CINQUE CONSEGUENZE FILOSOFICHE DELLA CRISI

DI MARCELO JUSTO
BBC Mundo

L’attuale crisi economica non si limita a una questione di statistica, né si riduce all’impatto devastante di incertezza e disoccupazione sulla società.

Con la debacle mondiale è crollata una visione del mondo che era sembrata quella dominante e irreversibile dopo la caduta del muro di Berlino.

Questa visione è stata catturata da alcune citazioni celebri come “la fine della storia” di Francis Fukuyama, “la società non esiste” del primo ministro britannico Margaret Thatcher o i dieci punti del consenso di Washington che promuovevano la liberalizzazione, la deregolamentazione e la privatizzazione globale.

Il nuovo dogma seguito alla sconfitta del comunismo era dare tutto il potere al settore privato, assumere il mercato a misura di razionalità economica e utopia e l’individualismo più sregolato come principio etico ordinante.

Con la recessione economica anche questa visione del mondo è entrata in crisi.

BBC Mundo ha identificato cinque conseguenze a livello filosofico.1. Filosofia politico-economica

La legge della domanda e dell’offerta ha esercitato un potere assoluto sulle teorie di politica economica degli ultimi tre decenni.

Secondo il pensiero classico, l’offerta e la domanda funzionano come un perfetto sistema omeostatico (autoregolamentato) che tende all’equilibrio perfetto e fa perno su un principio infallibile: il prezzo.

Con molta domanda e poca offerta di un prodotto, il prezzo sale fino a raggiungere la somma che il mercato può pagare per quel bene.

Al contrario, con poca domanda e molta offerta, il prezzo si comprime finché qualcuno non lo acquista con la convinzione di non trovarlo a costo più basso.

Nemmeno il premio nobel conferito all’economista Joseph Stiglitz per la sua ricerca sul ruolo che l’informazione svolge in questo mercato – l’informazione su cui fanno affidamento le migliaia, milioni di persone coinvolti in un particolare mercato non era perfetta, quindi il prezzo rifletteva altre variabili – ha distrutto questa fiducia cieca nel funzionamento omeostatico.

Con questa premessa teorica, cosa c’era di meglio che deregolamentare tutto e lasciare che il mercato si incaricasse degli equilibri economico-sociali?

Il fatto è che la realtà economica è piena di fenomeni imprevedibili.

Dov’è il meccanismo regolatore del mercato in quelle che vengono chiamate bolle, come quella immobiliare dei mutui sub-prime che ha sguinzagliato la crisi attuale?

Il prezzo delle proprietà, in costante ascesa, rifletteva la situazione di domanda e offerta?

La conclusione più ovvia è che domanda, offerta e prezzo fanno parte di un meccanismo socioeconomico infinitamente più complesso di questa ingiustificata semplificazione che è stata applicata per così tanto tempo.

2. Crisi della razionalità di mercato

Le domande precedenti danno per scontata una premessa fondamentale della legge della domanda e dell’offerta: la razionalità dei mercati.

L’essere umano cerca da molto tempo la razionalità in materia economica e filosofica.

La pianificazione economica che fece furore dopo la crisi del ’29 e il dopoguerra ebbe come obiettivo la sintonizzazione di produzione e consumo con le necessità della società.

Con il crollo del comunismo il mercato si impose come unica logica globale.

Secondo questa ideologia il mercato era razionale ed efficiente per la distribuzione delle risorse, tanto in ambito lavorativo che produttivo e finanziario.

La debacle mostrò che il mercato ha la stessa dose di irrazionalità, capriccio, imprevedibilità di qualsiasi individuo o gruppo umano.

Il che ci pone di fronte a un problema inquietante.

Se i mercati o lo stato non sono alla base di un funzionamento socioeconomico razionale, significa che siamo in balia degli elementi?

3. Conseguenza assiologica: teoria dei valori

Questa apparente disparità nella consuetudine socioeconomica viene completata da una crisi di fondamenti etici.

Dagli anni ’80 e in particolare con la caduta del muro di Berlino si è imposto un individualismo basato su una teoria dell’egoismo come valore organizzativo ideale di una società.

