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COME GUIDARE IL DEFAULT ITALIANO

DI GUIDO VIALE
ilmanifesto.it

Il fallimento di uno Stato (il cosiddetto default) non è un evento puntuale ma un processo. L’evento puntuale è la dichiarazione con cui lo Stato comunica che non intende più o non è più in grado di pagare alcuni dei suoi debiti: cioè di rimborsare alla loro scadenza i titoli (bond) che ha emesso. L’evento può assumere varie forme: se la cosa avviene “inaspettatamente” può gettare nel caos il paese debitore, ma anche alcuni dei paesi creditori (quelli le cui banche o i cui risparmiatori hanno accumulato quei bond) e, poi, il resto del mondo; o quasi.

Oggi la cosa sembra impensabile; ma abbiamo di fronte anni di turbolenza finanziaria che renderanno sempre più difficile prepararsi a eventi del genere.Oppure può assumere forme “pilotate”, con accordi che ripartiscano gli oneri del default tra debitore e creditore, cercando di contenere i danni; può avvenire in forma parziale, attraverso la promessa di rimborsare solo una parte del valore nominale dei bond; o in forma “selettiva”, differenziando l’entità del rimborso a seconda della tipologia dei creditori (garantendo un rimborso maggiore ai piccoli risparmiatori, uno minore ai grandi investitori nazionali e uno ancora inferiore o nullo a quelli esteri). Oppure può avvenire sterilizzando il debito, il cui valore nominale resta inalterato, ma il cui rimborso viene procrastinato nel tempo.

Scelte del genere non comporterebbero necessariamente “l’uscita dall’euro” degli Stati insolventi: non ci sono “procedure per farlo” – e non è una cosa semplice – e scatenerebbero una fuga dall’euro di tutti gli Stati a rischio; cioè la dissoluzione della moneta unica, gettando l’Europa in un caos anche peggiore. Inoltre, non è detto che il ritorno a una moneta nazionale comporti, per lo Stato in default, un recupero di competitività con una svalutazione e il ritorno a una bilancia dei pagamenti in equilibrio. Se il tessuto produttivo non c’è, o è inadeguato, la svalutazione non basta per togliere quote di mercato ai più forti in campo tecnologico e amministrativo: soprattutto in un mercato in contrazione, come sarà quello europeo, e mondiale, nei prossimi anni.

In ogni caso, di fronte a una stretta del credito (credit crunch) potrebbero svolgere un ruolo decisivo la creazione e la moltiplicazione di “monete” a base locale emesse, in circuiti ristretti, su basi fiduciarie. È un tema che meriterebbe maggiore attenzione. Le conseguenze delle alternative qui prospettate non sono ovviamente le stesse; ma in tutti i casi il default non è una passeggiata: una notevole contrazione della circolazione monetaria, della produzione, dell’occupazione legata alle attività in essere, dei redditi e del potere di acquisto è inevitabile, come lo sono una fuga di capitali – se le reti per intercettarli non sono adeguate – un blocco degli investimenti esteri e privati e l’impossibilità, per diversi anni, di ricorrere a nuove emissioni (cioè di fare altri debiti). Ma, a ben vedere, questi non sono che in minima parte “effetti” dell’evento default, bensì i fenomeni che lo precedono e lo preparano: sono il default come processo. Quello che stiamo vivendo.

Prendiamo il caso della Grecia. È palesemente in default da oltre un anno: da quando Papandreou ha preso atto delle condizioni in cui era stato lasciato il bilancio dello Stato. Non avrà più, per decenni, la possibilità di ripagare il suo debito, ma nemmeno di far fronte agli interessi per rinnovarlo alle scadenze. Le politiche imposte dalla “troika” dell’Unione europea (Commissione, Bce, Fmi) ne strangolano l’economia rendendo irreversibile la corsa al default. Tuttavia solo da qualche settimana alcuni economisti mainstream cominciano a dirlo e qualche politico o banchiere a prospettarlo. Gli speculatori invece lo sanno da tempo (stanno acquistando bond greci a un terzo del loro valore nominale, perché, quando il default sarà dichiarato, la Bce glieli ricomprerà al doppio). Ma allora, perché la troika non impone subito alla Grecia un default pilotato? Perché nel frattempo, con la scusa di evitarlo, la depreda; cioè, la fa depredare dalla finanza internazionale che è il suo mandante: stipendi, occupazione, pensioni, sanità, scuole, servizi pubblici, spiagge, isole, porti, tutto viene messo in vendita – a prezzi di saldo, per costituire il “tesoretto” da devolvere ai creditori; e per cedere alla finanza internazionale i beni comuni del paese. Questo è il default come processo.

