CANE, PRINCEPS

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

Principe,
quale meraviglia e quale onore, aver appreso che ci allieterà, al prossimo Festival di Sanremo, con la sua presenza. Mancava, veramente ci mancava.
L’aver saputo, poi, che non sarà presente come ospite bensì come concorrente, ci ha esaltato il cuore: l’erede al trono d’Italia che scende fra gli umili mortali per concorrere – senza raccomandazioni, beninteso! – con le migliori ugole d’Italia! Un solo dubbio: al suo ingresso sul palco, suoneranno la Marcia Reale?
Leggendo la sua confessione, maturata prima di prendere la ferale decisione, l’emozione ci ha sopraffatto: ha scritto lei stesso la canzone che canterete! Lei, Pupo ed il tenore Luca Canonici: speriamo, almeno, nel tenore.
Visto che è precipitosamente corso a Parigi per prendere lezioni di musica – lo sa che, un tempo, il Belpaese era la terra della musica? – e quindi non ci ascolterà, preso come sarà fra la chiave di tenore e qualche bequadro che “scappa” sempre, spiegheremo noi, con umiltà, la nobile decisione.

Lei ha scritto una canzone mentre era a Roma a preparare, con l’immancabile Pupo, una serie di trasmissioni televisive chiamate “I Raccomandati”. Proprio lupus in fabula, è il caso di dirlo.
Così, nelle solinghe serate romane – ha provato a telefonare a papà? Se era solo…beh…lui è nel “giro” e qualcosa le rimediava…– ha preso carta e penna ed ha scritto una testimonianza…ma che diciamo…un’ode all’Italia, Paese amorevole, gioioso, comprensivo…di tutto di più. Titolo, ovvio: “Italia amore mio”.
Poi, al ristorante, l’ha fatta leggere a Pupo il quale – subito esaltato dal real libretto – ha preso la chitarra e ne ha tratto un’ode celestiale, tanto da farla correre subito a Parigi dalla maestra di piano. Certo, con un critico musicale come Pupo, non si possono fare brutte figure. Confidiamo, nuovamente, nel tenore.

Dato che lei – ci permetta – è appena entrato nel mondo della musica e della canzone, la vorremmo rassicurare: già parecchi anni or sono, un menestrello genovese – tal Ivano Fossati – aveva sentenziato che, oggi, “fare tutto è un’esigenza”. Sicché, non ha troppo da preoccuparsi per la sua esibizione: possiamo anticiparle che, sicuramente, negli anni abbiamo ascoltato cose ben peggiori.
Ciò che più ci incuriosisce – Principe – sono i contenuti dell’ode italica da lei vergata, perché ci chiediamo quale Italia avrà visto: ma, l’ha vista – lei – l’Italia? Sa almeno leggere l’italiano? Lo speriamo vivamente.

Eh sì, perché questo Paese comprensivo, dove tutto s’aggiusta sempre, è lo stesso dove è stato fatto scendere dal treno un handicappato grave (senza braccia!) poiché non era riuscito a comprare il biglietto alle macchinette a terra. Sì, Principe, fatto scendere anche se mostrava, nel taschino, i soldi per pagare il biglietto! Se vorrà prendere atto del misfatto, legga, legga il collegamento in nota[1] .
Le Ferrovie si sono scusare, sì, ma solo per “l’eventuale” umiliazione subita: “eventuale”. Ha capito, Principe? Provi lei a prendere un treno senza braccia e vedrà quali “eventualità” incontrerà sulle Ferrovie Italiane e questo – è bene dirlo – non per sola colpa del personale, ma soprattutto per i “lavaggi del cervello” che subiscono affinché non vada perso manco un centesimo. Se, poi, il treno ritarda di mezzora, che problema c’è? Nei piccoli paesi s’aspetta, come nei giorni scorsi, a -10° con le stazioni chiuse. Se il treno ha due ore di ritardo, lo si sopprime, così il problema è risolto: uno spunto per una nuova canzone?
Se vorrà fare un intero ellepi – mi creda – di materiale ce n’è, in abbondanza.

Recentemente, la Corte dei Conti[2] (che qualcuno vorrebbe eliminare o depotenziare) ha comunicato che le truffe ai danni dell’Unione Europea, quest’anno, sono state pari a 153 milioni di euro. Il trucco, caro Principe, si spiega in breve.
Siccome i finanziamenti che utilizzano i fondi europei – e questo solo in Italia – devono “passare” all’approvazione delle Regioni e delle Province, è chiaro che ciascuno vorrà la sua parte. Se, ad esempio, chiedo un finanziamento per impiantare un panificio e devo corrispondere il 20% a Caio, il 15% a Tizio ed il 10% a più Semproni, alla fine mi resteranno giusto i soldi per fare un capannone. E il resto? Non arriverà mai! Viaggi, percorra l’Italia dei capannoni abbandonati, è da decenni che se ne costruiscono, ovunque! Poi, provi a cantarla. Suggeriamo il titolo “Due cuori e un capannone”, ma siamo certi che l’amico Pupo saprà far di meglio.

