Civiltà persiana: "Il Verbo degli Uccelli" di Farid al-Din 'Attar

Civiltà persiana: "Il Verbo degli Uccelli" di Farid al-Din 'Attar
Miniatura persiana "Il Verbo degli Uccelli" realizzata da Habiballah di Sava intorno al 1600, esempio raffinato di arte safavide, che utilizza inchiostro, acquerello opaco, oro e argento su carta. La miniatura si trova presso il Metropolitan Museum of Art di New York.

Di Maria Morigi per ComeDonChisciotte.org

Farid al-Din 'Attar Nishāpuri (Nishāpur 1145-1221) è uno dei più grandi poeti mistici della letteratura persiana. Figlio di un ricco speziale di Nishapur, studiò l'arabo, la medicina e le scienze religiose. Da giovane aiutò il padre in bottega e alla sua morte la ereditò. Da speziale, i clienti si rivolgevano a lui per consulti sui loro problemi di salute ed egli ne era spesso profondamente toccato. La leggenda vuole che fu proprio nella bottega da speziale che avvenne il suo avvicinamento al sufismo, per opera di un Derviscio che, osservando la ricchezza delle merci esposte, lo invitò alla vita meditativa, l'unica che avrebbe potuto dargli una morte dignitosa. Alla richiesta di ʿAṭṭār di provare ciò, il derviscio si distese a terra e morì. Quest'esperienza indusse ʿAṭṭārʿ ad abbracciare la ricerca mistica, abbandonò la sua attività e viaggiò moltissimo. Durante la sua permanenza a Kufa, Mecca, Damasco, in Turkestan ed in India, ebbe l'occasione di incontrare numerosi maestri (shaykh) sufi. Al suo ritorno in patria promosse e predicò il Sufismo.

[caption id="attachment_237535" align="aligncenter" width="948"] Miniatura persiana "Il Verbo degli Uccelli" realizzata da Habiballah di Sava intorno al 1600, esempio raffinato di arte safavide, che utilizza inchiostro, acquerello opaco, oro e argento su carta. La miniatura si trova presso il Metropolitan Museum of Art di New York.[/caption]

L'opera più famosa di 'Attar è "Il Verbo degli Uccelli" (Mantiq at-Tayr), del genere letterario Masnavi (masnavi significa "rima baciata di profondo significato spirituale", distici rimati) praticato come genere ideale per la poesia narrativa, epica o didattica di lunga durata.

Il titolo Mantiq at-Tayr si riferisce al versetto coranico 16 della sura 27 An-Naml (Le formiche): "Salomone succedette a Davide e disse: -O uomini, ci è stato insegnato il linguaggio degli uccelli (mantiq at-tayr) e ci è stata data abbondanza di ogni cosa: invero questa è grazia evidente!-"

Il poema simbolico, mistico e pedagogico di 4458 versi (nell'originale in persiano) è costituito da un "racconto cornice", che narra l'epopea mistica sostenuta dall'amore, di un gruppo di uccelli guidati dall'upupa - un uccellino che si trova in Europa, Africa e Asia- per trovare Simorgh il re degli uccelli che risiede sul mitico monte Qaf. Scegliendo l'upupa diffusa nei tre continenti, 'Attar si inserisce nella tradizione mitologica sia greca che ebraica antica, coranica e gnostica, dove questo uccellino ha fama di essere magico e messaggero divino.

Gli uccelli sono la rappresentazione allegorica dell'anima. il viaggio di ogni uccello, unico animale che può volare via dalla terra e andare verso il cielo, dipende dal suo livello spirituale e dalla sua volontà e capacità di raggiungere la meta. Prima di iniziare il viaggio verso le "sette valli" bisogna attraversare il "deserto della fame e della sete". Una volta compiuto questo passo, il ritorno è impossibile perché il risveglio della coscienza e dell'anima di fronte alla possibilità di ritrovare il proprio oggetto di amore, è irreversibile.

