da Belgrado a Tirana, a Pristina a Kiev, a Tbilisi. Quando Gene Sharp non era presente di persona, sembra di capire che “ispirava” da lontano.

Il libro risulta tradotto in quasi trenta lingue, sicuramente in arabo, in russo e in cinese. E si capisce il perché, leggendolo. Perché le centrali sovversive guardano già a Mosca e San Pietroburgo, a Pechino e Shanghai. Si capisce anche che contenga qualche contraddizione, come accade a tutti i bestsellers. La tesi centrale del libro è che ogni dittatura può essere abbattuta, “purchè la ribellione nasca dall’interno”. Ovvero: purchè sembri che essa nasca dall’interno.

Viene in mente subito la Libia. E, ai giorni nostri, la Siria, o anche la Russia.

Infatti Gene Sharp spiega subito che, per nascere dall’interno, se non ci arriva da sola, la ribellione, deve “essere ispirata” da qualcuno. Ecco: il libro di Sharp è un manuale per formare gli “ispiratori”. Per questo – ma Sharp non lo dice – è sufficiente avere molti soldi, a decine e centinaia di milioni. Infatti, queste ribellioni avvengono di regola – così è stato fino ad ora – nei luoghi dove i redditi sono bassi, più bassi, e dove il denaro è l’arma principale per “ispirare”. Senza questo “differenziale” di ricchezza, non c’è ispirazione che tenga. E il primo suggerimento da dare agl’ingenui che non conoscono il Potere è proprio quello di chiedersi: come mai gl’«ispirati» che Gene Sharp cerca sono tutti nei paesi che soffrono di quel differenziale?

Non sarà che, ad essere «ispirati», sono gl’intellettuali dei paesi più poveri? Con i proventi di quel differenziale si possono finanziare centinaia e migliaia di borse di studio, di grants per professori universitari, che accorreranno nelle università britanniche, americane, francesi, tedesche, nei think-tank occidentali, dove verranno educati in piena libertà ad amare solo i valori occidentali, e dove vedranno aprirsi autostrade per le loro carriere future. In patria dopo la vittoria, all’estero in caso di sconfitta. E’ così che si delinea il provvidenziale aiuto dall’esterno. C’è, per questo, e opera da decenni, una possente rete di istituzioni specificamente ad esso destinate, costruite, finanziate. Da “Giornalisti senza frontiere”, solo per fare qualche esempio, ai vari Carnegie Endowment for International Peace, agli Avaaz che raccolgono firme a tutto spiano, e che a volte sembrano davvero delle centrali missionarie, moralizzatrici, libertarie, ecologiche, verdi, comunque molto colorate. Ci sono, per questa bisogna, radio come Free Europe, Radio Liberty, Deutsche Welle e via elencando. Ci sono televisioni satellitari, una marea di siti web, che sono impinguate di piccoli eserciti di “ispiratori” dall’esterno, che trasmettono incessantemente, foraggiano, spingono, descrivono le lotte per i diritti umani, per la democrazia; che fissano le scadenze delle rivoluzioni, delle “primavere”, degli aneliti alla libertà d’impresa, al mercato.

Se, per esempio – com’è accaduto recentemente – il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deve votare una risoluzione di condanna del governo siriano che troverà il veto di Russia e Cina, ecco che l’”ispirazione” giungerà puntuale a muovere tutti i media occidentali perchè annuncino stragi in diverse città siriane. Mancheranno fonti attendibili e conferme, ma basterà per questo pubblicare i dati forniti da Avaaz, non si sa come raccolti, oppure quelli di Al Jazeera e di Al Arabiya, la cui attendibilità è ormai pari a quella della CNN, cioè uguale a zero. Non insisterei su tutti questi noiosi dettagli se non avessi assistito di persona alle modalità con cui sono state finanziate e organizzate le rivoluzioni colorate in Jugoslavia, in Ucraina, in Georgia, in Cecoslovacchia, e prima ancora con il meraviglioso prototipo di Solidarność in Polonia, che ebbe come “ispiratore” principale, sotto il profilo ideologico e finanziario, niente meno che il Vaticano del – per questo – beatificato Karol Wojtyła.

Operazioni che, nel centro d’Europa, continuano tutt’ora attorno all’”ultima dittatura”, quella di Aleksandr Lukašenko in Bielorussia, accerchiata dalle radio e dalle televisioni che, pagate dall’Unione Europea, trasmettono dai territori appena conquistati del Prebaltico e della Polonia.

Naturalmente – sarà opportuno ricordarlo per prevenire le geremiadi di coloro che mi accuseranno di sostenere i dittatori più o meno sanguinari – in molti di questi casi le repressioni sono esistite ed esistono. Naturalmente la corruzione e la palese assenza di democrazia di alcuni di quei regimi esistono e sono esistite. Naturalmente esistono e sono esistite forme di resistenza dei diritti umani che meritano tutta la nostra solidarietà. Esse esistono, combattono in condizioni impari contro un Potere che è più forte di loro. Ed è appunto su di esse che si esercita l’”ispirazione” di cui scrive Gene Sharp. Ed essa può fare conto sulla potenza sterminata del denaro, quando è sterminato; ma anche sull’ingenuità dei destinatari. I quali, costretti come sono sulla difensiva, sono straordinariamente penetrabili alle forme più sottili, più innocenti, più “giustificabili”, di corruzione. E’ appunto maneggiando questa trappola che agiscono gl’”ispiratori” come Gene Sharp e i finanziatori che sono appollaiati sulle sue spalle.

