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CHI E’ “NIPOTINO” DI GOEBBELS ?

In esclusiva per www.comedonchisciotte.org

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com/

Devo confessare che mai avevo visitato il blog di Giorgio Israel: conosco il personaggio a grandi linee, e sono rimasto di sasso quando ho letto – in rosso, in alto a sinistra, bene in evidenza – la seguente avvertenza:

In questo blog la moderazione dei commenti è effettuata in modo molto selettivo. Inutile protestare.
Si rinvia al post del 25 gennaio 2009: “Continuiamo con regole nuove”.

Al che, vado a leggere il post indicato, e che ci trovo?

Quindi d’ora in poi questo è un blog dove si possono inviare commenti ma sapendo che compariranno soltanto quelli che reputo interessanti a insindacabile mio giudizio. Secondo criteri “meritocratici”, tanto per essere coerenti con uno slogan sollevato in ambito scolastico. E chi non è d’accordo può sempre aprirsi un blog per conto suo (Petrolini docet).

In altre parole, il nostro vi dice: se scrivete cose che, in fin dei conti, concordino con le mie posizioni o, al più, non le disturbino troppo, sarete pubblicati. Altrimenti, ciccia: chi decide il merito? Lui.

Ovviamente, Giorgio Israel è padronissimo di fare sul suo blog quel che desidera – ci mancherebbe – ma questa non è la regola comune che la gran parte di chi scrive sul Web ha accettato: in pratica (io mi regolo così), si cancellano solo i commenti che contengono insulti, minacce, ecc e, se un commento ha poco senso, semplicemente lo si ignora. Tanto meno si esclude chi, argomentando e con educazione, critica le nostre posizioni: altrimenti, che senso avrebbe scrivere? Solo per farsi accarezzare?

Stanti i presupposti, il blog di Giorgio Israel non ha nessuna rilevanza nel panorama mediatico italiano, giacché è la proposizione in “salsa” Web dei metodi del suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi, il quale non si preoccupa d’elargire panegirici senza contraddittorio, melensi sermoni in completo soliloquio e lungagnate senza che, nessuno, possa contraddirlo. Punto.

Ora, il nostro solerte censore, si preoccupa ed urla ai quattro venti d’esser stato oltraggiato da un commento comparso su un forum di Comedonchisciotte.org: commento che – ai più che frequentano il sito – probabilmente era sfuggito.
Risulta curioso ed ilare il mezzo utilizzato da Israel per urlare il proprio dolore: “Signora maestra, Pierino m’ha punzecchiato con la matita!”. Curioso perché dei commenti sono responsabili gli inserzionisti (facilmente identificabili) ed ilare perché le maestre sembrano proprio il bersaglio preferito di Israel e della sorellastra Gelmini, come vedremo in seguito.

Chi scrive sul Web è abituato alle persone maleducate e violente: già lo afferma l’amico (che saluto) Miguel Martinez – da se stesso definito “traduttore di manuali tecnici”, da me ritenuto ispirato scrittore – il quale, semplicemente, dichiara d’ignorarli.
Per pura conoscenza di Israel, riporto il testo di una e-mail giuntami dopo un articolo nel quale criticavo la politica israeliana per la guerra nel Libano:

“Si dovrebbe vergognare, lei , solo di pronunciare la parola “Pulizia Etnica”.
I suoi simili, con l’odio per ciò che è diverso da loro sono coloro i quali hanno condotto pulizie etniche Lei non è diverso da un SS, con le sue frasi che traboccano un impressionante odio antisemita! Lei non sa cosa è stata la SHOA e le persecuzioni razziali.
Il suo articolo è delirante! Affermare che Israele ha condotto una pulizia etnica in libano vuol dire affermare il falso, scientemente. Lei per suo fortuna, non sa neanche cosa voglia dire vivere nel terrore che i propri figli possano non far ritorno a casa perché qualcuno ha deciso di far saltare in aria il loro autobus, lei non sa neanche cosa voglia dire doversi nascondere dai missili, dopo che il proprio paese è stato aggredito e due dei suoi soldati rapiti.
Con questa lettera non intendo assolutamente far cambiare idea ad un essere spregevole come lei ma semplicemente ricordarle che nella storia dell’umanità in tanti hanno provato ad annientare il popolo ebraico e nessuno vi è mai riuscito, sono tutti scomparsi o morti prima! Amalech, gli egiziani, i papi, i mussulmani, l’inquisizione, hitler.
Continuare a proteggere quella parte dell’islam che ha intrapreso una guerra contro IL NOSTRO MONDO DEMOCRATICO E LIBERO è semplicemente una manifestazione della sua pochezza e poca intelligenza.
Le auguro di provare sulla sua pelle molto presto cosa voglia dire perdere un proprio caro in un attentato terroristico che verrà compiuto non dagli Israeliani da lei tanto odiati bensì da un integralista islamico…..ma probabilmente anche in quel caso accuserebbe il popolo ebraico della sua disgrazia.”
MArio Rossi
Walla! Mail

L’autore scriveva da un indirizzo relativo al sito riportato in nota [1], che fa capo alla nazione “più democratica” del Medio Oriente.
Questa è solo una delle tante e posso, all’occorrenza, spedire un CD con le nefandezze che ancora conservo: la maggior parte – come del resto afferma Martinez – è finita nel cestino.
Dunque…sarei un SS, un essere spregevole, un antisemita, poco intelligente…e si conclude con un bell’augurio di saltare per aria rivolto ai miei familiari. Che ne dice, Israel?
Come potrà costatare, la madre degli imbecilli è sempre incinta, sotto tutti i cieli.

