CLIMA E RIVOLUZIONE

DI ROMOLO GOBBI

Si sta svolgendo a Bali, in Indonesia, la XIII Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che per due settimane riunirà 10.000 delegati provenienti da 190 paesi. In apertura della Conferenza, il segretario dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha dichiarato: “Se non si agisce sarà una catastrofe”. E’ ormai da anni che registriamo affermazioni più o meno catastrofiche: “secondo il rapporto del Panel on Climate Cange dell’ONU, 11 degli ultimi 12 anni (dal 1995 al 2006) sono stati i più caldi mai registrati, con il record nel 1998”. (La Stampa, 28-11-2007). Anche “il documento finale dell’IPCC, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico riunito a Valencia il 12 novembre, tracciando uno scenario apocalittico, non esprime alcun dubbio sulla necessità di intervenire con la massima urgenza.

Si tratta di un “assordante allarme globale”, ha commentato il WWF “. La Stampa ha pubblicato questa notizia il 18 novembre con un trafiletto dal titolo “Clima: il futuro è agghiacciante”, relegato al fondo di pagina 13, con sole 18 righe di testo. I media danno notizie catastrofiche e contemporaneamente cercano di minimizzarle, pubblicando articoli che ridimensionano gli effetti del cambiamento climatico. Ad esempio, La Stampa del 28 novembre ha pubblicato un articolo intitolato “Contrordine, fa più freddo”, nel quale si dichiarava che i dati del Panel on Climate Change dell’ONU sono stati smentiti dalle osservazioni fatte dall’ente spaziale americano NASA.

Ancora recentemente lo stesso giornale ha pubblicato un articolo di Antonio Zichichi, noto scienziato, che titolava: “I mutamenti climatici non sono una novità. E la scienza non capisce cosa succede”, concludeva, “ecco perché è importante non far annunci di catastrofi imminenti, avallandoli come se fossero previsioni rigorose. Il rischio, altrimenti, è che la scienza perda la sua credibilità”. (La Stampa, 05-12-2007, Tuttoscienze, pag. V). Questa apparente schizofrenia dei media potrebbe anche essere il frutto di una piena libertà di opinione, ma l’analisi fatta dalla Commissione di inchiesta del Congresso sul comportamento del governo americano ci dà una spiegazione più interessante: “il Consiglio sulla qualità ambientale (nominato da Bush) ha messo un impegno consistente per deviare il pubblico sul cambiamento climatico globale. Tra il 2001 e il 2002 si sono impegnati ad ignorare gli studi sul cambiamento climatico … ; sono stati soppressi documenti sul clima e siti internet”. (RAI education, La storia siamo noi, martedì 13 novembre 2007). Secondo il presidente della Commissione d’inchiesta sul comportamento del governo Bush a proposito del cambiamento climatico, questo aveva un obiettivo preciso: “La vittoria sarà raggiunta quando i cittadini medi capiranno le incertezze della scienza climatica, quando le incertezze si affermeranno e i media daranno spazio a opinioni che sfidano il sapere convenzionale attuale”. A capo del White House Council on Environmental Quality, George Bush aveva messo Phil Cooney, un ex lobbista per l’industria petrolifera e che ora lavora per la Exxon. Quando l’Union on Concerned Scientists ha intervistato 1600 dei suoi membri è risultato che “i collaboratori dell’amministrazione hanno mostrato un interesse crescente nel controllare il flusso delle informazioni che riguardavano il cambiamento del clima, in modo da minimizzare la percezione che la comunità scientifica non fosse d’accordo con la linea politica dell’amministrazione sull’argomento”.
(http://gerbania.blogspot.com/2007/09/usaclima-il-dossier-oscurato.html). Dunque, se le informazioni sul cambiamento climatico vengono manovrate dai governi e dalle multinazionali petrolifere, è inutile pensare che i media possano comunicare la gravità dei pericoli imminenti. Anche le grandi kermesses internazionali non smuovono più di tanto l’opinione pubblica.

Quanto poi agli accordi che si possono raggiungere, questi sono vanificati dalla crescita globale che continua inarrestabile il suo cammino inquinante. Il protocollo di Kyoto non era stato firmato dai principali inquinatori: USA, Cina, India, Russia, etc; ora, a Bali, l’Australia ha affermato che accetterà le nuove quote di riduzione dei gas inquinanti che verranno fissate e così farà anche la Russia. Ma già le quote fissate a Kyoto non sono state rispettate che da una parte minima dei paesi che avevano aderito; l’Italia, ad esempio, invece di ridurre le emissioni del 6,5 entro il 2012, le ha aumentate del 18,62%. E poi resta insoluta la questione dei paesi in via di sviluppo, che erano, e probabilmente saranno, esentati dal ridurre le emissioni perché hanno diritto anche loro ad industrializzarsi. A Vienna, il 27 agosto di quest’anno, Angela Merkel aveva detto: “Una volta che i Paesi in via di sviluppo raggiungeranno il livello di quelli industrializzati inizieranno la riduzione delle emissioni”. Questa dichiarazione, piena di “buona volontà” e di spirito democratico, è però folle: se i paesi sottosviluppati raggiungessero il livello di industrializzazione dell”occidente l’inquinamento sarebbe triplicato e le conseguenze diventerebbero catastrofiche. Per di più, il cambiamento climatico già raggiunto è in grado di produrre cambiamenti irreversibili, che renderanno la vita impossibile in molti paesi: già dal 2004 si conoscono le previsioni del rapporto segreto del Pentagono: “Ma ci sono pochi dubbi che entro il 2020 qualcosa di drastico accadrà (…). Massicce siccità sono cominciate in regioni agricole importanti. La media delle precipitazioni è caduta del 30% circa nel Nord Europa e il suo clima diventerà più simile a quello della Siberia”. (Observer, febbraio 2004). Se queste previsioni si avverassero, la vita sull’intero pianeta diventerà impossibile o con difficoltà estreme per la cessazione di regolari forniture di energia elettrica (C.Bertani, Mutamenti climatici, Arianna Editrice, Casalecchio – BO -; 2007, pag.100 – 1).

Perché tutto questo non si verifichi è necessario agire fin da ora, ma non con le sceneggiate delle conferenze internazionali, che entrano perfettamente nel gioco mediatico della disinformazione globale e servono solo a salvare le anime dei partecipanti. La sola risposta adeguata a questa congiura globale è una rivoluzione globale, che imponga ai governo dei vari stati di sviluppare immediatamente energia elettrica non da combustibili fossili e non dal nucleare. Le industrie dovranno cominciare da ora a produrre massivamente pannelli solari fotovoltaici, diminuendone così i costi oggi proibitivi; così dovrà essere per i componenti delle centrali eoliche e ogni altra tecnologia che serva a produrre energia pulita. Il termine rivoluzione suscita tragici ricordi ed è di evidente irrealizzabilità nel breve periodo; ma piccole rivoluzioni politiche potrebbero essere realizzate, ad esempio, in Italia, imponendo al governo la costruzione, già approvata e mai realizzata, della centrale solare termodinamica di Priolo, progettata dal professor Rubbia, che ora sta realizzando il suo progetto rivoluzionario in Spagna. Più in generale, tutte le forze responsabili, in tutti i paesi, devono porre come obiettivo principale delle loro azioni il passaggio alla produzione di energia pulita, la sola che potrà garantire la sopravvivenza della specie quando il cambiamento climatico renderà impossibile la produzione e la distribuzione di energia elettrica tradizionale.

Romolo Gobbi
Fonte: www.romologobbi.com
Link: http://www.romologobbi.com/articoli.asp?id=34
7.12.07

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