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C'ERAVAMO SBAGLIATI SUL PICCO DEL PETROLIO

CE N’E’ ABBASTANZA PER FRIGGERCI TUTTI

DI GEORGE MONBIOT
guardian.co.uk

Il boom nella produzione del petrolio beffa ogni nostra previsione.
Buone notizie per i capitalisti – un disastro per l’umanità.

‘La grande abbondanza di vita del passato – fossilizzatasi in forma di carbone combustibile – mette ora in grave pericolo la grande abbondanza di vita del presente’

I fatti sono cambiati, ora dobbiamo cambiare anche noi. Nel corso degli ultimi dieci anni un’improbabile coalizione di geologi, trivellatori di petrolio, banchieri, strateghi militari e ambientalisti ci hanno predetto che il picco del petrolio – il declino delle forniture mondiali – era imminente.C’erano buoni motivi per crederlo: la produzione era rallentata, il prezzo si era impennato, le scorte si stavano sensibilmente riducendo e continuavano a ridursi. Tutto presagiva che stava per abbattersi su di noi la prima delle più gravi crisi energetiche della storia.

Tra gli ambientalisti non appariva chiaro, e neanche a noi stessi, se volevamo o non volevamo che accadesse. Una crisi di tali dimensioni aveva il potenziale per scuotere il mondo intero e indurlo a una trasformazione economica per evitare catastrofi future, e per generare una vera e propria catastrofe, compreso il ricorso a tecnologie ancora più dannose come i biofuel e il petrolio derivato dal carbone.

Nonostante tutto, il picco del petrolio era una leva potente. Governi, aziende ed elettori fino ad ora insensibili alla necessità di ridurre il consumo di combustibili fossili, avrebbero necessariamente iniziato a rispondere alla situazione economica creatasi.

Alcuni di noi hanno fatto vaghe previsioni, altri furono più specifici. In entrambi i casi ci siamo tutti sbagliati. Nel 1975 MK Hubbert, un geoscienziato che lavorava per la Shell, che aveva giustamente previsto il declino nella produzione statunitense del petrolio, suggerì che le riserve mondiali avrebbero potuto raggiungere il picco massimo nel 1995. Nel 1997 il geologo petrolifero Colin Campbell predisse che il picco sarebbe arrivato prima del 2010. Nel 2003 il geofisico Kenneth Deffeyes disse che era sicuro al 99% che il picco del massimo consumo di petrolio sarebbe avvenuto nel 2004. Nel 2004, il magnate del petrolio texano T- Boone Pickens predisse che “mai più riusciremo a pompare più di 82m barili al giorno di combustibili liquidi”(la produzione media giornaliera in Maggio 2012 era di 91m). Nel 2005 il banchiere Matthew Simmons affermò che “l’Arabia Saudita non poteva materialmente incrementare la propria produzione di petrolio”.(Da allora la sua produzione è salita da 9m di barili al giorno a 10m, e c’e’ un margine di 1,5m di aumento potenziale).

Il Picco del Petrolio non è avvenuto, ed è improbabile che accada per molto tempo ancora.

Un rapporto dell’esperto petrolifero Leonardo Maugeri, pubblicato dall’Università di Harvard, fornisce prove inconfutabili che è appena iniziato un nuovo boom del petrolio. Le contrazioni nelle forniture del petrolio degli ultimi dieci anni sembra abbiano più a che fare con questioni di denaro che di geologia. Il ribasso dei prezzi prima del 2003 avevano scoraggiato gli investitori a sviluppare campi petroliferi difficili. I prezzi alti degli ultimi anni hanno cambiato quel quadro.

L’analisi di Maugeri di progetti in 23 paesi indica che le forniture mondiali di petrolio entro il 2020 aumenteranno di 17m di barili al giorno (raggiungendo i 110m). Secondo Maugeri questa è “il più grande potenziale incremento nella produzione di petrolio fin dagli anni ’80”.

