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CARL SCHMITT ALLE VONGOLE

DI MAURIZIO BLONDET
Effedieffe

«Sovrano è chi decide lo stato d’eccezione».
Se l’enunciato supremo di Carl Schmitt vale per tutte le situazioni (anche le farse), allora non c’è dubbio: abbiamo un sovrano.
E’ Silvio Berlusconi.
Come noto, egli ha dichiarato lo Stato d’eccezione-monnezza.
In Campania, è sospeso il diritto ordinario.
C’è una superprocura, un tribunale speciale alla monnezza.
Chiaiano, ha detto il sovrano, «è zona militare e sarà protetta. Coloro che si opporranno saranno perseguibili».
Militarizzazione della monnezza.
Allacciate le cinture, perchè comincia uno di quei periodi che il saggio cinese augurava ai suoi nemici: «interessante».
Non scherzo.
Quando uno evoca lo stato d’eccezione, la faccenda è sempre seria, gravida di prospettive e di pericoli.
Non importa che quel qualcuno sia personalmente ridicolo e Salame; comunque sia, evoca la sovranità nella sua forma elementare e fondativa.


Spiegazione per i più giovani, abituati a vivere nello Stato di diritto (o così credono).
Di norma, dice Schmitt, «non lo Stato è creatore del diritto, ma il diritto crea lo Stato; il diritto precede lo Stato».
Lo Stato non fa che essere il mediatore del diritto, prestargli la sua forza per applicarlo nella realtà.
Il capo di Stato o di Governo è egli stesso soggetto al diritto, «riceve la sua legittimazione dall’essere servitore del diritto».
Ma vi sono periodi di crisi, in cui «la normatività è impotente», per esempio a raccogliere la spazzatura a Napoli; allora la «normalità è sospesa»; e viene il momento in cui chi governa deve assumersi di sospendere la norma – dichiarando lo stato d’eccezione – per il bene della vita umana comune.
Non importa che sia il signor Mediaset: è comunque un atto di audacia politica.

Si può essere schmittiani senza saperlo, come quel commerciante di Molière a cui fu spiegata la differenza fra poesia e prosa, ed esclamò: «Allora io sono un prosatore senza saperlo», perchè scriveva lettere commerciali.
E’ proprio quel che avviene in Italia in questi giorni: nessuno pare aver preso coscienza di ciò che implica lo stato d’eccezione, anzi Napolitano – il supposto «custode della Costituzione» sospesa – pare favorevole, per non parlare dell’opposizione veltroniana.
Si entra in un periodo di «fondazione» con la mente torbida, il senso del diritto obnubilato.
I soli contrari sono i giudici ma – naturalmente – non per il motivo giusto, giuridico: lo sono per i loro interessi di casta. Temono di essere scavalcati, di essere privati di alcune loro «prerogative», e che si sia costituito un «precedente» per esautorarli.

Il che è verissimo.
Ma va notato che i più caldi a chiedere a Berlusconi la sospensione dell’autorità «legale» giudiziaria sono stati i sindaci e
i presidenti di provincia della Campania.
Perchè?
Perchè, per tenere puliti almeno i loro paesi hanno aperto discariche, che sono autorizzate a termine, per 180 giorni.
Al termine, essendo la situazione immutata, hanno continuato a scaricare lì: e sono stati immediatamente incriminati. Avviso di garanzia.
E’ un caso plateale in cui non solo la normatività è impotente, ma l’applicazione della legge diventa ostile alla vita, la rende impossibile.
Per questo si dirà in futuro che in Italia, i giudici furono moralmente responsabili dello stato d’eccezione, per la loro ottusità ad applicare «le norme» quando «la normalità» era da gran tempo, oggettivamente, sparita.
Da tempo, non c’era nessun sovrano.
Dai e dai, sono stati i giudici a suscitare un sovrano, e nel loro peggior nemico (1).

La necessità di un sovrano – che decide lo stato d’eccezione – è il fatto primario, elementare, della politica.
Tanto elementare che persino Berlusconi è stato in grado di enunciarne la giustificazione: «Le leggi devono essere adattate per far vivere meglio i cittadini, non sono un moloch assoluto».
Senza saperlo, ha parafrasato – e semplificato – una enunciazione di Schmitt, alquanto più tortuosa:
«Fin dove il diritto positivo è in grado di garantire la certezza giuridica e suscita una prassi univoca, la ‘conformità alla legge’ di una decisione è una prova della sua giustezza. Ma non appena certi elementi al di fuori del contenuto della legge positiva scuotono questa prassi e riescono a modificare questa legge nella sua validità fattuale, anche se per mezzo di una ‘interpretazione’, questa congruenza tra ‘conformità alla legge’ e giustezza della decisione cade; e un giudizio emanato contro il senso della legge può, ciò nonostante, essere giusto» (2).

