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CARA DELFINA

DI MAURIZIO PALLANTE
Decrescita felice

Cara Delfina,
ieri mentre accompagnavo per mano Gennarino a scuola siamo passati davanti a una catasta di sacchetti di munnezza che fetevano in modo insopportabile. U guaglione s’è messo nu fazzoletto innanz’o naso e ha detto: «Ohi pà, ma quanta ne facimme ogni giorno! Ciavimme troppe cose. N’avissimo meno, ne buttassimo meno».
«Ma come – gli ho risposto – va bene che non sai ancora leggere, ma su tutti i giornali c’è scritto che i prezzi degli alimentari sono aumentati del 4,8 per cento e molte famiglie con i soldi delle buste paga non ce la fanno ad arrivare alla quarta settimana».
«E se le buste paga aumentassero, la gente comprerebbe più cose?».
«Certo – gli ho risposto – ma che domande mi fai?».
«Ma se comprasse più cose farebbe ancora più munnezza».

Sono rimasto basito, Delfina. Nu guaglioncello di sei anni che fa questi ragionamenti. Ha ragione sua madre a dire che un’intelligenza così si trova raramente. Ma non è finita qui. Dopo un minuto di silenzio ha aggiunto con aria pensierosa: «Se comprando meno cose si fa meno munnezza e si vuole diminuire la munnezza bisogna anche fabbricarne di meno».

Ti giuro che non ho saputo cosa rispondergli. Sono rimasto lì con l’aria assente mentre mi ritornava in mente un minuetto tra il segretario generale della Cgil e il segretario generale del Pd che avevo appena letto su Repubblica. Se i giornali fossero sonori, come il cinema odoroso del mondo nuovo di Huxley, quel resoconto avrebbe avuto un sottofondo di musica barocca veneziana. Senti:
«Parlano l’uno dopo l’altro. Caro Guglielmo, grazie per aver difeso dagli attacchi il programma del Pd che, al primo punto, invoca (invoca!) lo sviluppo. Caro Walter, quelle critiche mi sono apparse davvero strane: che altro bisogna mettere in cima ai progetti se non la crescita di questo paese? Veltroni sentitamente ringrazia, Epifani ricambia, “stai facendo bene”. […] Ma da che parte arrivano quei siluri che hanno tanto sorpreso i due? Il leader del Pd punta il dito, e accusa: il “conservatorismo di sinistra” rischia di ingessare tutto. “Non solo quello di destra ma c’è anche quello di sinistra, che per troppo tempo ha pronunciato la parola “difendere”. Il conservatorismo è la tragedia del nostro paese”».
Dovevo avere proprio un aspetto imbambolato mentre mi sforzavo di capire per quale motivo la parola difendere fosse così inaccettabile, per quale mai ragione la parola conservatorismo potesse essere considerata il contenitore di tutti i mali, la sentina di tutte le ottusità. Conservare una cosa buona come può essere una tragedia, la tragedia del nostro paese? Difendere i deboli come si può considerare un ingessamento e di che cosa?

Dovevo proprio avere un’aria assente, perché Gennarino mi ha dato uno strattone alla mano e ha detto: «Ohi, pà, ma non vedi che siamo arrivati a scuola?». Eravamo davanti al portone e io continuavo a camminare dritto come un automa. Siccome eravamo un po’ in anticipo, gli ho chiesto se aveva fatto i compiti. «Sì, mi ha risposto, ieri mattina la maestra ci ha parlato dei bambini africani che non hanno da mangiare. Ci ha fatto anche vedere delle fotografie. Sembrano scheletrini con gli occhi fuori dalle orbite. Che pena, pà, ma come si fa a essere così poveri?».
«Non hai sentito padre Zanotelli domenica scorsa in parrocchia? Sono poveri perché noi occidentali, approfittando della nostra forza gli togliamo il necessario per alimentare il nostro superfluo». Ci ha pensato un po’ e poi mi ha risposto: «Vuol dire che se si facessero le parti più giuste, se noi smettessimo di avere troppo e loro troppo poco, ci sarebbe anche meno munnezza qui a Napoli?».

Ci credi, Delfina, che mi è venuto l’impulso di prendere per il cravattino quei due geni del minuetto e mandarli a scuola da Gennarino? Soprattutto quello che accompagnava gli studenti romani in Africa e ha raccontato pubblicamente di voler smettere con la politica alla fine del suo mandato da sindaco per andare ad aiutare gli africani a uscire dalla povertà. Se invoca (invoca!) lo sviluppo, se in cima ai progetti che altro si può mettere se non la crescita di questo paese, non continueremo a togliere il necessario ai popoli poveri per riempirci di quantità crescenti di munnezza che non sappiamo come smaltire?

Iddio, ce lo diceva sempre la buon’anima di tua madre, tra i tagliolini e il bollito le domeniche che venivo a pranzo da voi quando facevo il militare a Cuneo, acceca quelli che vuol perdere. Più tempo passa e più mi convinco che la rovina di questo paese è stata causata dall’abbandono della sapienza dei vecchi e la sua riscoperta è l’unico modo per risolvere i problemi che ci stanno distruggendo. Solo nel conservatorismo ci sono potenzialità di futuro, mentre non ce ne sono nella smania di cambiare e innovare. Più tempo passa e più mi viene voglia di venire a vivere nelle vostre valli. Autostrade e inceneritori lì non hanno mica intenzione di farne?
Un abbraccio dal tuo Totò

Maurizio Pallante
Fonte: www.decrescitafelice.it
Link: http://www.decrescitafelice.it/?p=105
11.05.07

Per il duetto Veltroni-Epifani, cfr. Umberto Rosso, Veltroni “No ai conservatori di sinistra”, la Repubblica, 25 febbraio 2008, pag. 4

Pubblicato da Davide