Nulla da eccepire sul fraseggio e sui termini beceri rivolti ad Israel, Biagi e Brunetta: da tempo – e la dirigenza di Comedonchisciotte ben lo sa – mi batto perché tutti i commenti che contengono insulti siano eliminati. Mantenendo, ovviamente, la piena libertà di critica: in fin dei conti, però, pur usando un linguaggio che mai si dovrebbe usare, il senso di quel che s’andava dicendo (riguardo alle questioni del lavoro e del precariato, non certo per l’appartenenza religiosa) non è campato in aria.
Vorrei approfondire questo aspetto, poiché può diventare un terribile boomerang.

Come chi legge i miei articoli ben sa, spesso ci vado “giù pesante”: quante volte ho maltrattato Brunetta? Il problema non è farlo o non farlo, bensì attuarlo all’interno di canoni che non consentano all’avversario di fiatare: si può essere addirittura feroci nella critica, ma l’eleganza priva l’avversario dal poter aggrapparsi a qualsiasi appiglio.
Alcuni commentatori (una piccola minoranza, a dire il vero) invece, sembra che prima di scrivere non abbiano premuto sul pulsante “ON” del proprio cervello, tanto sono sguaiati e beceri nelle loro affermazioni, per nulla coerenti con le argomentazioni esposte: più volte ho pensato che commentino senza nemmeno leggere gli articoli. Ma c’è una seconda ipotesi.

Siano essi dei “Troll” oppure no, è troppo facile – protetti da un nick – lanciarsi nelle più becere e violente affermazioni, che servono proprio a screditare siti che possono dar fastidio ai poteri forti internazionali, alla Casta, ecc. Tanto, che si potrebbe tranquillamente ipotizzare che lo facciano su commissione.
L’intento di un “Troll” è proprio quello di privarci della possibilità d’esprimerci, a tutto vantaggio di chi ci opprime: perché lasciare loro questa possibilità? Ti piace insultare? Vai da un’altra parte.
L’esempio dell’antisemitismo è il più eclatante, poiché getta il sito in questione nelle fauci di chi ben sappiamo, ovvero di chi ha preparato questa trappola.
Questo comportamento, che potremmo definire ingenuo, lascia a personaggi come Israel, Stella e compagnia cantante la possibilità d’attaccare senza possibilità di replica e consente loro di nascondere ben altre magagne, che non c’entrano niente con le vicende storiche mentre, più prosaicamente, interessano molto da vicino la nostra vita di tutti i giorni. E, qui, hanno parecchie cose da nascondere: cosa c’è di più utile di un’accusa d’antisemitismo per coprire tutte le nefandezze del loro operato? Che sono molte, e che non c’esimeremo dall’approfondire.

Giorgio Israel è stato appellato, sulla stampa, come il “braccio destro” del Ministro Gelmini: non sapremmo tracciare con certezza i limiti del suo agire all’interno dell’Istruzione italiana, ma – vista l’importanza che il Ministro assegna al personaggio – dobbiamo concludere che le mani in pasta, per quanto riguarda le riforme in atto, le abbia, eccome.
Il nuovo sistema di reclutamento del personale scolastico, ad esempio, è stato ed è l’aspetto che più ha coinvolto Israel: ebbene, cosa afferma il Ministro al riguardo?

“L’avanzamento degli insegnanti non può essere solo basato sull’anzianità ma soprattutto sul merito, sugli obbiettivi raggiunti, sulla qualità dell’apprendimento. Questo passaggio necessita di una legge: mi sto prodigando – ha detto – perché il parlamento vari una legge trasversale, appoggiata dall’opposizione, che introduca il meccanismo della carriera e che preveda per il reclutamento veda una maggior autonomia delle scuole. Auspico che questa sia la legislatura in cui si addiviene a una soluzione stabile, non modificata al cambiare del governo” [2].

Il problema del merito, nella scuola, ma potremmo affermare nell’intera Pubblica Amministrazione, è – allo stesso tempo – un tormentone infinito ed un Cavallo di Troia.
Fu malamente affrontato da Berlinguer con il famoso “concorsone” – nel quale, mediante un concorso, si sarebbe stabilito chi fossero i meritevoli – ma quella forma era inadatta a fornire validi risultati, giacché le classi di concorso dei docenti (le materie che insegnano) sono moltissime, mentre erano previste soltanto due aree, umanistica e scientifica.
Inoltre, c’è un secondo problema: quali parametri scegliere per la valutazione? La conoscenza pura e semplice della disciplina? E’ raro, per non dire impossibile, che un insegnante vada in classe senza sapere cosa dovrà insegnare. La metodologia didattica, ovvero come insegnerà quelle cose? Le metodologie sono in simbiosi con la personalità del docente, che sceglierà quella più congegnale al proprio vissuto, carattere, ecc, e, in quel modo, offrirà il meglio di se stesso agli allievi.
Stabilire, per norma, una metodologia comune, quello sì che sa tanto di Minculpop o, addirittura, di Goebbels!