E non è appunto questa la situazione in cui ci ha gettato da anni la magistratura come casta?
Gli arresti domiciliari allo zingaro ubriaco alla guida e quadruplice omicida sono un recente esempio di sentenza «conforme alla legge» e odiosamente ingiusta.
E’ solo un esempio fra mille.
Non si contano le «interpretazioni» delle leggi vigenti che le rendono inefficaci nella loro «validità fattuale», ossia che ne neutralizzano gli effetti che la società esige dalla legge – la punizione del reo, la protezione per l’innocente, la raccolta usuale della spazzatura.
Persino il questore Manganelli ha detto che c’è un indulto permanente in Italia, che la dittatura dei giudici ha avuto come risultato la non-certezza del diritto (e della pena).
E’ un’altra richiesta implicita di stato d’eccezione (3).

E’ questo il punto più gravido di rischi e di futuro.
Nella repubblica di Weimar, era l’intera società onesta a chiedere uno stato d’eccezione, che la facesse finita con una «legalità» che favoriva solo l’arricchimento di mascalzoni speculatori, e la corruzione della società stessa in mano ai parassiti. E qui da noi?
Le emergenze sono tali e tante, gli egoismi così intrattabili e incurabili, da richiedere per ciascuna una «decisione sovrana», extra-costituzionale: le tre regioni almeno dove sovrana è la malavita organizzata, lo stato della scuola, il parlamento pletorico e servo delle lobby, la burocrazia inadempiente strapagata (la Casta), i particolarismi che ostacolano e impediscono ogni progettualità, lo strapotere bancario e sindacale, la violenza idiota e corpuscolare delle tifoserie, l’abuso di massa di cocaina persino tra gli operai… ciascuna richiederebbe tribunali speciali con procedure semplificate e misure extralegali per licenziare, punire, obbligare a fare.
In nome della vita e a sua difesa.

Qui è il punto.
L’Italia richiede uno stato d’eccezione totale.
Una volta dichiarato uno stato d’eccezione, è quasi inevitabile la tentazione di dichiararne altri, tutti in sè necessari.
Non è ignoto che lo stato d’eccezione è la madre delle dittature social-nazionali, di «destra popolare» (4) nel senso che è il popolo a dare loro «mano libera».
Ovviamente, lo stato d’eccezione introduce nell’ordinamento giuridico un elemento di arbitrio assoluto da parte del sovrano (5).
Ma se il sovrano è Berlusconi, c’è il rischio di una dichiarazione di «stato d’eccezione televisivo», per salvare Emilio Fede dal satellite e mantenere il monopolio Mediaset.
Dico la verità: preferirei che ci fosse, al suo posto, un capo risoluto come Adolf Hitler.
Ma in politica si gioca con le carte che si hanno in mano, e in Italia abbiamo in mano scartine e veline.
La storia si ripete ancora una volta in forma di farsa.

Certo, staremo a vedere se Berlusconi è veramente sovrano nel senso schmittiano.
La casta giudiziaria ha mezzi potenti, i nemici sono potenzialmente tanti e tutti hanno dalla loro la «legalità».
Ci vogliono i cojones, e una certa vastità dell’intelligenza, cosa che è da dimostrare.
Ma non sottovaluterei l’influsso dello spirito dei tempi, il famoso Zeitgeist: c’è una tendenza mondiale alla sospensione della norma coi più buffi e lievi pretesti, dalla Cina all’America, la super-democrazia dove lo stato d’eccezione vige dall’11 dicembre 2001.
La cosa può durare.

Se i magistrati non fossero quegli ottusi difensori dei loro interessi che sono, non avrebbero dovuto combattere usando le «leggi» come bastoni; avrebbero dovuto esigere che lo stato d’eccezione a Napoli – la sospensione del diritto normale – avesse un termine temporale certo.
Non l’hanno fatto – ignari come sono della filosofia del diritto – ed è possibilissimo che la sospensione diventi permanente. Altra loro responsabilità.

