Home / ComeDonChisciotte / CHI NARRA, OGGI

CHI NARRA, OGGI

DI PIERO SORRENTINO
Nazione indiana

Chissà quanti, ascoltando dal vivo e in televisione la surreale conferenza stampa senza contraddittorio tenuta dal questore di Arezzo, a metà pomeriggio di ieri, si saranno chiesti se c’erano calcinacci volanti, sull’autogrill di Badia al Pino, dove Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio, è stato ucciso dalla polizia.
Perché per concedere un minimo di credito alla prima versione, quella appunto dei colpi sparati in aria da 70 e passa metri di distanza, e finiti chissà come, almeno uno, nel collo di un ragazzo di 28 anni seduto dietro a una Renault Scenic, bisogna proprio ricorrere al teorema di Piazza Alimonda, quello degli avvocati di Mario Placanica, il carabiniere che uccise Carlo Giuliani al G8 di Genova, e pensare appunto, come suggerirono quelli, che nel parcheggio dell’area di servizio, ieri, ci fossero calcinacci ambulanti capaci di deviare il colpo.

E tutto sommato, a confrontarla con la versione delle primissime dichiarazioni, secondo cui, sempre stando al questore, “non è certo che il colpo sia stato sparato da un poliziotto”, quella dei colpi in aria sembrava già un confortante passo in avanti.

Il racconto di fantascienza allestito dai vertici delle forze dell’ordine e dai mezzi di informazione andato in onda ieri è una delle più potenti narrazioni italiane dell’anno. Vera, purissima letteratura, di quella contundente, di quella che muove le masse. Per un giorno intero, il reale è stato abraso. Al suo posto, fin dall’inizio, quei fantastici narratori hanno infilato una perfetta astrazione dei fatti, contaminandoli con mezzi sapienti di demistificazione. Sugli schermi delle televisioni e dei computer, ieri, è andata in onda una gigantesca lezione di scrittura creativa. Il reale è zeppo di possibilità romanzesche, ci hanno insegnato. Rimodellando le forme del verosimile – non è mica un caso che le prime due azioni in assoluto, fatte dagli agenti sul posto, siano state quelle relative ad azioni di occultamento del visibile: stendere lenzuola bianche attorno all’auto e sequestrare i nastri con le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso dell’autogrill – i media e il Viminale hanno colpevolmente preparato il terreno per una giornata delirante, sfociata negli altrettanto deliranti assalti ai commissariati di polizia gestiti da truppe di delinquenti usciti dritti dritti da Distretto 13: le brigate della morte di Carpenter.

Perché nessuno ha detto subito, e con chiarezza, le cose come stavano? Perché le uniche schegge di verità sembravano conficcate paradossalmente nelle dichiarazioni che più ufficiali non si può, quelle del capo della polizia Manganelli, quando diceva “La polizia saprà assumersi le sue responsabilità” ?
E soprattutto e più di ogni altra cosa, perché nessuno ha detto che il calcio non c’entrava niente, e che tutto aveva a che fare con l’inspiegabile, paurosa, imbarazzante impreparazione di un agente di polizia che si mette a sparare, in corsa, a decine e decine di metri di distanza attraversando per di più, a quanto pare, una carreggiata autostradale, col rischio di colpire passanti in automobile? A chi è sembrata poco vendibile, poco appassionante, una storia monca di oppositori, quella di un poliziotto che ferma due auto per un normale controllo, sente strepiti e urla nel parcheggio dell’autogrill dal lato opposto al quale si trova, aziona le sirene, attraversa le corsie a piedi, immagina che le urla siano il segnale di una rapina, forse alla cassa dell’autogrill, forse ai benzinai dell’area di servizio, forse a un camionista in sosta, estrae la pistola, inspiegabilmente, pazzescamente spara due colpi, ammazza un ragazzo?
Chi ha scelto di narrativizzare questa morte inserendola nello schema esplosivo del tifo italiano?
Chi ha così fortemente metabolizzato Morfologia della fiaba di Propp, ai piani alti della polizia e dei media?
Gabriele Sandri faceva il dj. Se si fosse trovato su quell’auto per andare a mettere musica a un rave e non per andare a vedere la partita a Milano, che racconto si sarebbe scelto di fare?

Alzi la mano chi non pensa che la chiarezza degli investigatori e la vera, onesta semplicità del racconto dei media avrebbero impedito gli scontri e i danneggiamenti e il fuoco e i feriti e gli arresti e gli assalti di ieri.

