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C'ERA UNA VOLTA

DI MASSIMO FINI
Il gazzettino

C’erano una volta, in una grande città come Milano, i fruttivendoli, i macellai, i salumieri, i lattai. Si scambiavano quattro chiacchere sui fatti del giorno con gli altri clienti e i garzoni che, se eri un frequentatore abituale, cercavano di darti i prodotti migliori.
Adesso ci sono i Supermarket, la spesa si fa in perfetta solitudine e non è nemmeno pensabile di scambiar parola con quelle povere ‘schiave salariate’ inchiodate alla cassa che qualcuno – o l’economia – ha convinto che il lavoro è fondamentale per l’emancipazione della donna.

C’erano, una volta, le drogherie, i negozietti curiosi, le botteghe artigiane, ora al loro posto c’è uno ‘store’ di Armani, o di chi per lui, oppure una banca. C’erano, una volta, le librerie. E i librai, che amavano il libro, erano, a modo loro, degli intellettuali ed erano in grado di darti delle indicazioni e dei suggerimenti preziosi (mitico fu Branduani alla Hoepli).

Adesso ci sono dei ‘megastore’ in cui si vende di tutto, casualmente anche dei libri, e dei ragazzotti che dipendono dal computer. In libreria si incontravano scrittori, giornalisti, funzionari di case editrici. Era il 1960, avevo 16 anni e alla libreria Einaudi di galleria Manzoni a Milano stavo sfogliando ‘Lo straniero’ di Camus. Sentii battermi sulla spalla. Era un uomo sulla cinquantina, i capelli tagliati cortissimi, brizzolati: “Perchè ti interessa questo libro?”. Risposi che avevo letto sui giornali della tragica morte, all’alba, in un incidente di macchina con il suo editore, Gallimard, di questo scrittore francese e volevo saperne di più della sua opera, che non conoscevo (mi hanno sempre affascinato le morti in macchina all’alba che fanno intuire una notte intensa, come fu anche quella di Fred Buscaglione che è dello stesso anno). Ci fermammo a parlare per una decina di minuti.

Quando l’uomo uscì chiesi al commesso chi fosse: “Ah, non lo sai? E’ Elio Vittorini”. Allora incontri del genere, in libreria o al caffè, erano possibili, perchè tutte le case editrici stavano in centro. Oggi la Rizzoli sta a Crescenzago, la Mondadori a Segrate, la Bompiani all’estrema periferia sud ovest di Milano…

Qualche settimana fa presentavo a Milano il mio libro ‘Ragazzo – Storia di una vecchiaia’ e si parlava della solitudine dei vecchi, oggi. Si alzò un signore, sulla sessantina, e disse: “Adesso ci sono dei giovani volontari che vanno a casa dei vecchi per lenire la solitudine. Ma è una cosa forzata. Ai miei tempi i bar restavano aperti fino all’una di notte. E al bar scendevano giovani e anziani, a giocare a carte, al biliardo e, nel retrobottega, a poker. Il rapporto fra generazioni era molto più naturale e spontaneo”.

Ma adesso i ceti popolari sono stati espulsi dalla città e relegati nell’anonimato degli hinterland. E i ricchi, di sera, non scendono certo al bar a giocare a scopone o al biliardo. Se ne stanno a casa loro o sono in week end. I bar-tabacchi, luoghi d’incontro della più varia umanità, sono spenti, di sera, sostituiti dalle macchinette. Ci sono tre o quattro luoghi deputati, trendy, dove non c’è interfecondazione, non c’è colloquio, non c’è scambio, ma solo coppie solitarie che son lì per far vedere quanto sono ‘up to date’.

Una volta c’erano i benzinai. Insieme alla super si facevano le solite chiacchere. C’erano i casellanti a cui chiedevi indicazioni e quando ti trovavi in una città poco conosciuta abbassavi il finestrino e ti rivolgevi a un passante. Oggi, col navigatore satellitare, fai tutto il viaggio senza scambiar parola con anima viva.

