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CHIEDETEVI PERCHE’ MANGIAMO ANIMALI

DI JONATHAN SAFRAN FOER
repubblica.it

Come la maggior parte delle persone, ogni tanto avevo riflettuto un po’ su che cosa è effettivamente la carne, ma finché non sono diventato padre e non mi sono trovato a dover prendere delle decisioni in merito all’ alimentazione di qualcun altro, non avevo provato alcuna necessità pressante di andare in fondo alla questione. Sono uno scrittore e non mi era mai venuto in mente di poter scrivere qualcosa che non fosse fiction e, francamente, dubito che lo rifarò. In ogni caso, la questione dell’ allevamento intensivo del bestiame è in questo periodo un argomento che nessuno dovrebbe ignorare. Essendo uno scrittore, il mio modo di prestarvi attenzioneè scriverne. Se le nostre modalità di allevamento del bestiame a scopi alimentari non sono il problema numero uno al mondo, sono sicuramente la causa numero uno del riscaldamento globale: dai rapporti delle Nazioni Unite risulta infatti che le attività legate all’ allevamento del bestiame generano più emissioni di gas serra di tutti i mezzi di trasporto presi insieme. Si tratta di sicuro della prima causa di sofferenza per gli animali, un fattore decisivo nella creazione di malattie zoonotiche come l’ influenza aviaria e suina, e l’ elenco potrebbe continuare. In assoluto, questo è il problema più di qualsiasi altro circondato da un assordante silenzio. Perfino le persone più riflessive e impegnate in politica e in altre cause cercano di “non sfiorare questo argomento”. E a buon motivo: parlarne può essere estremamente imbarazzante.

Il cibo non è soltanto ciò che ci mettiamo in bocca per sfamarci, ma è cultura, è identità. La logica riveste sicuramente un ruolo di primo piano nelle nostre decisioni riguardanti il cibo, ma di rado è essa a indurci a determinate scelte. Dobbiamo trovare un modo migliore per parlare del fatto che mangiamo gli animali, e deve essere un modo che non ignori né accetti scrollando le spalle determinati fattori, come le abitudini, le “voglie”, la tradizione famigliare e personale, ma le includa tutte nel discorso. Quanto più si permetterà a questi elementi di essere parte integrante del discorso, tanto più saremo capaci di seguire i nostri migliori istinti. Benché ci siano molti modi rispettabili di riflettere sulla carne, non vi è neppure una persona su questa Terra il cui migliore istinto quale possa spingerla verso l’ allevamento intensivo. Il mio libro Eating Animals ( Se niente importa. Perché mangiamo animali? in uscita per Guanda il 25 febbraio, n.d.r.) si occupa dell’ allevamento intensivo da varie prospettive diverse: il benessere degli animali, l’ ambiente, il prezzo pagato dalle comunità rurali, i costi economici. Per quale motivo non vi è un numero maggiore di persone consapevoli – e arrabbiate – dell’ incidenza di malattie evitabili legate al consumo di determinati cibi? Forse non sembra così ovvio che qualcosa non quadra per il semplice fatto che tutto ciò che accade così di frequente – come la contaminazione di carne, specialmente pollame, da parte di agenti patogeni – tende di fatto a sfumare in secondo piano. In ogni caso, se uno sa che cosa cercare, il problema patogeno assume una rilevanza terrificante.

Per esempio, la prossima volta che un vostro amico si prende una di quelle “influenze” improvvise – quelle che in genere si tende a descrivere erroneamente come “influenze intestinali” – ponetevi qualche domanda. La malattia del vostro amico è una di quelle che “durano 24 ore” e scompaiono velocemente dopo un po’ di vomito e diarrea? La diagnosi non è semplice, ma se la risposta a questa domanda è sì, il vostro amico con ogni probabilità non ha avuto nessuna influenza. Molto verosimilmente è uno dei 76 milioni di casi di malattie dovute agli alimenti che il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie ritiene scoppino in America ogni anno. Il vostro amico, insomma, non ha “preso un virus”, ma “ha mangiato un virus”. E, molto probabilmente, quel virus è stato creato dall’ allevamento intensivo. Oltre al numero puro e semplice delle malattie riconducibili all’ allevamento intensivo, sappiamo che questo tipo di allevamenti contribuisce al proliferare di patogeni resistenti agli antimicrobici, semplicemente perché in essi se ne fa grandissimo uso. Come misura di sanità pubblica studiata per limitare il numero di questi farmaci assunti dall’ uomo, dobbiamo andare a farci visitare da un medico prima di ottenere una prescrizione per antibiotici e altri antimicrobici. Accettiamo questa seccatura per l’ importanza che acquisisce sotto il profilo medico. I microbi finiscono con l’ adattarsi agli antimicrobici e quindi vogliamo che siano le persone che veramente ne hanno bisogno e sono malate a trarre beneficio dal numero di volte che li si può usare prima che i microbi imparino a sopravvivere. In un tipico allevamento intensivo, gli animali ricevono farmacia ogni pasto.