Dunque la prima cosa che occorre fare, per capire cosa è successo e succede in tutti i paesi che si trovano dalla parte bassa del differenziale di ricchezza, è osservare l’evoluzione che si verifica proprio nei movimenti di ribellione: cioè come essi sono prima della cura cui vengono sen’altro sottoposti dagl’”ispiratori”, e poi dopo. Questa analisi rivelerebbe curiose somiglianze tra la trasformazione che fu subita, per esempio, da movimenti come “Otpor”, a Belgrado e nella ex Jugoslavia, e la rinomata e ormai defunta “Rivoluzione Arancione” in Ucraina. Si parte da qualche vecchio ciclostile, e si arriva con un contratto di insegnamento magari a Harvard. Resistere è difficile, per non dire impossibile. All’inizio sono “ispirazioni”, poi diventano ordini, ai quali è impossibile resistere. E più il differenziale è alto, più è facile trovare decine, poi centinaia, poi migliaia di sinceri, sincerissimi “ispirati”.

Hic Rhodus, hic salta. E’ qui che bisogna avere il coraggio e la forza di distinguere i diritti sacrosanti che vengono violati, dai profittatori politici esterni (o anche interni) che li utilizzano per fini di conquista. C’è un criterio abbastanza semplice per distinguere. Basta conoscere chi finanzia. Se, per esempio, ci sono buone ragioni per pensare che sia l’Arabia Saudita a comprare armi e a assoldare eserciti, ecco che si può stare certi che, appoggiando una data rivolta, non si lavora al servizio della democrazia e dei diritti, bensì si sostiene la barbarie e l’oppressione.

Ti mostreranno il contrario, naturalmente. E’ il loro mestiere. Lavorano per questo, ben pagati, 24 ore al giorno, tutti i giorni. Esempi preclari di questa circostanza sono l’UCK del Kosovo e la rivolta siriana. Nel primo caso fu un intero esercito a essere organizzato, finanziato, istruito, appoggiato da fiumi di denaro provenienti da Riyād, da Washington, da Berlino, dalla Nato. E non è un caso se il governo di Pristina che ne è emerso è un covo di criminali, le cui mani insanguinate vengono strette ora con calore a Bruxelles, in pieno ludibrio di ogni diritto umano e di ogni principio europeo di libertà e di rispetto dei diritti umani.

L’altro esempio è ora sotto i nostri occhi in Siria, dove l’evidenza mostra un intreccio complesso ma trasparente di aiuti esterni, ai ribelli provenienti da Israele, dalla Turchia, dall’Arabia Saudita, dagli Stati Uniti d’America. Non sono singole unità, sono centinaia, e poi migliaia di stipendi, di prebende, di consiglieri, di esperti. E poi, quando non bastassero i consigli e si dovesse fare ricorso alla forza, è la volta degli eserciti mercenari. E, quando essi vanno al potere e vincono, segue una lunga scia di sangue, di violenze, di vendette, di illegalità e di soprusi. E, dunque, si può essere certi che, in caso di caduta del regime di Bashar el-Assad, quello che verrà dopo non sarà certamente il trionfo della libertà e dei diritti umani. Si veda il caso, di nuovo, della Libia appena liberata dal “sanguinario” dittatore Gheddafi e in preda a masnade criminali che erano già tali prima che il conflitto cominciasse e che ora sono divenute padrone.

Insomma basta applicare l’antica regola del cui prodest. Che non è criterio certo al 100%, ma che funziona, in politica, quasi sempre. Ovviamente usando norme di cautela elementari, come quella di stare sempre attenti che gli organizzatori delle provocazioni le costruiscono sempre utilizzando alla rovescia proprio il principio del cui prodest. Così, quando vi capiterà di trovarvi di fronte a un attentato terroristico qualunque, basterà che analizziate bene – per disinnescarlo – il cui prodest che vi viene offerto su un piatto d’argento. Per esempio quando qualcuno assassinasse Vittorio Arrigoni, e voi sentiste da tutti i mass media, all’unisono, la rivendicazione di un non meglio identificato “gruppo salafita”, con tanto di sito internet e musichetta rivoluzionaria araba, dovreste immediatamente pensare che gl’ispiratori sono stati – faccio un esempio a caso – i servizi segreti israeliani.

L’edizione italiana di Gene Sharp mette in caratteri minori il titolo inglese e offre una nuova titolazione: “Come abbattere un regime”, e come sottotitolo offre un condensato ideologico da cento tonnellate di peso: “Manuale di liberazione non violenta”. Come non applaudire? Qui, sommersi nella melassa libertaria, si possono intravvedere diversi contenuti complementari. Il primo è chiarissimo: noi siamo la democrazia, la libertà e la verità. Dunque abbiamo il diritto, se non addirittura il dovere, di insufflarla sugli altri. Meglio se negli altri. Chiunque si opponga al trionfo dei nostri ideali è parte del “Male”.

I dittatori sono tutti brutti e cattivi, e sono tutti gli altri: quelli che contrastano il Bene. Chi non li combatte con sufficiente convinzione è un alleato del Male.