Il Cavallo di Troia che desiderano veicolare è invece quello che abbiamo evidenziato nella dichiarazione del Ministro: una maggior autonomia delle scuole. Perché?
Poiché – visto che è difficilissimo valutare il merito, sembrano affermare – allora tanto vale affidare il compito al Dirigente Scolastico. Tutti potranno rendersi conto di quanto questa scelta sia non solo fuorviante, bensì pericolosa: anzitutto, qualsiasi Dirigente Scolastico rileverà il merito secondo canoni del tutto personali, quando non – addirittura – clientelari. Non nascondiamoci dietro ad un dito.
Inoltre, una simile scelta – senza nessun contrappeso, visto che la Gelmini non ama molto le organizzazioni dei lavoratori – scatenerebbe una bagarre senza fine di veleni, accuse e ritorsioni: già qualcosa del genere avviene con la bella trovata di considerare la scuola come un’azienda (si parte da Bassanini in poi…), figuriamoci con un Dux che tutto decide!
Il tutto, poi, è un trastullo del nulla: si potrà obiettare che non sempre l’anzianità di servizio è coerente con una migliore efficienza nell’operare, però qualcosa significa. Visto che valutare il merito – a meno di farlo in cattiva fede, come sopra riportato – è impossibile, teniamoci un parametro che, almeno, ha coerenza. L’esperienza, di certo aiuta: altrimenti, perché Israel sostiene la necessità di un “apprendistato” in compresenza per i nuovi docenti? Se il docente anziano non fosse più esperto – e quindi più meritevole – la procedura non avrebbe senso.

La soluzione del problema è semplice: stabilito il personale necessario per la scuola (tratto dal numero di pensionamenti, ecc) c’è una via che ha funzionato per decenni a meraviglia: i concorsi! Lo Stato, anno per anno, assume per concorso secondo le necessità. In questo modo, il precariato sarebbe ridotto al minimo, com’era un tempo: perché Israel deve farfugliare una valanga di sofismi al riguardo? Per due motivi.

Il primo è che lo Stato deve risparmiare quasi 8 miliardi sulla scuola per “coprire” il “buco” lasciato dall’abolizione dell’ICI per i redditi elevati (per i redditi più bassi, già l’aveva abolita Prodi): insomma, per il gran cementiere di Arcore e per i suoi compari.

ll secondo, perché il precariato è in simbiosi con la controriforma delle pensioni di quel bel “farinello” di Damiano: se farete 12 anni da precario, ai fini previdenziali ne saranno conteggiati solo 9 (assunti a Settembre, licenziati a Giugno), cosicché non riuscirete mai a mettere insieme 37-40 anni di contributi!
In questo modo, vi toccherà lavorare fin quasi alla morte, e con i vostri contributi potranno pagare le sontuose pensioni del ceto politico e le succose “collaborazioni” come quella di Israel. Crediamo bene che il nostro emetta continuamente cortine fumogene!

L’impostazione di Israel è quindi la vecchia ed arcinota concezione gerarchica della società: una ristretta cerchia di “eletti” deve avere il potere d’imporre, proprio perché tali sono.
La vera ragione che è alla base di questa impostazione, deriva proprio da una diversa concezione della società, ed è questo il punto saliente. Per meglio comprenderlo, voglio accennare ad un intervento di Israel nella trasmissione “Otto e mezzo” del 8 Giugno 2008, visibile dal collegamento riportato in nota [3].

Israel porta l’esempio di una maestra elementare la quale, dovendo insegnare ai bambini le divisioni, propone un esercizio così fatto: dovendo dividere 300 per 15, li invita a disegnare 15 alberelli, sui quali dovranno apporre – in egual numero per ciascun albero – le 300 lampadine.
La madre di un allievo (docente di Matematica) protestò, affermando che la Matematica è nata proprio per velocizzare queste operazioni, e quindi non perdersi nelle lungaggini degli alberelli e delle lampadine: Israel, sposa la tesi della madre.
Questa posizione di Israel ci consente d’approfondire meglio il personaggio.

E’ ovvio che una semplice divisione ci toglie dalle angustie degli alberi e delle lampadine ma – stupisce che Israel non se ne renda conto! Uno che si picca d’essere consulente del Ministro! – il bambino non sa cosa sia quella “divisione”! In altre parole, l’esercizio grafico proposto è proprio il “percorso” che conduce a legare l’aspetto visivo (grafico) con quello concettuale (la divisione).
Fra l’altro, Israel non propone nulla d’alternativo: io non sono un maestro però, da quanto m’hanno raccontato maestre con grande esperienza, sfido chiunque ad entrare in un’aula elementare ed a scrivere sulla lavagna 300 : 15 =. Ne ricaverebbe solo visi silenti e nasi all’insù.
Come tutte le teorizzazioni – ed anche una semplice operazione aritmetica lo è – c’è bisogno di comprendere prima il fenomeno che le genera. Si potrà obiettare che esistono persone che meglio comprendono per semplice esposizione di concetti, mentre relegano l’esempio a semplice “verifica”, ed è senz’altro vero, ma le tipologie umane – nell’approccio alla conoscenza – sono più sfumate.

