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''COME GLI STORICI DELEGANO ALLA GIUSTIZIA

IL COMPITO DI FAR TACERE I REVISIONISTI”

Senza entrare nel merito delle argomentazioni del revisionismo “olocaustico”, di cui non abbiamo le competenze, ci preme sottolineare, con la pubblicazione di questo articolo, come l’arresto di David Irving, nei giorni scorsi, sia stato solo l’ultimo in ordine di tempo, di una lunga lista di storici “negazionisti”, perseguitati e incarcerati per un reato di pensiero.
Ciò dimostra “il paradosso di una società che si vuole libera ma pone limiti alla libertà” come ha dichiarato Yasha Reibman, portavoce della comunità ebraica di Milano proprio in merito all’arresto dello storico inglese.

La redazione

DI CARLO MATTOGNO

Il recente arresto di David Irving in Austria ha oscurato le vicissitudini di altre vittime, meno conosciute, della repressione poliziesca contro la libera ricerca storica e la libertà di opinione e di espressione.
René-Louis Berclaz, fondatore della dissolta associazione “Vérité & Justice”, il 4 novembre ha finito di scontare in Svizzera 344 giorni di carcere per “discriminazione razziale”, cioè per aver diffuso volantini revisionistici.
Ernst Zündel, nato in Germania, risiedeva da molti anni in Canada, dove aveva fondato una casa editrice che diffondeva materiale revisionistico a livello mondiale. Nel 1985 fu processato e condannato per “pubblicazione di false notizie”, ossia per aver ripubblicato il libretto “Did Six Million Really Die”. Tre anni dopo, nel processo di appello, per il quale fece preparare il ben noto “rapporto Leuchter”, Zündel fu condannato a nove mesi di carcere, ma nel 1992 la Corte Suprema del Canada dichiarò la vecchia legge sulle “false notizie” contraria alla carta dei diritti.
Nel 2000 Zündel si trasferì negli Stati Uniti, dove sposò Ingrid Rimland, che curava il sito www.zundelsite.org


( Ernst Zündel)

Il 5 febbraio 2003 egli fu arrestato col pretesto di aver violato le leggi sull’immigrazione e due settimane dopo fu estradato in Canada. A Toronto fu tenuto in carcere dalla metà di febbraio al 1° marzo 2005 perché, secondo i giudici, costituiva una pericolosa minaccia per la sicurezza nazionale! Il 1° marzo Zündel è stato estradato in Germania e rinchiuso nel carcere di Mannheim, dove si trova tutt’ora. L’accusa contro di lui, formalizzata il 29 giugno 2005, è l’incitamento all’odio razziale, vale a dire la negazione della realtà storica dell’Olocausto. Il processo è iniziato l’8 novembre.

Siegfried Verbeke è un revisionista belga, promotore nel 1983 della Fondazione per la libera ricerca storica (VHO) ed editore di libri revisionistici, tra cui Auschwitz: Nackte Fakten, una confutazione collettiva del secondo libro di Jean-Claude Pressac. Dopo vari incontri ravvicinati con la polizia belga, Verbeke è stato arrestato in Belgio il 27 novembre 2004 e di nuovo, ad Amsterdam, il 3 agosto 2005 e in novembre è stato estradato in Germania in base a un mandato di arresto internazionale emesso dalla magistratura tedesca per negazione dell’Olocausto. Attualmente è detenuto in carcere a Heidelberg.

Germar Rudolf è stato la colonna portante dell’editoria e della storiografia revisionstica dell’ultimo decennio, editore delle due riviste revisionistiche più importanti a livello mondiale, “The Revisionist” e “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, che hanno pubblicato molti articoli di alto livello, editore e autore di numerosi studi scientifici sia in inglese sia in tedesco. Menziono per tutti due classici come “Dissecting the Holocaust” (612 pagine) e “Lectures on the Holocaust” (566 pagine), vere e proprie enciclopedie del revisionismo.
Tra l’altro, grazie a lui sono potuti apparire in tedesco e in inglese tre libri, su Majdanek, Stutthof e Treblinka, che ho scritto in collaborazione con Jürgen Graf, sei miei studi su Auschwitz e uno su Belzec.