Gli investimenti richiesti perché questo boom avvenga dipendono da un prezzo a lungo termine di 70$ il barile – il costo attuale del greggio Brent è di 95$. In questo momento il denaro si sta riversando nel petrolio: negli ultimi due anni e’ stato speso un trilione di dollari; si attende il record di $600bn nel 2012.

Il paese in cui è previsto il maggiore aumento di produzione è l’Iraq, dove diverse società multinazionali stanno riversando il loro denaro e affondando i loro artigli.

Ma ciò che più sorprende è che l’altro boom maggiore è atteso negli Stati Uniti. Il “Picco” di Hubbert, il famoso grafico a forma di campana che raffigurava l’ascesa e la caduta del petrolio americano, si trasformerà ben presto nelle “Montagne Russe” di Hubbert.

Negli USA gli investimenti si concentreranno su petrolio non convenzionale, soprattutto olio di scisti – shale oil (che non va confuso con le argilliti petrolifere – oil shales). L’olio di scisti è un greggio di alta qualità intrappolato nelle rocce dalle quali non può defluire naturalmente. Sappiamo ora che esistono depositi giganteschi negli Stati Uniti: viene stimato che gli scisti Bakken nel Nord Dakota contengono tanto petrolio quanto se ne trova in Arabia Saudita (anche se se ne può estrarre di meno).

E questa non è che una di venti simili formazioni presenti negli Stati Uniti. L’estrazione dell’olio di scisti richiede perforazione orizzontale e fratturazione idraulica: una combinazione di prezzi alti e sviluppi tecnologici hanno reso queste tecniche economicamente fattibili. La produzione in Nord Dakota è già salita da 100,000 barili al giorno del 2005 a 550,000 del Gennaio scorso.

Ecco dove siamo ora. Non ci sarà alcuna correzione automatica – l’esaurimento delle risorse che distrugge il sistema che le ha portate a questo punto – nonostante le previsioni di tanti ambientalisti. Il problema che dobbiamo affrontare non è la mancanza ma l’eccesso di petrolio.

Abbiamo confuso le minacce al pianeta con le minacce alla civiltà industriale. Non sono per niente la stessa cosa. L’industria e il capitalismo industriale, sostenuti da abbondanti forniture di petrolio, sono molto più resistenti dei tanti sistemi naturali che essi minacciano. La grande abbondanza di vita del passato – fossilizzatasi in forma di carbone combustibile – mette ora a rischio la grande abbondanza di vita del presente.

C’e’ tanto petrolio nel sottosuolo quanto basta per friggerci tutti e non esistono adeguati strumenti che impediscano ai governi e alle industrie di estrarlo. Con il crollo del mese scorso del processo multilaterale di Rio de Janeiro, si vanificano vent’anni di sforzi di persuasione morale per impedire il disastro ambientale. La nazione più potente del mondo torna ad essere una nazione petrolifera, e se la trasformazione politica dei suoi stati confinanti ci suggerisce qualcosa, stiamo pur certi che i risultati non saranno piacevoli.

L’umanità ricorda un po’ la ragazza nel capolavoro di Guillermo del Toro “Il Labirinto del Fauno”: lei sa che se mangerà il ricco banchetto preparato per lei, anche lei verrà mangiata, ma non riesce a farne a meno. Non mi piace sollevare problemi quando non vedo la loro soluzione. Ma in questo momento non riesco proprio a guardare serenamente i miei figli negli occhi.

George Monbiot
Fonte: www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jul/02/peak-oil-we-we-wrong
2.07.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Pubblicato da Truman

  • gattocottero

    Ci avrei scommesso le palle. Complimenti all’autore dell’articolo, anzi: CHAPEAU!!!

