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CINA E RUSSIA NEL MIRINO DELLA GEOPOLITICA FINANZIARIA


DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net/

«I paesi del G8 non devono dare per scontato che la ripresa dell’economia mondiale sia vicina»: così scriveva ieri il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, in una lettera inviata al premier Berlusconi e ai leader che parteciperanno al summit internazionale dell’Aquila. «Il 2009 resta un anno pericoloso – si legge nella missiva -, i recenti guadagni potrebbero svanire presto e il ritmo della ripresa nel 2010 è tutt’altro che certo».

Purtroppo, ha ragione. Anche perché alcuni dati parlano chiaro: dopo aver assistito a un caso di speculazione over-the-counter spaventoso che martedì scorso ha portato il prezzo del petrolio a guadagnare tre dollari in una mattinata (quei mercati, i cosiddetti “casino”, andrebbero regolati seriamente, altro che gli hedge funds), ieri il barile è crollato a 63,85 dollari, il minimo da un mese a questa parte.

Il perché è presto spiegato: da un lato i fondamentali sono tornati a dettare legge come è giusto che sia, dall’altro la crisi in Cina dove scontri tra polizia e miliziani islamici nella provincia di Xinjiang ha portato alla morte di oltre 140 persone: se la bolletta energetica di marzo del gigante cinese parlava la lingua della crisi, questa inaspettata destabilizzazione rischia di creare danni molto seri al paese e alla sua economia, tutt’altro che sana e con tassi di crescita ben lontani da quelli millantati dal regime.

Insomma, l’unico motore di possibile ripresa a livello mondiale non solo si è inceppato ma vede alcuni meccanismi decisamente sabotati. Se alla rivolta principalmente etnica e religiosa si unirà in un combinato congiunto di malcontento anche quella dei contadini, il prezzo che Pechino sarà chiamata a pagare rischia di essere davvero pesante.

Pochi giorni fa avevamo messo in fila tutte le criticità del gigante asiatico e ora conviene ripeterle, visto che alla luce degli avvenimenti attuali e del G8 che sta per aprirsi non solo assumono significati e drammaticità nuovi, ma permettono una lettura della realtà che travalichi le versioni ufficiali.

Come anticipato, Pechino mente sulla crescita. Il dato di del 6,1% nel primo trimestre di quest’anno è semplicemente irrealistico se posto in paragone con il calo dell’utilizzo di energia elettrica del 3,2% registrato a maggio e con quello delle spedizioni navali, calate del 26% e quindi moltiplicatore della crisi dell’export. Inoltre, l’ennesima massa di prestito da 1000 miliardi di dollari emessa nel dicembre scorso sta ingolfando il sistema bancario, incapace di gestire quel quantitativo di denaro che infatti viene stoccato come reserve a Shanghai o utilizzato a scopo puramente assistenziale per mantenere artificialmente in vita il settore della costruzioni, devastato dalla crisi.

Ma non è tutto, il peggio è che la società di rating Fitch si è messa a fare le pulci alla Cina in questo periodo e il quadro che ne è uscito è stato tutt’altro che consolante. «Le future perdite subordinate allo stimolo messo in atto dalle autorità governative potrebbero presentare entità maggiori del previsto e non è affatto chiaro come i governi locali e nazionali saranno in grado di, o vorranno, intervenire». Linguaggio da agenzia di rating che si traduce però nel downgrading della Cina nell’indicatore “macro-prudential risk” da categoria 1 (sicura) a categoria 3 (dove giace, per capirci, la fallita Islanda).