Negli allevamenti intensivi di pollame è pressoché obbligatorio, perché gli animali sono stati allevati in condizioni tali che le loro malattie sono inevitabili e le loro condizioni di vita le favoriscono al massimo. Il settore ha individuato il problema sin dalla sua comparsa, ma invece di accettare la possibilità di allevare animali meno produttivi, controbilancia l’ immunità degli animali ormai compromessa per sempre con i farmaci. Di conseguenza, gli animali cresciuti negli allevamenti intensivi ricevono antibiotici per motivi non terapeutici. In pratica, li assumono prima ancora di ammalarsi. Negli Stati Uniti, gli esseri umani ogni anno consumano circa 1.360 tonnellate di antibiotici, ma gli animali da allevamento ne assumono la stratosferica cifra di 8.074 tonnellate. Questa, per lo meno, è la cifra dichiarata dal settore. L’vUnionof Concerned Scientists ritiene che il settore riporti dati inferiori alla realtà almeno del 40 per cento. Secondo questo sindacato di coscienziosi scienziati, quindi, calcolando soltanto le motivazioni non terapeutiche, maiali, pollame e altri animali da allevamento ogni anno consumano 11.158 tonnellate di antibiotici. Questo dato risale al 2001: in altre parole, per ogni dose di antibiotici assunta da un essere umano malato, almeno otto dosi sono somministrate a un animale “sano”. Le implicazioni per la creazione di agenti patogeni resistenti ai farmaci sono alquanto evidenti. Uno studio dopo l’ altro conferma che la resistenza antimicrobica subentra rapidamente, subito dopo l’ introduzione di nuovi farmaci negli allevamenti intensivi. Per esempio, nel 1995, quando la Food and Drug Administration approvò l’ utilizzo dei fluoroquinoloni – come il “Cipro” – nel pollame, malgrado le proteste del Centro per il Controllo delle malattie, la percentuale di batteri resistenti a questa potentissima categoria di antibiotici passò da quasi zero al 18 per cento già nel 2002.

Un più ampio studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha reso noto un aumento di otto volte nella resistenza antimicrobica tra il 1992 e il 1997 e ha ricondotto questo aumento all’ uso di antimicrobici nel pollame degli allevamenti intensivi. Già alla fine degli anni Sessanta, gli scienziati avevano messo in guardia dall’ utilizzo non terapeutico di antibiotici nel mangime degli animali d’ allevamento. Oggi istituzioni quanto mai disparate – quali l’ Associazione dei medici americani,i Centri per il controllo delle malattie, l’ Istituto di medicina, la divisione dell’ Accademia nazionale delle scienze e l’ Organizzazione Mondiale della Sanità – hanno collegato l’ uso di antibiotici non terapeutici negli allevamenti intensivi con una aumentata resistenza antimicrobica ed esortano a una loro messa al bando. Il settore dell’ allevamento intensivo è riuscito con successo a contrastare tale richiesta di messa al bando negli Stati Uniti. Non stupisce che negli altri Paesi divieti parziali siano soluzioni soltanto in minima parte. Vi è una ragione lapalissiana che spiega per quale motivo non è entrato in vigore il necessario divieto totale di utilizzo di antibiotici non terapeutici: il settore dell’ allevamento intensivo, alleato con l’ industria farmaceutica, ha più potere dei professionisti della salute pubblica. Qual è l’ origine dell’ immenso potere del settore? Glielo abbiamo conferito noi. Noi abbiamo scelto, inconsapevolmente, di finanziare questa industria su scala enorme mangiando prodotti animali di allevamenti intensivi. E così facciamo quotidianamente.