  • nuvolenelcielo

    a me è sempre parso molto evidente che il picco del petrolio è una panzana politica (perlopiù dei socialisti della decrescita), (un po’ come il riscaldamento globale). Giusto chi crede agli scienziati dell’Onu e al metereologo della Tv può credere al picco del petrolio… Basta un minimo di buon senso (raro da trovare) per rendersi conto di quanto inesplorato esplorabile esista sulla Terra, specialmente nei paesi meno sviluppati, e di quanto le nuove tecnologie possano cambiare le previsioni…

  • natal76

    bè di certo non finirà nei prossimi anni … ma finirà !!! questa se volete la potete chiamare la curva di gibo. Mettete un kg di gelato in una grande tazza e poi sedetevi con due o tre amici e cominciate a mangiare … prima o poi finirà il gelato e la tazza sarà vuota. Morale : di pretrolio può essercene tanto ma non ricreandosi è cmq un bene che prima o poi finirà … c’è chi crede finirà tra poco chi invece crede finirà tra molto … ma finirà.

  • Aironeblu

    Se e’ vero che le ipotesi sul picco del petrolio erano sbagliate, se non pilotate, questo porterebbe a molte conseguenze, non tutte negative.

  • La prima conseguenza positiva e’ che potrebbero finalmente finire le GUERRE DEL PETROLIO e i genocidi che hanno causato soprattutto negli ultimi anni.
  • Crollerebbero i meccanismi di potere basati sul CONTROLLO ENERGETICO
  • Si conterrebbe lo sviluppo di energie molto piu’ pericolose e inquinanti, come NUCLEARE e CARBONE FOSSILE
  • Si eviterebbe il COLLASSO DEL SISTEMA ECONOMICO MONDIALE, che si tradurrebbe in centinaia di milioni di morti
  • La nuova disponibilita’ di vasti giacimenti distribuiti in tutto il sottosuolo terrestre permetterebbe una maggiore DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DELLE FONTI ENERGETICHE, tagliando i costi di trasporto del combustibile, con i relativi incidenti e disastriambientali.
  • Le conseguenze negative sarebbero sostanzialmente legate all’INQUINAMENTO AMBIENTALE, che continuerebbe la tendenza attuale.

    A questo punto viene da chiedersi quale sia stata e quale possa essere tutt’ora la convenienza di tenere nascosta questa disponibilita’ di energia, che pare tra l’altro non essere assolutamente di origine fossile, ma minerale, come sostenuto dagli scienziati russi.

    Sicuramente il ricatto del petrolio, in una societa’ costruita sul suo uso, potrebbe essere un ottimo strumento di controllo della popolazione, esattamente come le crisi indotte dalla finanza mondialista.

  • terzaposizione

    Natal il petrolio è di origine Abiotica essendo prodotto dalla Terra.La teoria occidentale farlocca sull’origine fossile era il fulcro della teoria del picco, infatti alcuni giacimenti sauditi considerati esauriti,si sono ricostituiti.
    Quindi il gelato ci sarà sempre ma probabilmente sarà meno facile da estrarre.

  • Georgejefferson

    Ci sono anche altri fattori da considerare secondo me.C’e’ la volonta’ politica di incentivare la ricerca per sviluppare alternative pulite?In un mondo a DEFLAZIONE indotta (i denari sono click esauribili e scarsi nelle percezioni collettive) dove la ricerca e’interamente in mano delle elite mediatiche/finanziarie,quanto viene rallentata la spontanea ricerca positiva?Ricordiamo gli anni 30.Tanti ricordano quel video della FORD T.Fatta interamente di canapa (la picchiavano col martello ed esso rimbalzava).Lo sviluppo di questa pianta miracolosa fu sistematicamente ostacolato,fu incentivato il suo uso piu stupido (Beppe grillo docent) cio lo sballo e conseguentemente criminalizzata.Si faceva la carta e una miriade di tante altre cose (di carta di canapa era la costituz.degli USA,o le banconote francesi dell’800),cresce a tutte le altezze,ha proprieta sanitarie piu naturali dei farmaci cancerogeni odierni ecc ecc.Fu sviluppata la plastica e nylon a base petrolifera con relativo arricchimento dei nuovi padroni del vapore (ora petrolio)…insomma.Cosa c’e’ di vero in queste e altre cose?cosa aveva sviluppato Tesla?…non lo so.Ma su questo bisognerebbe riflettere anche.Anche solo nella ricerca sovrana di un paese.Conosciamo tutti i tentativi di indipendenza di Mattei.Sembra che lo sfruttamento dei paesi poveri ingabbi tutti senza distinzioni.Quasi a rendere tutti CO responsabili dei crimini perennemente commessi