E l’Italia? Siamo sulla stessa strada, a una tappa di poco precedente: ma anche il processo del nostro default è in pieno corso. Le imposizioni della Bce all’Italia sono state dettagliate nella lettera “segreta” di Trichet e Draghi, che contiene un vero e proprio programma di governo; il che manda all’aria le lamentele di coloro che attribuiscono la crisi in corso alla mancanza di un vero governo dell’Unione europea: quel governo invece c’è, eccome! Solo che non fa quello che chi ne denuncia la mancanza vorrebbe che facesse. Anzi, fa l’esatto opposto; e non per insipienza, ma per corrispondere agli interessi di chi manovra i cosiddetti mercati; che poi mercati non sono, bensì potere di vita e di morte sull’intero pianeta. Il programma di governo di Draghi e Trichet è uguale a quello che sta accompagnando la Grecia al default: privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni, taglio delle pensioni, degli stipendi e dell’occupazione nel pubblico impiego (scuola e sanità al primo posto); abolizione dei contratti, libertà di licenziare; azzeramento del deficit a suon di tasse sui meno abbienti.

Ha quel programma la minima possibilità di rimettere in sesto l’economia italiana? Di rilanciare la crescita (parola magica e assolutamente vuota in nome della quale si giustifica ogni assalto alle condizioni di vita di intere nazioni)? Dimenticando tra l’altro che la crescita (del Pil) si sta dileguando in tutta Europa e segna il passo, o sta per farlo, anche nei principali paesi “emergenti”, cui era affidata la speranza di un traino dell’economia mondiale fuori dalle secche della crisi. E dimenticando, soprattutto, che un nesso tra la crisi economica e l’impossibilità di una crescita illimitata in un pianeta finito ci deve pur essere (ma si contano sulle dita di una mano, anche tra gli economisti non mainstream, quelli che se ne ricordano). L’economia italiana, quand’anche raggiungesse il pareggio di bilancio con le manovre decise e quelle ancora da fare (cosa improbabile), avrebbe pur sempre 70 miliardi di interessi da sborsare ogni anno (il 5 per cento del Pil); in più, per rispettare il patto euro-plus, dovrebbe recuperare ogni anno il 5 per cento del 40 per cento del suo debito (40 miliardi circa: un altro 3 per cento di Pil): una cura da cavallo a cui anche un tessuto produttivo come quello italiano – che pure ha potenzialità maggiori di quello greco – non potrà che soccombere. In un mondo percorso da continue turbolenze finanziarie e da una crescita evanescente, l’economia italiana non potrà mai raggiungere performances sufficienti a centrare obiettivi del genere. Il default come processo è quindi in corso. Certo la situazione potrebbe cambiare se cambiassero le regole di governance dell’euro. Se la Bce emettesse gli eurobond (ma forse non basterebbe); se potesse creare moneta come fanno le vere banche centrali; se l’Unione europea adottasse politiche fiscali comuni a tutti gli Stati; se si varasse subito una consistente Tobin tax; se… Ma non sta succedendo nulla di tutto ciò; e niente lascia pensare che succeda. A meno che…

A meno che gli Stati messi alle corde – come hanno fatto banche e assicurazioni nel 2008 – non prendano atto che il coltello dalla parte del manico ce l’hanno i debitori e non i creditori, perché sono too big to fail, mettendo in campo la vera alternativa del momento: quella tra il default come processo e il default come evento, fatto compiuto. Allora sì che l’Europa correrebbe ai ripari! Certo ad adottare una politica del genere non sarà l’attuale governo, né quello che si sta allenando a bordo campo con la benedizione di Confindustria: quella che ha coccolato per diciassette anni Berlusconi dimostrando – tra l’altro – di essere un allenatore da strapazzo. Questa alternativa è un varco obbligato per chiunque accetti di dare voce alle forze, sempre più ampie, sempre meno disperse, sempre più transnazionali, che ieri dicevano «la vostra crisi non la paghiamo» e che oggi hanno tradotto questo comune sentire in un obiettivo preciso: «il debito non si paga!» Certo un obiettivo del genere non basta: ci vogliono anche non grandi opere per rilanciare la crescita, come è nella proposta degli eurobond e negli sproloqui di Confindustria, bensì programmi di conversione ecologica: promozione delle energie rinnovabili, efficienza energetica, agricoltura e mobilità sostenibili, riciclo totale nella gestione di risorse e rifiuti, manutenzione del territorio e rinaturalizzazione di quello non costruito, accoglienza e istruzione per tutti e tutte le età, ricerca mirata alla conversione; e poi, reperimento delle risorse “mettendo le mani nelle tasche” di quegli italiani che Berlusconi e Tremonti hanno protetto per anni; e azzerando gradualmente produzioni e opere inutili o dannose. Ma se non si affronta in modo radicale il nodo del debito, la politica scompare (anzi, non ricompare più) perché vuol dire che si accetta come fatto compiuto il trasferimento della sovranità dal popolo ai “mercati”.

