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CINA VS GIAPPONE. VENTI DI GUERRA AD USO INTERNO

DI SERGIO ROMANO
corriere.it

Le isole che hanno il nome di Dyaou a Pechino e quello di Senkaku a Tokyo formano un piccolo e inospitale arcipelago roccioso. Ma le loro acque contengono grandi risorse petrolifere e sono quindi un boccone attraente per ciascuno dei grandi Paesi, la Cina e il Giappone, che ne rivendicano il possesso. Accanto al petrolio vi è poi, in entrambi i campi, l’orgoglio nazionale, vale a dire la scintilla che può sempre, soprattutto fra popoli che si sono duramente combattuti sino alla prima metà del Novecento, dare fuoco alle polveri. Ma è difficile immaginare che le piazze cinesi, in questi giorni piene di folle tumultuanti contro il Giappone e le sue aziende, assomiglino alle piazze arabe dove le proteste furono certamente spontanee e colsero il governo di sorpresa.

Non è necessario essere un dietrologo per sospettare l’esistenza di un nesso tra queste manifestazioni e la situazione politica della Repubblica popolare. La trasmissione del potere a una nuova classe dirigente, prevista per la fine dell’anno, è stata turbata da scandali di cui non abbiamo ancora compreso la reale portata. Sul caso di Bo Xilai, ricco e ambizioso governatore maoista del Chongqing, e su quello di sua moglie, processata nelle scorse settimane per l’assassinio di un uomo d’affari inglese, conosciamo poco più delle scarse notizie che le autorità cinesi hanno lasciato trapelare. Ma le vicende degli scorsi mesi e la reticenza del regime sembrano dimostrare che il malessere è grave, investe il vertice del partito e ha provocato rotture non ancora riparate. Il contenzioso con il Giappone è reale, ma non è possibile escludere che le manifestazioni contro Tokyo servano a distrarre l’attenzione dei cinesi dalla crisi del partito e a unirli patriotticamente contro il vecchio nemico. Come abbiamo constatato quando un missile americano, l’8 maggio 1999, colpì l’ambasciata cinese a Belgrado durante la guerra del Kosovo, il nazionalismo è un interruttore che il partito comunista cinese può accendere e spegnere a piacimento.

Ma vi sono circostanze che rendono la situazione inquietante. La Cina e il Giappone attraversano momenti difficili. La crescita dell’economia cinese è stata bruscamente rallentata dalla crisi dei maggiori mercati mondiali. Quella dell’economia giapponese è da due decenni vicina allo zero. La Cina ha nelle sue casseforti 900 miliardi di dollari americani e dipende dallo stato di salute del suo debitore. Il Giappone ha un debito pubblico pari al 200% del prodotto interno lordo. La Cina è malata di corruzione. Il Giappone, dopo lo tsunami, ha bisogno di energia nucleare, ma l’opinione pubblica ha costretto il governo ad annunciare, sia pure con qualche riserva, la chiusura delle centrali entro trent’anni.

Quanto più i litiganti sono deboli e nervosi, tanto più le liti diventano pericolose. In altri tempi questa sarebbe stata una faccenda asiatica di cui avremmo potuto occuparci con un certo distacco. Oggi, in un mondo globalizzato e interdipendente, una guerra tra Cina e Giappone avrebbe ripercussioni negative sulla crisi dell’euro, sull’economia europea e quella americana, sulla stabilità dell’India e sul ruolo asiatico della Russia. Ci restano le grandi istituzioni internazionali create negli ultimi decenni: l’Onu, le maggiori organizzazioni asiatiche e quella del commercio mondiale (Wto) di cui Obama ha suggerito l’intervento nelle scorse ore. Sappiamo per esperienza che non fanno miracoli. Ma possono servire a imporre quella pausa di riflessione di cui Cina e Giappone, in questo momento, hanno urgente bisogno.

Sergio Romano
Fonte: www.corriere.it
18.09.2012

Pubblicato da Davide

  • Mariano6734

    “piazze arabe dove le proteste furono certamente spontanee”. Da no tare il “certamente”.Merita questo articolo di essere letto oltre?.

  • Ercole

    Gli operai di cina e giappone non devono cadere nella trappola nazionalista,altrimenti farebbero il gioco delle proprie borghesie essi devono solidalizzare e opporsi al gioco dell,imperialismo,se non vogliono cadere in un macello fraticida devono ricordarsi che gli operai non hanno patrie da difendere, ma che il nemico e in casa propria.non bisogna prestare il fianco agli interessi di chi li sfrutta ogni giorno, e devono adoperarsi per l,internazionalismo proletario al fine di affossare il capitalismo,portatore di fame, guerre ,e miseria ,a livello planetario e questo il nostro compito immediato ,e storico.

  • Aironeblu

    Certamente da un articolo di Sergio Romano pubblicato nel Corriere, non possiamo aspettarci un’analisi che fuoriesca troppo dai canoni del regime mediatico.
    La premessa delle manifestazioni cinesi diverse da quelle delle piazze arabe, dove “le proteste furono certamente spontanee” dà il via ad una riflessione in cui si mescolano accuraramente alcuni elementi di verità, come le tensioni interne al corrottissimo governo cinese, la crisi economica che non risparmia i due paesi asiatici, e il tentativo di distrarre le masse con la strategia della tensione militare, per arrivare alla conclusione salvifica dell’intervento pacificatore di Washington per mano delle Nazioni Unite e del WTO.

  • Tao

    Disputa “culturale”? Quella tra Cina e Giappone è una vecchia storiaccia: prima i diritti di pesca, poi quelli sull’estrazione di petrolio e gas naturale… Purtroppo per il Giappone, la Cina di oggi ha una potenza militare schiacciante e questa storia non si risolverà con le armi.

    Parentesi: senza l’incidente alle pompe del raffreddamento di Fukushima ed agli altri orpelli industriali giapponesi danneggiati da terremoto e tsunami nel 2011, il Giappone non avrebbe, oggi, l’acqua alla gola nel cercare ovunque attorno a se’ gas naturale e petrolio. Rischiano (rischiamo) la guerra nucleare per far fronte ad un disastro nucleare. Ancora una splendida applicazione della teoria del caos, dei ricorsi della Storia ed anche della stupidità umana: tutti rischiano per la corruzione di pochissimi.

    Fonte: http://petrolitico.blogspot.it
    Link: http://petrolitico.blogspot.it/2012/09/giappone-dal-disastro-nucleare-alla.html
    19.09.2012

  • Tanita

    Non merita di essere letto oltre. come dice Mariano.
    Anche perché il Giappone ha problemi molto ma molto piú drammatici come il rischio che si rompa la piscina di combustibile nucleare del reattore 4 di Fukushima Daichii, in cui caso sará meglio che ci dedichiamo tutti a far l’amore, bere, ballare e divertirci poiché non avremo troppo tempo disponibile.