  • Tetris1917

    Tutti i discorsi sul petrolio portano negli Stati Uniti D’America, attraverso lo scambio in dollari. E’ evidente che il petrolio un giorno finira’; ma al capitalismo americano questo poco importa. I discorsi del picco, servono solo a far sobbalzare il suo prezzo e a detrminare sempre piu’ l’egemonia USA. Sottrarsi al petrolio, significa buttare sul lastrico l’America in primis. Un solo dato di natura speculativa: per ogni barile reale prodotto, si trattano almeno 10 barili virtuali (o equivalenti in dollari).

  • stefanodandrea

    NESSUNO POTEVA SENSATAMENTE SUGGERIRE UNA LINEA POLITICA SULLA PREMESSA “SCIENTIFICA” CHE ERA STATO RAGGIUNTO O CHE STAVA PER ESSERE RAGGIUNTO IL PICCO DEL PETROLIO: “… d) che l’esaurimento delle risorse ancora non si vede all’orizzonte e non dispongo degli strumenti matematici e scientifici per verificare se le opinioni dei catastrofisti, che sostengono essere già stato raggiunto il picco del petrolio e prevedono gravissime conseguenze, siano fondate e meno. In mancanza di quegli strumenti, perché dovrei credere a taluni scienziati come si crede in Dio? Anche sotto questo profilo conviene attendere gli eventi” (Fondare la decrescita: l’argomento del carattere finito delle risorse).
    E COMUNQUE IL PICCO DEL PETROLIO NON HA MAI COSTITUITO UN PROBLEMA PER L’UMANITA’: “Consideriamo il tema del cosiddetto picco del petrolio. Qui è necessaria una premessa. Il comune cittadino, sebbene tenti di informarsi e magari sia dotato di una robusta cultura, umanistica o invece scientifica, non è generalmente in grado di farsi una opinione fondata su solidi argomenti circa il già avvenuto raggiungimento del picco, ovvero circa l’imminenza del raggiungimento, ovvero circa l’insussistenza del problema, almeno per i prossimi due o tre decenni. Perciò, il cittadino ecologista o con tendenze apocalittiche finisce per “credere” che il picco sia stato o stia per essere raggiunto; e il cittadino scettico e quello cinico per “credere” che si tratti del solito allarme degli apocalittici. Credere, così come si crede in Dio. Tuttavia, un politico lungimirante ed accorto può muovere dal presupposto che il raggiungimento del picco è un evento possibile –così come, in generale sono possibili più limitate crisi energetiche, dovute ad altre cause– e pertanto, in considerazione di questa possibilità (oltre che di altre ragioni), può proporre una o altra strategia di politica energetica e di politica estera per il proprio paese.
    Tanto premesso, ha senso domandarsi quali saranno le conseguenze del raggiungimento del picco del petrolio sull’umanità? No.
    Infatti, nel momento in cui si verificheranno le più gravi conseguenze, alcuni popoli, mediante l’azione degli organi statali, si saranno preparati e avranno scelto, a seconda dei casi: di stipulare trattati bilaterali con stati produttori, i quali assicureranno le forniture necessarie e, eventualmente, di assicurare la difesa armata del trasporto del greggio; e/o di sostituire, tempestivamente e nella maggiore misura possibile, le fonti di energia tradizionali con altre fonti; e/o di perseguire una politica di risparmio energetico e di diffusione di una cultura spartana tra la popolazione. Altri stati si troveranno del tutto impreparati. E di questi alcuni, potendoselo permettere (o credendo di averne la possibilità) ricorreranno all’uso della forza, dichiarando guerre di aggressione, magari spinti dalle popolazioni non disposte a fronteggiare pacificamente la nuova situazione e a sopportare stoicamente le terribili conseguenze. Altri comprenderanno di non essere stati previdenti e si daranno da fare per arginare i danni e prendere tardivamente le opportune decisioni. Senza trascurare che alcuni stati conserveranno, per molti anni, le fonti di energia tradizionali di cui dispongono e le utilizzeranno per il proprio popolo, anche se ciò comporterà una notevole diminuzione delle entrate (a causa della diminuzione delle vendite); mentre altri stati dovranno sopportare tutte le conseguenze della carenza di energia.
    Dunque, l’ipotesi del picco del petrolio non costituisce un problema dell’umanità. Perché questa non esiste. Perché non è e non sarà l’umanità a fronteggiare il problema, ad effettuare le scelte e a prendere le decisioni. Perché non tutti i popoli si trovano nella medesima situazione e quindi non tutti avranno lo stesso problema. E d’altra parte, le capacità, le tecnologie, la ricchezza e, ahimè, la potenza militare e la prepotenza dei popoli sono diverse. Quindi anche le strategie sono e saranno diverse” (tratto dal mio articolo L’umanità non esiste).