Perchè esistano i dittatori, da dove vengano, come si siano formati, se abbiano qualche legittimità, se siano stati un prodotto della storia, chi li ha portati al potere, se siano stati nostri amici e alleati, se siano capi di stato o di governo riconosciuti dalle Nazioni Unite, se abbiano quindi diritti riconosciuti dalla comunità internazionale, se abbiano ragioni da rivendicare, di carattere storico o di emergenza, tutte queste sono questioni che non meritano di essere neppure prese in considerazione. Essi infatti sono “oppressori di popoli”. I quali popoli, ipso facto, vengono sussunti all’interno del nostro sistema di valori. Essi, cioè, hanno i nostri desideri, i nostri impulsi, i nostri bisogni, le nostre aspirazioni. La storia, le diverse storie dei popoli vengono, come per incanto, cancellate. E, come passo successivo immediato, occorre immaginare per loro conto quale dovrà essere la forma di governo che essi devono avere.

Il secondo contenuto implicito è questo: loro, i dittatori, sono violenti; noi, i democratici, dobbiamo essere non violenti. Purchè, naturalmente, il dittatore non riesca a mantenere soggetto il suo popolo. Nel caso ci riesca, poichè noi abbiamo deciso che può farlo solo grazie alla violenza, allora saremo autorizzati a esercitare a nostra volta la violenza. O, per meglio dire, saremo autorizzati a “ispirare” l’uso della violenza da parte degli oppressi contro il “dittatore” che, nel frattempo avremo già definito “sanguinario”, autore di “massacri indiscriminati”. E, giovandoci del differenziale a nostro favore, incluso quello mediatico, saremo riusciti a far diventare dominante la nostra narrazione degli eventi in tutto il mondo esterno.

Dunque, se vi sarà violenza, questa sarà interamente da attribuire alla “sacrosanta” reazione popolare alla “repressione” del dittatore. S’intende che questa “sacrosanta” reazione popolare sarà armata e organizzata mediante il differenziale di armi, munizioni, organizzazione, informazione, tecnologia. Ma saranno comunque i pacifici manifestanti per la libertà a usare le armi contro il sanguinario dittatore e i suoi scherani. E i morti saranno tutti, indistintamente pacifici cittadini, la popolazione civile innocente. Va da sé, inutile ricordarlo, che effettivamente la popolazione civile morirà in grande quantità. L’essenziale è che i racconti e i filmati assegnino la responsabilità degli eccidi esclusivamente al dittatore sanguinario e ai suoi scherani. Che magari sono effettivamente scherani e sanguinari, ma che avranno la malasorte di essere considerati gli unici criminali che agiscono sul terreno.

Sarà utile non dimenticare che, mentre noi – che stiamo sulla parte alta del differenziale, e che leggiamo le cronache dalle nostre alture – applaudiremo alla rivolta pacifica dei popoli oppressi presi di mira dai dittatori efferati che abbiamo preso di mira, altri dittatori, proprio lì a fianco, insieme ai loro scherani sanguinari, saranno lasciati in piena tranquillità a opprimere i rispettivi popoli, godendo, nel fare ciò, del nostro più cordiale appoggio e sostegno. Questo dettaglio – lo ricordo di passaggio – viene sempre dimenticato dagl’intellettuali amanti dei diritti umani che ci stanno intorno e a fianco. E, se glielo fai ricordare, si irritano accusandoti di cambiare discorso. Infatti uscire dalla narrazione del mainstream significa, per loro “cambiare discorso”. E, a pensarci bene, per chi conosce solo la narrazione del mainstream, uscirne anche solo per un attimo significa cambiare discorso.

Ma procediamo oltre. A questo punto il paese astratto che stiamo considerando si trova già in piena guerra civile. Il movimento di protesta ha già ricevuto le necessarie istruzioni per l’uso per colpire i “talloni d’Achille” di quel determinato regime. Perchè Gene Sharp sa perfettamente che ogni regime ha i suoi talloni d’Achille che, se bene individuati e colpiti, potranno farlo crollare di schianto. Da qualche parte, possibilmente in un paese confinante, si trova già un’avanguardia bene organizzata, bene collegata con l’interno, bene integrata con il sistema informativo occidentale, capace di usare al meglio i social networks (tutti sotto il controllo e la guida dei centri di analisi occidentali). Non sarà mica stato casuale se, all’inizio del 2011, poco dopo l’avvio della cosiddetta “primavera araba”, Obama e Hillary Clinton convocarono proprio i chief executive officers dei principali social network, di Google, Facebook, Yahoo and companies? Per la verità quest’ultima è una evoluzione tecnologica che Gene Sharp non include nel suo manuale. Il libro è stato scritto prima che essa diventasse utilizzabile su larga scala e, sotto questo profilo, appare datato.

Ma il manuale di Sharp ha un pregio indubbio, quello di aiutarci a capire bene i meccanismi tradizionali, quelli che sono stati usati negli ultimi decenni e che – si può essere certi – non usciranno di moda. Adesso in Siria, superata la fase dell’innesco della guerra civile, non c’è più nemmeno bisogno di fingere che, a combattere, siano solo i pacifici dimostranti armati oppositori del regime di Bashar el-Assad. Ora si dice apertamente che centinaia di agenti americani, sotto la guida di David Petraeus, attuale direttore della Cia, sono impegnati a reclutare, in Iraq, miliziani delle tribù di confine perchè vadano a combattere in Siria. La stessa cosa avviene attraverso la frontiera turca, dove agiscono i contingenti militari provenienti da Bengasi di Libia, comandati dai leader fondamentalisti islamici che, con l’aiuto della Nato, hanno abbattuto il regime libico. E, dalla frontiera libanese, agiscono le bande del deputato di Beirut Jamal Jarrah, reclutatore di mercenari per conto dell’Arabia Saudita, uomo che fa da cerniera tra il pincipe Bandar, da un lato, e dall’altro – attraverso il nipote Ali Jarah – i servizi segreti israeliani.

