CATENA DI COMANDO ? E QUALE ?

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Adesso si dimettono anche i ministri. Va beh… “met’al an sla fnestra” (posalo sulla finestra) diceva mia madre, ricordando i cantori erranti che giungevano per Natale e per Pasqua a porgere gli auguri (in cambio d’elemosina) e dei quali era difficile scorgere chi fosse il più povero, se gli “auguranti” o gli “augurati”.

Così accogliamo le dimissioni del Ministro Terzi di Sant’Agata (complimenti per il nome, se Villaggio facesse ancora Fantozzi lo userebbe di sicuro) non sappiamo se considerarlo un atto dovuto, una libertà dell’ingegno oppure una vigliaccata del solito furbetto di turno. Fate voi.
Aspettiamo il seguito: vale a dire gli altri che si devono dimettere, dopo il clamoroso fallimento di questo governo “tecnico” tenuto in piedi dal FMI e compagnia cantante. Ma torniamo in argomento.

Da quando mondo è mondo, se le acque non sono sicure, si scortano le navi. Prima dell’Ottocento era difficile scorgere delle differenze: le navi mercantili portavano cannoni a bordo e le navi militari, in tempo di pace, erano parzialmente disarmate ed usate per il commercio. Questo avveniva in un mondo nel quale l’armamento navale era costituito per lo più da cannoni su ruote (carronate): difficile, oggi, montare e smontare un sistema lanciamissili.

Una curiosità: nell’URSS vigeva ancora l’antica commistione, al punto che le navi mercantili per il trasporto d’autoveicoli (Ro-Ro) erano dotate di un ulteriore compartimento a poppa, allagabile, per sollevare la prua e poter, così, “consegnare” su una costa ostile una manciata di carri armati. Per quel che ne so, è l’ultima nazione ad aver usato quel sistema: forse la Cina o la Corea del Nord lo usano ancora oggi, ma non sono al corrente se capita.

Ancora nell’Ottocento, il giovane Tenente Carlo Pellion di Persano (il futuro comandante di Lissa) diresse un brulotto (scialuppa incendiaria) contro una nave pirata nel porto di Tripoli, riuscendo a salvare la pelle, giacché era un tipo d’assalto nel quale non s’invecchiava. Era il 1825.

Con la fine dell’Ottocento la pirateria (insieme alla schiavitù, fenomeni assai contigui) perse di significato e quasi cessò: le uniche aree dove continuò una sorta di “pirateria dei poveri” fu la Malacca dove – a causa degli stretti passaggi e dei fondali bassi – era favorita. Era in ogni modo una pirateria conosciuta e quasi tollerata, giacché quel che volevano era un po’ di greggio o di gasolio.

Le coste mediterranee della Turchia, invece, furono il teatro di (rari) episodi di pirateria nei confronti delle imbarcazioni da diporto: altri episodi accaduti casualmente in altri luoghi furono fenomeni di pura criminalità.

Oggi – per molte cause, che necessiterebbero di un articolo ad hoc per essere indagate – la pirateria è ripresa soprattutto nel Corno d’Africa, anche in conseguenza dello sfacelo lasciato dagli italiani in Somalia: siamo bravissimi ad esportare la nostra corruzione ed il nostro malaffare (vedi anche l’Albania).

Come difendersi?

Logica direbbe che si tornasse a scortare le navi in convoglio con naviglio militare – ma costa troppo – e quindi bisogna arrangiarsi con quel che c’è.

Così, il ministro della Difesa La Russa inaugurò questo strano modo di difendere le navi: imbarcare i Fucilieri di Marina sulle navi mercantili. Crediamo (e lo dimostreremo) che il ministro La Russa – se è stato Ufficiale di Complemento – fu un pessimo Ufficiale: può aver avuto tutti gli encomi o le decorazioni del caso, ma la scelta operata con l’imbarco dei fucilieri sulle navi mercantili è una scelta stupida, che connota senz’altro di stupidità chi l’ha presa. Scusate la franchezza.

A chi rispondono i Fucilieri di Marina? Siccome sono dei militari di truppa, l’apposita legge li ha nominati ufficiali di polizia giudiziaria ed agenti di polizia giudiziaria (secondo il grado rivestito): riteniamo che Latorre e Girone fossero dei semplici agenti di polizia giudiziaria ai quali era stato affidato il compito di proteggere la Enrica Leixe. Chi li comandava?