Già, queste sono le previsioni. Avvalorate da un dato spaventoso presentato da Michael Pettis dell’Università di Pechino: «Se correttamente calcolato, senza maneggi politici o di propaganda, il rapporto debito/Pil della Cina sta ormai viaggiando a livelli del 50-70 per cento». Le banche, poi, non stanno meglio: l’esposizione ai debiti corporate ha toccato i 4.200 miliardi di dollari, una cifra che sale a colpi del 30% alla volta a fronte di una contrazione dei profitti del 35%. Il cosiddetto roll-over risk, il rischio legato al pagamento o alla rinegoziazione di un debito, sta salendo a dismisura. E il problema è che in molti vedevano la Cina come il motore che poteva far ripartire l’economia mondiale e, soprattutto, garantire un mercato del debito sufficiente a mantenere artificialmente in vita anche un sistema disfunzionale come quello scelto dalla Fed per deprezzare il dollaro e spalmare nei quattro continenti il debito Usa sotto forma di bond del Treasury.

Nessuno vuole ovviamente puntare il dito né tantomeno azzardare teorie complottistiche ma questo timing presocché perfetto – il grande evento internazionale, i primi scricchiolii e soprattutto la volontà di Pechino insieme a Brasile, India e Russia (il cosiddetto Bric) di sostituire il dollaro (troppo debole e instabile) con un paniere valutario misto come valuta di riferimento per le reserve mondiali – la dice lunga sulla portata storica di questo momento.

Il crollo del prezzo del petrolio, inoltre, potrebbe essere frutto di una duplice strategia studiata accuratamente a tavolino: nel mese del grande rally si sono fatti i soldi con la speculazione, ora si lascia crollare il prezzo al fine di mettere del tutto in ginocchio Mosca, la cui capacità di onorare il debito estero contratto dipende unicamente dalle revenues petrolifere: pensate che la Russia farebbe fatica ad onorare gli impegni anche se il barile toccasse quota 90 dollari, figuriamoci ora che punta al ribasso verso il tendenziale dei 60.

Due avvenimenti, due segnali proprio prima del G8: coincidenze, ovviamente. Ma che fanno ben capire come la già citata geo-finanza sia davvero la scienza economica e politica del futuro. Vedremo quali misure verranno adottate al prossimo vertice, ivi comprese quelle potenziali contro l’Iran, altro snodo del mercato petrolifero. Chi ha giocato al ribasso comincia a contare i soldi, chi aveva creduto al rally spera di chiudere la posizione il prima possibile.

I futures funzionano così, infatti, anche se qualche genio vorrebbe ora metterli fuori legge per abbassare il prezzo del petrolio: peccato che le speculazioni si fanno over-the-counter, ovvero in maniera non regolamentate né dall’Ice a Londra (e quindi dalla Fsa) né a Washington: togliere i futures regolamentati vorrebbe dire distruggere ad esempio le compagnie aeree – che li usano per comprare carburante quando il prezzo scende, volete pagare un Milano-Londra 700 euro solo andata? – e fare la gioia di chi utilizza squeezes e corners per speculare. Vedete un po’ voi…

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net/
Link: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=29759
7.07.2009

Pubblicato da Davide

  • 2novembre

    …..”questa inaspettata destabilizzazione …..!? ”

    a Bottare’ ci sei o ci fai ?

  • lucamartinelli

    c’è qualcosa che non mi torna. l’autore sostiene che la Russia avrebbe problemi ad onorare il debito qualora il prezzo del greggio fosse troppo basso. a me risulta che Putin, quando era presidente, si vanto’ di aver potuto restituire il debito prima della scadenza, grazie evidentemente alla sua politica. ora è Mosca ad essere in credito, possedendo molti dollari-carta straccia del debito pubblico degli USA. allora?come stanno veramente le cose? e leggere il report di Europe 2020 si direbbe che stanno come sostiene il sottoscritto. saluti a tutti.

  • adriano_53

    BOTTARELLI E’ IN PIENO TRIP DA GEOFINANZA.

    ELABORA SCENARI DI FANTAFINANZA CON LA STESSA FACILITA’ CON CUI RUTTA UN TEDESCO ALL’OKTOBERFEST.

  • LucaV

    Questi mi sembrano tante cartomanti…vanno a tentativi. Non lo sanno neanche più loro.