Le disavventure giudiziarie di Germar Rudolf sono cominciate in Germania, dove risiedeva, negli anni 1994-1995, con una sua condanna a 14 mesi di carcere per aver redatto tra il 1991 e il 1993 una perizia sugli aspetti chimici e tecnici delle presunte camere a gas di Auschwitz che gli era stata richiesta dai difensori del maggiore a riposo Ersnt Otto Remer. Nel 1994 apparve l’opera collettiva “Grundlagen zur Zeitgeschichte”, curata da Germar Rudolf con lo pseudonimo di Ernst Gauss. La magistratura tedesca fece confiscare e distruggere tutte le copie del libro, sebbene due noti storici ne avessero attestato il valore scientifico. Germar Rudolf riparò in Inghilterra poco prima dell’inizio del processo. Lì fondò la casa editrice Castle Hill Publishers. Nel 1999 le pressioni esercitate dalla Germania lo costrinsero a lasciare il paese e a rifugiarsi negli Stati Uniti, dove chiese asilo politico. Ma l’Ufficio di immigrazione e naturalizzazione statunitense considerò la sua richiesta “frivola”, perché la Germania non può (= non deve) essere un paese che attua persecuzioni politiche, e voleva estradarlo nel suo paese; egli però si appellò alla Corte Federale e rimase negli Stati Uniti in attesa della sua decisione. Nel frattempo in Germania subì una lunga serie di azioni legali contro i suoi “crimini di pensiero”, culminate all’inizio del 2004 nel sequestro del suo patrimonio. Lo stesso anno si è sposato con una cittadina statunitense e nel febbraio 2005 ha avuto un figlio. Il 19 ottobre 2005 Germar Rudolf e sua moglie sono stati convocati dall’Ufficio immigrazione e naturalizzazione di Chicago, indi egli è stato arrestato. Il 14 novembre è stato estradato senza clamore in Germania dove sarà condannato – a quanto pare – ad una pena di almeno cinque anni di carcere. Al momento Germar Rudolf è imprigionato a Mannheim..

Vari intellettuali, anche “impegnati”, hanno giustamente condannato l’arresto di David Irving come un attentato alla libertà di pensiero e di espressione, pur considerando aberrante il suo pensiero (semi)revisionistico. Ma se il revisionismo storico è aberrante, che bisogno c’è di ricorrere ai tribunali per sgominarlo?
Perché vari paesi civili e democratici, come la Francia, la Germania, la Svizzera e l’Austria impongono per legge una interpretazione storica – la credenza olocaustica – e condannano chiunque storicamente la contesti?


(David Irving)

La risposta a questa domanda fu data in modo chiaro e inequivocabile dallo storico e romanziere francese Jacques Baynac, non certo sospetto di simpatie revisionistiche, in due articoli apparsi nel settembre 1996 su “Le Nouveau Quotidien” di Losanna, i cui titoli sono tanto eloquenti da costituire già essi stessi una risposta: “Come gli storici delegano alla giustizia il compito di far tacere i revisionisti” e “In mancanza di documenti probanti sulle camere a gas, gli storici schivano il dibattito” [1].
Baynac scrisse che la storiografia, in quanto tale, “è revisionista per natura, ossia negazionista” e aggiunse che “dal momento in cui si è sul terreno scientifico, è vietato vietare di rivedere o negare. Farlo significa uscire dal campo scientifico”. E, volendo contraddire i revisionisti sul piano scientifico, “li si induce a gridare: “Storici, i vostri documenti” – e bisogna stare zitti in mancanza di documenti”. In conclusione: “O si abbandona il primato dell’archivio a favore della testimonianza e, in questo caso, bisogna squalificare la storia in quanto scienza per riqualificarla immediatamente in quanto arte. Oppure si mantiene il primato dell’archivio e, in questo caso, bisogna riconoscere che la mancanza di tracce [documentarie] comporta l’incapacità di stabilire direttamente la realtà dell’esistenza delle camere a gas omicide”.

