CARO GEORGE

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DI CARLO BERTANI

Aspettavo questo giorno dal 2000, e finalmente è giunto. Non che m’attenda chissà quali miracoli dal tuo successore ma, quando un vero rompicoglioni come te se ne va, un po’ si gode.
Qualcuno, fra gli storici e le grandi firme del giornalismo “embedded”, già azzarda bilanci sulla tua presidenza. Ora, non vorrei apparire blasfemo, ma soltanto prendere in esame un caso come il tuo è l’evidente certezza d’aver sbagliato mestiere. Braccia rubate alla terra. Consiglieremmo, a chi desiderasse addentrarsi nell’analisi storica del tuo operato, di prendere prima in esame un dubbio: devo ristudiare la Storia dal libro di Prima o di Terza Media?
Perché?

Poiché, a voler ben cercare, non si riesce a trovare un appiglio al quale aggrapparsi. Pochi hanno fallito in tutto, ma proprio in tutto, come te.
Il tuo problema, caro George, è la creduloneria. Mentre tutti sapevamo che le cazzate sparate dai neocon e da New American Century erano tali, tu hai davvero creduto che fossero verità distillate.
Il “Nuovo Secolo Americano”: lo ricordi? Rammenti gli appassionati sermoni di William Kristol, che accusava Clinton d’essere un traditore perché non seppelliva tutti a suon di bombe per dominare il Pianeta?
Tu sei solo un povero citrullo, e ci hai creduto: capita ai sempliciotti, un po’ meno se dovessero essere il Presidente americano.
Kristol, giusto un anno or sono, fiutò l’aria che tirava e preferì trovarsi una scrivania da scaldare al New York Times, il quale ricevette – quando fu comunicata la notizia – migliaia di mail di protesta dai suoi lettori in un solo giorno. Anche la redazione non fu tanto carina: “Potrà anche non essere il benvenuto, ma sopravvivremo” fu il commento.
Per te non basterà una scrivania per nasconderti: forse sarà meglio un “ritiro” perpetuo a Crawford, fra un sermone ed una bottiglia. Perché?
Poiché prendesti in mano una nazione che non era certo all’apice del suo fulgore, mica erano i tempi di Eisenhower, però non stavate malaccio – dai, ammettilo – e l’hai ridotta in una landa desolata, dove la gente non ha più lavoro né casa.


In genere, le presidenze americane sono segnate da una prevalente attenzione verso l’interno o verso l’estero – non uso termini come “isolazionismo”, perché so che ti sono ostici, soprattutto perché sei abituato a leggere i libri al contrario[1] – ma tu hai fatto meglio: sei riuscito a rovinare il tuo Paese ed a gettare il mondo in una fornace di guerre.
Il panorama interno si fa presto a definirlo: sotto la tua presidenza, la storica IBM è diventata Lenovo. Come dici? Che si cambia? Sì, ma la Lenovo è cinese, quel paese grande, che sta sopra l’India…allora: a destra dell’Africa, leggi “Oceano Indiano”, vai su, vedrai che la troverai…come? Non trovi nemmeno l’Africa? Eh, ma allora…
La General Motors e la Chrysler non “stanno tanto bene” ed hai dovuto quasi nazionalizzarle, roba da soviet del III millennio. La gente lavora perlopiù con il salario minimo di legge – circa 6 dollari l’ora – e non ha uno straccio di protezione sociale. Se perdono il lavoro, per compensazione le banche tolgono loro la casa: insomma, non ci sembra un gran che.
Hai fatto tutto questo perché eri assorbito dalle questioni internazionali? Ma…davvero ci credi?
Dovresti capirlo da solo, ma forse è meglio che qualcuno te lo spieghi.