Comunque sia, allacciate le cinture: si ballerà molto.
Il periodo è «interessante», la terra che abbiamo davanti, incognita.
Con uno stato d’eccezione, si sa come si comincia, ma non dove si finisce.
Come diceva Lenin: «Una rivoluzione senza plotoni d’esecuzione, è priva di senso».
Tutto sta a vedere chi ci finirà davanti.
E sarà un plotone di veline?

Maurizio Blondet
Fonte: www.effedieffe.com
Link: http://www.effedieffe.com/content/view/3405/169/
31.05.08

Note:

1) La cieca incomprensione del momento è dipinta dalla frase che Antonello Ardituro, esponente dell’associazione nazionale magistrati, ha pronunciato contro il decisionismo di Berlusconi: «Noi applichiamo le leggi. Le leggi possono essere adattate solo ai principii della costituzione». Ma le leggi sono fatte per l’uomo, non l’uomo per le leggi. In questo senso Schmitt esalta «l’invincibile potenza politica della Chiesa cattolica romana», per la quale la legge deve essere «amica della vita», ossia reggitrice benevola di un uomo da amare, ma che sa guastato dal peccato originale. L’accento va posto ovviamente sul «romana»..
2) Carl Schmitt, «Gesetz und Urteil», Munchen, 1969..
3) «Uno Stato continuamente agitato fra lotte di ceti e classi si trova per sua natura in uno stato d’eccezione permanente, e il suo diritto è anch’esso, fino all’ultimo comma, un diritto d’eccezione» (Carl Schmitt, Die Diktatur)..
4) I totalitarismi di sinistra non sentono mai il bisogno di dichiarare lo stato d’eccezione, perchè questo è ancora un concetto del diritto, di cui appunto rappresenta un’eccezione. I totalitarismi di sinistra sostengono che il diritto è solo «violenza della borghesia sul proletariato», e perciò ne fanno a meno. Si situano al disotto delle leggi, per restare nel livello amministrativo-burocratico. Lenin per esempio abolì la pena di morte giudiziaria, e subito la morte venne comminata a milioni «in via amministrativa» – come da noi si danno le multe per divieto di sosta – senza difesa legale per l’imputato nè indagine oggettiva sulle sue colpe. Non a caso la sedicente dittatura del proletariato fu, fin dall’inizio, una dittatura della burocrazia (la Casta). Anche l’Unione Europea si situa volontariamente sotto il livello politico, si vuole pura amministrazione.
5) Carl Schmitt aveva previsto questa obiezione, e indica come sottrarre la decisione all’assoluta discrezionalità del soggetto personale. Come? «Con una sorta di modificazione pragmatistica dell’imperativo morale kantiano: «Tu devi prendere una decisione… Decidi secondo quella massima che tu consideri possa essere accettata come regola generale. La decisione così presa (dal ‘sovrano’) colma la rottura tra la norma e il caso concreto ricostituendo nello spazio vuoto la corrente prassi giuridica, cioè l’ordine esistente» (Michele Nicoletti, «Trascendenza e potere», Morcelliana, 1990, pagina 27). Ciò si applica benissimo al caso monnezza-Napoli: anche là s’è prodotta (per i magistrati) una rottura tra la norma e il caso concerto, e la «decisione» (stato d’eccezione) extralegale, ricostituisce l’ordine necessario.

Pubblicato da Davide

  • dotaste

    Complimenti a Blondet per questo articolo, con il quale, filosofeggiando, pretende di darci lezioni sul modo di fare politica a spese del popolo; in ultima analisi ciò che dice è profondamente ingiusto perchè è invece fondamentale chi fa un’azione di forza: come si può prendere sul serio un Berlusconi che ha sempre fatto quel che voleva a suo vantaggio facendo salsicce delle leggi, col solo scopo di favorire i suoi interessi? Per non parlare dell’affermazione su Hitler, che conferma l’estrema vena nazistoide di Blondet. E perchè poi non si esercita la stessa durezza sui veri nemici della popolazione come mafia e camorra?E’ facile prendersela con dei poveracci che difendono le poche cose che hanno. Questo odio per il popolo è tipico, questo è vero, dei dittatori, per cui è incoraggiante la protesta della magistratura, perchè, una volta messale la museruola a Napoli, il Berlusca si potrebbe sentire autorizzato a farlo ovunque.Il fascismo delirante di Blondet ha l’odore della fogna del ventennio e del nazismo. Non serve la forza, ma il dialogo, come dimostrato dai secoli di storia. Possibile che Blondet non se ne renda conto? Penso purtroppo che alcune persone siano affascinate oltre ogni logica dall’uomo forte, che poi è quasi sempre uno che fa il finocchio con il sedere altrui.Blondet è uno di questi.