La teoria risale ad Adam Smith e alla sua considerazione del fatto che la miglior maniera di comportarsi socialmente, recando beneficio al prossimo, fosse quella in cui ognuno persegue il proprio interesse, in quanto la mano invisibile del mercato avrebbe messo a posto qualunque problema sul cammino.

Adam Smith non ha mai negato l’azione sociale né il compito dello stato, e nemmeno la presenza dei valori (la giustizia era fondamentale nel suo sistema) come da interpretazioni seguenti frutto di ignoranza o malafede.

Ma uno dei suoi seguaci, Frederich Von Hajeck e il suo discepolo Milton Friedman, radicalizzarono le sue idee.

Ayn Rand, autrice di romanzi e filosofa che cominciò a diffondersi negli anni ’40, ha avvalorato dal punto di vista filosofico questa inversione di tendenza sostenendo che l’egoismo come cieca ricerca del proprio benessere era alla base della civiltà.

Tra i suoi discepoli c’era Alan Greenspan, anni dopo alla guida della Federal Reserve statunitense dal 1987 al 2006, quindi durante il periodo della più completa deregolamentazione finanziaria.

Lo stesso Greenspan ha riconosciuto di fronte al Congresso che il suo costrutto teorico faceva acqua.

“Mi stupisce. Nel corso di 40 anni e oltre le prove sostenevano l’eccezionale efficienza di questo sistema”, ha dichiarato Greenspan.

Oggi si è trovato un accordo sul fatto che la ricerca sfrenata del proprio tornaconto è stata determinante nelle due megacrisi mondiali degli ultimi 80 anni, la grande depressione e questa.

Sono necessarie altre prove, oltre all’impatto devastante di queste ultime?

4. Rischio, casualità, incertezza

Una premessa dell’illuminismo che si è sostituita alla fede per due secoli è stata la possibilità di una corrispondenza tra ciò che diciamo e la realtà.

Tale corrispondenza era alla base della conoscenza scientifica e della previsione di fenomeni e tendenze.

Dall’inizio del XX secolo questa premessa è stata più volte confutata (da Ludwig Wittengstein fino al principio di incertezza del fisico Werner Heisenberg e il relativismo radicale dei postmoderni), ma una fede di fondo nei suoi principi è sopravvissuta in molti campi, tra cui l’economia.

Due finanzieri ben noti, immersi in dibattiti filosofici, sono convinti che questa crisi metta nella posizione di dover ripensare alle cose.

George Soros ha studiato filosofia alla London School of Economics con Karl Popper, e ha appena pubblicato le sue conclusioni in Cattiva Finanza. Come uscire dalla crisi, il cui suggestivo sottotitolo è Un nuovo paradigma per i mercati.

Secondo Soros fingere che i mercati riflettano l’andamento reale dell’economia e che si autoregolino in base a domanda e offerta significa non riconoscere il processo fondamentale che gioca la soggettività, e un fenomeno da lui denominato riflessività.

Il valore dell’oro e degli immobili non sale perchè riflette la sottostante realtà di domanda e offerta, ma perchè gli operatori del mercato influiscono su esso con la loro interazione, come succede nelle bolle finanziarie che si creano intorno a un prodotto o a un comportamento di massa (tutti vogliono comprare o vendere un prodotto nello stesso momento).

Un altro investitore con la stessa inclinazione filosofica, Nassim Nicholas Taleb, ha pubblicato nel 2007 Il Cigno Nero, in cui afferme che possiamo prevedere solo gli avvenimenti ovvi e non i cambiamenti.

Taleb lo esemplifica con il cigno nero. Per molto tempo si pensò che tutti i cigni fossero bianchi perchè l’osservazione aveva abituato l’uomo europeo a questo stato di cose.

Finché in Australia non apparve un cigno nero, e si dovette rivedere tutto.

Secondo Taleb nessuno ha previsto alcun terremoto nella storia dell’umanità.

Dall’avvento del cristianesimo alla caduta del comunismo e agli attentati dell’11 settembre, tutto è successo senza che nessuno lo anticipasse, anche se a posteriori è stata costruita una narrativa esplicativa piena di cause che rendevano inevitabili questi avvenimenti.