Ancora credi che l’Iraq non sia stato un totale fallimento? Perché gli attentati ed i morti sono calati di un certo x%? Te lo spiego io il perché.
La vera ragione, caro George, è che alla resistenza irachena non serve più nemmeno sprecare troppo esplosivo: quello che sta avvenendo oggi, sono già i prodromi della resa dei conti finale fra sciiti e sunniti, i quali aspettano solo che ve ne andiate per farsi la festa finale. Voi, oramai, non c’entrate più niente: avete perso e basta.
Cosa succederà? Eh, mica ho la sfera di cristallo: passeranno probabilmente da un Saddam Hussein ad un Hussein Saddam o roba del genere perché – se l’obiettivo (facciamo finta di crederci) era quello di portare la democrazia in Iraq – la cosa è tragicamente fallita: la gente ha difficoltà a comprendere la “democrazia” quando s’ammazzano le famiglie ai posti di blocco. E con la partenza dei tuoi G-man, degli “aviotrasportati” e dei contractors, svanirà anche il petrolio iracheno per te (inteso come famiglia Bush) e per le compagnie targate Iuessé. Magari, dopo aver raddoppiato le proprie riserve petrolifere con quelle dell’est iracheno, gli ayatollah iraniani ti manderanno un biglietto di ringraziamento per Natale: sono gente educata.

Ma l’avventura irachena era stata preceduta da quella afgana: un altro, limpidissimo successo.
Siete partiti sprizzando missili da tutti i pori, poi cagando tonnellate di bombe ad ogni piè sospinto, infine mitragliando la gente dall’aria e dai vostri SUV corazzati. Dovevate prendere Bin Laden, Al-Zavahiri ed il mullah Omar, e invece ve la state prendendo in quel posto. Omar, addirittura, è scappato facendo il “motostop” ad uno che passava.
Oggi, il tuo uomo a Kabul – Karzai – fa lingua in bocca con i Taliban, sperando di non essere impiccato, domani, al gancio di un carro-attrezzi con i testicoli in bocca, come capitò al suo predecessore Najbullah, quello sorretto dai russi.
Potrei darti, gratis, un consiglio: la prossima volta, invece di rivolgerti a Rumsfeld ed a Cheney, prova a chiedere di tali Spencer Bud ed Hill Terence, qui in Italia. Mi sa che sa la cavano meglio.

Un altro, importantissimo obiettivo di New American Century era sbattere definitivamente al tappeto la Russia: qui, dobbiamo riconoscere che qualcuno è veramente finito KO, ma non la Russia. Perché non hai inviato un paio di portaerei a sostenere la Georgia? Perché non avevate i soldi per la nafta? Dai, non contar balle: è perché vi siete cagati sotto. Mancava ancora che vi prendeste un paio di missili nel sedere: oh, missili veri, mica la roba di Hamas.
Non so se tu, dalla Casa Bianca, riesci a sentirlo ma io, da qui, percepisco un bisbiglio di timore che sale dall’Europa orientale: avevi assicurato ai due gemelli Kazinsky – i due Cip e Ciop polacchi – appoggio, basta che si mettessero di traverso agli affari fra Russia ed UE, e dei due – mi dicono – n’è rimasto solo uno al potere. Avevo sempre sospettato che Ciop fosse più furbo di Cip.
E ancora: che ci racconti del tuo amico Yushenko, “l’arancione” ucraino che faceva, di mestiere, l’esattore del gas? E se domani – faccio solo un’ipotesi “di scuola” – i russi s’incavolassero un pochino e decidessero d’usare il “sistema Georgia”, stufi di un esattore del gas che si crede presidente? Chi manderesti? I Berretti Verdi? Braccio di Ferro? Superpippo?

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Il problema, caro George, è che di amicizie – qui in Europa – non ne avete più molte. Fiducia, poi. Sì, vi dobbiamo sopportare mentre tranciate i cavi delle funivie per una scommessa, quando fate i gradassi e pretendete pure di spisciazzare le vostre basi ovunque, come cazzo vi pare.
A parole, l’Europa si dice sempre “fiduciosa” del rapporto euro-atlantico, ma gli uomini d’affari volano in Cina, in India, in Russia, in America Latina. L’Europa, per voi, è levantina, e allora te lo dico in chiaro: qui, non vi caga più nessuno. C’è solo rimasto un azzimato giovanotto italiano che guida un partito a pezzi – tale Uoltér – a credere nell’America: l’altro, quello a Palazzo Chigi, per me è più furbo: ti “lecca” e finge.
Non so a quanto sia finito oggi il dollaro, ma sembra più una barzelletta che una quotazione: come si fa, a credere in una divisa che non pubblica più i certificati M3, vale a dire il numero ed il valore dei biglietti stampati? Non siete più una Zecca, siete diventati una stamperia clandestina, la zecca del Pianeta.