Come dire: da un lato i dollari a camionate, dall’altro i migliori consiglieri militari e i più evoluti sistemi di intelligence di tutto il Medio Oriente. Si aggiungano le bande di commandos che già da mesi operano dentro i confini siriani, con l’obiettivo specifico di uccidere Bashar e i suoi più stretti collaboratori, di collocare bombe, di far saltare gli oleodotti.

Sarebbe evidente, il tutto, se i pubblici occidentali lo sapessero. Ma non lo sanno, perchè la cronaca è scritta all’incontrario. E i “diritti umani” della popolazione siriana sono giù stati avvolti nello stesso sudario in cui è imbavagliata ogni verità. Ma gl’intellettuali occidentali, insieme ai giornalisti, e assieme a una certa dose omeopatica di pacifisti, credono di sapere. L’esistenza del sudario non riescono nemmeno a immaginarla. Sentenziano con l’aria di farci sapere che “a loro non la si fa”. Pensano di essere più intelligenti – avendo letto qualche romanzo giallo, o perfino avendolo scritto – dei professionisti che lavorano a tempo pieno per conto di un Potere che non sta giocando a carte.

Così, m’è venuto in mente, usando un altro gioco, di provare una mossa del cavallo. Cioè di andare a vedere, in retrospettiva, cosa avvenne, una ventina d’anni fa, in Lituania. Anche lassù, molto lontano dal Medio Oriente, ci fu un inizio di guerra civile, quando l’Unione Sovietica stava per crollare. I lituani volevano l’indipendenza, e avevano diritto di chiederla. C’era un genuino movimento popolare che si batteva per questo. Fu sufficiente un inizio. Poi tutto si concluse con la sconfitta dell’Impero del Male. Ci furono una ventina di morti a Vilnius, quando le truppe russe e il KGB occuparono la torre della televisione. L’accusa cadde su Gorbaciov, sui russi, i cattivi di turno, che furono accusati di avere sparato a sangue freddo sulla folla.

Quell’episodio è diventato il momento fondante della Repubblica indipendente di Lituania, ora uno dei 27 paesi dell’Unione Europea. Ma adesso sappiamo che tutta quella storia fu scritta da altre mani, ben diverse da quelle del “popolo lituano”.

Lo racconta ora Audrius Butkevičius, che divenne poi ministro della difesa della repubblica, e che, quel 15 gennaio 1991, organizzò la sparatoria.

Fu una operazione da servizi segreti, predisposta, a sangue freddo, con l’obiettivo di sollevare la popolazione contro gli occupanti.

Chiedo al lettore di sopportare la lunga citazione dell’intervista che venne pubblicata nel maggio-giugno 2000 dalla rivista “Obzor” e che è stata recentemente ripubblicata sul giornale lituano “Pensioner”. Sarà una fatica non inutile, perchè coronata da una preziosa scoperta, che ci aiuterà a capire diverse cose del libro di cui stiamo parlando.

«Non posso giustificare il mio operato di fronte ai familiari delle vittime – dice Butkevičius, che allora aveva 31 anni – ma davanti alla storia io posso. Perchè quei morti inflissero un doppio colpo violento contro due cruciali bastioni del potere sovietico, l’esercito e il KGB. Fu così che li screditammo. Lo dico chiaramente: sì, sono stato io a progettare tutto ciò che avvenne. Avevo lavorato a lungo all’Istituto Einstein, insieme al professor Gene Sharp, che allora si occupava di quella che veniva definita la difesa civile. In altri termini si occupava di guerra psicologica. Sì, io progettai il modo con cui porre in situazione difficile l’esercito russo, in una situazione così scomoda da costringere ogni ufficiale russo a vergognarsi. Fu guerra psicologica. In quel conflitto noi non avremmo potuto vincere con l’uso della forza. Questo lo avevamo molto chiaro. Per questo io feci in modo di trasferire la battaglia su un altro piano, quello del confronto psicologico. E vinsi».

Spararono dai tetti vicini, con fucili da caccia, sulla folla inerme. Come hanno fatto in Libia, come hanno fatto in Egitto, come stanno facendo in Siria.

Adesso avete capito. Gene Sharp era là, in spirito. Fu lui che insegnò a Butkevičius come vincere, “trasferendo la lotta sul piano psicologico”. Peccato che, lungo la strada, morirono 22 persone innocenti. Ma, “di fronte alla storia”, cosa pretenderanno i nostri difensori dei diritti umani?

Il libro di Sharp va dunque letto sotto un’altra luce. Ed è, sotto questa luce, un’opera geniale. E’ stato scritto proprio per le giovani generazioni, che sono ormai totalmente prive di ogni memoria storica, già omologate dalle televisioni, ora intrappolate nei social network, che non hanno mai fatto politica, che sono digiune di ogni forma di organizzazione. Per questo è scritto con sconcertante semplicità, per essere compreso da un ragazzo o una ragazza della scuola media: per introdurli nella lotta politica e psicologica rese possibili dai tempi moderni, ma in modo tale che siano strumenti non in grado di capire ciò che fanno e per chi lavoreranno. E’ un manuale per organizzare la “sovversione dall’interno”, di tutti i paesi “altri” rispetto all’America e all’Europa; per armare, con la “non violenza” le quinte colonne che devono far cadere tutti i regimi che sono esterni al “consenso washingtoniano”.

