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“CERCO IDEALI E SONO DISPOSTO A TUTTO”

DI MASSIMO FINI
Libero

Vorrei essere un talebano, avere valori fortissimi che santificano il sacrificio della vita, propria e altrui. Vorrei essere, per lo stesso motivo, un kamikaze islamico. Vorrei essere un afgano, un iracheno, un ceceno che si batte per la libertà del proprio Paese dall’occupante, arrogante e stupido. Avrei voluto essere un bolscevico, un fascista, un nazista che credeva in quello che faceva. O un ebreo che, nel lager, lottava con tutte le sue forze interiori per rimanere un uomo. Vorrei far parte dei “boat people” che vengono ad approdare e spesso a morire sulle nostre coste. Perché sono spinti almeno da una speranza.

Vorrei essere e vorrei essere stato tutto, tranne quello che sono e sono stato per 60 anni e passa: un uomo che ha vissuto nella democrazia italiana. Senza la possibilità di emozioni collettive, di valori forti. Di un vero atto di coraggio, trascinando l’esistenza in mezzo alle viltà, agli opportunismi, ai trasformismi, alle meschinerie, ai cinismi, ai sofismi, in una società che ha perso ogni dignità, ogni codice di lealtà e onore, spietata e feroce senza essere virile, con gli occhi sempre pronti a riempirsi di lacrime ma che ha dimenticato la misericordia.
Si parla molto, di questi tempi, di «crisi della politica». Ma non è questo. Non è questo. È la disperazione di vivere in una società senza grandezza, dove gli obiettivi sono cambiare l’automobile, comprare l’ultimo cellulare, tenere lucida la casa, trovare la «propria regolarità» con “Activia” e dove le donne hanno perso il loro fiore più falso e più bello che un tempo si chiamava pudore. Una mediocrità quotidiana fatta di pin, di cin, di carte di credito, di bancomat, in cui domina la figura dell’imprenditore, cioè del mercante, che in tutte le culture e in tutti in tempi, prima dell’avvento della Modernità e della Democrazia, era posto all’ultimo gradino della scala sociale, sotto quello degli schiavi, perché gli uomini, finché son rimasti tali, hanno sempre considerato il massimo del disonore scambiare per guadagno.

Il tutto scandito dal rumore di fondo, incessante, inesorabile, della tv e delle sue voci: dei Bongiorno, dei Baudo, dei Bonolis, delle Ventura, dei Chiambretti, dei Costanzo, dei Vespa, dei Santoro, dei Ferrara, dei Mentana, dei Gabibbo, dei buffoni, dei paraculi e delle troie. Una società del fracasso che non conosce più i valori del silenzio e del controllo di sé e applaude anche ai suoi morti.

Quando avverto in me e fuori di me, in un mondo ormai più virtuale che reale, questi vuoti abissali, sono colto da vertigine. E vorrei essere un talebano, un kamikaze, un afgano, un “boat people”, un affamato del Darfur, un ebreo torturato dai suoi aguzzini, un bolscevico, un fascista, un nazista. Perché più dell’orrore mi fa orrore il nulla.

Massimo Fini
Fonte: http://www.massimofini.it/
Uscito su “Libero” il 31.05.2007

Pubblicato da Davide

  • Eracle

    […]
    Quando avverto in me e fuori di me, in un mondo ormai più virtuale che reale, questi vuoti abissali, sono colto da vertigine. E vorrei essere un talebano, un kamikaze, un afgano, un “boat people”, un affamato del Darfur, un ebreo torturato dai suoi aguzzini, un bolscevico, un fascista, un nazista. Perché più dell’orrore mi fa orrore il nulla.
    […]

    Lei è un Italiano sfruttato, torturato e umiliato dai suoi aguzzini.

    Il vuoto che sente è dovuto all’isolamento nel quale tutti noi siamo stati indotti a trovarci.
    Siamo stati drogati per decenni dalla TV e dai giornali, e ora scopriamo di aver perso tutti i contatti con la realtà.
    Siamo come dei tossicodipendenti che ad un certo punto della loro tragedia, in un barlume di coscienza, si guardano attorno e scoprono il vuoto e l’isolamento in cui si trovano.

    Lei ha sotto gli occhi tutto ciò che serve per invogliarla a tirare su la testa e riprendersi la libertà e la vita che gli è stata negata.
    Non cerchi altrove ciò che è di fronte a lei e non si lamenti.
    Provi a parlare alle persone e a spiegare loro che cosa ci hanno fatto e che cosa ci stanno facendo, e infonda coraggio affinchè si inizi gradualmente ad invertire la rotta.

    Non aspettiamo che qualcuno venga a salvarci.

    Stefano Tevere

  • Amir

    “in una società che ha perso …” Perché le risulta che il paese di Maramaldo, ovvero della maggioranza, del “Franza o Spagna purché se magna”, abbia mai avuto quelle cose che avrebbe ora perso?