  • nessuno

    il peggio è che la società di rating Fitch si è messa a fare le pulci alla Cina

    società di rating ?
    e chi ci crede alle società di rating?
    Bottarelli è già da un po che ha fatto il botto

  • Galileo

    🙂

  • LonanHista

    ma per quale agenzia stampa lavora questo bottarelli?
    l’aginter press?…………

    ah già non esiste più ….troppo forte questo bottarelli che aggiusta il tiro per attrarre consenso e credibilità……e poi che se ne fa?………mumble..mumble…fa pensare questo bottarelli….una sorta di grillo dei pipparoli telematici della cronaca finanziaria!
    ps.mi basta il titolo per riconoscere questo bottarelli…che tanto quello che scrive è ovvio!

  • edo

    Confermo, per quanto di mia conoscenza, quanto scritto da lucamartinelli.

  • rosacroce

    questi scimuniti che si divertono a ridiColarizzare ,senza argomenti il BOTTARELLI,sono una banda di INCOMPETENTI,
    che non sa quello che dice
    .invece quello che dice il bottarelli è tutto vero
    forse la realtà, è per loro , troppo dura da accettare?

  • rosacroce

    E TU SEI FATTO DI STUPIDAGGINI

  • rosacroce

    LA RUSSIA E AL LIMITE DELLA DISINTEGRAZIONE DICE LYNDON LA ROUCHE.VIVE UNICAMENTE DI METERIE PRIME, CHE STANNO CROLLANDO DI PREZZO,dato il crollo della domanda,che c’è da meravigliarsi?

  • rosacroce

    tu da prima di lui .

  • portoBF

    Mauro bottarelli, ma cosa stai dicendo, torna a scuola somaro.
    Putin ha pagato tutti i debiti e ha restituito dignità alla valuta nazionale rendendo il rublo convertibile.
    Bottarelli ma che giornalista sei? Vergognati.

  • portoBF

    Rosacroce non si dice ridicolarizzare, ma: ridicolizzare. A parte questo
    l’unico INCOMPETENTE si tu, testina di vitello. Putin ha pagato tutto il debito con i proventi del petrolio, belloooo (si fa per dire)
    Putin ha pagato tutti i debiti e ha restituito dignità alla valuta nazionale rendendo il rublo convertibile.
    Putin è il presidente che, finalmente, ha restituito una «positività» alla nazione e sa perfettamente che per vincere non è solo importante come si è, ma soprattutto come ci si sente.
    Con ciò ha fatto capire a tutti che nel mondo la vita continua, nel segno del «chi la fa, l’aspetti». Sotto a chi tocca.
    Per questo l’opposizione a Putin è, «gloriosamente», internazionale.
    E se non ci credi fa una capatina su http://ilpuntozero.blogspot.com/ “Stare con Putin?”
    byebye geniaccio di un rosacrociato( tanto per ridicolaridicolarizzaree te)

  • lucamartinelli

    conosco La Rouche, e lo apprezzo. ma non mi sembra poco vivere di materie prime. la Russia sa che è la fornitrice di gas per l’intera Europa. il prezzo è conveniente per tutti. il picco della scorso anno era solo frutto della speculazione. non credo che svenderanno i prodotti energetici se dovesse calare troppo. inoltre non credo sia corretto esagerare. l’industria e la ricerca russe non sono da terzo mondo. saluti

  • rosacroce

    sei un povero scimunito,che crede nei miti,pensi che la russia possa sopravvivere se l’occidente in disfacimento acquista materie prime a metà prezzo?
    il gas ha fatto rotto minimi degli ultimi 3 anni ,e tutto le materie prime stanno crollando per via del crollo della domanda,
    dei debiti della russia lo sa solo la russia quanti sono non certo tu che sei uno scemo incompetente.