Questa operazione ha un solo “tallone d’Achille”. Che si potrebbe vedere, come fosse fosforescente, non appena si strappasse il tendaggio principale: l’assioma indiscutibile che “noi siamo la democrazia”. Perché capiremmo tutti che la ribellione “non violenta”, che suggerisce Sharp, può essere diretta contro i nostri oppressori “democratici”, che hanno trasformato la democrazia in una cerimonia manipolatoria e senza senso. Potremmo anche noi attuare tutti i suggerimenti di Sharp: dileggiare i funzionari del regime, fare marce, boicottare certi consumi, esercitare la non collaborazione generalizzata, attuare la disobbedienza civile.

In realtà, a ben pensarci, grazie professor Sharp, lo stiamo già facendo. Solo che non abbiamo, a sostenerci, i mercenari pagati con i denari dell’America. E possiamo anche noi citare, come fa Sharp, il deputato irlandese Charles Stewart Parnell (1846-1891) : “Unitevi, rafforzate i deboli tra voi, organizzatevi in gruppi. E vincerete”.

Solo che questa nostra democrazia è molto più subdola delle dittature. E dobbiamo sapere che, quando cominceremo ad abbatterla, per costruirne una vera, magari tornando alla nostra Costituzione, non avremo nessun aiuto dall’esterno.

Giulietto Chiesa
Fonte: www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/7755-come-si-abbattono-i-regimi.html
19.02.2012

Pubblicato da Davide

  • nuvolenelcielo

    video sottotitolato in italiano su OTPOR, Sharp-pensiero e le rivoluzioni fabbricate a tavolino a beneficio delle elite: http://www.nuvolenelcielo.net/36/post/2012/01/lazienda-che-fabbrica-rivoluzioni.html

  • versus61

    intanto questo signor sharp dovrebbe essere denunciato al tribunale internazionale per crimini contro l’umantà

  • Tonguessy

    questa nostra democrazia è molto più subdola delle dittature
    E’ ora di finirla con la capziosa distinzione democrazia=bene e dittatura=male. I danni che i democratici USA hanno causato al mondo sono se possibile maggiori di quelli che la dittatura nazista ha causato nel ventennio in cui ha cercato di imporre le proprie politiche imperialiste. Se si tratta di imperialismo non v’è differenza tra democrazia e dittatura.
    Inoltre la dittatura ha un innegabile vantaggio: esiste sempre la speranza che il dittatore sia saggio. In democrazia è praticamente impossibile, dato che chi ci viene proposto è il solito cartello di omologati graditi ai banksters e sul libro paga delle multinazionali.

  • RicBo

    Non ho letto il libro e non posso opinare sul contenuto ma non posso fare a meno di notare che da che pulpito viene la predica: da un expoliticante fallito, esegeta del boia Putin, che si è coperto di ridicolo con i suoi libri pieni di bufale sull’11/9, che si muove nei temi di politica economica come un elefante in una cristalleria, un perdente che prende cantonate per ogni dove (ma che rispetto lo stesso per la sua coerenza). Bene, questa persona ora viene a censurare le idee del fondatore dell’A.Einstein Institute perchè propaganda una prassi rivoluzionaria che non è la sua, rimasta ai barbudos di Cuba (dimenticandosi che senza la “ribellione dall’interno” della società cubana che tanto incredulo lo lascia, col cavolo che Fidel avrebbe preso Cuba) e lo accusa di collaborazionismo e complicità con il Potere che vorrebbe abbattere. Non so, ma prima di lanciare accuse così pesanti senza prove (Chiesa stesso dice che non conosce per niente Sharp) mi informerei meglio.

  • RicBo

    Tonguessy spero che tu non dica sul serio quando dici che la migliore delle dittature è preferibile alla peggiore delle democrazie. Ti reputo una persona intelligente, non un teorico del ritorno della società umana ai tempi dei tiranni della Magna Grecia.

  • Hrani

    Ottimo articolo.

    Molti di noi si chiedono che cosa possono fare in questa situazione di
    guerra a bassa intensità che ci coinvolge passivamente: il punto focale è sempre il denaro,
    segui il denaro e capisci che la lotta la puo fare attivamente al supermercato, quando fai la spesa.

    Mi piacerebbe trovare l’elenco completo delle multinazionali che vendono prodotti qui, nella nostra
    nazione occupata, qualcuna la conosco ma la maggiorparte no.

    Il più grande potere che abbiamo è quello della scelta.

    PS

    Invito nuovamente i lettori di CDC a leggere e a far leggere gli articoli e i libri di John Kleeves
    su questi argomenti; due libri li trovate anche in formato pdf sul sito “blogghete” di Gianluca Freda,
    nella sezione “libri proibiti”.
    Gli altri due libri sono prenotabili in libreria, adesso finalmente disponibili dopo lunga attesa.

  • Hrani

    ..che la lotta la puoi fare ….

  • clausneghe

    Un grazie a Giulietto per l’esaustivo e per certi versi illuminante articolo che ci dona a gratis,bontà sua e che la duri…
    Descrizione accurata di come vanno gli eventi, pilotati da questo connubio
    tra P.N.L. PSY-OP FASE FLAG & macellai in divisa o meno armati delle più devastanti armi moderne.

    Il nemico che abbiamo di fronte è subdolo e quasi invisibile nella sua demoniaca forma.

    Ma ha anch’esso il suo “tallone di Achille”… sta agli uomini di buona volontà (e di comprovato coraggio) trovarlo e tranciarne il tendine di modo che la BESTIA ruzzoli nella polvere…e così sia.

