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C’ERA UNA VOLTA IN EUROPA…

DI MASSIMO FINI
Il gazzettino

Se vi dicessi che c’è in Europa un Paese dove non esiste la disoccupazione, non esiste il lavoro precario, non esiste il problema dei pendolari, non esiste l’inflazione, dove le tasse sono al 10%, dove ognuno possiede una casa e quanto basta per vivere e quindi non ci sono poveri, mi prendereste per matto. E avreste ragione. Perchè questo è il Paese che non c’è. Ma è esistito. E’ esistito un mondo fatto così. E si chiama Medioevo Europeo.

La disoccupazione appare, come fenomeno sociale, con la Rivoluzione industriale. Prima, con una popolazione formata al 90/95% da agricoltori e artigiani, ognuno, o quasi, viveva sul suo e del suo, aveva, nelle forme della proprietà o del possesso perpetuo, una casa e un terreno da coltivare. E anche i famigerati ‘servi della gleba’ (i servi casati), comunque una realtà marginale, se è vero che non possono lasciare la terra del padrone non ne possono essere nemmeno cacciati. Non esisteva il precariato perchè il contadino lavora tutta la vita sulla sua terra e l’artigiano nella sua bottega che è anche la sua casa (per questo non esiste nemmeno il pendolarismo). Il giovane apprendista non percepisce un salario, ma il Maestro ha il dovere, oltre che di insegnargli il mestiere, di fornirgli alloggio, vitto e vestiti (due, uno per la festa, l’altro per i giorni lavorativi; ma, in fondo, abbiamo davvero bisogno di più di due vestiti?).Dopo i sette anni di apprendistato il giovane o rimarrà in bottega, pagato, o ne aprirà una propria. Senza difficoltà perchè c’è posto per tutti. Gli statuti artigiani infatti proibiscono ogni forma di concorrenza e quindi, di fatto, la formazione di posizioni oligopoliste. Per tutelare però l’acquirente (oggi diremo ‘il consumatore’) gli statuti stabiliscono regole rigidissime per garantire la qualità del prodotto.

Nelle campagne il fenomeno del bracciantato si creò quasi a ridosso della Rivoluzione industriale quando i grandi proprietari terrieri cominciarono a recintare i loro campi (enclosure) rompendo così il regime delle ‘terre aperte’ (open fields) e delle servitù comunitarie (ad uso di tutti) su cui si era retto per secoli lo straordinario ma delicato equilibrio del mondo agricolo. Per molti contadini, non avendo più il supporto delle servitù, la propria terra non era più sufficiente a sostentarli. Ma fu un fenomeno tardo. Perchè la concezione di quel mondo, contadino o artigiano, era che ogni nucleo familiare doveva avere il proprio spazio vitale. Scrive lo storico Giuseppe Felloni: “Le terre sono divise con criteri che antepongono l’equità distributiva all’efficenza economica”.

Le imposte, comprendendovi quelle statali, quelle dovute al feudatario, nella forma di prelievo sul raccolto e di corvèes personali, la ‘decima’ alla Chiesa, non superarono mai il 10%. E’ vero che anche i servizi erano minimi, ma per molti aspetti di quello che noi oggi chiamiamo ‘welfare’ sovveniva la Chiesa, naturalmente nei modi consentiti dai tempi.

Non esisteva l’inflazione. I prezzi rimanevano stabili per decenni. Una delle rare eccezioni fu la Spagna degli inizi del XVII secolo a causa dell’oro e dell’argento rapinati agli indios d’America. E nel suo ‘Memorial’ Gonzales de Collerigo scrisse con sarcastica lucidità: “Se la Spagna è povera è perchè è ricca”. Che è poi la paradossale condizione in cui si trovano molti Paesi industrializzati di oggi.