Già che parlavamo d’America Latina, lo sai che Evo Morales ha pubblicamente e formalmente denunciato Israele al Tribunale dell’Aia per crimini di guerra? Perché non lo “sistemi” con la CIA, come faceste con Allende? Ah, ho capito: nemmeno laggiù vi cagano più, e del “cortile di casa” v’è rimasto solo lo sgabuzzino delle ramazze, la Colombia.
C’è ancora qualcuno che nutre fiducia in voi…cioè…in te?

Sì, Israele.
Tel Aviv ha iniziato una guerra calcolando il tempo della tua dipartita e, senza il minimo senso di vergogna, la finisce poche ore prima che ti diano il benservito. Se Hamas gliela lascia finire, staremo a vedere.
George: a Gaza sono morti centinaia di bambini, donne, vecchi. Sì, anche qualcuno che sparava, ma una minoranza. Sai d’essere il principale responsabile di quei diafani, smorti visi di morticini?
Sì, George, perché hai posto il veto all’ONU affinché Israele non fosse fermato nel suo massacro, poiché solo di questo si è trattato. Come dici? Operazione militare?
Tu, di roba militare, faresti meglio a non aprir bocca: anche se ti sei fatto fotografare in divisa, sappiamo che hai fatto il soldato nella Banda. Suonavi il piffero, quando non eri troppo sbronzo.

“L’operazione militare” – cito dati dell’Esercito Israeliano – ha condotto alla distruzione del 60/70% dei tunnel clandestini per il rifornimento d’armi dall’Egitto. Ora, George, se tu avessi fatto il militare, sapresti che queste cifre sono gonfiate dalla propaganda ed inesatte in essere. Perché? Poiché, George, mentre tu suonavi il piffero a garganella, altri studiavano un po’ di storia militare ed apprendevano che gli obiettivi – spesso, è quasi inevitabile – vengono dichiarati distrutti da più ufficiali subalterni che colpiscono, in realtà, la stessa cosa. E’ sempre andata così, è quasi una tradizione: le perdite del nemico aumentano ed il morale ci guadagna.
Anche prendendo per buono quel 60/70%, però, i conti non tornano. Come si fa a scatenare una simile tempesta di fuoco, e a non riuscire nemmeno a distruggere completamente gli obiettivi? Me lo spieghI? Oh, mica erano bunker corazzati: erano tunnel nella sabbia!
Forse ne hanno lasciato qualcuno affinché Hamas possa ancora tirare qualche razzo, così lasceranno la bega ad Obama ed avranno altra benzina per attizzare il fuoco all’interno d’Israele, che un tempo era un luogo almeno passabile, mica la stazione di polizia più estesa della Terra ch’è diventata. E, gli israeliani – oramai privi di veri partiti politici, con un’informazione penosa e l’avvertimento, ad ogni passo, che il nemico è in agguato per ghermirli – finiscono per abboccare all’amo, dal “Premio Nobel” Peres al “tangentaro” Olmert, e vivono oramai in un nuovo lager, nel quale i reticolati sono invisibili, fatti di paura e vuota retorica.

La realtà, caro George, è che Israele ha approfittato dell’ultima occasione che aveva: non che la nuova amministrazione sarà così “benevola” con i palestinesi, ma uno straccio di decenza – se vorranno riconquistare un po’ di credibilità all’estero – dovranno applicarla, e non potranno certo permettersi simili “svarioni”. Insomma, hai terminato in bellezza, con il tuo solito stile: ma, cosa t’ha fatto di brutto mamma Barbara, per odiare così tanto i tuoi simili?

In effetti, caro George, viene da chiedersi se hai – in definitiva – favorito Israele o se l’hai condannato.
Gli israeliani hanno riscosso il loro tributo di sangue, uccidendo 1.500 palestinesi, ma non si capisce dove vogliano andare a parare. E come, se e quando potranno uscire da Gaza. Mai sentito parlare di Leningrado?
Questa non è una “vittoria” come quelle delle lontane guerre del ’67 e del ’73: questo è stato un massacro e basta. E nel mondo – del quale gli israeliani non si curano – la cosa è rimbombata troppo.
Nell’immaginario collettivo, Tzahal sta diventando un esercito che – se se la prende con gente almeno decentemente armata, Libano 2006 – le busca, mentre, quando può dar libero sfogo di potenza, non fa che ammazzare bambini.
E, nonostante le classi di governo le cerchino tutte per rimediare la frittata – addirittura Lucia Annunziata fa il beau geste di scappare di fronte alle immagini del massacro, perché non sa più cosa dire – le opinioni pubbliche europee (parliamo soltanto dei cosiddetti “moderati”!) sono seriamente perplesse, quelle arabe incazzate, ma questo era nel conto.