A questo punto, se volessimo seguire Israel, dovremmo iniziare a parlare di didattica, magari di maieutica, di metodi deduttivi ed induttivi, per finire con Russell e Popper. Invece, desideriamo che tutti comprendano le ragioni del contendere, ed useremo quindi un linguaggio semplice, comprensibile anche a chi non è addentro ai problemi della scuola.

Come ricordavamo, c’è chi preferisce l’esposizione di un concetto e relega l’esempio alla sola dimostrazione pratica della teo
rizzazione: altri, invece, partono dall’osservazione della realtà proprio per giungere ad una teorizzazione.
Sono due aspetti relativi alla personalità, che giustamente sono stati dibattuti dalla filosofia e dalla psicologia, ma che rimangono – per quanto riguarda l’apprendere – soltanto due diverse vie.
Gli insegnanti ben conoscono il problema e, senza porsi soverchi problemi, utilizzano entrambi i metodi secondo l’uditorio. Quella maestra, quindi, riteneva che l’approccio più adatto per quella scolaresca fosse partire dalla grafica.
La critica portata da Israel, dunque, supera il problema affermando che uno solo dei due metodi è accettabile e degno d’essere usato: guarda a caso, quello che privilegia la sola esposizione teorica e che non considera “degne” le altre vie. Perché?
Poiché Israel è un fautore del “merito” – e, nella sua accezione più ampia, tutti lo siamo – ma misura il merito adoperando metodi che sono soltanto una parte di quelli potenzialmente usabili: secondo Israel, gli allievi che non riuscivano a comprendere di getto il concetto di divisione, non avevano diritto alla più lunga “via grafica”.
Tutto ciò ha un solo significato: chi ci arriva ci arriva (secondo metodologie decise precedentemente, qui sta l’inganno, che è coerente con la decisione d’applicare il “merito” ai commenti del suo blog) e per gli altri…ciccia!

Ora, uscendo dalla scuola e dall’esempio proposto, non scorgiamo che tutta la compagine di governo, compreso il gran capoccia – e, Israel, essendo il “braccio destro” della Gelmini, non può nascondersi dietro ad un filo – si nutre proprio di questi concetti?
Ho ascoltato solo io, durante un dibattito elettorale fra Romano Prodi e Silvio Berlusconi, nel 2006, affermare da quest’ultimo che “la sinistra desidererebbe che il figlio dell’operaio abbia gli stessi diritti di quello dell’imprenditore”? In quel momento, per chi non lo sapesse, Silvio Berlusconi attentò pubblicamente e gravemente alla Costituzione Repubblicana. E proprio qui è il punto.
Tornando al quesito posto prima dell’esempio delle lampadine: cosa ci distingue, partendo da diverse concezioni della società?

Le tipologie umane sono tantissime, diversissime e variegate, e qui non ci piove.
Possiamo quindi raffigurare graficamente (ah, qui, Israel già lancerà anatemi!) la società umana come una sfera – che, guarda a caso, è l’icona del Pianeta – nella quale giacciono culture attigue e più simili, insieme a culture più distanti e, quindi, con maggiori differenze. Oppure, applicare il modello della curva di Gauss, nel quale – in ogni modo – la diversità è rappresentata.
Entrambi i modelli (od altri), non negando ma accettando la diversità, sono di facile comprensione ma di non facile gestione: in altre parole, se si accetta la diversità (nella scuola, nel lavoro, nei rapporti internazionali, ecc) è gran fatica riuscire ad ottenere buoni risultati. Ci vogliono pazienza e metodo, riflessione ed analisi, tempo e disponibilità: è fatica, ma osserviamo, oggi, cosa significa non aver compreso l’Afghanistan, solo morti da piangere.

L’altra concezione della società, invece, proprio perché spaventata dalla complessità del vivere umano, non considera le differenze come ricchezza (nonostante la scienza, per il patrimonio genetico che si ritrae con l’estinzione di molte specie, c’avverta del pericolo) e finisce, con una semplificazione gordiana, per negarle.

Da questa negazione, che deriva dallo spavento, a fronte dell’immensità e della complessità del Cosmo, nascono culture improntate dalla gerarchia: la ferrea gerarchia diventa l’antidoto per “semplificare” fenomeni complessi, con accenni stocastici al loro interno, e tutto dovrebbe risolvere. L’incedere dell’attuale governo ne è intriso: tutti “semplificano”, ed il Paese va a ramengo.
Peccato che la gerarchia sia soltanto una sovrapposizione al reale il quale, in ogni modo, vince sempre. Esempio: dopo tanti anni trascorsi ad imporre la nostra gerarchia occidentale al mondo musulmano, dobbiamo arrenderci, a meno di riportare a casa ogni mese i nostri ragazzi nei sacchi di plastica.
Ecco, dove la gerarchia fallisce: sui monti afgani, nella scuola che vorrebbe occuparsi del solo 10% dei “migliori”, nella competizione forsennata del lavoro considerato come una corsa ad ostacoli, nei modelli prefigurati che il campione della mistificazione mediatica (e gran capoccia di Israel) – altro che Goebbels! – impone fraudolentemente e sprezzantemente, fregandosene della legalità (e Europa 7?) e mettendola sotto i piedi.
Perché? Ovvio: noi occupiamo il segmento più elevato della gerarchia, e siamo quindi autorizzati ad agire come desideriamo (Unti dal Signore, ecc).