In teoria un superiore – magari a Gibuti o a Mogadiscio – ma, nel momento della decisione di far fuoco, praticamente erano soli.

Va detto che i due hanno sbagliato anche le procedure: nessuno ha sentito parlare di colpi in aria? Soprattutto in una zona che, finora, non aveva dato segnali di pericolosità?

La questione delle acque territoriali – al fine di valutare le responsabilità – ha poco interesse: da essa dipende solo il Tribunale che li giudicherà, non la valutazione dell’accaduto.

Piuttosto, sarebbe interessante indagare sui rapporti esistenti a bordo della nave fra i due e gli Ufficiali di Marina Mercantile presenti: il Comandante, su una nave, ha poteri di questore e, quindi, ha ampia discrezionalità (se gli viene riconosciuta).

Ma così non è stato perché la Legge 107 non prevede una sorta di coinvolgimento esterno alle strutture militari:

“Il personale militare componente i nuclei di cui al comma 1 opera in conformità alle direttive e alle regole di ingaggio emanate dal Ministero della Difesa.” (1)

E stop.

Qui è stato l’errore: almeno, il principale dal quale altri ne sono discesi.

I due poveri fucilieri, al momento di prendere la ferale decisione – se premere oppure no il grilletto – furono lasciati soli: questo non giustifica assolutamente l’accoglienza seguita in Patria. Latorre e Girone sono colpevoli – fuor di dubbio – e come tali una maggior sobrietà da parte di tutti – anche le supreme istituzioni – sarebbe stata d’uopo.

Perché furono lasciati soli? (non riteniamo un superiore a 5.000 miglia di distanza una “presenza” autorevole).

Miglior soluzione sarebbe stata quella d’affidare il comando (e quindi il fatidico “spara”) al Comandante mercantile, che non è mai (salvo Schettino) l’ultimo idiota che va per mare.

Ma la Marina non vuole cedere ambiti o restrizioni nella sua catena C3 (Comando, Controllo e Comunicazione) e pretende di sapere – da 5.000 chilometri di distanza – chi sono gli occupanti di un peschereccio.

Il Comandante mercantile – tagliato fuori da tutto – s’è guardato bene dall’intervenire: se non mi vogliono, perché devo occuparmene? Qui è l’errore di La Russa.

Se avesse avuto parola in merito, forse avrebbe rammentato che ovunque – in mare – i pescherecci cercano di vendere il pescato alle navi in transito, per due sostanziali motivi: spuntare un prezzo migliore e, secondo, evitare la fiscalità una volta a terra.

Quanti lo fanno: in Portogallo, le navi si sintonizzano su Matosiňo Radio Pesca per intercettare le comunicazioni ai pescherecci e, quindi, sapere dove c’è stata pesca abbondante (e, dunque, prezzi minori).

Gli indiani s’avvicinavano soltanto per quella ragione – ora è stato acclarato – e si sono visti sparare addosso senza un perché: è giusto farsene carico ma, come sempre, nell’inferno giuridico italiota si cerca sempre di far pagare gli ultimi nella catena di comando.

Eppure, è molto strano che siano imbarcati dei militari su una nave mercantile – trasformandola, giuridicamente, in una nave da guerra – senza che vi sia qualcuno, a bordo, che abbia la responsabilità di comando. Lasciata a due militari di truppa?

 
L’Italia poteva rifiutarsi di consegnare i due all’India, fregandosene della parola data, in quanto l’India è un Paese dove vige la pena di morte, ed il nostro ordinamento vieta di consegnare chiunque in quei Paesi. Ma ci siamo accontentati di una “rassicurazione” verbale – forse scritta – un “pizzino”, al solito.

Ora, dopo il gran casino e le pessime figure rimediate, non rimane che attendere gli eventi: non c’è altro da fare. Per fortuna di Girone e Latorre la pena di morte in India viene comminata solo in casi rarissimi di strage, e non per un omicidio preterintenzionale.