Piero Sorrentino
Fonte: www.nazioneindiana.com
Link: http://www.nazioneindiana.com/2007/11/12/chi-narra-oggi/#more-4765
12.11.07

VEDI ANCHE: LA MORTE DEL TIFOSO LAZIALE GABRIELE SANDRI: SOLO UNA “TRANQUILLA” DOMENICA DI FOLLIA ?

Pubblicato da Davide

  • Bazu

    Ciò che mi indigna non sono i racconti dei poliziotti. Qualcuno si aspettava dell’altro? Sono indignato, non sorpreso, per i commenti “piaggiosi” dei conduttori televisivi e della stampa. Da anni non compero giornali, li leggo in biblioteca o dove li trovo. Internet mi permette di essere informato e stimola il mio senso critico. A mio parere, chi può, dovrebbe fare così.

  • alcenero

    La cosa più sana di mente non l’hanno detta giornalisti o ufficiali, ministri o parlamentari.
    Ma Gianluigi Buffon:

    “[…]se una vecchietta con la sciarpa di una squadra di calcio al collo viene scippata e uccisa dovremmo fermare il campionato? Quanto successo ieri ad Arezzo non è avvenuto dentro o attorno a uno stadio. Quindi tutto va valutato nella giusta maniera””

  • Christian

    Io nn sono mai andato allo stadio e nn tifo nessuna squadra anche se il calcio ( che nn ho mai praticato ) mi piace molto, ma questo nn mi impedisce di esprimere il mio parere.
    Il fatto, analizzato a lungo raggio, è molto semplice. Obbiettivo finale è quello di proporre leggi sempre + restrittive x chi va allo stadio, ( + in generale l’obbiettivo è quello di impedire e controllare qualsiasi forma di agreggazione di tipo “spontaneo” e nn ufficiale ). Le norme approvate qualche tempo tempo fa a seguito dei fatti di catania nn bastano + e bisogna farne altre + restrittive; o meglio preparare il terreno psico-sociale affinche un giorno ( nn molto lontano ) si possa tranquillamente approvarle.
    Il fatto di cronaca nera serve, nel breve periodo, ad 1) Agitare ed aizzare ancor di + le tifoserie contro le forze dell’ordine che garantiscono la sicurezza negli stadi 2 ) Creare nell’opinione pubblica l’associazione tifo calcistico = violenza, delinquinza etc.. 3) Mascherare l’essenza del fatto di cronaca in un nuvolo di polvere mistificante in modo che ci sia un capro espiatorio x dare una falsa coscienza di giustizia che nel contempo blocca l’emersione di eventuali responsabilità a + alto livello.
    Nel medio periodo si assisterà ad una eccessiva copertura mediatica x i fatti nn calcistici di tipo violento ( o ispiranti violenza ) che si svolgono negli stadi o fuori. Questo al fine di tenere alta nella popolazione sempre + lobotomizzata dal main-stream massmediatico l’associazione tifo calcistico = violenza, delinquenza etc…
    Nel lungo periodo un’altro fatto di cronaca nera ( con almeno uno o + morti ammazzati ) all’interno o all’esterno di uno stadio italiano.
    Con conseguente indigniazione della società civile, a cui la politica deve rispondere con un nuovo “pacchetto sicurezza negli stadi” che verosimilmente potrebbe implicare, quà sto ipotizzando: + telecamere ( magari high-tech che consentono di riconoscere il volto di chi entra allo stadio, xes come in USA, e dall’altra parte una ulteriore centralizzazione dei data-base di pubblica sicurezza, sempre + schedati ), minor spazio di aggregazione x le tifoserie; controlli anti-droga x chi entra negli stadi ( xes niente + spinelli in curva ) e chissà quali altre diavolerie.
    Il tifoso medio è una persona di livello culturale basso, e probanilmemte queste cose neanche le percepisce, ma il metodo di procedere di chi ci governa è altamente mafioso.
    Creazione problema ( ti brucio la fabbrica ) -> Soluzione ( paghi il pizzo ) -> Non + problemi.
    Onore e rispetto x il tifoso morto, che almeno il suo sacrificio nn sia stato innutile.