Guido Viale
Fonte: www.ilmanifesto.it
5.1.2011

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    Credo che ciò che si dovrebbe fare é nazinalizzare l’euro,per toglierlo dalle mani dei privati, eliminando il signoraggio.

  • radisol

    Anche senza signoraggio, la situazione, a questo punto, sarebbe comunque insostenibile …..
    Si, l’unica strada seria è un default controllato, poi si vedrebbe se ricontrattare le condizioni dell’euro ( oggi la Merkel avrebbe espresso vaghe aperture in questo senso) o altrimenti tornare alla moneta nazionale … … ma quale governo in Italia farà mai una scelta del genere ? E poi, più in generale e non riferendomi solo all’Italia, credo proprio che questa sia una crisi di sistema e dubito fortemente ci possa essere un’uscita pacifica … Non siamo l’Argentina, che comunque non faceva parte dell’Europa …E nemmeno l’Islanda che ha meno abitanti di Bologna ….

  • stefanodandrea

    E’ così. Sia chiaro che è così. Sull’uscita pacifica non vi è certezza. Conflitti tra stati e guerre civili all’interno degli stati o secessioni sono possibili.

  • borat

    siamo d’accordo il default dell’ Italia ci sarà: è solo questione di tempo.

    Ma perchè nessuno dice mai cosa succederà allora e cosa dovrà fare la gente comune per poter sopravvivere dignitosamente ( ammesso che sia possibile) anche dopo il default?

  • Toufic

    Leggendo questo bell’articolo mi ricordavo il trattato di Versailles (28 Giugno 1919) imposti dall’Europa alla Germania uscita sconfitta dalla prima guerra mondiale. La Germania doveva sborsare a titolo di rimborsi per danni dovuti alla guerra la cifra di 132 miliardi in marchi-oro (1 marco-oro era pari a 0,35842 grammi di oro fine o 5,55555 grammi di argento. Tuttavia la somma totale dei danni subiti dalle varie nazioni colipite dalla guerra era di 150 miliardi di marchi-oro. Comunque una somma molto elevata. Altre sanzioni economiche, industriali, militari furono poste alla Germania. Il Mondo intero era stato colpito e tutte le economie più o meno furono duramente colpite. Successivamente il Mondo venne colpito dalla grande depressione di Wall Street (1929). Per farla breve un insieme di processi che hanno portato alla Seconda Guerra Mondiale.

    Io non voglio predire una guerra in Europa ma sicuramente qualcosa succederà. Il potere delle grandi corporation sui governi e le economie mondiali, la debolezza e la corruzione dei governanti, i loro interessi, la loro corruzione e concussione e soprattutto la pressione che stanno tutti mettendo sui popoli porteranno prima o poi a situazioni di sicurezza pubblica piuttosto gravi. Spero di no.

    Il peccato è che tutte le conquiste dei nostri nonni stanno andando in fumo per colpa delle varie cricche e di una cultura che tende al consumismo sfrenato in un Mondo da sempre caratterizzato da risorse finite (limitate) che ora si stanno esaurendo.

  • AlbertoConti

    Ipotesi: dopo un paio di referendum vinti dal popolo italiano contro le politiche devastanti del centrosinistra succeduto a questo governo, viene democraticamento eletto un governo di salute pubblica, rappresentato da sorteggiati tra la società civile, con lo scopo di ridisegnare il sistema monetario, economico, politico, in quest’ordine preciso, come emerso dalla volontà popolare. Primo atto del nuovo governo: chiusura della borsa valori in P.zza Affari a Milano, statalizzazione del sistema bancario portante (prime sei banche del paese), ristrutturazione della Banca d’Italia con funzioni di emittente della moneta nazionale in regime di sovranità monetaria popolare. La nuova Lira pesante viene cambiata contro euro alla parità, e tutti i contratti in euro vengono automaticamente denominati in lire per pari importo. Il debito sovrano viene immediatamente liquidato in lire, quello pubblico interno viene liquidato a scadenza sterilizzandone da subito gli interessi, portati all’1%, tetto massimo fissato per ogni altro tipo di prestito di denaro. Il cambio con le altre valute viene determinato dalla BC in base ad un paniere di beni di import-export con la controparte, che tenga conto dei rispettivi mercati interni. Il pareggio di bilancio in costituzione viene esteso alla bilancia dei pagamenti con l’estero, a partire da quello iniziale ottenuto anche tramite emissione di lire senza interessi passivi. Per gli anni successivi eventuali disavanzi saranno coperti da imposte patrimoniali proporzionali, unico modo per restituire il maltolto alla comunità. Questo è il cuore della “riforma”: prima abbiamo scherzato sul “merito”, ora non più ma bisogna sanare i danni accumulati.