In quel mondo, per quanto a noi appaia incredibile, non esistevano i poveri. Il termine ‘pauperismo’ nasce nell’opulenta Inghilterra degli anni ’30 dell’Ottocento. Fu Alexis de Tocqueville, uno dei padri del mondo moderno, ad accorgersi per primo dello sconcertante fatto che nel Paese del massimo sforzo produttivo e industriale c’era un povero ogni sei abitanti mentre in Spagna e Portogallo, dove il processo era appena agli inizi, la proporzione era di 1 a 25 e che nei Paesi e nelle regioni non ancora toccate dalla Rivoluzione industriale non c’erano poveri. Perchè è la ricchezza dei molti, alzando il costo della vita, a rendere poveri tutti gli altri. Che è quanto sta accadendo oggi in Russia, in Cina, in Albania, in Afghanistan e persino in Italia.

Su tutto questo, credo, dovrebbero riflettere coloro che fra un mese saranno chiamati a governarci.

Massimo Fini
Fonte: http://www.massimofini.it/
Uscito su “Il gazzettino” il 21/03/2008

Pubblicato da Davide

  • macosamidicimai

    Sig. Fini, che ne dice se i giornalisti, prima di essere abilitati a scrivere stupidate, dovessero farsi 7 anni di praticantato non retribuito (se non con vitto e alloggio).

    Oppure, in alternativa, gli si potrebbe dare un pezzetto di terra da coltivare a patate, ma per tutta la vita in questo caso.

    Non le sembra un buona idea?

    Ah, dimenticavo… in entrambi i casi sveglia alle ore 04:30…

    Saluti

  • Lif-EuroHolocaust

    Tralasciando il grottesco commento sopra (alla Topo Gigio), sono curioso di sentire i commenti dei lettori. Mi pare, ad esempio, che nessuno abbia obiettato alcunchè al fantascientifico articolo sulla finanza islamica, salvatrice futura del capitalismo. Che dite? Il capitalismo in salsa maomettana sì e il Medio Evo europeo e/o cristiano no?

  • janz

    Sinceramente il testo è troppo superficiale per poter essere un invito alla riflessione da parte di “coloro che fra un mese saranno chiamati a governarci”. Non fosse altro perché sembra quasi invitare ad un ritorno al Medio Evo… come si farà a farlo non si sa.

    Comunque, richiami nostalgici a parte, il testo è estremamente superficiale per varie ragioni:
    il fatto che l’inflazione fosse una congiuntura in una determinata epoca storica è una bella grossolanità. Consiglio qualche libro di Braudel che ha analizzato il corso dei prezzi nel Medio Evo ed in tutto il 1.500 (a proposito, l’inflazione che ha portato la Spagna in bancarotta nel 1.500 appunto, non sarebbe più Medio Evo, ma Età Moderna) Anche tornando comunque al Medio Evo, l’inflazione esistita già, così come era presente ai tempi dell’impero romano.

    L’affermazione che non esistesse la disoccupazione è un’altra bella enormità. Il tasso di disoccupazione poteva arrivare al 25% anche più in epoche di crisi (che erano frequenti). Ragion per cui era diffusissima l’elemosina che poggiava su una concezione dell’ordine sociale specifica.

    L’ultima enormità è che “non esistevano i poveri”. L’elemosina si basava esattamente sul diverso ruolo che spettava ai poveri e ai ricchi, dove questi ultimi dovevano dare l’elemosina per poter andare in paradiso, mentre i poveri dovevano sopportare cristianamente le proprie pene, sempre per andare in paradiso, dando così ai ricchi l’opportunità di guadagnarsi il regno dei cieli. L’orrore che la Chiesa ha sempre avuto nei confronti della ribellione risiedeva proprio nello sconvolgimento dell’ordine che si basava su queste regole: il povero non poteva ribellarsi perché avrebbe contravvenuto la parola di Gesù Cristo secondo cui “sempre ci saranno poveri in Terra”. La povertà non poteva essere abolita, ma potevano e dovevano esserne alleviate le sofferenze da parte dei ricchi attraverso l’elemosina. Col cambiare delle strutture economiche cambiò chiaramente anche la concezione della povertà. Un mito interessante che rappresenta un riflesso di queste concezioni è il mito del Paese di Cuccagna. Suggerisco la lettura di qualche libro di Camporesi sul pauperismo, oppure i versi di Giulio Cesare Croce per capire l’ampiezza del fenomeno nel Medio Evo e nell’Età Moderna.