Jonathan Safran Foer
Fonte: www.repubblica.it
Link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/19/chiedetevi-perche-mangiamo-gli-animali.html
19.02.2010

Traduzione a cura di Anna Bissanti

Pubblicato da Davide

  • Euglen

    Si sappia che ovviamente il “problema” non è solo americano. E’ il modello diffuso in tutto il mondo, anche dietro casa nostra. Per rimanere in tema di maiali fatevi un giro nelle “campagne modenesi”, e per il pollame andate un po’ ovunque… quando vedete capannoni bianchi industriali probabilmente è lì che stanno le batterie di polli. Ma tanto è il modello di consumo presente nelle case di quasi ognuno a trainare questo sistema produttivo.

    Anche le leggi europee in questo senso hanno lavorato moltissimo, cominciando 25 anni fa con la prima proibizione: la vendita diretta delle uova dal contadino al cittadino. E’ lì che, a mio parere, il processo è stato irreversibilmente lasciato partire.

    Ultima cosa: nelle Facoltà di Agraria delle università italiane (anche europee per carità) tutti gli esami di zootecnica o di scienze delle costruzioni sono orientati alla produzione in condizioni di “massima efficienza e produttività”, che tradotto in termini di capitale ed orientamento al mercato significa ALLEVAMENTI INTENSIVI.

    NON e’ colpa loro (dico dei laureati in agraria) ma a parte rari casi di ragazzi che si sono domandati criticamente che cosa stavano studiando e perché, avviando perciò un percorso parallelo a quello universitario, non aspettiamoci un cambio repentino dall’alto, visto che dovranno intanto passare queste generazioni di laureati e dirigenti.

    Tanto per cambiare… il coltello dalla parte del manico ce l’hanno i consumatori:)

    Sarò curioso di leggere il libro per capire se è comprensibile, e se è scritto da un improvvisato o da uno che ne capisce veramente a 360° di sviluppo rurale, alimentazione e biologia… etc etc etc

  • pasqui

    Sono completamente d’accordo con l’autore, le persone dovrebbero imparare a mangiare vegetariano è non più carne. Però ci sono alcuni punti che mi lasciano con qualche dubbio:

    1. L’influenza suina e aviaria non furono create in laboratorio??
    2. Scusate ma non ho capito, perchè danno agli animali degli antibiotici se stanno bene? Qualcuno potrebbe spiegarmelo?……grazie

  • ligius

    Semplicissimo: un animale costretto in una gabbia per tutta la sua misera vita, si produce ferite difficili a rimarginarsi che si infettano, gli antibiotici di solito sono preventivi, tanto gli animali da macello vivono ben poco, e le medicine li tengono abbastanza in salute da sopravvivere fino alla morte.

    Ho letto da qualche parte che negli allevamenti (anche in Italia!!!) dei maiali da prosciutto, a parte le medicine, incombe un silenzio irreale, se sbatte una porta muoiono degli animali a causa di un colpo al cuore.Mi spiegava un amico veterinario che mentre il corpo a causa dell’alimentazione cresce a dismisura nello spazio di giorni (non mesi!!!) il cuore non regge il ritmo, e un’improvvisa accelerazione dei battiti lo può bloccare.

    Animale, da ANIMA!