  • karson

    Secondo me questo dovrebbe insegnare un’altra cosa, e cioè che i catastrofisti di tutto il mondo farebbero bene a parlare meno e soprattutto a fantasticare meno prima di parlare… e questo vale anche per chi ha già annunciato la fine del mondo tra qualche anno per via dei cambiamenti climatici, oppure quelli che prevedono la catastrofe in Europa interpretando e rielaborando il pensiero di alcuni pseudo economisti. Le variabili in gioco sono talmente tante (e molte forse neanche le conosciamo) che mi fanno pensare che nulla è già scritto,come molti qui e altrove vorrebbero far credere. è vero che a pensar male a volte non si fa peccato.. ma descrivere scenari apocalittici senza nessuna via d’uscita come fanno certi giornalisti… meno male che ogni tanto vengono smentiti va…

  • Earth

    IL PETROLIO PUO’ ANCHE FINIRE OGGI E AVREMMO LO STESSO LA BENZINA, derivata da un ramo della scienza chiamata BIOLOGIA SINTETICA.
    E’ stato modificato il lievito fermentante che al posto di produrre alcool ora produce bio-gasolio, che non e’ una schifezza come le macchine che vanno a bio-etanolo

    Mi sa che devo fare un blog sulla tecnologia e scienza applicata ai problemi reali, perche’ non e’ possibile che tutti sono informati sull’ultimo cellulare e poi quando si parla su come affrontare i problemi delle civilta’ con la tecnologia nessuno sa niente e anzi sembra di raccontare storie di magia quando invece e’ semplice evoluzione della tecnologia.

  • Gariznator

    Mi auguro che tu non pensi di aver dato una notizia nuova… Da anni oltre che con i lieviti si sperimenta con piccole alghe, anche qui in sardegna. Queste alghe si mangiano l’anidride carbonica e quando muoiono diventano biodiesel. Il punto è che le tecnologie che secondo te ci porteranno fuori da questa crisi non sono a disposizione di tutti, ma sono in mano di chi ha avuto i soldi per finanziare la ricerca. Passare da un sistema che si basa sul petrolio gestito da poche multinazionali potentissime ad un sistema che si basa sul biodiesel gestito da poche multinazionali potentissime non mi sembra un cambiamento radicale.
    Comunque fai il blog, magari guadagni con la pubblicità e ci puoi mettere la benzina all’auto.

