CHE ORRORE IL GENDER: CONFONDE I DIRITTI DI TUTTI, ANCHE DEI GAY

CHE ORRORE IL GENDER: CONFONDE I DIRITTI DI TUTTI, ANCHE DEI GAY
DI MARCELLO FOA
Il Cuore del Mondo

Provate a chiedere a un bambino se vuol giocare alle bambole. Nove volte su dieci risponderà di no e si ritrarrà scandalizzato. Provate a domandargli se ha una fidanzatina : spesso rispondono con un espressione di disgusto : « Io non ho una fidanzatina, a me le bambine non piacciono », urlerà. E provate a chiedere a una bambina se ama giocare al calcio, se desidera fare giochi di guerra, se vuole azzuffarsi. Vi guarderà con un’aria sconsolata. E se le domandate se preferisce trascorrere le vacanze estive con una femmina o con il figlio della vostra amica, nove volte su dieci non avrà dubbi : meglio, molto meglio l’amica.

E’ così da sempre, eppure domani potrebbe non essere più così. Già, perché nel mondo occidentale si diffonde sempre di più la cosiddetta ideologia gender (in italiano identità di genere) che in nome di una causa apparentemente sacrosanta, quella della lotta alla discriminazione sessuale, impone norme di comportamento ed educative estreme. Come narrato nei giorni scorsi dai giornali, in alcune scuole italiane, ad esempio, i bambini vengono costretti a travestirsi da femmine e a giocare alla mamma, mentre alle bambine vengono imposti giochi di ruolo decisamente maschili. Nel frattempo si impongono modelli che tendono a sradicare identità centrali insite nella natura umana. In certi Comuni italiani ed europei – ma fortunatamente non dappertutto, ad esempio non ancora in Svizzera – quando si iscrive il proprio figlio a scuola o all’anagrafe le autorità non richiedono più di indicare padre e madre, bensì genitore 1 e genitore 2. E alcuni Paesi stanno anche abolendo la voce « sesso » sui documenti da sostituire con quella « genere » ; il tutto in difesa dei diritti degli omosessuali.

E qui dobbiamo intenderci : chi scrive sostiene da sempre l’emancipazione degli omosessuali, non solo in teoria ma – ed è l’aspetto più importante – nella quotidianità. In famiglia abbiamo amici gay e lesbiche e mai sul lavoro ho giudicato una persona considerando le sue tendenze sessuali, rimandando al mittente qualunque pettegolezzo. Non mi importa se un collaboratore è omosessuale per la semplice ragione che non sono affari miei.

Ritengo che un vero Stato liberale debba permettere a ogni cittadino di vivere in libertà e nella tutela della privacy la propria sessualità e sono lieto nel poter dire: ormai ci siamo. Gli omosessuali non devono più nascondersi e men che meno vergognarsi. Una vittoria civile.Il problema, però, è che una battaglia giustissima e nei suoi tratti salienti conclusa, si sta trasformando in qualcosa di ben diverso; assume dimensioni inaspettate e per molti versi ingiustificate, al punto che talvolta si ha l’impressione che a essere diversi siano gli eterosessuali e che avere una famiglia normale sia quasi scandaloso. Mi riferisco, lo avete capito, alle rivendicazioni più oltranziste e all’isteria quasi intimidatoria che accompagna certe pretese e che recentemente ha indotto gli stilisti Dolce e Gabbana a protestare pubblicamente. Il loro « Basta ! » è risuonato alto, ma pur essendo omosessuali sono stati messi alla gogna mediatica in nome del politicamente corretto.