  • AlbertoConti

    Quest’articolo solleva molti problemi, di coscienza prima ancora che pratici. Le sevizie inflitte agli animali d’allevamento industriale sono talmente tante e tanto efferate che se il consumatore le “vedesse” anche solo in minima parte smetterebbe di consumare carne. Ma un altro problema nasce da quest’approccio troppo parziale, o troppo semplificatorio sulla questione nodale, la responsabilità diffusa, descritta come sempre più spesso si fa, che ci rende tutti colpevoli e perciòstesso meritevoli delle conseguenti calamità che ci affliggono. Anche a volersi fermare a questo punto di vista, assai discutibile, appare evidente che la causa di questi mali è l’assenza del rispetto verso tutto e tutti: se stessi, la società, gli animali, l’ambiente, l’economia, ecc. ecc. E perchè mai dovremmo perdere la salvifica nozione di rispetto? La mia risposta è un’altra (e anche la domanda dovrebbe essere un altra). Da migliaia di anni cerchiamo di conoscere noi stessi, in prima persona, ma non ci vogliamo ancora accorgere che esistono altre realtà virtuali, create dalla mente umana, ma non per questo meno reali della nostra stessa realtà individuale. Tanto reali che ci hanno completamente schiavizzato e minacciano seriamente di distruggerci del tutto. Tutto il sistema produttivo, che tanto “rispettiamo” (almeno quello) per gli stili di vita che ci consente (almeno in teoria), si fonda su alcune tra le principali realtà virtuali che la società delle menti abbia mai prodotto. Parlo di cose concretissime, come le aziende produttive, le aziende finanziarie (massimo dell’astrazione parossistica), la burocrazia della PA, la “politica” collegata, le aziende mediatiche dell’informazione-intrattenimento-marketing (altro alter ego collettivo) e via dicendo. Sono persone giuridiche immortali molto più potenti di qualunque singolo, ed ormai anche più potenti di qualunque aggregazione di persone fisiche per fini consapevoli. In parole povere ci stanno sfuggendo di mano le nostre stesse creature tecnologiche e organizzative, frutto della nostra intelligenza, che pure le ha create e continua a sostenerle e rafforzarle. Se il gioco va avanti anche troppo è solo per la nostra supponenza, quella di essere “superiori” nonostante l’evidenza. Se cosi fosse, per assurdo, dovremmo immediatamente riconoscere che nel loro piccolo anche gli animali godono di questa superiorità esistenziale sugli artifici della mente umana, e quindi meritano maggior rispetto delle macchine che li allevano e li macellano. Ma l’uomo è pieno di contraddizioni, ad ogni nuova convenienza ne fabbrica di nuove. Eppure anche le contraddizioni meritano rispetto, se non altro per la paura che ci esplodano in faccia.

  • AlbertoConti

    Quest’articolo solleva molti problemi, di coscienza prima ancora che pratici. Le sevizie inflitte agli animali d’allevamento industriale sono talmente tante e tanto efferate che se il consumatore le “vedesse” anche solo in minima parte smetterebbe di consumare carne. Ma un altro problema nasce da quest’approccio troppo parziale, o troppo semplificatorio sulla questione nodale, la responsabilità diffusa, descritta come sempre più spesso si fa, che ci rende tutti colpevoli e perciòstesso meritevoli delle conseguenti calamità che ci affliggono. Anche a volersi fermare a questo punto di vista, assai discutibile, appare evidente che la causa di questi mali è l’assenza del rispetto verso tutto e tutti: se stessi, la società, gli animali, l’ambiente, l’economia, ecc. ecc. E perchè mai dovremmo perdere la salvifica nozione di rispetto? La mia risposta è un’altra (e anche la domanda dovrebbe essere un altra). Da migliaia di anni cerchiamo di conoscere noi stessi, in prima persona, ma non ci vogliamo ancora accorgere che esistono altre realtà virtuali, create dalla mente umana, ma non per questo meno reali della nostra stessa realtà individuale. Tanto reali che ci hanno completamente schiavizzato e minacciano seriamente di distruggerci del tutto. Tutto il sistema produttivo, che tanto “rispettiamo” (almeno quello) per gli stili di vita che ci consente (almeno in teoria), si fonda su alcune tra le principali realtà virtuali che la società delle menti umane abbia mai prodotto. Parlo di cose concretissime, come le aziende produttive, le aziende finanziarie (massimo dell’astrazione parossistica), la burocrazia della PA, la “politica” collegata, le aziende mediatiche dell’informazione-intrattenimento-marketing (altro alter ego collettivo) e via dicendo. Sono persone giuridiche immortali molto più potenti di qualunque singolo, ed ormai anche più potenti di qualunque aggregazione di persone fisiche per fini consapevoli. In parole povere ci stanno sfuggendo di mano le nostre stesse creature tecnologiche e organizzative, frutto della nostra intelligenza, che pure le ha create e continua a sostenerle e rafforzarle. Se il gioco va avanti anche troppo è solo per la nostra supponenza, quella di essere “superiori” nonostante l’evidenza dei fatti. Se cosi fosse, per assurdo, dovremmo immediatamente riconoscere che nel loro piccolo anche gli animali godono di questa superiorità esistenziale sugli artifici della mente umana, e quindi meritano maggior rispetto delle macchine che li allevano e li macellano. Ma l’uomo è pieno di contraddizioni, ad ogni nuova convenienza ne fabbrica di nuove. Eppure anche le contraddizioni meritano rispetto, se non altro per la paura che ci esplodano in faccia.