  • mussily

    Possiamo pure dire che ne viene fuori una riflessione più ampia
    1 le notiziole che ci vanno menando da anni sono baggianate da sottoporre alla valutazione della ragione, mai credere a ciò che ci viene riportato, tutto è manipolato e riadattato
    2 quando poi le notiziuncole riguardano statistiche e balle varie è meglio evitarle a priori, il caso del petrolio è emblematico, ma possiamo estenderlo all’ambiente, alla salute, all’alimentazione. fabbisogni calorici, proteici, farmacologici sono tutte menzogne, menzogne i cibi che fanno bene legati ai grandi allevamenti, menzogna l’approccio della medicina moderna alla “malattia” ecc ecc
    3 Se gli usa hanno tutto questo ben di dio a casa loro, viene meno la teoria ke li vuole assetati di petrolio in medioriente e allora ritorniamo al punto 1
    4 questa notizia vera o falsa ke sia, non toglie il fatto ke sulla terra si possano sfruttare energie pulite e rinnovabili ma a quanto pare l’uomo è lontano dal capire ke è un tassello infinitesimale della vita e non il signore incontrastato. siamo proprio un’umanità schizofrenica, malata e alla deriva

  • Earth

    “Mi auguro che tu non pensi di aver dato una notizia nuova…”
    Infatti non e’ una notizia nuova, pero’ allora spiegami come mai ci sono cosi’ tante persone che sono rimaste sorprese che il petrolio non finira’ e questa notizia cambia la loro visione della geopolitica attuale e futura?

    “Passare da un sistema che si basa sul petrolio gestito da poche multinazionali potentissime ad un sistema che si basa sul biodiesel gestito da poche multinazionali potentissime non mi sembra un cambiamento radicale”

    Infatti non lo e’, ma lo e’ per tutti quelli che qui hanno pensato fino ad oggi che l’energia derivata dalla benzina sarebbe terminata nell’arco di un decennio. Era questo il punto del discorso, forse non mi ero spiegato bene.
    Non lo farei mai per soldi, guadagno molto di piu’ facendo altro.

  • NullPointer

    Dunque, prima il “peak oil” incombeva su di noi, foriero di gravi sciagure; adesso il non verificarsi del peak oil… incombe su di noi, foriero gravi sciagure!
    ma per favore…

  • Cornelia

    In pratica, quando blogger, scienziati di nicchia, studiosi, vi dicono che il petrolio sta finendo, voi sghignazzate e pensate che siano pagati dal NWO.
    Quando invece l’industria petrolifera e la Halliburton vi comunicano che non c’è alcun problema, voi ci credete subito e applaudite contenti.

    Meno male che siamo su Comedonchisciotte, pensa se eravamo su Repubblica…

  • stefanodandrea

    Cornelia, come ho spiegato sopra, non bisogna “credere” né agli uni né agli altri. L’argomento della finitezza delle risorse è debole, non persuade, obbliga a “credere”, come nel medioevo si credeva alle reliquie, a schierarsi tra ipotesi scientifiche contrapposte. Quindi le politiche che si intendono perseguire, come per esempio, investimenti sulle rinnovabili, non devonmo essere argomentate in forza dell’esaurimento delle risorse. Tutto qua.

  • ericvonmaan

    Vedo un grande tavolo rotondo, seduti esponenti degli USA, Russia, Iran, Israele, Saudi Arabia, venezuela, Nigeria e tutti i produttori e commercializzatori del petrolio che discutono come poter guadagnare di più… “diciamo che sta finendo???” “no, minacciamo qualche guerra” “io propongo di minacciare la chiusura dello stretto di Hormutz” e via dicendo. Alla fine, grandi pacche sulle spalle e decine di tappi di Dom Perignon d’annata che saltano, festeggiano i soldi e il potere alle spalle di noi poveri coglioni