  • myone

    Spero sia una battuta, quella affermata da alce, e una stronzata, quella del Buffon. Se un pensionato prende 500 euro e ha una casa in affitto e non ha reddito, spero che siano fatti suoi e di nessun altro, nemmeno di buffon. Buffon, non va oltre il papplone di cuine e’ dentro da sempre. Speriamo, non gli arrivi una pallottola sull’ autostrtada, e che nessuno se ne interessi, visto che, questo non era un gioco. Sono quelli come lui, che succhiano dal calcio, avendolo invenato sin da piccoli senza altre cognizioni, fior di milioni, e che fanno i gladiatori nelle arene dei campi, che fanno girare fior di danariper una societa’ di immagine del niente, e che tengono milioni di teste attaccate a un’ unica cosa, che da’ solo scorie sociali, e che serve come deterrente al sistema, per tenere calma la gente, nel mentre gli spilla soldi e fanno interessi.

    Anche questo, fa parte di un modo di vedere, che crea classismo ricco, e libertinaggio politico, senza valutare che il male di uno, dovrebbe essere il male di tutti, e che i cittadini sono sempre soli, mentre gli apparati aggregati, compreso il suo, sono tutelati, forti, e hanno pure dei privilegi, che come vediamo e abbiamo visto, se non hanno un fondo spudorato e sfacciato ( e parlo dell’ unico testimone che fa determinare una cosa, che e’ la cosa), rischiano pure di far passare le cose come non fossero. Pure la politica e i poteri, hanno azioni e intenti, che nemmeno la giustizia vi pone legge, e ne viene a capo, il piu e nella stra grande maggioranza delle volte. E pensare, che alla fine, strutturare un popolo, a suon di colpi di assestamento, non lo fa altro che essere lavorato fino all’ osso, perche’ e’ la parte meno protetta, tutelata, e quella piu’ manovrata, sfruttata, e usata.

    Mi viene in mente il film di Rambo, e dire che, si e’ sentito pure dire: Meno male che la polizia, controllata dai dirigenti, ha saputo subire, senza attaccare, e non ha potuto nemmeno porteggere il CONI, per non scontrarsi veramente, altrimenti, se avesse fatto il suo dovere, potrebbero esserci scappati piu’ di un morto. Azz. E’ come dire, che Busc, non ha nulla da essee recriminato, perche’, invece che spendere la vita e il sangue di un centinaio di eroi, e mettere un colpo in testa a Saddam, si e’ presa la briga, di fare di tutt’ erba un fascio, mettendo fine a milioni di persone civili, che di Bush e di Saddam, non gli e ne puo’ fregare propio nulla.
    Eppure, queste due teste di feccia, e chi per loro, nei loro tempi, si sono parlati e hanno fatto affari e guerre, ma non si sono mai parlati per una giustizia, messa ad effetto nella sua semplice logica, e attuata per diritto e dovere, prima nei loro paesi, e nelle relazioni inique, fatte pesare su altri stati, sull’ intera popolazione mondiale, in tanti modi, e in tante restrizioni e imposizioni, legali o no che siano, Tanto, il senso si capisce e si vede, non serve averne intelligenza. Certo, c’e’ chi per noi vede meglio e ha occhio clinico, ma ora come ora, allenati nel piu’, il capire le cose, e’ diventato globale, chiaro, e senza troppe intermediazioni di lettura.

    Sistemi, poteri, politiche, forze di ordine, hanno uno stesso taglio, quando, nel sociale le differenze e le ingiustizie si vedono e sopratutto si subiscono, a partire dalla spesa, dalle tasse, dall’ uso di soldi, e dal lerciume del modi di vivere che siamo portati tutti i giorni a vivere, sentire nei telegiornali e servizi televisivi, italiani, e mondiali.