Se non possiamo anticipare le cose più importanti, cosa sappiamo?

5. Conseguenza ontologica

Dopo tutte queste considerazioni, si può formulare la domanda centrale dell’ontologia, la branca della filosofia che si occupa dello studio degli enti.

Cosa esiste, cos’è reale in questo universo socioeconomico?

Nel XVII secolo Cartesio dovette rifarsi al proprio pensiero per arrivare ad una certezza soggettiva di ciò che esisteva effettivamente: penso, quindi esisto.

Il povero Cartesio non visse in questo mondo quasi irreale della finanza del XXI secolo.

Se è relativamente facile trovare delle basi reali per produzione e consumo, è molto più complesso capire lo status degli strumenti finanziari come i noti attivi tossici (debiti praticamente non riscuotibili) o i derivati (contratti di acquisto futuro basati su una scommessa sul valore che il bene avrà: materia prima, ipoteche, liquidità ecc.), fondamentali per comprendere la crisi che stiamo vivendo.

Nel 2007 si calcolava che il Pil mondiale (tutti i beni e servizi prodotti nel mondo) fosse di 63mila miliardi.

In quello stesso anno si stimava che il mercato dei derivati facesse girare 596mila miliardi, quasi dieci volte in più di quello che il pianeta produceva.

Il valore del Pil si riferisce a cose tangibili.

Cos’hanno di reale i derivati o le bolle, queste scommesse esagerate sui prezzi futuri?

Non è una domanda che si pongono solo i neofiti in materia economica.

“In termini filosofici gli economisti sono dei materialisti per cui i sacchi di grano sono molto più reali dei portafogli di buoni”, ha spiegato all’ Economist Perry Mehrling del Barnard College, alla Columbia University.

E tuttavia, come dimostra lo stesso funzionamento del denaro, l’economia è una realtà molto più elusiva.

“Il denaro non è una cosa del tutto reale. E’ la promessa che uno potrà comprare qualcosa. Proprio come quello che uno tiene depositato in banca. E’ una promessa che la banca pagherà. Se la banca fallisce, la promessa non esiste più”, ha illustrato a BBC Mundo Jon Danielsson della London School of Economics.

Se moltiplichiamo questo per i miliardi di transazioni giornaliere che si fanno in denaro contante o buoni, titoli e altri beni volatili del mondo finanziario, si può vedere quante promesse non sono state mantenute.

Titolo originale: “Cinco consecuencias filosóficas de la crisis”

Fonte: http://www.bbc.co.uk
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25.07.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DIEGO VARDANEGA

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neutrino
neutrino
30 Agosto 2009 , 1:44 1:44

Attenzione!
Con la scusa che i mercati sono irrazionali, i prezzi non portano informazione, ecc.. i cittadini rischiano di ritrovarsi senza alcun potere, in balia di senati di “saggi” o soviet supremi!
I mercati hanno spazzato via l’aristocrazia in tre secoli, perché le loro leggi di base erano comprensibili da chiunque, ed era facile anche per gli umili adattarsi ad esse.
Con cosa vogliamo sostituire il mercato? Con un centro studi che decida centralmente come allocare le risorse? Con amministrazioni statali o sovranazionali (UE, WTO)?? Attenzione che questa è l’ennesima fregatura… Solo perché potenti organizzazioni sono riuscite (con fatica) a distorcere i mercati non significa che ora dobbiamo permettere ad altre (o le stesse) organizzazioni di sostituirli con politiche arbitrarie e centralizzate!! Allora sì che i cittadini non avrebbero più nessun controllo…

