CHI SONO GLI ARTEFICI DEL CROLLO ECONOMICO ?

CHI SONO GLI ARTEFICI DEL CROLLO ECONOMICO ?

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY

Global Research



L'amministrazione Obama riuscirà a dare una svolta?



La più grave crisi della storia moderna



Il crollo finanziario dell'ottobre 2008 non è il risultato di un fenomeno economico ciclico. E' il risultato voluto di una politica del governo americano orchestrata attraverso il Tesoro e il Consiglio di Amministrazione della Federal Reserve.



Il “salvataggio” proposto dal Tesoro americano non costituisce una “soluzione” alla crisi, se mai il contrario: è la causa di un ulteriore crollo che scatena una concentrazione di ricchezza senza precedenti la quale, a sua volta, contribuisce all'allargamento delle disuguaglianze economiche e sociali all'interno e tra le nazioni.



I livelli di indebitamento sono schizzati alle stelle. Le grandi imprese industriali sono spinte al fallimento, rilevate dagli istituti finanziari globali. Il credito, vale a dire l'offerta di fondi che possono essere prestati, che costituisce la linfa vitale della produzione e degli investimenti, è controllato da una manciata di conglomerati finanziari.

Con il “salvataggio” il debito pubblico è aumentato vertiginosamente. L'America è il paese più indebitato del pianeta. Prima del “salvataggio” il debito pubblico americano era nell'ordine di 10.000 miliardi di dollari. Questo debito espresso in dollari americani è composto dai buoni ordinari del Tesoro in sospeso e dalle obbligazioni governative detenute dai singoli individui, dai governi stranieri, dalle società per azioni e dagli istituti finanziari.



“Il salvataggio”: l'Amministrazione americana sta finanziando il proprio indebitamento



Ironicamente, le banche di Wall Street – che sono le beneficiarie dei soldi del salvataggio – sono anche le intermediarie e le assicuratrici del debito pubblico americano. Anche se le banche detengono solamente una piccola parte del debito pubblico, trattano e negoziano in tutto il mondo strumenti del debito pubblico espressi in dollari americani.



Per un amaro scherzo del destino, le banche sono le beneficiarie di un'elemosina da oltre 700 miliardi dollari e, allo stesso tempo, agiscono da creditori del governo americano.



Siamo alle prese con un'assurda relazione circolare: per finanziare il salvataggio Washington deve prendere a prestito dalle banche, che sono le beneficiarie del salvataggio.



L'amministrazione americana sta finanziando il proprio indebitamento.



Il governo federale, gli Stati e le amministrazioni comunali si trovano sempre più stretti in una morsa, sotto il rigido controllo dei conglomerati finanziari globali. I creditori dicono quello che deve fare il governo sulle riforme.



Il salvataggio contribuisce al consolidamento e alla centralizzazione del potere bancario che, a sua volta, reagisce violentemente sulle attività dell'economia reale, portando ad una catena di fallimenti e ad una disoccupazione di massa.



L'amministrazione Obama riuscirà a dare una svolta?



La crisi finanziaria è il risultato di un'architettura finanziaria deregolamentata.



Obama ha dichiarato esplicitamente la sua risolutezza nell'affrontare i fallimenti politici dell'amministrazione Bush e di “democratizzare” il sistema finanziario americano. Il presidente eletto Barack Obama sostiene di essersi impegnato nel dare una svolta:


“Ricordiamo che se questa crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa è che non possiamo avere una Wall Street che prospera mentre Main Street[1] soffre. In questo paese cresciamo o cadiamo come un'unica nazione, come un unico popolo.” (Presidente eletto Barack Obama, 4 novembre 2008, grassetto aggiunto).





Con nonchalance i Democratici danno la colpa all'amministrazione Bush per il crollo finanziario di ottobre.



Obama dice che presenterà un programma di governo completamente diverso che risponderà agli interessi di Main Street:


“Domani si potrà voltare la pagina delle politiche che hanno anteposto l'avidità e l'irresponsabilità di Wall Street al duro lavoro e ai sacrifici degli uomini e delle donne di tutta Main Street. Domani si potranno scegliere delle politiche che investono nella nostra classe media e creano nuovi posti di lavoro e fanno crescere quest'economia in modo che chiunque possa avere una possibilità di successo, dall'amministratore delegato alla segretaria al custode, dal fabbricante agli uomini e alle donne che lavorano nelle officine (Barack Obama, campagna elettorale, 3 novembre 2008, grassetto aggiunto)





La cosa ironica è che queste politiche di “avidità e irresponsabilità” furono adottate sotto l'amministrazione Clinton.



La legge del 1999 sulla Modernizzazione dei Servizi Finanziari ha contribuito all'abrogazione della legge Glass-Steagall del 1933. Un pilastro del “New Deal” del Presidente Roosevelt, la legge Glass-Steagall era stata approvata in risposta al clima di corruzione, manipolazione finanziaria e “insider trading” che aveva provocato più di 5.000 fallimenti bancari negli anni successivi al crollo di Wall Street del 1929.



Bill Clinton approva la legge Gramm-Leach-Bliley di Modernizzazione dei Servizi Finanziari il 12 novembre 1999.



Sotto questa legge, il controllo effettivo dell'intero settore dei servizi finanziari americani (comprese le compagnie di assicurazione, i fondi pensione, le società di securities e così via) è stato trasferito ad una manciata di conglomerati finanziari e ai loro hedge fund collegati.






[Bill Clinton firma il Gramm-Leach-Bliley Financial Services Modernization Act, 12 Novembre, 1999]

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