  • Tonguessy

    I democrati della Magna Grecia erano in realtà oligarchi borghesi. A quei tempi potevano votare solo i padroni, esclusi donne schiavi e meticci (che pure avevano soldi). Si tratta di un 10% circa della cittadinanza.
    I tiranni erano pure oligarchi ma avevano a cuore il benessere dei cittadini (generalmente agricoltori) molto più dei loro avversari democratici, perchè prosperavano sull’agricoltura e non sul commercio. Come Pisistrato, ad esempio.
    La democrazia si sviluppa lì dove il commercio viene considerato “migliore” dell’agricoltura. Lo scontro quindi è tra classi di commercianti (borghesi) e classi aristocratiche. Dire che i borghesi offrano migliori garanzie per i cittadini delle classi aristocratiche mi sembra quanto meno azzardato. Non a caso (e qui non rispondi, devo notare) la maggiore democrazia di questo pianeta ha esportato guerre dappertutto con l’intento di esportare democrazia (ovvero clausole commerciali), ha inventato un sistema bancario e finanziario speculativo tale da mettere in ginocchio il mondo intero. Non mi risulta che ci sia mai stata una dittatura capace di fare altrettanto.
    Se credi dai una letta qui dove tento di spiegare le cose.
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=2499

  • totalrec

    Tonguessy, cosa ti è successo? Non m’era mai capitato di condividere un tuo commento, stavolta ne condivido in toto ben due di fila. Non ti senti bene? O magari sono io, che da qualche giorno ho questi decimi di febbre che non mi danno tregua?

    (GF)

  • totalrec

    Un classico. Siccome gli argomenti sono innopugnabili, vediamo cosa possiamo fare per gettare fango sull’argomentatore. Anche tu, RicBo, hai studiato le tecniche di Gene Sharp?

    Detto per inciso, non è che l’argomentatore non offra abbondantemente il fianco al sospetto per certe posizioni assunte in altre circostanze, ma in questo specifico caso il suo discorso fila che è un piacere, è un (utilissimo) ripasso di concetti e metodologie di “regime change” ormai ben conosciute e francamente non trovo nel presente articolo neppure una virgola che non possa essere sottoscritta in pieno.

    (GF)

  • Tonguessy

    Mah, io ho scritto questo senza la minima presenza di stati febbrili nè di effetti dovuti a farmaci. E l’ho scritto pure in tempi diversi e con la stessa convinzione.
    Forse il tuo stato febbrile fa bene alla comunicazione? 😛

  • AlbertoConti

    Oltre ai complimenti a Giulietto, complimenti alla redazione per la foto: sembra veramente satana in persona.

  • DaniB

    classico caso di argometo ad hominem. RicBo, qui come per Orban, continui ad essere a dir poco imbarazzante. Comunque libera opinione in “libero” stato.

  • tres19

    Domando per chi e perchè questi uomini di buona volontà e di comprovato coraggio dovrebbero tranciare il tendine della bestia ?

    Per le capre ignoranti che seguono Sanremo o i reality, per coloro che criticano lo stipendio del politico ma idolatrano ogni domenica allo stadio dislivelli più ampi, per la casalinga da Beautiful, per il popolino da griffe, aperitivi, cenette e profumini, per il patetico carrierista da ufficio, per chi ?
    No no miei cari uomini di buona volontà e di comprovato coraggio, state fermi, non agite, non fate niente, lasciate che la macchina imploda da se, voi ve la caverete, voi siete scaltri e sapete vivere di altro e con altro.
    Oggi lo schiavo chiede aiuto ma non alza la testa dalla balla di cotone, no, chiede aiuto mentre è chino sul campo, ebbene schiavo, muori nel campo.

  • Giovina

    Resta irrisolto il problema del come si fa a trovare un dittatore integro e incorruttibile.
    Se si fallisce per l’ennesima volta non resta nemmeno la speranza che una opposizione possa garantire un giusto ricambio.
    Vedete, si da’ per scontato che questa moralita’ sia la soluzione, e concordo, pero’ si lascia sempre irrisolto e non messo sul tavolo il problema di come si puo’ diventare morali. Oppure forse crediamo che morali ci si nasca e allora dobbiamo sperare, come per un terno al lottto, di poter meritare di avere nel popolo italiano la speranza di poter trovare un governante onesto e forte della sua onesta’?
    Se tutto e’ affidato al caso dove sta il desiderio e la fede per poter sperare e operare nel cambiamento che possa assicurare la giustizia ad un popolo?
    Credo che risieda proprio in questa convinzione o tentazione la ragione della debolezza, della confusione, della paralisi e della paura delle persone sottomesse a governi immorali.
    L’articolo di Giulietto Chiesa e’ eccellente. Molto al di sopra del livello ordinario di altre analisi che siamo abituati a leggere.

  • ws

    Insomma basta applicare l’antica regola del cui prodest.

    sta sempre tutto qui ..” e’ dai frutti che riconoscerete gli alberi ” disse Qualcuno e chi oggi grida ” siria!” non volendo vedere il frutto dell’ albero ” libia” e ‘ semplicemente un farabutto

  • ws

    gia’ la ” democrazia” …. questo potere che non si vede e che ti comanda e gestisce dicendoti sempre che l’ hai voluto tu 🙂

  • Tonguessy

    Purtroppo tutto è legato al caso tanto in democrazia che in dittatura.
    A costo di essere noioso devi dimostrare che la democrazia USA è migliore della dittatura nazista.