Il problema nel problema – e veniamo al punto – è che l’estremismo progay viene usato come ariete mediatico e legislativo per propagare e imporre l’ideologia gender. Ideata dallo psichiatra americano John Money, sostiene che le differenze sessuali tra maschio e femmine non sono naturali, biologiche, come peraltro avviene in tutto il mondo animale, bensì culturali : dunque gli uomini sarebbero tali solo perché educati da maschi e le donne sarebbero donne solo perché educate da femmine. E che attraverso gli opportuni condizionamenti sociali, a cominciare dall’educazione nelle scuole, accompagnato da un vero e proprio bombardamento mediatico, si possa convincere chiunque a decidere a quale sesso appartenere o a vivere l’ambiguità sessuale come un fatto naturale.

E’ il ribaltamento del mondo: una battaglia a tutela della minoranza gay viene usata per tentare di sradicare l’identità sessuale naturale della stragrande maggioranza delle persone e convincere le nuove generazioni che ognuno può scegliere se diventare omosessuale o bisessuale o transessale. Diciamola tutta : è un’aberrazione, che però si afferma sempre di più, agendo su più livelli. Il potere di emulazione del mondo dello spettacolo e del cinema è noto. Pensate all’ambiguità sessuale di Lady Gaga (che omosessuale non è ma si presenta come icona trans) o della barbuta Conchita, ai messaggi reiterati dei film di Hollywood o dei serial tv dove addirittura la Disney propone alcuni classici in versione gay. Osservate il mondo della moda: si scelgono sempre di più modelle androgine e modelli effeminati, al punto che talvolta non si capisce più se a sfilare è un uomo o una donna. Non è un caso che a Londra sia stato aperto pochi giorni fa il primo negozio gender.

Ma ancor più inquietante è il fatto è che i casi italiani non sono affatto isolati. Nelle scuole francesi è diventato obbligatorio un corso di insegnamento per promuovere la libertà dei sessi e per combattere l’omofobia che si propone di « sostituire categorie mentali come quella di ‘sesso’ con il concetto di ‘genere’ che mostra come la differenze tra uomo e donna non siano basate sulla natura ma siano prodotte storicamente e replicate dalle condizioni sociali ». Corsi analoghi vengono insegnati nelle scuole inglesi.

E’ una battaglia subdola perché, schermandosi dietro alle rivendicazioni gay, inibisce un dibattito normale. Si impedisce alla gente di capire cos’è l’ideologia gender, di interrogarsi e in un’ultima analisi di decidere. Come dovrebbe accadere in democrazia.

Marcello Foa

Fonte: http://blog.ilgiornale.it

Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2015/03/23/che-orrore-il-gender-confonde-i-diritti-di-tutti-anche-dei-gay/

23.03.2015

Commenti (56)

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    1. Aironeblu 24 marzo 2015

      Esattamente, con finalità PRO o finalità CONTRO, il nome è sempre lo stesso: propaganda.

      Così come sono sempre gli stessi i professionisti della manipolazione mediatica.
    1. kadath80 24 marzo 2015

      Per quanto riguarda il documentario....Beh e' evidente perchiunque ne sappia di teoria post-strutturale e gender che l'immagine che se ne da di queste teorie nel documentario e' falsata. L'autore ha preso 2 sconosciuti e poco brillanti ricercatori norvegesi e li ha messi a confronto con gente del Trinity College e Durham. Gender studies e' una cosa molto complessa e per quanto ne sappia i maggiori esponenti non rinnegano affato un'influenza genetica nei comportamenti umani, al contrario! il punto fondamentale del Gender e' che la gran parte dei comportamenti sociali che definiscono come si vive la sessualita sono storicamente e socialmente determinati. In altre parole, il fattore culturale e' sempre predominante. Mettere in ridicolo questo pensiero complesso filmando maldestramente le rispote di 2 ricercatori e' un cosa e' completamente fuorviante! ...e soprattutto disonesta

      chiedete in giro di Hjernevask ...scoprirete che il tema della serie e' proprio prendere per i fondelli una parte del mondo accademico Norvegese... altro che divulgazione scientifica
    1. kadath80 24 marzo 2015

      beh cosa proverebbe il video norvegese? E' ovvio che il sesso biologico e' determinato dalla biologia per definizione. Ma il discorso Gender non si basa sulla determinazione biologica o meno dei comportamenti sessuali quanto sul fatto che tali comportamenti sono il frutto di 'costruzioni sociali'. Chiunque pensi, come alcuni commentatori, che cio voglia dire far giocare i bimbi con le bambole e le bimbe con le macchinine non ha capito molto del ragionamento sofisticato di quella che chiamate 'teoria gender'.