Speriamo che lei abbia trascorso un sereno Natale: noi, italiani, abbiamo atteso trepidando la tredicesima per metterla da parte per il mutuo, mentre il Governo ha incassato quasi 5 miliardi dallo “Scudo Fiscale”. Non conosce il termine? Glielo spiego in un attimo.
Un certo signor Tremonti, che da quasi un decennio gestisce l’economia italiana, lasciò per anni che gli italiani – non tutti certo, solo i ricchi, quelli che grazie alla false fatturazioni riescono a frodare il fisco – portassero i loro “sudati” risparmi nei paradisi fiscali. Poi venne la crisi finanziaria, e quei soldi servivano in Italia: che fare?
Presto fatto: basta pagare il 5% e tutto rientra, compresa la non perseguibilità dei reati fiscali commessi su quei soldi! Il giochino, poi, proseguirà quando quei soldi – in Italia – avranno fruttato: invece di pagare circa il 40% di tasse, li esporteranno nuovamente all’estero! Ogni volta, un 35% secco di guadagno!

Ma torniamo all’Arte, quella con la “A” maiuscola, al 60° genetliaco del Festival della Canzone Italiana: già, canzone…comprendiamo che, per i suoi nobili natali, sia stato concesso uno strappo alla regola.
Un tenore, eh, Principe?
No, non dica che è già successo, perché Canonici non è certo Pavarotti ma, soprattutto, lei tutto ci sembra meno che Zucchero o Sting: non mescoliamo la farina con la crusca, per favore.
Inoltre, dovremmo domandarci quanto questo Festival della Canzone Italiana sia veramente degli italiani, oppure sia una vetrina del peggio.
Eh sì, Principe, perché mentre lei era lontano dall’Italia, affaccendato con le sue banche svizzere, qui in Italia una bella stagione di canzoni e di musica l’abbiamo avuta: lei non sa nulla, vero? Ma, Pupo, non le ha raccontato niente? Ah, forse perché gli sarebbe stato difficile rispondere alla sua domanda, ovvero: “Ma tu, Pupo, dov’eri?”
Già, dov’era Pupo? Avevamo di meglio.

Ora che è libero fringuello e gira per l’Italia, potrà toccare con mano che in tante cittadine liguri (e non solo) fioriscono piazze, vie, piazzette…dedicate a Fabrizio De André. Speriamo che lei, leggendo, non rammenti il Manzoni e lo parafrasi, al punto di chiedere a Pupo “chi era costui?”, perché tutti gli italiani lo sanno. Ma…sa chi fu Alessandro Manzoni?
Le basti sapere che De André è considerato uno dei maggiori poeti italiani del ‘900: per qualcuno il migliore, per altri se la gioca con Montale. Non sono certo queste “graduatorie” ad interessarci: roba da Festival di Sanremo. No, qui si parla d’Arte, al punto che Fernanda Pivano – allieva di Cesare Pavese – giunse a dire che “Bob Dylan era il De André americano”. Il che, soppesando i parallelismi fra le due culture, non fa una grinza.

Oppure, digiti su Google “cantastorie di Pàvana” ed osservi cosa esce: clicchi pure in alto, sul primo collegamento.
Francesco Guccini rimane il testimone di una generazione e della sua storia, ma seppe andar oltre, seppe congiungere le generazioni, le storie, le vite, i luoghi. Anch’egli amava l’Italia…oh, come l’ha amata…ma si è ritirato nel suo eremo di Pàvana, sull’Appennino a lui caro. Scrive, ogni tanto pubblica qualcosa, storie che non sono mai noiose o scontate.
Entrambi non ebbero mai la pensata di scrivere un’ode all’Italia, eppure l’amarono nei loro versi.

Chi invece la scrisse una canzone per l’Italia, “l’Italia liberata”, fu Francesco de Gregori, ma non so se si riconoscerebbe in quelle rime: lei, è uno svizzero prestato a casa Savoia. Dalla quale ci “liberammo”.
Così come non potrebbe mai comprendere un verso di De Gregori come “…confonde la giustizia con il Carnevale…”: vero che non le dice nulla? Eh, lo crediamo bene: lei non sa chi è Corrado Carnevale, il giudice ammazzasentenze!