Questa impostazione, lascia dietro di sé moltitudini di morti e di visi senza espressione, poiché privati della qualifica di civis, ossia della pienezza dei propri diritti. Cosa racconta la Storia, in merito?
La fine e l’inizio, la discriminante storica fra gli assolutismi e l’età relativista (tuttora in corso), può essere collocata nel Novecento, a ragione considerato come uno dei secoli più “densi” della Storia.
Non a caso, segmenti apparentemente distanti per cultura, oggi si saldano in un comune attacco al relativismo: la Chiesa di Ratzinger, i neocon statunitensi, l’attuale governo italiano, settori della finanza internazionale, ecc. Alcuni preferiscono riunirli in universali denominati “Illuminati” o cose del genere, ma poco importa.
Ciò che è interessante notare è che queste elite, ai vertici della piramide gerarchica, appartengono alla medesima visione: un diritto (non più divino!) mi consente di regnare, e questo mi è concesso perché gli altri – le formichine – non saprebbero farlo.
Ovviamente, finché si arrogheranno questo diritto, per le formichine non ci sarà mai speranza né la possibilità della prova.

Sappiamo quanto spregio essi abbiano per i comuni mezzi della democrazia: le macchinette elettorali di Bush, i trucchi mediatici di Berlusconi, le protervie finanziarie delle grandi banche internazionali, le menzogne di un giornalismo asservito ed ammutolito, ecc. Ovvio: siamo in alto – pensano – è nostro diritto.
Il desiderio, nemmeno poi così nascosto, è di ripercorrere – all’opposto – il cammino che fu intrapreso dal pensiero illuminista, poiché la ragione illuminista – che ha poi trionfato nel Novecento – ha lasciato una scia di sangue, e questo è innegabile. Ma, le scie di sangue – nella Storia – sono, purtroppo, l’evento più frequente.

Pur ammettendo le difficoltà insite nel relativismo, il fallimento del loro tipo di pensiero è nei fatti, sotto gli occhi di tutti: il sistema gerarchico vagheggiato da questa sorta di zotico neoplatonismo è un mondo violento come non mai, nel quale l’avversario può essere incenerito da un missile sparato da un robot volante, attivato da qualcuno che ha premuto un pulsante da un altro continente.
E’ questo il mondo che desideriamo?

Qui, signori miei – poche balle – ci si divide: c’è chi ritiene che un bambino nato nel Darfur ed uno nato nella Grande Mela debbano avere uguali diritti e possibilità, come in qualsiasi altra parte del mondo. Accezione puramente ideale? Certo: sorretta, però, dall’Habeas Corpus, dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e dalla carta fondante delle Nazioni Unite. Che non sono proprio, nella Storia, barzellette della Settimana Enigmistica.

Coloro i quali, invece, ritengono che un afgano abbia meno diritti di un indiano, che un moldavo abbia meno diritti di un francese e che un israeliano ne abbia di più o di meno di un palestinese, s’accomodino dall’altra parte: hanno il completo diritto di farlo, basta essere chiari!

Le accezioni “meritocratiche” di Israel sono legate – uso la semplice logica aristotelica – al governo per il quale lavora, che si diceva “amicissimo” di George W. Bush, il quale era l’esponente di
spicco (perché Presidente) dei neocon americani [4], i quali s’erano formati sotto la guida di Leo Strauss, colui ch’era giunto alla fondazione Rockefeller di New York, nel 1937, con una borsa di studio caldeggiata, per lui, da Hjalmar Schacht, il Ministro dell’Economia di Hitler, processato a Norimberga ed assolto, con alcuni dubbi, dalla Corte.
Comprendiamo il disgusto che potrà provare Israel, ma il sillogismo proposto ha basi storiche inoppugnabili, e ci limitiamo nell’esposizione per semplici ragioni di spazio: forse, prima di conferire ad altri la “patente” di “figliocci” di Goebbels, bisognerebbe guardare in casa propria.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/09/chi-e-nipotino-di-goebbels.html
28.09.2009

Copyright 2009 © Riproduzione vietata, salvo assenso scritto dell’autore da richiedere a info@carlobertani.it

[1]

http://friends.walla.co.il/

[2] Fonte: agenzia ASCA 10/9/2009 http://www.asca.it/news-SCUOLA__GELMINI__CARRIERA_INSEGNANTI_DOVRA__BASARSI_SU_MERITO-858017-ORA-.html
[3] Vedi: http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=ottoemezzo&video=13725
[4] Lo storico Gordon S. Wood considera l’impatto di Strauss sulla vita intellettuale americana come il “più ampio movimento accademico del XX secolo”. Gli straussiani hanno elaborato e continuano ad elaborare le dottrine di punta del movimento neoconservatore americano. http://it.wikipedia.org/wiki/Leo_Strauss

Pubblicato da Davide

  • Sassicaia

    Mi permetto di contraddirla su un solo punto ,dottor Bertani,del suo articolo
    per il resto pienamente condivisibile:nel web e’ pieno di blog,tanto di destra
    come di sinistra,nei quali il titolare cancella a suo insindacabile giudizio post
    scomodi o che vadano contro la sua “ortodossia” ideologica,senza che tali post contengano insulti o minacce.Lei,dottor Bertani,invece nei suoi blog,lo dico senza piaggeria alcuna,si comporta con correttezza e pacatezza,dando
    voce un po’ a tutti purche’ ovviamente rispettino i canoni del diritto e della
    buona educazione,ma e’ purtroppo un’eccezione del web,non la regola.Del
    resto concordo con lei sul fatto che questo atteggiamento di intolleranza ideologica e’ stupido e miope:un blog e’ fatto per confrontare pareri,opinioni e posizioni diverse,se uno censura chi la pensa diversamente perche’ tiene
    un blog?E’ anche vero pero’ che e’ difficile aspettarsi il rispetto della propria
    opinione da chi si definisce neofascista o stalinista.