    Io ho frequentato per inerzia, le curve, ed e’ vero che c’e’ un tessuto sociale incolto, ma non e’ altro, che un derivato del tessuto sociale che si crea, nella politica, nelle istituzioni, nei soldi, e nella cieca e calcolata illogica, del sei libero di fare e di prendere, e noi, di piu’ ancora, perche’, dove arrivi tu, arriviamo poi noi. E sappiate, che questi tessuti sociali, sforano dalle curve, sono in ogni dove, e hanno marcato tutti gli iter del cosi detto programma educativo, dallo scolastico al lavorativo. Si vede, che qualcosa non funziona come base e come fondamento. Gia’, la scuola non e’ scuola, perche’ non e’ scuola di vita, e la vita, no ne’ la vita della democrazia o della giustizia, come la si vuol far apparire. Beh, mi fermo qui. Sembra che scrivo a caso, come a caso sono i fatti che smuovono le cose, ma che smuovono cose assopite che stanno sotto e a monte dell’ assopito letale e caotico di un vivere inutile, alla fine, senza che abbia il gusto del senso. Mi sembra di vivere in un salotto, dove l’ unico logorio, e’ di spostare mobili e vettovaglie, per il gusto di dire, cosi e’ giusto, e cosi no, rovinando il semplice procedere di una vita, che dovrebbe pensare ad altro, anziche’ cazzeggiare nel niente e nell’ inbecille parlare e argomentare, che ormai, e’ diventato il letale confusionario di ogni giorno. Boia, nessuno vuole cambiare, e tutti tirano acqua al propio mulino, pensando di non morire di sete, e invece, ci affogano alla fine, e fanno affogare gli altri, che per forza di cose, ne sono le pedine utili per farsi il loro gioco, ipnotico, psicotico, e continuamente il solito, errato che sia, e sclerotico che sia. L’ uomo non si disintossichera’ mai, dello stupefacente che si e’ creato. E questo, e’ veramente stupefacente. Stupido e facente. Si e’ superato e si vuole ultiriormente superare, sapendo che tiene in mano il peggio di se’, che lo continua, e che ci vuole andare sino alla fine, sapendo , che alla fine non ci vuole pensare, altrimenti, dovrebbe darsi dello stupido gia’ da ora, ma la faccia per sopportare tale giudizio su di se’, non ce l ha nemmeno come forza, se non nel fare e continuare a mascherarsi di quel poco che qui si considera veramente utile e di sopravvivenza, e che e’ la sopravvienza dei meno sui piu’, come se gli altri, siano sempre i nemici da sottomettere, altrimenti, sottometteranno loro. Questo gioco, portera’ alla perdita di questa partita, che nessuno vincera’, e che la vittoria dei singoli, nel tempo, portera’ a una vittoria illusoria, visto che, qui non ci rimane nessuno, ma rimarranno nell’ etere e nella verita’, i comportamenti e i fatti, che saranno letti nel verso giusto, al di la’ della coscenza che ogniuno si stampa da solo, con le sue clausole e le sue giustificazioni. Ma i fatti e i compiuti, parlano da soli, e sono gia’ chiari di per se’. Qui non puoi fare altro, che farli credere diversi, solo perche’ lo puoi, e sopratutto, perche’ non dai voce , e se la dai, non l’ ascolti, che e’ la voce della verita’, e non il senso della confusione sfuggevole, che vuole pervenire ad altre menzogne, solo per inerzia di procedere, sapendo che li ci si e’ , e che nessuno potra’ toglierli, e se tolti, hanno gia’ avuto il loro opulente, e la loro liberta’ temporale. Anche questo, e’ considerato in questa societa’, una conquista, anche se fatta senza calli, con i soldi delgi altri, e con catene di ogni genere.

  • lucamartinelli

    anch’io sono rimasto, ma non troppo, perplesso di fronte ai commenti dei giornalai di regime. evidentemente, essendo il ricordo di Genova troppo fresco, il potere ha dato le veline subito raccolte di processare gli Ultras. incredibile come sono riusciti a sviare l’attenzione. sono giorni che parlano d’altro. un poliziotto assassina un cittadino e tutti parlano di ultras! sono davvero bravi, bisogna riconoscerlo. d’altra parte dal dopoguerra ci fanno credere di essere in democrazia, mentre viviamo in un regime, quindi ci sanno fare. conoscono benissimo la psicologia e le dinamiche delle masse. concludo con una frase che ho gia’ avuto modo di scrivere e che mi sembra appropriata: in uno stato democratico la polizia è al servizio del cittadino, in una finta democrazia e in un regime qualsiasi, invece è contro, perchè è il cane da guardia dei padroni. saluti a tutti.

  • alcenero

    Ciao, la frase di Buffon, immagino anche nell’originale, è una provocazione, e riconosco che semplifica molto le cose, mentre tu hai, in modo interessante peraltro, affrontato temi molto vasti. L’ho citata perchè sono estremamente d’accordo con quanto affermato nell’articolo. E tra le altre cose:

    “perché nessuno ha detto che il calcio non c’entrava niente, e che tutto aveva a che fare con l’inspiegabile, paurosa, imbarazzante impreparazione di un agente di polizia che si mette a sparare, in corsa, a decine e decine di metri di distanza attraversando per di più, a quanto pare, una carreggiata autostradale, col rischio di colpire passanti in automobile?”