    Anzi… quello delineato nell’articolo mi sembra proprio l’immagine di un paese di Cuccagna.

  • cucciola

    Ma che discorso è?
    Se per definirsi “non poveri” bastasse avere un lavoro non pagato ma dove ti danno da mangiare e da dormire
    e dover pagare il 10% di tasse ( ma su che cosa, visto che non si è pagati) allora di poveri in giro non ce ne sono neanche oggi, almeno in Europa
    Ma chi di noi vorrebbe definirsi non povero in queste condizioni?

  • Lif-EuroHolocaust

    Che la povertà esistesse nel Medio Evo sono d’accordo anch’io, ma a leggere la tua risposta sembra che il Medio Evo fosse polarizzato solo tra ricchi e poveri e la Chiesa che ideologicamente faceva da pacere. Il Rinascimento e, prima, città come Venezia, Pisa, ecc., da dove sbucano fuori? Da quale crisi epocale? Nessuna, ovviamente. Proviamo a riflettere su questo, invece di iniziare l’ennesima (anti)crociata. Per inciso, il punto interessante del breve articolo di Fini non è ricchezza o povertà, ma il rapporto col lavoro. Nel Medio Evo si era più “proprietari” del proprio lavoro di quanto ormai lo si sia oggi. Da ciò ne seguono molte conseguenze (provocatoriamente: il Rinascimento seguì al Medio Evo, mentre la Guerra Mondiale seguirà all’oggi).

  • janz

    La Chiesa non faceva assolutamente da paciere, anzi era garante dell’ordine costituito, se vogliamo dirla in questi termini. Non capisco il riferimento a Venezia, Pisa ed alla crisi epocale perchè il discorso mio verte su altre cose. Spiegamelo meglio perchè proprio non l’ho capito, senza polemica.
    Quello che dici è giusto riguardo il fatto che nel Medio Evo si era più proprietari del proprio lavoro, ma è anche vero che le condizioni di lavoro erano molto precarie e spesso le crisi congiunturali (non epocali) mettevano in crisi proprio il lavoro, soprattutto i braccianti e piccola manovalanza. Quelli che forse meglio potevano fronteggiare crisi agricole con conseguente innalzamento dei prezzi erano forse gli artigiani che tutelavano il proprio lavoro riunendosi in corporazioni che avevano anche il compito di prestare assistenza agli altri artigiani che cadevano in disgrazia, vuoi per incidenti sul lavoro, vuoi per altre difficoltà.

    L’articolo a mio avviso contiene delle superficialità, e le cose su cui vuole mettere l’accento sono in questo senso inficiate dagli errori commessi. Altra cosa: le periodizzazioni storiche lasciano il tempo che trovano o almeno sono categorie che spesso sono utlizzate in un certo contesto. Chiaramente non è che si passa automaticamente dal Medio Evo all’ètà moderna con la “scoperta” dell’America. In questo senso colgo la provocazione, però il Rinascimento non è una fase storica ben delineata e si pone più che altro a cavallo tra queste due epoche. C’è anche chi dice che il Rinascimento inizio’ a partire dal ‘300, altri che lo collocano tra ‘400 e ‘500, insomma la storia non si taglia mai a fette.