Qualche giorno fa, in coda alle Poste, sentivo due signore che si lamentavano perchè, con la crisi, non possono più mandare i figli in palestra. Lì per lì mi è sembrata una cosa grave. Poi ho avuto un flash-back. Ma quando mai noi, da ragazzini, abbiamo visto una palestra che non fosse quella della scuola? Giocavamo nei cortili, nelle strade, nei ‘terrain vague’. Non per questo siamo cresciuti storti o poco sani. Ma è anche vero che oggi i regolamenti vietano ai bambini di giocare nei cortili per non disturbare la quiete di non si sa chi, che i marciapiedi e le strade sono diventati impraticabili e che i ‘terrain vague’ non esistono più, divorati dalla speculazione edilizia. E quindi i bambini che non possono andare in palestra, o al nuoto, o in qualche altra triste struttura organizzata, dovranno essere abbandonati dai loro genitori, costretti entrambi a lavorare, alla Playstation, a Internet, alla Tv per assaporare, fin da subito, quella solitudine tecnologica che è il vero simbolo della condizione dell’uomo contemporaneo.

Massimo Fini
Fonte: http://www.massimofini.it/
Uscito su “Il gazzettino” il 15/02/2008

Pubblicato da Davide

  • ericvonmaan

    Aggiungo: negli anni 60 e 70, una famiglia monoreddito, padre con un lavoro normalissimo, tipo impiegato alle poste, madre casalinga, riusciva a fare due-tre figli, lasciare la mamma a casa a fare la mamma, e con qualche sacrificio addirittura a comprarsi la casa. Si abitava in grandi case di 120-140 metri, avevamo la radio, la TV (due canali e poche ore al giorno di trasmissione, che bello), il telefono, una automobile, due o tre biciclette, si faceva una vita tranquilla, non mancava nulla.
    Oggi lavoriamo come bestie in due, con pessimi stipendi e senza la garanzia di una pensione, abitiamo in affitto in loculi di 50 metri a 7-800 euro al mese, chi ha la casa di proprietà nel 90% dei casi ce l’ha solo grazie a quello che hanno lasciato i genitori o i nonni, dobbiamo parcheggiare i figli in costosissimi asili nido, e passare tutto il sabato in enormi centri commerciali a fare file in macchina e alle casse solo per poter fare la spesa necessaria.
    Mi chiedo se la vita sia veramente migliorata.
    Chi ha più di 40 anni sono sicuro che ha la risposta.

  • Hassan

    C’è poco da fare, l’intero sistema economico su cui si basa l’Occidente dovrà per forza di cose collassare totalmente. Solo allora si potrà iniziare nuovamente a rimettere in ordine la vita sociale del proprio paese, perchè così come stiamo messi adesso non va bene. Come dice Fini, entrambi i genitori si sbattono a lavoro fuori casa, parcheggiano i figli negli asili-nido, poi li parcheggiano davanti alla TV, e poi nonostante tutto ci sono ancora problemi ad arrivare a fine mese. E nel frattempo i figli crescono ricoglioniti, le coppie scoppiano, e la società fa cagare nel suo insieme. Prima di tutto comunque si deve partire dall’economia e togliere l’Italia fuori dal giogo del signoraggio bancario. Se dipendesse da me ritornerei alla Lira, abbandonando l’Euro e ristabilendo una vera e propria sovranità nazionale per iniziare a fare gli interessi del NOSTRO paese, senza patetiche e servili genuflessioni verso paesi stranieri o organizzazioni transnazionali che vorrebbero imporre le loro ideologie economiche/sociali ovunque. Poi ci sarebbero da “smaltire” le città, e disincentivare la massiccia urbanizzazione della società: molti problemi derivano anche da questo. Ultimo ma non meno importante, come dice Ron Paul, bisogna limitare l’intrusività dello Stato: si stanno allargando troppo.

  • DaRiOcK

    E il bello e’ che non c’e’ fine alla continua apertura di enormi e dispersivi centri commerciali, dove spicca il megaipersupermercato con 20, 30, 40 casse delle quali ce ne sono aperte 3 o 4 a ulteriore simbolo della profonda crisi economica! Ora in nome della libera concorrenza aprono a pochi Km uno dall’altro fregandosene se ci sia una densita’ di abitanti nella zona che possa soddisfare un accettabile incasso; tanto a rimetterci sono sempre le teste di legno, i piccoli commercianti che pagano folli affitti addirittura con un minimo garantito e una percentuale sul fatturato nell’effimera eventualita’ che la locazione nel centro garantisca chissa’ quali guadagni! Sono d’accordo con Hassan: questa continua accelerazione avra’ un fine prima o poi: o la benzina finisce o fonde il motore! E in virtu’ di cio’ sono ormai molte le famiglie che lavorano anche il sabato e la domenica e i piccoli ancora in casa con la tv e i videogiochi!