  • oldhunter

    Caro Bertani, che dire? Mi piacerebbe avere una mente come la sua, la stessa raffinata eleganza del dire e uguale chiarezza dell’esporre, una simile stringente logica matematica, soprattutto un affine chiara visione dell’insieme.
    Purtroppo, come i più, non ho queste doti. E per questo noi – i più – abbiamo bisogno di persone come lei che ci difendano argomentando compiutamente, e con garbata signorilità, dalla protervia degli Israel e dei loro padroni.
    Grazie! Senza alcuna piaggeria e con sincera stima. Anche se non sempre condivido tutto ciò che dice.

  • 1sasso

    Sig Bertani lei mi ha illuminato!ma non credo nel senso che lei auspicava.
    Il rapporto tra chi è deputato al potere e la massa(governati) è sempre stato un argomento che suscita in me profonde riflessioni e repentini cambi di idea.
    Una verità è che la maggior parte delle “formichine”non ha tempo ne voglia di rendersi consapevole del propio ruolo nella società;forse questo è dovuto come dice berlusconi al raggiungimento di un miglior standard economico?no sò, forse!ma vedo la maggior parte delle formichine occupate non al bene del formicaio ma al propio singolo interesse.
    Il sito come questo,presumibilmente gestito da un numero esiguo di persone ,rappresenta una elite di illuminati che si distingue dai lettori che lo seguono e condividono.Elite che è paragonabile alla idea di casta gerarchica che secondo quanto lei ha espresso, è sottesa alla Riforma Gelmini.
    C’è una frase di cui non ricordo l’autore che è per me sempre motivo di riflessioni.”Se un campo ha un padrone che fa lavorare i contadini questo darà molti frutti,se lasci il campo ai contadini questo dopo poco sarà coperto di gramigna”.
    p.s
    Forse questa mattina sono un pò pessimista

  • vic

    Il web e’ un medium bambino. Nessuno sa bene come andra’ a trasformarsi da adulto, men che meno da vecchio. Ancor meno abbiamo idea di come sara’ la sua lontana discendenza.

    Per ora ognuno cerca di tuffarcisi dentro a modo suo. Chi nuota bene procede spedito. Altri bevono e sputano acqua. Altri sputano gli escrementi altrui che gli son finiti in bocca. Altri proprio non ce la fanno , sono pesci fuor d’acqua. Altri spruzzano da tutte le parti. Altri fanno il morto per resistere piu’ a lungo, e cosi’ via.

    Ci son pure gli arbitri ai bordi, sulla terraferma che fischiano in continuazione, senza bagnarsi mai. Ogni arbitro usa un suo regolamento personale.

    Un bel bailamme. Tutto normale in un organsimo che deve ancora trovare bene la propria natura.

    Molti proprio non ce la fanno a capire che nell’acqua del blog si nuota in altro modo che ad esempio nell’acqua accademica (write-only), o nell’acqua di un giornale (read-only). Eh si’, gli accademici non son abituati ad esser letti da gente comune. Ed i giornali le lettere dei lettori son abituati a cestinarle praticamente tutte.

    Nei blog c’e’ chi censura quasi tutto. Libero di farlo, il blog e’ suo. La semplicita’ e’ spesso chiarezza. Al limite uno puo’ aprire un blog a fondo bianco con la scrittura bianca e poi censurare (sempre rigorosamente in bianco) chi si lamenta della pessima visibilita’. C’e’ chi seleziona gli interventi per mantenere una sua linea. I piu’ strani sono i blog cosiddetti alternativi che poi pero’ censurano, eccome. Censurano non solo gli insulti, ma anche chi ha uno stile diverso dal loro. Chiamiamola censura di stile.

    Quelli che fanno una gran fatica a rendersi conto che un blog non e’ write-only e nemmeno read-only sono in genere vicini a istituzioni verticistiche: quel che dice il nostro papa non si discute, su questo non si transige, noi siamo dogmatici!

    Poi ci sono quelli del mestiere. Che della piramide verticistica ci campano. Via allora a suonare le campane, a tirar fuori la gogna del villaggio e a reintrodurre il clima da caccia alle streghe. Se crolla la loro piramide, restan schiacciati sotto le macerie, lo capiscono e per quello strillano cosi’ forte.

    Putroppo e’ assai arduo costruire piramidi d’acqua. Alcuni creativi risolvono la questione facendo dei buchi piramidali nell’acqua. Un’arte per pochi. E i blog sono essenzialmente liquidi. Alcuni s’ingegnano ad inventare delle tubazioni e dei filtri per incanalare meglio tutta quella brodaglia. Altri si mettono a distillare, perche’ sono amanti degli alcoolici ben prodotti. Figuriamoci che ci sono perfino gli amanti del vecchio whisky: mettono da parte le pagine web “antiche”, per sfizio, per un invecchiamento che da’ colore.