  • miki

    Quello che segna il passare al “rinascimento”(termine inculcatoci per definire questa “epoca”)è la caduta definitiva del impero bizantino,nel 1453. L’impero piu longevo della storia dell’umanità,duro quasi 1200 anni.
    Anche quella volta c’erano gli oligarchi ultraricchi a provocare il crollo di uno stato-impero cristiano,con l’ideologia imperiale non individualistica e sovranazionale.
    Certo è che lo schiavo moderno di oggi non ha nulla,è pieno di debiti a vita,lavora per sfamarsi,non è autosufficente e non ha nessun mestiere qualificato…artigiani ed artisti sono scomparsi,mentre le multinazionali controllano la produzione ed il prezzo del cibo…gli stati moderni non hanno nulla,le banche centrali sono private,le imprese strategiche sono in mano privata,i dazi e imposte sono insostenibili…
    Dove sta la “superficialità? Provocatorio si,ma superficiale…

  • Papo

    Forse… e ripeto.. forse eh… potrebbe rappresentare un invito a fare qualche passettino indietro nel disastroso e criminale cammino della crescita economica.. forse però eh…. aprire gli occhi please… siamo in caduta libera!!!

  • melina

    Su tutto questo, credo, dovrebbero riflettere coloro che fra un mese saranno chiamati a governarci.

    Le analisi storiche fanno sempre bene, ma l’epoca nella quale viviamo è un tantino più complessa: vedi democrazia liberale, populismo, antipolitica. Non credo proprio che rimpiangere qualche democrazia antica che magari legittimasse “la schiavitù” sia quello che ci serve in questo momento. Complimenti per l’articolo comunque: se a sinistra si manca di progettualità, bisogna dire che a destra non si cambia mai. Intellettuali compresi.

  • Drachen

    siamo alle critiche campate in aria. non esiste nessuna volontà a tornare la Medioevo, come Fini tra l’altra ha ampiamente chiarito più di una volta.
    L’invito a riflettere è sulla dimensione umana della faccenda prima che di quella economica.
    Ed è essenzialmente un punto di vista semplice e lineare: è meglio un’economia meno efficiente ma più umana.

    queste balle della schiavitù sono le solite litanie che guardano alla forma e non alla sostanza.
    mi spiegate la differenza tra un normale lavoratore dipendente e un servo della gleba? che può andare e venire come vuole? si, sulla carta. ma se andiamo ad analizzare la praticità della cosa, nessuno è libero. siamo tutti intrappolati in meccanismi per poter sopravvivere.
    la speranza del self-made man è una stupidata economica. ti fai i soldi, ma non sei libero lo stesso. devi stare a certi ritmi e a certi ordini o i soldi che ti sei fatto li perdi. questo è quanto.
    sono pochi i lavori di totale autonomia ormai.

  • Drachen

    un lavoro in cui ti insegnano il mestiere? in Europa?
    dove?

    per imparare devi pagare scuole e master.

    si sta perdendo di vista il punto del discorso.

  • melina

    Drachen : …mi spiegate la differenza tra un normale lavoratore dipendente e un servo della gleba?

    Te si che devi tornare a scuola.

    …ma se andiamo ad analizzare la praticità della cosa, nessuno è libero.

    In che senso scusa? Di che libertà stai parlando?

    siamo tutti intrappolati in meccanismi per poter sopravvivere. la speranza del self-made man è una stupidata economica. ti fai i soldi, ma non sei libero lo stesso. devi stare a certi ritmi e a certi ordini

    Dove è scritto che “bisogna farei soldi”?

    sono pochi i lavori di totale autonomia ormai.

    Prego?
    —–

  • Cataldo

    Fini dimentica la nozione fondamentale che, in quell’epoca, ben pochi arrivavano alla sua eta, il rapporto stesso con la morte era radicalmente diverso. La pressione antropica era minima, ed il territorio offriva spazi alla crescita orizzontale dell’espansione demografica. La storia vista mitologicamente non offre alcun strumento di interpretazione del presente.

  • janz

    che il passaggio al Rinascimento fosse segnato dalla caduta dell’impero Bizantino è la prima volta che lo sento. Comunque ripeto che le periodizzazioni possono rispondere a criteri diversi, quindi no vale la pena soffermarcisi, visto che non è questo il nodo della questione.