  • marko

    E una volta i treni arrivavano in orario… Dio che carriolata di luoghi comuni…

  • zufus

    Adesso debunkiamo anche Massimo Fini?

  • Grossi

    la vita era effettivamente migliore, e senza questi telefonini che squillano anche al cexxo, siamo più contenti di tutte queste stupidaggini che possiamo comperare a 1 € made in Cina (e che si rompono la prima volta che le usi) ?
    Non occorre avere 40 anni per rispondersi, ed è pericoloso per qualsiasi governante permettere alla gente di chiedersi se la vita di qualche decennio fa era migliore.
    Non servono nuovi nomi ai partiti e alle persone, sono solo etichette, la casta politica è la stessa casta fallimentare di sempre.
    Un bel problema andare a votare con questa genia di persone da eleggere.

  • Xeno

    saranno pure luoghi comuni ma è una realtà;
    qualche volta possiamo fermarci un momento a riflettere o dobbiamo sempre correre marko?

  • vraie

    luoghi talmente comuni che ci sei dentro e non te ne accorgi nemmeno!

  • mat612000

    E’ sempre la solita solfa già sentita mille volte.
    Si stava meglio quando si stava peggio, sembra che Fini si sia addormentato una notte nella Milano di Buzzati, Strehler, Testori, Bianciardi della terrazza Martini per svegliarsi una mattina in un megastore pieno di alieni venuti da chissà dove.
    A che serve dipingere il presente come mostruoso e disumano quando nessuno ha potuto o voluto renderlo come lo vediamo oggi?
    Nella Milano così bella, grande e umana che lui descrive c’erano tante persone come mio nonno che sostenevano che era una metropoli disumana e che una volta “la gente era più povera ma più onesta” che “c’era più rispetto per gli anziani e per l’autorità”, eia eia alalà.
    Nella Milano di quegli anni “incantati” in cui potevi incontrare Vittorini in libreria, si faceva politica a colpi di pistola o di chiave inglese, scoppiavano bombe nelle banche e gli anarchici volavano giù dalle finestre, Fini se li è scordati questi piccoli particolari?
    La Standa e l’Upim in quelli che venivano dalla campagna o dal sud facevano pobabilmente lo stesso effetto che fanno a tanti ora i centri commerciali, straniazione, senso di non appartenenza.
    Domani a chi ha conosciuto il centro commerciale farà impressione la nuova struttura che lo sostituirà.
    Parliamo di differenze concrete per favore, non di nostalgia.
    La commessa dell’Ipercoop ha un salario decente per vivere?
    Il collaboratore a progetto della società di software o di pubblicità come vive?
    Come viveva l’operario della Pirelli o della Magneti Marelli?
    Sono paragonabili le loro situazioni?
    Probabilmente si, allora però un grosso movimento difendeva i lavoratori, adesso no.
    Questa forse è una vera e grande differenza, il resto vien da sè…

  • mendi

    Ho l’età di Fini e certamente i rapporti umani tra le persone, di età diversa o meno, erano più semplici, più facili, più cortesi. Adesso devi temere anche un ragazzetto che ti si avvicina, perché potrebbe derubarti o bastonarti.

  • Truman

    Non ha tutti i torti mat612000, è sempre la stessa storia, mi sembra che nell’Ecclesiaste (o Qohélet) si raccontasse pure qualcosa del genere.

    Eppure Fini ha certamente ragione, il degrado progressivo nei rapporti sociali c’è stato. Lo raccontava molto bene MCsilvan su rekombinant, come guardando di colpo, usando una macchina del tempo, emerga un colossale disastro.