Sarebbe ingiusto ricordare solo questi tre cantautori, perché ve ne furono tanti altri: il “professor” Vecchioni, il quale ricordava agli eroi che “giunti al mare, non c’è più nulla da conquistare”, il raffinato musicista genovese Fossati e la sua “Pianta del tè”, il menestrello Branduardi, il giullare Dalla, che si divertì a toccare i vertici della poesia in “Com’è profondo il mare”. E poi tanti altri…la ricerca di una musica rock italiana: la Premiata Forneria Marconi, gli Area…la canzone popolare…i Tazenda, la Nuova Compagnia di Canto Popolare e tutta la “banda” napoletana, dai Bennato a James Senese, da Alan Sorrenti a Pino Daniele…
E quanti, quanti ne dimentichiamo!

Come dice, Principe, a quanti festival della Canzone Italiana parteciparono? Quanti vinsero?
A parte qualche fugace apparizione, quasi nessuno di quelle persone salì sul palco dell’Ariston, almeno in quegli anni. Per lei non significherà nulla, ma s’immagina – all’indomani della tragedia di Seveso – se Antonello Venditti avesse lanciato alla platea dell’Ariston il suo “risarciteci i cuori!”? Lei sa cosa fu Seveso, vero?
No, Principe, per loro ci fu sempre e soltanto la “riserva indiana” del Premio Tenco per la canzone “d’autore”. Ma, se la logica non m’ha completamente abbandonato, quando si definisce “canzone d’autore” quella del Tenco, dovremmo chiederci: all’Ariston, cosa va in scena? Il festival dei figli di nessuno? Tertium non datur. O no? Capisce il Latino?

Così è la storia – Principe – e, se avrà modo di capire un po’ di più l’Italia, comprenderà che questa nazione ha completamente cancellato una generazione, ovunque: dalla politica alla canzone, in egual modo.
Siccome quei grandi nomi avrebbero, con la sola loro presenza, oscurato chiunque – perché erano poeti – si decise che quelli erano dei “pazzarielli”: sa, Principe, cos’è per Napoli “O’ Pazzariell’”?
E’ una persona che, in quanto assunto come pazzo, può raccontare la verità: tutto qui. E, siccome questo è il Paese del quale uno dei suoi più grandi scrittori – Leonardo Sciascia – sentenziò che è “senza memoria e senza verità”, tutto ciò che è vero dev’essere confinato, giacché non si può assumerlo come falso, ma nemmeno si può raccontare. Un Limbo? Faccia lei.

Perciò, quando salirà sul palco dell’Ariston, rammenti queste parole e rifletta sul destino che questo Paese – da lei, a suo dire, tanto amato – le ha riservato: un posto di serie B, per quelli che di serie A non potranno mai essere. Cane, Princeps.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link. http://carlobertani.blogspot.com/2010/02/cane-princeps.html
8.02.2010

[1] Vedi: http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/cronaca/ragazzo-braccia/ragazzo-braccia/ragazzo-braccia.html
[2] Vedi: http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/politica/fondi-comunitari/fondi-comunitari/fondi-comunitari.html

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte

16 Commenti
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Tonguessy
Tonguessy
8 Febbraio 2010 1:25

Viva FERDS! (Filiberto Emanuele Re Di Sanremo)….

Eli
Eli
8 Febbraio 2010 2:00

Il pupotto poco nobile, almeno quanto la sua schiatta, essendo della generazione delle Noemi e delle D’Addario, era indeciso fra la politica e lo spettacolo. Inserito nelle candidature UDC per le scorse elezioni (partito di bocca buona, che una candidatura non la rifiuta a nessuno), è stato solennemente trombato dagli italiani che voleva ammaliare col suo fascino borghese ma non troppo. Ecco perché il suo esordio nel mondo dello spettacolo. Ha vinto una gara di danza . Ora canta. Ha capito da quale parte si entra nel mondo politico. Anche perché un seggio in parlamento è un posto fisso con emolumenti ricchissimi e privilegi infiniti, mentre questi spettacoli sono saltuari, bisogna lavorare un sacco, pagano bene ma poi occorre risparmiare nei mesi di magra. Emanuele Filiberto ha affermato:” Ho dovuto lasciare il mio posto in banca per venire in Italia”. Non te lo abbiamo chiesto noi, carissimo Fili. Manca solo un passaggio al Grande Fratello, e sarai pronto per lo scranno in parlamento. Sai com’è, il trash rende molto popolari. Trovo patetici i presentatori RAI che lo chiamano Principe, e supini quelli che nominano Principessa sua moglie. Principi del Regno che non c’è, borghesi assetati di guadagni facili, alimentatori di… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
8 Febbraio 2010 2:22

” Ho dovuto lasciare il mio posto in banca per venire in Italia”
Se ne tornasse nel caveau (uomo delle caveau?).
Resto sempre dell’opinione che il savoiardo affogato nello champagne è la morte sua.