    Le superficialità sono quelle segnalate nel primo post… cioè che non ci fosse inflazione nel medio evo, che non ci fosse disoccupazione e che non ci fossero i poveri.
    se poi vogliamo parlare di tutto quello che dici tu… “lo schiavo moderno di oggi non ha nulla,è pieno di debiti a vita…” io posso anche essere d’accordo, però ripeto che l’analisi fatta dall’articolo è superficiale per le motivazioni che ho esposto nei primi due commenti.

  • zufus

    Massimo Fini aveva ampiamente trattato questo argomento nel libro “La Ragione aveva torto?”, del 1985, oggi alla sua quarta edizione con Marsilio, e nel saggio “Il Denaro, sterco del demonio”.
    Lì c’erano molti riferimenti storici e socio-economici che confermavano la sua tesi, e confutavano tutte le banalità e le sciocchezze sul medio evo alle quali siamo abituati.
    Se una critica si può fare a questo scrittore geniale è quella di voler condensare in un articolo di trenta righe un pensiero ed una analisi che ha sviluppato ampiamente in saggi acuti, approfonditi e sorprendenti.
    Ed offrire il fianco alle critiche di chi ama ripetere le consuete banalità mainstream.

  • cesco

    Comunque il Medioevo, nel periodo compreso tra l’ XI e il XIV secolo, fu un’era di straordinario sviluppo ( il vero rinascimento,inteso come rinascita dei commerci e della cultura, e non come il fiorire di corti splendide ma corrotte, avvenne all’epoca,non nel ‘400) e di grande equilibrio.

    Per questo non bisogna trascurare i fattori demografici e climatici (il famoso “optimum” climatico medievale che permise ai normanni di colonizzare la Groenlandia e sbarcare in America) ma resta che quel periodo fu un momento unico di benessere ed equilibrio nella nostra storia.

    La barbarie venne dopo.

    Il concetto di proprietà medievale, che consentiva anche ai poveri di usufruire di determinate risorse, durò a lungo e fu uno dei principali obiettivi dei rivoluzionari giacobini e poi di Napoleone I, che trasformò (pochi lo sanno) il motto dei rivoluzionari “libertè, egalitè, fraternitè” in “libertè, egalitè, proprietè”, a simboleggiare che era finita per sempre l’era della solidarietà contadina e cominciava quella dello sfruttamento borghese.

  • macosamidicimai

    “Tralasciando il grottesco commento sopra (alla Topo Gigio), sono curioso di sentire i commenti dei lettori. Mi pare, ad esempio, che nessuno abbia obiettato alcunchè al fantascientifico articolo sulla finanza islamica, salvatrice futura del capitalismo. Che dite? Il capitalismo in salsa maomettana sì e il Medio Evo europeo e/o cristiano no?”

    Di grottesco qui ci sono il tuo commento e l’articolo di Fini.
    Ribadisco il concetto, domani mattina tutti RIGOROSAMENTE A PIEDI COME NEL MEDIO EVO, a coltivare i campi. Sveglia alle 4, alle 4:30 si parte e per le 5:30-6 si è nei campi a lavorare.
    ESATTAMENTE com’era, non dico nel medio evo, ma solo 70-80 anni fa nelle campagne italiane. Altrochè se c’erano pendolari, la differenza con oggi è che andavano a piedi.

    Se comunque preferite 7 anni di praticantato gratuito, sappiate che a queste condizioni la mia azienda assume senza problemi anche nel 2008 (e probabilmente vi tiene a vita).

    Se vogliamo dire che cosi’ si è ricchi, che problema c’è? Basta mettersi d’accordo.

    Pero’ vorrei sapere quale opzione avrebbe esercitato Massimo Fini nel suo amato medio evo: contadino a vita o praticante non retribuito?

  • edo

    concordo con il tuo punto di vista, ma vedo che in generale la vocazione polemica ha il sopravvento!