    Come se la cavano i media elettronici tradizionali?
    Le radio abbastanza bene si direbbe. Ne nascono di ben integrate nel web. Globali e locali. Forse e’ la loro natura snella che glielo permette.

    Le dinosauriche TV istituzionali invece fanno proprio una fatica boia. Sembrano quasi incapaci di capirlo questo mondo dei blog. Non si dan pace che sia strutturato diversamente dal loro mondo bello solido e piramidale. Cosi’ vengon fuori critiche del tipo: ma guarda che imbecilli, usano mattoni liquidi!

    E tutti in coro a cantare la stessa litania dagli scalini della piramide. Ad additare i grumi che scorrono fra il liquido.

    Chi nuota, sopra o sott’acqua, li guarda e scuote la testa, poi prosegue scivolando via meglio di prima, con o senza pinne.

  • vic

    Attento, che la parabola del campo va’ aggiornata.

    Oggi il campo vien seminato con la monosemente modificata geneticamente su mandato dell’elite.

    Prima nello stesso campo cresceva una moltitudine di prodotti vegetali. Del campo ci campavano decine di semplici famiglie.
    Ora cresce un solo prodotto (mettiamo cotone). Quali semplici famiglie si nutrono di cotone? Di modo che le famiglie che prima vivevano ora muoiono di fame.

    Di quel campo ci campa ora a malapena una famiglia, che ha la consolazione di essere schiavizzata da una lontanissima, onnipotente multinazionale.

    Cordialmente

  • vic

    Questi elitari che pensano di essere gli eletti, andiamo a scavare, come fanno gli archeologi, da dove vengono!

    Fra i miti dell’umanita’ piu’ antichi che ci sian pervenuti in forma scritta, vi sono i miti descritti da una civilta’ molto antica, di molto precedente le peripezie raccontate nel corpus dell’antico testamento (i cui primi libri sono poi la torah ebraica).

    Gli antichi Sumeri adoravano in particolar modo due divinita’, figli del supremo dio Anu: uno si chiamava Enlil, l’altro Ea o Enki a seconda delle fonti.
    Enki aveva molto a cuore le sorti dell’uomo, gli insegnava parecchie cose pratiche, come la medicina, l’arte della costruzione, della scrittura. Fu lui a prevenirlo dell’arrivo del diluvio universale (toh, la Bibbia allora ha scopiazzato il diluvio! Gia’, a quanto pare e’ cosi’, se non ci credete andate a leggere l’epopea di Gilgamesh, comodamente tradotta per noi dal cuneiforme in italiano).

    Chi voleva distruggere l’umanita’ era suo fratello Enlil, che proprio non poteva piu’ sopportarla. Enlil aveva un carattere che oggi diremmo nazistoide. Usava le migliori tecniche del controllo mentale per soggiogare parte dell’umanita’.
    La Torah, o parte della Bibbia che dir si voglia, ci racconta di un Dio mai nominato, ma che caratterialmente assomiglia in modo troppo pacchiano a questo Enlil: un Dio collerico, vendicativo e talmente di parte da scegliersi un “popolo eletto”. Cosi’ eletto e privilegiato che ancora oggi non sa far altro che compiere scempi di guerra in continuazione.

    Proprio nello spirito caratteriale di questo antico Enlil, che guarda un po’, a volte era rappresentato con testa da serpente!

  • Biribissi

    Forse stamattina le hanno allungato il caffè con tredici dita di grappa..il detto poi di chi è di berlusconi???ma per piacere..

  • Biribissi

    Il buon vicino oriente antico ha sempre molto da insegnare..

  • Truman

    Forse qui è appropriato un mio vecchio commento (che riciclo).


    Un aspetto importante che però vorrei far notare è che internet non è un mondo puro, che si contrappone alla sporcizia del mondo reale. Internet è un mondo dove le dinamiche del potere degli uomini sugli altri uomini si ripropongono inalterate nella sostanza, pur in forme diverse. Anche qui a volte emerge la voglia di farsi notare che può diventare voglia di prevaricare. Anche qui alla lunga si vedono i leader ed i gregari. Il discorso sarebbe lungo.

    Ciò che è più importante è invece che la rete consente dei tipi di rapporto lasco, delle aggregazioni su temi comuni senza necessariamente pensarla allo stesso modo, consente di creare delle forme di comunità dove non c’è una vera identità di gruppo.
    Su internet ci sono degli aspetti tribali, ma le informazioni seguono spesso vie molto varie. Diciamo che si può condividere un percorso con altre persone senza porsi troppi problemi. E questo aspetto mi piace.

  • grappetto

    salve a tutti.
    mi sono appena iscritto (chissa’ perche’ col nick gnaffetto non c’e’ stato verso…) e volevo iniziare a scrivere qualcosa partendo da questo articolo di Bertani.