  • Marko99

    Beh viste le 2 premesse:

    1) L’allevamento del bestiame aumenta il riscaldamento globale
    2) I virus suino e aviario vengono generati dall’allevamento intensivo del bestiame

    per me l’articolo è disinfo pura.

    L’autore si informi meglio sul fatto che:

    1) Il riscaldamento globale NON ESISTE, semmai stiamo andando verso la direzione opposta.
    2) I virus della suina e dell’aviaria sono stati creati in laboratorio e diffusi di proposito tra la popolazione.

    Non so se l’autore sia in malafede o no.
    In caso non lo sia, torni pure a scrivere fiction o si informi ,meglio prima di scrivere castronerie.

  • wld

    Ormai da molto tempo le informazioni che si hanno sul consumare carne per alimentarsi mettono in evidenza tutte le malattie a cui il genere umano va incontro. E’ dimostrato che la putrefazione di alimenti animali è responsabile di una morte prematura, causa di molte malattie, che passano dal canale alimentare e si immettono nel circuito del sangue, e passano nei condotti del fegato ai polmoni e nei reni, cuore e cervello, si può evincere che l’origine di tutte le malattie debba essere proprio ricercata nell’abuso sistematico del consumo di alimenti animali, alcune ricerche hanno dimostrato che causa dell’alimentazione pari al 20% della carne porta alla malattia chiamata nefrite, ed il logoramento dei reni. E’ risaputo che popolazioni che si nutrono prevalentemente di cereali e frutta e verdura legumi ecc. abbiano una vita molto più lunga, riducendo ad un terzo la mortalità rispetto a chi fa consumo di alimenti animali. Alcune malattie come il diabete, l’obesità, la gotta, i disturbi digestivi, i problemi dei fegato e dei reni e altre malattie della errata alimentazione sparirono quasi completamente. Pagare i dottori per un uso improprio di alimentarsi è una follia, anche perché gli stessi medici si ammalano e muoiono delle stesse malattie. Come espresso nei post precedenti e nell’articolo stesso voglio ribadire la grande sofferenza che il genere umano infligge agli amici indifesi animali; l’informazione nella rete di come sono allevati gli animali non manca, basta andarseli a cercare ci sono video raccapriccianti dell’allevamento intensivo e delle barbarie fatte ai nostri amici di un dio minore. Alimentarsi vegetariano e/o vegano, è uno stile di vita più consono e salutare per tutti, è un passo che l’umanità tutta deve incominciare ad intraprendere, permettendo così al terzo e quarto mondo, di alimentarsi nella giusta misura, il 20% del mondo ricco ed opulento sottrae tutti i giorni 80% del fabbisogno ai diseredati, creando coltivazioni intensive di cereali per il solo uso di alimentare forzatamente gli animali che tutti i giorni sotto varie ricette culinarie (animali) troviamo sulle nostre tavole.

  • lucamartinelli

    tutto vero quello che dici. condivido.

  • lucamartinelli

    non si potrebbe stare nel mezzo? se ognuno di noi dimezzasse il consumo di carne risolveremmo il 50% dei problemi. Scusate se è poco.

  • stendec555

    è così. carne cerco di mangiarne il meno possibile per una serie di motivi giustamente elencati ma non di certo per le balle sul riscaldamento globale o altre simili cose…ridurre nettamente oltre alla carne il consumo anche di carboidrati e soprattutto dolci sarebbe il toccasana. ovvio che rinunciare a queste cose è spesso un grande sacrificio, ma la salute non può che beneficiarne. basta provarlo.

  • Hassan

    Più leggo queste cagatine vegetariane, e più mangio carne: e di gusto pure. Appena mi capiterà di andare in Sud Corea, mi gusterò anche qualche piatto a base di cane arrosto, alla faccia dei vegetariani. Succhiatevi un sedano e non rompete le palle, tanto non saranno quattro articoli sgangherati di estremisti vegetariani a cambiare le abitudini alimentari di 7 miliardi di persone. Come diceva Maddox: “Per ogni animale che tu non mangi, io ne mangerò tre!”.