  • eresiarca

    Hitler, non Mussolini…
    secondo me la scelta del “dittatore” non è a caso, tanto più che ci stava bene proprio Mussolini in un articolo che parla del caos italiano.

  • eresiarca

    Non sarei così lapidario su Blondet, che, a quanto mi risulta, è una delle poche ‘penne’ davvero libere in circolazione. Blondet scrive anche cose “sensate”, dando forma letteraria a molte sensazioni dell'”uomo della strada”.
    Inoltre è un “cattolico” (che tra l’altro ha scritto pagine oneste sull’Islam), non un “nazista” e tanto meno “fascista”.
    E’, invece, “di destra”, e su questo non ci sono dubbi, anche se molte sue posizioni, di volta in volta, non sono catalogabili come “di destra”. Però ammira Berlusconi ed è visceralmente anticomunista nella misura in cui è per la “libertà”: di qui il suo astio verso i giudici (che non sono certo la moralità incarnata: cos’hanno fatto, in quanto casta, per difendere la Forleo e De Magistris?).
    Comunque anche a me questo non pare uno dei migliori articoli di Blondet.

  • loco

    E’ evidente che hai interpretato tendenziosamante le parole di Blondet. Se avessi conosciuto il pensiero del grandissimo filosofo politico tedesco Carl Schmitt, avresti apprezzato l’audace ed intelligente parallelismo con lo stato-monnezza a Napoli e tutte le situazioni paradossali di questo paese. Ma come in molti fanno, ti fissi sull’esempio, sull’aneddoto provocatorio, non cogliendo invece, la sincera ed intelligente analisi di Blondet. Quello che dice é completamennte vero, l’Italia, in certe regioni richiede un intervento extra-legale della legge, perchè appunto si tratta di regioni dove lo stato ha abdicato da tempo. E chi ostacola questo intervento è proprio quell’organo che invece di difendere il suo ruolo di casta, dovrebbe conciliare le manovre e l’operato degli organi governativi periferici e centrali. Ma questo, nel paese dove l’odio di classe è stato sostituito dall’ “Odio di casta”, è praticamente impossibile..
    L’Italia é un paese “Out of control”. L’unico modo per ristabilire una situazione di “NORMALITA” è intervenire con metodi extra-costituzionali. E se l’instabilità sociale ed il disordine urbano sono così’ palesi come quelli che viviamo sotto i nostri occhi, é sensato e salutare ricorrere ad una legislazione di emergenza; se si hanno dei dubbi al riguardo, la saggezza del Diritto romano e della filosofia del diritto, ci aiuta a scioglierli.
    E’ il popolo a richiedere tale stato di emergenza, é la società civile ad essere insofferenze e a patire tutte le disfunzioni di questa nazione allo sfacio. Il contesto sociale é tipico, come la storia ci ha insegnato, di quelli che portano a soluzioni politiche a carattere social-nazionale.
    E “Destra popolare” sia.. non importa chi siano gli agenti politici, con o senza Berlusconi..

  • Lestaat

    Evidentemente non hai capito proprio l’articolo.

  • victorserge

    Il signor blondet ha espresso un’idea forte a riguardo di come e perché si dovrebbe imporre l’ordine e la disciplina.
    Purtroppo l’imposizione forzata dell’ordine e la disciplina non creano affatto le basi per una regolazione degli affari interni a una nazione bensì è solo la resa dei conti del potere contro coloro che al potere possono solo essere soggetti.
    Il problema principale invece è che occorre il coraggio del dialogo e di dialogare i nostri politici non sono capaci, non hanno la cultura del dialogo, essi possiedono solo la cultura della forza contro la ragione.
    Sappiamo che la forza produce risultati certi, mentre la ragione implica sempre interrogativi quotidiani che producono un senso di irresolutezza nei riguardi dei problemi.
    I giudici pertanto non fanno che applicare la legge, che anch’essa è il prodotto della forza e non del dialogo e quindi della ragione ed per questo che essi molto spesso la usano come una clava per stendere i deboli e rafforzare i forti.
    Infine, se nelle democrazie del 21 secolo dobbiamo ancora aspettarci l’uomo forte per risolvere i problemi significa che abbiamo un retroterra culturale e sociale e giuridico invariato rispetto al periodo tra le due guerre mondiali.
    Non abbiamo fatto un passo in avanti, abbiamo problemi diversi da 70 anni fà eppure tendiamo a proporre sempre le solite soluzioni, sempre all’impronta dell’autorità.
    Siamo governati dalla noiosa imbecillità di uomini corrotti e privi di cultura del dialogo e del rispetto per tutto ciò che ci circonda; ma il peggio è che ci sono uomini del giornalismo e della cultura che per moneta gli tengono il desco.
    Che tristezza!!