vic
vic
30 Agosto 2009 , 2:42 2:42

Il cigno nero Nassim Taleb mette l’accento su un aspetto poco trattato nei media. Il fatto che il calcolo del rischio negli ambienti finanziari procede da assunti improbonibili. In poche parole si fa’ un uso sconsiderato della cosiddetta campana di Gauss. Campana che viene usata ovunque nelle scienze a proposito e purtroppo anche a sproposito per descrivere l’occorrenza di avvenimenti aleatori. Si tratta di una curva simpatica alla vista, bella simmetrica, dai fianchi slanciati, cioe’ che decadono abbastanza rapidamente. E qui sta’ il punto. La campana dovrebbe descrivere gli avvenimenti aleatori quando sono in gioco moltissimi avvenimenti. Il fatto e’ che gli avvenimenti non usuali, cioe’ molto lontani dalla media, nella pratica di solito vengono ignorati appunto poiche’ la campana di Gauss dice che la loro probabilita’ e’ estremamente piccola, insomma trascurabile. Eh no, nel mondo della finanza non e’ cosi’! Gli avvenimenti molto lontani dalla media sono poco probabili ma non trascurabili. Quindi il rischio va’ calcolato lasciando perdere Gauss e la sua curva. Taleb, che e’ del ramo, dice che in realta’ i calcoli sul prezzo dei derivati e prodotti affini fan uso a man bassa di Gauss, a sproposito. Cosi’ i calcoli sul rischio corso dalle banche… Leggi tutto »

vic
vic
30 Agosto 2009 , 2:50 2:50

Se un ingegnere civile costruisce un ponte che poi crolla al primo vento, ne e’ ritenuto responsabile.

Non si capisce perche’ gli ingegneri finanziari delle banche non sono tenuti a pagare i danni causati dai loro calcoli assurdi.

Qualcuno ce lo spiega?

Grazie

BlackWarrior
BlackWarrior
30 Agosto 2009 , 4:37 4:37

Eh, il mistero delle “bolle”…c’entreranno qualcosa la CARTA STRACCIA SENZA VALORE e il CREDITO A CAZZO DI CANE con cui vengono APPOSITAMENTE CREATE – cose che nell’articolo si guardano bene anche solo dal menzionare? 🙄

Davide71
Davide71
30 Agosto 2009 , 4:44 4:44

Lo scopo dell’articolo é semplicemente quello di affermare che la causa della crisi é il libero mercato e perciò gli operatori che in esso agiscono. Questi vogliono soltanto salvare la classe politica che assicura il loro culo sulle poltrone dei media mainstream dicendo: “I poveri politici si sono fidati degli operatori di mercato e hanno fatto male. Adesso promettono di non farlo più.” In realtà sono proprio i politici la causa della crisi. La LORO sete di potere e di ricchezza a buon mercato ha causato tutto questo. Tutte i posti di potere nelle banche americane sono assegnati con logiche di interesse politico e intervengono in maniera così devastante sui mercati con le loro armi di tipo politico (denaro inflazionato, informazioni riservate, minacce, leggi ad hoc) da rendere lo stesso termine “mercato” una barzelletta. Quando esisterà un mercato libero si vedranno le sue eventuali pecche. Io sto ancora aspettando. Come tutti i giornalisti dal punto di vista filosofico questo é un dilettante. Come può affermare che “il denaro non é una cosa del tutto reale” viste le conseguenze che provoca? Il bello é che ha citato un tizio che diceva “…gli economisti sono dei materialisti …” Una conseguenza filosofica della… Leggi tutto »

vic
vic
30 Agosto 2009 , 5:39 5:39

Guarda nell’ultimo numero di “Le Scienze”. C’e’ un articolo a prima vista molto critico dell’ipotesi del libero mercato. Detto sinteticamente propone di allargare il modello tenendo conto di altri fattori quali l’irrazionalita’.

Arrivo alla fine e mi dico: ma questi qua ci stanno contrabbandando qualcosa in modo subliminale. Vogliono darci ad intendere che l’AAA (Alta Avidita’ Arrampante) nonche’ le mastosdontiche collisioni d’interesse non centrassero un tubo con la crisi.

Le usano tutte per deviare l’attenzione da dove cova veramente il fuoco distruttore. Mi sbaglio?

La disinformazione piu’ subdola e’ l’informazione taciuta. Basta osservare i media “di regime” con un po’ d’attenzione per rendersene conto.