Ciò che stupisce è la denuncia aperta e formale al Tribunale dell’Aia di Evo Morales – che non condurrà a nulla, lo sappiamo, ci penserà ad insabbiare tutto “Miss Jugoslavia”, Carla del Ponte – e la rottura diplomatica di Chavez, che ha rispedito a casa l’ambasciatore israeliano.
Se i due presidenti sudamericani potranno essere ignorati, sarà un po’ più difficile fare spallucce alla denuncia di Richard Falk, inviato speciale dell’ONU nei territori palestinesi – per altro, ebreo, a dimostrare che Israele non ha cooptato nella sua politica assassina tutti gli ebrei della Diaspora – il quale ha esortato il Tribunale dell’Aia ad indagare sui fatti di Gaza, accusando Israele di “crimini di guerra”, “tendenze genocide”, “risvolti da Olocausto” ed un’accusa terribile: “Olocausto in corso”. Vedremo “Miss Jugoslavia” come se la caverà, se riuscirà a scapolare lo scoglio: perché, quando interviene un organismo ufficiale come l’ONU, non è così facile voltarsi dall’altra parte, soprattutto perché – a livello d’immagine e mediatico – Israele s’è appiccicato da solo addosso la pelle del lupo.

La situazione trova un interessante parallelismo nella vicenda sudafricana: dopo i massacri di Soweto, giunse l’embargo – che non fu mai rispettato – ma arrivarono anche i concerti di solidarietà ed altre iniziative, e la causa sudafricana non poté più essere ignorata.
Dappertutto ci sono segni d’insofferenza, da Capo Horn allo Stretto di Bering: i governi sono in imbarazzo, s’inizia a parlare di sanzioni per Israele. Insomma, sembra che stella a sei punte sia in fase calante nel Pianeta, e dobbiamo stare attenti a non scambiare la ferma risoluzione d’inchiodare Israele alle sue responsabilità con l’antisemitismo il quale – per chi non l’avesse ancora capito – fa il gioco di Tel Aviv.
C’è chi chiede perché debba sedere all’ONU una nazione che non ha mai depositato i suoi confini, che non rispetta nulla, che non concede nemmeno gli aiuti umanitari, o che se li concede poi bombarda ospedali, scuole ed ambulanze, che fa solo una politica di potenza quando non se la può più permettere.
Perché?
Poiché la potenza israeliana è basata sull’assistenza militare statunitense – questo, almeno, lo sai? – e se domani l’America va in bamba, strangolata da una crisi economica devastante, i quattrini per far volare gli F-16 non si troveranno più.
Insomma, con Gaza – caro George – mi sa che hai fatto Bingo: credimi, non trovo un personaggio storico da mettere almeno un gradino sopra di te per paragone. Sarebbe, per la sua memoria, un insulto.
Non credo quindi sia possibile dare un giudizio storico sulla tua presidenza, George, mi sembra un lavoro inutile e poco proficuo: sei un “fuori quota” della Storia.

Per tutti i morti che hai seminato, George, mi chiedo cosa dirà il tuo predicatore, quello che ti ha salvato dall’alcool. Fossi rimasto a bere: chi può ancora affermare, dopo averti visto all’opera, che la politica sia meglio dell’alcolismo?
Da parte mia, caro George, ti manderei volentieri all’Inferno. Ai lettori, prosit.

Carlo Bertani
Fonte: www.carlobertani.it – http://carlobertani.blogspot.com/
20.01.2009

[1] Il tentativo di Paolo Attivissimo, di mostrare che la foto nella quale Bush legge il libro al contrario è una bufala, non mi ha convinto. Spero, almeno per lui, che gli abbia fruttato qualcosa.

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