    La fine dell’articolo mi fa tornare in mente Galimberti con il suo La solitudine di Internet [sra.itc.it].
    Eppure la società dei consumi ha il merito di aver riempito vuoti che essa non aveva creato. Essa riempie di consumi un vuoto esistenziale preesistente. Essa combatte il nichilismo che oggi contribuisce a creare.

  • ericvonmaan

    Ribadisco il concetto. Negli anni 60′ mio padre faceva il rappresentante. Vivevamo in 4 in un appartamento, in affitto, di 180 metri quadri con 4 camere da letto. Mia madre ha sempre fatto la casalinga. Risparmiando su tutto, ma senza patire la miseria, mio padre è riuscito a mandare all’università me e mia sorella e a, finalmente, comprarsi la casa alla fine degli anni 70′.
    Si risparmiava su tutto, si comprava pochissima roba, ogni oggetto lo si faceva durare il più possibile, non si facevano mai vacanze, non si andava mai al ristorante, non si mandavano i figli a tremila corsi (danza, palestra, musica, computer ecc ecc) ma avevamo la lavatrice, il telefono, la tv, la radio, biciclette, una automobile.
    Questa storia è la stessa di tantissimi miei coetanei i cui padri facevano gli impiegati comunali o statali, i taxisti, gli operai, i negozianti, i piccoli artigiani, i commercianti… non parliamo di ceti ricchi, ma di persone normalissime e modeste che compravano un paio di scarpe nuove solo quando le vecchie avevano il buco nella suola. Ma quasi TUTTI “si sono fatti la casa”.
    Il 90% delle persone che conosco che sono riuscite ad acquistare la casa (non di 180 metri ma, al massimo, di 70!) l’hanno fatto con l’aiuto dei genitori, chi completamente, chi in buona parte.
    D’altronde, mi chiedo quale professione o lavoro oggi permetta a un comune mortale di mettere da parte i 300.000 euro necessari all’acquisto di un modesto appartamento!
    La verità è che TUTTO costava meno, non facciamoci abbagliare dall’immondizia a basso costo che arriva dalla Cina: parlo di TASSE, IMPOSTE, BOLLETTE, AFFITTI, SERVIZI, CARBURANTI, BOLLO, ASSICURAZIONE ecc ecc
    Oggi ci ammazziamo di lavoro, spesso precario o “atipico”, solo per pagare a fatica le spese di sopravvivenza!
    Certo, non tutto era meglio. Ma, CONTI E DATI ALLA MANO, posso affermare che la vita una volta sì, era meglio. E non ho parlato dei rapporti umani, solo dei soldi.
    Chi ci comanda, ovvero i proprietari delle multinazionali bancarie proprietarie delle banche centrali (FED, BCE ecc) che dirigono come burattinai al 100% gli andamenti dell’economia mondiale e quindi della NOSTRA VITA, fanno ingrassare le vacche per cicli di 15-20 anni (gli anni 60 e 70) per poi stringere il cappio e “raccogliere” ovvero spremere la gente fino a QUASI farla morire di fame nei 15-20 anni seguenti (i nostri).
    L’unica speranza è riacquistare la SOVRANITA’ POPOLARE in settori chiave come quello monetario, energetico, alimentare. Andatelo a spiegare ai nostri politicanti.

  • Grossi

    Con le persone senza fette di salame sugli occhi che esprimono il loro disagio, è patetico sentire persone che dicono “ma non è poi così male”, i danni in parte li vediamo, in parte stanno arrivando.
    Ho lavorato una vita per non vedere i frutti del mio lavoro, perchè dei rottincxxo di banchieri si sono venduti la prosperità della nostra gente.

    E attenzione ! Non voglio con questo dire che non bisogna portare la prosperità agli altri, anzi è una bella cosa e va fatto, ma senza distruggere i mezzi di sostentamento dei nostri fratelli.

    I faciloni parlano bene e fanno i saputelli con le opinioni che si riveleranno da puri cretini nei prossimi anni.

    Putroppo nella nostra società il cretino e l’ignorante vengono premiati, perchè sanno apparire e scrivere 4 balle minimamente convincenti, basate sul fumo e ipotetiche questioni di prosperità “dobbiamo innovare e creare occupazione con nuovi tipi di produzioni… bla bla bla…”, ma voi le avete visti i nuovi tipi di produzione ?