  • AlbertoConti

    ….. un nesso tra la crisi economica e l’impossibilità di una crescita illimitata in un pianeta finito ci deve pur essere …… sì, è il lato buono della crisi questo nesso, e la Terra ringrazia. Chi inquina di più la dovrà pagare di più questa crisi, mentre ora accade il contrario, come da sempre. Per questo i miti erediteranno il mondo, e i ricchi prepotenti si estingueranno come i dinosauri. Non è un processo storico ricorrente, sarà una novità irreversibile, ma è inevitabile, inesorabile come il destino. Ribellarsi alle troppe sofferenze da sperequazione delle ricchezze è un dovere, ed è anche la strada per uscire dal tunnel, e sopravvivere alla stupidità umana. Contestualizzare questo processo può essere a volte ridicolo e paradossale, ma è l’unica cosa da fare oggi.

  • Kiddo

    Tutto cio’ va accompagnato ad alla totale indipendenza energetica ed alimentare, perchè se :” Il cambio con le altre valute viene determinato dalla BC in base ad un paniere di beni di import-export con la controparte, che tenga conto dei rispettivi mercati interni.” ti ritroveresti con una lira pesante fortemente svalutata rispetto a tutto il resto delle valute . E se devi comprare petrolio, gas , eccetera…..

  • dana74

    Scelte del genere non comporterebbero necessariamente “l’uscita dall’euro” degli Stati insolventi: non ci sono “procedure per farlo”

    Il Trattado di Lisbona lo prevede.
    10 anni di euro, e vedi che bel risultato….perché dovremmo mai desiderare di sbarazzarcene? Che cattivi…

  • dana74

    Ma allora, perché la troika non impone subito alla Grecia un default pilotato? Perché nel frattempo, con la scusa di evitarlo, la depreda.”
    Ma vah?N’altro fulminato sulla via di Damasco.
    Eh già, non è l’europa auspicaa di Delors ma è diventata in fretta quello che è oggi, solo pochi giorni fa era un dogma insgretolabile l’euro e l’europa anche se richiede la vita di tutti gli europei.
    Ah ecco perché si consiglia di restarci.

  • AlbertoConti

    Proviamo a riflettere: se devo comprare idrocarburi da un certo paese è meglio che paghi in dollari o comunque in moneta o è meglio che cerchi di scambiarli con qualche nostra merce che a loro interessa? Guarda caso i fornitori di materie prime non sono paesi ad elevato livello tecnologico, o ad alto reddito pro-capite. Quindi la cosa si può fare, perchè posso soddisfare la loro domanda quanto loro possono soddisfare la mia. Come fanno i cinesi a penetrare questi mercati letteralmente invasi dall’imperialismo occidentale? Con offerte un po’ più allettanti dei loro antagonisti. Così come fece Mattei, pagando di persona. Ma la Cina non è Mattei, come l’Italia di oggi se solo volesse non sarebbe Mattei, e neppure uno stato da poter dipingere come “canaglia” dalla NATO. Poniamo che un auto media costi in IRAN 100, e che al cambio attuale una FIAT costi là 150. Se fossimo sovrani sulla nostra moneta potremmo rideterminare un cambio diretto, senza passare dal dollaro, in modo che la nostra auto media costi 90 in IRAN. O c’è qualcosa che mi sfugge?

  • Kiddo

    No no.. è a me che mi sfugge. I paesi produttori sarebbero cosi’ disposti a farsi pagare in automobili e beni “made in italy” o vorrebbero i soliti sporchi dollari???

  • AlbertoConti

    Scusa il ritardo. Peccato perchè la cosa si faceva interessante, forse anche per altri. Per mantenere in equilibrio la propria bilancia dei pagamenti con l’estero occorre scambiarsi beni di pari importo in valuta rispettivamente dell’esportatore (l’Iran nell’esempio) per i beni in entrata, in lire pesanti per i beni in uscita. Chiaramente i commercianti percettori di queste valute correranno in banca per farsele cambiare in valuta nazionale. Se il cambio lo lasciamo in mano ai “liberi mercati” qualche porco simil-soros sballa tutto, ma se invece viene calcolato d’autorità, in reciproco accordo tra governi, col criterio del rispetto dei rispettivi mercati, non ci sono problemi. A meno che la controparte voglia fare il furbo o peggio puntare la pistola. Ma con le canaglie è meglio tagliare i ponti.

  • AlbertoConti

    Correggo da “i commercianti percettori di queste valute correranno in banca per farsele cambiare in valuta nazionale” in “i commercianti che acquistano in queste valute correranno in banca preventivamente per farsele cambiare in valuta nazionale del venditore”