  • AlbertoConti

    Vedo che non emerge il nocciolo della questione, anzi più di uno. Dice Carlin Petrini che “non siamo più noi a mangiare il cibo, è il cibo che mangia noi”. Questo vale sia per gli alimenti vegetali che per quelli di origina animale, compresi latte e uova. Gli stessi mari sono ridotti a una brutta immagine di ciò che erano non più di 50 anni fa (non parliamo di quelli italiani, disseminati di centinaia di navi affondate con carichi tossici da paura!). Quello dell’allevamento “industriale” è un problema per la nostra salute di “mangiatori” e di abitanti del territorio ove avvengono queste prassi, i cui utili si concentrano in poche mani e i cui danni colpiscono l’intera collettività. E’ un versante fondamentale, come quello dell’industria farmaceutica e altri, che ci ucciderà quanto prima se non porremo dei correttivi efficaci e radicali. Solo le leggi di Stato possono farlo, e solo i “consumatori”, o meglio le persone che tra l’altro hanno anche questo ruolo imposto, possono intervenire per fare le leggi giuste.
    Quindi ritorniamo sempre al problema politico, e prima ancora a quello morale, che non riguarda solo noi stessi ovviamente, altrimenti è mal posto, sbagliato in partenza!

  • Tonguessy

    Io una soluzione ce l’avrei: smettiamola di mangiare carne agli antibiotici (col Co2 e H1n1 come corollario) e mangiamo verdure ai pesticidi. Verdure chiaramente cresciute in filari altamente intensivi, come le pannocchie.
    Risotto all’atrazina o, meglio, alla melamina, funghi al cesio (grazie Cernobyl!) o qualsiasi altro membro del mondo vegetale con annessi composti organici volatili (VOC) come il tetracloruro di carbonio, il bromuro di metile, il naftalene, o composti organici semivolatili (SVOC) come pentaclorofenolo, diazinone, o, infine composti organici non volatili (NVOC).
    E per finire tanta bella frutta: banane al dibromocloropropano oppure una bella mela della Val di Non.
    Guardate che meraviglia:
    VAL DI NON – Per comprendere quanto siano «consigliati» i principi attivi rilevati dalle analisi commissionate dal Comitato per il diritto alla salute, basta inoltrarsi nel portale «Footprint», dove ad ogni principio vengono abbinate le conseguenze sulla salute. Eccole (quasi tutti sono irritanti per pelle ed occhi).
    «Clorpirifos etile»: distruttore endocrino; confermati effetti dannosi sul sistema riproduttivo; come inibitore della colinesterasi;
    «Penconazolo»: confermati effetti dannosi sul sistema riproduttivo; tossico per il fegato; «Miclobutanil»: possibili effetti sul sistema riproduttivo;
    «Difenoconazolo»: possibile cancerogeno; tossico per fegato e reni;
    «Ciprodinil»: possibili effetti sul sistema riproduttivo;
    «2 phenilfenolo»: confermati effetti cancerogeni; possibili effetti sul sistema riproduttivo; effetti sul sistema respiratorio; tossico per fegato e reni; danneggia la cornea dell’occhio;
    «Metossifenozide»: possibile distruttore endocrino;
    «Lufenuron»: possibili effetti sul sistema riproduttivo; possibili effetti tossici su tiroide e fegato;
    «Bupirimate»: possibili effetti sul sistema riproduttivo;
    «Endosulfan»: possibili effetti cancerogeni; possibile distruttore endocrino; neurotossico;
    «Diclofuanide»: possibili effetti sulsistema respiratorio;
    «Iprodione»: confermati effetti cancerogeni; possibili effetti sul sistema endocrino; effetti sul sistema respiratorio.
    http://dolomititoxictour.noblogs.org/post/2009/08/22/val-di-non-i-pesticidi-contaminano-orti-e-case

    C’è ancora chi non ha capito una cosa essenziale: questo gioco del divide et impera tanto piace alle elites. Mentre noi ci accapigliamo per queste stronzate loro continuano a inquinare acque, mari, fiumi e aria, e a rovinare l’esistenza a qualsiasi specie abbia la disgrazia di vivere nella realtà globalizzata.
    Buon appetito!