In altri termini, le due basi sulle quali la storiografia olocaustica dice di fondarsi – le testimonianze e i documenti – sono del tutto inconsistenti, perché le une, dal punto di vista scientifico, non valgono nulla, gli altri, i documenti probatori, non esistono. Allora che fare per mantenere in piedi in qualche modo la traballante credenza olocaustica? L’unica scappatoia era il ricorso ai tribunali. E’ noto che la prima legge antirevisionistica, la famigerata Fabius-Gayssot del 13 luglio 1990, è una legge ad personam, creata appositamente contro il prof. Robert Faurisson dopo che gli storici francesi avevano tentato vanamente di confutare sul piano storico le sue affermazioni.
Ecco dunque quali sono le motivazioni e lo scopo delle leggi antirevisionistiche. Resta da spiegare l’attuale recrudescenza della loro applicazione.

Negli ultimi dieci anni la storiografia olocaustica è stata travolta da una serie di studi scientifici revisionistici che ne hanno messo in luce il carattere propagandistico e la metodologia superficiale e dilettantesca. La perizia scientifica di Germar Rudolf [2] non è stata minimamente scalfita dalle fisime contestatorie di qualche accanito oppositore, puntualmente da lui confutato e riconfutato [3]. Per avere un’idea di quanto la storiografia revisionistica surclassi quella olocaustica sulla questione delle presunte camere a gas omicide, basti considerare che nell’opus magnum del Museo di Auschwitz in cinque volumi (Auschwitz 1940-1945), pubblicato in polacco nel 1995 e poi tradotto in inglese e in tedesco, le fasi preparatorie delle presunte gasazioni in massa ad Auschwitz (prima gasazione, gasazioni nel crematorio I e gasazioni nei “Bunker” di Birkenau) sono esposte dall’esperto mondiale Franciszek Piper in poco più di 24 pagine. Su queste stesse fasi Germar Rudolf ha pubblicato tre mie monografie che ammontano complessivamente a circa 600 pagine [4]. Per non infierire troppo, aggiungo soltanto che sulla presunta equivalenza tra il termine “Sonderbehandlung” (trattamento speciale) e gasazione omicida ad Auschwitz, uno dei cardini della storiografia olocaustica cui gli storici più valenti hanno dedicato cinque o sei righe, Germar Rudolf ha pubblicato un mio studio specifico di oltre 140 pagine [5]. Infine, anche su un altro aspetto essenziale della storia di Auschwitz, le presunte fosse di cremazione nel 1944, – che Franciszek Piper ha trattato in ben tre righe! – Germar Rudolf ha pubblicato un mio studio di oltre 130 pagine [6]. Per non parlare del mio studio in due volumi sui forni crematori di Auschwitz, che sarà finalmente pubblicato nei prossimi mesi, i cui risultati, già anticipati da Germar Rudolf [7], hanno sconvolto gli storici olocaustici inducendo qualcuno ad una reazione tanto rabbiosa quanto insignificante, con immancabile fuga ingloriosa finale. Qualcun’altro (Fritjof Meyer), invece, li ha addirittura assunti a base delle sue ricerche.
Che cosa possono opporre gli storici olocaustici alla documentazione e al rigore scientifico degli storici revisionistici se non i tribunali?

Le leggi antirevisionistiche che hanno colpito David Irving, René-Louis Berclaz, Ernst Zündel, Siegfried Verbeke, Germar Rudolf e molti altri non ledono soltanto la libertà di pensiero e di espressione, non sono soltanto uno strumento di repressione di un pensiero eterodosso, ma sono soprattutto lo strumento con il quale gli storici, incapaci di confutare il revisionismo, delegano il loro compito ai tribunali.
La repressione legale del revisionismo è la prova tangibile dell’impotenza della storiografia olocaustica e della sua ignominiosa capitolazione.
E agli ottusi che plaudono all’arresto di David Irving voglio solo ricordare la risposta dello scrittore ebreo D. D. Guttenplan alle dichiarazioni del direttore della Wiener Library, che invocava la repressione della libertà di parola per lo storico britannico e per tutti gli storici revisionisti: “Le sue osservazioni mi sono sembrate più pericolose di qualsiasi cosa David Irving abbia mai detto o scritto”.