In ogni caso, saranno condannati e la condanna non sarà lieve: d’altro canto – pur in una situazione intricatissima – hanno sbagliato, ammazzando due poveri pescatori. E chi sbaglia paga: sparando in aria non si fanno morti, lo rammentino.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/03/catena-di-comando-e-quale.html
26.03.2013

(1) http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2011-07-12;107~art5

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Tonguessy
Tonguessy
27 Marzo 2013 , 2:03 2:03

sparando in aria non si fanno morti

Il comandante di un importante porto italiano ha saputo, su richiesta di un amico comune, sottolineare queste tra le cause principali delle uccisioni:
1-I marò del San Marco è “personale «iper-specializzato»”, molto spesso composto da invasati (vedi i parà) dove vige la sindrome del parcheggiatore abusivo: dategli il cappellino giusto e diventa più solerte del comandante dei vigili urbani. L’eccesso di zelo sa trasformare l’ordine di difendere la nave dai pirati nell’obbligo morale di uccidere chiunque osi avvicinarsi.

http://www.unita.it/mondo/chi-sono-i-maro-del-san-marco-1.383604

2-Sparare in mare non è esattamente come sparare in un poligono. L’opinione dell’esperto comandante è che abbiano dovuto svuotare diversi caricatori per riuscire ad uccidere i pescatori. Il che rinforza la tesi 1.
Infine una considerazione: uno Stato che fa di irresponsabili invasati degli eroi, che li vuole sottrarre ad ogni costo ad un giusto processo, che li celebra quotidianamente come esempio di fedeltà e rigore è uno Stato fascista che sta manipolando l’inconscio collettivo per renderci tutti corresponsabili di questa infame vicenda.
Not in my name, please! Lo scrivo nel linguaggio dei pa-droni, l’unico che capiscono.

Tonguessy
Tonguessy
27 Marzo 2013 , 2:10 2:10

Ministro Terzi di Sant’Agata (complimenti per il nome, se Villaggio facesse ancora Fantozzi lo userebbe di sicuro)
Ma il Ministro Terzi di Sant’Agata in effetti ha sposato la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare. Villaggio all’epoca riteneva il futuro ministro un pataccaro senza spessore, e si chiedeva come la Contessa avesse potuto sposare un personaggio così opaco.
Solo Monti sarebbe riuscito a renderlo brillante, per confronto.
Che è un po’ il motivo per cui Berlusconi fece ministro Brunetta.
http://it.wikipedia.org/wiki/Contessa_Serbelloni_Mazzanti_Viendalmare

maristaurru
maristaurru
27 Marzo 2013 , 3:15 3:15

“Così accogliamo le dimissioni del Ministro Terzi di Sant’Agata (complimenti per il nome, se Villaggio facesse ancora Fantozzi lo userebbe di sicuro) non sappiamo se considerarlo un atto dovuto, una libertà dell’ingegno oppure una vigliaccata del solito furbetto di turno. Fate voi.”

Faccio notare in merito al “fate voi” che Noi come fruitori di notizie mediate dai vari medium internet compreso, non siamo in grado di farci una opinione personale dal momento in cui si arriva , sempre a detta dei medium in distribuzione, a eliminare dalle informative date ai partecipanti al Consiglio, una notizia come quella delle dimissioni presentate da un Ministro come quello degli Esteri. Se questo avviene in sede di consiglio dei Ministri, se questo come si sospetta potrebbe esser avvenuto anche in sede Europea, se la tampa deve per forza limitarsi alle veline ed alle disposizioni , come da collaudata tradizione debbo dire, se ne deduce che non possiamo assolutamente formarci opinioni ragionevoli, ed è quello che si vuole.

bysantium
bysantium
27 Marzo 2013 , 3:28 3:28

In realtà non dovrebbe dimettersi Napolitano?
Non siamo di fronte all’ennesimo disastro del suo governo tecnico?
E’ infine credibile che Terzi e Di Paola abbiano combinato tutto senza consultarlo, anzi senza averne l’imprimatur?
E qualcuno ha il coraggio di prospettare un nuovo governo del presidente, sic!

maristaurru
maristaurru
27 Marzo 2013 , 3:30 3:30

Ancora una argomentazione che lascia interdetti: “Oggi – per molte cause, che necessiterebbero di un articolo ad hoc per essere indagate – la pirateria è ripresa soprattutto nel Corno d’Africa, anche in conseguenza dello sfacelo lasciato dagli italiani in Somalia: siamo bravissimi ad esportare la nostra corruzione ed il nostro malaffare (vedi anche l’Albania). Come difendersi?” Al solito, siamo bavissimi a crucifiggergi come Italiani, questo permette ai pessimi amministratori che abbiamo da tempo immemore, di svenderci al miglior offerente arricchendosi in maniera schifosa e di occupare nascoste posizioni di potere, da tempo immemore e con mille artifici. La pirateria è anzitutto frutto della pesca scriteriata da parte delle navi/ industria.. provenienti dalla Europa del Nord.. perchè non lo si denuncia? MISTERO ITALIANO Da questo mistero ne nacque la prima fase della pirateria: poveri pescatori che dovevano nutrire le famiglie , rimasti senza sostentamento grazie a detta politica commerciale europea e NON SOLO. Navi commerciali epescatori per un po’ andarono in pieno accordo: i comandanti prima di intraprendere un viaggio avevano cura di caricare cibo ed altro per i pescatori / pirati . Potrei dilungarmi e mi meraviglio che nessuno faccia mostra di sapere il seguito di questa sporca faccenda che… Leggi tutto »