  • tassokan

    Sempre questa sterile diatriba , nessuno dice che il petrolio finirà domani , solo che diventa sempre più costoso estrarlo e il “picco” si raggiungerà quando sarà troppo costosa l’estrazione.
    L’autore dell’articolo , chiaramante al soldo dei petrolieri, non dice che l’estrazione del petrolio per mezzo di inezione di acqua e le trivellazioni orizzontali risultano molto costose ed estremamente inquinanti, pertanto il petrolio “tradizionale”, ovvero quello libico , dell’arabia saudita, venezuelano , iracheno , ecc. ecc. costa meno, permette prezzi più bassi e guadagni maggiori.
    Inoltre non parla delle grandi riserve russe, per esempio , che risultano costose per via del clima assurdo della siberia.
    Adesso il prezzo è basso e non conviene estrarre il petrolio inglobato nei scisti, ma una bella guerra con l’Iran, per esempio , porterebbe ad un aumento dei prezzi esagerato e all’avvio di una campagna dissennata di perforazioni negli stati Uniti , per motivi “patriottici”.
    Poi se agli abitanti del norda dakota risultasse, che so , che i terreni sono inquinati o che l’acqua non fosse più potabile , è per il “bene della nazione”, giusto?
    Anche ai Russi un bel calo della produzione in Iran aiuterebbe molto , e permetterebbe di estrarre molto più petrolio.
    Rimane da vedere se l’economia degli stati uniti reggerà , ovvero se in futuro gli americani avranno necessità del petrolio che consumano adesso o se gli basterà molto meno , quello è il vero interrogativo (ovvero se si faranno bastare molto meno petrolio rispetto a quello che consumano adesso).
    No ragazzi , il petrolio non finirà domani ma neanche il prossimo anno , ma temo che il prezzo della benzina continuerà a salire , quello si .

  • tortnoise

    Se veramente non si e` superato il picco, come si spiegano:
    1 le guerre del petrolio americane, 2 le case automobilistiche che investono miliardi nello sviluppo di auto elettriche 3 I miliardi che vengono spesi dai vari governi per lo sviluppo di fonti energetiche alternative?

  • RicBo

    La verità vera è che lo shale oil è un petrolio di qualità molto bassa, estrarlo è costosissimo e molto pericoloso per l’ambiente.
    Tanto basta per capire che questo articolo è pieno di falsità enormi.
    Il picco del petrolio è avvenuto nel 2005, è confermato da decine di studi in tutto il mondo, in barba a quello che dice il quisling Maugeri, che mischia in malafede fonti fossili tradizionali con quelle non tradizionali, travisa i concetti di riserve con risorse, separa crisi economica con crisi energetica, e via andando.
    L’aumento estrattivo che magnifica questo articolo non sono altro che le gobbe nell’andamento stazionario o di discesa che si sta osservando e confermano in pieno la teoria del picco.
    I nuovi pozzi che si stanno aprendo sono quasi tutti di fonti non tradizionali, estrattivamente troppo onerosi o troppo pericolosi, in Alaska, in alto mare, molti sono potenziali Deepwater Horizon, il fracking si sta vietando in Europa.
    L’Arabia Saudita è sotto alla sua potenziale potenza di estrazione (calcolata, perchè mai dichiarata)
    Il gas naturale è l’unica risorsa il cui picco è ancora relativamente lontano, ma ai ritmi estrattivi attuali arriverà fra una ventina d’anni.
    Tutto quello che dico è pubblico e documentato, basta andarselo a cercare (googlate Ugo Bardi ad esempio oppure ASPO), mentre questo articolo del Guardian è un chiaro tentativo di tranquillizzare, di addormentare, da parte di chi ancora crede alla favola della crescita infinita, di chi è cieco all’evidenza che questa crisi è quella definitiva, di chi è sordo al grido che bisogna consumare almeno la metà di quello che consumiamo ora (parlo dei paesi industrializzati) e finirla di vivere sulle spalle della povertà a cui abbiamo ridotto la maggioranza della popolazione umana sulla terra.
    E qui includo anche i bimbiminkia che credono alla teoria dell’origine abiotica del petrolio, altro sonnifero per le menti critiche.
    Tonti che non siete altro: se anche la teoria fosse vera, ci vorrebbero comunque milioni di anni perchè i pozzi prosciugati in due secoli dall’uomo possano tornare a riempirsi. Vi è mai venuto in mente questo dettaglio?