Buona domenica

victorserge
victorserge
30 Agosto 2009 , 5:49 5:49

semplice: non si vedono le macerie in giro.
nella percezione della gente è peggio un terremoto finanziario oppure un terremoto vero, con case distrutte, magari perché costruite male, persone morte etc etc?

victorserge
victorserge
30 Agosto 2009 , 5:56 5:56

cosa è il libero mercato in assenza di stato?
non esiste.
quindi è inutile dire che von hayek o friedman volesse togliere l’economia dalle grinfie della politica.
la politica è l’organizzazione della società e quindi dell’economia.
una svolta positiva nell’economia non può essere disgiunta da una svolta positiva della politica.
il comunismo, è la massima espressione teorica e pratica dell’equilibrio tra la domanda e l’offerta del mercato.
ma è ovvio che nessuno è interessato a questo equilibrio perché altrimenti il profitto se ne andrebbe a farsi benedire.

Davide71
Davide71
30 Agosto 2009 , 6:38 6:38

Finché si tratta di organizzare l’economia, cioé stabilire le regole del gioco, non ho obiezioni. Il problema del comunismo é stato quello di cercare di organizzare l’economia fin nei minimi dettagli. I regimi comunisti stabiliscono i prezzi e il tipo dei prodotti e i costi e il tipo di fattori di produzione, e se uno “non ci sta dentro” chi se ne frega. Deve esistere un equilibrio tra esigenze della società e libertà individuale, intesa come libertà, per l’imprenditore, di scegliere i fattori produttivi più opportuni per soddisfare la domanda di mercato. In ogni caso l’Italia é in tutto e per tutto un regime comunista, e se non te ne accorgi é solo per via del martellamento mediatico e per il fatto che non sei un imprenditore privato. Oggi gli unici imprenditori privati che possono stare sul mercato sono i mafiosi, che se ne fregano delle regole, gli enti pubblici, che non devono pagare tasse (che non hai idea di quanto pesino nel bilancio di un’azienda onesta), e i furbacchioni più o meno immanicati con la politica. Purtroppo solo con l’avvento del capitalismo la politica si é buttata anima e corpo nell’economia come strumento di dominio politico e di guerra… Leggi tutto »

vic
vic
30 Agosto 2009 , 7:29 7:29

Rimettiamo il campanile al centro del villaggio.

Quale dovrebbe essere lo scopo di una societa’ civile? Direi, quello di permettere ad ogni suo cittadino di esprimere al meglio i suoi talenti migliori. Nessuno e’ piu’ soddisfatto di chi puo’ esprimere se stesso al meglio. Di conseguenza si ha una societa’ di cittadini soddisfatti. Chi e’ portato alle opere sociali, viene incoraggiato e remunerato per questo. Chi e’ un bravo artigiano, lo stesso. Idem per gli scienziati e gli artisti. Altri magari preferiscono fare due attivita’: una di utilita’ sociale, l’altra di sviluppo dei propri talenti.

Il libero mercato semmai entra in seconda o terza istanza, quando si tratta di decidere la giusta remunerazione.

I politici che fanno del libero mercato il loro credo assoluto e lo assurgono a dio onnipotente, fanno in primo luogo un’operazione intellettualmente depravata, dimenticando la dimensione umana della societa’ ed i traguardi cui essa dovrebbe tendere, come societa’.

La costituzione Americana parla di diritto alla felicita’. Quanto ne siamo lontani, noi del mondo occidentale!

Saluti

Allarmerosso
Allarmerosso
30 Agosto 2009 , 7:57 7:57

che ogni situazione critica serva ai grandi per assorbire i piccoli direi che non sarebe la prima volta che accade . I cittadini non rischiano perchè si trovano gia in una situazione del genere .
Amministrazioni statali ?!!! (per certi versi direi magari almeno FORSE il popolo potrebbe pretendere piu potere ) propendo piu per la seconda ossia amministrazioni , pardon Organizzazioni sovranazzionali .
ripeto che concordo su questo ammonimento , non capisco però quando dici :

Solo perché potenti organizzazioni sono riuscite (con fatica) a distorcere i mercati non significa che ora dobbiamo permettere ad altre (o le stesse) ”

E’ chiaro che sono le stesse solo che rimangono quelle che si siedono per prime sulla sedia quando si spegnerà la musica

brezzarossa
brezzarossa
30 Agosto 2009 , 8:36 8:36

Qualcuno può affermare che non si
tratti di una crisi del libero mercato? Oppure, si può affermare che
questa crisi sia generata da scelte politiche che lo vanno ad
alterare?