marcopa
marcopa
27 Marzo 2013 , 5:58 5:58

Tra i sei militari imbarcati sul mercantile uno era il responsabile del nucleo come è scritto nella legge (DL del 12 luglio 2011) da me riportata, con un copia incolla, in un post del forum di DonChisciotte.

marcopa
marcopa
27 Marzo 2013 , 6:30 6:30

Questa è la parte del DL del 12 luglio 2011 che tratta delle missioni antipirateria. A me sembra chiaro che ogni nucleo imbarcato abbia un comandante, imbarcato, che è responsabile della missione e che probabilmente terrà i contatti con superiori non imbarcati. Questo non è stato detto con chiarezza da nessuno, forse perchè non è mai stato applicato. Secondo me è davvero così E’ STATO SCRITTO MA NON APPLICATO sono sicuro che ne riparleremo. Marcopa Capo II Missioni internazionali delle forze armate e di polizia Art. 5 Ulteriori misure di contrasto alla pirateria 1. Il Ministero della difesa, nell’ambito delle attivita’ internazionali di contrasto alla pirateria al fine di garantire la liberta’ di navigazione del naviglio commerciale nazionale, puo’ stipulare con l’armatoria privata italiana e con altri soggetti dotati di specifico potere di rappresentanza della citata categoria convenzioni per la protezione delle navi battenti bandiera italiana in transito negli spazi marittimi internazionali a rischio di pirateria individuati con decreto del Ministro della difesa, sentiti il Ministro degli affari esteri e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, tenuto conto dei rapporti periodici dell’International Maritime Organization (IMO), mediante l’imbarco, a richiesta e con ————————————————————————- oneri a carico degli armatori, di Nuclei… Leggi tutto »

cirano60
cirano60
27 Marzo 2013 , 7:36 7:36

Bertani prende per oro colato tutto quello che dicono le autorità indiane, eppure ci sono motivi plausibili per avanzare dei dubbi sulla loro ricostruzione dei fatti. Da quanto riportato da altre fonti di notizie, sembra che esse abbiano fatto sparire importanti elementi di prova: il battello è stato rottamato,per cui è impossibile eseguire una accurata perizia balistica,non è stata fatta l’autopsia sui i corpi dei marinai morti , non hanno forniti alcun elemento di localizzazione(GPS,foto satellitari) riguardo al punto del cargo italiano.
Poi il buon senso ci suggerisce che i marò abbiano seguite le regole di ingaggio previste per queste situazioni di pericolo, che sono inequivocabili anche per pescatori che “volevano soltanto vendere del pesce”, avvertimenti ripetuti come lo sparare in prossimità dell’imbarcazione. La decisione di colpire l’imbarcazione viene presa come extrema ratio e con la consapevolezza di andare incontro a gravi conseguenze .

Lando
Lando
27 Marzo 2013 , 10:25 10:25

” sparando in aria non si fanno morti, lo rammentino. ”

zappando la terra se ne fanno ancora meno, di morti!

Behemot
Behemot
27 Marzo 2013 , 10:57 10:57

Infatti, hanno ammazzato due esseri umani innocenti. Se ci fosse al contrario; i militari di qualche altra nave, “protetta” in questo modo confuso e disgraziato, avessero sparato e facessero fuori due pescatori italiani, quale sarebbe la reazione delle istituzioni e della società italiana ? Certamente di giustificata condanna ….. Perché, non è poi così difficile di distinguere, penso, questi, che ti vogliono vendere del pesce, da una nave dei veri pirati …. Invece, sono diventati gli eroi !!!
Ci si può ammettere pure, che hanno semplicemente sbagliato, però loro gli eroi non lo sono per niente … E alla fine bisognerebbe avere un po’ di empatia, ed umanità per vedere la grande disgrazia, che è accaduta, tanto per chi è morto, come pure per le loro famiglie ….
Non fa niente, che è successo così lontano dal nostro cortile e che gli ammazzati erano due poveracci “solo” indiani ….
Purtroppo, questa è l’altra prova quanta ottusità, e mancanza di qualsiasi sensibilità regna oggi in Italia ….