MonnaLisa
MonnaLisa
8 Febbraio 2010 2:32

Dici bene Tonguessy ! Condivido.

CarloBertani
CarloBertani
8 Febbraio 2010 5:02

Cari amici, Ho scritto questo articolo per due ragioni: perché ogni tanto fa bene sorridere un po’, e perché questa storia di una generazione di poeti e cantautori gettata nella spazzatura m’ha sempre fatto girare i cosiddetti. E’ mai possibile che in un Paese dove fioriscono così tante menti fertili, si debbano emarginare i migliori? Non è una cosa di poco conto, sulla quale passare con un’alzata di spalle. Forse che Pasolini (od altri) ebbero miglior fortuna? Quando un Paese non solo non accetta, bensì distrugge il meglio dell’Arte (riflettiamo sulla chiusura delle orchestre) sta tagliando il ramo sul quale è seduto. Si tratta di un’operazione sordida, portata avanti scientemente nel tempo: cancellare la cultura che critica (che è, guarda caso, di gran qualità) per far posto al regno degli ignavi che abbiamo oggi. Dei quali, l’insipiente principe è solo l’ultimo epigone. Mi chiedo – distrutta la cultura – cosa rimarrà: un popolo infelice, che vaga nei supermercati e ride a comando mangiando pop corn di fronte alla televisione? Un film già visto grazie a Michael Moore. So di non aggiungere niente di nuovo, ma non so se questa riflessione sia stata abbastanza approfondita: i cantautori non furono gente “eccentrica”.… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
8 Febbraio 2010 5:19

cancellare la cultura che critica, caro Carlo? Magari fosse solo così (e lo dico con una certa amarezza).
Il tentativo è di cancellare la cultura tout-court. Basta pensare a storia e geografia che stanno per essere abolite nelle nostre scuole.
Il motivo è semplice: per essere assunto come magazziniere o come operatore di call-center adesso ci vuole la laurea. Tanto vale rendere le cose più semplici, no? Si abolisce l’insegnamento (un po’ alla volta se ne andranno anche le altre materie) e si PAGA per ricevere la sacra unzione dall’apparato universitario che darà diritto, appunto, al posto di magazziniere. Ammesso che all’avvenuta laurea la crisi voluta dagli economisti-finanzieri-banksters non abbia già fatto fuori tutti i magazzini oggi ancora esistenti.
Stiamo ritornando a “finchè la barca va”. Anzi, non ci siamo mai veramente mossi da lì. Pavese e Tenco mica si sono suicidati per caso. Il mercato chiede sempre nuove droghe per essere sostenuto. Il savoiardo va benissimo per Sanremo. Gli auguro tanto champagne da affogarsi. Per l’inaugurazione non sarebbe possibile spaccargli una bottiglia di champagne in testa tipo varo di nave? Sarebbe di buon auspicio.

Santos-Dumont
Santos-Dumont
8 Febbraio 2010 6:54

Se ne tornasse nel caveau (uomo delle caveau?)

“Uomo delle caveau” merita un’ovazione e la registrazione negli annali, ROTFL.

vic
vic
8 Febbraio 2010 8:16

Oggi siamo finiti in un canile d’alto bordo. Vediamo d’intervistare qualcuno. V: Buongiorno signore. Umberto D.: Buongiorno. Magari puo’ aiutarmi. V: Le e’ sfuggito il cane vero? Umberto D.: Proprio cosi’, un bastardino chiazzato, intelligente, si chiama Flike. L’ha visto per caso? V: Mi dispiace, ultimamente guardo poco i cani. Umberto D.: Come mai? V: Preferisco i gatti, anche se da ragazzo giocavo spesso coi cani dei miei zii. Umberto D.: Sono cambiati i cani, non trova? V: Non sono un intenditore, come le dicevo. Pero’ ho anch’io la stessa impressione. Umberto D.: Flike! Flike! Mi senti? Sono qui. V: Forse non l’hanno portato al canile. Secondo me e’ meglio per lui star fuori dal canile. Umberto D. (pensieroso): Si’, ha ragione. Forse e’ al parco. Ce lo portavo spesso. V: Ha un ululato intonato il suo Flike? Umberto D.: Intonato? Non c’ho mai fatto caso. Emette dei guaiti molto teneri se vede una cosina che gli piace. Senno’ abbaia contro gli sconosciuti. Intonato, non saprei. Perche’? V: Perche’ potrebbe iscriverlo al piu’ grande festival di canzone canina del mondo! Umberto D.: Accipicchia, potrei istruirlo un po’, allenargli l’ugola. Flike impara tutto al volo. Ma prima devo ritrovarlo. Flike! Flike!… Leggi tutto »