  • Quantum

    Fortunatamente te ne andrai anche presto…

  • ottavino

    L’articolo è lodevole, ma manchevole. Il motivo principale per cui non si deve mangiare animali, o mangiare molto poco cibo animale è perchè il cibo è energia. Cioè tu diventi quello che mangi. Se mangi un maiale, dunque, diventi un maiale.

  • Tonguessy

    Se mangi un finocchio, dunque, diventi un finocchio?

  • pasqui

    verrò a ballare sulla tua tomba

  • ottavino

    Esatto. Ma non nel senso di omosessuale. Se vuoi diventare omosessuale devi mangiare lo zucchero e tutto ciò che lo contiene.

  • Tonguessy

    Curiosa questa: Hitler era avido di zuccheri, verso la fine della sua vita si cibava solo di pochi vegetali e zuccheri in quantità. Non era nè omosessuale nè tanto anima candida per via delle verdure. Più maiale di lui…..siamo in pieno delirio newage: adesso se ci vestiamo di verde il mondo va meglio, vero?

  • Eli

    Tonguessy, non polemizzare! Ha ragione Ottavino.

  • Eli

    Rinunciare alla carne animale è il primo passo verso l’Evoluzione.

  • Tonguessy

    Ah, quasi mi dimenticavo gli OGM. Lo sapete, vero, che il 99,5% della soia in commercio è OGM? Quindi latte di soia, tofu seitan e compagnia bella offrono quello che Irina Ertnakova (scienziata presso l’Istituto Fusioni Nervose Superiori dell’Accademia delle Scienze della Russia) ha provato in questo studio:
    http://www.newmediaexplorer.org/sepp/2005/10/31/gm_soy_found_to_kill_rats_russian_study.htm
    Cioe: morte prematura dei piccoli di topi che nascono già svantaggiati rispetto a quelli che non hanno la madre nutrita a soia.
    Buon appetito!

  • Tonguessy

    Che sarebbe….?

  • ottavino

    Hitler era un famoso vegetariano, hai ragione. Ma sembra che mangiasse una quantità enorme di uova e formaggi, che hanno lo stesso effetto della carne. D’altra parte basta osservare i popoli. Se vai in india vedi gli effetti di un quasi vegetarianesimo millenario. Se osservi gli americani, hai un’idea del loro cibo. Basta osservare, osservare, osservare…..sempre di più, sempre meglio….

  • Tonguessy

    Quindi è colpa del formaggio se Hitler era stronzo? E com’è che non era gay dopo tutto quello zucchero?

  • ottavino

    Calma, calma….sono solo delle tracce, degli indizi. Non avere fretta di trarre delle conclusioni. E’ come quando guardi un quadro…prima guardi l’insieme, poi guardi un dettaglio, poi guardi di nuovo l’insieme, poi guardi un altro dettaglio…..è un pò come pensare al mondo odierno. Quale potrebbe essere la causa del disastro? Prima vedi una cosa, poi ne vedi un’altra….ma qual’è la vera causa? Non è facile rispondere…..

  • Tonguessy

    Non è facile rispondere? Ma sei stato tu a farla facile. A dire che chi mangia maiale diventa maiale. Mica io. Io ho solo toccato degli elementi che ti hanno messo in confusione, e sei stato costretto a ritrattare. Non è colpa degli hamburger se gli americano sono quello che sono. Come non è colpa della tv. E neanche di Hollywood. Non è colpa delle armi che tengono sempre appresso. Nè della musica country. O del rockandroll.
    Al massimo queste sono espressioni di una specifica impostazione imprenditoriale, effetti quindi non cause primigene.
    Chi dice che la causa di tutti i mali è la carne fa lo stesso errore di chi dice che la causa di tutti i mali è il sesso, o la mancata frequentazione dei luoghi di culto. Massimalismi inutili se si vuole VERAMENTE ragionare. Va bene per imbonire qualche beota, non per convincere un pensatore.

  • ottavino

    L’ho detto e lo confermo. Chi mangia maiale diventa un maiale. Nel senso che acquisisce delle caratteristiche animali. E’ evidente che l’alimentazione di ognuno di noi è variata, e quindi anche il risultato sarà vario. Questo per dire che si tratta di un argomento complesso che non è possibile risolvere in due righe in un post. Siamo complessi, certo, ma è possibile rintracciare delle linee guida, è possibile intuire chi hai di fronte. Ad esempio, per come ti esprimi, posso dirti che la carne non manca sulla tua tavola…….