cirano60
cirano60
27 Marzo 2013 , 12:42 12:42

La mia prima reazione di fronte all’ accoglienza trionfale dei due marò fu di disgusto, una retorica fuori luogo e assolutamente non appropriata : infatti in quei giorni non si sentivano altro che affermazioni del genere: i nostri eroi , i ragazzi finalmente in patria, etc, furono anche ricevuti dal presidente Napolitano. Poi , col sequestro dell’ambasciatore in India, i due subirono un primo tradimento dai loro compatrioti con l’apertura di un un fascicolo da parte della procura militare per “dispersione di munizionamento e violazione di consegna” un giorno prima eroi e il giorno dopo delinquenti , con ciò implicitamente dando ragione all’accusa delle autorità indiane. Alla fine li hanno lasciati al loro destino senza però chiedere prima la rassicurazione che non sarebbero stati impiccati. Io credo che un comportamento così osceno da parte di un governo è quasi impossibile trovarne uno analogo nella storia di questo paese e del mondo intero. Per puerilità non hanno saputo fronteggiare la situazione dando un frettoloso risarcimento alle famiglie delle vittime ancora sbagliando nel voler furbescamente “all’italiana” chiudere la faccenda. Non prevedendo la reazione indiana che ha sfruttato quello che è successo per fini politici e di propaganda. Ci sono molte lacune in… Leggi tutto »

Kazonga
Kazonga
27 Marzo 2013 , 16:27 16:27

Emerge comunque una responsabilità del Comandante del mercantile italiano che, a bordo, militari o meno, è sempre la massima autorità. Se così non era (questa legge sulla scorta sembrerebbe creare una sorta di “vulnus” in tal senso) il Comandante avrebbe dovuto rifiutarsi di imbarcare i due marò. In alternativa, avrebbe dovuto richiedere al Ministero della Difesa, tramite il suo Armatore, chiarimenti espliciti e scritti in merito, dicendo: i due soldati rispondono a me oppure no?

Bersani da per scontata la risposta negativa (e parla di comando a 5000 miglia di distanza), io credo, invece, che i due militari dovessero rispondere, a tutti gli effetti, al Comandante della nave.

Kazonga
Kazonga
27 Marzo 2013 , 16:36 16:36

Concordo, e aggiungo che si sono visti per mesi striscioni inneggianti “ai nostri marò” calati dalle finestre di palazzi istituzionali: quello della Regione Lazio sulla Colombo a Roma, per esempio e, se non sbaglio, da palazzi di federazioni sportive affilate al CONI. Criminali (o fortemente supposti tali) sponsorizzati dallo Stato, in definitiva.

Kazonga
Kazonga
27 Marzo 2013 , 16:41 16:41

Quindi, in sostanza, i sei erano non subordinati al Comandante della nave, con buona pace di centinaia d’anni di prassi consolidate e relative leggi adottate in tutto il mondo che sanciscono (giustamente) l’esatto contrario: il responsabile ultimo a bordo deve necessariamente essere il Comandante dell’unità.

makkia
makkia
27 Marzo 2013 , 18:28 18:28

(complimenti per il nome, se Villaggio facesse ancora Fantozzi lo userebbe di sicuro)

Per la verità qualcuno l’ha GIA’ usato molto prima e più rivoluzionariamente che in Fantozzi: è l’immortale Eduardo, contro giustappunto il Duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari

https://www.youtube.com/watch?v=gkrnK0igAP0

Trattamento da riservare anche al ministro (un discendente del Duca?)

NerOscuro
NerOscuro
28 Marzo 2013 , 4:00 4:00

http://www.unita.it/mondo/chi-sono-i-maro-del-san-marco-1.383604

Forse erano due fanatici di destra ed in effetti un paio di persone che con le stesse idee hanno fatto i para’ le conosco pure io. Purtroppo devo dire che solo a destra certi valori sono riconosciuti: la sinistra non ama parole come “onore”, “patria”, “nazione”, “eroismo” e a questo punto, chiunque senta delle assonanze con questi valori rischia di identificarsi con la ultra-destra. C’è stato un grave errore nel lasciare il monopolio della violenza (polizia e esercito) a gente che pensa come John Wayne quando vede gli indiani.