[caption id="attachment_237536" align="aligncenter" width="1464"] Mausoleo di 'Attar a Nishapur[/caption]

Le sette valli sono piene di pericoli ma anche di insegnamenti. Gli uccelli attraversano successivamente le valli della Ricerca (Talab), dell'Amore (Ishq), della Conoscenza ( Ma'arefat), del Distacco (Istighna), dell'Unificazione (Tawhid), dello Stupore ( Hayrat) e dell'Annientamento (Fana) per raggiungere il trono reale di Simorgh, simile a quello di Salomone. Ad ogni valle perdono compagni, sopra ogni montagna alcuni si arrendono. Tuttavia, con tenacia, umiltà, pazienza e rinuncia alle illusioni dell'ego, 30 uccelli arrivano al termine del loro viaggio spirituale. Esausti i Trenta uccelli (Sī morgh in persiano significa 30 uccelli) entrano finalmente nella sala del trono dove, invece del loro sovrano, vedono il proprio riflesso su uno specchio. Si tratta appunto di un viaggio iniziatico che prende in prestito sia la filosofia orientale che quella occidentale.

L'upupa, la guida e l'uccello che ritorna sulla terra, simboleggia l'uomo imperfetto, capace di elevarsi spiritualmente ma che non può non fare ritorno alle cose materiali.

L'upupa è parte del mito di Qaf,Tuba, Simorgh.

[caption id="attachment_237537" align="aligncenter" width="1339"] Ritratto in bronzo di 'Attar al Mausoleo di Nishapur (XX secolo)[/caption]

Qaf (1) è la Montagna mitica circolare, considerata il confine tra il mondo materiale e quello spirituale e dotata della capacità di reagire al deterioramento degli uomini.

Tuba, l' Albero della Conoscenza situato nel Paradiso celeste, le cui radici sono in alto e i rami in basso, è la nicchia ecologica dell'essere umano che rappresenta la consapevolezza.

Simorgh è il Re degli uccelli attraverso cui la vita continua sulla Terra. Esso nidifica in cima a Tuba, Albero della Conoscenza, e il volo di Simorgh fa cadere dall'albero Tuba i semi di tutte le piante del mondo, che attecchiscono e si sviluppano sulla terra, fornendo agli uomini i rimedi contro le malattie. Simorgh è quindi considerato simbolo di fertilità e mediatore tra cielo e terra.

Di Maria Morigi per ComeDonChisciotte.org

21.03.2026

Maria Morigi. Nata a Ravenna, laureata in archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso l’Università di Trieste, è stata docente in Istituti e Licei artistici a Udine e a Trieste. Si è dedicata allo studio di storia delle religioni orientali, ricerca archeologica, tutela di beni culturali e patrimonio, specie per l’Afghanistan e per le regioni autonome cinesi del Tibet e dello Xinjiang, con attenzione ai caratteri storici, politici, culturali ed etnico-sociali di quelle aree. Ha svolto catalogazione presso il Museo Archeologico di Aquileja e seguito missioni di scavo in vari paesi (Turchia, Pakistan, Iran, Cina e regione dello Xinjiang).

NOTE

Nota (1) "Per raggiungere il monte Qaf, dobbiamo camminare per quattro mesi nella tenebra; e infine, quando le nostre forze sono spossate e nessuna speranza di salvezza ci consola, incontriamo la montagna di Qaf. Essa circonda tutta la terra, come un anello circonda il dito di una mano femminile: è la madre e la radice e il fondamento di tutte le montagne. Su Qaf non c'è sole né luna né stelle - perché sole, luna e stelle appartengono a una creazione meno pura. Ma non c'è nemmeno tenebra: lo smeraldo e il blu di cui la montagna è composta emanano una luce azzurro-smeraldina così intensa da illuminare tutte le pietre, le gole e gli abissi; e da rendere splendido perfino il nostro cielo."

(Abu Gafar Mohammed Tabari. storico e teologo del 9° secolo).

Commenti (1)

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    1. patrizia p 22 marzo 2026

      Bellissimo grazie

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