La crisi è partita proprio da quei
settori extrabilancio e assolutamente non sottoposti a nessun
controllo, i famosi derivati, che sono
unanimemente associati a tutte quelle follie finanziarie cui adesso
dobbiamo pararci il culo.

I mercati sono razionali?

Beh su questo i fatti che dimostrano il contrario si sprecano.

Si può negare che le tre maggiori crisi finanziarie (vi ricordate i tulipani olandesi?), siano nate e cresciute in regimi a bassissimo controllo politico ed in periodi in
cui il pensiero liberale aveva caratteristiche egemoni? No.

Penso che questo modello economico,
giustamente ricondotto ad una questione filosofica, sia in profonda
crisi. Non sono convinto che si riuscirà ad abbatterlo o perlomeno a
farlo facilmente. Ritengo inoltre che sia necessario ripensare
l’economia come scienza autonoma, troppi errori macroscopici e pochissima capacità previsionale. Trovo quest’articolo pur nella
sua semplificazione pertinente e giustamente critico.

GCT
GCT
30 Agosto 2009 , 9:30 9:30

Warren Buffet in un’intervista al New York Times ha detto: “C’è una guerra di classe, d’accordo, ma è la mia classe, quella dei ricchi, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo”.

A mio parere tutte le ipotesi filosofiche di cui si discute sono fatte per venire incontro alla mentalità ed ai bisogni dei ricchi, che nella società occidentale filo anglo-sassone è vista come la classe prediletta da Dio. Anche la Chiesa cattolica, che dovrebbe essere contraria al calvinismo, ha avuto negli ultimi tempi un ruolo ambiguo nel privilegiare le istanze dei ricchi piuttosto che quelle dei lavoratori.

Obama poi doveva favorire Main Street contro Wall Street, ma mi sembra che la sua politica economica continui a favorire i soliti noti.

Per il resto l’articolo mi sembra apprezzabile, anche se non dà soluzioni. Il mio parere è, che se è una guerra di classe, i non ricchi la stanno perdendo malamente, senza idee, senza proposte, senza niente.

Tonguessy
Tonguessy
31 Agosto 2009 , 1:44 1:44

“Una premessa dell’illuminismo che si è sostituita alla fede per due secoli è stata la possibilità di una corrispondenza tra ciò che diciamo e la realtà.” Si può anche pensare che il razionalismo di Cartesio abbia prreparato il terreno all’illuminismo. “Nel XVII secolo Cartesio dovette rifarsi al proprio pensiero per arrivare ad una certezza soggettiva di ciò che esisteva effettivamente: penso, quindi esisto. Il povero Cartesio non visse in questo mondo quasi irreale della finanza del XXI secolo.” Si potrebbe parlare per ore sul fatto che del pensiero lasci tracce. Più o meno come i subprime fatti a fette e venduti impacchettati come prodotti finanziari. Se reale dev’essere, che REALE sia per tutti. Il pensiero può essere reale, ma solo nella mente del pensatore. Nessun altro può sapere se una persona sta pensando, a parte lui stesso. Da questo errore madornale che troppi si affannano a non vedere nasce la matrice che vede la reale oggettività saccheggiata nel nome di una presunta soggettività. Se è pensato, è reale. Questo è l’assunto cartesiano. E così alcuni secoli dopo troviamo che se lo schema Ponzi (quello che mediamente ogni promotore finanziario propone, Madoff ad es) è pensato, allora è reale. Il “povero”… Leggi tutto »

victorserge
victorserge
31 Agosto 2009 , 3:55 3:55

ma dici sul serio, oppure hai preso un colpo di sole?

Davide71
Davide71
31 Agosto 2009 , 4:37 4:37

Dico sul serio. Quale affermazione trovi perticolarmente incredibile?

Earth
Earth
31 Agosto 2009 , 11:30 11:30

Gran bella risposta

victorserge
victorserge
31 Agosto 2009 , 13:35 13:35

trovo incredibile il fatto che tu abbia scritto quello che hai scritto.
però, forse hai uno spiccato senso dell’umorismo ed io non ho saputo sagacemente interpretarlo.
che vuoi fare, la comicità fine non è per tutti i cervelli.

se invece non hai voluto essere comico, ecco, io credo che tu abbia scritto delle cose che non sono suffragate da nessuna teoria economica credibile.
ok, hai espresso la tua opinione ed io la mia: mi concedi il fatto che hai scritto delle cazzate?