  • spartan3000_it

    Sottopongo alla vostra attenzione un concetto scientifico importante: EROEI energetico. Quanta energia occorre oggi per ottenere un barile di petrolio? L’EROEI dei combustibili fossili sta inesorabilmente diminuendo approssimandosi all’unita’ e poco importa che ci sia sotto terra abbondante petrolio se per estrarlo bisogna consumare piu’ energia di quanta se ne ricava. Ragioniamo in termini scientifici e fisici prima che economici. Di riflesso la diminuzione dell’EROEI inteso come rapporto (energia estratta)/(energia consumata) si riflette sull’aumento dei prezzi che parla da solo sul raggiungimento del picco. Che mi importa se nel sottosuolo c’e’ ancora abbondante petrolio se non posso piu’ permettermi l’automobile? Il ripetersi della divisione tra “apocalittici” e “integrati” mi vede schierato dalla parte degli “apocalittici” ma nel senso buono: io sono contento che molto di quanto prodotto nella modernita’ finira’ nel dimenticatoio e tifo per il picco.

  • Cataldo

    L’articolo se letto bene, conferma proprio quanto espresso 50 addietro da Hubbert, l’estrazione del petrolio a elevato contenuto energetico, è arrivata al picco. Rimane tutta la vasta gamma di combustibili a basso contenuto energetico che verrà sfruttata a singhiozzo, nel senso che appena il costo energegia scende, questa produzione viene meno perchè non sostenibile, e quindi il prezzo risale, allora si ricomnciano a bollire le sabbie ed a frantumare le montagne per spremere gas e petrolio, il prezzo ridiscende, etc etc. Nel frattempo la spirale dell’aumento dei costi di base della produzione primaria e secondaria prooca disastri nell’economia. Ricordiamo che questi articoli vengono fuori oggi che nei paesi industrializzati stiamo tornando indietro nei consumi a livelli del secolo scorso.

  • geopardy

    Vero.

    Il picco di petrolio riguarda la facilità di estrazione, quindi a basso costo, niente ha a che vedere con l’esaurimento come sembra voler far intendere l’articolista.

    Il prezzo del petrolio dovrà rimanere tendenzialmente alto.

    In Arabia Saudita e non solo, si sta pompando vapore in molti giacimenti per far risalire il petrolio che non esce più da solo e l’operazione è costosissima.

    Sulla qualità alta dei bitumi estratti dagli scisti secondo molti avremo, oltre che un costo elevato di estrazione (tralasciamo quello ambientale), anche un alto costo di raffinazione.

  • ligius

    Scusate ma ho due domande:
    1) sapete quanti barili si consumano nel mondo AL GIORNO???
    circa 80.000.000

    2) sapete che tecnica usano per estrarre quel petrolio?
    si chiama Fracking, se sono ridotti a quello per estrarlo, ecco la miglior prova che il picco è già qui!

  • Jor-el

    Il cosiddetto picco del petrolio si sposta sempre più avanti mano a mano che le tecnologie estrattive diventano economicamente sostenibili. Tutto qua. Perché le industrie automobilistiche investono tanti quattrini per produrre auto elettriche? Perché sperano di venderle! Perché fanno le guerre per il petrolio? Perché ce n’è tanto! E chi vuole controllare le risorse energetiche mondiali, deve o impossessarsi del petrolio degli altri, o impedire che gli altri possano estrarre e vendere il proprio.

  • Jor-el

    Prendete un grande iceberg e poi metteteci sopra due o tre formichine a lappare. Quando finirà l’iceberg? Fra qualche miliardo di anni, quando il sole espandendosi ingoierà i pianeti interni, e le formichine si saranno estinte da mo’.