  • silviu

    Ma, ad esempio, leggersi qualche pagina di Le Goff? Troppo faticoso, vero, signor Vanitoso?

  • Drachen

    balle. la differenza è la mortalità infantile che era molto + elevata. a livello di vecchiaia avremo guadagnato si e no 5 anni.
    se facciamo una media con le morti infantili è chiaro che l’età media si abbassa notevolmente, ma è anche vero che si facevano molto più figli e la selezione naturale operava nel mantenere in vita i più forti.
    e poi chi l’ha detto che lunghezza della vita è sempre uguale a miglior vita?

    non vedo cosa ci sia di male in pressione antropica minima.

  • Drachen

    eccolo qui!!! la famosa critica “tutti a piedi come nel MedioEvo”!!!
    ma dai se le premesse del dibattito son questo non c’è molto da dire.

    a) nessuno ha mai detto di tornare al MedioEvo, ma porsi delle domande su perchè nonostante il progresso che abbiamo certe cose funzionavano meglio
    nell’antichità non mi pare niente di trascendentale.

    b) nel traffico cittadino ci metto uguale che andare a piedi 70-80 anni fa.
    scommetti? andando a piedi significa che il tuo pendolarismo è limitato a tempi fisici dei tuoi piedi: cioè piuttosto vicino casa.
    senza contare che aria migliore e attività fisica facevano meglio per la tua salute. (irrilevante rispetto alle comodità, vero?)

    c) tutta la tua critica parte da un concetto di qualità che è proporzionale alla quantità e al comfort. come tu dovresti sapere è difficile rinunciare ai comfort, quindi è impossibile fare un salto indietro di 1000 anni. ma se contestualizzi un uomo medievale ad un uomo moderno, la sua era sicuramente una condizione più umana.
    o pensi che la gente prenda psicofarmaci per hobby? (+ del 50% della popolazione)
    ti è più chiaro?

  • Drachen

    te si che devi leggere libri di testo non scolastici ogni tanto (melina nel senso di catenaccio?).
    va beh.

  • miki

    boh,se per te risulta superficiale…che ci possiam fare?giornalismo.dire le cose in poche righe,è necessariamente superficiale..Fini voleva essere provocatorio,non aveva la pretesa storica.
    ripeto,”rinascimento” è un periodo inculcato nelle teste della gente in Occidente…non ci devi credere in tutto quello che ci viene servito,”medioevo buio”,”caccia alle streghe”,”rinscimento”,etc…
    Bisanzio fu la civiltà e la cultura più straordinaria nella storia umana,in Italia(per via del papismo totalitario ed altri motivi),non si sa nulla…

  • miki

    Oltre a Le Goff,esiste una miriade di serissimi storici che ha ampiamente trattato il Bisanzio e splendido medioevo cristiano…
    Nulla di questo è possibile leggere in italiano…Vilipendio del papa,vilipendio della nobiltà nera veneziana…

  • Cataldo

    Penso che hai una visione molto parziale e frammentaria della storia della demografi, mentre di come funziona l’evoluzione il concetto è francamente approssimativo. L’eta media si alzata prima con la riduzione della mortalità infatile, ovviamente, ma dopo il 1940 con la pennicillina e gli antibiotici è La pressione antropica minima non ha niente di male, solo che nel medio evo era, appunto, minima, ora è un po diverso. Se hai fame non puoi andare a cacciare nella foresta. Prima di definire balle alcuni concetti elementari dovresti informarti.

  • Cataldo

    Penso che hai una visione molto parziale e frammentaria della storia della demografia, mentre di come funziona l’evoluzione il concetto è francamente approssimativo. L’eta media si è alzata prima con la riduzione della mortalità infantile, ovviamente, ma dopo il 1940 con gli antibiotici le cause di morte sono state confinate, e la speranza di vita ha incominciato ad alzarsi per tutte le classi sociali e si è allargato l’orizzonte dell’esperienza umana. Ora, tra l’altro, assistiamo ad un fine di questa corsa e l’indicatore tornerà presto indietro. La pressione antropica minima non ha niente di male, solo che nel medio evo era, appunto, minima, ora è un po diverso. Se hai fame non puoi andare a cacciare nella foresta.