Tonguessy
Tonguessy
1 Settembre 2009 , 2:04 2:04

“In realtà sono proprio i politici la causa della crisi. La LORO sete di potere e di ricchezza a buon mercato ha causato tutto questo.”
Questo significa mettere il carro davanti ai buoi. Tutto ruota attorno al dio Mercato, cui il sistema politico è il garante. Se è vero che nel rinascimento ci fu una lotta serrata tra le due diverse classi politiche (nobili da una parte e imprenditori dall’altra) una volta scalzata la nobiltà non ci fu mai nessun vero pericolo per la borghesia al potere. E quando dico borghesia al potere intendo Mercato che detta le regole. Non regole che limitano il mercato. Mai successo. Forse che Obama non ha aiutato i guru della finanza che hanno causato il disastro attuale? E in che senso la politica ne è stata la causa?

vic
vic
1 Settembre 2009 , 14:05 14:05

Leggi qui come la pensa Lord Turner:

http://www.cdt.ch/commenti-cdt/editoriale/10793/un-sistema-finanziario-da-ripensare.html

Tremonti, che non e’ scemo, lo appoggera’?
Aspettiamo fiduciosi.

Saluti

GCT
GCT
1 Settembre 2009 , 15:35 15:35

Ho letto l’articolo segnalato del Corriere del Ticino e con l’occasione ho visto anche altri articoli dello stesso giornale: Quello che segue mi sembra ancora più interessante, perché mette in dubbio la volontà politica, che credo non solo svizzera, di fare qualcosa per combattere realmente la crisi. Aspettiamo sì, ma non troppo fiduciosi. Affinché non torni tutto come prima – Crisi della finanza: una profonda riforma non è scontata 24 ago 2009 05:00 | Corriere del Ticino di MEINRADO ROBBIANI – La crisi del sistema finanziario, che ha rapidamente risucchiato nelle sue spire anche l’economia reale, ci ha fatto toccare con mano quanto fossero precarie le fondamenta sulle quali poggiava in parte la crescita economica complessiva. La finanza si era persa nei paradisi artificiali della più esasperata speculazione, tradendo la sua funzione primaria di raccolta e di incanalamento del risparmio verso le attività creatrici di autentica ricchezza. Ma non solo. Aveva anche contagiato le frange più prestigiose dell’economia reale, trasferendovi e imponendo il primato del breve termine. Vi aveva cioè fatto prevalere la corsa ai profitti celeri, anche a scapito della solidità duratura delle imprese. Il risultato di queste distorsioni e aberrazioni è davanti agli occhi di tutti. Gli Stati… Leggi tutto »

Davide71
Davide71
2 Settembre 2009 , 4:15 4:15

Ciao a tutti:
il mercato é i sistema attraverso il quale le risorse vengono prodotte e scambiate. In sè non può essere considerato responsabile dei problemi attuali. Se fosse libero di agire, esso allocherebbe le risorse in funzione dei bisogni, tramite i meccanismi messi in luce dalla teoria classica (domanda e offerta e via discorrendo).
Il problema é che i politici, non necessariamente quelli “eletti dal popolo” (!), ma anche strutture di potere indipendenti più o meno occulte (Massoneria, Mafia, Lobbies, Corporations, etc. etc. etc.) sfruttano le armi a disposizione della politica per distorcere il mercato. Cito a esempio: accesso privilegiato al sistema finanziario, esclusione dallo stesso dei competitori, approvazione di leggi ad hoc, possibilità di non rispettare le leggi, controllo dell’informazione, dell’intelligence, corruzione, ricatti, minacce, uso di mezzi militari, etc.
Questi mezzi sono diventati talmente di uso normale che non é più possibile parlare di “mercato”, ma di “arena”.
Il problema quindi non é affatto il mercato, ma la continua volontà di servirsi di esso per scopi che nulla hanno a che vedere con quelli per cui il mercato é stato concepito fin dall’antichità.