  • nettuno

    Il Bottarelli è un disinformatore , Mandatelo a cagare! – I gravi tumulti nella regione nord-occidentale dello Xinjiang, dove elementi dell’etnia uigura, di religione musulmana, si sono sollevati contro il governo della Repubblica Popolare e i cinesi di etnia han, maggioranza nel resto del Paese e ben rappresentati nella stessa regione. La R.P.C., , sono una «distruzione creativa», ovvero una vera e propria manovra sovversiva eterodiretta, ai danni di uno Stato sovrano, come si è recentemente visto in Iran. C’e’ l’evidente disegno eversivo in atto per mano degli Stati Uniti, che attraverso la strategia delineata da Zbigniew Brzezinski mirano a destabilizzare e frammentare il pianeta, è il frutto di un lavoro sotterraneo in atto ormai da anni in vista di un’azione di disturbo e pressione verso la Cina, la Russia, l’India ed alcuni governi dell’America indiolatina (vedasi, in questi giorni, l’Honduras).
    Strumentalizzando le tensioni locali di alcune aree geostrategiche, gli USA, insieme ai loro alleati occidentali, hanno avviato un processo di destabilizzazione – di lungo periodo – dell’intero arco himalayano, vera e propria cerniera continentale, che coinvolgerà otto paesi dello spazio eurasiatico (Nepal, Pakistan, Afghanistan, Myanmar, Bangladesh, Tibet, Bhutan, India). Il CPE considera a questo punto intollerabile un tale stato di cose e auspica che le nazioni eurasiatiche e dell’America indiolatina si uniscano per mettere fine una volta per tutte alle manovre sovversive statunitensi e sioniste. Per quanto riguarda il caso specifico dello Xinjiang, è bene sapere che i principali gruppi che si battono per la “libertà del popolo uiguro” sono basati in Occidente, lo stesso Occidente che è sordo, muto e cieco di fronte alla tragedia del popolo palestinese e che considera «terrorista» il suo legittimo governo espresso da libere e regolari consultazioni elettorali. Inoltre, è da rilevare che l’islamofobia, uno strumento propagandistico che abbiamo visto utilizzare a piene mani in questi anni, questa volta finisce in soffitta perché stavolta è più importante insidiare la Cina, per cui, come si è già visto in Cecenia (o in un recente passato, quando gli afgani anti-russi erano i “combattenti per la libertà”), anche degli insorti musulmani rappresentano una “giusta causa” pur di raggiungere lo scopo della sovversione e della destabilizzazione di una potenza del calibro della Cina. Si invitano dunque i musulmani a non cadere in questa trappola e a non prendere le parti, per partigianeria, di questa “causa” solo perché gli uiguri sono musulmani.
    Sta dunque emergendo la nuova «strategia del caos» che il «serpente» Obama sta attuando per isolare l’Iran, chiedendo esplicitamente aiuto in questo a Medvedev e alla Cina (usando anche qualche valletto di lungo corso della politica italiana). Non vanno perciò sottovalutati i pericolosi colpi di coda dell’imperialismo statunitense che mirano, a parere del CPE, ad inasprire la pressione, compresa quella di tipo armato, sull’Iran, chiave di volta degli equilibri eurasiatici e per questo oggetto d’una ossessiva campagna diffamatoria in occasione delle recenti elezioni presidenziali

  • loco

    Mhà, io tutta sta disinformazione da parte di Bottarelli non la noto.. Anzi posso dirti, che anche se alcuni suoi articoli, sono connotati da alucne iperboli, sono tra i più interessanti , soprattuto per quanto riguarda la Crisi proveniente dall’Est Europa e le possibili riperrcussioni politiche ed economiche (Leggi: caso Lettonia e baltico). Per quanto riguarda le manovre sovversive e destabilizzatrsci, non dici nulla di nuovo.. Lo scontro di Civilta di Huntington e “The great chessboard” sulle teorie di accerchiamento della Russia, le ho lette anche io.. E a dir la verità, si dovrebbero ringraziare proprio i giornalisti e gli studiosi della “destra radicale”, che hanno diffuso al largo pubblico, i disegni e le “Grandi Manovre” della Finanza Mondialista, con tanto di rivoluzioni coloarate a rimorchio.. Se non ci fossero stati loro, a questo punto crederemmo, come il “parco buoi” nazionale fa, che la Russia di Putin e l’Iran di Alamadinejhad siano la minaccia “Superfascista” del ventunesimo secolo..