Carlo Mattogno

NOTE:

1 Vedi al riguardo il mio studio L'”irritante questione” delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty. Graphos, Genova 1998, pp. 15-19.
2 The Rudolf Report. Expert Report on Chemical and Technical Aspects of the ‘Gas Chambers’ of Auschwitz. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003.
3 Vedi Auschwitz-Lies. Legends, Lies and Prejudices of Media and Scholars on the Holocaust. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, che tra l’altro contiene anche la mia confutazione delle fantasie storiche e tecniche di J. C. Zimmerman.
4 Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.
5 Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.
6 Auschwitz: Open Air Incinerations. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
7 The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau, in: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth” and “Memory”. Edited by Ernst Gauss. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003, pp. 373-412.

Pubblicato da Davide

  • eresiarca

    Ottimo articolo! Naturalmente non gli replicherà nessuno perché non sanno cosa dire.

    Solo un appunto sulla premessa: “negazionista” è un termine concettualmente errato, e per capirlo si legga queto mio articolo:

    https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=486

  • giorgiovitali

    Pochi si rendono conto che la discussione sulla esistenza delle cosiddette è funzionale al sistema. Ancora oggi si discute sul a Giordano Bruno e su quello a Galileo. Quali processi? Quelli sono stati opere di repressione, come il processo a Giovanna d’Arco o a quello di Maria Stuarda. Che a tutt’ oggi si continui a discutere di queste cose attesta un fatto solo: l’ umanità è composta di sottosviluppati mentali e di trogloditi ai quali è sempre necessario esibire la spiegazione dell’ esistenza dell’ acqua calda. Una società di persone intelligenti, capaci di capire le ragioni della propaganda politica e del lavaggio del cervello, sarebbe tranquillamente consapevole che la storia delle camere a gaz equivale ad altre storie, tra le quali, doverosamente, dobbiamo inscrivere le idiozie della bibbia, ed altre “leggende metropolitane” utili per mentenere e far sopravvivere il potere di ipotetiche CLASSI DIRIGENTI, in realtà indegne di dirigere alcunchè. I teocons, i cristiani rinati, le molte sètte contigue al potere statunitense basato sul fondametalismo religioso protestantico-talmudico sono destinate a cadere nel momento stesso in cui gli ineressi delle grandi Corporations internazionali e globaliste, gli interessi dei grandi finanzieri, gli interessi dei produttori di armi non coincidono più con quelli dell’ attuale classe dirigente USA e del SIONISMO. Quest’ ultimo, infatti, non coincide in se stesso con l’ ebraismo e gli interessi dei finanzieri ebrei. In crisi israele, va in crisi tutto il mito olocaustico.

  • giorgiovitali

    NOTA: alla maggioranza delle persone non glie ne frega nulla del mito olocaustico, malgrado le gite scolastiche a visitare le camere a gaz, con addentellati turistico-economici, i riti della memoria, come se esistesse solo “quella” memoria, ed altre rituologie finalizzate, in primis, a sostituire i riti del cristianesimo, basati sul sacrifico di Cristo, ucciso dai ” perfidi ebrei”. L’ indifferenza sull’ argomento, così come l’ indifferenza emotiva dei partecipanti alle variopinte “Vie crucis” di cristiana memoria, non è una novità. Molti apprendono di storie olocaustiche, casualmente, e proprio da queste polemiche che servono per far persistere un articoli su ogni quaotidiano ogni giorno ( ah! manca un calendaro con il nome dei martiri ! ). Per cui, alla fine,mancando lo “stimolo”( cioè l’ interesse economico connesso alla conquista della Palestina, finiscono gli argomenti. Resta solo l’ arsenale atomico di Israele.