    Le domande che poni sono comunque sensate e troverebbero risposta solo nell’esercizio della volontà popolare. Se un dittatore o un democrate si incaricano di eseguire tale volontà allora si avvera la felicità del popolo. Se poi la felicità del popolo è guardare Gerry Scotti e la De Filippi alla tv allora la democrazia è il metodo perfetto per realizzare la volontà popolare. Molto meno perfetto se la volontà popolare è la redistribuzione dei redditi ed un più equo accesso alle risorse. Dicono le statistiche che il dittatore Gheddafi avesse portato i redditi dei libici al vertice della classifica africana. Le democrazie africane non sono state in grado di eguagliarlo.
    Vorrei poi chiederti cosa intendi per “assicurare la giustizia ad un popolo”. Forse far processare il sistema giudiziario ai cittadini? Si presta a troppe interpretazioni.

  • RicBo

    certo, se rimani dentro l’assioma che un popolo è destinato ad essere governato da una elite che pensa sempre prima ai propri interessi poi se è il caso concede una certa redistribuzione della ricchezza, allora sono d’accordo con te: in una situazione tirannica o dittatoriale i termini sono chiari e non si spacciano per ciò che non sono, ma dall’epoca della Magna Grecia forse l’umanità si è evoluta, non credi? e ha dato alla parola “democrazia” altri significati, che evidentemente non conosci o non vuoi conoscere.

  • ws

    di Kleeves ho “l’ opera omnia” e quindi sottoscrivo l’ invito . Per chi cerca di capire questi ” mala tempora” leggere i libri di kleeves sara’ una illuminazione esattamente come lo e’ stato per me tanto tempo fa

  • clausneghe

    Bah, può essere condivisibile quello che dici, ad essere cinici aspettando che il cadavere del tuo nemico, che è oramai tutti mi par di capire, passi nella corrente del fiume che tutto porterà via…

    Il guaio è che assieme alle turbe ignoranti porterà via anche i consapevoli…

  • ws

    sta agli uomini di buona volontà (e di comprovato coraggio) trovarlo e tranciarne il tendine di modo che la BESTIA ruzzoli nella polvere…e così sia.

    se tu pensi ad una ( ancora ) possibile azione ” politica” ho qualche dubbio 🙁

  • RicBo

    L’articolo sarebbe inoppugnabile se le accuse si basassero su fatti e prove concrete, non su chiacchiere ed indizi. E’ lo stesso errore che Chiesa ha commesso con i suoi Zero. Manipolare indizi per adattarli alla realtà che più gli aggrada. Qui accusa Sharp (che, badate bene, io non conosco, ma gli do’ per lo meno la chance di presumerne l’innocenza) di fomentare false rivoluzioni in giro per il mondo con l’obiettivo occulto di stabilire un governo delle elite, gradite al nuovo ordine mondiale (come va di moda chiamarlo adesso). Questa accusa gravissima viene lanciata senza neanche conoscere l’imputato e senza basi provate per sostenerla, e questo solo perchè Chiesa non è d’accordo sull’idea di rivoluzione di sto Sharp.

  • tres19

    Rif: “Il guaio è che assieme alle turbe ignoranti porterà via anche i consapevoli…”

    Questo è tutto da vedere, non ci sono precedenti validi su cui fare riferimento, si può solo ipotizzare tramite conoscenze sociologiche, filosofiche e psicologiche, c’è anche la probabilità di qualcosa di totalmente imprevisto perchè tutt’ora inimmaginabile.

  • totalrec

    Qui accusa Sharp (che, badate bene, io non conosco, ma gli do’ per lo meno la chance di presumerne l’innocenza) di fomentare false rivoluzioni in giro per il mondo

    Ma ci sei o ci fai? Non è Chiesa che “accusa”, è Sharp che si riconosce apertamente questo ruolo nel libro che ha scritto, rivela le tecniche di manipolazione delle “rivoluzioni” e se ne vanta pure. Come dire: siete talmente pecore che se anche vi spieghiamo chiaro e tondo quali sono gli espedienti con cui vi conduciamo al macello, ci seguirete lo stesso, belanti di gioia. E il bello è che i fatti gli danno ragione.

    (GF)

  • RicBo

    Sveglia total, mancano le prove che Sharp lavori per l’imperialismo occidentale !!! Non è in dubbio che lavori per fomentare le rivoluzioni. Ma non capisci che Chiesa “lavora” per Putin? Se si chiamasse Sharpovsky sicuro che l’avrebbe glorificato come ‘colui che accende la scintilla della rivoluzione nelle masse diseredate in cerca di riscatto’

  • Iacopo67

    Non ho nulla contro certi dittatori che alla fine hanno dimostrato di essere dei buoni governanti per il popolo. In effetti la storia è variegata ed è difficile fare di tutta l’erba un fascio.
    Però secondo me l’uomo di norma è un animale egoista, che vede prima di tutto il proprio interesse personale, e solo dopo, ma molto dopo, anche l’interesse degli altri.
    Per cui rimango convinto che il popolo, non dico tutto, ma almeno le persone che sanno le cose e hanno la possibilità, farebbero bene a tenere d’occhio i propri governanti, e almeno cercare di non lasciarsi governare passivamente.
    Se il popolo potrà esercitare una qualche forma di controllo sui governanti, sarà tanto di guadagnato.
    Oppure veramente credi che li si possa lasciar fare in completa libertà, sperando che non ci trattino male ?
    Non è un concetto neoliberista, questo ?
    Cos’è successo quando le banche sono state lasciate libere e senza più tanti controlli ?
    La parola “democrazia” ormai è sputtanata, perchè si usano le parole al rovescio del proprio significato, e si rimane confusi. Si dice, “missione di pace”, e si tirano le bombe, dovrei odiare la “pace”, allora ?
    Chiamano “democrazie” quello che in realtà sono dittature oligarchiche travestite, specialmente la nostra europa. Vuol forse dire che debbo odiare qualunque tentativo popolare di porre dei limiti al malgoverno, perchè sarebbe “democrazia” ?
    A proposito degli USA; il fatto che siano così schifosamente aggressivi col resto del mondo non dipende dal tipo di governo che hanno, ma è solo perchè sono così forti: la storia insegna che i popoli più forti hanno sfruttato spietatamente gli altri popoli, indipendentemente da chi li guidava, perchè la forza è il lasciapassare del santo egoismo.