      Per il resto, mi aspettavo un livello un po' piu alto nei commenti di questo sito. Mi devo ricredere completamente... siamo al bordo dell'offensivo, nel migliore dei casi dell'irrilevante!
    1. PinoRossi 24 marzo 2015

      Deve essere terribile. Se fossi omosessuale sarei, come te, incazzato nero con quei pochi che, essendo anche loro omosessuali, pretendono di parlare in nome di tutti. Io sono pelato, sarebbe bello se domani fondassi un'associazione di pelati e parlassi a nome di tutti i pelati.

    1. PinoRossi 24 marzo 2015

      Certo, milioni di anni di biologia vanno in fumo grazie alle seghe mentali di pochi illuminati. Va bene, fatti chiamare Claudi*, fatti crescere i baffi e indossa i tacchi a spillo, ma prova a fare il lavaggio del cervello i miei figli e ti stacco la testa.

    1. makkia 24 marzo 2015

      O quella sulla Shariah, utilizzata per trasformare 1,7 miliardi di musulmani in terroristi.

    1. makkia 24 marzo 2015

      Non è quello biologico il punto. E' quello etnico-culturale.
      Se è sbagliato dire "razza ebrea", non è affatto sbagliato parlare di un gruppo etnico-culturale che si autoriconosce come comunità ebraica.

      La corsa all'integrazione dei non autoctoni, in una società multietnica e multirazziale (e il termine è "liberal", quindi in questo caso è corretto, non si sa perché), è diventata una corsa alla limitazione/sottovalutazione/cancellazione dell'identità culturale degli autoctoni.
      Questo è contraddittorio. Se la "biodiversità" è importante per i benefici effetti di equilibrio degli ecosistemi, perché l'identità etnico-culturale (e dunque la conservazione di varie entità, ciascuna con la sua specificità) non lo dovrebbe essere per l'equilibrio dei sistemi demografico-territoriali?

      La "narrazione" politically correct ci dice che la etnodiversità fomenta il nazionalismo e i conflitti, per non parlare del razzismo.
      Ma la realtà dice che è il contrario: sociologicamente è stato studiato che il razzismo comincia a manifestarsi quando il singolo gruppo "alieno" supera il 4% circa della popolazione. Prima di questa "massa critica" è un fenomeno puramente ideologico: ovvero limitato alle idee fisse di qualcuno e percepito come ridicolo e scollato dalla realtà.
      Non è l'esistenza dell'altro da sé il problema. E' la gestione dell'invasione e occupazione di spazi reali e concreti (non mentali e illusori) il problema.
      E' il sentire minacciata la propria identità culturale (etnica, storica,
      religiosa) che, se gestita in modo superficiale che non affronta il problema, scatena i nazionalismi, patriottismi e razzismi.


      Il capitale non ha problemi con l'introduzione massiccia di poveri e disperati, che sono "esercito di riserva" della mano d'opera sottocosto. A maggior ragione vede di buon occhio la omogeneizzazione verso il basso degli autoctoni. Autoctoni che normalmente deve invece "compensare" perché legittimano e supportano il sistema capitalistico con sogni di progresso sociale, diffusione del benessere e american dream vari. Sogni che comportano per il capitale un costo non indifferente (welfare, sanità, scuola pubblica), ovvero una quantità superiore di briciole da dover lasciar cadere dalla tavola.