  • Tonguessy

    “L’ho detto e lo confermo. Chi mangia maiale diventa un maiale.”
    Frase perentoria che spacca il mondo in due. Tolleranza zero. L’esatto contrario della complessità di cui paralvi nel post precedente. Magari se ti mettessi d’accordo con te stesso….

    “per come ti esprimi, posso dirti che la carne non manca sulla tua tavola…….”
    Grazie. Lo so che sono intelligente.

  • FeraLupus

    Condivido in pieno… il problema è l’inquinamento.
    Rubando la definizione da wiki:
    “L’inquinamento è un’alterazione dell’ambiente, di origine antropica o naturale, che produce disagi o danni permanenti per la vita di una zona e che non è in equilibrio con i cicli naturali esistenti.”
    Oggi il peggiore inquinante esistente è l’uomo.

    Non è possibile sfamare tutti se non ricorrendo a coltivazioni intensive e allevamenti in batteria… con quel che ne consegue.
    “Si stima che nell’anno 2040 sul nostro pianeta ci saranno circa 9 miliardi di abitanti”

    p.s. non entro nel merito della distribuzione e delle sfruttamento delle risorse a favore di pochi ed a scapito di molti…

  • Eli

    Tonguessy, che l’uomo diventi ciò che mangia lo ha detto per primo il filosofo Feuerbach. E del resto, è implicitamente logico.

  • Eli

    Che sarebbe…? Che cosa? Ti riferisci all’evoluzione? Se alludi a questo, prova a rispondere tu, non chiedere a me. L’evoluzione è personale, è un processo e non un’azione, non procede solo in avanti, ma si muove anche all’indietro. In tal caso si chiama involuzione.

  • Eli

    Ottavino, purtroppo ognuno comprende solo ciò che già conosce. Saluti!

  • ottavino

    Eli, siamo qui per conoscere…facciamo due chiacchiere. Ciao

  • Tonguessy

    Ma pensa un po’….credevo che ti piacessero le analisi materialiste in stile Grimaldi e invece scopro che hai la passione per la New Age, dove ognuno invece di scendere in piazza con i forconi se ne sta in camera sua a fare l’ OM e pregare il Dalai Lama.
    Credevo, sbagliando ovviamente, che fossi più interessata alle leve sociali legate all’economia che spostano i fulcri dell’esistenza della masse, non alla “Evoluzione” che puzza tanto di “Progresso” , “Modernità” e metafisica similare che tanto fa felice le elites.
    Evoluzione poi? Che starebbe a dire la freccia lineare del Progresso che muove dalla “barbarie” dei primitivi e arriva dritta dritta all’inquinamento che rovina tutto e tutti?
    Io, come alcuni sciamani e pensatori, non credo in nessuna evoluzione. La Storia tutt’al più dimostra l’andamento a volte erratico e a volte perverso che l’umanità ha seguito nei millenni. Sul percorso perverso c’è sempre lo zampino di qualcuno. E quel qualcuno non sono i carnivori, casommai non l’avessi ancora notato, ma le elites. Intanto noi perdiamo tempo con queste cazzate…..

  • Eli

    Sono interessata a tutto, ed al contrario di tutto. Impossibile incasellarmi, mettere etichette, costringere entro gli angusti limiti di un pensiero organico.
    E pensare che apprezzavo le tue risposte, che mi sembravano equilibrate! Come vedi, anch’io commetto i miei errori. Saluti.

  • Freeanimals

    Ad Hassan riserverei lo stesso trattamento che gli esseri sedicenti umani riservano agli animali. Né più né meno. Con Tonguessy, di cui biasimo la sterile ironia, sarei più paziente e mi predisporrei a una pacata discussione. In merito all’articolo, devo constatare che da una ventina d’anni ne escono di simili, sia sui giornali, sia nel settore librario, ma la gente continua a fare la fila nelle macellerie. Temo, al riguardo, che sia poco incisivo sul piano della realtà divulgare la verità sul cibo carneo, perché su sette miliardi di persone, la maggior parte (s)ragiona come Hassan e quindi tutto rimane come prima. Sofferenza, patita ingiustamente, per gli animali e sofferenza, patita giustamente, per gli uomini, loro carnefici.