Carnevale, la festa, il gioco e il massacro

Carnevale, la festa, il gioco e il massacro

Di Marcello Veneziani

La funzione principale del Carnevale, lo spiega uno dei massimi cultori della Tradizione, Renè Guénon, era comunque quella di “canalizzare” e rendere “inoffensive”, oltrechè delimitate nel tempo e nel luogo, alcune manifestazioni esplosive o alcune tensioni “sataniche” (Simboli della scienza sacra). Una sorta di rovesciamento rituale, non solo limitato al piano politico e sociale, per consentire un controllo delle spinte sovversive e contestatrici, ma anche un evento iniziatico, per circoscrivere e neutralizzare l’affiorare dei demoni e degli spiriti nefasti. A Carnevale è dato libero ma limitato accesso alla follìa e al caos, all’inversione dei ruoli sociali, anagrafici e perfino sessuali; il principio che lo sorregge è l’eccezione che serve a confermare la regola, consentire uno sfogo per rafforzare l’ordine, la gerarchia e riportare la trasgressione nell’alveo dei rapporti “normali”, nell’osservanza dei doveri civili e delle pratiche religiose. Semel in anno licet insanire. Naturalmente non manca accanto al controllo dell’aspetto destabilizzante, anche l’aspetto puramente ricreativo e festoso, il divertimento e l’allegria carnascialesca.

Nei saggi sull’Umorismo Pirandello sosteneva che la matrice del comico fosse “il sentimento del contrario”; e la festa del Carnevale è proprio dedicata al mondo a rovescio, il mondo al contrario. Una festa del comico e del grottesco, in piazza, in cui tutti sono attori e spettatori, vittime e carnefici. Una festa di popolo, realmente comunitaria, dove la tradizione perdeva l’austero sussiego delle Chiese e dei Palazzi e scendeva chiassosa e festosa per i vicoli e le piazze di Roma. Un rito collettivo e un patrimonio d’umanità da non dimenticare che ora viene meritoriamente riportato alla luce. Tra tante posticce tradizioni reinventate nel nostro paese per finalità turistiche, un’antica, genuina e radicata tradizione popolare come il Carnevale romano non può essere inghiottita nell’oblio. L’anima di un popolo ha bisogno del suo carnevale, come la verità ha bisogno di una maschera per svelarsi.

Di Marcello Veneziani

Marcello Veneziani. Giornalista e scrittore.

Commenti (4)

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Mostra commenti 4 caricati
    1. maghi 20 febbraio 2023

      il carnevale di Viareggio quest'anno mi è parso il suo fantasma e nel mio paese nemmeno l'hanno più fatto. Saranno gli eventi avversi nefasti del covid, sarà la crisi inflattiva, ma a me certe manifestazioni e tutte la manifestazioni di intrattenimento obbligato, quasi fossero un dovere personale e sociale le ho sempre sentite come una trappola psichica per squilibrati mentali, per impedire loro di ritrovare l'equilibrio interiore. E' il famoso effetto pifferaio magico. Quindi per me se sparissero dalla faccia della Terra tutti i carnevali, i sanremi, le balere, i Mc Donalds, bar e ristoranti sarebbe un bene, perchè qualcuno avrebbe la possibilità ritrovare sè stesso.

    2. LuxIgnis 21 febbraio 2023

      Una volta queste erano le feste (dal latino festus: gioioso, felice). Nel medioevo ce n'erano tante, quasi 1/3 dell'anno erano giorni di festa. Era il momento di svago, di gioco, di emancipazione dal lavoro e dalla consuetudine dalla vita quotidiana. Avevano un significato profondo e anche sacro. Poi pian piano sono diventate sempre di meno, e la festa è stata indirizzata, ufficializzata, omologata, spogliandola dei suoi significati originali. È diventata consumistica, non solo nel senso economico ma proprio perché si consuma come un caffè al bar. Rimangono per far divertire i bambini quando in origine erano per tutti, grandi e piccoli insieme in un gioco spensierato.
      Non si può non odiare le feste, perché non lo sono più. Non c'è né gioia né felicità in esse ma solo un guscio vuoto molto triste in fin dei conti.

    3. Luca VFR 22 febbraio 2023

      E sempre più vuoto.

    1. Chicxulub2.0 19 febbraio 2023

      A parte il trascurabile filosofo qui sopra, se volete sentire un'eco dell'atmosfera del carnevale romano leggetevi

      👉 ”La principessa Brambilla” di E.T.A. Hoffmann (1821) racconto magico esoterico

      👉 “Roma” di Gogol (1842), la storia di un principe romano pigro e disorganizzato che decide di diventare “efficiente” ma a quel punto Roma per non perderlo si attiverà magicamente nei luoghi, nella gente del popolo e in uno splendido finale con tramonto di fuoco sul Gianicolo…(suspense)

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