      Agli italiani, francesi, russi, tedeschi, starebbe invece benissimo pensare di avere una propria identità culturale. Non perché sono razzisti o nazionalisti, ma perché è un orizzonte cognitivo sereno: sai cosa aspettarti e come posizionarti nella tua sfera percettiva, adattatasi all'ambiente con un processo durato secoli, se non millenni.
      Ma gli viene imposto un orizzonte cognitivo instabile e in veloce evolversi. Questo è psicologicamente destabilizzante. Ed è del tutto ideologico: nessuno desidera essere sempre incerto su cosa capita nel breve termine o cosa aspetta i propri figli. E' una costruzione artificiale (ideologia, appunto).


      Il "cui prodest" del multiculturalismo merita riflessione. Si può dunque evitare di liquidarlo come "leghista" o "razzista" e riflettere se la sua "eticità" sia fondata o costruita a tavolino?

    1. MartinV 24 marzo 2015

      La nostra identità culturale l'abbiamo già persa... sostituita da quella imposta dalla propaganda mediatica (Hollywood et cetera).

    1. MartinV 24 marzo 2015

      che per di più non è neppure una razza, ma una specie...

      le razze lasciamole agli allevatori di animali domestici, per cortesia... l'uomo non lo è (anche se talora qualche dubbio mi viene...)

    1. alsalto 24 marzo 2015

      Mannaggia.
      Altre razze?
      Pare che ve ne sia una sola di razza, quella: umana.

    1. AlbertoConti 24 marzo 2015

      C'è un gran puzzo di morte nell'ideologia gender, e la sua applicazione ai
      bambini è semplicemente satanica. Che la cultura di un popolo abbracci la sfera
      sessuale è un fatto di una banalità infinita, ma una sua interpretazione
      distorta, da parte di un'elite intellettuale strumentalizzata e
      strumentalizzante, va semplicemente rigettata e rispedita al mittente. Per
      fortuna un po' di sano equilibrio ancora prevale tra le masse.

    1. SanPap 24 marzo 2015

      appunto ...

    1. Skaff 24 marzo 2015

      Da omosessuale, posso solo dire "NOT IN MY NAME" !!

      Questi ci stanno usando. A nessun omosessuale sano di mente verrebbe in mente di travestire i ragazzini da donne e farli giocare con le bambole. Da piccolo non ci giocavo neanche io con le bambole! Giocavo ai soldatini, al subbuteo e a pallone (e un sacco di videogiochi). Questi ci stanno sfruttando per i loro zozzi piani, e purtroppo c'e' una fraccata di celebrities che gli va dietro. L'unica speranza è che si alzino delle voci di omosessuali celebri e dissidenti (ma guardate cosa sta succedendo a Dolce e Gabbana per aver espresso un'opinione sensata).
      Mala tempora currunt
    1. Oxymen 24 marzo 2015

      Tutta questa fuffa mediatica (di per sè molto significativa: perchè dovrebbero bombardarci gli zenzeri per farci capire che gay è bello? Perchè se dei gay si oppongono all'omologazione culturale in atto -Dolce e Gabbana- vengono boicottati?) mi riporta solo ad una conclusione: al netto delle considerazioni sulla massoneria la battaglia progay è il perfetto gatekeeping per concentrarsi sui prolemi delle minoranze, evitando accuratamente di parlare dei problemi ben più gravi delle maggioranze.
      E' la quintessenza del capitalismo postmoderno, il genderismo: affari che interessano poche persone, elevati al rango di problemi primari di cui tutti si devono occupare. Esattamente come guadagni ed investjmenti. Mentre la maggoir parte delle persone normali ha difficoltà ad arrivare a fine mese, pochi eletti guadagnano sempre di più, pretendendo diritti sempre maggiori al punto che secondo la Oxfam l'anno prossimo l'1% della popolazione avrà più ricchezze del restante 99% con un trend in decisa crescita (quell'1% possedeva il 44% delle ricchezze mondiali nel 2009)
      http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-19/entro-2016-l-1percento-popolazione-sara-piu-ricco-resto-mondo--105352.shtml?uuid=ABLP09fC