  • Cataldo

    Il problema delle considerazioni di Fini, è una impropria, a mio avviso, estensione del concetto di base, che è corretto: l’individuazione del “medioevo” come un momento in cui le istituzioni erano particolarmente adeguate all’avanzamento della condizione umana.
    Il concetto di base, ovvero che il presente offre una percezione edulcorata e falsa di “progresso”, è corretto. Cosi come la critica alle condizioni di partecipazione effettiva dei singoli ai processi decisionali e di autodeterminazione.

    Non si può sopravvalutare l’elemento delle risorse, le “terre comuni” e l’utilizzo “democratico” dei beni naturali che è finito con il compimento della prima fase di espansione demografica. Il controllo del territorio ha assunto le forme che ci sono più familiari, ed ha inserito un elemento di sfruttamento possibile ulteriore (forzato dall’espansione demografica ) Fini qui descrive una realtà evidente. Parlare di stabilità dei prezzi invece mi sembra improprio, stante la differente percezione del danaro nei tempi, sarebbe più corretto parlare di ragioni di scambio costanti. Il povero, in questa visione offerta da Fini, sembra essere più che altro un indicatore della complessità della stratificazione nella società, piuttosto che un effettivo elemento di comparazione di possibilità reddituali, e questo offusca il quadro delle valutazioni.
    Sul punto specifico dell’equilibrio demografico, ridurlo alla eliminazione della mortalità infantile è fuorviante. In primo luogo la mortalità infantile, e la mortalità di parto delle madri ad essa collegata, non è cosa da poco. Anche le epidemie hanno avuto un ruolo che non può essere taciuto, introducendo elementi di mobilità sociale nel sistema.

  • Drachen

    infatti da dopo il 1940 (che medioevo non è) l’uomo ha aumentato la sua vita ben oltre i normali processi naturali. tanto è che si riesce a campare attaccati alle macchine per parecchio tempo (o imbottiti da cocktail di medicinali).
    si in questo senso la lunghezza della vita è aumentata, che siano buoni anni di vita di sicuro no.
    detto questo la tua illazione sul fatto che nel MedioEvo non si raggiungesse l’età anagrafica di M.Fini è una bubbola e come tale rimane.

    Guarda che è la concentrazione demografica prima che la pressione antropica ad essere il problema. Se per sopravvivere tutti sono obbligati a spostarsi in città consumando risorse esterne è chiaro che è un modello insostenibile. Soprattutto con il livello di consumo che ogni individuo moderno ha e non dovrebbe avere.

  • Cataldo

    Se è per questo l’età avanzata, per le classi abbienti, era già una realtà ai tempi della magna grecia 🙂 non c’è bisogno di guardare al medioevo. Pensi che gli anziani di allora non avessero acciacchi ? se ci arrivavano, e ripeto succedeva raramente, erano alle prese con le stesse patologie attuali.
    Concordo sul fatto che il “consumismo” è insostenibile, e che il rapporto tra demografia e risorse è la chiave dei problemi attuali e futuri.

  • Drachen

    ma come cavolo fai a paragonare la medicina della Magna Grecia con quella moderna. eddai… qua non si parla di acciacchi, ma di vita prolungata artificialmente con un perenne dentro-fuori dall’ospedale.

    A propo “le classi abbienti” di allora non sono lontanamente paragonabili a quelle odierne, sia come capacità di acquisizione, sia come rapporto con quelle povere.

    Ora se vogliamo prendere in esame la lunghezza della vita dovremmo paragonarci ad un povero del secondo-terzo mondo. Il che dimostrerebbe probabilmente che in Africa la vita media si è abbassata (forse)…