    Ho caricato su youtube lo spezzone di video citato nell’articolo, dove si vede che berlusconi (rispetto alla differenza tra operaio e imprenditore) non si riferisce ai diritti, ma alla tassazione. non è da escludere che pero’ in effetti la pensino cosi’ anche sui diritti…

    http://www.youtube.com/watch?v=qWerkLHxft4

    volevo po commentare il detto citato da 1sasso:”Se un campo ha un padrone che fa lavorare i contadini questo darà molti frutti,se lasci il campo ai contadini questo dopo poco sarà coperto di gramigna” con una domanda:

    e se quel campo fosse di una famiglia? sicuramente dara’ molti frutti, verranno redistribuiti e il capo famiglia si prodighera’ ad insegnare ai figli come coltivarlo, trasmettendo la propria esperienza e recependo i consigli dei figli.

    forse se venisse rivisto culturalmente il concetto di famiglia, allargandolo, la gente non studierebbe cosi’ tanto per “fregare” gli estranei e tramandare la conoscenza solo ai discendenti (col rischio che vada persa se i discendenti sono degli idioti).

    saluti

  • Diapason

    Bertani, l’obiettività e la correttezza ideologica non appartengono a Internet. Ho gestito un canale da 600 utenti di IRC, il primo dei protocolli di chat esistenti, e ho constatato che non contano l’età, l’estrazione sociale, l’istruzione, l’aver viaggiato o meno… A prescindere da questi fattori, chiunque si ritrovi fregiato del titolo (e dei conseguenti poteri) di OPERATORE (moderatore) di un canale di chat, è esposto al rischio di piegare le comuni regole del buon senso a suo comodo e uso.
    Essendo il proprietario di quel canale, avevo facoltà di nominare operatori, ma anche di cancellarli. E con rammarico mi sono trovato a dover degradare, davanti a tutti gli altri utenti, operatori che al momento della nomina sembravano persone equilibrate, pacate, obiettive… “illuminate”.
    Spesso avevo bisogno di camuffarmi da utente normale (quindi nascondendo agli altri operatori il mio status di “operatore.capo” ) per riuscire a sperimentare direttamenten e personalmente il livello di crudeltà psicologica al quale alcuni operatori si lasciavano andare in mia assenza: me lo raccontavano, e non ci credevo.
    Mortificazioni, dileggio, insulti pesanti, sberleffi… La tipica procedura di emarginazione che avviene in ogni comitiva: chi OSAVA criticare una opinione di un operatore o una sua iniziativa disciplinare, veniva prima sottoposto a questa gogna pubblica, e poi “bannato” dal canale, ossia espulso senza possibilità di rientro.
    Ho faticato davvero molto a definire una squadra di operatori che non si facesse prendere da quella che io chiamo “sindrome del baffetto” – ossia: basta un baffetto sulla manica (un grado) e chiunque rischia di diventare “sceriffo”.
    ——————————————————-
    Ho portato questo esempio perché nei blog è la STESSA identica cosa. Chi gestisce il blog, anche se professa correttezza ideologica, obiettività e “capacità di tollerare le critiche, se portate educatamente”, sotto sotto fatica molto a tenersi a freno, ad ignorare l’istinto che lo porterebbe a cancellare un post scomodo e a bannarne l’autore.
    TUTTI siamo esposti al rischio di circondarci di “yes-tellers”, nessuno escluso.
    Andrebbe creata una agenzia di classificazione, che si proponesse di esaminare via via tutti i blog di un certo rilievo, assegnando loro un grado, un giudizio, relativo appunto alla “libertà” di circolazione e confronto (e perché no, anche SCONTRO, se condotto con regole cavalleresche) delle opinioni.
    In fondo chi apre un blog non fa che esporre sé stesso all’articolo 21 della Costituzione; aprendo un blog ci si propone come EDITORI (chi popola il blog di post può esser paragonato a giornalisti, commentatori…) e come tali certe regole vanno rispettate: se io apro e gestisco (quindi me ne rendo responsabile) una piattaforma su cui è possibile scambiare e confrontare opinioni, DEVO anche garantire che questo scambio/confronto venga condotto secondo certi criteri.
    …Andrebbe specificato anche nei termini obbligatori di utilizzo delle piattaforme gratuite, in modo che un frequentatore di un blog che ritenga di esser stato sottoposto a ingiusta censura, possa rivolgersi al mantainer e far etichettare il blog da cui è stato escluso come “antidemocratico” 😉

  • 1sasso

    anche su questo faccio presente che la famiglia tradizionale è caratterizzata dal fatto appunto di possedere un “capo famiglia” il quale è tale appunto pr dirigere le operazioni e il successo è dettato dalle capacità,cioè dal merito.
    Se poi la famiglia non è tradizionale allora…si aprono scenari apocalittici

  • berotor

    La frase che hai citato fa venire i brividi. Oltre a essere una sciocchezza.
    Il campo lasciato al padrone, al padrone solo, che cosa diventa?

  • Tonguessy

    “In pratica (io mi regolo così), si cancellano solo i commenti che contengono insulti, minacce, ecc e, se un commento ha poco senso, semplicemente lo si ignora. Tanto meno si esclude chi, argomentando e con educazione, critica le nostre posizioni: altrimenti, che senso avrebbe scrivere? Solo per farsi accarezzare?”
    Purtroppo chi detiene potere (anche in minima parte, come nel caso di un blog) ama attorniarsi di yesmen. Il confronto è relegato a prassi dantan, metodi desueti e quindi non più in linea con le attuali esigenze.
    In questo senso può essere letta l’esplosione dei blog. Non forum, dove ognuno è uguale a qualsiasi altro, ma blog, dove il “proprietario” decide chi scrive e cosa.