    Io si ma sulla strada.

  • NerOscuro

    Lasciali crogiolare nella nostalgia per un po’. 😉

  • DaRiOcK

    E no caro mio, non si tratta di nostalgia! Abbiamo preso, o meglio, ci hanno condotto su una strada sbagliata! Troppo comodo fare i moderni e considerare quello che qualcuno tenta di far vedere a chi si fodera gli occhi non con del salame ma con due banconote, ( illuso di trovarci il benessere) , come un luogo comune, una scocciatura, perche’ sei stanco di sentirti dire le stesse cose. Forse non e’ vero che c’e’ chi vive dei disagi come una bestia su un vagone di un treno? E’ una rottura per te anche sentirti dire che aumenta il buco dell’ozono? E intanto compri la terza macchina in famiglia, perche’ ognuno ha le sue esigenze, inconciliabili con le altre, convinto che con l’euro 4 e il filtro ap inquini meno? E’ vero, c’e’ sempre stato in ogni epoca il nostalgico dei tempi andati, ma era l’anziano di 60, 70 anni. Ora il malcontento per la societa’ che si e’ creata viene dai 50enni, dai 40enni, dai 30enni, il che e’ ben diverso!

  • NerOscuro

    Io faccio parte di quella Generazione X accantonata dai sessantottini, tra cui c’è Fini, prima ancora di vedere se vale. Figurati quanto ho deciso io di come vanno le cose ora. La storia si ripete, chi è che decide che adesso bisogna tornare indietro? Che era meglio come era 20-30 anni fa? Sempre loro! Del buco nell’ozono se ne parlava che non avevo 8 anni, ora sono ultratrentenne e siamo ancora lì. La stessa generazione al potere e non è cambiato alcunché, anzi ha messo in moto ogni genere di meccanismo per rompere ogni possibile patto e rimanere saldamente al comando e non mi riferisco solo alla politica. Naturalmente tutto ciò a svantaggio di chi una vita deve farsela. Hanno goduto finché gli è andata bene e ora che la ricchezza scarseggia: devolution. Bella idea, forse ora la prospettiva di finire soli in un ospizio, curati da qualcuno che non si è mai visto prima, atterrisce, ma è troppo tardi. Mi spiace. Il treno, come lo chiami tu, non si può fermare. Il gioco è stato allargato ad una scena internazionale e fermarsi significa finire decisamente peggio di 30 anni fa. Godetevi la nostalgia, che è l’unico modo per rivedere quei tempi.

  • zufus

    certo il treno non si può fermare.
    E sta andando a schiantarsi contro un muro.
    Se questo ti dà tanta soddisfazione… Ne riparleremo tra qualche anno

  • mat612000

    Scusate io però non capisco fondamentalmente una cosa.
    La contemporaneità che tanti oggi disprezzano, criticano e vorrebbero cambiare chi l’ha creata?
    Gli alieni?
    Sembrate tutti quei genitori che dicono dei loro figli: “non gliene frega niente di niente e gli interessano solo i vestiti alla moda”, chi li ha tirati su così?
    Sono cresciuti così da soli o qualcuno non gli ha dato quello di cui avevano bisogno?
    Prospettare l’esistente come un incubo disumano è una bella scappatoia per una generazione che si è illusa di rivoltare il mondo come un calzino e in realtà ha fallito, certo è meno doloroso paragonare un passato idilliaco (che poi tanto idilliaco non era) con un presente orribile che ammettere i propri fallimenti, ma il mondo è così anche perchè noi così l’abbiamo voluto che a Fini piaccia o no.
    Chi rivanga i bei tempi andati cos’ha fatto per impedire che i rapporti umani degenerassero nel più tetro utilitarismo, che i sentimenti fossero mercificati insieme ai corpi delle persone?
    Poco e niente.
    Probabilmente era troppo impegnato a giocare e dire che “si era meglio allora” come dice Guccini (uomo sincero e onesto come pochi) per accorgersi che sotto i suoi occhi non solo il mondo non andava nella direzione sperata ma in quella contraria.

  • NerOscuro

    No, nessuna soddisfazione.