  • IVANOE

    Al di fuori di tutto quello che si è detto resta il problema: napoli si è trasformata in un immenso campo nomadi.
    E sarebbe veramente singolare se tutti gli abitanti di napoli non ascoltati e ormai completamente travolti in un lup senza fine, si trasferissero armi e bagagli a Roma.
    Qunti sono ? 800.000 – 1.000.000 ? Ecco se improvvisamente diventassero dei nomadi visto che vengono cacciati dai loro “campi” si trasferissero nelle piazze romane sommergenodole ?
    Che dite sarebbero ascoltati a quel punto ?

  • Zret

    Lo stato è sempre lo strumento d’oppressione di una classe sulle altre. In questo Marx non si sbagliava. E’ già lo stato ad essere al di fuori della legalità. Lo stato non siamo noi. Dal superamento dello stato-Leviatano potremmo trarre solo vantaggi. Lo stato non siamo noi. Inoltre è tutto creato ad arte per distruggere le residue libertà. Purtroppo un potente piccolo piccolo, come Berlusconi, ha trovato il suo panegirista.

  • xl_alfo_lx

    Adesso vuoi farmi credere che lo Stato per la prima volta prende possesso del suo territorio combattendo la malavita? Ma non mi far ridere!

    Il consiglio dei ministri è diventato il consiglio di amministrazione unito delle multinazionali. Lo Stato deve usare la forza contro chi inquina e non contro chi protesta.

    Come può essere credibile il governo se viola costantemente le più elementari norme legislative?!?? E’ concepibile che sia lasciato libero di stuprare un territorio? E’ ammissibile che la risoluzione dell’emergenza sia affidata all’omicida, sarà così salutare?? E’ fin troppo palese che questi metodi extra-costituzionali sono atti a perseguire, con tranquillità e con la complicità dell’informazione, i loro malvagi obiettivi. Sono proprio loro che hanno creato l’emergenza ad hoc in modo da trarne vantaggio, sabotando la raccolta differenziata e i cdr mai utilizzati, acquistando anni prima, ad un prezzo superiore a quello di mercato, le cave dismesse tanto amate dai commissari e dai camorristi. Per non parlare del segreto di Stato sull’energia, mi ritroverò qualche giorno senza saperlo, scorie radioattive sotto il culo alla faccia della costituzione. L’uso della forza è ammissibile soltanto in un Stato trasparente, ma soprattutto incorruttibile. Posso io fidarmi di questa nazione quando è guidata da una rete di complicità politico-indutriali e camorristiche?!?!? E’ Il decreto dell’impunità che vanificherà tutti i processi contro la malavità organizzata, contro i loro amichetti. Ma di quale casta stiamo parlando?

  • xl_alfo_lx

    Se non c’è la certezza della pena non è colpa del legislatore ma della dittatura dei giudici che applicano le leggi fatte dai fuorilegge, sarà colpa dei giudici se i reati economici vanno tutti in prescrizione, sarà per quello!!

  • xl_alfo_lx

    Io sono un lettore di Blondet, molti dei suoi articoli sono illuminanti ma alcune volte ti fa cadere le braccia a terra, soprattutto quando è costretto ad analizzare una realtà che non conosce o è carente di informazioni. Allora lì che da il meglio di sè con generalizzazioni e luoghi comuni.

    Sarei d’accordo in linea di massima ma la situazione è invertita: è il popolo che necessita della mano forte contro gli interessi particolari e che si sta affidando all’Unione Europea e alla magistratura come unica ancora di salvezza per il rispetto delle regole e contro la legalizzazione diabolica dei reati commessi dalla camorra e contro l’impunità di quel comitato d’affari che ancora agisce indisturbato in Campania