      La famiglia, stando ad alcuni commenti, sarebbe sotto il tiro incrociato delle mutazioni culturali in atto. Si, e la cosa è particolarmente strana se persino la Thatcher negava il valore e senso della società mentre riconosceva il ruolo della famiglia: "La vera società non esiste: Ci sono uomini e donne, e le famiglie".
      La Lady di Ferro, giova ricordare, fu una portavoce convintissima del neoliberismo, ma da brava protestante aveva un'idea precisa del ruolo della famiglia. Evidentemente il capitalismo postindustriale si è evoluto in modo inimmaginabile (per la Thatcher), e si assiste adesso ad una guerra culturale dopo avere assistito alla guerra economica tra capitalisti legati alla produzione e capitalisti legati alla speculazione. Se assumiamo che il genderismo sia una moda postindustriale, nulla mi vieta di pensare che sia legata alla morale (chiamiamola così...) dell'attuale fase capitalista, e che tale morale (chiamiamola così) avrà facile vittoria, data la potenza mediatica messa in campo.
      I credenti, ancora una volta, si troveranno ad un bivio dove la fratellanza con i diversi sempre più arrembanti farà a pugni con le basi stesse del loro credo (la famiglia, appunto). I materialisti al contrario sapranno dove individuare le cause dei processi in atto, senza peraltro riuscire ad animare un dibattito ad armi pari.
      Insomma un brutto dejà vu.....

    1. Aironeblu 24 marzo 2015

      "E’ una battaglia subdola perché, schermandosi dietro alle rivendicazioni
      gay, inibisce un dibattito normale. Si impedisce alla gente di capire
      cos’è l’ideologia gender, di interrogarsi e in un’ultima analisi di
      decidere. Come dovrebbe accadere in democrazia."

      Un po' come la propaganda sulla Shoa', utilizzata per giustificare gli stermini e i genocidi operati oggi da israele col tacito consenso dell'Occidente.

    1. Mattanza 24 marzo 2015

      Link molto interessante, grazie!

    1. Mattanza 24 marzo 2015

      Questo è probabilmente dovuto ad una mancata o solo parziale integrazione della componente psichica femminile, inconscia nell'uomo, l'Anima. molti eterosessuali (per via della cultura omofobica) rifiutano di prendere coscienza della propria tenera, sensuale, materna, empatica funzione femminile, rimanendo degli uomini incompleti (maschi al 100% nella propria coscienza, che non è l'equilibrio ideale).

    1. Mattanza 24 marzo 2015

      Sono in linea di massima d'accordo con te ( a me la Conchita non fa schifo ma mi lacia interdetto), ma non vi sono dubbi (per me almeno, date le esperienze vissute) che i gay mediamente sono molto più sensibili di molti eterosessuali, più teneri e materni anche...

    1. Mattanza 24 marzo 2015

      Il mito dell'ermafrodito (l'Adamo primigenio) è di derivazione Ermetico/Alchemica e perora l'unione dei due opposti psichici per eccellenza (conscio maschile con inconscio femminile, nella donna il contrario) è il processo di individuazione (jung) portato a termine con successo, è la pietra filosofale, l'illuminazione, roba da miracolo divino (si otteneva questo tesoro solo "Deo Concedendi").

    1. Mattanza 24 marzo 2015

      Ma tu dove l'hai saputo che l'omosessualità deriva da una tara genetica? Io studiando psicologia analitica ho scoperto che secondo Carl Gustav Jung (ma penso sia una opinione di tutti gli psicoanalisti anche non junghiani) deriva per l'uomo in un mancato superamento del complesso materno (attaccamento alla madre che non vogliono "sostituire" con altra figura femminile nella loro vita), svariati soggetti in "cura" da Jung hanno superato questa impasse nella vita e sono diventati eterosessuali.

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