  • geopardy

    Chiesa è uno di quelli che ha fatto un’interrogazione parlamentare alla Nato sul sitema HAARP e sulle scie chimiche, quando era al parlamento europeo, bisogna che anche tu ti informi meglio.

    Ciao

    Geo

  • geopardy

    Se credi veramente alla versione ufficiale dell’undici settembre, nulla ti si può obiettare.

    Ciao

    Geo

  • geopardy

    Ancor più preoccupante dell’autore citato da Chiesa, secondo me, è Edward Lutwak, il quale scrisse un libro (un autentico manuale) negli anni sessanta su come si dovevano fare i colpi di stato.

    Un uomo che ha imperversato in Italia per tantissimi anni.

    Vi cito alcuni brani riportati da Giuseppe Genna:

    “Il colpo di Stato non deve essere necessariamente assistito dall’intervento delle masse né, in grado significativo, dalla forza di tipo militare. […] Se un colpo di Stato non fa uso delle masse e delle forze armate, quale strumento di potere si userà per prendere il controllo dello Stato? La risposta, in breve, è la seguente: il potere verrà dallo Stato stesso”.

    “Un golpe consiste nell’infiltrare un segmento anche piccolo, ma cruciale, dell’apparato statale, che poi verrà usato per togliere al governo il controllo di tutto il resto”.

    “La prima condizione preliminare per un colpo di Stato è la seguente: le condizioni economiche e sociali del paese bersaglio devono essere tali da limitare la partecipazione politica a una piccola frazione della popolazione” [è esattamente la condizione degli Usa, dove vota una irrisoria minoranza].
    […] La seconda condizione preliminare del colpo di Stato è per conseguenza: lo Stato bersaglio dev’essere sostanzialmente indipendente e l’influenza delle potenze straniere nella sua vita politica interna deve essere il più possibilmente limitata. [è esattamente la situazione degli Usa: nessun alleato protegge la più grande potenza mondiale, che è totalmente autonoma]”.

    “Se i burocrati sono collegati alla leadership politica, la presa di potere illegale deve avere la forma di una ‘rivoluzione di palazzo’, ed essenzialmente consiste nella manipolazione della persona del governante. Egli può essere obbligato ad accettare politiche e consiglieri, può essere ucciso o tenuto prigioniero, ma tutto ciò che accade nella rivoluzione di palazzo deve essere condotto solo ‘all’interno’ e da ‘interni'”.

    “Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggiornaza dei suoi concittadini – praticamente una razza a parte”.

    “Noi vogliamo prendere il potere all’interno del sistema presente. […] Noi dunque avremo un compito duplice: imporre il nostro controllo alla macchina dello Stato e allo stesso tempo usarla per imporre il nostro controllo al paese nel suo complesso”.

    “Siano in un sistema bipartitico come nel mondo anglosassone, dove i partiti sono in realtà coalizioni di gruppi d’interesse, siano partiti basati su valori di classe o religione come nell’Europa continentale, i principali partiti politici negli stati evoluti e democratici non presentano una minaccia diretta a un golpe” [l’atipicità istituzionale del Movimento pacifista, quindi, rappresenta una minaccia a un golpe].

    “Il nostro strumento sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. […] Le trasmissioni radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media”.

    “Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie [trattasi della controinformazione]. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da ‘isolati’ ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. […] L’inevitabile sospetto che il colpo di Stato è opera delle macchinazioni della Compagnia [la CIA], può essere stornato attaccandolo violentemente e l’attacco sarà tanto più violento quanto più questi sospetti sono giustificati. Faremo uso di una selezione adatta e opportuna di frasi sgradevoli, […] che restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo”.

    Se questo non rispecchia quanto sta avvenendo nei confronti della privazione di diritti e attraverso il sempre più palese distacco tra governo e popolo dall’Undici settembre in Usa.

    Chissà? Forse il governo tecnico…
    Ciao

    Geo

  • Iacopo67

    Di Kleeves ho letto “Vecchi trucchi” e anche secondo me è un autore che vale veramente la pena di leggere.

  • Highlangher

    Grazie Giulietto, mi sento una persona meglio informata dopo questa lettura. Nel senso che ricalca le cose che gia’ pensavo di aver capito, e mi serve di conferma. Questo commento magari non verra’ mai letto da nessuno, ma se anche in pochi riuscissimo a far capire ad altri i concetti esposti, forse possiamo ancora sperare di farcela a cambiare quello che sembra un futuro ineluttabile di schiavitù, poverta’ ed ignoranza. Altro che eroi come Arrigoni, qui ingiro non si vedono che opportunisti prezzolati dal binomio us-raeliano, e non mi sembra per niente una bella cosa. E parlo da emigrato in una delle ex Rep. Ussr, dove in confronto all Europa mi sembra di stare a freedomlandia. Dasvidania tovarich !