Nellibus1985
Nellibus1985
8 Febbraio 2010 8:36

Ci mancava solo il Savoia a quell’orrenda sceneggiata che si ostinano a riproporre anno dopo anno. Piena sintonia con Carlo Bertani. Saluti.

Eli
Eli
8 Febbraio 2010 10:48

Tonguessy, grandiosa la battuta. Ma che devo fare se a me i savoiardi non sono mai piaciuti? Posso limitarmi allo champagne da solo?

mat612000
mat612000
8 Febbraio 2010 11:29

Tutto giusto. Però è un dsicorso che può essere fatto al 99% dei cantanti che parteciperanno a Sanremo. Non capisco perchè colpevolizzare il Savoia più degli altri.
Non che lo voglia difendere però non lo vedo nemmeno particolarmente rappresentativo del menefreghismo dei nostri “artisti”. E’ in sintonia. Niente di più e niente di meno…

dr34m1ng
dr34m1ng
8 Febbraio 2010 11:40

Chissà perché proprio storia e geografia…

radisol
radisol
8 Febbraio 2010 12:30

Si, vabbè, ma che l’ultimo erede della impresentabile dinastia Savoia sia presentato ad una kermesse popolare da almeno dieci milioni di audience è sicuramente un segno dei tempi bui che viviamo …

Solo qualche anno fa una cosa del genere non sarebbe potuta accadere …

E comunque in questo articolo Bertani parla pure di economia, di storia, di arte, di precariato, di razzismo …. il principino stupidino è solo l’incipit per un articolo, sei vuoi “di costume”, ma molto molto serio ….

Radisol

maristaurru
maristaurru
8 Febbraio 2010 12:34

Eh sì, perché questo Paese comprensivo, dove tutto s’aggiusta sempre, è lo stesso dove è stato fatto scendere dal treno un handicappato grave (senza braccia!) poiché non era riuscito a comprare il biglietto alle macchinette a terra. Sì, Principe, fatto scendere anche se mostrava, nel taschino, i soldi per pagare il biglietto! Se vorrà prendere atto del misfatto, legga, legga il collegamento in nota[1] . —————— Strano Paese l’Italia: siamo una Repubblica, credo non ci siano dubbi sul fatto che nessuno di noi voglia un ritorno alla Monarchia, poi perdiamo tempo a raccontare ad un rampollo di Casa Savoia, nato fuori da questo Paese, parecchio tempo dopo che la guerra è finita, i guai di questa repubblica caciarona , imperfetta, miope e preda di malavita e burocrazia. Cercando quasi di colpevolizzare un privato giovanotto che nulla può , per i mali del nostro Stato. Noi abbiamo cacciato la Monarchia e ci siamo fatti una Repubblica che è risultata a nostra immagine e somiglianza: corrotta a destra come a sinistra, con una burocrazia inefficente, insicura, infatti noi abbiamo permesso che la malavita di ogni ordine e grado prosperasse, noi coviamo una classe politica pasticciona che in passato ha svenduto quel poco… Leggi tutto »

nautilus55
nautilus55
8 Febbraio 2010 12:51

Mi sa, Maristaurru, che se Bertani c’azzecca poco tu non c’azzecchi nulla. Ti è sfuggito che il tipetto, alle recenti elezioni, era in lista con l’UDC? E che cerca in tutti i modi visibilità (gare di ballo in TV, ora Sanremo) per presentarsi come il “figliol prodigo” che tutto potrebbe fare? Magari anche il politico? Diamoci una sveglia.

maristaurru
maristaurru
8 Febbraio 2010 14:26

si mi era sfuggito, come sfugge una cosa senza importanza , ha preso dei voti? Possibile? Ma dai, siamo seri che ne abbiamo, messi come siamo, ogni necessità, e lasciamo il rampollo di casa savoia alle sue danze, come lasciamo altri rampolli ai loro grandi affari, senza batter ciglio e senza chiederci quanto ci costano certi gruzzoli di famiglia e da quanto tempo paghiamo, paghiamo, paghiamo.

rampolli loro.. e noi polli, questa è la verità